Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
I MILITANTI PRONTI A RIUNIRSI A VERONA SE LA LEGA DOVESSE RENDERSI COMPLICE DELL’ENNESIMA LEGGE AD PERSONAM… UNA PAGINA APERTA DA MARTINA FIORE ATTACCA FRONTALMENTE BOSSI, MA DIETRO POTREBBE ESSERCI UN NOME DI PESO, PRONTO A GUIDARE LA FRONDA: FLAVIO TOSI
Se la Lega dovesse votare in parlamento a favore della “prescrizione breve”, i dissidenti del
Carroccio sarebbero pronti a venire allo scoperto.
C’è già un luogo per la riunione, “se lo scempio dovesse essere portato a compimento”: l’hotel Holiday Inn di San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona.
Manca solo la data, dettata appunto dall’eventuale voto sul provvedimento che la Commissione giustizia del Senato ha appena dovuto accantonare per l’ostruzionismo dell’opposizione.
Ora il testo potrebbe approdare direttamente in aula.
L’ennesima legge ad personam per salvare Silvio Berlusconi dai suoi guai giudiziari, ma questa volta un sì del Carroccio potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso del malcontento della base.
La rivolta corre su Facebook, nella pagina di Martina Fiore: viso nascosto da maschera in stile Casanova, dito sulle labbra a simulare il silenzio imposto dai vertici del partito a qualunque dissidenza interna.
Ma un rapido giro tra qualche fonte bene informata conferma che dietro lo schermo virtuale c’è una fronda reale.
Che sarebbe ispirata proprio dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, portabandiera della rottura con Berlusconi. Il quale tra l’altro non avrebbe alcuna intenzione di dimenticare l’insulto che gli ha rivolto Umberto Bossi (“stronzo”).
“No all’alleanza con Berlusconi”, scrive Martina Fiore in una nota su Facebook, “è un movimento spontaneo che nasce all’interno della Lega nord e che riunisce tutti i leghisti che ne hanno i maroni pieni” di accompagnarsi al Cavaliere.
E il termine “maroni” non può non far pensare al ministro dell’Interno Roberto Maroni, che tra l’altro ieri ha ammesso che sulle divisioni interne alla Lega “qualcosa di vero c’è”.
Continua Martina: “Siamo in maggioranza, siamo tantissimi, ma vogliamo arrivare fino in fondo, quindi onde evitare purghe ed epurazioni da questo momento comunicherò solo attraverso messaggi Facebook”, quelli privati per intenderci.
Infine l’appello: “Tenetevi pronti, qualora fossimo trascinati in ulteriori situazioni che nuociono al futuro della Lega Nord” scatterebbe l’appuntamento all’Holiday Inn.
In primo luogo “se la Lega dovesse votare al Senato a favore della prescrizione breve per salvare Berlusconi dai suoi processi”.
La pagina conta 193 amici e molti commenti favorevoli da diverse città venete.
Gli ultimi post toccano nel vivo i fallimenti del Grande Capo.
Una foto di Umberto Bossi in cannottiera correda la notizia sulla nomina di Ignazio Visco al vertice di Bankitalia: “Bossi vuole Grilli di Milano, gli rifilano Visco napoletano verace. Che figura, non ne indovina più una”.
E giù riferimenti ad altre vicende imbarazzanti, come i presunti “ministeri” aperti a Monza.
Non ne esce meglio Silvio Berlusconi, quando Martina ironizza sui “valori” espressi dai leghisti che in parlamento hanno votato “per darci a intendere che Berlusconi ha telefonato alla questura di Milano per aiutare Ruby Rubacuori nipote di Mubarak ?”.
O forse di quei valori “egregiamente espressi” salvando Marco Milanese o “Saverio Romano, ministro accusato di collusione con la mafia, dalla sfiducia”.
Infine, un post che prende energicamente le difese di Tosi offeso da Bossi: “Bossi non sopporta più Flavio Tosi, sindaco di Verona, perchè è apertamente contrario all’alleanza con Berlusconi. Ha ragione Tosi oppure Bossi ? E se continuando di questo passo Tosi se ne va e si porta dietro mezzo Veneto, che fina farà la Lega di Bossi ? Perchè Bossi si ostina a tenere in piedi questa schifosa alleanza con B. contro la volontà della stragrande maggioranza della base leghista? Cosa c’è sotto? Affari? Denaro? Cos’è che ci viene nascosto? Che parte ha il cerchio magico in tutto questo?”.
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
FINI: “NESSUNA ALLEANZA PRECOSTITUITA, CHI VUOLE IL BENE DEL PAESE SI SGANCI ORA DAL PDL”…CASINI: “DECIDETE A SCHIENA DRITTA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”…RUTELLI: “SERVE UN GOVERNO DI RESPONSABILITA’”
I malumori in casa Pdl e l’incertezza dei numeri nella maggioranza alimentano l’offensiva politica del Terzo Polo.
La convention di Lecce serve a lanciare appelli a dissidenti e malpancisti di maggioranza, a prendere le distanze dalla sinistra, a rivendicare libertà di manovra.
Dal palco gli interventi sono da vigilia di campagna elettorale prossima, con il Terzo Polo pronto ad approfittare di un 8 settembre berlusconiano e ad accogliere le truppe disperse dopo il “tutti a casa”.
Il primo messaggio, del resto, è rivolto a chi, nel Popolo della Libertà , è tentato dall’idea di abbandonare Silvio Berlusconi prima di una ingloriosa caduta.
Messaggio ripetuto a chiare lettere tanto dal leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, quanto dal leader di Futuro e Libertà , Gianfranco Fini.
Fini: “Alleanza solo con il popolo italiano”.
Sul discorso alleanze, Fini sottolinea che il Terzo Polo andrà verso le elezioni senza alleanze precostituite.
Ma i giochi restano in qualche modo aperti: “Abbiamo un’enorme difficoltà a ragionare con una certa sinistra lontana da noi – dice Fini – , ma non è affatto scontato che l’altro grande polo sia l’interlocutore. Noi – aggiunge – abbiamo obiettive impossibilità a ragionare con chi ritiene che la Tav sia inutile o che non si possa liberalizzare o che la riforma delle pensioni sia un tabù. A ragionare, cioè, con una sinistra lontanissima in termini culturali e programmatici”.
Dall’altra parte, però, avverte Fini, “siamo convintissimi che occorre riformare la giustizia, ma che non si debba andare alla resa dei conti con i magistrati”.
Inoltre, sottolinea, “ci separa un abisso dalla xenofobia della Lega, che rifiuta ogni ipotesi di integrazione”.
In conclusione, afferma Fini, “al momento del voto il Terzo Polo non parteciperà al baratto di questa o quell’alleanza pur di avere un voticino in più. Non ci interessa nè un’alleanza contro Berlusconi, nè contro Bersani. Noi vogliamo un’alleanza con il popolo italiano”.
Rivendicando l’equidistanza dai due poli principali, il leader Fli si rivolge però ai potenziali transfughi del Pdl: “Il Terzo Polo – dice – è aperto al contributo di tutti quei parlamentari del Pdl che devono aprire gli occhi: ora o mai più. Con quattro o cinque voti non si governa, si vivacchia. Questa è l’ultima chiamata”.
Casini: “Finita l’era dei superuomini”. Lo stesso appello, con toni anche più decisi, è partito dalla voce di Pier Ferdinando Casini: “E’ ora di finirla con i superuomini, quelli che pensano che il mondo finisce quando finiscono loro. I cimiteri sono pieni di gente che si riteneva indispensabile”, attacca Casini.
E’ ora di finirla, aggiunge il leader Udc, anche con una “caricatura del bipolarismo che ormai è divenuto uno scontro fra uomini primitivi. Oggi c’è bisogno di parlare un linguaggio nuovo e non di riproporre una formula bipolarista sgangherata”.
Ma l’affondo più diretto Casini lo riserva ai “malpancisti” del Pdl: “Aprite gli occhi, decidete a schiena dritta – dice Casini – se non volete diventare capri espiatori del fallimento berlusconiano” in una fase in cui “anche le migliori aspettative suscitate dall’elezione di Alfano alla segreteria” stanno venendo meno.
“Se pensate di salvarvi con le alchimie vi ritroverete sulla nave di un’illusione che va a fondo”.
Casini poi avverte il Partito democratico: “Siamo stanchi – dice – di sentire alcuni amici del Pd dire che noi dobbiamo decidere. Amici del Pd, noi abbiamo già deciso: siamo per un centrodestra moderno e con l’illusione del berlusconismo abbiamo finito quando si è capito che la rivoluzione liberale non si sarebbe mai vista e che tutto era finalizzato alla difesa di una sola persona e che la politica non contava più niente”.
Il problema della scelta, semmai, secondo Casini, riguarda il Pd e “non è di sostituire Renzi con D’Alema, ma di come si risponde alle grandi questioni di oggi, perchè il rischio è di passare dal disastro berlusconiano a un governo uguale e contrario”.
Rutelli: “Berlusconi punta al Natale”. Anche il leader di Api, Francesco Rutelli, ha la sua “ultima chiamata”. ma la rivolge per “un governo di responsabilità per il Paese e per affrontare le sfide dell’economia”.
“Berlusconi tenta di arrivare a Natale perchè sa che la sua coalizione non reggerà – afferma Rutelli -. Sono divisi. Non ce la possono fare loro e non ce la può fare una sinistra sempre più spostata a sinistra”.
Per questo Rutelli rinvia alla prossima iniziativa del Terzo Polo che si terrà a novembre: “A Verona tireremo le somme”.
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Ottobre 23rd, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI SCARICA LA COLPA SU ALFREDO: “NON HO USATO NESSUN CELLULARE PANAMENSE, LAVITOLA CHIAMAVA IL MIO MAGGIORDOMO”… NONOSTANTE LE INTERCETTAZIONI DICANO IL CONTRARIO, IL PREMIER SOSTIENE UNA TESI PARI A QUELLA CHE RUBY FOSSE LA NIPOTE DI MUBARAK
Così, dopo aver spacciato la marocchina Ruby per nipote di Mubarak e aver garantito che le cene ad Arcore si svolgevano ma lui non partecipava, ora il premier prende le distanze e scarica l’ex amico Lavitola a cui pochi mesi fa suggerì di rimanere a Panama. Latitante.
E scarica la responsabilità delle telefonate sul maggiordomo Alfredo, soprannominato mummia dalle ragazze che hanno frequentato le residenze del Cavaliere.
A dare voce al premier è Bruno Vespa, non nel salotto di Porta a Porta, ma nell’ormai consueto libro natalizio del conduttore di Rai Uno.
“Non ho usato nessun cellulare panamense. Lavitola chiamava ripetutamente Alfredo, che aveva da me avuto la raccomandazione di non passarmi alcuna telefonata. Lui pensò che io non mi fidassi dei normali telefoni, e allora disse ad Alfredo che gli avrebbe fatto avere dei telefoni sicuri. Alfredo me ne parlò, ma io rifiutai e commentai che quelli erano sistemi da criminalità organizzata”, racconta Berlusconi nel libro.
Una sera, prosegue ancora Berlusconi,“Alfredo si affacciò alla porta del mio studio con un cellulare in mano.
‘Dottore’, mi disse ‘Lavitola ha chiamato almeno 20 volte, vuole rispondergli almeno una volta?’. Ci parlai — conclude — ma con il convincimento che il cellulare fosse quello di Alfredo”.
Anche per quanto riguarda i suoi rapporti con Gianpaolo Tarantini il premier nega quanto rivelato dalle indagini della procura di Bari. ”Non gli ho reso un solo favore. Non l’ho assolutamente presentato e messo in contatto con persone di Finmeccanica; un giorno lo sentii al telefono mentre ero a fianco di Guido Bertolaso, glielo passai per un saluto ma nemmeno dalla Protezione Civile ebbe alcunchè”, confida il Cavaliere a Vespa.
Non solo. Il premier si spinge oltre e smentisce su tutta la linea le telefonate intercorse con l’ex editore e direttore de l’Avanti.
“E’ incredibile leggere che Lavitola si aspettasse questo e addirittura alcune deleghe di Gianni Letta. Non sono mai stato a conoscenza di niente di tutto questo. Tenga conto che nemmeno la sua candidatura alle elezioni europee del 2004 passò attraverso di me”.
nsomma, i rapporti con Lavitola li teneva il maggiordomo.
Tutta colpa d’Alfredo.
Come nei migliori gialli di una volta.
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
L’EX CONDUTTRICE DI TELE PADANIA LIBERA: “BOSSI HA VENDUTO IL SIMBOLO A BERLUSCONI PERCHE’ GLI AVEVANO ASSICURATO CHE IL PREMIER ERA MALATO”… “IL SENATUR ORMAI DICE COSE CHE GLI VENGONO DETTATE DA CHI GLI STA INTORNO, MA SENZA DI LUI COSTORO SONO FINITI”
“Bossi minaccia di cacciare chi lo contesta e dice che Flavio Tosi è uno stronzo. Ma non è lui a
pensarlo. E’ chi gli sta intorno. Peccato però che queste persone non abbiano ancora capito, o fingano di non capire, che finito Bossi sono finiti anche loro. La gente vera, i leghisti duri e puri, credono solo nel Senatùr. La Lega è lui e basta”.
Chi parla è una che la pancia del movimento la conosce bene.
E’ Rosanna Sapori, ex consigliera comunale leghista ad Azzano San Paolo, in provincia di Bergamo e fino al 2000 membro del direttivo provinciale del Carroccio.
Oggi gestisce una tabaccheria a Bergamo, ma ancora nel 2004, quando il contratto di collaborazione non le fu più rinnovato, era una delle giornaliste e conduttrici di punta di Radio Padania Libera, l’emittente che qualche giorno fa ha censurato le telefonate di protesta contro l’imposizione di Maurilio Canton a segretario provinciale di Varese.
“Ma non chiamatemi epurata — aggiunge — E’ vero, sono stata licenziata in tronco da Radio Padania, ma nessuno mi ha mai buttato fuori dalla Lega. Sono io che da allora non ho più rinnovato la tessera”.
E ricorda anche il patto segreto stipulato tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, di cui ha parlato di recente Gigi Moncalvo nel corso di In mezz’ora di Lucia Annunziata.
Si smette così di essere leghisti?
Perchè? Cosa significa essere leghisti oggi?
Ce lo spieghi lei.
Significa essere cretini. Dalla malattia di Bossi la Lega non esiste più.
Come no? Ci sono ministri, parlamentari e sindaci leghisti in tutto il Nord Italia.
Ma perchè secondo voi è Bossi che li sceglie? E’ lui che decide?
Cosa intende?
Che Bossi ha avuto un ictus fortissimo e da allora non è stato più lo stesso. Se oggi mi incontrasse per strada probabilmente non mi riconoscerebbe nemmeno. Due anni fa, al funerale di Vito Gnutti (ministro leghista dell’Industria nel primo governo Berlusconi, ndr) non riconobbe Alessandro Patelli (ex tesoriere del Carroccio, ndr)! Dopo la malattia non sapeva più nemmeno chi erano i figli e così chi gli stava intorno ha assunto il controllo su tutto.
A chi allude in particolare?
Soprattutto alla moglie. E’ lei che dal 2004 ha preso in mano la Lega e anche l’alleanza con Berlusconi. Sull’accordo scritto tra il Cavaliere e il Senatùr per la cessione del simbolo, oltre a quella del senatore Giuseppe Leoni, uno dei fondatori della Lega, c’è anche la sua firma.
Che prove ha lei per dire che quell’accordo esiste davvero?
La parola di Daniele Vimercati, l’unico giornalista che Bossi abbia mai apprezzato e stimato al punto da sceglierlo come suo biografo ufficiale. La storia della cessione del simbolo della Lega a Silvio Berlusconi, come garanzia della nuova alleanza del 2001 dopo il ribaltone del ’94, in cambio del ritiro delle querele e dei soldi necessari a far fronte alla disastrata situazione finanziaria del movimento — la sede di via Bellerio era tutta pignorata — me l’ha raccontata Vimercati alla fine del 2001 pochi mesi prima di morire. Me lo ricordo come fosse ieri, era un pomeriggio e, con le lacrime agli occhi, mi disse: “Rosanna, non c’è più niente da fare. Lo hanno convinto che Berlusconi sta molto male e che nel giro di poco sarà costretto a lasciare la politica così lui, Bossi, si riprende il simbolo e tutto, intanto incassa i soldi”.
Davvero Bossi era convinto che Berlusconi fosse messo così male? Per questo accettò di cedergli il simbolo con lo spadone?
Bossi era stato convinto di questo perchè qualcuno glielo fece credere. Ne ebbi un’ulteriore conferma quando un pomeriggio si presentò in radio e io, che con lui avevo un ottimo rapporto, un po’ per provocarlo gli dissi: “Ma come Umberto, ti vendi a Berlusconi?” e lui, piuttosto alterato, mi rispose: “Ma che dici? Che non lo sai che sta male?”. Allora capii che quello che mi aveva detto Vimercati era tutto vero.
Come fa lei a dire di un uomo che oggi arriva a minacciare di epurazione chi lo contesta, che sarebbe pilotato da altri?
Cito testuali parole pronunciate da Calderoli a Venezia: “Questi sindaci che rompono i coglioni non si rendono conto che sono polvere e senza la Lega ritorneranno polvere”. Secondo voi chi è che decide chi deve essere cacciato dalla Lega?
Però è Bossi che ha dato dello “stronzo” a Flavio Tosi per poi fare retro marcia assicurando che il sindaco di Verona non sarà mandato via.
Ma quelle sono cose che gli mettono in bocca altri: Calderoli, la moglie Manuela Marrone, Rosy Mauro e tutti quelli che fanno parte del cosiddetto cerchio magico. Tosi poi non lo può minacciare più di tanto nessuno perchè sanno che a lui dei ruoli nazionali non gliene è mai fregato niente. C’è una sola cosa che Tosi vuole fare: il sindaco di Verona. E da sindaco può parlare e contestare la linea del partito, incluso il voto su Milanese, ad esempio. Chi sta a Roma invece non può farlo perchè sa che se si va a votare di nuovo con questa legge elettorale non sarebbe più ricandidato.
Ma se è Tosi il vero anti-Bossi, Maroni allora che ruolo avrebbe?
Maroni non è mai stato pericoloso in sè. Maroni è la persona più tranquilla, moderata ed equilibrata che io conosca dentro la Lega. La vera pericolosità di Maroni, per il cerchio magico, sta nel ruolo che ricopre come ministro dell’Interno, per l’accesso che ha a determinati documenti.
Però a Pontida è lui che la base ha acclamato.
Quella che a Pontida acclamava Maroni non è la vera base. La vera base sta con Bossi e basta. E’ lui l’unico vero guru, nonostante la malattia, nonostante tutto, è solo Bossi che i duri e puri della Lega riconoscono come leader assoluto. Se togli Bossi la Lega è finita e se Bossi chiudesse gli occhi domani mattina non potete immaginare cosa accadrebbe.
Cosa?
Avete presente la storia della lista dei politici gay e omofobi? Bè, credete sia un caso che lì in mezzo ci fosse il nome di Calderoli? Io lo dico oggi e lo sottoscrivo: senza Bossi finirà male. Divisi tra maroniani, calderoniani, tosiani, zaiani, cotiani, cominceranno a lanciarsi fango addosso. Mica sono come i democristiani che di giorno litigavano e di notte andavano a letto insieme, questi si ammazzano!
Ma alla guerra tra “cerchio magico” e “maroniani” come ci si è arrivati?
Ci si è arrivati perchè quelli che stanno con Maroni sanno bene che quando non ci sarà più Bossi verrà fuori la storia del simbolo e vogliono aver pronta una nuova Lega da presentare agli elettori.
di Claudia Daconto
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
L’ENNESIMO CEDIMENTO AVVENUTO VICINO A PORTA NOLA, IN UN SETTORE APERTO AL PUBBLICO… LEGAMBIENTE: “NON BASTANO LE INTENZIONI, OCCORRONO FATTI”
I carabinieri di Pompei (Napoli) hanno sequestrato ieri sera una piccola area a nord degli scavi archeologici dove si è verificato il crollo di un muro romano realizzato con la tecnica “Opus incertum”.
Il cedimento è avvenuto nei pressi di Porta di Nola vicino la cinta muraria della città antica, giovedì notte, in seguito al violento nubifragio che ha flagellato l’area vesuviana, ma si è saputo solo stamani.
A crollare è stata la parte superiore di un paramento murario romano realizzato, appunto, in “opus incertum”, in una zona aperta al pubblico.
A terra ci sono circa tre metri cubi di macerie.
Il cedimento si è verificato a quasi un anno di distanza dal crollo della Schola Armaturarum e non ha provocato danni a persone nè ad altre strutture.
“Sono di fronte a questo muro e in parte sono un po’ sollevato: non si può parlare di crollo, è solo una scorticatura ma fa male, è un campanello di allarme da non sottovalutare”.
Così il Sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari, da Pompei, racconta quanto avvenuto negli scavi della città romana.
Villari rassicura quindi sull’entità del danno ma non per questo allenta la tensione sul futuro di Pompei: “Abbiamo messo in campo le azioni giuste ma non sono soddisfatto, dobbiamo fare di più, dobbiamo fare presto”, aggiunge.
“Ho più volte pubblicamente espresso tutta la mia preoccupazione per gli effetti che avrebbero potuto provocare le prime violenti piogge su Pompei. Proprio per questo abbiamo lavorato per presentare al commissario europeo un piano efficace per il recupero e la messa in sicurezza del sito ed abbiamo disposto un affiancamento, già operativo, alla sovrintendenza perchè si inizi da subito a provvedere con le azioni di messa in sicurezza più urgenti. C’è la più assoluta attenzione da parte del ministero verso Pompei, è la nostra priorità “.
Lo afferma il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo Galan.
“Il prossimo mercoledì 26 sarò a Pompei con il commissario Hann per mostragli la situazione e sbloccare il finanziamento europeo di 105 milioni da destinare al sito. Attualmente il sottosegretario Villari si trova sul posto per verificare l’entità del crollo e siamo in costante contatto. Per il momento – conclude Galan – è però fondamentale chiarire che il danno riguarda il distaccamento di uno strato superficiale di una parte delle mura di cinta che circondano Pompei, nessuna domus coinvolta quindi, e che la stabilità della struttura non è in alcun modo compromessa”.
“E’ trascorso un anno e dobbiamo registrare altri crolli, altre ferite. E’ bastata la prima pioggia autunnale ed in Campania con il territorio, franano anche i tesori del nostro patrimonio artistico. Mentre si discute, si ragiona e si polemizza i muri crollano. Le parole, le promesse, le buone intenzioni non servono a tutelare gli scavi e l’intera area archeologica di Pompei, serve una manutenzione ordinaria, servono fondi, servono personale qualificato. Meno grandi opere, più tutela e protezione dei nostri gioielli culturali. Insomma Fate Presto”.
Questo il commento di Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania, sull’ ennesimo episodio di crollo di muri nell’area degli Scavi di Pompei
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO FLI PROIETTI COSIMI HA VISSUTO LA TRATTATIVA: CEPU E NOMINE, DICEVA “NON POSSO RESTARE A SECCO”
“Eravamo seduti uno accanto all’altro, io e i colleghi Daniele Toto e Giorgio Conte. Abbiamo
ascoltato con le nostre orecchie la Polidori che telefonava ai suoi parenti con la voce rotta dall’ansia per quell’emendamento che avremmo votato e che di fatto avrebbe soppresso il riconoscimento di Cepu come università online”.
Lo rivela il deputato di Futuro e Libertà Francesco Proietti Cosimi consegnando al Fatto un’altra storia di bassa politica dell’era berlusconiana che stando alle dichiarazioni di giovedì del premier – “arriveremo fino al 2013” – continuerà a correre sui binari della compravendita.
C’è solo da aspettare per scoprire se, dopo la cena di Berlusconi con Pannella, i prossimi “convinti” saranno i cinque radicali.
Catia Polidori, la deputata che nella grande pesca berlusconiana ha vinto i premi più ambiti – il 5 maggio quello da sottosegretario e il 15 ottobre quello da viceministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero – ha sempre detto che si trattava di un caso di omonimia e che non fosse parente del grande sponsor di Berlusconi fin dal 1994, Francesco Polidori, proprietario di Cepu (azienda che si propone di dare una laurea a tutti, con corsi ad hoc a distanza, a pagamento, naturalmente) con residenza a San Marino, dove ha ricevuto il titolo di “console a disposizione”.
Aggiungendo di non aver votato no all’emendamento anti-Cepu.
“Non è vero, l’abbiamo vista tutti mentre lo faceva”puntualizza l’on. Proietti”.
Laureata in scienze economiche, 43 anni, di Città di Castello, imprenditrice, membro del Cda di diverse aziende, è considerata con Anna Maria Bernini (che l’ha anticipata nel salto dal trampolino con la rete di protezione diventando Ministro alle Politiche Comunitarie) una colomba del neo movimento finiano.
La Polidori il 14 dicembre – nonostante avesse assicurato il 10 novembre e il 2 dicembre che “la notizia che avrei perplessità circa il da farsi rispetto alla mozione di sfiducia al governo è del tutto destituita di fondamento” – ha “salvato” il premier varcando in un baleno la soglia del governo.
Scelta che ha trasformato l’aula in un parapiglia costringendo il presidente Fini a sospendere la seduta. Torniamo a quel 9 dicembre.
All’ordine del giorno c’è il ddl Gelmini che ha tagliato i fondi per le scuole e le Università pubbliche.
Il gruppo dei finiani dichiara che voterà a favore dell’emendamento – presentato dall’opposizione – contro il riconoscimento di Cepu come università online. Invece l’emendamento viene respinto, anche grazie ai voti di Fli.
“Siamo stati costretti a cambiare idea per impedire che la Polidori passasse con Berlusconi” rivela Proietti. “Eravamo alla vigilia della fiducia del 14. La posta in gioco era ridare ossigeno al governo. Non ce la siamo sentita di rischiare la dipartita della Polidori che avrebbe potuto avere un effetto domino vista la virulenza della campagna acquisti messa in atto. Cepu è di suo cugino, ce lo ha detto lei. Era disperata, non sapeva come giustificarsi di fronte ai parenti… Si agitava, piangeva, telefonava rassicurandoli che Fli avrebbe votato con la maggioranza, poi riagganciava e ci diceva: ‘È la mia famiglia, se mi obbligate a votare contro me ne vado’”.
Ne è certo? La Polidori al Corriere dell’Umbria ha dichiarato di non avere alcun legame di parentela e di non aver votato quell’emendamento…
“Sì, sono certo – assicura Proietti – Ho vissuto ogni attimo di quella vergognosa giornata e non ero solo, c’erano anche i colleghi Conte e Toto. Sì, siamo stati costretti, abbiamo dovuto farlo perchè per noi la priorità era staccare la spina al governo”.
E lei con una fava ha preso due piccioni.
“Esattamente. La Polidori è stata la sola ad avere incassato due volte: da Fli e dalla Pdl”.
Anche l’onorevole Giorgio Conte conferma quanto raccontato dal collega Proietti: “Io ero il suo compagno di banco. Un giorno la Polidori mi ha detto: ‘Sono rimasta qui e ho fatto una scelta contro i miei interessi, invece lei – guardando la Bernini – chissà quante prebende otterrà . E io che porto a casa? Niente’. Come si fa ad opporre valori e ideali ad una idea della politica personalistica e utilitaristica, in poche parole berlusconiana?”.
Per molto meno in un qualsiasi altro Stato sarebbe scoppiata la rivolta morale.
Mentre parlamentari che passano da un banco all’altro come fossero zucchine o limoni in un mercato altro non sono che la normalità di un Paese irrimediabilmente malato.
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
NON C’E’ PIU’ UN EURO, A RISCHIO LE TREDICESIME DI 13.000 DIPENDENTI, SEI ANNI FA L’AZIENDA ERA SANA… LA RAI CON 350 MILIONI DI DEBITI CORRE AI RIPARI CON UN PRESTITO DELLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI
Non è un programma d’informazione domestica, ma l’ultima deriva di viale Mazzini: persino per la Rai è una fatica arrivare a fine mese.
Non bastano 2,5 miliardi di euro l’anno fra canone e pubblicità .
Non bastano fidi bancari che sfiorano 700 milioni di euro.
Non bastano piani industriali che nascondono licenziamenti.
E dicembre fa paura: c’è il rischio che l’azienda possa bloccare le tredicesime, forse pure gli stipendi, e tanti auguri ai 13 mila dipendenti. Nemmeno un euro, poi, per i fornitori che, ormai senza pazienza, aspettano i pagamenti.
La cassa èvuota, strangolata dai ritardi del Tesoro nel versare il malloppo pubblico, 1,6 miliardi di euro raccolti con l’abbonamento: consumata la metà , mancano 800 milioni.
A settembre avevano promesso 400 milioni, poi rinviati in tre comode rate a ottobre; adesso per l’assegno finale di 400 milioni dicono dicembre: se slittano di due settimane, addio retribuzioni (un macigno da 80 milioni di euro al mese).
La Rai ripara il pallone sgonfio con cuciture improvvisate. Più passa il tempo, più il buco s’allarga.
Ecco, l’ennesimo palliativo: un prestito di 80 milioni di euro per gentile concessione di Bei, la Banca europea per gli investimenti. La rete per diffondere il segnale del servizio pubblico – antenne, piloni, ferro – è l’unica proprietà di viale Mazzini.
Dilapidato il patrimonio culturale, povero di contenuti e ricco di contenitori, l’azienda mostra le strutture di Raiway con l’illusione di chi, finito in disgrazia, cerca di salvarsi svendendo l’eredità .
Raiway vale un miliardo di euro, estrema garanzia per chiedere o trovare soldi.
Alessandro Penati, economista della Cattolica, intravede nuvoloni minacciosi su viale Mazzini: “Quando sei disposto a cedere il bene più solido e prezioso, significa che sei in corsa verso il fallimento e cerchi di mascherare il debito. La Rai può smobilitare Raiway, ma poi deve noleggiare le frequenze per andare in onda oppure vogliono chiudere le televisioni?”.
Nel bilancio 2011 i debiti consolidati superano i 350 milioni di euro.
Il peggio è dietro l’angolo: nel 2012, per resistere sul mercato, la Rai deve comprare i diritti per le Olimpiadi e l’Europeo di calcio, una botta di 140 milioni di euro.
Dove cercare 140 milioni di euro senza aumentare i 350 milioni di esposizione bancaria? Non con la pubblicità . L
a concessionaria Sipra ha raccolto 980 milioni di euro (50 in meno che nel 2010), e le previsioni sono pessime: “L’anno prossimo dovremo fronteggiare il calo di ascolti e la prevedibile crisi finanziaria, qualsiasi stima è troppo ottimistica”, spiegano fonti qualificate di Sipra.
Dicembre sarà il primo esame di stabilità , ancora più dura sarà tra gennaio e marzo. Senza canone e senza tesoretti.
Sei anni fa, mica nel dopoguerra, la Rai era un’azienda sana.
Il passaggio al digitale terrestre, una manna per Mediaset e una condanna per viale Mazzini, è costato 500 milioni di euro, soltanto il governo Prodi ha contribuito con 58 milioni di euro, Silvio Berlusconi ha pensato bene di non aggiungere.
In Gran Bretagna per assorbire le nuove spese, la Bbc ha aumentato il canone di 20 sterline. Qui scherzano con le diffide: il Consiglio di amministrazione ha intimato al ministero dello Sviluppo di pagare 1,3 miliardi di euro per onorare il contratto di servizio (quel documento che giustifica la tassa chiamata canone, che però non copre i costi di quelle trasmissioni qualificate come “servizio pubblico”).
Sai che paura, avrà detto il ministro Paolo Romani.
Senza sparare cifre colossali, seppur legittime, la Rai poteva confermare l’accordo con Sky per trasmettere sul satellite, 350 milioni di euro in 7 anni sdegnosamente rifiutati dall’ex direttore generale, Mauro Masi.
Bellissimi quei 13 canali di offerta gratuita, anche inutili però: nessun inserzionista sgomita per piazzare un prodotto a Rai 5 o Rai Gulp.
Guai a toccare l’appalto, ogni anno benedetto: 224 milioni di euro per società esterne, 200 milioni per le serie televisive; profumati contanti per imprenditori che vengono, incassano e salutano, che sia un successo o un disastro. Dentro, il nulla: “La Rai si costruisce fuori, non nei suoi studi. – commenta il professor Penati – Non può vantare una scuola per sceneggiature o varietà , nè marchi nè autori. Logico che finisci con i creditori che ti circondano, e devi tranquillizzarli subito perchè altrimenti sei spacciato. Mi ricorda un po’ la logica del San Raffaele di Milano che rinviava i pagamenti ai fornitori, fin quando ha portato i libri contabili in tribunale”.
La soluzione non è vendere: “Chi acquista un’automobile vecchia e rotta con pochi pregi e tanti difetti? La Rai ha due strade: o taglia i costi del 30 per cento o morirà per rinascere male come Alitalia con i soliti salvatori della patria”.
E i cittadini costretti a svenarsi ancora.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
APERTO UN NUOVO BAR PIZZERIA DEL NUOVO ITALIAN STYLE…LO SPUTTANAMENTO DEL NOSTRO PAESE NON HA CONFINI: MENO MALE CHE SILVIO C’E’
Charlie Gilkes e Duncan Stirling, i proprietari del locale in cui si mangia italiano, hanno pensato bene di
ricorrere all’espressione divenuta il simbolo delle notti brave del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e rimbalzata tante volte nei titoli della stampa internazionale, anglosassone compresa.
Italian style da esportazione?
Non si pensi però a scarpe firmate da uno stilista, moda o prodotti tipici perchè a Londra, zona Battersea Bridge Road, si incrocia un locale che nell’insegna riporta, l’uno di fianco all’altro, la torre di Pisa, un pezzo della Creazione di Michelangelo, la Fiat Cinquecento, un gondoliere e un tenore che scimmiotta Luciano Pavarotti.
Ma sopra a tante icone più o meno caricaturali del Belpaese, eccone un’altra, lanciata a bella posta nell’insegna: “Bunga Bunga”.
Per battezzare un bar pizzeria dove si fa il karaoke e si ascolta musica dal vivo, aperto dal martedì al sabato con orario variabile a seconda dei giorni, Charlie Gilkes e Duncan Stirling, i proprietari del locale in cui si mangia italiano, hanno pensato bene di ricorrere all’espressione divenuta il simbolo delle notti brave del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e rimbalzata tante volte nei titoli della stampa internazionale, anglosassone compresa.
Già a partire dal sito del locale (con relativi account Twitter e Facebook), più che sul reale “italian style”, si fa breccia sul “facilmente ricordabile all’Italia”.
E nella sezione “what is Bunga Bunga?” compare una cartina geografica all’apparenza antica dello Stivale che illustra le diverse aree del locale pubblico.
Qui, dal Mare Nostrum, con pinna posticcia legata all’addome, ecco che compare un’immagine dello sfrenato premier italiano in costume adamitico, almeno per quel tanto che è dato vedere (dal ventre in su).
L’espressione “bunga bunga” non torna però solo nel nome del ristorante.
Costituisce anche la “Option 5” nella lista dei party privati che si possono organizzare.
“Per una festa veramente di gruppo, si può affittare tutto il locale in modo che voi e i vostri ospiti possiate farci quello che desiderate”.
Tra i menu c’è poi la “gazzetta del bunga bunga” (in italiano già nell’originale) con la lista dei vini, degli aperitivi e delle novità che riguardano l’esercizio pubblico.
E non manca la sezione “Amici di” (anche qui dicitura non tradotta dall’inglese) in cui campeggia la rielaborazione di una fotografia che ritrae Berlusconi con la giovane marocchina Ruby Rubacuori in assetto first lady e si dà accesso a un’area riservata in cui sono ammessi “solo gli amici di bunga bunga”.
Dal vivo, se si visita il locale, poi ecco inoltre che si può sorbire il “Berlusconi’s Bellin”.
Non mancano tuttavia riferimenti ad altri personaggi italiani, tra cui Donatella Versace, il cui volto indica la toilette per signore mentre l’effige del presidente del consiglio invece quella per gli uomini, rigorosamente separate, pare.
Ma il marketing, ancor prima degli affari, non si deve fermare e, per lanciare ulteriormente il locale, già l’estate scorsa sarebbe stato preso contatto con l’agente di Ruby per quanto, al momento, non sia dato sapere se dall’Italia si stato accettato un invito a Battersea Bridge Road.
Antonella Beccaria
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Ottobre 22nd, 2011 Riccardo Fucile
IL LEADER RADICALE: “IL PD E’ SORDO”…RABBIA SUL WEB: “SIETE DEGLI OPPORTUNISTI, VOLETE SOLO I SOLDI PER RADIO RADICALE”
“Berlusconi ci ascolta. Bersani no. Per questo siamo andati a cena con il Cavaliere”. La sintesi dell’incontro tra il presidente del Consiglio e una delegazione radicale guidata dallo storico leader Marco Pannella sta tutta qui.
E così, dopo essersi smarcata dal centrosinistra in occasione dell’ultimo voto di fiducia, la pattuglia radicale torna a far parlare di sè.
Tema della discussione, spiega Pannella sul sito dei Radicali, “la riforma americana della legge elettorale e del tipo di Stato; sopratutto di giustizia, amnistia, indulto”. Tutte cose di cui Panella avrebbe voluto parlare con il Pd.
Senza esito, assicura.
“In tutto siamo riusciti a parlare nella sede pubblica del PD due volte! Una volta con la segreteria Franceschini e l’altra con l’attuale segretario. E basta!”.
Orecchie attente, invece, quelle del Cavaliere. “Da lui abbiamo trovato ascolto da parte di Berlusconi”.
Poi Pannella, cacciato dal corteo del 15 ottobre 2, ironizza sulla questione di Radio Radicale i cui finanziamenti sono bloccati, sul tavolo del governo.
Ragion per cui l’atteggiamento dei radicali in occasione del voto di fiducia aveva alimentato”sospetti” di scambio.
Panella ci scherza sopra: “Abbiamo trattato molto, però non vi posso dire quanto! Gli ho chiesto, vi assicuro, almeno 10 volte quello che si dice Berlusconi abbia dato a Lavitola”.
Che riserva un’ultima stoccata al Pd: “Vogliono il governo con Maroni, Casini, Alfano, Bersani (Di Pietro è un auspicio). La legge elettorale è quella che poi vogliono loro, che sia però accettata da Casini, dalla Lega Nord ecc”.
E però dubbi e sospetti per il pacchetto dei sei voti alla Camera che, con il governo sul filo contano eccome, sorgono.
La mossa radicale, infatti, divide anche i simpatizzanti.
Basta scorrere i commenti sul sito del partito. “Naturalmente si capisce molto poco lo sproloquio di Pannella, se non che mena il can per l’aia per giustificare la sua disponibilità a farsi comprare. ll centrosinistra si libererebbe di un fastidioso moscone che gli ronza nelle orecchie. Per dirla meglio si toglierebbe di torno un rompicoglione scaricandolo (ma sembra sperare troppo) al Berlusca e alla Lega (figuriamoci che affinità elettive!)” taglia corto Michele .
“Ci prendono proprio per scemi questi qui. Prima l’astensione, poi il numero legale, ora l’incontro con Berlusconi. Pannella & Co. ci danno la loro avvicinamento alla maggioranza pezzo per volta. Il catapiduista catacraxiano di regime, per Pannella, “un Presidente del Consiglio che ascolta”.
Ah sì? Che bel complimento. Indovinate la prossima mossa di Pannella.
Non bisogna essere particolarmente brillanti” si legge in un altro commento. “Questo tipo di politica radicale si può riassumere con “Todo modo….” , motto che sarebbe meglio lasciare a Gesuiti e a prostituti/e” scrive Mario Previtera.
Rincara la dose Corrado Gianfigliazzi: “Che miopia caro Pannella! Da Berlusconi non otterrai niente di più che il finanziamento di radio Radicale e la promessa (vana) di riforma della giustizia”.
Avanti così. “Siete andati a parlare con il capo di un partito che ha riempito le carceri di poveri cristi clandestini, ruba galline fino a farle scoppiare per una politica di orco con i deboli e molto lassista con i grandi malfattori. Siete andati a parlare con chi non vuole dare i soldi a Radio Radicale (a differenza di quelli del Pd che hanno sottoscritto la vostra petizione in Parlamento). Siete andati a parlare con il capo di un partito che sta cercando di far passare leggi come il biotestamento, che in Lombardia ha azzerato la possibilità della scelta di abortire perchè non ci sono più medici che lo praticano, pena la carriera ospedaliera. Siete andati a parlare con il capo di una coalizione che ha fatto le leggi più illiberali e lobbistiche da sessant’anni ad oggi. Ma niente, niente in vecchiaia Pannella pensa di essere diventato Gesù Cristo che muta i sassi in pesci e pane? La gente non aveva capito niente, era disinformata, ignorante, offensiva. Mi sa tanto che la gente aveva capito benissimo, senza tanti discorsi astrusi e strampalati, lo ha sentito con il cuore: quell’entrata in Parlamento prima dell’opposizione era un messaggio ben chiaro ed è stato recepito chiaramente! Vincere delle battaglie anche per grandi ideali con mezzucci fa tanto Macchiavelli che non si può proprio dire sia il padre della miglior politica!” ci si indigna.
Furioso Alessandro Fabi: “Oggi essere Radicali è una vergogna, un marchio indelebile nella coscienza, un opportunismo di campo: si và da chi paga meglio. Alla cena avete parlato di prezzo? La cifra è sempre la stessa, quella di una marchetta… a testa naturalmente!
Mentre Diego da Firenze accusa Pannella di cercare solo pubblicità : “Quando avrà finito di pavoneggiarsi provi anche a guardare alla situazione dell’italia ed a pensare se le soluzioni al disastro di questo paese si possono trovare a palazzo Grazioli oppure organizzando una vera opposizione liberale. Se sia possibile pensare che questo paese eviti il disastro dialogando con chi questo disastro non ha fatto niente per evitare, oppure radunando le persone che hanno la possibilità di ridare una speranza a questa nazione che si avvia verso il baratro. Provi a pensarci Pannella..”
“Sono semplicemente disgustata e provo orrore verso un partito che ha sempre fatto dell’integrità morale la sua bandiera per poi vendersi (e non è cosa nuova per chi ha memoria) al primo venuto che offre la giusta bustarella” commenta Hanahar. “Venduti voltagabbana. Ora sì che arriverà al 2013. E continueremo ad essere lo zimbello del mondo. Grazie Pannella grazie!!!! Poi si lamenta di sputi e spintoni” sbotta Giandi Aca.
Ma c’è anche chi difende la scelta di Pannella.
“Esprimo la mia solidarietà a Pannella protagonista da sempre di battaglie civili vinte ed in corso che hanno impedito a questo paese di fare la fine di paesi sottomessi da dittature politiche e teocratiche” scrive Luca Merlino.
E chi prima fa professione di realismo politico (“La politica è trattativa quindi ovvio che si tratti con tutti) ma poi ammette: “Berlusconi purtroppo ha sempre utilizzato i radicali e Marco come strumento di verifica delle sue idee e guerre di movimento utilizza Marco Pannella come una delle sue fonti di ispirazione ma purtroppo tutto ciò che assimila poi esce trasfigurato in azioni politicamente oscene”.
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