QUI VIENE GIÙ TUTTO; LE DUE SETTIMANE DA MANICOMIO CHE HANNO MESSO A DURA PROVA GLI OTOLITI DI GIORGIA MELONI. A DARE IL VIA AI 15 GIORNI INFERNALI È STATO LO SCANDALO CHE HA COINVOLTO IL “BISTECCHIERE D’ITALIA”, DELMASTRO CHE, IL 18 MARZO, SI SCOPRE ESSERE IN AFFARI CON LA FIGLIA DI UN PRESTANOME DEL CLAN SENESE
POI LA DUCETTA PRENDE UNA BATOSTA ALLE URNE: GLI ITALIANI BOCCIANO LA RIFORMA NORDIO E, DA QUEL MOMENTO IN POI, VA TUTTO IN VACCA: IL 24 E IL 25 MARZO, LA MELONI FA ROTOLARE LE TESTE DI GIUSI BARTOLOZZI, CAPO DI GABINETTO DI NORDIO, DEL SOTTOSEGRETARIO DELMASTRO E, A SORPRESA, ANCHE DELLA MINISTRA DANIELA SANTANCHÈ, CHE TENTA DI RIMANERE IN SELLA CONTRO IL VOLERE DELLA MELONI … CILIEGINA: IL ROMANZO (ROSA) VIMINALE DI PIANTEDOSI E DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE, CHE RICORDA IL L’AFFAIRE SANGIULIANO – QUANTO RESISTERA’ IL GOVERNO MELONI NELLA TEMPESTA?
Sono i periodi più vivaci e divertenti di ogni ciclo di potere: quelli in cui la solennità scivola
nella farsa. Stavolta il piano inclinato, per il governo Meloni, è iniziato con le bistecche. Un’implosione a tappe consumata tra patti notarili imbarazzanti, rovesci popolari e inopportune frecce di Cupido. Ecco il diario di bordo di due settimane da manicomio politico.
Tutto comincia con lo scoop di Alberto Nerazzini sul Fatto. Si scopre che il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si è dato alla ristorazione. Il problema è con chi: tra i soci della srl “Le 5 Forchette” (destinata a gestire la “Bisteccheria d’italia” a Roma) c’è una diciannovenne, Miriam Caroccia. Chi è? La figlia di Mauro Caroccia, condannato per essere il prestanome del clan di camorra dei Senese. Fiuto per gli affari e per le frequentazioni opportune.
20 MARZO LEGGERO, ANZI LEGGERISSIMO
Finalmente parla Giorgia Meloni. La premier decide di sfidare le leggi della gravità politica e della decenza istituzionale facendo scudo al suo braccio destro: “Delmastro è stato leggero, ma da qui a connivente…”. La colpa, ça va sans dire, è dei giornalisti: Giorgia evoca lo scoop a orologeria, una “manina”. Il ragionamento è questo: “Oh, sono gli ultimi giorni di campagna elettorale, tiriamo fuori la cosa peggiore che abbiamo contro il governo”. Ma la premier è tranquilla: “Gli italiani valuteranno”.
22/23 MARZO GLI ITALIANI ALLA FINE VALUTANO…
Mentre la destra è scossa da vicende di carne frollata e parentele scomode, l’italia vota sulla riforma-bandiera della Giustizia. Il responso è una disfatta senza appello: il No vince con il 53%. Un avviso di sfratto morale: le crepe si allargano.
24 MARZO IL REPULISTI
L’affare Delmastro e il No alla riforma hanno dato il via all’implosione a destra: tra dimissioni, veleni interni e figuracce. La risposta della destra arriva con le dimissioni “spintanee” di Delmastro e Bartolozzi (pure lei tra gli alfieri involontari della rimonta del No. Nordio resta al suo posto (e il giorno dopo si fa impallinare durante il più imbarazzante question time della Camera a memoria di anni). Meloni, in trance agonistica, fa sapere di aver chiesto anche le dimissioni di Daniela Santanchè “per sensibilità istituzionale”. Ma la Pitonessa prova a resistere: la presidente del Consiglio sembra non riuscire più nemmeno a governare i suoi.
25 MARZO DANIELA GARIBALDINA
Infine Santanchè si arrende, ma lo fa nei suoi termini: con una lettera a Giorgia intrisa di fiele. Usa l’ironica citazione garibaldina “Obbedisco”, ma poi va a ruota libera: “Sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”. Traduzione: io pago per tutti, mentre voi fate finta di essere immacolati.
30 MARZO CHIORINO E EFFETTO DOMINO
Il bubbone della Bisteccheria continua a spurgare fango: rassegna le dimissioni anche Elena Chiorino, assessora in Piemonte (ovviamente di FDI), anche lei socia delle “5 forchette”.
31 MARZO L’ITALIA CHIAMÒ
Il palazzo trema, il calcio dà il colpo di grazia all’umore nazionale. A Zenica, l’italia perde contro la Bosnia ed è di nuovo fuori dai Mondiali. Inevitabili, il giorno dopo, le dimissioni di Gabriele Gravina, in ottimi rapporti col governo (in Figc erano stati assunti i figli di Tajani e Piantedosi).
1 APRILE ROSA VIMINALE Mentre Mauro Caroccia regala alla Dda un interrogatorio da film di Monicelli (“Delmastro ci ha fatto beneficenza, ci ha aiutato perché in quel momento ero incensurato”) arriva l’ennesima svolta narrativa. La spumeggiante giornalista Claudia Conte ammette candidamente a Money.it quello che nei salotti romani sospettavano pure i sampietrini, la sua relazione con il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi (sposato e con figli). I malpensanti iniziano a fare la conta di incarichi, consulenze e passerelle pubbliche collezionate dalla rampante professionista negli ultimi anni: è un nuovo caso Boccia. Con straordinario tempismo, esce fuori la Lega: “Se c’è un rimpasto, il Viminale va a Salvini”. Lo scherzo continua.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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