QUEI RIFUGIATI UCRAINI NEL CENTRO DI ACCOGLIENZA TRA LE CIMICI: “UN INFERNO, COSTRETTI A DORMIRE IN STRADA”
GOVERNO DELLA VERGOGNA: IL CAS DI FIUGGI AVREBBE DOVUTO ESSERE UNO SPAZIO SICURO PER 54 RIFUGIATI TRA CUI DISABILI E BAMBINI CON MALATTIE ONCOLOGICHE
Le immagini mostrano quello che viene descritto come «un inferno», uno spazio che
avrebbe dovuto essere sicuro per un gruppo di 54 rifugiati ucraini composto da persone vulnerabili e disabili e da bambini con malattie oncologiche e invece è il luogo in cui il nostro Paese mostra il suo volto peggiore e la parola solidarietà perde ogni significato.
L’«inferno» è il Cas di Fiuggi, una struttura infestata da cimici che, raccontano, invadono muri, letti, prese elettriche. «Le persone sono piene di morsi. I più piccoli, alcuni con allergie, hanno reazioni cutanee, insonnia e attacchi di panico – raccontano le attiviste dell’associazione “Donne for Peace”, che coordina il gruppo – Qualcuno è stato costretto a dormire all’aperto, altri hanno accettato di passare la notte all’interno rischiando nuovi morsi. Una donna in sedia a rotelle non ha potuto accedere all’edificio perché non esiste ascensore e l’ingresso non è accessibile».
Video e foto documentano la gravità della situazione, le condizioni precarie degli ambienti, la presenza degli insetti, i segni sulla pelle, le persone accampate tra scatoloni e borse accatastate, i ragazzi addormentati sulle panchine all’esterno del centro per sfuggire alle cimici. «I rifugiati, finora ospitati a Sora, sono stati trasferiti con la forza il 30 giugno dalla Prefettura di Frosinone al Centro di accoglienza straordinaria di Fiuggi
nonostante la richiesta ufficiale di sospensione del trasferimento» spiega l’associazione, che parla di «prove pregresse» di una situazione igienico-sanitaria «inaccettabile, con presenza di cimici, muffa, infissi rotti, totale mancanza di privacy, sicurezza e accessibilità». Non solo.
Le attiviste denunciano anche «violenze psicologiche»: «Ci hanno minacciato di escluderci dal sistema di protezione se non avessimo accettato il trasferimento» accusano, sottolineando che l’amministrazione del Cas «nega la gravità del problema e minimizza la presenza di parassiti».
Una situazione che, scrivono in una lettera-appello a istituzioni e organizzazioni non governative, rappresenta una violazione di diritti fondamentali come quello alla salute e alla protezione contro trattamenti inumani e degradanti e alla tutela delle persone con vulnerabilità.
(da agenzie)
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