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IL TERZO POLO A MILANO CANDIDA UMBERTO AMBROSOLI: IL FIGLIO DI GIORGIO HA DATO LA SUA DISPONIBILITA’ A FINI

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

STA VALUTANDO SE ACCETTARE ANCHE DI FARE IL CANDIDATO SINDACO: LA SUA ADESIONE METTE IN GRANDI DIFFICOLTA’ LA MORATTI, PER L’ALTO PRESTIGIO MORALE DELLA FIGURA, FIGLIO DI UN “EROE BORGHESE”, ASSASSINATO DAI SICARI MAFIOSI DI SINDONA… IMBARAZZO ANCHE NEL PD CHE AVREBBE DIFFICOLTA’ A SOSTENERE PISAPIA

Dopo aver detto no al Partito Democratico, che per un anno lo ha corteggiato per candidarlo sindaco contro Letizia Moratti, Umberto Ambrosoli ha accettato la proposta di Futuro e Libertà , dando la sua disponibilità  a presentarsi per il Terzo polo alle prossime amministrative a Milano.
Gianfranco Fini lo vorrebbe primo cittadino, ma l’avvocato non ha ancora sciolto le ultime riserve garantendo, comunque, la sua presenza nelle liste.
La candidatura di Ambrosoli mette in difficoltà  sia Letizia Moratti, che si vedrebbe rubare parte dell’elettorato moderato e liberal democratico, sia Giuliano Pisapia.
Il candidato del centrosinistra, infatti, nel 1987 difese Robert Venetucci, condannato all’ergastolo con Michele Sindona come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, padre di Umberto.
Pisapia, inoltre, potrebbe perdere definitivamente il sostegno del Partito Democratico (già  ridotto ai minimi termini) che non ha mai accettato la sconfitta del suo uomo, Stefano Boeri.
Il 7 novembre scorso, mentre il centrosinistra era impegnato nelle primarie di coalizione, Ambrosoli era a Bastia Umbra alla Convention di Fli.
Colpito positivamente dal discorso di Fini, l’avvocato milanese ha intensificato i rapporti con i responsabili lombardi di Futuro e Libertà , in particolare con Giuseppe Valditara, vicecapogruppo a Palazzo Madama e uomo di fiducia del presidente della Camera al Nord.
Lunedì il passo decisivo: Ambrosoli è volato a Roma per incontrare Gianfranco Fini.
Una colazione durata poco più di mezz’ora per farsi rassicurare sui valori del partito e dare la propria disponibilità . “E’ molto, molto vicino a noi”, ha detto lo stesso Fini ai responsabili lombardi riferendo l’esito dell’incontro.
Il giorno dopo, martedì, Valditara ha portato la buona notizia a Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci e Daniele Melchiorre (Liberaldemocratici), riuniti a pranzo al ristorante Savini.
Tutti d’accordo nel sostenere Ambrosoli come candidato sindaco, aspettando i suoi tempi.
La scadenza è fissata a mercoledì nove febbraio.
L’11 a Milano si apre la tre giorni della Costituente di Futuro e Libertà  e il nome del candidato sindaco sarà  annunciato al primo giorno dei lavori.
Se Ambrosoli non dovesse accettare, il Terzo polo potrebbe ripiegare sull’editorialista del Sole24Ore ed ex assessore comunale alla Cultura, Salvatore Carrubba.
Un’altra alternativa, seppur coraggiosa ma di sicuro impatto, è rappresentata dal giovane presidente del Consiglio Comunale, Manfredi Palmeri.
Cresciuto politicamente in Forza Italia e nel Pdl, Palmeri è in Fli dalla prima ora e sabato ha scritto una lettera a Letizia Moratti chiedendole di rendere pubbliche tutte le consulenze.
“Con riferimento al periodo giugno 2006 gennaio 2011 e relativamente a enti e società  partecipati o controllati dal Comune, sarebbe opportuno — scrive Palmeri – conoscere ed eventualmente rendere pubblici nelle forme consentite, gli elenchi dei contratti di assunzione a tempo indeterminato e determinato e degli incarichi di consulenza, tutto con l’indicazione del costo aziendale, della retribuzione o compenso lordo (così come anche di ogni altro genere di costo derivante dall’esecuzione degli stessi) e dei relativi nominativi, precisando altresì la modalità  di selezione (tipologia di concorso, chiamata diretta)”.
Un gesto che a molti è apparso come l’apertura della campagna elettorale: “Vuole far esplodere una parentopoli come quella romana”, ha commentato un consigliere del Pdl.
La maggioranza è già  in difficoltà , tanto che la stessa Moratti ha dovuto ritirare il Bilancio perchè impossibile da approvare.
Ma i tempi stringono. Ieri pomeriggio il sindaco è andato ad Arcore per definire slogan e temi della campagna elettorale con Silvio Berlusconi. Il premier ha garantito che si impegnerà  in prima persona.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL PADRE DI UMBERTO, GIORGIO AMBROSOLI: L’UOMO CHE SFIDO’ SINDONA E LA MAFIA

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

LA LETTERA TESTAMENTO ALLA MOGLIE: “QUALUNQUE COSA   SUCCEDA, CRESCI I RAGAZZI NEL RISPETTO DI QUEI VALORI IN CUI ABBIAMO SEMPRE CREDUTO”… UN ESEMPIO DI “EROE BORGHESE”, ASSASSINATO DA UN SICARIO DELLA MAFIA NEL 1979…L’AVVOCATO MILANESE AVEVA LOTTATO PER CINQUE ANNI CON INTRANSIGENZA CONTRO LA GRANDE RETE DEI POTERI SOMMERSI CHE PROTEGGEVANO SINDONA

Sono passati venti anni dal giorno in cui “un eroe borghese” è stato assassinato a Milano.
Questo è il titolo che Corrado Stajano ha dato alla biografia di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese ucciso con tre colpi di rivoltella, l’11 luglio del 1979, da un sicario del banchiere mafioso Michele Sindona.
Assassinato sulla porta di casa al termine di una lotta impari durata cinque anni fra quel “borghese”, o si potrebbe dire fra quel cittadino quasi solo, e la grande rete di poteri sommersi che proteggevano Sindona, la Mafia, la P2, la finanza vaticana dello Ior, la Democrazia cristiana di Andreotti, gli ufficiali e i magistrati corrotti, i circoli americani più reazionari.
Un avvocato di Milano serio, intransigente di “brutto carattere” come dicevano quelli che non riuscivano a comprarlo.
Una di quelle persone che da sole contraddicono la società  in cui vivono, i suoi vizi, le sue paure. E che non fanno disperare nella pianta storta dell’uomo.
Cinque anni di lotta impari in cui l’avvocato milanese sa che la sua vita è appesa a un filo.
La moglie Annalori un giorno ha trovato fra le sue carte una lettera testamento. “Qualunque cosa succeda, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia e nel senso trascendente che io ho verso il paese, si chiami Italia si chiami Europa. Riuscirai benissimo ne sono certo perchè tu sei molto brava e perchè i tre ragazzi sono uno meglio dell’altro. Sarà  per te una vita dura ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai sempre il tuo dovere”.
Un avvocato milanese che si occupa di ispezioni bancarie, vissuto nelle intricate e anche sporche vicende dell’alta finanza.
Di eroi veri ce ne sono pochi in giro, di eroi borghesi pochissimi.
Perchè Giorgio Ambrosoli teme di venir assassinato?
Perchè nel settembre del ’74 il governatore della Banca di Italia Guido Carli lo ha scelto come commissario liquidatore della Banca privata italiana, una delle banche di Michele Sindona.
Perchè lui e non altri? Forse per il buon lavoro fatto per il fallimento della Sfi una finanziaria milanese, forse su suggerimento del banchiere Tancredi Bianchi.
Lo sconosciuto avvocato Giorgio Ambrosoli contro uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo…
Si potrebbe dire un uomo normale se gli uomini come lui non fossero una rarità . Sindona è uno dei siciliani che hanno fatto fortuna a Milano perchè la Milano dei soldi sa come crescere anche certi uomini arrivati dal profondo sud con i sandali ai piedi come Virgillito, uomini intelligenti, tranquillamente amorali, pronti a trovare con i loro pari affinità  elettive automatiche, anche se non trasparenti.
Pronti ad aprire nuove strade speculative anche per i rispettabili cumenda dell'”Ambrogino d’oro”.
E con l’ intelligenza spregiudicata che non guarda in faccia nessuno, che mira a un unico scopo: fare denaro, farlo in fretta, farlo con l’astuzia e con le protezioni che occorrono.
C’è una intervista di Sindona a un giornalista americano in cui dettagliatamente, senza nessuna esitazione moralistica, spiega come si possa depositare del denaro sporco a Hong Kong dove giocando sul cambio dello Yen, “un uomo che abbia una certa esperienza di questo sistema può in pratica rendere puliti centinaia di milioni di dollari in un tempo relativamente breve”.
Milano scopre Sindona quando Time esce con la sua fotografia in copertina e in una lunga intervista lui spiega come stia diventando il maggior venditore mondiale di succhi di frutta.
Sindona è un siciliano arrivato, a Milano e gli Stati Uniti, i due luoghi del potere e del successo del “business” degli uomini di onore.
L’uomo è riservato, segreto, non è facile avvicinarlo, ascolta in silenzio con il suo volto pallido, lo sguardo da faina e continua con le sue mani a fare dei complicati giochini di carta.
Di certo ha messo assieme una immensa fortuna, la Banca Unione e la Banca privata a Milano, la banca Franklin a New York e la Fasco, una finanziaria padrona di centinaia di aziende.
Quando Ambrosoli entra per la prima volta nello studio privato di Sindona, nel settembre del ‘ 74, incomincia a capire il personaggio, la sua megalomania, il piacere dei grandi banchieri di apparire raffinati nel giro delle speculazioni, staccati dalla volgarità  del tempo, imbattibili nelle cose concrete ma con gusti eleganti.
Lo studio è nel cuore del capitalismo italiano di fronte alla Banca commerciale, vicino al Banco Ambrosiano e alla Mediobanca di Cuccia.
E’ il suo santuario: una statuetta lignea di Francesco Laurana, un busto del Pollaiolo, un fratino del sedicesimo secolo come scrivania e lui magro e pallido come un trappista.
In fondo una porticina che conduce in un sottotetto dove per anni sono state nascoste le carte più delicate.
Ma dentro, quando arriva Ambrosoli il commissario liquidatore, non c’è più niente, le carte sono sparite.
Sindona è un uomo misterioso anche perchè chi dovrebbe scoprire i suoi segreti finge di non sapere, di non vedere.
Nel ’72 è arrivata alla questura di Milano una informativa del Criminal police office di New York in cui si dice che Sindona è in stretti rapporti di affari con un certo Daniel Anthony Porco per un traffico di stupefacenti.
Ma Sindona è uomo al di sopra di ogni sospetto: è stato invitato da Paolo VI a rimettere ordine nelle finanze vaticane; durante un ricevimento al Saint Regis di New York, Andreotti lo ha salutato come “il salvatore della lira”.
Più è nei guai, più la revisione di Ambrosoli dimostra che le banche di Sindona sono prossime all’insolvenza e più i suoi difensori trovano ascolto presso il nostro governo: due italo-americani amici di Gelli vengono ricevuti da Andreotti, parlano con lui un ora e mezzo, sono i rappresentanti degli italo-americani cari al nostro capo del governo.
Sono preoccupati che un così illustre e benefico concittadino venga messo sotto accusa dai “comunisti”.
Veramente Ambrosoli è il figlio di un conservatore monarchico e lui è un cattolico amico di cattolici ma lo si dipinge come un sovversivo.
E intanto il banchiere Sindona già  colpito da un mandato di cattura con richiesta di estradizione dagli Stati Uniti scrive ad Andreotti da una suite del Waldorf Astoria: “Illustre presidente, nel momento più difficile della mia vita sento il bisogno di rivolgermi direttamente a lei per ringraziarla dei rinnovati sentimenti di stima che ella ha recentemente manifestato”.
Segue un elenco di tutto ciò che il governo italiano deve fare per coprire la bancarotta e i debiti ed evitargli le grane giudiziarie.
Come se nulla fosse, Sindona continua a tener conferenze nelle università  americane impartendo lezioni di moralità  e di oculatezza.
Ma Ambrosoli non si lascia intimidire.
Presenta alla Banca d’Italia la sua prima relazione sul passivo della Banca privata italiana: 417 miliardi più un prestito di seicento miliardi della Germania federale garantito dalla Banca di Italia.
L’isolamento di Ambrosoli aumenta, trova solo persone che gli danno suggerimenti vaghi, assicurazioni generiche.
Un giorno dice a un amico: “Mi vogliono bruciare, mi vogliono far fuori? Vogliono uno che non riesca a mettere le mani e gli occhi dove vanno messi?”.
Se cerca di sapere qualcosa sullo Ior, la banca vaticana, incontra un muro di gomma.
Nell’ottobre del ’75 riesce però a mettere le mani sulle carte della Fasco e questa volta Sindona si infuria, lo denuncia alla magistratura e all’Ordine degli avvocati della Banca d’Italia, accusandolo di avere rubato le azioni della finanziaria e incomincia a mandargli i suoi messaggi di morte: “La vendetta e più bella quando è lontana”.
Un giornalista chiede a Ambrosoli: “Perchè si parla di lei come del nemico di Sindona?”
Risponde: “E’ molto semplice mi pare, sono diventato il nemico di Sindona ma non l’amico dei potenti. Ho dovuto pestare i piedi a troppa gente che sta nel Palazzo. Per esempio ecco l’ultima pratica. Qualche giorno fa mi sono rivolto al tribunale per farmi restituire dall’Irades i dieci milioni che ebbe da Sindona. Vuol sapere chi è il presidente di questo istituto di studi sociologici? E’ l’onorevole Piccoli che i dieci milioni li ebbe direttamente da Sindona, ma che ora dice di non doverli restituire”.
Così poco Ambrosoli si fida dei nostri governanti che dovendo consegnare la relazione sul crak Sindona a una decina di uffici, temendo che ci sia una fuga di notizie fa scrivere in ogni copia un errore di battitura diverso e conserva le varianti in luogo sicuro.
Alla fine del dicembre ’78 incominciano le telefonate con minacce di morte.
Il 26 Ambrosoli annota: “Mi cerca quattro volte al telefono, in studio prima e in banca poi, tale Cuccia. Lamenta che in Usa non avrei detto la verità  su Michele Sindona. Devi tornare là  entro il 4 gennaio con i documenti veri perchè se Michele Sindona viene estradato tu non campi”.
E il 5 gennaio del ’79: “Ritelefona due volte il soggetto che si è presentato a nome Cuccia. Stavolta a nome Sarcinelli. Insiste perchè vada in Usa e dice che il 15 gennaio può intervenire l’estradizione. Altre telefonate in cui “il Picciotto” dice che Andreotti trama contro di me. Entra in funzione il controllo telefonico ma credo che ci sia poco da contarci”.
L’ultima telefonata è del 12 gennaio del 79 e così la riferisce Stajano nel suo “Un eroe borghese”: “Pronto avvocato”. Ambrosoli: “Buon giorno”. “L’altro giorno ha voluto fare il furbo? Ha fatto registrare la telefonata”. A: “Chi glielo ha detto?” “Eh sono fatti miei chi me lo ha detto. Io la volevo salvare, ma da questo momento non la salvo più”. A: “Non mi salva più?” “Non la salvo perchè lei è degno di morire ammazzato come un cornuto. Lei è un cornuto e bastardo””.
Le telefonate cessano, Sindona ha deciso di far uccidere Ambrosoli.
E qualcosa trapela ai figli: il più piccolo, Beto, dice di aver sentito una notte una di quelle telefonate e scoppia in pianto.
Ambrosoli cerca di tranquillizzarlo: “Stai tranquillo Beto io morirò vecchietto nel mio letto di Ronco”.
Il 13 giugno del ’79 un commesso della Banca privata scende in cantina dove è conservata una parte dell’archivio e trova una rivoltella, pezzi di una rivoltella segati.
E’ un segnale? Pochi giorni dopo arrivano a Milano i giudici americani che si occupano di Sindona.
Ambrosoli viene inquisito come se fosse lui il bancarottiere. Risponde preciso, con calma.
Intanto il killer William J. Aricò e già  arrivato a Milano.
Aricò è stato presentato a Sindona da Robert Venetucci un trafficante di eroina. Aricò ha preso alloggio all’ hotel Splendido vicino alla stazione centrale.
La mattina dell’11 luglio Aricò noleggia una Fiat 127 targato Roma.
A bordo di quella macchina Aricò aspetta per ore davanti al portone di via Morozzo della Rocca che Ambrosoli esca.
Tre colpi di pistola rimbombano a mezzanotte.
Aricò restituisce la macchina il giorno dopo all’agenzia Maggiore e paga con una carta di credito americana.
Sarà  arrestato l’8 dicembre mentre rapina una gioielleria di New York. Aricò muore il 19 febbraio dell’84 mentre sta tentando di evadere dal carcere.
Poco prima ha confessato a un giudice americano di essere l’assassino di Ambrosoli.
Il prezzo pagato da Sindona è di venticinquemila dollari versati poco prima del delitto e novantamila accreditati su una banca di Lugano.
Michele Sindona e Robert Venetucci sono stati condannati all’ergastolo.
Ho assistito a quel processo a Milano: Sindona indossava un abito scuro, aveva un’aria spiritata, i pochi capelli ritti in testa.
Entrò nella gabbia dove già  si trovava il suo complice e mormorò un “How are you Venetucci”? L’altro non rispose.
Lo osservavo da pochi metri: aveva un suo taccuino in pelle scura e vi scriveva continuamente chi sa cosa, come se potesse fare qualcosa contro le prove schiaccianti.
Nessuno ha spiegato la morte di Aricò, invece la morte di Sindona è un mistero senza misteri nella esecuzione: è stato avvelenato con un caffè nel carcere, il secondino che gli ha portato il caffè non è stato inquisito, era arrivato pochi giorni prima da un istituto di pena siciliano.
I potenti si sono tolti dai piedi un testimone pericoloso uno che avrebbe potuto raccontare molte cose sul loro conto.
Nel delitto Ambrosoli si ritrovano alcuni personaggi di oscure vicende italiane: Licio Gelli, Giulio Andreotti, Franco Evangelisti, il giornalista ricattatore di Op.
Il professor Marco Vitale ha scritto in morte di Ambrosoli: “L’assassinio di Ambrosoli è il culmine di un certo modo di fare finanza, di un certo modo di far politica, di un certo modo di fare economia. I magistrati inseguono esecutori e mandanti del delitto, ma dietro ci sono i responsabili, i responsabili politici. E questi sono tutti coloro che hanno permesso che la malavita crescesse e occupasse spazi sempre più larghi nella nostra vita economica e finanziaria, e questi sono gli uomini politici che definirono Sindona salvatore della lira, sono i governatori della Banca di Italia che permisero che i Sindona penetrassero tanto profondamente nel tessuto bancario italiano, pur avendo il potere e il dovere di fermarli per tempo; sono i partiti che presero tangenti formate da denari rubati ai depositanti sapendo esattamente che di questo si trattava: sono quelli il cui nome è scritto nella lista dei cinquecento che hanno nascosto i soldi oltre frontiera, tutti quelli che da venti anni al vertice della politica e della economia hanno perso persino il senso di cosa sia la professionalità , cioè il subordinare la propria fetta di potere piccola o grande che sia, agli scopi dell’ordinamento, delle istituzioni, della propria arte o professione, all’interesse pubblico”.
L’avvocato Ambrosoli ha vinto o perso la sua scommessa sulla onestà ? Personalmente l’ha vinta, storicamente l’ha persa.
Negli anni passati dalla sua morte l’integrazione nel male, la “facilità  del male” sono aumentate non diminuite.

Giorgio Bocca

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RADIO PADANIA SFRATTATA DAL SALENTO: “ORA VIA I CONTRIBUTI E I PRIVILEGI”

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

ACCOLTO L’ESPOSTO DEI PROPRIETARI DI FREQUENZE OCCUPATE ABUSIVAMENTE DALL’EMITTENTE LEGHISTA… “IMPEDITA LA SVENDITA DEL TERRITORIO MERIDIONALE ALLA LEGA NORD”… 500.000 EURO L’ANNO DI CONTRIBUTO DALLO STATO PER INSULTARE I MERIDIONALI E GLI IMMIGRATI

Radio Padania sfrattata dal Salento.
Il ministero delle Comunicazioni accoglie l’esposto dell’avvocato Gianluigi Pellegrino presentato in nome e per conto del gruppo Mixer media e sospende le trasmissioni dell’emittente leghista che dal 17 dicembre dell’anno scorso andavano in onda dalla Puglia meridionale sulla frequenza 105.6, già  occupata però da radio Nice, che fa capo a Mixer media.
“Li abbiamo rispediti al mittente”, dice l’avvocato Pellegrino, che aggiunge: “E’ stata impedita una svendita, anche giuridica, del territorio meridionale alla Lega Nord”.
Per Luigi Nicolardi, sindaco di Alessano, là  dove radio Padania aveva attivato il proprio impianto, “l’intervento del ministero dello Sviluppo economico non risolve un’anomalia”.
Quella secondo cui radio Padania “diventa proprietaria della frequenza” se entro novanta giorni nessuno la reclama e, dopo tre mesi, può scambiare quella stessa frequenza con network commerciali.
“Chiedo a tutti i parlamentari salentini”, sottolinea Nicolardi, “di impegnarsi perchè sia negato questo privilegio, concesso a Radio Padania dalla finanziaria Bossi-Berlusconi del 2001. Sono gli stessi Bossi e Berlusconi che continuano a tagliare i trasferimenti di risorse agli enti locali, mentre non tagliano i contributi a radio Padania”.
Ricordiamo che, sulla base di   una leggina ad hoc, presentata e fatta votare dalla Lega,   Radio Padania, insieme a Radio Maria, è l’unica emittente che gode di 500.000 euro di finanziamento statale l’anno e può trasmettere in tutta Italia appropriandosi di frequenze libere senza dover chiedere concessioni particolari.

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