QUANDO BERGOGLIO VIDE GIORGIA MELONI, VESTITA DI BIANCO SUL PALCO DEGLI STATI GENERALI DELLA FAMIGLIA, LE DISSE: “È VENUTA A FARE LA PRIMA COMUNIONE?”
IL RACCONTO NEL LIBRO “PADRE” DI SALVATORE CERNUZIO, GIORNALISTA E UNA DELLE PERSONE PIÙ VICINE A PAPA FRANCESCO… SCIVOLARE” – L’APPREZZAMENTO ALL’ALLORA CARDINALE PREVOST: “LUI È UN SANTO”
Il sogno di andare in Cina, come anche a Mosca e Kiev, o in Libano, e fino all’ultimo, quando era già molto malato, il desiderio di andare di persona alla parrocchia di Gaza alla quale telefonava tutte le sere. Le battute su Giorgia Meloni per la quale nutriva simpatia.
L’umorismo anche nel ricordare quello storico 27 marzo del 2020 quando da solo pregò in una Piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia per invocare la fine del Covid. Che cosa pensò? “In realtà a non scivolare… E poi che c’era bisogno davvero di pregare in quel momento”. E poi l’apprezzamento per quello che sarebbe diventato il suo successore, il cardinale Robert Francis Prevost: “Lui è un santo”.
Ad aprire lo scrigno dei ricordi e a raccontare il Bergoglio più intimo è Salvatore Cernuzio, giornalista dei media vaticani, ma soprattutto una delle persone più vicine a Papa Francesco.
Dal viaggio in Iraq del 2021, dopo una lettera del giornalista, si era stabilito un rapporto, fatto di incontri, messaggi, telefonate, pomeriggi a mangiare insieme il gelato, benedizioni alla famiglia, la moglie e i quattro figli piccoli. Confidenze e anche un rapporto spirituale. Ora lo racconta nel libro “Padre” che uscirà il 7 aprile per Piemme
Dalle pagine emerge tutta l’umanità del Pontefice argentino e in questo anche i racconti del Giovedì Santo trascorsi nei luoghi di grande sofferenza, come le carceri o i centri di accoglienza per i migranti. E si scopre tutta l’energia che Bergoglio ha speso fino all’ultimo, con il desiderio, ancora pochi mesi prima di morire, di compiere, per esempio, un lungo viaggio in Africa. Non nella sua Argentina però: “C’è qualcosa che non mi torna”.
Non usava il telefonino, non ne era capace. Ma alcune clip le aveva viste, tipo quella “del presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, che stringeva la mano al governatore della Campania, Vincenzo De Luca. In quel video Meloni utilizzava una parola colorita con la quale lo stesso De Luca l’aveva apostrofata.
‘Salvatore, l’hai visto quel video? Fortissimo!’ mi aveva detto, ridendo. Sempre su Giorgia Meloni – si legge nel libro -, mi aveva raccontato un giorno: ‘L’ho vista sul palco (agli Stati generali della Famiglia nell’Auditorium della Conciliazione) vestita di bianco e le ho detto: è venuta a fare la prima comunione?'”.
Il senso dell’umorismo conservato sempre, anche nelle tragedie: prima di partire per un viaggio in Ucraina, organizzato dalle ambasciate ucraine e polacche presso la Santa Sede con cinque giornalisti di varie testate e nazionalità nei luoghi devastati dalla guerra, Bergoglio chiamò per telefono Cernuzio: “Vuoi passare? Così prima di partire ti do l’assoluzione finale”. Ma nel ‘Popecast’ realizzato per Vatican News aveva pronunciato parole commoventi: “Mi fa soffrire vedere i morti, ragazzi – sia russi che ucraini, non mi interessa – che non tornano. È dura”.
L’autore racconta anche “la delusione” del Papa quando il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov rispose ad una sua lettera invitandolo a parlare con Kirill, “quasi a voler sminuire un suo possibile contributo a un mero colloquio tra ecclesiastici”, racconta il giornalista.
Non si aspettava di essere il Papa che guidava la Chiesa universale nel tempo della terza guerra mondiale, ‘a pezzi’ come lui la chiamava: “Non lo aspettavo… Pensavo che la Siria fosse una cosa singolare, poi c’è stato lo Yemen, la tragedia dei Rohingya in Myanmar quando sono andato lì e ho visto che c’era una guerra mondiale…”.
Infine le ultime parole in un incontro al Gemelli: “Sai, qui non si sa come va a finire. Può essere che sì e può essere che… sì. E dato che per me sei un figlio, un nipote, un fratello, ti volevo salutare”.
(da agenzie)
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