PD GIA’ IN CAMPAGNA ELETTORALE: “CI DICANO NO SUL MATTARELLUM”
TRE DEPUTATI RENZIANI PRESENTANO UNA LEGGE AD HOC
«Il governo se ne terrà fuori in ogni modo, statene sicuri», garantisce un ministro con voce in
capitolo, ripetendo quanto detto dal premier sulla legge elettorale.
Un tema che sembra essere l’unico ad appassionare peones e big di ogni partito: ovvero il sistema con cui si andrà al voto in giugno (come vorrebbe Renzi) o più in là (come vorrebbe la maggioranza dei parlamentari).
E si capisce il perchè di tanta passione, visto che molto prosaicamente si tratta della modalità , più o meno ostica, con cui ognuno dovrà provare a conquistarsi un posto alla Camera o al Senato.
Per questo, mentre Guerini e i capigruppo dal 9 gennaio avvieranno una girandola di incontri con tutti, il governo se ne terrà fuori, il nodo accende troppo gli animi: come ha ammesso il premier Gentiloni, «la maggioranza non è unita su questo tema» e neanche il Pd, visto che ad esempio già il ministro
Orlando si è espresso per il proporzionale corretto, in controtendenza con Renzi. Dunque il governo lascerà che sia il Parlamento ad occuparsene, non farà in nessun caso una sua proposta, neanche se i partiti fossero impantanati.
E che già lo siano è evidente: a favore del Mattarellum e del maggioritario Pd, Lega e Fdi, a spingere per il proporzionale Forza Italia, Ncd e ora anche Sinistra Italiana.
Dal Pd l’offensiva è partita nero su bianco: trenta deputati di tutte le correnti che contano del gruppo Pd alla Camera, renziani doc del «giglio magico», come Parrini e Fanucci, prodiani come Sandra Zampa e franceschiniani come Marina Sereni, hanno depositato un progetto di legge a firma Nicoletti per un ritorno al Mattarellum: abolendo con un tratto di penna le due leggi varate successivamente, ovvero il famigerato Porcellum e il deprecato (anche se mai testato) Italicum.
Una sfida a chi vuole tergiversare, che nell’ottica di Renzi e i suoi altri non è che Berlusconi. Il quale stenta a digerire un sistema con cui pure riuscì a vincere due volte, nel ’94 e nel 2001.
A riprova della voglia di Forza Italia di attendere il verbo della Consulta il 24 gennaio, sperando che imprima una virata verso il proporzionale, c’è lo stop alle «fughe in avanti» del forzista Renato Schifani.
Ma se pure in un clima in cui molti nel palazzo e fuori danno per scontato che il Mattarellum sia ormai finito in soffitta, perchè a difenderlo rimarranno solo Renzi e Salvini, ciò che va registrato, anche se solo a titolo di rumors, sono le voci secondo cui la Consulta potrebbe invece procedere in un senso differente: non è così scontato che venga abbattuto il ballottaggio, come tutti prevedono, è possibile che la Corte si eserciti in un’opera di ingegneria istituzionale che renda il ballottaggio compatibile con i criteri della Costituzione.
Il che cambierebbe tutte le carte sul piatto, costringendo tutti a fare i conti con una possibile legge maggioritaria, e non ad un ritorno forzato alla Prima Repubblica.
«Noi andiamo avanti sul Mattarellum – conferma il capogruppo Pd Ettore Rosato – e vogliamo vedere in fondo le carte, comprese quelle dei partiti avvantaggiati da questo sistema».
Tradotto, poichè dalle proiezioni anche il centrodestra ne uscirebbe bene, il Pd vuole costringere gli altri a dire di no al sistema maggioritario, capace ben più del proporzionale di sancire la sera del voto chi ha vinto le elezioni.
In modo da farne argomento di una campagna elettorale, che di fatto è già partita
Carlo Bertini
(da “il Corriere della Sera”)
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