LA LEGGERA FUNIVIA URBANA DI SILVIA: GENOVA AVRA’ LA PRIMA AVVENERISTICA FUNIVIA URBANA IN ITALIA PER ALLEGGERIRE IL TRAFFICO IN VALBISAGNO SU PROGETTO DEL POLITECNICO DI MILANO SUL MODELLO DI QUELLA DI PARIGI TRA L’ILE DE FRANCE E CRETEIL
CE NE SONO GIA’ 80 NEL MONDO…COSTA UN QUARTO DEL DEVASTANTE SKYMETRO PREVISTO DAI SOVRANISTI, NON INQUINA E LANCIA IL MODELLO GENOVA DI SILVIA SALIS
Lungo la Valbisagno impossibile territorio per far passare rapidamente auto, camion, autobus, figuriamoci una pesante metropolitana con pesanti binari, detto Skymetro, a rumoreggiare tra le case dove si cucinano frittate e minestroni, volerà una funivia, su pali da venti e trenta metri, con cabine da dieci passeggeri. Lassù, leggera e sobria, partirà dai binari di Brignole, ondeggerà lievemente sul ponte di Sant’Agata, costeggerà corso Galliera per passare dallo stadio, da Staglieno, fino a Molassana.
La narrazione della sindaca Silvia Salis e del professor Coppola, il capo progetto del Politecnico di Milano, mi ha convinto. Quella che ci hanno raccontato ieri in diretta a Primocanale credo sia l’ultima “chance” praticabile per dare un sollievo alla bella vallata, dopo che era stata sfiorata, si fa per dire, dalla minaccia di un treno per aria che sfrecciava velocissimo e dove non passava si buttava giù l’ostacolo anche si fosse trattato di una scuola.
Non ci sono altre possibilità ha spiegato il professore. Il bus deve andare solo in corsie riservate. Dove? Lì non ce ne sono più. Il tram su rotaie. Ma dove potrebbero passare senza inceppare nel traffico? Dunque largo alla funivia, tutta da verificare con gli abitanti, i municipi e le associazioni, strada per strada, casa per casa. Con otto stazioni che si raggiungeranno con le scale mobili, una cabina ogni trenta secondi, una dimensione meno impattante dello Skymetro, con meno ambizioni di
quantità e velocità di trasporto perché, ha sottolineato il professor Coppola, non ci sono da portare quattromila passeggeri entro un tempo determinato, ma al massimo milleseicento. Insomma, spiega il tecnico, basta così. E costerebbe anche meno del progetto Skymetro.
Ma quello che più mi piace del progetto è quello che ha anticipato la sindaca e cioè che la funivia sarà una “terapia rigenerante” per tutta la vallata, bella bellissima nelle sua origini, ricca di paesaggi e di storia, di arte e di tradizioni, ma massacrata dai servizi che nessuno voleva. Dallo stadio alla Volpara, dai depositi dell’Uite-Amt al carcere. E mi fermo qui.
La sindaca vuole utilizzare la funivia come motore di rilancio perché no? anche turistico. Penso subito allo splendore di Staglieno, ma anche al percorso sportivo del fantastico acquedotto storico, su quei ponti strabilianti, sotto i forti, lungo la ferrovia di Casella, verso la chiesa magnifica di San Siro di Struppa.
L’abbiamo raccontata nel docufilm “Salir” questa nostra vallata. Vittorio Gassman nasceva in via Benedetto da Porto, tra gli orti sotto l’acquedotto, lassù a Bavari Perin del Vaga dipingeva una splendida pala d’altare oggi al Diocesano, più sotto verso Quezzi a vedere il Biscione geniale idea del grande architetto Luigi Carlo Daneri frutto del piano casa di Amintore Fanfani, e poi la “città capovolta” amata e raccontata da Pippo Marcenaro dove andò a riposare Giuseppe Mazzini e poco più in là anche il poeta Fabrizio De André. Tutto senza alcuna emissione nociva.
Immagino che ci andrei subito su quella funivia. Avanti e indietro. Come quella inaugurata a Parigi un anno fa, tra l’Ile de France e Creteil.
Coppola ipotizza anche “ramificazioni” di altri collegamenti ai lati del fiume, utili per tanti borghi belli e oggi sofferenti, da San Pantaleo a Aggio, da Sant’Eusebio a Fontanegli. E la sindaca aggiunge anche verso la Sciorba l’idea di una casa per gli studenti, e liberando in corso Galliera lo spazio per una passeggiata.
Ora il confronto con l’opposizione, il dibattito. Ora largo ai No e ai mugugni. “Eh ghe manca a funivia cumme a Cogne, che maniman ti sèèè…”. Unico possibile intoppo serio? Il vento. Che non sia per favore come quello di pochi giorni fa. Che non superi i settanta all’ora. Ah, dimenticavo, una nota doverosa: dieci anni fa l’idea della cabinovia lungo il Bisagno l’aveva proposta e progettata un raffinato architetto genovese, Cristoforo Bozano.
Mario Paternostro
(da Primocanale)
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