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SOFFERENZE BANCARIE AUMENTATE DEL 40% IN UN ANNO

Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

TRENTA MILIARDI IN PIU’ IN DODICI MESI, FAMIGLIE E IMPRESE IN DIFFICOLTA’

Le sofferenze bancarie — i prestiti erogati dagli istituti di credito che potrebbero non rientrare e trasformarsi così in rosso di bilancio — hanno fatto un balzo del 40 per cento in dodici mesi, sfondando e superando, nello scorso mese di settembre, quota 100 miliardi.
«Una situazione preoccupante, soprattutto per le famiglie italiane », commenta Elio Lannutti, presidente di Adusbef.
E di certo non una buona notizia per le banche, già  sotto pressione sul fronte della ricapitalizzazione e degli spread e sempre più restie a concedere nuovi crediti.
Da una parte, dunque, il boom degli incagli.
Dall’altra, la minaccia di un nuovo credit crunch, la stretta nelle erogazioni.
Sono proprio le famiglie — a quanto si legge nell’ultimo supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia dedicato a “Moneta e finanza” — ad essere sempre più esposte: quasi 34 miliardi su un totale di 102 miliardi “ballerini”, perchè a rischio esigibilità , risultano difatti in capo a nuclei familiari.
Sia in qualità  di “famiglie consumatrici” (24 miliardi) che come “famiglie produttrici” (10 miliardi), ovvero società  semplici, di fatto e piccole imprese individuali con pochi addetti.
Nel settembre del 2010 — un anno prima dell’attuale rilevazione di Bankitalia — le sofferenze “familiari” ammontavano a 24 miliardi, dieci in meno.
Ben un terzo, dunque, dei maggiori capitali “zoppicanti”, prestati dalle banche e ora pericolosamente iscritti nei loro bilanci, è stato accumulato proprio dalle famiglie. Sempre più incagliate nella crisi e dunque in difficoltà  con le rate.
Questa situazione è la «prova provata di una crisi lunga e difficile che interessa soprattutto l’Italia », aggiunge Lannutti.
Ma, a suo avviso, è anche la conseguenza di certe «allegre erogazioni del credito». Questi prestiti molto probabilmente dovranno «essere iscritti quasi totalmente a perdite nei bilanci delle banche», prosegue Lannutti.
Per questo l’Adusbef chiederà  un monitoraggio (e relative sanzioni) sulle «sofferenze bancarie derivanti da erogazioni e affidamenti deliberati fuori dai criteri prudenziali sulla meritorietà  del credito ad alcuni grandi gruppi industriali, da tempo decotti, ma tenuti in vita da robuste iniezioni di denaro, mediante fidi incautamente rinnovati, se non aumentati».
Sul fronte delle imprese si registra senza dubbio una vera e propria impennata.
A settembre Bankitalia annotava 67 miliardi di sofferenze.
Erano 48 miliardi nel settembre di un anno prima. Un rialzo del 40 per cento.
Tutti crediti difficilmente recuperabili.
L’ammontare record dei prestiti a rischio si presenta di gran lunga superiore anche rispetto all’inizio della crisi.
Nel 2008, ad esempio, le sofferenze attribuite alle famiglie “consumatrici” erano pari a soli 9,1 miliardi.
Saliti a 12,8 miliardi nel 2009. Poi raddoppiati fino ai 24 attuali.
Segnali poco rassicuranti che preannunciano un 2012 difficile, con la recessione che incombe e l’emorragia di posti di lavoro, oltre che di commesse.
La criticità  di famiglie e imprese, moltiplicata dalle tensioni della finanza globale e dalla crisi dei debiti sovrani europei, potrebbe spingere le banche a chiudere ulteriormente i rubinetti del credito.
Come nel 2008 e 2009. A fine settembre i prestiti erogati erano pari a 1.984 miliardi, dai 1.914 del 2010.
Solo settanta miliardi in più.
Un timido aumento del 3,6 per cento.

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PAVIA, TASSE TROPPO ALTE: L’ATENEO COSTRETTO AL RIMBORSO

Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

IL TAR HA DATO RAGIONE AGLI STUDENTI: GLI ISCRITTI PAGANO PIU’ DI QUANTO PREVISTO DA UNA LEGGE DEL 1997…MA QUESTO SUCCEDE IN TANTI ALTRI ATENEI

Tasse universitarie eccessivamente alte e l’ateneo deve restituire il “maltolto” agli studenti.
E’ accaduto a Pavia per effetto del ricorso al Tar presentato dall’Unione degli universitari.
La sentenza definitiva condanna l’università  degli studi di Pavia al pagamento di 1,7 milioni di euro.
Per gli studenti si tratta di una “storica vittoria contro l’innalzamento spregiudicato delle tasse universitarie che apre la concreta possibilità  di ricorsi a catena in ogni università  italiana”.
In almeno una ventina di atenei italiani le tasse sforano il tetto imposto dalla legge attuale.
A spiegare la mezza rivoluzione che potrebbe creare il pronunciamento dei giudici amministrativi di Milano è l’avvocato Francesco Giambelluca, che ha patrocinato l’Udu. “Con la sentenza, definitiva, il Tar di Milano ha dichiarato fondato e ha pertanto accolto il primo motivo di ricorso stabilendo che è stata illegalmente violata la soglia non superabile del 20 per cento che pertanto tutta l’eccedenza, pari a circa 1,7 milioni di euro, deve essere restituita sia ai ricorrenti, attivandosi d’ufficio verso tutti gli altri studenti”.
Di che si tratta? Una legge del 1997 stabilisce che il contributo posto carico degli studenti (le cosiddette tasse universitarie) non possono superare la soglia del 20 per cento del finanziamento pubblico ricevuto dallo Stato: il cosiddetto Fondo di finanziamento ordinario degli atenei.
E siccome dal 2008 a oggi il Ffo è stato progressivamente assottigliato per fare fronte ai colpi della crisi economica per fare quadrare i conti pubblici, tutti si aspettavano un calo anche delle tasse universitarie.
Ma le cose sono andate in maniera diversa.
“Con due diverse verificazioni eseguite dalla Ragioneria generale dello Stato   –   spiega Giambelluca   –   è stato accertato uno sforamento pari all’1,331 per cento”.
E il Tar ha condannato l’università  di Pavia a restituire gli importi non dovuti agli interessati.
“E’ una sentenza storica e rivoluzionaria per l’università  italiana   –   commenta Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Udu   –   il Tar Milano ha sancito quello che noi ripetiamo da tempo: quel 20 per cento non è un parametro indicativo bensì vincolante, perchè tutela il diritto allo studio”.
Ma non solo.
“Questa sentenza   –   prosegue Orezzi   –   è un enorme argine verso l’innalzamento selvaggio delle tasse universitarie che sta diventando il peggiore ostacolo sociale per accedere al mondo accademico e rappresenta inoltre la risposta migliore a quanto scritto nella lettera di Berlusconi inviata all’Unione Europea, che ipotizzava un aumento selvaggio delle tasse per accedere all’Università “.
E’ uno dei 39 punti di domanda rivolti dalla Commissione al governo italiano prima che cadesse sotto i colpi inferti dai mercati.
L’Europa ha chiesto di sapere “in pratica, che cosa implica la frase “maggior spazio di manovra nello stabilire le tasse di iscrizione?”.
Secondo gli studenti, che hanno manifestato in piazza per mesi, “è un chiaro messaggio al nuovo governo Monti e al neo ministro Francesco Profumo: le tasse non solo non si possono più alzare, ma sono già  ora troppo alte, tra le più alte d’Europa”. Chi ha orecchie per intendere intenda.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

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IL BOSS LATITANTE DA’ DISPOSIZIONI AL CUGINO SINDACO DEL PDL SU A CHI ASSEGNARE AGLI APPALTI

Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

CRONACHE DAI CONFINI DELL’IMPERO: IN CARCERE ANCHE UN CONSIGLIERE REGIONALE DEL PD…UNO SPACCATO DEL LIVELLO DI PENETRAZIONE MAFIOSA E DELLA RELAZIONE TRA MAFIA E POTERE POLITICO

Il primo scrive, l’altro legge.
Solo che il primo è un boss e killer spietato dei Casalesi, l’altro è un sindaco del Pdl, vicino a Cosentino.
Sono cugini e hanno lo stesso nome: Enrico Martinelli.
Andiamo con ordine.
Il Gip Alberto Capuano per offrire un ulteriore riscontro al concorso esterno nell’associazione camorristica dei fratelli Mastrominico, due imprenditori anche loro arrestati insieme al consigliere regionale del Pd Fabozzi, riportano un estratto dell’informativa dei carabinieri di Caserta.
Tutto inizia dalle indagini che hanno condotto alla cattura di Antonio Iovine, detto “o’ ninno”, capo assoluto del clan, e prima di lui di due suoi fidati galoppini Ernesto De Luca e Enrico Martinelli.
Quest’ultimo, omonimo del sindaco, è definito “un boss di antica tradizione criminale, capace di gestire gli affari del clan per conto del capo con autonomia decisionale”.
L’informativa riportata nell’ordinanza menziona la perquisizione avvenuta nel maggio 2010, alla ricerca di Iovine, in una abitazione a Casal di Principe nella quale viene ritrovato un bunker e sequestrata una macchina da scrivere elettronica.
Dagli esami dattiloscopici e grafici eseguiti dalla scientifica dei carabinieri di Roma emergeva che l’autore del testo estrapolato era il boss Enrico Martinelli.
L’informativa evidenzia diversi pizzini scritti dal boss, oggi detenuto in regime di 41 bis e condannato all’ergastolo nella sentenza Spartacus per omicidio e partecipazione all’associazione criminale clan dei Casalesi.
Uno dei pizzini, il numero 7 ha un destinatario che conta. “Indirizzato al sindaco di San Cipriano d’Aversa Martinelli Enrico è iniziato: “ Carissimo sindaco” ed è concluso: “ Non dimenticarti che fai di cognome Martinelli … omissis … ti saluto Enrico”.
Non finiscono qui i pizzini che scrive il gip “sono univocamente riconducibili al boss Martinelli perchè (…) effettivamente, il sindaco dell’epoca, e tuttora, è il suo omonimo Enrico Martinelli e in pubblico i due sono conosciuti quali cugini”.
Enrico Martinelli è sindaco di San Cipriano d’Aversa dal 2010, ma era stato primo cittadino già  dal 2004 al 2008 quando il comune viene sciolto per condizionamento mafioso, poi reintegrato dalla giustizia amministrativa.
Nel 2010 Martinelli si sposa con Annarita Patriarca, sindaco di Gragnano e figlia dello scomparso Francesco, braccio destro di Gava, senatore democrastiano condannato per rapporti con la camorra.
Testimone di nozze: Nicola Cosentino.
Torniamo all’ordinanza e ai pizzini.
Quello più interessante è il 33.
L’informativa riporta prima il testo poi la traduzione: “ Ora ti elenco tutti i lavori e chi li deve fare. Ora ti elenco tutti i nominativi delle persone che devono fare il…..Ora ti elenco tutti i lavori e chi li deve fare, per non creare malintesi. Cimitero: Mastrominico; omissis”. Mastrominico è l’impresa considerata espressione dei clan, i carabinieri datano il testo “dal 9 maggio 2007 al 29 agosto 2007, data della delibera di giunta numero 38 e arresto del Martinelli Enrico”.
L’informativa spiega: “ Il presente “pizzino” è l’ultimo di una fitta corrispondenza epistolare intercorsa tra il latitante Martinelli Enrico e il suo omonimo sindaco, Martinelli Enrico”.
Viene indicato “quale ultimo documento cartaceo perchè successivamente, si ritiene che i predetti abbiamo comunicato tra loro facendo uso del computer usando la chat. In più occasioni, infatti, compresa la presente, il latitante ha chiesto notizie al sindaco circa il computer: “Computer: Verrone. Ok”.
E più avanti i carabinieri scrivono: “ Dal contenuto del “pizzino”, si rileva che il latitante Martinelli Enrico, evidentemente conscio e preoccupato dai comportamenti del suo affiliato, l’omonimo Sindaco, che non sempre è fedele nell’esecuzione dei suoi ordini, per evitare i frequenti malintesi gli ha elencato, in forma scritta, tutti gli appalti e le ditte alle quali devono essere affidati”.
Gli accertamenti svolti dagli inquirenti hanno evidenziato che per quanto riguarda il cimitero i lavori sono stati modificati e il comune non ha ancora indetto l’appalto, ma i carabinieri scrivono che il boss fornisce indicazioni al sindaco nel pizzino “che dalla latitanza, insieme a numerosi altri, invia al Sindaco, che egli stesso ha fatto eleggere e che deve sdebitarsi con lui. Gli si rivolge con uno scritto il cui contenuto non lascia dubbio ad interpretazioni”.
L’ultima parte dell’informativa è dedicata a un appalto, da 11 milioni di euro, vinto dalla Mastrominico, nel 2010, e bandito da una partecipata della regione, la Tess, per il restauro di un convento nel comune di Gragnano con la partnership dell’ente locale.
Cosa colleghi Gragnano a San Cipriano lo spiegano i carabinieri: “ Il Sindaco di Gragnano, Annarita Patriarca, è sposata proprio con Enrico Martinelli, il Sindaco di San Cipriano d’Aversa che riceveva le indicazioni dal boss di riferimento suo omonimo e affiliato al clan dei casalesi gruppo Iovine”.
L’amministrazione Patriarca, che difende l’operato del comune “ Siamo estranei, con quell’appalto non c’entriamo”, è già  finita nella bufera dopo l’insediamento della commissione di accesso presso il comune per verificare eventuali infiltrazioni mafiose dopo l’inchiesta su brogli e sospetti di camorra condotta dalla distrettuale antimafia partenopea.
Da Martinelli nessuna reazione, pochi giorni fa le cronache lo descrivevano intento a consegnare le tessere Pdl, più di 400, raccolte nel suo comune al senatore Pasquale Giuliano, già  magistrato in cassazione.
Il senatore è coordinatore del partito a Caserta.
Dopo l’azzeramento per mafia del comune retto da Martinelli, Giuliano difese strenuamente il suo compagno di partito: “I parenti — disse — non si scelgono ma ce li assegna Dio o la natura”.

Nello Trocchia
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NEGLI USA I RICCHI VOGLIONO PAGARE PIU’ TASSE. LA LETTERA DI 138 MILIONARI AL PRESIDENTE OBAMA

Novembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

LA CASTA TAGLIA LA CASTA: SI INVOCANO DA PIU’ PARTI MISURE PIU’ STRINGENTI SULLE IMPOSTE

“Cari signor presidente, onorevole Harry Reid, onorevole John Boehner, vi scriviamo per chiedervi con urgenza di mettere il nostro paese davanti alla politica, per la salute fiscale della nostra nazione e per il benessere dei nostri concittadini vi chiediamo di aumentare le tasse sui redditi oltre il milione di dollari”.
Comincia così la lettera firmata da 138 milionari statunitensi e inviata al presidente Barack Obama e agli speaker dei due rami del Congresso.
“Il nostro paese è di fronte a una scelta — prosegue la lettera — . Possiamo pagare i nostri debiti e costruire per il futuro, oppure possiamo schivare le nostre responsabilità  finanziarie e azzoppare il potenziale della nostra nazione”.
“Il nostro paese è stato buono con noi. Ci ha dato le fondamenta grazie a cui abbiamo potuto avere successo. Adesso vogliamo fare la nostra parte per rendere quelle fondamenta più solide in modo che altri possano avere il successo che abbiamo avuto noi. Per favore, fate la cosa giusta per il nostro paese. Aumentate le nostre tasse”.
Il gruppo, nominatosi Milionari Patriottici, tra ispirazione dalla iniziativa del multimilionario Warren Buffett che in estate, attraverso il New York Times aveva iniziato una campagna proprio per sostenere l’aumento di tasse per i più ricchi.
E al suo nome rimanda la cosiddetta Buffett Rule, uno dei tasselli del piano finanziario di Obama per spingere l’economia statunitense oltre gli scogli della crisi.
La Buffett Rule (Regola Buffett) prevede di estendere la pressione fiscale sui redditi oltre un milione di dollari per portarla, in proporzione, in linea con quella dei redditi della middle class. Buffett, che è stato consigliere di Obama durante la campagna presidenziale del 2008, ha più volte denunciato l’egoismo dei suoi concittadini più ricchi che approfittano largamente dei vantaggi fiscali di cui godono i guadagni sugli investimenti rispetto a quelli sui redditi.
Vantaggi fiscali, peraltro, consolidati tanto durante l’era Reagan quanto nei tre mandati dei Bush, padre e figlio, e mai intaccati in modo sostanziale dalle due amministrazioni Clinton.
I Milionari Patriottici, però, non si fermano alla firma della lettera.
Il loro sito raccoglie in pillole informazioni utili a sostenere la campagna per aumentare le tasse sui ricchi.
Informazioni che sembrano uscite da Occupy Wall Street: solo 375 mila cittadini americani, si apprende, hanno un reddito superiore al milione di dollari.
Tra il 1979 e il 2007, i redditi dell’1 per cento più ricco d’America sono cresciuti del 281 per cento.
O ancora: nel 1963 il tasso di imposizione fiscale massima sui milionari era del 91 per cento, nel 1976 del 60 per cento, oggi del 35 per cento.
Se i tagli fiscali che, sottolinea il sito, non sono mai stati pensati come permanenti, venissero aboliti per il 2 per cento più ricco della popolazione statunitense, nel giro di dieci anni il deficit verrebbe ridotto di 700 miliardi di dollari.
Allora, perchè non viene fatto?
La risposta dei Milionari Patriottici è semplice: “Il 44 per cento dei membri del Congresso è costituito da milionari”.
Un pezzo della casta che difende la sua ricchezza, dunque.
Ma anche una sapiente campagna mediatica per evitare che la rabbia della main street statunitense diventi puro e semplice odio contro i pochi ricchi che anche nella crisi sono riusciti ad aumentare la propria fortuna.

Joseph Zarlingo

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