L’INDAGINE SULLA SCALATA A MEDIOBANCA PUÒ TRAVOLGERE ANCHE IL GOVERNO, CHE HA GIOCATO DUE RUOLI IN COMMEDIA: ARBITRO, BLOCCANDO CON IL GOLDEN POWER CHIUNQUE POTESSE OSTACOLARE L’OPERAZIONE, COME UNICREDIT, E GIOCATORE, DANDO L’AVALLO DECISIVO ALLA SCALATA ALL’EX SALOTTINO FINANZIARIO MILANESE LANCIATA DAL MONTEPASCHI, DI CUI ERA PRIMO AZIONISTA ATTRAVERSO IL TESORO
SENZA IL GOVERNO ALLE SPALLE, I ‘CALTAMELONI’ DIFFICILMENTE AVREBBERO CORONATO IL SOGNO DI CONQUISTARE MEDIOBANCA USANDO MPS, ISTITUTO DUE VOLTE PIÙ PICCOLO E SALVATO TRE VOLTE DALLO STATO
Dai “furbetti del quartierino” ai “furbetti del concertino”. Vent’anni dopo le scalate
bancarie del 2005, quelle di Stefano Ricucci e Giampiero Fiorani fermate dalla magistratura, una nuova inchiesta sul mondo del credito può travolgere la politica e pezzi di istituzioni.
La Procura di Milano accusa Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio di un accordo segreto per scalare Mediobanca aggirando le norm.
L’indagine può travolgere anche il governo, che ha giocato due ruoli in commedia: arbitro, bloccando con il golden power chiunque potesse ostacolare l’operazione, come UniCredit che voleva prendersi Banco Bpm, e giocatore, dando l’avallo decisivo alla scalata all’ex salottino finanziario milanese lanciata dal Montepaschi, di cui era primo azionista attraverso il Tesoro.
Senza il governo alle spalle, i “Caltameloni” difficilmente avrebbero coronato il sogno di conquistare Mediobanca usando Mps, istituto due volte più piccolo e salvato tre volte dallo Stato.
Il Tesoro è arrivato perfino a riscrivere le norme della finanza per complicare la vita ai rivali e favorire gli scalatori, come i paletti alla lista del cda (che penalizzava i vertici di Generali) e si appresta ad alzare la soglia che obbliga a lanciare l’Opa.
Parafrasando una battutaccia di Guido Rossi ai tempi del governo D’Alema, Palazzo Chigi è oggi “l’unica merchant bank dove si parla romano”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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