NAPOLITANO ALLA FINE FIRMA MA LE PERPLESSITA’ RIMANGONO. LA MANOVRA E’ “UNA TANTUM” E NON STRUTTURALE E SI BASA SU NUOVE TASSE
PER DARE 80 EURO A CHI VOLEVA LUI, ALLA FINE RENZI HA TASSATO TUTTI: DAL BONUS ALL’ASSENZA DI TAGLI, DALLE IMPRESE ALLE QUOTE BANKITALIA UNA CAPORETTO
Se si vogliono cercare criticità al decreto fiscale il presidente della Repubblica non ha che
l’imbarazzo della scelta.
La più evidente è che per ora l’intervento di riduzione fiscale – il bonus da 80 euro – è una tantum e non strutturale, cosa che fa dire alle opposizioni che si tratta di una manovra di puro stampo elettorale.
In più è stata coperta soprattutto con nuove tasse e non con i tagli come annunciato in un primo momento dal governo e auspicato dalle buone regole che dovrebbero governare una sana gestione dei conti pubblici.
Se poi si vuole entrare nel dettaglio proprio delle misure fiscali l’aver aumentato il prelievo sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, facendo pagare alle banche un importo maggiorato ed in un’unica rata (mentre la legge originaria approvata alla fine dell’anno scorso parlava di tre), sfiora l’incostituzionalità .
Mentre la norma che si vuole imporre alle imprese, che a loro volta dovranno saldare in un’unica rata anzichè in tre le tasse sulle plusvalenze generate dalla rivalutazione dei loro beni, certamente è come minimo una violazione dello statuto del contribuente.
Che predica, spesso inutilmente, l’invarianza delle norme fiscali. Mentre invece così le imprese interessate dovranno, non si sa come, rifare i bilanci già approvati.
Se questi punti venissero impugnati dai soggetti interessati il castello di carte del governo sarebbe seriamente a rischio.
Nel decreto, come sappiamo, ci sono poi risparmi messi in conto agli organi costituzionali, un tetto agli stipendi dei manager, che di fatto taglia il compenso dei presidenti di cassazione e pure quello dei vertici di Bankitalia (istituto che godrebbe di una sua autonomia): tutte norme comprensibili che però non possono essere buttate dentro al decreto basta che sia.
E ancora, sul fronte dei tagli i 700 milioni tolti alle Regioni e gli altri 700 sottratti ai comuni, produrranno una riduzione dei servizi sociali, già ridotti all’osso.
E si potrebbe continuare così, ancora per molto, non ultima la nuova tassa sui conti correnti degli italiani (non è mettere le mani in tasca ai cittadini?)
A metà pomeriggio il presidente della Repubblica ha finalmente firmato il decreto, ma lasensazione è che tra le parole e i fatti vi sia una bella differenza.
Paolo Baroni
(da “La Stampa“)
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