“LE CONSEGUENZE DI UN SISTEMA SCOLASTICO SBAGLIATO POSSONO ESSERE ATROCI. LA SCUOLA USA È TALMENTE DEFICITARIA CHE È STATO ELETTO TRUMP”
LE LEZIONI DI DANIEL PENNAC: “LA SCUOLA HA SENSO SE CONTRIBUISCE A INCURIOSIRE SUL MONDO E SUL MODO DI FARNE PARTE. SE LASCI IL TELEFONO A UNO STUDENTE QUANDO ENTRA IN CLASSE, GLI DAI IL MEZZO PER USCIRNE SUBITO. UN SUICIDIO SCOLASTICO” … “LA FRANCIA? È POSSIBILE CHE L’ESTREMA DESTRA POSSA FARCELA. D’ALTRA PARTE NOI COPIAMO L’ITALIA. DOPO BERLUSCONI È ARRIVATO SARKOZY. DOPO MELONI ARRIVERÀ LE PEN O BARDELLA”
«L’Italia è la mia seconda patria letteraria, grazie a Stefano Benni, che ha fatto
conoscere i miei libri a Feltrinelli». Daniel Pennac, 81 anni, nato a Casablanca, residente a Belleville nel multietnico XX arrondissement di Parigi dove ha ambientato la saga famigliare dei Malaussène, sta scrivendo un libro sullo scrittore bolognese scomparso a settembre e domani sarà al Circolo dei lettori di Torino per Francesissimo.
Lei ha insegnato Lettere per quasi trent’anni al liceo, ma quando ci siamo incontrati tempo fa a Parigi in una pasticceria nota per i macaron raccontò di essere deluso da una scuola divenuta un mercato per studenti consumatori. A cosa serve per lei l’istruzione pubblica e ha ancora senso nel mondo digitale?
«La scuola è sempre stata al centro dei miei pensieri, dunque delle mie speranze e delle mie critiche. E non solo delle mie. In Francia come in Italia la scuola è oggetto di disputa permanente. Tra il modello laico e quello religioso per esempio.
Tra gestione pubblica e privata. Tra un’idea di istruzione chiusa e aperta, severa e permissiva. Credo però che il punto fondamentale di questo tema sia il rapporto tra l’insegnamento e la realtà. La scuola per me ha senso se contribuisce a incuriosire sul mondo e sul modo di farne parte».
In qualche caso invece la scuola non serve a molto?
«Se prendiamo la scuola russa o cinese si tratta di luoghi di indottrinamento ideologico. La scuola Usa è talmente deficitaria che un personaggio come Donald Trump è stato eletto. Quella è la misura del disastro dell’istruzione americana. Le conseguenze di un sistema scolastico sbagliato possono essere atroci».
Come influiscono gli smartphone sui ragazzi e quando è giusto permetterli?
«Se lasci un telefono a uno studente quando entra in classe gli dai il mezzo per uscirne subito. Un suicidio scolastico che i governi accettano per non opporsi al commercio. Gli smartphone vanno lasciati fuori dalla classe. E i genitori devono decidere quando permetterli rispettando la dignità loro e dei loro figli».
Il segreto del suo successo?
«Uno scrittore ha soprattutto delle cose che non può fare, ma sarebbe troppo tecnico parlarne. Posso dire che per me un romanzo non è un soggetto, ma è come la vita, deve essere un mondo».
Cosa pensa della Francia di oggi?
«Difficile capire che Paese diventerà. Uno dei giochi preferiti dei francesi è prendersela con il presidente, ma francamente non so giudicare Macron, se non dire che è bravo in politica estera».
Dopo di lui il diluvio?
«È possibile che l’estrema destra stavolta possa farcela. D’altra parte noi copiamo l’Italia. Dopo Berlusconi è arrivato Sarkozy. Dopo Meloni arriverà Le Pen o Bardella».
L’Unione Europea si salverà?
«Da amante di Victor Hugo spero come lui nel futuro dell’Europa».
E l’Ucraina?
«Non va lasciata sola».
Va difesa con armi e soldati?
«Faccio lo scrittore, mica il ministro della Difesa».
Teme la guerra in Europa?
«C’è già, l’Ucraina è Europa. E da tempo la Russia ci minaccia».
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