Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
“NON ASPETTAVA L’ORA DI DIFENDERSI IN TRIBUNALE”, MA ORA SCAPPA CON L’AVALLO DEL “PARTITO DEI CONIGLI”… SOMMERSO DA INTERCETTAZIONI VERGOGNOSE CHE AVREBBERO FATTO SCOMPARIRE QUALSIASI LEADER POLITICO OCCIDENTALE, ORA SE LA PRENDE COI FINIANI PER AVER BLOCCATO LA CENSURA SULLE INTERCETTAZIONI… DOBBIAMO ESSERE GRATI A FINI, ALTRIMENTI QUEL PUTRIDUME EMERSO SUI FESTINI AD ARCORE GLI ITALIANI NON L’AVREBBERO MAI CONOSCIUTO
Il partito degli accattoni di voti, dopo aver comprato quattro disperati e superata la
prova del voto di fiducia, ora si accinge a tentare di nascondere sotto il tappeto dell’intrallazzo, il lurido polverone sui festini di palazzo, sollevato dalla Procura di Milano.
Mentre domani si forma il gruppo dei venduti, alias degli irresponsabili, senza essere riusciti ad aggregare nessun nome nuovo rispetto al mercato di meretricio che li ha visti battere intorno ai lampioni di Montecitorio in attesa del “prezzo giusto”, e mentre l’opinione pubblica ( 8 italiani su 10, secondo la Ipsos) chiede al premier di presentarsi in tribunale a Milano per chiarire la sua posizione sul caso Ruby, qualcuno cerca l’ennesimo giochino.
Dopo aver dichiarato “non vedo l’ora di presentarmi in tribunale a Milano per difendermi da certe infamità “, adesso, dopo ampi consulti legali, si è deciso di scappare come i vigliacchi.
Il “Partito dei conigli” cercherà di trasferire l’inchiesta al tribunale dei ministri e far votare in tal senso la Camera: questa operazione permetterebbe di rendere nulle tutte le intercettazioni fatte.
Mentre Napolitano e il Vaticano chiedevano chiarezza, mentre la stampa internazionale ormai ci considera peggio dei Paesi del Terzo Mondo, mentre il popolo italiano e lo stesso elettorato di centrodestra voleva che il premier non si sottraesse al confronto con la magistratura, ha vinto la fuga e la diserzione, tipica dei furbetti del quartierone.
Con il contorno di menzogne sparse dai servi di corte del tipo “non esiste concussione se il funzionario di polizia nega di essere stato corrotto”.
Palle: il funzionario puo’ anche non ammettere, ma la realtà lo smentisce. Non ci fu procedura regolare se una minorenne viene “affidata” prima che la Questura di Milano mandi un fax a quella di Messina per avere l’autorizzazione dei familiari di Ruby (che arriverà quando ormai Ruby dormiva tranquilla a casa della prostituta brasiliana che la ospitava).
Sono circostanze chiare e certe, quindi i conigli tacciano per pudore almeno.
Oppure la tesi “non esiste prostituzione minorile se Ruby nega di aver avuto rapporti con il premier”
Palle, visto che negherebbe dopo aver dichiarato di aver chiesto “5 milioni di euro al premier per tacere sia dei rapporti sessuali avuti che del fatto che il premier fosse a conoscenza che non era maggiorenne”.
Quanto sopra attestato da numerose e collimanti dichiarazioni fatte a più persone e intercettate.
E la Procura di MIlano è stata corretta a non allegare agli atti le 100 telefonate tra Ruby e Berlusconi, altrimenti ne avremmo lette delle belle.
Ci sono italiani che vogliono farsi prendere per il culo dal partito degli accattoni diventato pure dei conigli?
Sprofondino pure nella loro melma, giustifichino pure tutto.
Vorremmo solo vedere la loro reazione se venissero a conoscenza che la propria figlia sedicenne frequenta un 72enne e concede prestazioni sessuali in cambio di denaro.
A parte qualche rifiuto umano, immaginiamo l’indignazione di questi bravi borghesi contro il vecchietto debosciato e perverso che ha osato insidiare la propria figliola.
Lo aspetterebbero sotto Palazzo per sputargli in faccia, se non peggio.
Invece si è risvegliata l’Italia dei puttanieri che giustifica il vecchietto, basta che la parte della troia non la interpreti la propria figlia.
Ma che bella etica pubblica ci ha insegnato questo governo di pseudodestra, ma che bella immagine dell’Italia sta facendo veicolare nel mondo.
E sapete di chi è la colpa?
Di Fini, ovvio, che “ha impedito l’approvazione” di quella canagliesca legge che vietava le intercettazioni.
Così oggi gli italiani non saprebbero una mazza di cosa succede a Palazzo.
E allora, se ancora un piccolo spicchio di libertà esiste nel nostro Paese, grazie Gianfranco per aver impedito che agli italiani venisse negata anche questa verità .
E si vada presto a votare per ristabilire il decoro della nostra nazione e ridare dignità a una destra vera.
Una destra di uomini, non di vigliacchi e di disertori.
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
UN REPORTAGE SUGLI ULTIMI SVILUPPI DELL’INDAGINE RELATIVA AL PREMIER ITALIANO SULL’AUTOREVOLE QUOTIDIANO STATUNITENSE… “GLI ITALIANI PREOCCUPATI DALLA FRATTURA TRA I MALI DEL PAESE E LE PRIORITA’ DEL CAPO DEL GOVERNO”
“In Italia, dove una facciata di moralità cattolica nasconde una alta tolleranza di rapporti illeciti, Berlusconi è stato segnato dagli scandali per anni. Ma questa volta, con il premier che rischia l’incriminazione e con le intercettazioni che presentano un quadro di un sordido mondo di orge e ricatti di prostitute, le cose cominciano ad apparire diversamente”.
E’ lucido e impietoso il reportage di Rachel Donadio da Roma sugli ultimi sviluppi delle vicende italiane.
“Berlusconi è sopravvissuto a stento a due voti di fiducia a dicembre e ora potrebbe vedersi costretto a nuove elezioni se uno degli alleati della sua incerta coalizione si dovesse ritirare”.
La sintesi della vicenda, compito non certo semplice, porta il Nyt a concludere che “Lo scandalo ha un cast di personaggi che riempirebbe un’intea soap opera”.
La sostanza dell’inchiesta – basata su “intercettazioni stupefacenti” – appare incontrovertibile: “Le intercettazioni pubblicate danneggiano l’immagine da superman che Berlusconi ha aiutato a coltivare”.
“In un messaggio televisivo, un Berlusconi teso, il volto ricoperto di fondotinta, ha attaccatoi magistrati che stanno indagando su di lui (….) Seduto davanti a uno sfondo di foto di famiglia Berlusconi ha aggiunto che le sue feste si svolgevano “nella più assoluta eleganza, decoro e tranquillità “.
Oltreoceano, si fa fatica evidentemente a concepire l’evidenza di quel che sta accadendo in Italia.
“Spiegare questa storia ai lettori americani è una vera sfida”, ci dice Rachel Donadio .
Ad esempio, la ormai nota frase di Ruby riportata dalle trascrizioni delle intercettazioni in cui la ragazza così si riferiva a Noemi Letizia “Per lui lei è la pupilla e io il culo”, ha creato dibattito tra Roma e New York.
“Il New York Times ha un codice di stile molto rigoroso che non permette di riportare parolacce o volgarità compreso ass (culo), nè consente formule tipo ‘c….’ o eufemismi allusivi (“ha usato un altro termine per fondoschiena”).
Ho sostenuto un dibattito piuttosto divertente con i miei editor su quella frase. Alla fine, hanno vinto loro.
Hanno detto che “culo” non era così essenziale ai fini della storia perchè ci fosse bisogno di stamparlo.
Ma – conclude – con tanta abbondanza di altro ottimo materiale, non penso proprio che la storia ne abbia sofferto!”.
Lo sputtanamento del nostro Paese continua: grazie Silvio.
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
“HO FATTO SESSO CON LUI, SAPEVA CHE ERO MINORENNE”….LE TELEFONATE CON IL RAGIONER SPINELLI CON IL QUALE LA RAGAZZA BATTE CASSA… “FREQUENTO SILVIO DA QUANDO AVEVO 16 ANNI, MA HO SEMPRE NEGATO PER SALVAGUARDARLO”
Un’utenza telefonica dove contattare il presidente. Ma anche decine e decine di
conversazioni dirette, cristallizzate dai tabulati acquisiti dagli investigatori milanesi, almeno fino all’ottobre scorso, tra Ruby Karima e Silvio Berlusconi. Per non parlare, infine, dell’inizio delle visite ad Arcore che, con tutta probabilità , sarebbero partite quando la ragazza aveva ancora 16 anni.
Ruby ha azzardato richieste ai più stretti collaboratori del Cavaliere fino al 19 ottobre scorso, quando con insistenza si fa sotto con il tesoriere personale del premier, Giuseppe Spinelli.
La marocchina non ha timore a chiamarlo, nonostante il premier sia da diverse settimane a conoscenza della sua testimonianza ai magistrati e, secondo quelle che sono le sue parole, l’abbia pregata in tutti i modi di ritrattare.
Dal tenore delle telefonata, la giovane marocchina, batte insistentemente cassa: “Non ha novità ?”.
E Spinelli: “Non sono stato autorizzato a fare nulla, ecco….”.
“Ma c’ha parlato? (con Berlusconi, ndr)”, chiede allarmata Ruby.
“Ho accennato, ma avevo molte cose e il tempo era pochissimo”.
Ma non è tutto.
Che ci siano stati contatti diretti con il premier è un dato certo, ma soprattutto inedito.
Il contenuto è coperto dall’immunità , ma Berlusconi ha sentito, almeno circa un centinaio di volte, la giovane marocchina.
Tra le testimonianze raccolte, anche quella di un’amica di Karima.
“Ricordo – spiega agli inquirenti che le chiedono di dire se Ruby le avesse raccontato di alcune sue amicizie con gente famosa – che diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. È stata spesso, a suo dire, a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, che le dava molto denaro”.
In più, lo scorso 13 dicembre si aggiunge un altro tassello non proprio secondario.
I tre pm titolari dell’inchiesta (Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano), convocano anche un carabiniere, Floriano C., che dai tabulati telefonici acquisiti agli atti, risulta avere avuto un rapporto stretto con la ragazza marocchina.
La data del suo interrogatorio è importante.
Avviene una settimana prima dell’iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile.
Floriano ricorda di aver incontrato “per la prima volta Ruby nel maggio\giugno 2009 nella discoteca di Milano Old Fashion”.
I due si “annusano”, fanno due chiacchere e poi si scambiano i rispettivi numeri di telefono.
“Dopo circa due settimane – ricorda a verbale il carabiniere -, Karima mi contattò e mi chiese se potevamo andare a bere qualcosa insieme”.
Il racconto registra una prima brusca frenata degli investigatori: “Lei sapeva che Ruby era minorenne?”.
“Non l’ho saputo subito, me lo ha detto però nel 2010 intorno a gennaio\febbraio”.
Floriano conferma anche di aver ricevuto delle confidenze dalla giovane. “Ricordo che quando mi parlò della sua conoscenza con il presidente del Consiglio e del fatto che aveva anche un’utenza dove poterlo contattare mi fece vedere anche un numero sul suo display (del telefonino, ndr) – assicura il carabiniere -. Non avevo creduto a quello che lei mi aveva raccontato circa l’invito, ora che mi viene in mente forse mi aveva detto due volte, che era andata alla residenza del presidente insieme ad altre ragazze. Soltanto quando sui giornali ho letto il coinvolgimento di Ruby ho pensato “allora quello che mi raccontava era vero””.
Le date vanno focalizzate. Sono fondamentali.
Secondo le sue parole, tra il “gennaio-febbraio” del 2010, Ruby avrebbe confidato la sua età e le frequentazioni altolocate.
L’atto d’accusa formulato dalla procura di Milano per il reato di “prostituzione minorile”, in realtà , si ferma al febbraio scorso.
Il carabiniere, invece, fissa antecedentemente l’evolversi della conoscenza tra il Cavaliere e Ruby, senza incertezze.
“Ruby le disse se anche altre persone sapevano che era minorenne?” viene incalzato il testimone.
“Mi confidò che all’inizio della sua conoscenza con il Presidente del Consiglio, neanche lui sapeva che era minorenne, dopo di che Ruby lo aveva informato”.
Falso, vero? Il carabiniere, sotto giuramento, è certo del suo ricordo.
“Queste confidenze Ruby me le ha fatte proprio quella sera in cui venni a conoscenza che lei non aveva ancora 18 anni. Sono certo di poter collocare il fatto tra il gennaio-febbraio 2010, ed in questo frangente, lo ripeto, che mi confidò anche del fatto che il Presidente aveva saputo da lei che era minorenne”.
Se questa ricostruzione corrisponde al vero, l’autodifesa del Cavaliere viene smentita. Non solo.
Le frequentazioni, giura il testimone a verbale, tra Ruby e Silvio Berlusconi, erano antecedenti al gennaio 2010. Ruby, nata il primo novembre del 1992, vuole dire che ha varcato per la prima volta il cancello di Arcore quanto meno poco dopo aver compiuto i 17 anni.
Un dato che confermerebbe un’altra intercettazione captata dalla sezione di polizia giudiziaria della procura milanese.
Il 26 ottobre scorso, con un’amica, la giovane confessa “… io frequento casa sua da quando c’avevo 16 anni….”.
Emilio Randacio
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
PER LA CHIAMATA NOTTURNA IN QUESTURA SCATTA LA CONCUSSIONE: ABUSO NON DI POTERE, MA DI FUNZIONE… L’ATTENZIONE DEI GIUDICI MILANESI PER EVITARE CONFLITTI DI COMPETENZA… ALLEGATE CARTE, RICEVUTE BANCARIE, FOTOCOPIE DI BANCONOTE, CANONI DI LOCAZIONE, REFERTI MEDICI, INTERROGATORI, RAPPORTI DI POLIZIA
Forse è rimasto deluso chi si aspettava di trovare tra gli atti allegati dell’invito a comparire per Silvio Berlusconi, fotografie imbarazzanti e registrazioni in diretta dei «bunga bunga parties» di Arcore.
Ma in realtà le 389 pagine del documento inviato alla Camera raccontano un’indagine ben più rigorosa del colpo ad effetto, consono magari a un settimanale di gossip ma non a una procura.
E allegano carte, ricevute bancarie, fotocopie di banconote da 500 euro, canoni di locazione, rapporti di polizia, referti medici, interrogatori e, infine, intercettazioni inequivocabili che spiegano meglio di qualche fotografia scollacciata, quanto avveniva ad Arcore e quanto successe la sera tra il 27 e 28 maggio scorso alla questura di Milano per la «liberazione» di Karima-Ruby Rubacuori.
La cui fragilità di ragazzina randagia appena diciassettenne, accecata dallo sberluccichio delle feste di Arcore, non passa tanto dalle vanterie con amici e genitori («Gli ho chiesto 5 milioni per sistemarmi») ma emerge da una decina di telefonate pietose e piene di timore al gelido cassiere del presidente, il ragionier Giuseppe Spinelli, per ottenere alla fine 5000 euro: «Pronto signor Spinelli, sono la Ruby…». Spinelli: «Sì, eeeeh, non ancora nessuna notizia, forse stasera…». Ruby: «Sì, sì, no, no, lo so, lo so. Gli volevo dire di non scordarsi di parlare con lui…».
E’ «nella merda» Ruby Rubacuori, perchè è già stata interrogata dai pm e nell’entourage del presidente lo sono venuti a sapere.
Non è più «la nipote di Mubarak» con cui prendere in giro i poliziotti, ma soltanto una figura imbarazzante, da tenere lontana.
E lei, per la quale Emilio Fede si commosse in pubblico quando la conobbe nel 2009 a un concorso di bellezza a Taormina (gli investigatori allegano persino il suo discorso: «’Sta ragazza di 13 anni non ha più i genitori… e allora mi sono impegnato, e lo farò senza pubblicizzarlo, per aiutarla») non sa più a chi rivolgersi.
I rapporti, le telefonate e i versamenti bancari di «Spin», come lo chiamano le ragazze di via Olgettina tra loro, valgono più di mille foto: se anche Ruby sapeva a chi rivolgersi per ottenere dei soldi è perchè per un certo periodo, da febbraio a maggio, è stata tra le favorite dell’harem del Cavaliere.
E a Spinelli è stata indirizzata da Nicole Minetti che gestisce capricci e appartamenti per le ragazze del «Boss of the bosses».
«Spin» paga tutte ma solo se lo dice «il Presidente».
In contanti, ovvio.
Ma anche con versamenti bancari: risultano persino due bonifici da 10 mila euro ciascuno, presso la filiale del banco di Sardegna di via Solferino, fatti a nome di Silvio Berlusconi come prestito infruttifero a favore della starlette Sarcinelli, una delle più assidue ad Arcore.
«Spin» paga persino Lele Mora in una riffa con Emilio Fede (come il Gatto e la Volpe: «800 mila a te, 400 mila a me»).
E soprattutto paga Ruby: non solo con le buste alla fine dei 9 o 10 incontri ad Arcore, ma altri 5000 euro in contanti all’inizio di ottobre, quando poi a Genova Ruby verrà fermata dalla polizia e dovrà giustificare quei soldi con una bugia: «Me li ha dati Lele Mora».
Invece la ragazza è già sotto controllo e le modalità di consegna del denaro vengono captate in diretta dagli inquirenti: «Signor Spinelli, sono qui a Milano 2 davanti all’hotel Jolly, ma non riesco a trovare il suo ufficio…».
Basterebbe questo per sostenere in aula l’accusa di aver avuto «rapporti sessuali con una minorenne».
Ma poi ci sono le telefonate in cui Ruby si vanta di aver «appena parlato con Lui», «con Papi», o anche «con il presidente».
Dove dice che il Cavaliere «la ricoprirà d’oro» e che le consiglia «di fare la pazza», di non raccontare.
Lei si eccita persino dopo la votazione per la fiducia al governo del 14 dicembre («Finchè c’è lui, io mangio!»).
E se ci sono le telefonate con gli amici, ci sono evidentemente anche le telefonate con Berlusconi visto che il cellulare della minorenne era costantemente controllato.
Registrazioni che però i magistrati, in ossequio alle nuove leggi, hanno deciso di non utilizzare. Almeno in questa fase.
Una mole di riscontri: per supportare l’accusa di concussione, il reato più grave e «blindato», ma anche per dimostrare che per indagare sul presidente del Consiglio si è proceduto con lo scrupolo dovuto a una alta carica istituzionale, andando financo a rintracciare le registrazioni delle prime conversazioni tra il magistrato del tribunale dei Minori, Fiorillo, e la pattuglia che fermò KarimaRuby il pomeriggio del 27 maggio scorso in corso Buenos Aires a Milano.
Dove le parole degli agenti e le indicazioni del magistrato sono chiare: «Quindi non la rilasciamo per niente, va in una comunità di pronto intervento».
O in alternativa, aggiunge il pm, va trattenuta in questura fino all’indomani.
E i poliziotti si attivano in questo senso fino a quasi mezzanotte, quando la telefonata di Berlusconi, che chiederà «l’affidamento» della giovane Karima al «Consigliere della Presidenza», Minetti, in quanto la ragazza «risulta essere parente o nipote del presidente egiziano Mubarak», non ingarbuglierà la procedura.
Una burla, se non fosse che proprio questo telefonare di Berlusconi perfeziona il reato di concussione per un abuso non di potere (che avrebbe portato il reato dritto davanti al tribunale dei ministri e sarebbe esistito se Berlusconi invece di chiamare direttamente la questura avesse esercitato le sue pressioni sul ministro degli Interni) ma di una «funzione», quella di primo ministro, per indurre la polizia a rilasciare al più presto Ruby ed evitare che potesse raccontare le sue serate ad Arcore.
Paolo Colonnello
(da “La Stampa“)
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
“LO SO, I VIDEO CI SONO: QUELLO DOMANI RICOMINCIA CON I BUNGA BUNGA” ….L’IMPRESARIO DEI PAPARAZZI: “BERLUSCONI AIUTA SEMPRE I SUOI SERVI”…”QUELLO E’ FUORI DI TESTA, E’ MALATO DI SESSO”
Corona: “Lo so, i video ci sono, quello ricomincia domani con i bunga bunga”, assicura
Fabrizio Corona, l’impresario dei paparazzi condannato nei processi dello scandalo Vallettopoli che di ricatti e segreti se ne intende.
Corona, perchè dice in giro che ci sono foto dei festini di Arcore?
Perchè ci sono eccome! E pure i video.
Ma lei li ha visti?
No, ma so che ci sono filmini e immagini dei bunga bunga, anche quelle più intime . È normale no? Sono così stupidi che non controllano.
Di chi parla scusi?
Della sicurezza di Berlusconi! Vi sembra logico che facciano entrare gente così con telefonini, registratori e telecamere?
A parte le registrazioni della D’Addario, però, non è emerso mai nulla.
Questo perchè, da tanti anni, le ragazze ci guadagnano molto di più a tenersi tutto per sè…
Ruby ha chiesto 5 milioni al Cavaliere per tacere. Pensa che lui paghi il silenzio di tutte?
Intanto molte hanno velleità artistiche, e se si mettono contro di lui avranno tutte le porte chiuse in faccia.
Lasci stare le cose ovvie.
E poi tutte loro, quando vogliono, vanno da Papi e gli chiedono contanti. In cambio tengono i telefonini nei cassetti.
Quindi lo ricattano
Ma no, perchè? Lui è generoso, è felice di farlo perchè ha proprio tantissimi soldi, neanche ci si immagina quanti.
A proposito, si dice che lo ricatti pure lei.
Io? Non l’ho neanche mai incontrato.
Quindi non c’è nessuna foto compromettente del premier nei suoi archivi?
Naaaaa… E poi i pm lo sanno che ho delle cosucce da parte, eppure i miei archivi segreti non li toccano.
Ogni volta che va ospite nei programmi Mediaset, come Matrix, viene pagato moltissimo.
Sì, 25 mila euro a botta.
Non è che la tengono buono così, o dandole una particina nelle fiction?
Ma lo sa lei quanto share faccio io? Ogni volta che vado in tv è un evento storico.
Addirittura
Sì, e poi quando ho bisogno di soldi mi faccio fare due foto con Belèn e le vendo: ci pago le vacanze e curo la mia immagine.
Ha visto che persino Emilio Fede fa la cresta a Berlusconi?
È la cosa più incredibile che è uscita nelle intercettazioni. Che uno a 79 anni si metta a spillare 400 mila euro al suo capo…
Che fa, il moralista?
Bè, lo trovo ridicolo. Berlusconi, da uno prostrato come Fede, non se l’aspettava di sicuro.
Pare siano in tanti a usarlo come presidente-bancomat.
Eh già ! I soldi a Mora però sono un’altra cosa: glieli ha dati perchè è lui che gli trova sempre le fighe. E Berlusconi aiuta sempre i suoi servi: Mora, Fede, Nicole Minetti.
Pensa che assista pure Noemi Letizia così, magari, non parla delle serate a Villa Certosa quando ancora era minorenne ?
Noemi ormai è finita, dimenticata. Sicuramente, però, Berlusconi le manda soldi ogni volta che glieli chiede.
Come trova l’annuncio della fidanzata?
Meraviglioooso. Strategia ge-nia-le.
Esiste davvero?
No.
Chi sarà la prescelta?
Una ragazza perbene, almeno apparentemente. Ci sta lavorando Alfonso Signorini, ma il nome non lo so.
Adesso, almeno per un po’, il Cavaliere dovrà smetterla con i festini.
Scherza? Quello è fuori di testa, è malato di sesso, ricomincia domani stesso a fare il bunga bunga. Ormai sa che è alla fine, vecchio, quasi morto: perchè dovrebbe smettere? Finchè può, si gode la vita.
Un po’ come lei, che rischia il carcere.
Eh già . Con la differenza che io probabilmente in galera ci finisco, Berlusconi, invece, si fa le leggi apposta e dietro le sbarre non lo vedrete mai.
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
UNO SCIAME DI CAVALLETTE ASSATANATE E DI SANGUISUGHE PARASSITE TUTTE ADDOSSO AL POVER’UOMO CHE SI ILLUDE DEL “PIACERE DELLA CONQUISTA”…UN CLASSICO CASO DI CIRCONVENZIONE DI INCAPACE DI MASSA…SI PRESENTI IN TRIBUNALE CON UNA INFERMIERA STILE BUNGA BUNGA: PASSARE PER PAZZO PER LUI SARA’ FIN TROPPO FACILE
Per spiegare Tangentopoli, il pm più spiritoso di Mani Pulite ripete spesso: “In ogni economia il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati. Quando i ladri arrivano al 51% cominciano a derubarsi fra loro e il sistema implode”.
Ora ci risiamo. Umilio Fede che fa la cresta sui “prestiti” del Caimano a Lele Mora è l’emblema di una corte famelica e predona, dove tutti derubano tutti e alla fine chi paga il conto è sempre Lui, il povero Berlusconi.
Una certa Faggioli ha fretta, “mi restano solo mille euro, devo fare cassa per forza”, e aspetta speranzosa un nuovo Bunga bunga.
Ma corre voce che Lui “voglia ridurre le cene” e soprattutto i dopocena, così una tale Iris medita: “È ora che iniziamo a rubare qualcosa in casa”.
Un’altra ipotizza la soluzione finale: “Che palle ‘sto vecchio, fra un po’ ci manda affanculo tutte quante… quella è la volta buona che lo uccido… vado io a tirargli la statua in faccia”.
Cioè: lui s’illude di averle fulminate col suo charme, “volete mettere il piacere della conquista?”.
E quelle, subornate dal partito dell’odio, lo chiamano “la nostra fonte di lucro”, “che schifo quell’uomo”, “l’ho visto out, ingrassato, imbruttito, più di là che di qua, è diventato pure brutto (prima invece era un figo pazzesco, ndr): deve solo sganciare. Spero sia più generoso, io non gli regalo un cazzo…”.
Uno sciame di cavallette assatanate e sanguisughe parassite, tutte addosso a quel pover’ometto, fra l’altro anziano e gravemente malato, a succhiargli il sangue (anche).
A lui che ha già dovuto pagare Craxi, finanzieri, giudici, Mills, un migliaio di parlamentari (i “responsabili” due volte, comprati e ricomprati), servi, giornalisti, giornalisti servi, papponi, ruffiani, mezzane, mignotte (due volte, per i Bunga bunga e poi per il silenzio), e ora deve pure comprarsi una fidanzata.
E cos’è, un bancomat?
Un caso di circonvenzione di incapace, ma di massa.
E dire che lui, a modo suo, tentava di comunicare la sua infermità : quando ne faceva travestire qualcuna da infermiera è perchè aveva bisogno di cure, altro che giochini erotici.
Solo che quelle non capivano, e nemmeno Lele Mora, che così erudiva una pupa: “Visto che sarai l’infermiera ufficiale, devi fargli uno scherzo… devi prenderti su… quello che misura la pressione finto e poi un camicione”. Roberta: “Quello da dottoressa… con sotto niente ovviamente…”. Lele: “Lo devi comprare oggi… poi ti metti lo stetoscopio sulla camicina da infermiera e sotto le autoreggenti bianche…”. Roberta: “Guarda Lele lo faccio, ti giuro… non mi manca il coraggio”. Lele: “Gli dici: ‘Sorpresa! Sono l’infermiera, la devo visitare…’”. Roberta: “Una visita privata per accertarmi il suo stato di salute…”. Lele: “Esatto… sai quanto si diverte lui… da ridere da morire”. Roberta: “Infatti per quel poco che l’ho conosciuto sta allo scherzo”. Lele: “Sì, sì, fa il finto malato”. Roberta: “Sì, l’ha già fatto proprio ieri sera”. Lele: “Comunque impressione ottima, meravigliosa. Si prevede un grande futuro per te, amore”.
Gente insensibile: quello sta male davvero e pensano che finga.
Ora il povero infermo rischia grosso, anzi può dirsi fortunato: chiunque altro, al posto suo, sarebbe già in galera.
Le richieste a Ruby “racconta cazzate, cerca di passare per pazza” in cambio di soldi sono un caso da manuale di inquinamento probatorio.
Per molto meno c’è l’arresto in flagrante. Ma lui, volpino, ha l’asso nella manica.
Dalla lettura delle carte già s’intravede l’arma segreta: basta coltivarla e tutto andrà per il meglio.
Dia retta a noi, Cavaliere, che le vogliamo bene. Lasci perdere i cattivi consigliori che le rubano parcelle da favola e la mandano a sbattere con le solite leggi ad personam o le solite ricusazioni che non funzionano mai.
Adotti la difesa di Michele Misseri modello Arcore.
Si presenti in tribunale con un’infermiera armata di stetoscopio e pompetta per la pressione.
Passare per pazzo, per lei, è più facile che per Ruby e per lo zio di Sarah: basta qualche cazzata di repertorio e il gioco è fatto.
La seminfermità mentale non gliela leva nessuno.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
I SINDACATI DI POLIZIA CHIEDONO CHE I PM FACCIANO CHIAREZZA SULLE SERATE AD ARCORE IN CUI L’UNIFORME SAREBBE STATA USATA IN GIOCHI EROTICI… “AGIRE NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COME SI AGIREBBE VERSO UN QUALSIASI CITTADINO”
Sono “scoraggiati” e “indignati” per lo scandalo che ha investito, ancora una volta, il
presidente del Consiglio.
Parlano a nome degli agenti, uomini e donne, che indossano la divisa della polizia di Stato, la stessa che, stando ai racconti di una testimone, sarebbe stata usata nel corso dei giochi erotici organizzati nella sala sotterranea del bunga bunga, nella villa di Arcore.
I sindacati di polizia chiedono che la magistratura vada avanti con il suo lavoro, e pretendono che venga fatta chiarezza su una pagina che li mette in imbarazzo.
Alcuni preferiscono non parlare. “Aspettiamo notizie certe” dicono, anche se poi, gli stessi, ammettono: “Se sarà tutto confermato, è una vergogna”.
Tra quelli che commentano le ultime rivelazioni dell’inchiesta sui festini di villa San Martino, c’è Sebastiano Di Luciano, segretario generale della Uilps (Unione italiana lavoratori polizia di Stato): “Sinceramente non riesco a crederci. Non voglio fare un discorso di tipo politico, perchè come sindacato noi siamo soltanto per la legalità . In un Paese democratico, con organi democratici – dalla magistratura alle forze di polizia – si deve agire nei confronti del presidente del Consiglio come si agirebbe verso un qualsiasi cittadino. Non ci sono legittimi impedimenti che tengano”.
“Provo sdegno e riprovazione rispetto a questo vicende – dice il sindacalista, che parla a nome dei suoi cinquemila iscritti – a maggior ragione perchè coinvolgono un premier che può contare su un servizio di polizia di prim’ordine”.
Sull’utilizzo di una uniforme della polizia durante le ‘cerimonie’ erotiche che vedevano protagoniste le ragazze invitate dal premier, Di Luciano attacca: “E’ un’offesa allo Stato e alla polizia”.
Punto condiviso da Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap: “Se venisse tutto confermato, saremmo di fronte ad un’offesa gravissima e gratuita agli uomini e alle donne che indossano, ogni giorno, la divisa. Una divisa che rappresenta l’unità dello Stato: è un simbolo e, se certe cose sono veramente accadute, sarebbe tutto molto degradante. La divisa non può essere usata come strumento di offesa per le donne. Ma sarebbe anche un’offesa anche nei confronti della Repubblica”.
E solleva un’altra questione: “Se è vero che nei festini sono state usate delle uniformi da poliziotte, bisogna chiarire se fossero vere o meno: nella prima ipotesi, infatti, saremmo di fronte alla violazione di una legge”.
Duro anche il giudizio della Consap, che “si schiera a tutela della professionalità delle donne in polizia, vilipesa dai verbali delle intercettazioni che corredano la chiamata a giudizio del presidente del Consiglio”.
“Qualora queste indiscrezioni di stampa rivelassero un fondamento – sostiene il segretario generale, Giorgio Innocenzi – sarebbe un fatto gravissimo che colpisce l’alta professionalità garantita dalle donne in polizia. Sarebbe altresì evidente il profondo disagio dell’intera categoria, nell’indossare una divisa che sarebbe stata ridicolizzata di fronte all’opinione pubblica nazionale ed internazionale. In tema di scelte di Governo sulla sicurezza, quelle che più ci stanno a cuore, i fatti che stanno emergendo appalesano nel nostro presidente del Consiglio, una personalità sempre meno attenta all’agenda di governo, che si era evidenziata anche nell’assenza in occasione dei provvedimenti che hanno riguardato la sicurezza e la specificità delle forze di polizia, che mai come in questo periodo si sono sempre chiuse con inaccettabili penalizzazioni economiche ed operative”.
Franco Maccari, segretario del Coisp (circa settemila iscritti, area centro-destra), si dice “scoraggiato”:
“Penso a vicende come quelle dei voli di Stato che hanno trasportato Mariano Apicella. Vicende che sono state archiviate. E’ scoraggiante vedere che le denunce, a volte, sono inutili”.
Sul caso di Villa San Martino, il rappresentante degli agenti punta il dito contro le carenze di uomini e mezzi, cui la polizia deve far quotidianamente fronte: “A fronte dell’uso improprio di uomini e macchine per servizi di scorte e tutela, penso al 113 che spesso non ha auto da inviare ai cittadini. Sono in polizia da 27 anni, e una situazione del genere non l’ho mai vista. E’ chiaro che intorno al premier ci devono essere degli agenti a garantire la sua sicurezza. Mi chiedo però cosa facciano. Il problema non è solo della scorta del premier: oggi, in Italia, più di due terzi dei poliziotti usati nelle scorte non servono, e si configurano come uno status symbol”.
Nel caso specifico del presidente del consiglio, Maccari lancia un appello ai poliziotti: “Rinunciate a qualche privilegio, come gli straordinari, e ribellatevi a questi servizi. E’ impensabile fare da scorta a personcine che non dovrebbero avere nulla a che vedere con queste attività di vigilanza. Non si sa chi si porta, chi sono queste persone”.
“La magistratura faccia un lavoro a tutto tondo – conclude il sindacalista – Non voglio sapere con quante persone va a letto Berlusconi, ma voglio solo avere la garanzia che la legge si uguale per tutti”.
Enzo Marco Letizia, che guida l’Associazione nazionale funzionari di polizia, si dice certo che “gli agenti abbiano rispettato la legge”, ma si chiede al tempo stesso quale sia il dispositivo di sicurezza intorno alla villa di Arcore: “Mi auguro che ci sia un sistema di metal detector, fissi o portatili, per verificare se chi entra, può avere con se oggetti atti ad offendere”.
Più netto il giudizio sull’utilizzo di una divisa durante da parte delle giovani amiche del premier: “Se venisse confermato, sarebbe una cosa penosa. Non si scherza con i simboli istituzionali”.
In passato, lo stesso sindacato sollevò forti perplessità in merito ad una posa sexy di Claudia Koll, fotografata in divisa da poliziotta: “Oggi, come allora, il nostro giudizio non può che essere critico”.
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
LO SCONTRO TRA PM E DIFESA: COSA DICE LA LEGGE SULLA COMPETENZA TERRITORIALE DEI GIUDICI DI MILANO, SUL TRIBUNALE DEI MINISTRI, SUL RITO IMMEDIATO, SUL RINVIO, SULLA GIUNTA AUTORIZZAZIONE DELLA CAMERA… SE I LEGALI DEL PREMIER SOLLEVASSERO CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE, PASSEREBBERO DIVERSI MESI PRIMA DELLA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Silvio Berlusconi potrebbe essere processato al massimo a fine marzo per concussione e prostituzione minorile, anche se il presidente del Consiglio ritiene che le accuse siano “risibili”.
La Costituzione e il codice di procedura penale sono la risposta agli ultimi insulti, in ordine cronologico, rivolti dal Cavaliere alla Procura di Milano, colpevole, secondo il premier di aver compiuto “una gravissima intromissione nella vita privata”.
Il procuratore Edmondo Bruti Liberati ha emesso un comunicato per dire che il suo ufficio “prosegue nel suo lavoro quotidiano, in piena serenità , nel saldo riferimento ai principi costituzionali dell’uguaglianza davanti alla legge (art. 3) della obbligatorietà dell’azione penale (art. 112) della presunzione di non colpevolezza (art. 27)”.
Accusa e difesa sono allo scontro frontale non solo dal punto di vista sostanziale (per Ghedini e Longo non c’è nè la concussione nè la prostituzione minorile), ma anche dal punto di vista procedurale.
Ad avviso degli avvocati, la procura non ha alcuna competenza per indagare, quindi sono illegittime le perquisizioni di venerdì scorso, ed è illegittimo l’invito a comparire tra il 21 e il 23 gennaio…
Per i due legali sarebbe competente il Tribunale dei ministri, dunque i magistrati avrebbero dovuto trasmettere gli atti entro i 15 giorni dall’iscrizione nel registro degli indagati, avvenuta il 21 dicembre scorso.
Ghedini e Longo, ufficialmente non hanno ancora dichiarato se Berlusconi si presenterà al Palazzo di Giustizia, ma sarebbero orientati a sollevare sia la questione della competenza sia un legittimo impedimento per evitare l’interrogatorio e prendere tempo.
Per quanto riguarda la presunta incompetenza, in questo momento la difesa può solo inviare una memoria ai pm.
Sulle conseguenze non c’è una risposta univoca perchè manca una normativa relativa alla fase di indagine.
Secondo una sentenza delle sezioni unite della Cassazione, il gip potrebbe esprimersi in merito, dopo naturalmente aver ricevuto il fascicolo dell’accusa. Sulla possibilità di “saltare” l’interrogatorio fissato tra venerdì e domenica, Berlusconi, come tutti gli indagati può non presentarsi senza alcuna giustificazione.
In questo caso i pm sono legittimati a inviare al gip competente (Cristina Di Censo) quelle che ritengono “prove evidenti” per chiedere il giudizio immediato.
Oppure Berlusconi può (come tutti gli indagati) presentare un legittimo impedimento.
Se non è palesemente pretestuoso, i pm ne tengono conto e riconvocano il premier.
Verosimilmente, se anche per le nuove date proposte dalla procura, Berlusconi non si presenta, a quel punto i pm inviano il fascicolo al gip, scrivendo anche una “nota” sul perchè non c’è stata la possibilità dell’interrogatorio, che è anche a garanzia dell’indagato.
Il gip ha 5 giorni di tempo per decidere.
Può respingere la richiesta e rinviare gli atti in Procura.
In quel caso si procede per via “ordinaria”: udienza preliminare dove il giudice, con le parti presenti, decide se rinviare o meno a giudizio Berlusconi. Se invece il gip accoglie la richiesta della Procura, Berlusconi va direttamente a processo.
Nel momento in cui si apre il dibattimento, la difesa può sollevare tutte le eccezioni che il codice prevede, ma sarà sempre il Tribunale a dover decidere se ci troviamo di fronte a richieste legittime o a cavilli.
Potrebbe anche sollevare un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale.
Se la Consulta dovesse essere chiamata a decidere, il processo potrebbe restare fermo per mesi. Ma la prescrizione rimane bloccata come nei casi di legittimo impedimento.
Vediamo ora i punti contestati dai legali del premier e cosa dice la legge
Competenza
Il reato più grave è la concussione…
I legali del premier sostengono che la Procura di Milano non è competente da un punto di vista territoriale: Arcore è nel territorio della Procura di Monza.
Ma a Berlusconi vengono contestati la prostituzione minorile e la concussione (avvenuta a Milano).
Secondo l’art. 16 del c.p.p: “La competenza per territorio appartiene al giudice competente per il reato più grave” (in questo caso la concussione)…
Competenza tribunale dei ministri
Non è un caso ministeriale…
Quando una Procura accerta la possibile sussistenza di un reato a carico di presidente del Consiglio o ministri, deve trasmettere gli atti al Tribunale dei ministri.
Ma l’articolo 96 della Costituzione prevede quest’ipotesi quando i politici delinquenti sono indagati per reati commessi “nell’esercizio delle loro funzioni”. Non è il caso della presunta concussione del premier…
Il rinvio
Si deve chiedere per impossibilità …
Si parla di legittimo impedimento per l’interrogatorio di Berlusconi. Anche in questo caso (invito a comparire inviato prima della richiesta di giudizio immediato) c’è la possibilità per l’indagato che voglia presentarsi a rendere l’interrogatorio di chiedere un rinvio per legittimo impedimento (art. 420 c.p.p.). La sussistenza dei motivi sarà valutata dal pm che, qualora lo ritenga sussistente, fisserà una nuova data…
Il Parlamento
La giunta non decide sul processo…
Berlusconi sarà processato qualsiasi cosa dica la Giunta del Parlamento. L’art. 68 della Costituzione prevede che: “Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, nè può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale”. Ma il processo può essere celebrato senza alcun impedimento…
Rito immendiato
L’omessa comparizione.
L’art. 453 c.p.p. prevede che: “Quando la prova appare evidente, il pm può chiedere il giudizio immediato se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con l’osservanza delle forme indicate nell’articolo 375 comma 3, la stessa abbia omesso di comparire”. Il giudice ha 5 giorni per decidere il rinvio a giudizio…
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Gennaio 19th, 2011 Riccardo Fucile
NEL 2009 I LAVORATORI FIAT HANNO PASSATO UN TERZO DELL’ANNO IN CASSA INTEGRAZIONE, NEL 2010 META’ DELL’ANNO, NEL 2011 SI PREVEDE UN ULTERIORE PICCO…A POMIGLIANO SONO 4.800 I LAVORATORI IN CASSA IN DEROGA, DA SOLI COSTANO 75 MILIONI…SENZA CONTARE LA CASSA ORDINARIA E STRAORDINARIA
La settimana scorsa sono tornati tutti a lavorare a Mirafiori solo giovedì e venerdì,
giusto i due giorni scelti per il referendum sull’accordo sindacale della vigilia di Natale.
Poi di nuovo in cassa integrazione.
Oggi sono di nuovo tutti alle catene di montaggio, ma solo fino a venerdì, la prossima settimane è di nuovo cassa integrazione per tutti.
Ma questo venerdì si fermano, un giorno prima degli altri, gli addetti alla linee della Lancia Musa e della Fiat Idea, che salteranno anche il 31 gennaio, il primo febbraio, il 7,8 e 9 febbraio.
Invece quelli che lavorano alle presse, a monte delle linee di montaggio, saranno fermi anche giovedì e venerdì prossimi, ma anche il 26, 27 e 28 gennaio, il 3 e 4 febbraio, il 10 e l’11 febbraio.
Alla Fiat la cassa integrazione è come l’orario ferroviario, come un palinsesto televisivo.
Un cassintegrato avrebbe bisogno di una segretaria che gli tenga l’agenda per ricordargli quando è giorno di lavoro e quando no.
Nel 2009, mediamente, i lavoratori della Fiat hanno passato un terzo dell’anno in cassa integrazione.
Nel 2010, grosso modo, sono stati costretti all’ozio per metà delle giornate. Nel 2011 la dose di riposo forzato crescerà .
Termini Imerese è ormai ferma, Pomigliano d’Arco attenderà fino alla fine dell’anno la ripresa della produzione con la Panda, Mirafiori inizierà la spettrale attesa del Suv per il mercato americano, previsto per fine 2012.
Nel frattempo , cassa integrazione per tutti o quasi.
A spese dello Stato.
L’orgogliosa rivendicazione di Sergio Marchionne, l’uomo che, in Italia, non prende una lira dallo Stato, è infatti da correggere, almeno parzialmente.
Dal 15 novembre scorso a Pomigliano i 4.800 dipendenti sono entrati in cassa integrazione “in deroga”.
A differenza della cassa ordinaria e straordinaria, che vengono finanziate dall’apposito fondo dell’Inps basato su specifici contributi di imprese e lavoratori, la cassa in deroga è pagata fino all’ultimo euro dallo Stato.
I lavoratori di Pomigliano prendono l’80 per cento della retribuzione e contributi previdenziali pieni: tutto compreso costano attorno ai 1.300 euro al mese (non più di 900 netti in busta paga).
Fatta la moltiplicazione , si vede che per l’anno di attesa della Panda, la Fiat di Pomigliano da sola costerà allo Stato 75 milioni.
Più filosofica la discussione se la cassa integrazione ordinaria e straordinaria si possano considerare soldi pubblici o no.
Aziende e sindacati in genere sono d’accordo nel dire che quei soldi vengono da un fondo finanziato dagli interessati, con i conti perennemente attivi (almeno finora).
La Fiat, come tutte le imprese, versa circa il 2 per cento del salario dei dipendenti. Fiat Auto versa dunque all’Inps, per la cassa integrazione, una quarantina di milioni l’anno.
Sarebbe un calcolo interessante, ma complicato, vedere se la Fiat prende più o meno di quanto versa la fondo della cassa integrazione.
Ma soprattutto c’è da chiedersi se sia da sottoscrivere la linea di aziende e sindacati.
à‰ comprensibile l’intento di difendersi, da ambo le parti, dall’accusa di succhiare la mammella dei fondi pubblici, però dire che i soldi della cassa integrazione sono di chi li usa è come dire che quando uno fa un serio incidente stradale i danni se li paga da solo: in realtà la compagnia d’assicurazione usa anche i soldi versati da chi non fa incidenti.
Così come l’Inps usa per la cassa integrazione anche i fondi versati da chi non ne ha bisogno.
Rimane il dato produttivo.
Nel 2011 la Fiat produrrà pochissime auto.
A Pomigliano d’Arco metà degli addetti saranno richiamati in servizio per due o tre giorni al mese per produrre qualche Alfa 159. A Mira-fiori, a parte l’Alfa Romeo MiTo, prodotta a ritmi pressochè regolari, le linee di montaggio andranno a singhiozzo per produrre qualche unità della Lancia Musa e della Fiat Idea.
A questo proposito può essere utile ricordare che esattamente un anno fa, all’inizio del 2010, l’ennesima dose di cassa integrazione, decisa da Marchionne, fu così accolta dal ministro dei Trasporti Altero Matteoli: “La chiusura degli impianti è una specie di ricatto della Fiat”.
Erano i giorni in cui ci si chiedeva se il governo avrebbe o no confermato per il 2010 gli incentivi all’auto, che avevano sostenuto le vendite nel 2009.
Il governo italiano si accodò all’orientamento prevalentemente in Europa, di chiudere i rubinetti degli incentivi, anche se Marchionne fino a quel momento aveva ripetutamente reclamato l’aiuto pubblico.
Finiti gli incentivi, mentre gli altri produttori europei si davano da fare per vendere lo stesso le auto, anche perchè incoraggiati da aiuti statali mirati che l’Italia non ha dato alla Fiat, Marchionne ha semplicemente sistemato i ritmi produttivi della Fiat sottraendo dai preventivi l’effetto degli incentivi.
Il manager con il maglioncino dice che per spararsi nuovi modelli allettanti aspetta che la crisi finisca.
E così per l’auto italiana il tempo si è fermato.
Arrivederci al 2012 (forse).
Nel frattempo i dipendenti campano, male, di cassa integrazione.
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