ORBAN, IL MIGLIOR ALLIEVO DI PUTIN: HA BISOGNO DI UNA SCUSA PER RINVIARE LE ELEZIONI E SPUNTA UN MISTERIOSO “ATTENTATO”
IL PREMIER UNGHERESE, CHE TRA UNA SETTIMANA RISCHIA DI PERDERE CONTRO IL SUO EX COLLEGA DI PARTITO PETER MAGYAR, SAREBBE STATO INFORMATO DAL COLLEGA SERBO ALEKSANDER VUCIC (UN ALTRO PUTINIANO DI FERRO) UN SABOTAGGIO AL GASDOTTO “TURKSTREAM”… UN CASO CHE PUZZA DA LONTANO DI OPERAZIONE “FALSE FLAG” ORCHESTRATA DA BUDAPEST IN COMBUTTA CON BELGRADO E MOSCA, PER INFLUENZARE L’ESITO DEL VOTO O, ADDIRITTURA, RINVIARLO PER RAGIONI DI SICUREZZA
Esplosivi di “potenza devastante” e le spolette necessarie per attivarli sono stati rinvenuti nei pressi di un gasdotto che dalla Serbia trasporta gas in Ungheria. Lo ha sostenuto nella tarda mattinata di ieri il presidente serbo, Aleksandar Vucic, che ha informato della scoperta il primo ministro ungherese, Viktor Orban, in una conversazione telefonica
La notizia ha ulteriormente infiammato una campagna elettorale già incandescente in Ungheria – ormai alle battute finali in vista del voto del 12 aprile – nella quale il
partito di governo, Fidesz, ha incessantemente alzato i toni alla luce dell’apparente svantaggio nei sondaggi.
In seguito al ritrovamento degli esplosivi, Orban ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio di difesa, al termine della quale ha esplicitamente parlato di un tentato “atto di sabotaggio” in corso di pianificazione lungo una sezione del gasdotto Turkstream nella regione serba della Vojvodina.
Il Turkstream trasporta gas russo dalla Turchia in direzione dell’Europa centrale e la sezione presso la quale sono stati scoperti gli esplosivi soddisfa circa il 60 per cento del fabbisogno di gas ungherese.
Sia le autorità di Budapest che quelle di Belgrado hanno disposto un monitoraggio rafforzato del gasdotto. Orban, peraltro, aveva ordinato lo schieramento di militari nei pressi delle infrastrutture energetiche già a febbraio.
Sebbene il premier ungherese non abbia accusato direttamente l’Ucraina di aver piazzato l’ordigno esplosivo, ha comunque insinuato che Kiev lavori da anni per “privare l’Europa dell’energia russa” e sia responsabile di un “blocco petrolifero” ai danni dell’Ungheria, dopo la sospensione delle forniture attraverso l’oleodotto Druzhba a partire da fine gennaio; allusioni che sono state ripetute anche dal suo ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, e che, a dire il vero, sono pressoché quotidiane da quando è in corso la campagna elettorale nel Paese.
Nel tardo pomeriggio di ieri, il portavoce del ministero degli Esteri di Kiev, Heorhii Tykhyi, ha respinto “categoricamente” i tentativi del governo di Budapest di “collegare falsamente l’Ucraina” al rinvenimento degli esplosivi vicino al gasdotto TurkStream in Serbia. “L’Ucraina non c’entra nulla. Molto probabilmente si tratta di un’operazione russa sotto falsa bandiera, parte della massiccia interferenza di Mosca nelle elezioni ungheresi”, ha controbattuto il portavoce.
A sostenere che l’intera vicenda possa essere un’operazione “false flag” ordinata dall’esecutivo ungherese in combutta con Serbia e Russia è stato anche Peter Magyar, leader del Partito del rispetto e della libertà (Tisza), che ha fagocitato i consensi dell’opposizione magiara e che le rilevazioni preelettorali danno in significativo vantaggio su Orban a ormai una sola settimana dal voto.
“Voglio chiarire che (Orban) non sarà in grado di impedire le elezioni di domenica prossima; non sarà in grado di impedire a milioni di ungheresi di porre fine ai due decenni più corrotti della storia del nostro Paese”, ha dichiarato Magyar, mostrando di temere che l’episodio possa essere usato dal governo come un pretesto per dichiarare lo stato di emergenza, con conseguenze sulla campagna elettorale o, addirittura, sul voto del 12 aprile.
Anche il giornalista investigativo Szabolcs Panyi ha affermato che l’informazione di un potenziale attacco sotto falsa bandiera appoggiato da Mosca era giunta a diversi giornalisti già settimane fa da fonti legate agli ambienti governativi ungheresi.
Lo stesso Panyi è finito suo malgrado travolto dalla tumultuosa campagna elettorale a fine marzo, quando le autorità di Budapest lo hanno accusato di “spionaggio” per conto dell’Ucraina. L’accusa, che Panyi ha respinto come una “tattica autoritaria” del governo per screditarlo, è legata alle sue indagini sulle comunicazioni tra il ministro degli Esteri Szijjarto e l’omologo russo, Sergej Lavrov.
Il 21 marzo, il quotidiano “Washington Post” ha rivelato che Szijjarto ha fatto regolarmente telefonate a Lavrov durante le riunioni dell’Ue per fornire alla controparte russa aggiornamenti in tempo reale su quanto discusso. Il ministro ungherese ha dapprima respinto le accuse parlando di “fake news”, salvo poi ammettere le telefonate qualche giorno più tardi ma derubricandole a contatti diplomatici ordinari.
In tutto questo, Budapest si prepara a ospitare il vicepresidente degli Stati Uniti, James David Vance, che atterrerà oggi nel Paese per una visita di due giorni. Vance reitererà il sostegno del presidente Usa, Donald Trump, a Orban e al suo governo. Lo scorso febbraio era stato a Budapest anche il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, che aveva parlato di una “epoca d’oro” nelle relazioni bilaterali e indicato che Trump fosse “profondamente impegnato” per il successo del primo ministro ungherese.
(da agenzie)
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