LA TOPPA SUL CASO ALMASRI È PEGGIO DEL BUCO. IL TRIBUNALE DEI MINISTRI SBUGIARDA NORDIO SUL MANDATO DI ARRESTO PER IL TORTURATORE LIBICO: “LADDOVE IL MINISTRO HA CERCATO DI GIUSTIFICARE LA PROPRIA MANCATA TEMPESTIVA RISPOSTA ALLA CPI E ALLA PROCURA GENERALE CON LA NECESSITÀ DI VALUTARE TALE CONCORRENTE RICHIESTA DI ESTRADIZIONE, SI È ATTRIBUITO UN POTERE CHE NON GLI COMPETEVA”
LA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE PER ALMASRI ERA PERVENUTA IL 22 GENNAIO, MA ALMASRI ERA STATO RIMPATRIATO IL GIORNO PRIMA
Il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale per Osama Njeem Almasri, secondo la legge, prevale sulla concorrente richiesta di estradizione che era giunta a Roma dal Procuratore generale della Libia.
Dunque, “laddove il Ministro (Nordio, ndr) ha cercato di giustificare la propria mancata tempestiva risposta alla Cpi e alla Procura generale con la necessità di valutare tale concorrente richiesta di estradizione, si è attribuito un potere che non gli competeva”.
Lo scrive il Tribunale dei ministri nell’atto di conclusione delle indagini sul sottosegretario Alfredo Mantovano e sui ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. Dalla relazione emerge anche che la richiesta di estradizione per il comandante libico accusato di torture e crimini contro l’umanità è pervenuta al Dipartimento affari generali del ministero della Giustizia il 22 gennaio alle 10.39.
Ma Almasri era stato rimpatriato a Tripoli la mattina del giorno precedente. Secondo i funzionari di Via Arenula ascoltati dal Trbunale “si trattava tecnicamente di una richiesta di estradizione strumentale, una mossa strumentale per cercare di mettere in difficoltà l’Autorità nell’ipotesi in cui decidesse di dar corso”.
Il 21 gennaio alle ore 12.15, si legge ancora nel documento, è arrvata alla Direzione generale degli Affari internazionali e della cooperazione giudiziaria del ministero della Giustizia, tramite il ministero degli Esteri, “una nota verbale datata 20.1.25 dell’Ambasciata di Libia in Italia che, nel presentare i suoi complimenti al ministeri degli Affari Esteri e cooperazione internazionale in merito all’arresto dei cittadini libici operato in Torino domenica 19 gennaio, esprimeva il suo massimo interesse al caso, chiedendo di chiarire la motivazione dell’arresto e dell’azione legale contro di loro, … chiarimenti da fornire con la massima urgenza, sottolineando il rispetto dei diritti dei cittadini libici e della legge internazionale in vigore”.
Ma mentre la prima nota verbale dell’Ambasciata libica era pervenuta il giorno stesso, rilevano i giudici, “quella con la richiesta di estradizione era pervenuta il 21 al ministero degli Esteri e solo il 22 gennaio a quello della Giustizia. In più, dai documenti acquisiti presso l’Aise, risulta che la traduzione in lingua italiana della richiesta di estradizione era stata effettuata, a cura della stessa Ambasciata italiana a Tripoli, in orario compreso tra le ore 18:28 e le ore 20:02 del 21.1.25.
Dal momento che la persona indicata era già rientrata in Libia, loro (i dirigenti della Giustizia, ndr) si erano limitati a protocollare la richiesta e chiudere il procedimento, con un non luogo a provvedere”. Era stato il direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, indica la relazione del Tribunale dei ministri, ad informare nel corso di una riunione del 20 gennaio col sottosegretario Mantovano, “di aver ricevuto da Tripoli, in anticipazione, ma che era stata appena trasmessa all’Ambasciata libica a Roma, una richiesta di estradizione elaborata e firmata dal Procuratore Generale libico Alsaddiq Ahmed Alsour, evidenziando che quest’ultimo rivendicava la possibilità di poter perseguire in Libia il generale Njeem Almasri”.
Caravelli aveva inoltre informato che, successivamente, “non gli risultava che l’Almasri fosse stato rimosso dall’incarico di vertice della Rada, né tanto meno arrestato in patria”.
(da agenzie)
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