NICOLA GRATTERI E IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA; “CON IL SI’ FAVORITI RICCHI E POTENTI”
“LE INDAGINI IMPORTANTI SONO DIMINUITE E ANCHE IL NUMERO DEGLI ARRESTATI CHE ORA, GRAZIE A NORDIO, BISOGNA AVVERTIRE CINQUE GIORNI PRIMA”
«Sono una persona libera, non ho mai fatto parte di alcuna corrente: non voglio essere il
testimonial del No al referendum». In un’intervista al Fatto Quotidiano il procuratore di Napoli Nicola Gratteri mette in chiaro che «l’Anm non è mai intervenuta in mio soccorso quando la ‘ndrangheta voleva ammazzarmi, quando si era mossa la massoneria deviata, quando pezzi della magistratura mi attaccavano. Adesso però la posta in gioco è alta ed è arrivato il momento di voltare pagina».
La separazione delle carriere
Gratteri risponde sul silenzio dei colleghi sulla separazione delle carriere: «Deve chiederlo ai magistrati che hanno ruoli apicali e non prendono posizione. Posso rispondere per me: sono allenato, mi espongo sin da quando ero un giovane pm. Va detto che con questa riforma la vita dei magistrati cambierà poco: è normale che chi vuole vivere tranquillo non si indigni più di tanto».
E spiega: «Alla scuola di magistratura nella prima settimana ti spiegano come tenere la scrivania ordinata, rispettando le scadenze: una formazione da burocrate, non da investigatore. Le indagini importanti sono diminuite. E anche il numero degli arrestati, che peraltro ora, grazie a Nordio, bisogna avvertire cinque giorni prima. C’è una deflazione delle grosse indagini su mafia e pubblica amministrazione. Del resto, continuiamo a perdere punti nella classifica di Transparency sulla lotta alla corruzione…».
Il pm come giudice
Il procuratore di Napoli dice che «il pm, nella sua testa, deve essere un giudice: quando acquisisce la prova deve applicare la giurisprudenza più favorevole all’indagato. Io ho sempre fatto questo e ho cercato di insegnarlo ai giovani magistrati.Altrimenti l’avvocato dell’accusa non chiederebbe l’assoluzione o l’archiviazione. Inoltre si confonde un fatto fisiologico: avvocati, pm e giudici si conoscono perché lavorano tutti nello stesso posto, mentre il punto è che se sono disonesti, le loro porcherie le fanno comunque. A Napoli alla fine di quest’anno
abbiamo chiesto l’archiviazione su 60mila fascicoli». E ancora: «Il problema è che pm e giudici si conoscono? E come risolveremo invece i casi in cui un giudice va nella villa con piscina di un ricco avvocato?».
La riforma che danneggia i cittadini
Infine, «i promotori del “Sì” dicono che avremo un pm più forte. Poniamo che sia vero, allora anche l’imputato ha bisogno di un avvocato più forte, di un’agenzia investigativa più forte. Ma l’avvocato che solo per cominciare chiede un acconto da 50mila euro può permetterselo solo un imputato potente e ricco. Con questa riforma l’imputato povero sarà meno garantito. Se il pm è l’accusatore e basta, senza più l’obbligo di trovare anche prove a favore dell’imputato, noi facciamo una riforma che danneggia almeno il 90% dei cittadini che incappano in problemi giudiziari. Solo quei pochi ricchi che finiscono sotto processo hanno i mezzi di tenere testa alla pubblica accusa fino alla Corte europea. Stiamo parlando di cause che possono arrivare a costare anche 300mila euro: chi ha questi soldi per potersi difendere a parte grandi imprenditori e narcotrafficanti?».
(da Il Fatto Quotidiano)
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