Agosto 17th, 2011 Riccardo Fucile
COME DISSE UNA VOLTA LUI DEL PREMIER: “MA POSSIBILE CHE DI GENTE NORMALE NON NE CONOSCA?”… LEI SOSTIENE: “VOLEVO FARLI RICONCILIARE”, MA LE FOTO FINISCONO SU “CHI” E “OGGI”… NON SAREBBE MEGLIO FREQUENTARE MENO I SALOTTI BUONI E MAGGIORMENTE I MERCATI RIONALI?
Di cosa parliamo quando parliamo di politica? 
Perfino di questo (brandelli d’Italia): il capogruppo degli scissionisti di Futuro e libertà a Montecitorio, Italo Bocchino, viene fotografato (su Chi e Oggi) in Costiera con Sabina Began, l’ape regina del raffinato bunga bunga a casa del premier, intrattenimento serale che a breve verrà spacciato per un gioco a carte stile canasta.
Naturalmente dei fatti loro chissenefrega, ma la questione viene ripresa dai giornali per un ipotetico risvolto politico non smentito dalla signora.
La quale viene da questo giornale interpellata perchè accusata su Libero dal disinvolto onorevole Fli di “avergli teso una trappola”, in favore di paparazzi.
E soprattutto perchè si è parlato di lei come possibile ambasciatrice di pace (ma che ci tocca scrivere) tra i finiani e il Pdl.
La replica dell’ape regina è di seguito trascritta senza aggiunta di coloranti.
“Ma quale trappola? Io non sono quel genere di persona. Trappola vuol dire una cosa non carina. E io nella mia vita faccio solo cose buone. Mi dispiace se Bocchino pensa questo. Io sono una persona positiva, penso alle cose belle della vita. Se faccio qualcosa è a fin di bene”.
Ha davvero cercato di ricucire lo strappo tra il premier e Fli?
Risposta (meglio sedersi prima di leggere): “Io vedo tanta tristezza nel mondo, c’è guerra ovunque. Ora abbiamo bisogno di pace, è quello che tutti si augurano. Sarebbe bello che ci fosse anche una pace politica nel governo e nel parlamento italiani. Se ci fosse la pace si affronterebbero meglio anche le questioni gravi dell’economia, con la mente più serena. Quando c’è odio e cattiveria, le cose sono più difficili”.
Sembra di capire che il premier sarebbe disposto a una tregua con Fini.
“Io credo che Silvio Berlusconi desideri solo avere pace tutto intorno a sè”.
Per questo le ha chiesto di mediare? “No, l’ho fatto io di mia spontanea volontà ”.
A che titolo non si capisce: la Began non è (almeno per ora) un consigliere di Palazzo Chigi. A beneficio di chi volesse fare le valigie e cambiare Paese, lei precisa: “Io non faccio politica, non m’interessa. Ho altri pensieri: mi piace la meditazione, mi piace la spiritualità ”.
E dulcis in fundo: “Se ci fosse la politica dell’amore la farei. Siccome non esiste, la politica non è un posto che fa per me”.
Ma perchè l’onorevole Bocchino dovrebbe accettare l’intermediazione di un’“attrice” con le iniziali di Berlusconi tatuate sulla pelle con la scritta “L’incontro che mi ha cambiato la vita”?. “Non sopravvalutiamo la signora Began”, dice il deputato Fli. “E poi tutti sanno quel che penso di Berlusconi. È stata solo una gita tra amici. Eravamo in tanti, ma “Chi” ha tagliato le foto in modo da far apparire qualcosa di intimo che non c’è. Per questo ho detto che mi è stata tesa una trappola. La macchina del fango funziona così”.
A parte che sarebbe ora di abolire l’espressione “macchina del fango” (vale anche per Saviano), se si attaccano i giornali di Berlusconi sarebbe comunque meglio non intervenire in abiti carnevaleschi alle trasmissioni di Alfonso Signorini come ha fatto qualche tempo fa Bocchino vestito da chef (sic).
“È vero: con il direttore di Chi ho un buon rapporto personale, ma loro fanno gli interessi dell’editore”.
Il settimanale Oggi però non è di Berlusconi. E allora?
Il direttore Umberto Brindani spiega: “Quelle foto sono arrivate in redazione con una didascalia che diceva: Italo Bocchino a pranzo con una ragazza. Il fotografo non aveva riconosciuto la Began, è stata una mia brava redattrice ad accorgersi che era lei. Le abbiamo pagate poco e niente anche per questo. Ma noi siamo usciti prima di Signorini. Come siano state fatte le altre foto, quelle pubblicate da “Chi”, non so. Ma non credo sia lo stesso paparazzo”.
Ricordiamo che una volta, dagli schermi Tv, Bocchino ebbe una felice battuta sulle frequentazioni del premier: “Possibile che voglia aiutare sempre e solo splendide e giovani modelle e mai una vecchietta?”.
Una battuta che ora rischia di valere anche per lui: tra telefonate con Bisignani, pranzi con ape regine e discutibili amicizie locali che ogni tanto gli sono valse anche convocazioni dai magistrati, viene da chiedersi se l’esponente più in vista di Fli non conosca anche persone normali, senza collegamenti con Berlusconi o con presunti neopiduisti o con intrattenitori di rapporti con uomini della ‘ndrangheta.
Forse sarebbe meglio frequentasse meno salotti e più mercati rionali: sarebbe certamente più in sintonia con la base del partito.
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Agosto 17th, 2011 Riccardo Fucile
PRECARI, CON FIGLI A CARICO, COSTRETTI A TORNARE NELLA CASA DEI GENITORI….E’ LA SITUAZIONE DI TANTI ITALIANI CHE SONO PASSATI DALLA SERENITA’ ALLA MISERIA
Gianna P. ha trentasette anni, un bel bambino e un grande sorriso.
“La povertà ? Io l’avevo assaggiata da piccola, quando mio papà è morto in un incidente. Solo assaggiata, però. Se chiedevo un paio di scarpe, queste arrivavano, magari dopo quattro mesi. Sono andata a scuola, mi sono diplomata, ho avuto la macchina come tutte le mie amiche. Adesso sì, sono povera. E ho capito che ad essere povera la cosa che manca di più è la libertà . Se avessi ancora il mio lavoro e il mio stipendio, anche se mi sono separata dal marito, potrei affittare un appartamento per me e per mio figlio che ha sette anni. E invece sono tornata a vivere da mia madre, non potevo fare altro. Sei sempre una bimba, per i tuoi genitori, e così ti trattano. Io l’ho provata, l’indipendenza economica, l’avevo conquistata”.
“Da più di un anno l’ho persa e assieme a lei se n’è andata la libertà di vivere in un posto tutto mio. Le vacanze al mare, le gite nel week-end? Ormai sono un ricordo ma questo non mi pesa. Mi manca la chiave della mia porta, della mia cucina… “.
La parola “povertà ” ha un sapore amaro, soprattutto in questa terra emiliana che sembrava tutta ricca.
Ricorda i libretti dell’Eca (Ente comunale di assistenza), chiamati semplicemente “i libretti dei poveri”, tenuti nascosti nei comò ed esibiti solo per avere le medicine gratis o un sussidio per mandare i figli in colonia.
Gianna P., perdendo il lavoro, si trova dentro l’11% delle famiglie italiane che hanno una capacità di spesa inferiore a 992,46 euro al mese.
“Adesso mi sveglio al mattino e mi dico: Gianna, fatti coraggio. Fai finta di essere ancora una ragazzina, alla ricerca del primo lavoro. Se sei stata capace di andare avanti, devi essere capace di tornare indietro e di ricominciare. Ho cominciato a lavorare nel 1995, avevo 21 anni. Primo stipendio, 800 mila lire. Prima receptionist, poi impiegata di buon livello. Due anni dopo mi sono sposata e le cose andavano davvero bene. Prima che l’azienda andasse in crisi, io e mio marito portavamo a casa 3100 euro al mese, 1500 io, 1600 lui. E c’erano la tredicesima e la quattordicesima, e anche i buoni pasto da 6,45 euro, che quando li hai quasi non ci badi ma quando spariscono ti accorgi quanto siano utili. Ci sentivamo non ricchi ma tranquilli. Un appartamento in affitto, a 600 euro al mese. Quattrocento euro per l’asilo nido del piccolo. Ecco, in questi giorni di caldo ci preparavamo per andare al mare, dieci o quindici giorni in un appartamento o in un hotel. E d’inverno ci prendevamo un’altra pausa, quattro o cinque giorni in Trentino, senza sciare ma con lunghe passeggiate sulla neve. Al ristorante o in pizzeria? Quasi mai. Preferivamo risparmiare per le nostre piccole vacanze o per portare il bimbo a Gardaland”.
Arriva la separazione dal marito ma le cose non cambiano troppo. “Con il mio stipendio e l’assegno dell’ex coniuge per il bimbo – 350 euro al mese – ce l’avrei fatta a vivere in autonomia. Ma all’inizio del 2010 arriva la crisi dell’azienda, con gli stipendi che tardano prima un mese poi due poi sei mesi e ti trovi all’acqua. L’affitto non lo puoi più pagare, torni dalla mamma e meno male che ha un appartamento suo. In azienda arriva il nuovo proprietario, tornano gli stipendi ma solo per qualche mese. Adesso non so di quale statistica Istat io faccia parte. So soltanto che da marzo ad oggi, e forse fino a novembre, non prendo un euro. In teoria c’è la cassa integrazione speciale, perchè anche i nuovi padroni hanno dichiarato fallimento, ma gli assegni da 700-800 euro ancora non si vedono. L’unico reddito è l’assegno del mio ex. Io però sono una che non accetta di farsi mantenere. A mia madre non pago l’affitto ma partecipo a tutte le spese, dal vitto alle bollette, dalla benzina all’assicurazione della macchina. Se ne vanno in media 450 euro al mese, che prendo in gran parte dai miei risparmi”.
Non è purtroppo una mosca bianca, Gianna P.
“Seguo i lavoratori delle aziende metalmeccaniche nei Comuni di Casalecchio e Sasso Marconi – dice Cristina Pattarozzi della Fiom – e purtroppo l’80% vivono ormai di ammortizzatori sociali. Chiusure, fallimenti, cassa integrazione, mobilità … A volte noi sindacalisti dobbiamo fare un altro mestiere, quello dell’assistente sociale. Ci sono famiglie dove tutti sono in cassa integrazione e se gli assegni sono, come sempre, in ritardo, non hanno i soldi per comprare da mangiare o per pagare bollette e mutui. E allora vai in Comune, spieghi la situazione, intervieni per bloccare uno sfratto. Le donne e gli stranieri sono i più colpiti ma forse anche i più forti. Sanno reagire, cercano nuove strade. Per molti uomini, anche giovani, la crisi dell’azienda è invece vissuta male. Si sentono persi, vanno in depressione. Stanno male perchè non hanno i soldi per andare al solito supermercato e vanno al discount quasi di nascosto perchè si vergognano”.
Non è facile essere poveri e accendere la tv per sentire uno che dice che “il lusso è un diritto”.
I bar sono pieni, si paga un caffè e si sta lì mezza giornata.
“Io sono senza stipendio da quattro mesi e allora, all’inizio di giugno, ho preso i miei due figli e sono andato a pranzo dai miei genitori. Non ho dovuto spiegare nulla. Hanno apparecchiato e solo alla fine mia madre ha detto: va bene alle 13 anche domani?”.
“Io ho tirato giù dal solaio la tenda, non andavo in campeggio da vent’anni. Insomma, con la crisi si torna giovanotti”.
“Ad agosto porto i miei tre bambini al mare, ma solo perchè mia suocera ha pagato l’affitto dell’appartamento. E’ stata gentile, non mi ha fatto pesare nulla. Ha detto: ho preso un appartamento con tre stanze, un’occasione. Venite con me?”.
“Ho controllato i punti della Coop e ho scoperto che ho speso meno di un terzo, rispetto all’anno scorso. Vado al discount per spendere meno. Al mattino presto, oppure mi sposto nei Paesi vicini, dove non mi conoscono”.
Gianna P. deve andare via, per prendere il bambino al centro estivo.
“Si paga anche lì, è un sacrificio ma non voglio che il mio piccolo abbia meno degli altri. E’ stato anche al mare, con suo papà che per fortuna ha ancora lo stipendio. Se il bimbo sta bene, sto bene anch’io. Quest’anno per me niente vacanze, ma non importa. Io sono una cui non piace “stare in schiena” e nessuno. Vuol dire che non mi piace farmi mantenere, nè dalla mamma nè dallo Stato. E così proprio l’altro giorno sono andata all’Inps per interrompere la cassa integrazione. Ho trovato da lavorare in un’azienda, da una settimana. Sono in prova, spero che mi assuma davvero. Certo, cercare lavoro oggi è come subire una rapina a mano armata. Prendevi 1500 euro? Te ne do 1025, prendere o lasciare. Se tengo conto dell’assegno di 700-800 euro al mese che dovrà pur arrivare e delle spese per andare in macchina nella nuova azienda, faccio pari e patta. Prenderei gli stessi soldi restando a casa, ad aspettare cassa integrazione o mobilità . Ma ho un figlio e devo dargli un futuro. E poi sono fatta così. Se devo ricominciare, ricomincio davvero. Non sono più una ragazzina ma non voglio uscire dal mondo del lavoro. Se sei fuori, anche con un assegno dell’Inps, è un macello. A non lavorare si sta male, perchè ti senti vuota e inutile. Niente ferie, niente piscina, niente vestitino nuovo e va bene così. Ma io, quella voglia che avevo dentro quando ho cominciato a lavorare, la sento ancora. E’ una voglia di stipendio, di casa, di libertà . Chiedo troppo?”.
Jenner Meletti
(da “La Repubblica“)
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Agosto 17th, 2011 Riccardo Fucile
NIENTE DISCORSO PUBBLICO A CALALZO DI CADORE DOVE E’ TRADIZIONE CHE IL SENATUR TENGA UN COMIZIO PRIMA DI PARTECIPARE ALLA CENA PER IL COMPLEANNO DI TREMONTI… ERA PREVISTA UNA CONTESTAZIONE ORGANIZZATA DAL PRESIDENTE LEGHISTA DELLA PROVINCIA DI BELLUNO CONTRO I TAGLI VARATI DAL GOVERNO
La Lega costretta a cancellare il comizio di Umberto Bossi per evitare le proteste non del Pd o
del Movimento 5 stelle, ma dei suoi elettori.
La base del Carroccio è talmente esasperata che ormai il partito è costretto a nascondere il Senatùr.
E l’incontro non era previsto in una città ostile, ma in un paese da sempre rifugio della Lega per le vacanze: Calalzo di Cadore.
Qui Bossi e Roberto Calderoli vengono due volte l’anno.
I primi di gennaio per l’ormai famosa cena degli ossi e a metà agosto per il compleanno di Giulio Tremonti che qui trascorre le sue vacanze estive — ha una casa a Lorenzago — e il 18 festeggia con i due amici leghisti e pochi altri intimi, con una cena all’hotel Ferrovia gestito dal Gino Mondin.
La festa è sempre stata preceduta, il giorno prima, da un comizio di Bossi.
Ma stamani è stato annullato: un gruppo di uomini del Carroccio, capitanati dal presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, hanno annunciato che sarebbero venuti a chiedere conto dei tagli.
A loro si è accodato il Partito Democratico, così stamani Mondin, organizzatore del comizio, ha deciso di annullare l’incontro dopo aver chiamato anche Calderoli.
Ma il risultato è stato l’opposto: invece di fermare la protesta la ha alimentata.
E a metà pomeriggio si è trovato all’ingresso dell’albergo Bottacin con la bandiera della provincia listata a lutto.
Bottacin si è seduto sui tavoli all’esterno e si è messo ad aspettare Bossi e Calderoli che arriveranno a fine pomeriggio da Ponte di Legno.
“Non è una protesta”, ci tiene a dire Bottacin, “ma una semplice richiesta di chiarimento: i tagli della manovra mi costringono a chiudere la Provincia. Da Belluno mandiamo a Roma ogni anno 800 milioni di euro, ce ne arrivano indietro 25 circa e io solo di costo del personale ho 10,5 milioni di spese, il nostro territorio è colpito da seimila frane delle novemila che ogni anno si registrano in Veneto, poi dobbiamo spalare la neve, ci sono le scuole. Insomma la cancellino loro perchè altrimenti devono mettermi in condizione di gestire il territorio”.
Bottacin è un leghista della prima ora.
Finora ha tentato di risolvere i problemi parlando direttamente con Calderoli e Tremonti.
Poi ha preso carta e penna e scritto anche al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Che gli ha risposto. “Ma non può fare un decreto, deve agire il governo e questi qui invece continuano a tagliare”.
E così ha deciso di venire a protestare di persona.
“Voglio dire ai nostri ministri che così non si può andare avanti”, dice scuotendo la testa, mostrando delusione per il suo partito. “Io devo rispondere prima di tutto ai cittadini che mi hanno votato, a loro devo rendere conto, soltanto dopo mi preoccupo del colore di chi è che fa gli errori a Roma”.
Da un sacchetto di plastica tira fuori un libro rilegato. Titolo: Tirate al petto.
Lo mostra. “L’ho ricevuto pochi giorni fa, è un libro che il presidente della Provincia di Cosenza ha inviato a tutti i presidenti di Provincia italiani, ed è completamente pagato dal suo ente. Capisce? E io non ho i soldi per riparare le strade. Degli 800 milioni che ogni anno mandiamo a Roma magari alcuni sono stati regalati a Cosenza e li hanno spesi per questo. Non esiste, non esiste”.
I malpancisti leghisti aumentano ogni giorno.
E per quanto Bossi si ostini a dire che nel partito non ci sono spaccature è la base a mostrare sempre più evidenti segni di staccamento dai vertici.
Basti pensare allo scorso fine settimana, quando Bossi non si è presentato a Ponte di Legno fino a lunedì e dalle strade sono stati cancellati gli slogan che inneggiavano al Capo e che erano qui da dieci anni, lungo i tornanti del Tonale ad accompagnare chi saliva verso i rifugi montani.
E ora arrivano persino all’hotel Ferrovia, ritiro storico dei leader del Carroccio. Gino Mondin, il proprietario, fuori dall’albergo ha appeso due cartelli: “Albergatore armato”.
Per tenere lontano gli scocciatori certo, che nessuno avrebbe immaginato sarebbero stati leghisti.
A protestare arriverà a Calalzo anche il Partito Democratico.
E’ stata creata una pagina facebook “comitato accoglienza Bossi Calderoli Tremonti” per pubblicizzarle la manifestazione: domani alle 17.30 e fino alle 23 circa trenta persone si presenteranno a volantinare contro i tagli alla Provincia.
Ma l’opposizione è stata battuta dalla Lega che a protestare è venuta oggi.
E Bottacin non ha intenzione di mollare. “A Bossi e Calderoli io dirò una cosa semplice: o ci date la possibilità di rispettare i cittadini fornendogli i servizi per cui pagano profumatamente Roma, oppure è inutile tenere aperta la provincia. Io sono pronto a dimettermi subito e devono farlo anche i tre ministri veneti, compreso Galan che il territorio lo dovrebbe conoscere piuttosto bene visto il suo passato, e i quattro deputati eletti a Belluno, a partire da Paniz che al governo si è ambientato e sembra sappia far valere le proprie idee quando vuole, e tutti i bellunesi che hanno incarichi negli enti. Così possiamo dare un bel segnale. Noi aiuti dallo Stato non ne riceviamo”.
E a Bossi che due giorni fa aveva semplificato dicendo che anche “i nostri amministratori son diventati terroni, aspettano i soldi”, Bottacin risponde chiaro: “Siamo noi che mandiamo i soldi a loro, qui non arriva niente. Se potessimo andremmo in Svizzera”.
Non oltre confine, certo, ma un anno fa la Provincia aveva chiesto di poter indire un referendum per passare al Trentino Alto Adige e diventare come le province di Bolzano e Trento.
“A Roma ce l’hanno bocciato, capito? Io devo dare delle risposte ai miei elettori quindi o mi mettono in condizione di poter almeno coprire le buche delle strade oppure la Provincia devo chiuderla o la aboliscano subito loro; aboliscano tutte le province ma basta scherzare con la gente, così non si può andare avanti”.
A sentirlo parlare sembra un esponente dell’opposizione.
Tanta la rabbia, la delusione, l’indignazione.
Nella Lega di territorio che si vanta di essere l’unico partito realmente presente e con un legame profondo con la base, un presidente di Provincia del Carroccio che parla in toni così critici nei confronti dei suoi ministri di riferimento non si era mai visto prima.
Finora dal via Bellerio le voci negative sono sempre state azzittite, cancellate, commissariate. Questa volta invece è Bossi che è costretto a difendersi.
E a Calalzo di Cadore, tra i leghisti, c’è già chi fotografa lo stato del partito con la solita delicatezza padana: “Ormai non possiamo neanche più esporlo come facevano con Breznev“.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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