VANNACCI SI CONFERMA UN GROSSO PROBLEMA PER GIORGIA MELONI E PER SALVINI: LA TENTATA IRRUZIONE DI CASAPOUND ALLA CAMERA PER LA CONFERENZA SULLA REMIGRAZIONE, ORGANIZZATA DAL DEPUTATO DEL CARROCCIO DOMENICO FURGIUELE, IN ORBITA VANNACCI, MANDA IN TILT LA MAGGIORANZA
RONCONE: “QUESTA OSCENITÀ POLITICA NON È PIÙ SOLO UN PROBLEMA PRIVATO DI SALVINI, MA UNA GRANA CON POTENZIALI RIFLESSI ELETTORALI PER TUTTA LA COALIZIONE DI GOVERNO”
Se si escludono i tremendi giorni del Papeete Beach, questa è certamente la stagione peggiore che Matteo Salvini deve affrontare da quando è alla guida della Lega. Il generale Roberto Vannacci, che con le sue 500 mila preferenze salvò il Carroccio alle ultime Europee, e che Salvini ha poi ricompensato con la carica di vicesegretario, rappresenta ormai un problema enorme, nero, pericoloso e quotidiano anche per l’immagine stessa del governo e della premier Giorgia Meloni.
La sensazione è precisa mentre lo sguardo scorre sul manipolo di fascisti che pretende di entrare a Montecitorio. Hanno appuntamento con il deputato del Carroccio Domenico Furgiuele, che gli ha prenotato la sala stampa dove dovrebbero presentare una proposta di legge sulla remigrazione (in alcuni punti, anche Greg Bovino la giudicherebbe un po’ troppo severa). Sono proprio fascisti. Orgogliosi di esserlo.
Nemmeno coraggioso. Però è nel manipolo arruolato dal generale Vannacci, che — nel solito miscuglio di razzismo, negazionismo e omofobia — dopo aver registrato il marchio Futuro nazionale, ora medita di andarsene e fondare un partito, o partitino (nessuno può prevederlo), tutto suo. Di estrema destra. Ma molto estrema. Il generale ha individuato un’area di consenso. E intende occuparla. Quando? Non si capisce bene se speri di essere cacciato. O se si accinga a sbattere la porta da solo. I suoi piani, ormai, non riesce a decifrarli più nemmeno Salvini. Che non sa cosa fare. È nell’angolo. E solo. Tutto l’establishment del Carroccio (da Zaia a Fedriga) detesta, da sempre, Vannacci.
Il presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana, ha chiesto al suo collega di partito Furgiuele di annullare il bivacco, invitandolo al «rispetto delle istituzioni». Ma quello ha attraversato il Transatlantico ed è andato diritto in sala stampa. Ad aspettare i camerati. Furgiuele prende ordini da Vannacci. Che, a sua volta, non li prende però da Salvini. Così i fascisti stavano per fare irruzione in Parlamento. Appena poche ore dopo la storica dichiarazione rilasciata da Giorgia Meloni nel Giorno della Memoria, in cui ha condannato «la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nelle deportazioni, nei rastrellamenti».
Un’oscenità politica. Che non è più solo un problema privato di Salvini, ma una grana — con potenziali riflessi elettorali — per tutta la coalizione di governo.
(da Corriere della Sera)
Leave a Reply