“MELONI HA MOSTRATO SOPRATTUTTO IL VOLTO CATTIVISTA E LA VERSIONE DA DURA”
UN’OCCASIONE ISTITUZIONALE CHE LEI IMPROPRIAMENTE CONSIDERA POCO MENO DI UN EVENTO GLADIATORIO, COME HANNO EVIDENZIATO L’ARIA TRA IL TORVO, L’INFASTIDITO E LO SCONSOLATO… UNA CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE E POLARIZZAZIONE AFFETTIVA: O CON ME, O CONTRO DI ME
Dopo avere confidato a Donald Trump I never want to speak with my press («io non
voglio mai parlare con la mia stampa»), le è toccata. Anzi, «e daje, che me tocca fa’» per rimanere in sintonia con l’accento romanesco che la presidente del Consiglio Meloni ha masticato a più non posso durante la conferenza di fine, convertita in inizio, anno.
D’altronde, proprio la veracità dell’accento lascia trapelare tutta la sicurezza – meglio, sicumera – del possesso del potere, come i
suoi atteggiamenti in conferenza stampa hanno rappresentato in maniera plastica e inequivocabile.
Tre ore, quaranta domande, una sfilza di “disciamo” e “dopodiché”, e un look da gemelle diverse condiviso con l’inseparabile segretaria particolare Patrizia Scurti (tailleur beige e camicia bianca).
Una gestualità appena più controllata e misurata del solito per un’occasione istituzionale, che la premier impropriamente considera poco meno di una corrida e di un evento gladiatorio, come hanno evidenziato l’aria tra il torvo, l’infastidito e lo sconsolato (sottotitolo: ma che ci faccio qui…), la postura e le spalle protese in avanti – perché, non c’è niente da fare, il lombrosismo naturalmente non era una scienza “esatta”, ma la psicologia e la somatica politiche regalano segnali visivi e indizi decisamente utili sui leader.
Nell’alternanza di vittimismo (la «campagna falsa» sulla riforma della giustizia) e asprezza sulla legge elettorale, con l’aggiunta di qualche spigolatura (come l’idea del divieto degli «scintillii delle bottiglie per festeggiare»), sono balenati due momenti verità: i «risultati non sufficienti» in materia di sicurezza e la divergenza di vedute con il presidente Mattarella.
Maestra nello svicolare dalle domande sgradite ieri Meloni ha mostrato soprattutto il suo volto cattivista e la versione da dura, quelli della campagna elettorale permanente e della polarizzazione affettiva: o con me, o contro di me insieme a «una sinistra che sta sempre dalla parte sbagliata della storia
(da La Stampa)
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