SALVINI SI TIENE GLI 80 EURO DI RENZI: “NON VOGLIAMO TOGLIERLI”
NON SIA MAI CHE SI INCAZZINO I MILIONI DI ITALIANI GRATIFICATI DALL’EX PREMIER… MA ERA STATO PROPRIO TRIA A DIRE DI VOLER RIVEDERE IL BONUS
A paventare l’ipotesi dell’abolizione del bonus istituito dal governo Renzi era stato lo stesso
ministro dell’Economia, Giovanni Tria.
Ma Matteo Salvini teme ripercussioni sul suon elettorato e smentisce: “Il governo non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva. Lavoriamo per attuare il programma. Spiace dover rincorrere alcune indiscrezioni dei giornali, palesemente false e che servono solo per riempire le pagine dei quotidiani in agosto”.
Prima di Salvini anche fonti di Palazzo Chigi avevano smentito “i titoli di alcuni giornali che parlano di ‘abolizione degli 80 euro per finanziare la flat tax’ o ‘via gli 80 euro per gli sgravi fiscali'”
Il governo smentisce qualsiasi intervento ma il ministro dell’Economia ha aperto a un “riordino” per entrambe le misure.
Da lì potrebbero arrivare risorse preziose per finanziare flat tax e reddito di cittadinanza. E anche se i 5 Stelle frenano l’addio al bonus di Renzi anche se era previsto nel loro programma
Parole a parte e numeri alla manola questione è più complessa. Bonus 80 euro e aumento dell’Iva possono assicurare oltre 21 miliardi di euro. Risorse più che mai preziose in vista della prossima legge di Bilancio.
Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, intervistato ieri dal Sole 24 Ore, non ha usato troppi giri di parole. “Non c’è dubbio”, ha detto Tria, che in discussione ci sia anche un “riordino” del bonus 80 euro. Stessa apertura sul fronte dell’Iva. Anche se il governo prevdede di non fare scattare le clausole di salvaguardia, ha spiegato il ministro, “sull’Iva possiamo al massimo effettuare qualche riordino per semplificare alcune aliquote”.
Timide aperture che riflettono un problema sostanziale. Flat tax e reddito di cittadinanza costano diversi miliardi. Fino a 70 miliardi nelle simulazioni del professor Roberto Perotti, che ha preso in considerazione però l’ipotesi di spesa massima mentre il governo si è rassegnato da tempo ad un intervento molto più graduale, proprio per l’impossibilità di reperire adeguate coperture.
Da qui la necessità di rompere il tabù dell’aumento dell’Iva e del bonus 80 euro.
Il primo è il capitolo più delicato. Lo stop integrale all’aumento vale 12,5 miliardi di euro. Significa che se il governo non vuole far aumentare l’Iva come previsto dalle clausole, con l’aliquota principale che salirebbe al 24,2% dal 22% attuale, deve trovare queste risorse.
Il Bonus 80 euro vale invece circa 9 miliardi. Qui non si tratta di risorse da trovare visto che la misura è strutturale, quindi prevista a legislazione vigente, ma di risorse che potrebbero essere dirottate altrove.
D’altra parte, smentite di rito a parte, la cancellazione degli 80 euro era tra i punti del programma elettorale del Movimento 5 Stelle, che nell’ambito del riordino dell’Irpef, con un abbassamento complessivo delle aliquote, prevedeva proprio l’assorbimento del bonus 80 euro.
“La riforma – scriveva il Movimento nel Blog 5 Stelle – costerebbe oltre 13 miliardi (un intervento di rilievo), ma in essa inglobiamo gli 80 euro e ne utilizziamo le coperture”.
(da agenzie)
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