UNGHERIA, ORBAN SI INVENTA IL FINTO ATTENTATO AL GASDOTTO PER RINVIARE LE ELEZIONI: FALSE FLAG PER INCOLPARE L’UCRAINA
OPERAZIONE SOTTO FALSA BANDIERA PER INFLUENZARE L’ESITO ELETTORALE. DEDICATO A CHI E’ PERPLESSO QUANDO DA MESI SOSTENIAMO CHE L’INTERNAZIONALE CRIMINALE SOVRANISTA USA MEZZI DELIQUENZIALI PER MANTENERE IL POTERE
A pochi giorni dalle elezioni parlamentari in Ungheria il nazionalista Viktor Orbán, in corsa
per un quinto mandato consecutivo, è tutt’altro che il favorito. I sondaggi di istituti indipendenti prevedono la vittoria del partito Tisza del conservatore filoeuropeo Peter Magyar. Che in meno di due anni è riuscito a costruire un movimento di opposizione in grado di sfidare l’egemonia di un leader vicino sia al presidente Donald Trump che a Vladimir Putin. E domenica il primo ministro ungherese ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio di Difesa dopo il ritrovamento di potenti esplosivi vicino a un gasdotto in Serbia che trasporta gas russo nel paese.
Gli analisti si aspettano un’affluenza record intorno al 75-80%. La campagna elettorale è stata caratterizzata, nella sua fase finale, da una raffica di accuse reciproche. I servizi segreti ungheresi sono sospettati di aver tentato di screditare Tisza; conversazioni telefoniche trapelate hanno rivelato stretti legami tra il ministro degli Esteri e Mosca. Mentre Viktor Orbán ha affermato che Peter Magyar avrebbe trascinato l’Ungheria nella guerra in Ucraina. Sono emerse anche accuse di interferenze russe e di massicci acquisti di voti da parte di Fidesz. Ma l’incidente del gasdotto ha suscitato un dibattito politico a parte.
Il ritrovamento
Orbán ha dichiarato che il presidente serbo Aleksandar Vučić, suo stretto alleato, lo ha informato telefonicamente del ritrovamento nei pressi della città di Kanjiza, vicino al confine ungherese con la Serbia. «Le nostre unità hanno trovato un esplosivo di potenza devastante», ha scritto Vučić in un post su Instagram. «Ho assicurato al primo ministro Orbán che lo terremo aggiornato sull’indagine». In Ungheria si vota il 12 aprile. Mentre un ex funzionario dell’intelligence ungherese ha dichiarato a Reuters che negli ultimi giorni si sono svolte discussioni negli ambienti della sicurezza ungherese su un piano preciso per un’operazione false flag che avrebbe colpito il gasdotto in Serbia, nell’ambito di un tentativo di influenzare il voto ungherese.
False flag?
Anche Peter Magyar, leader del partito di opposizione Tisza, ha sollevato dubbi sull’incidente, affermando che sembrava mirato a favorire le prospettive elettorali di Orbán. «Diverse persone hanno pubblicamente indicato che qualcosa sarebbe accaduto ‘accidentalmente’ al gasdotto in Serbia a Pasqua, una settimana prima delle elezioni ungheresi. E così è stato», ha dichiarato Magyar in un comunicato. In un post su Facebook dopo la riunione del Consiglio di Difesa Orbán invece ha insinuato che l’incidente fosse legato a un tentativo di far saltare in aria il gasdotto,
che trasporta gas russo attraverso i Balcani verso l’Europa centrale e orientale. «Secondo le informazioni in nostro possesso… era in preparazione un atto di sabotaggio», ha dichiarato dopo l’incontro, aggiungendo che entrambi i paesi hanno rafforzato la protezione del gasdotto.
L’Ucraina
Senza incolpare direttamente l’Ucraina per l’incidente in Serbia, Orban ha affermato: «L’Ucraina da anni cerca di isolare l’Europa dall’energia russa- Anche la sezione russa del TurkStream è sotto continuo attacco militare. Gli sforzi dell’Ucraina rappresentano un pericolo mortale per l’Ungheria». Il capo dell’intelligence militare serba, Djuro Jušić, ha dichiarato che gli esplosivi rinvenuti su un tratto di gasdotto collegato al sistema TurkStream, che trasporta gas russo in Turchia e poi nell’Europa centrale, erano stati prodotti negli Stati Uniti.
«Avevamo informazioni secondo cui una persona proveniente da una comunità di migranti, con addestramento militare, avrebbe effettuato un sabotaggio dell’infrastruttura del gas», ha detto ai giornalisti a Belgrado. Non ha fornito ulteriori dettagli, ma ha affermato che le autorità serbe erano alla ricerca di questa persona. A febbraio, Orbán ha rafforzato la sicurezza delle infrastrutture energetiche del paese inviando truppe, dopo aver denunciato presunti piani dell’Ucraina per sabotare il sistema energetico ungherese – accuse che Kiev ha respinto.
La risposta di Kiev
Il Ministero degli Esteri ucraino ha fermamente respinto quelli che ha definito tentativi di collegare Kiev all’attentato. «L’Ucraina non c’entra nulla», ha dichiarato il portavoce Heorhii Tykhyi su X. «Molto probabilmente si tratta di un’operazione sotto falsa bandiera russa, parte della massiccia interferenza di Mosca nelle elezioni ungheresi».
Anche Budapest è in disputa con l’Ucraina per l’interruzione delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. Il partito Fidesz di Orbán ha cercato di associare il leader dell’opposizione Peter Magyar a Bruxelles e all’Ucraina, suggerendo che votare per il suo partito Tisza significhi votare per i carri armati e la guerra.
L’Ungheria e la Russi
L’Ungheria rappresenta un’eccezione nell’Unione Europea per i suoi rapporti con Mosca, che ha espresso sostegno all’Ungheria in seguito all’incidente di domenica e ha insinuato che la responsabilità fosse dell’Ucraina. Anche il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha incolpato l’Ucraina, scrivendo su Facebook che «nelle ultime settimane gli ucraini hanno organizzato un blocco petrolifero contro di noi, e poi hanno cercato di imporci un blocco energetico totale… E ora abbiamo l’incidente di oggi».
Budapest, Washington e Mosca
Il primo ministro ungherese è considerato un modello da molti movimenti di estrema destra in tutto il mondo e un alleato degli Stati Uniti sotto Trump – che martedì invierà il vicepresidente JD Vance a sostenerlo – e dalla Russia di Vladimir Putin. Ma di fronte alla stagnazione economica del paese e alla corruzione dilagante, l’argomentazione non è riuscita a convincere, osservano gli analisti. «Sembra che una barriera sociale e psicologica sia stata infranta. L’aura di Fidesz e la paura che ha sfruttato si sono indebolite», sottolinea la politologa Zsuzsanna Szelenyi in un post sul blog pubblicato da Strategic Europe.
La campagna elettorale
Orbán è stato persino accolto da alcuni fischi durante i comizi. Peter Magyar, che non è apparso in televisione, ha condotto un’efficace campagna sui social media e ha attraversato l’Ungheria instancabilmente da metà febbraio, tenendo da quattro a sei incontri pubblici al giorno. Il leader dell’opposizione di 45 anni, ex membro di Fidesz, ha promesso un «cambiamento di sistema» e, in particolare, di combattere la corruzione e ricostruire i servizi pubblici e le istituzioni democratiche. Ha inoltre affermato che avrebbe reso l’Ungheria un membro leale dell’UE, alla quale ha aderito nel 2004.
Il voto
Il 12 aprile gli ungheresi avranno la possibilità di scegliere tra cinque partiti, il numero più basso dall’avvento della democrazia nel 1990, poiché diversi partiti hanno scelto di ritirarsi per dare a Tisza maggiori opportunità. I critici di Orbán lo accusano di manipolare la legge elettorale e di utilizzare le risorse statali per favorire il suo partito. Un documentario trasmesso a marzo sostiene che la
coalizione di governo intende esercitare pressioni su circa 500 mila elettori poveri per assicurarsi il loro voto.
Le ONG hanno inoltre espresso preoccupazione per la potenziale manipolazione dei voti per corrispondenza espressi dagli ungheresi all’estero, raccolti da partiti alleati di Fidesz in Romania e Serbia. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha inviato una missione di osservatori per la seconda volta. Tuttavia, è stata criticata per aver nominato l’ex interprete di Putin a un ruolo di coordinamento.
(da Open)
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