PER DEPORRE UN DITTATORE, SERVONO TRADITORI: A OTTOBRE EMISSARI DELLA CASA BIANCA HANNO INCONTRATO LA VICEPRESIDENTE VENEZUELANA, DELCY RODRIGUEZ, CHE ORA È STATA “PROMOSSA” AL POSTO DI MADURO
IN QUELL’OCCASIONE, RODRIGUEZ AVREBBE PROPOSTO A WASHINGTON UN “MADURISMO SENZA MADURO”, UNA SORTA DI “REGIME IN VERSIONE LIGHT”. PER GLI AMERICANI, È LA SOLUZIONE IDEALE: PERMETTE UNA TRANSIZIONE DI POTERE PIÙ SEMPLICE, LA STABILITÀ DEL PAESE E LA PROMESSA (VAGA) DI NUOVE ELEZIONI. IN CAMBIO, AVRANNO ACCESSO AL PETROLIO DI CARACAS
In ottobre è avvenuto a Doha l’incontro fra emissari dell’Amministrazione Trump e
Delcy Rodríguez. In quell’occasione la numero due di Caracas, è in grado di ricostruire La Stampa tramite fonti locali, avrebbe proposto agli statunitensi un «madurismo senza Maduro», una sorta di «regime in versione light».
Questo avrebbe consentito una transizione di potere più semplice, la stabilità del Paese e nuove elezioni presidenziali in futuro. I 18 mesi che Trump ha indicato come durata del piano per la costruzione delle infrastrutture energetiche fornirebbe una prima indicazione sul 2027 come prima opzione possibile per scegliere la nuova leadership a Caracas.
Un rapporto della Cia focalizzato sul «giorno dopo la caduta di Maduro» ha ulteriormente rafforzato la posizione di «una svolta senza stravolgimenti».
L’opposizione di Machado non è stata ritenuta credibile nella gestione delle informazioni sulla forza del regime; la Nobel nonostante le pressioni non avrebbe dato garanzie sufficienti e un piano chiaro su come Edmundo Gonzalez (l’uomo che ha vinto secondo gli americani e non solo le elezioni del 2024) si sarebbe potuto insediare evitando il caos.
Il fatto è che gli analisti dell’intelligence sono convinti che la stabilità «a breve termine ci poteva essere solo tramite le forze armate e le élite imprenditoriali». Cosa che Machado non può minimamente garantire.
Oltre al nome di Rodríguez nella valutazione dell’intelligence ci sono altre due persone (non nominate). Ma si tratterebbe di Diosdado Cabello e Vladimiro Padrino, ministro di Interno e della Difesa e quindi coloro che muovono polizia ed esercito, i due gangli vitali del sistema di potere di Maduro.
(da La Stampa)
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