“LE PAROLE DEL CARDINALE PAROLIN MINANO GLI SFORZI PER PORRE FINE ALLA GUERRA”: L’AMBASCIATA ISRAELIANA PRESSO LA SANTA SEDE DIFFONDE UNA NOTA AL VELENO PER REPLICARE AL SEGRETARIO DI STATO VATICANO, CHE AVEVA PARLATO DI “UNA CARNEFICINA” IN CORSO A GAZA
MA PAPA LEONE NON ARRETRA DI UN PASSO: “IL CARDINALE HA ESPRESSO L’OPINIONE DELLA SANTA SEDE”
«La recente intervista al Cardinale Parolin, sebbene sicuramente ben intenzionata, rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo».
Il tono della nota diffusa attraverso il social «X» dall’ambasciata israeliana presso la Santa Sede, seppure mitigato dal linguaggio diplomatico, segnala una nuova tensione tra Israele e il Vaticano, tensione peraltro mai sopita e ricorrente negli ultimi due anni.
«Preferisco non commentare ma il cardinale ha espresso l’opinione della Santa Sede», ha poi detto Papa Leone uscendo dalla sede vaticana di Castel Gandolfo.
Il Segretario di Stato del Papa, parlando ai media vaticani, aveva osservato che «qualunque piano che coinvolga il popolo palestinese nelle decisioni sul proprio futuro e permetta di finire questa strage, liberando gli ostaggi e fermando l’uccisione quotidiana di centinaia di persone, è da accogliere e sostenere».
Il cardinale Pietro Parolin: «È diritto di chi è attaccato difendersi, ma anche la legittima difesa deve rispettare il parametro della proporzionalità. Purtroppo, la guerra che ne è scaturita ha avuto conseguenze disastrose e disumane.
Mi colpisce e mi affligge il conteggio quotidiano dei morti in Palestina, decine, anzi a volte centinaia al giorno, tantissimi bambini la cui unica colpa sembra essere quella di essere nati lì: rischiamo di assuefarci a questa carneficina! È inaccettabile e
ingiustificabile ridurre le persone umane a mere “vittime collaterali”».
Secondo l’ambasciata israeliana, il Segretario di Stato Vaticano «si concentra sulla critica a Israele, trascurando il continuo rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi o di porre fine alla violenza».
La nota aggiunge: «Ciò che più preoccupa è l’uso problematico dell’equivalenza morale laddove non è pertinente.
Ad esempio, l’applicazione del termine “massacro” sia all’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre sia al legittimo diritto di Israele all’autodifesa”
(da agenzie)
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