NON È VERO CHE L’UE NON HA I MEZZI PER RISPONDERE AGLI USA, SEMMAI NON C’È L’UNITÀ POLITICA PER FARLO: “INVESTITORI E RISPARMIATORI EUROPEI SONO I PRINCIPALI CREDITORI ESTERI DEL DEBITO PUBBLICO AMERICANO; LO STRUMENTO ‘ANTI-COERCIZIONE’ PUÒ ESCLUDERE LE IMPRESE AMERICANE DAGLI APPALTI E COMUNQUE L’UNIONE PUÒ SEMPRE ATTIVARE TARIFFE PER 93 MILIARDI DI EURO”
“BASTA GIUSTO CHE GLI EUROPEI LASCINO FILTRARE ALCUNE DI QUESTE OPZIONI. E VEDRETE CHE GIÀ IN SETTIMANA TRUMP SOSPENDERÀ LE MINACCE SUI DAZI SPIEGANDO CHE IL CONFRONTO SULLA GROENLANDIA PROCEDE ‘BENE’. TRUMP È UN BULLO. VA TRATTATO DI CONSEGUENZA
Germania, Francia, Olanda, Svezia, Finlandia e gli altri Paesi sono oggi presi di miraper aver inviato delle truppe a garanzia di un alleato (nel caso della Danimarca, per averle mandate sul proprio stesso territori.
Ma questa è una mina posta sotto l’Unione europea stessa. Se i dazi differenziali contro alcuni Paesi scattassero davvero — o se l’America catturasse davvero la Groenlandia contro la volontà di tutti — l’esistenza stessa dell’Unione europea nella sua forma attuale sarebbe in pericolo.
Se entrassero in vigore dazi imposti per esempio contro la Francia o l’Olanda, ma non contro l’Italia o la Grecia, ad andare in pezzi sarebbe prima di tutto il mercato unico europeo.
Le condizioni economiche e commerciali al suo interno sarebbero improvvisamente molto diverse. A quel punto gli esportatori francesi verso gli Stati Uniti potrebbero cercare di triangolare attraverso l’Italia? E Trump potrebbe allora mettere nuovi dazi anche contro di noi, per proteggersi dai prodotti francesi?
La sola lezione chiara di questi mesi è che l’assenza di una risposta europea sarebbe una prova di debolezza destinata ad attirare altre forme di aggressione.
L’accordo commerciale di luglio su un campo da golf era iniquo, ma ci è stato detto che andava subìto perché garantiva la pace transatlantica sui dazi e l’impegno di Trump sull’Ucraina al nostro fianco.
Subito dopo Trump ha steso un tappeto rosso a Vladimir Putin in Alaska, mentre oggi tutti devono aprire gli occhi su ciò che era
chiaro da mesi: la minaccia di nuovi dazi è sempre dietro l’angolo.
La sola ricetta che funziona, invece, è la fermezza. La Cina non si è lasciata intimidire da Trump, ha risposto colpo su colpo fin dai «dazi reciproci» di aprile scorso, e adesso è il solo Paese che lui evita in ogni modo di provocare
Più di recente Jay Powell, presidente della Federal Reserve, ha risposto alla persecuzione penale del Dipartimento di Giustizia in modo così limpido e duro che ora la Casa Bianca, alla chetichella, sta già cercando di far morire il caso.
Né è vero che l’Unione europea non abbia i mezzi per farsi valere di fronte agli Stati Uniti. Ne ha molti: investitori e risparmiatori europei sono i principali creditori esteri del debito pubblico americano; l’incredibile tolleranza di Bruxelles verso l’Irlanda consente al Big Tech e al Big Pharma degli Stati Uniti di pagare tasse assurdamente basse sulle quote enormi di profitti che quelli registrano in Europa, Medio Oriente ed Africa; lo strumento europeo «anti-coercizione» può escludere le imprese americane dagli appalti nei nostri Paesi (se non vogliamo mettere dei dazi) e comunque l’Unione può sempre attivare le tariffe su prodotti americani per 93 miliardi di euro già individuate.
L’Europarlamento tra l’altro non ha ancora approvato l’accordo commerciale di luglio. Soprattutto, una seria emissione di
eurobond per la difesa europea non farebbe che allargare i dubbi che già serpeggiano nei mercati sul futuro del dollaro come egemone unico del sistema finanziario internazionale.
Basta giusto che gli europei lascino filtrare alcune di queste opzioni. E vedrete che già in settimana, da Davos, Trump sospenderà le minacce sui dazi spiegando che il confronto sulla Groenlandia procede «bene».
Trump è un bullo: va trattato di conseguenza.
Viviamo in un sistema internazionale in cui la proiezione di potenza conta sempre di più ed essa presuppone che i Paesi siano pronti ad accettarne anche i rischi e i costi. Non si tratta di dare l’assalto ai McDonald’s. Ma i costi dell’«appeasement» di Trump, sempre e comunque, sono più alti.
Federico Fubini
per il “Corriere della Sera”
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