PROPAGANDA RUSSA, IL CASO DELL’ AI E DEI “GIORN ALISTI FANTASMA” PER INFILTRARE I MEDIA IN ARGENTINA E IN AFRICA
IN AMERICA LATINA SONO STATI SPESI 280.000 DOLLARI PER FINANZIARE LA PUBBLICAZIONE DI 250 ARTICOLI PRO CREMLINO IN 20 TESTATE
Nomi inventati, foto generate dall’intelligenza artificiale e articoli pagati. È quanto emerge dalle indagini che raccontano un sistema organizzato di disinformazione su scala internazionale, di una rete legata alla propaganda russa, nota come “The Company”, capace di operare contemporaneamente in Argentina e in Africa seguendo una strategia consolidata.
Parliamo di una strategia ben nota, documentata anche da Open Fact-checking: contro Zelensky e sua moglie Olena Zelenska, la propaganda russa ha sfruttato non solo la creazione di false identità o di personaggi “credibili” senza esserlo, ma hanno anche sfruttato siti africani, anche con articoli sponsorizzati, e falsi siti di news aperti da poco, citati successivamente da media internazionali.
Nel 2024 l’Argentina diventa uno dei principali bersagli della propaganda russa. Il contesto politico ed economico instabile offre terreno fertile per screditare il presidente Javier Milei, frenare il sostegno a Kiev e creare tensioni con il Cile.
Per farlo, secondo le indagini pubblicate da Forbidden Stories, vengono investiti circa 280mila dollari. Il denaro serve a finanziare la pubblicazione di circa 250 articoli in oltre 20 testate, tra cui Infobae e C5N. Alcuni pezzi arrivano a essere pagati fino a 3.100 dollari ciascuno, cifre fuori mercato.
Dietro le firme non ci sono giornalisti reali. Le inchieste individuano identità completamente inventate come “Gabriel di Taranto” e “Marcelo Lopreiatto”. Le immagini dei profili sono generate con l’IA o prese da archivi stock. Tra i contenuti diffusi anche una falsa operazione di sabotaggio contro un gasdotto cileno, attribuita a una inesistente “Fernanda Velázquez”.
Il caso africano e l’Intelligenza Artificiale
Nello stesso periodo un’operazione parallela colpisce diversi Paesi africani. Un’indagine di OpenAI e Code for Africa ha permesso di individiare una campagna chiamata “No Bell”. In questo caso l’Intelligenza artificiale viene utilizzata in modo sistematico per produrre articoli e contenuti social. OpenAI, individuata la minaccia, ha sospeso gli account coinvolti nell’operazione di propaganda russa.
Il volto principale è quello di “Dr. Manuel Godsin“, presunto analista geopolitico con titoli accademici attribuiti alle università di Bergen e Oslo. Entrambe smentiscono l’esistenza del personaggio, ma non è tutto: anche la foto attribuita a “Godsin” risulta falsa e riconducibile a uno studente di legge di San Pietroburgo di nome Mikhail Malyarov Yurievich.
La manina dietro “Godsin” è riuscita a pubblicare almeno 38 articoli su 27 siti in otto Paesi africani. Tutti contenuti che elogiano la presenza russa nel Sahel e accusano Ucraina, Stati Uniti e Regno Unito di destabilizzare la regione. Tra le
piattaforme coinvolte figura anche Independent Media, uno dei principali gruppi editoriali sudafricani.
Un’unica rete tra i due continenti
Il legame tra le due operazioni emerge proprio attraverso “Godsin”. Lo stesso nome compare anche tra gli autori di articoli pubblicati in Argentina sulla testata Realpolitik. Un dettaglio che suggerisce l’esistenza di una struttura coordinata e riutilizzata su più fronti.
Infatti, la strategia è quella del cosiddetto riciclaggio dell’informazione. I contenuti non vengono diffusi da siti riconducibili direttamente alla Russia, ma inseriti all’interno di media locali. In questo modo perdono l’apparente origine propagandistica e acquisiscono credibilità agli occhi del pubblico.
(da agenzie)
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