Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE VUOLE LETTA, SFUMA LA RICONFERMA DI NITTO PALMA, AMATO IN CORSA PER L’INTERNO, PER LA SANITA’ IPOTESI VERONESI
Solo dodici ministri. Quelli col portafoglio. Più tecnici che politici.
E forse, alla fine, solo tecnici.
Con nomi di prestigio, quello di Bini Smaghi, nella poltrona che è di Tremonti, e di Umberto Veronesi, destinatario di una telefonata del Colle, alla Salute.
Per dare subito una doppia immagine, di autorevolezza, di austerità , di massimo contenimento dei costi, e di un governo che ha un mandato preciso, salvare l’economia e quindi il Paese.
Questo si propone Monti, e questo piace al Quirinale.
Ma questo scatena anche, soprattutto nel Pdl (ma non solo), una lotta aspra e a tratti disperata, tra chi sopravviverà del vecchio esecutivo Berlusconi, e chi guadagnerà una poltrona nel governo del secolo Pdl-Pd-Terzo polo.
Una condizione, su tutte, ha posto il Cavaliere.
Che alla presidenza resti, come vice, l’attuale sottosegretario Gianni Letta.
Al momento la sua istanza godrebbe del consenso del futuro premier e di quello di Napolitano.
Il possibile ostacolo potrebbe essere di carattere “familiare”, se a occupare l’altra poltrona di numero due a palazzo Chigi il Pd dovesse candidare un altro Letta, Enrico, che di Gianni è il nipote.
Realistico invece che nel team dei sottosegretari alla presidenza ci sia l’attuale vice capogruppo democratico al Senato Luigi Zanda. Accanto a Enzo Moavero, ex capo di gabinetto di Monti.
Sistemato Letta, per Berlusconi si apre il caos sui ministri da riconfermare, con gli ex An in piena rivolta, visto che non solo rischiano di essere esclusi, ma si ritrovano in un governo in cui comanda l’odiato Fini.
L’ulteriore incarico per Franco Frattini agli Esteri, Nitto Palma alla Giustizia e Raffaele Fitto agli Affari regionali già ieri cominciava ad apparire improbabile. Potrebbe salvarsi, in quanto di fresca nomina, Annamaria Bernini (Politiche europee). Su Frattini incombe lo “sgradimento” del presidente della Camera, che non si è scordato le dichiarazioni in Parlamento del titolare della Farnesina per la casa di Montecarlo, in cui si prendevano per buone le carte del ministro di Santa Lucia ispirate da Lavitola.
Non solo, per la Farnesina è insistente il tam tam sul nome di Giuliano Amato, che però potrebbe tornare al Viminale, da lui retto con Prodi.
Dato per certo 24 ore fa, sfuma il possibile reincarico per Palma in via Arenula. Troppo sponsorizzato da Berlusconi, troppo uomo di Previti, nessuna presa di distanza dalle leggi ad personam, grave la decisione di inviare gli ispettori a Napoli e Bari dove sono in corso indagini sul Cavaliere.
Nel segno della “discontinuità “, su cui insiste il Pd, alla Giustizia gareggia la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro, ma c’è chi avanza il nome di Livia Pomodoro, attuale presidente del tribunale di Milano e capo di gabinetto con Claudio Martelli quando Giovanni Falcone era direttore degli Affari penali
Certa è la new entry di Maurizio Lupi, oggi numero due alla Camera, incerto tra Pubblica istruzione e Infrastrutture.
Al lumicino le chance per gli ex An, “indigeribile” per Fini il nome di Ignazio La Russa, scarse possibilità pure per Altero Matteoli.
Berlusconi ha spiegato loro che non può garantire un posto per ogni corrente del pdl. Quindi niente per nessuno.
In casa Pd, ufficialmente e dallo stesso Bersani, viene smentito qualsiasi toto-ministri. Negata, dall’interessato, anche la voce che Massimo D’Alema avrebbe sollecitato un posto per sè, negatogli perchè la sua presenza politica “pesante” potrebbe comportare quella di un Alfano per bilanciarla.
Buone chance per l’ex ministro Paolo Baratta, attuale presidente della Biennale, che andrebbe ai Beni culturali.
Certo l’incarico per Veronesi che torna alla Salute.
Anche Casini rinuncerebbe per questo motivo al suo amico Lorenzo Cesa. Che, se dovesse spuntarla, andrebbe diritto all’Agricoltura, per disfare rapidamente il lavoro fatto dal traditore centrista Saverio Romano.
Come tecnico, Casini punta per il Welfare sull’ex leader della Cisl Raffaele Bonanni. La partita è tuttora apertissima. In pista ci sono nomi importanti. Fabrizio Saccomanni, Domenico Siniscalco, ma anche Luca Cordero di Montezemolo e Pietro Ichino.
La partita si chiude lunedì.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
AVANZA L’IPOTESI DI UNA SQUADRA DI TECNICI
Ministri tecnici, nessuna imposizione dai partiti e rispetto rigoroso dell’articolo 92 della
Costituzione.
Mario Monti viaggia da solo. Da Berlino a Roma, passando per Milano. Arriva nella Capitale e sale subito al Quirinale.
Per concordare le prossime mosse. E piantare qualche paletto.
Il Professore della Bocconi non ha intenzione di farsi dettare nomi e programma di governo dalla politica che vive ore di frenesia e spaccature.
Se premier sarà , dovrà poter esercitare in piena autonomia il potere di proporre la sua squadra al Capo dello Stato.
Ed è il “modello Dini” – un governo di soli tecnici – quello che potrebbe consentirgli di far tornare i conti tra richieste dei partiti, litigi della politica e necessità di formare rapidamente un esecutivo capace di placare i mercati.
L’immagine plastica di quello che sta accadendo l’hanno avuta i passeggeri del volo che ieri pomeriggio ha portato Monti da Milano (dove ha fatto scalo in arrivo da Berlino) a Roma. Quando alle 15.30 l’Az in arrivo dalla Capitale si avvicina al finger di Linate, una flottiglia di auto blu a sirene spiegate recupera un gruppetto di ministri di rientro dai palazzi romani.
Dal finestrone del gate ad osservare la scena c’è proprio Mario Monti.
Il neo senatore a vita è solo, seduto insieme agli atri viaggiatori che aspettano l’imbarco. In mano stringe un trolley e sulla spalla porta una sacca di tela blu: sopra c’è scritto “Eu Antitrust”, un ricordo dei dieci anni vissuti da commissario europeo a Bruxelles.
Un altro viaggiatore che assiste alla scena lo avvicina: “Professore, ci salvi lei”.
Poi Monti si imbarca, siede al posto 1C e si mette a leggere. Al suo arrivo a Roma lo prende in consegna una Lancia Thesis blu messa a disposizione del Quirinale.
Con il presidente Napolitano Monti ci resta poco meno di due ore.
Dopo i ringraziamenti per la nomina a senatore a vita si entra nel vivo delle discussioni.
Si parla dei tempi per varare il governo. Si concorda sulla necessità di fare in fretta.
Tra domenica e lunedì, dopo l’approvazione della Legge di Stabilità , ci dovranno essere incarico e giuramento.
Già , perchè tanto il presidente quanto il Professore su una cosa concordano: bisogna agire rapidamente per placare i mercati. Poi il nodo su struttura di governo e personalità che potrebbero farne parte.
Si esamina la possibilità che in una prima fase – per sfruttare al massimo la credibilità internazionale del presidente della Bocconi – Monti oltre che la presidenza del Consiglio assuma anche l’interim all’Economia.
Però trovare la quadra in tempi ristrettissimi non sarà facile.
Lo dimostra il Berlusconi che in serata di fronte ai senatori di un Pdl sempre più spaccato, per placare i suoi propone di essere lui a proporre il futuro premier e il suo ministro dell’Economia. D’altra parte del futuro governo e dei suoi componenti ne parlano anche negli altri partiti, a partire dal Pd.
Che ieri ha stoppato la richiesta di Berlusconi di inserire Gianni Letta nella squadra di Monti. Una botta per il premier, che confida nella benefica (per lui) presenza di Letta nelle stanze di Palazzo Chigi. Altra gatta da pelare per il Cavaliere la richiesta di almeno sei suoi ministri di restare al governo.
Veti e controveti che starebbero spingendo Monti a scegliere il “modello Dini”: un governo snello, composto interamente da ministri tecnici con i politici al massimo relegati nel ruolo di sottosegretari.
In pubblico Monti non parla.
Ma oltre al Capo dello Stato ieri il Professore ha sentito diversi rappresentanti dei partiti. Secondo i quali l’ex commissario europeo non vuole essere trascinato nel gorgo delle trattative tra le forze parlamentari e nelle strane alchimie che potrebbero scaturirne appesantendo il suo governo prima ancora della sua nascita.
Sarebbe questo il ragionamento, raccontano i politici che ieri lo hanno sentito: “Se devo assumermi questa responsabilità non posso accettare che mi si imponga il programma e la struttura del governo”.
Ecco perchè a Napolitano ha chiesto di poter usare a pieno il suo potere di proporre i ministri, come previsto dall’articolo 92 Costituzione.
Che se saranno tutti tecnici, come ormai è propenso a fare, assomiglierà molto ad un “governo del presidente”, un esecutivo che fa riferimento al Capo dello Stato.
Uscito dal Quirinale Monti viene depositato dagli uomini del Quirinale in un noto albergo nel centro di Roma. È solo, viaggia leggero.
A chi lo ferma per chiedere un commento sulla sua prima giornata da premier in pectore risponde con un sorriso: “Buonasera, ma non posso parlare”.
Stringe la mano e si congeda con un educato saluto.
Oggi il suo esordio in aula al Senato per la Legge di Stabilità .
Poi per lui si potrebbero aprire le stanze di Palazzo Chigi.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
PROFESSOR MONTI, ATTENTO ALLE TRAPPOLE… DOMENICA FORSE L’INCARICO? SU QUALE MAGGIORANZA PUO’ CONTARE? SUI MINISTRI DECIDERA’ LUI? BERLUSCONI CHE GIOCO FA?
Le valigie sono pronte. Ma Mario Monti, di ritorno da un convegno a Berlino, non è nemmeno passato da casa a prenderle.
“Gliele porto io”, dice la moglie, anche lei in partenza da Milano. I minuti sono contati, il presidente della Repubblica ha bisogno di vederlo in fretta, non c’è tempo da perdere: sabato il voto della legge di Stabilità e le dimissioni del premier, domenica mattina un rapido giro di consultazioni, la sera il giuramento del nuovo governo, pronto a presentarsi lunedì mattina all’apertura dei mercati.
L’investitura ufficiale, in verità , non c’è ancora stata: ieri Monti è salito al Colle solo per ringraziare il Capo dello Stato della nomina a senatore a vita.
Ma basta guardare la durata del colloquio per smontare in un attimo la versione ufficiale: due ore, un tempo infinito per la tabella di marcia frenetica.
Li ha battuti solo il presidente del Consiglio dimissionario, il terzo incomodo: a colloquio con i suoi, ieri, Berlusconi è rimasto per quattro ore di fila.
La febbre e le coliche
Le discussioni, come ovvio, hanno due toni decisamente diversi. I primi due pensano alle “tante cose da fare” a cominciare dalla “cancellazione dei privilegi – così dice Monti – e delle rendite di fatto di tutte le categorie della società ”.
L’altro, il terzo incomodo, briga con mezzo partito, spaccato a metà tra chi vuole andare a votare e chi partecipare al governo Monti.
E a sera — con la “febbre alta”, una “piccola colica” notturna e i fischi presi fuori dal Senato — il suo sostegno “ineludibile” al professore, è diventato un generico “vediamo” a chi gli chiedeva del futuro delle larghe intese.
Tutto a questo punto si gioca sui nomi. Non solo perchè la composizione del governo dirà se il nuovo esecutivo è davvero di emergenza o è un inciucio di rango istituzionale, ma anche perchè è sui nomi che Berlusconi e i suoi valuteranno il da farsi.
Zio Gianni (e pure Enrico) In Transatlantico lo chiamano già “il governo della famiglia Letta”.
Gianni, lo zio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio uscente che il premier vuole assolutamente lasciare a palazzo Chigi.
Enrico, il nipote, il vicesegretario del Pd disposto ad andare in pasto al governo del presidente.
Pronto a fare il ministro del governo Monti? Mentre sale le scale della Camera dei Deputati, il nipote allarga le braccia e sorride, come se anche questa fosse una scelta “ineludibile”.
Poi chiarisce: “Tutto è possibile in queste ore. Ma è più probabile un governo di soli tecnici”. È la linea ufficiale del Pd, l’unica in grado di disinnescare le mine che Berlusconi sta mettendo sul cammino delle larghe intese.
Come si fa a giurare fedeltà alla Repubblica a fianco di Altero Matteoli o di Ignazio La Russa, di Franco Frattini e perfino del ministro della Giustizia Nitto Palma?
L’album del giuramento
I democratici considerano la domanda “prematura”, ma i primi a fargliela sono gli (ex?) alleati dell’Italia dei Valori.
Il portavoce del partito di Di Pietro Leoluca Orlando ha gli occhi fuori dalle orbite quando immagina la fotografia che potrebbe vedere sui giornali lunedì.
“Dobbiamo tenere duro: ora ci attaccano, ci danno degli irresponsabili, poi si scoprirà che avevamo ragione”.
Nel Pd sperano di uscire dall’impasse, sperano che Napolitano e Monti alla fine si decidano a fare a meno dei politici.
O almeno di non volerli tra i ministri e di lasciarli solo sottosegretari.
Ci sono tante personalità , da Giuliano Amato allo stesso Monti (che potrebbe tenere l’interim all’Economia) da Renato Siniscalco a Umberto Veronesi, che potrebbero gestire le delicate questioni di governo.
Per questo, quando si sparge la voce che al posto di Nitto Palma a occuparsi di giustizia (e di conseguenza dei guai del premier) potrebbe andare la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, dal Pd reagiscono così: “Non esiste!”, anche se ammettono che “trovare un tecnico che si occupi di quel ministero sarà una delle cose più difficili”.
Il governo Goldman Sachs
La Lega resta “fuori per controllare meglio”, dice Umberto Bossi, e “contratterà volta per volta” le misure con il nuovo governo.
Loro lo considerano un commissariamento da parte di “un’oligarchia di banchieri e finanzieri”, una “banda bassotti”.
Difficile liquidarla come una sparata leghista anche per chi nel governo ci sarà : se a governarci saranno “Mario Monti, i due Letta e Mario Draghi da Bruxelles – confessa qualche centrista – l’Italia rischia di diventare una filiale di Goldman Sachs”.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL SETTIMANALE BRITANNICO HA DEDICATO LA SESTA COPERTINA AL PREMIER ITALIANO: “THAT’S ALL, FOLKS”
E’ stato uno dei critici più severi di Silvio Belrusconi. E il settimanale britannico The
Economist, ora saluta il tramonto del Cavaliere con una copertina, la sesta, dedicata a lui ritraendolo in una dipinto» che riproduce una scena da festino romano.
Il titolo è invece da cartoon: «That’s all, folks!», come dire «è finita, ragazzi», la stessa frase con la qual chiudono da sempre i cartoni animati della Warner Bros, quelli di Silvestro, Wile Coyote, Bugs Bunny e Speedy Gonzales.
La piccola nota a destra della copertina è la più perfida: «Ha detto di mandare il conto alla signora Merkel a Berlino».
La stessa immagine con il medesimo titolo appare da ieri sul sito del settimanale britannico.
Nell’articolo, l’analisi è severa come già lo era stata in passato su Berlusconi.
Ma concede diverse chance all’Italia per riprendersi «senza» Berlusconi.
«L’Economist – si legge – ha sostenuto da tempo che Berlusconi fosse inadatto a governare. Ma persino noi siamo rimasti scioccati nel vedere come, mentre la crisi dell’euro si stava avvicinando all’Italia, egli abbia dedicato il suo tempo alle feste e ai giochi politici e abbia accantonato la necessità di fare le riforme».
Adesso «senza Berlusconi, l’Italia ha ancora una possibilità . Il suo debito, benchè, alto, è stabile. Non ha patito una bolla immobiliare e il conseguente crollo del sistema bancario.
Gli italiani sono dei buoni risparmiatori e gli introiti fiscali del governo non dipendono troppo dalla finanza o dalle proprietà . Prima di applicare il pagamento degli interessi, l’Italia può persino godere di un avanzo primario».
Le buone notizie però finiscono qui. «Nulla ora può evitare una crisi del debito in Italia». Secondo l’Economist infatti i tassi sul denaro che l’Italia prende in prestito resteranno comunque «superiori a prima della crisi».
Per evitare il peggio la Bce dovrebbe impegnarsi a proteggere l’Italia e le banche europee senza se e senza ma.
Quanto al possibile incarico a Mario Monti «la sua nomina – scrive il settimanale – delizierebbe i mercati. Il governo provvisorio avrà una parte da giocare nei prossimi mesi. Ma le riforme dovranno essere protratte per anni. E questo richiede, più di ogni altra cosa, legittimità democratica».
In conclusione «perchè l’euro sopravviva serve che l’Italia si salvi».
In questo senso la «promessa» uscita di Berlusconi offre agli italiani, secondo l’Economist, la possibilità di lasciarsi alle spalle anni di stagnazione, «sociale, economica e politica. È ora di cambiare spiaggia».
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
I MILITANTI CRITICANO L’ANNUNCIO DELL’EX PM DI NON VOTARE LA FIDUCIA A MONTI
“Caro Di Pietro, non è il momento della demagogia. Adesso bisogna salvare l’Italia”. Bastano poche parole diffuse dalle agenzie di stampa e dai quotidiani online: “L’Italia dei Valori non darà la fiducia a un governo Monti”.
E in un attimo la rabbia di centinaia di militanti dell’Idv si riversa sulla pagina Facebook e sul blog di Antonio Di Pietro.
Non capiscono. Chiedono spiegazioni. Criticano in modo feroce la scelta dell’ex magistrato.
“Antonio pensa al bene dell’Italia”, “Sei irresponsabile e populista come il peggior Bossi”, “Sono profondamente delusa da questa scelta”.
I messaggi sono chiari e diretti. “Antonio, ma non ti rendi conti che la base del partito non comprenderà mai questa scelta?”.
In molti revocano la fiducia al leader dell’Idv.
Tra i tanti messaggi: “Un vero statista lo si riconosce dal comportamento in situazioni come questa. E tu purtroppo in questo momento sei una grandissima delusione”. Ancora: “Speravo in uomini come te ma purtroppo con rammarico di dico: mi auguro che per il futuro il centrosinistra si ricordi di questo tuo atteggiamento e ti lasci fuori da qualsiasi tipo di accordo”.
E c’è chi prova a far ragionare Di Pietro: “Andare alle elezioni ora vorrebbe dire altri 2 mesi di incertezza totale nei mercati. Ho capito che volete governare e girar pagina ma pensate al bene della Nazione. Altri 2 mesi di incertezza e senza governo ci ammazzerebbero economicamente e finanziariamente”.
I commenti più duri sono quelli dei militanti.
E se alcuni sposano la linea di Di Pietro, altri espongono critiche feroci.
L’accusa è di non ascoltare la voce degli iscritti al partito: “Ma ti stai rendendo conto che tutta la base ti sta chiedendo di votare la fiducia verso Monti, consci del fatto che forse è l’ultima possibilità per non fallire?”.
Poi: “Verso che elezioni vorresti portare questo paese? Mesi di campagne elettorali mentre lo spread avanza verso il punto di non ritorno?”.
E sono numerosi gli inviti a entrare in un eventuale governo tecnico: “Fai valere il tuo peso dentro il governo tecnico. Non starne fuori. Fai il politico, ti ho votato per questo”.
Poi, chi annuncia che non voterà più l’Italia dei Valori: ” Buongiorno, ho sempre votato Idv. Ma in questa battaglia contro il governo tecnico proprio non ci credo. L’Italia è in un momento di gravità eccezionale e servono misure eccezionali”.
Poi la richiesta: “Vi chiedo, come vostro elettore, di appoggiare un governo tecnico guidato da una persona di livello come Mario Monti. Non è il momento di fare demagogia, è il momento di salvare l’Italia”.
C’è chi sottolinea contraddizioni: “Ma come, andare alle elezioni con il Porcellum che abbiamo cercato di abolire in tutti i modi?”.
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
IL SOLITO DECRETO SVILUPPO SENZA SPENDERE UN EURO::: I VARI INTERVENTI SUI SINGOLI CAPITOLI…”ROBETTA”, COMMENTANO FONTI INTERNE AL MINISTERO
Maxi-emendamento al ddl stabilità snello e approvazione del Parlamento a rotta di collo
già sabato pomeriggio: questo il risultato delle pressioni del capo dello Stato sul quasi ex governo Berlusconi.
Giorgio Napolitano ha chiamato a rapporto al Quirinale Giulio Tremonti e Gianni Letta per farsi illustrare le misure, poi il ministro dell’Economia ha passato il pomeriggio a scrivere la relazione tecnica.
Quando, infine, il fiscalista di Sondrio s’è presentato in Senato coi suoi 25 articoli in 23 pagine – erano le 18 e trenta circa – il testo era quello che lui avrebbe voluto fin dall’inizio: sostanzialmente il famigerato decreto Sviluppo a costo zero che faceva infuriare l’intero PdL, oggi trasformato in maxi-emendamento.
Il nostro peraltro — per far capire chi comanda – ci ha tenuto subito a specificare che il testo ricalca i contenuti della lettera all’Unione europea e che il Quirinale aveva dato il suo imprimatur auspicandone “la più ampia condivisione”.
Insomma, deluso chi si aspettava sfracelli: non c’è la nuova manovra economica e nemmeno i licenziamenti facili, cose per cui servono tempi tecnici che il Quirinale non ha mai pensato di concedere al Cavaliere. Se servirà un decreto di correzione dei conti lo farà il prossimo governo (o questo in campagna elettorale).
Pensioni.
Su questo delicato argomento il governo regala ai partner europei l’ennesima supercazzola: dal 2026 si andrà in pensione a 67 anni.
Lo avevano scritto nella lettera all’Ue e oggi lo scrivono nel ddl stabilità : peccato che fosse già previsto dalla manovra di luglio, con cui si adeguava l’età per la pensione di vecchiaia alle nuove aspettative di vita.
Ora Tremonti ha precisato che l’età sarà fissata a 67 anni anche se le aspettative di vita si abbassano: pensiero preoccupante.
Lavoro e statali.
C’è qualche incentivo per l’occupazione giovanile e femminile, ma non le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nè all’articolo 8 della manovra estiva (quello con cui il governo ha esteso la derogabilità alla Marchionne del contratto nazionale). Arriva pure la mobilità per gli statali: al massimo due anni all’80 per cento dello stipendio e dopo, se non si è ricollocati, il licenziamento.
Dismissioni.
Sono un po’ fumosamente previste sia per gli immobili che per i terreni agricoli.
Nel primo caso il Tesoro può trasferire palazzi e quant’altro “ad uno o più fondi comuni di investimento immobiliare”. Il primo scalino è fissato “entro il 30 aprile 2012” e riguarderà anche non meno “del 20 per cento delle carceri inutilizzate e delle caserme”. Quanto ai terreni il ministero dell’Agricoltura dovrà censirli in tre mesi, poi l’Agenzia del Demanio li venderà .
Liberalizzazioni.
C’è quella dei servizi pubblici locali di rilevanza economica: i comuni — come già previsto dalla manovra di agosto — dovranno metterli a gara (stavolta si prevede che il governo potrà fare lui se i sindaci non si daranno una mossa).
Quanto agli ordini professionali, invece, è prevista la riforma entro un anno e l’abolizione delle tariffe minime (già cancellate da Bersani e reintrodotte da Tremonti) per incentivare l’accesso alle professioni anche attraverso società multidisciplinari.
Editoria.
Napolitano era preoccupato per i tagli, ora lo sarà un po’ meno: Tremonti ha recuperato per il prossimo triennio 49 milioni rispetto ai 75 sforbiciati nelle manovre estive.
Tav.
Come previsto, la Torino-Lione è dichiarata di “interesse strategico nazionale” con relativa galera per chi viola i cantieri in Val di Susa.
Benzinai.
A loro viene concesso un bonus fiscale, ai consumatori l’onere di finanziarlo: le accise sui carburanti aumenteranno già da gennaio per crescere ancora un po’ nel 2013.
L’Aquila.
Miniproroga per la restituzione delle tasse nei paesi terremotati: invece che dal 15 novembre, Equitalia potrà lavorare dal 1 gennaio. C’è pure lo sconto però: gli aquilani dovranno pagare il 60 per cento del dovuto.
Varie ed eventuali. Sperimentazione di zone a burocrazia zero, qualche semplificazione, certificati elettronici, interventi per velocizzare il contenzioso civile, “bancabilità ” dei crediti verso lo stato, incentivi per chi investe in infrastrutture, più la proroga al 2014 del bonus bebè.
“Robetta”, dice una fonte dello Sviluppo economico.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
DITTE CHE NON POTREBBERO LAVORARE SONO INVECE AL SERVIZIO DI ENTI PUBBLICI, COLLAUDI MAI FATTI, UN’EMERGENZA CHE CREA BUSINESS…E UN GOVERNATORE CHE DIVENTA ANCHE COMMISSARIO DI SE STESSO
Vediamo di porre in luce alcune questioni:
1) con l’emergenza arrivano più soldi da gestire e chi li gestisce lo può fare in deroga a molte norme, come ben sappiamo per le ormai note vicende della Protezione Civile tra Bertolaso & Balducci;
2) Burlando era il Commissario per l’emergenza prima e lo è di nuovo per quella nuova;
3) le opere che lui dichiara effettuate per la “messa in sicurezza” del Fereggiano (quelle della ditta del Furfaro Antonio già citato negli atti dell’Antimafia e che, al quotidiano Il Secolo XIX qualche mese fa, dichiarava che lui fa offerte con ribassi altissimi perchè non partecipa per guadagnare ma per “cambiare i soldi”), ovvero copertura e parcheggio sul torrente, NON SONO STATE ANCORA COLLAUDATE, visto che la stessa Regione Liguria dice che il collaudo è ancora in corso!
Chiaro?
Se non arrivano i soldi per le emergenze, i soldi in cassa sono pochi e certi appalti e incarichi proprio non si possono dare.
Con le emergenze i soldi da distribuire sono di più… molti di più e, con gli incarichi di somma urgenza e le procedure “semplificate”, tutto si svolge in modo sempre più lontano dal possibile controllo da parte dei cittadini.
La notizia che il collaudo delle opere sul Fereggiano non sia stato ancora concluso è stata scritta e data ieri, nero su bianco, dalla Regione durante la Conferenza Stampa di Burlando, ma pare che questo “dettaglio” non abbia attirato molta attenzione.
Ora vediamo quanto ci vuole anche per far emergere la questione della ditta incarica per i lavori annunciati e lodati dallo stesso Burlando, Commissario Delegato della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Protezione Civile, ovvero quella del Furfaro… oltre al fatto che la Eco-Ge dei Mamone, per cui il Prefetto di Genova, nel luglio 2010, ha trasmesso agli Enti Appaltanti un’informativa antimafia atipica, finalizzata ad evitare che a questa società venissero dati e confermati incarichi pubblici, continua a lavorare alla grande con incarichi diretti da parte delle Società pubbliche, con subappalti di lavori delle Società pubbliche e con incarichi di somma urgenza per l’emergenza alluvione di questi giorni.
A Genova le misure interdittive, tipiche o atipiche che siano, sono sistematicamente ignorate… un dato inquietante che pare non interessi ai più!
Deve esserci una allergia inguaribile rispetto al termine ed alla pratica della “prevenzione”… ma così qualcuno, alla fine, può gestire più soldi e seguire meno vincoli, mentre altri possono incassare ben di più di quanto le povere casse degli Enti locali possono offrire in assenza dei disastri che, con distruzione e drammi, portano anche stanziamenti straordinari!
Prima creo il danno e poi riparo il danno, spendo soldi pubblici prima e ne se spendo di più dopo… che bel modo di Amministrare!
Ufficio di Presidenza
Casa della Legalità
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Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
ACCADE NELLA FRAZIONE DI RIPOLI, IN COMUNE DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO, IN VAL DI SAMBRO…I LAVORI HANNO PORTATO ALL’EVACUAZIONE DI SETTE FAMIGLIE
I lavori del tunnel della variante di Valico che si sta scavando ai piedi di una frana a Ripoli, tra
Bologna e Firenze, vanno avanti.
A dirlo è il Prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia, affiancato da tutti gli enti locali e naturalmente da Autostrade, committente della grande arteria che collegherà il nord col sud Italia.
I lavori, che hanno già provocato l’evacuazione di sette famiglie e che da alcuni mesi stanno mettendo in allarme tutta la piccola frazione di Ripoli-Santa Maria Maddalena, in comune di San Benedetto in Val di Sambro, dopo il vertice di oggi avranno solo, secondo quanto emerso dall’incontro, un monitoraggio più ampio in cui saranno coinvolti tutti gli enti locali e le istituzioni che si occupano di infrastrutture o di territorio: Comune, Regione, Vigili del fuoco, Anas, provveditorato per le opere pubbliche e via discorrendo.
Rimarrà a guida delmonitoraggio anche l’Osservatorio ambientale che da anni segue i lavori della Variante.
Un osservatorio non proprio affidabilissimo, smentito nelle sue valutazioni dalla stessa Regione Emilia Romagna.
In una lettera al sindaco di San Benedetto Val di Sambro di qualche settimana fa i tecnici della protezione civile regionale dichiaravano: “Si sottolinea che la nota dell’Ing. Ricceri, presidente dell’Osservatorio Ambientale, inviata al comando dei Carabinieri di Vergato e a noi resa nota, non può essere dagli scriventi condivisa nella affermazione: ‘Le conclusioni di merito scaturite nell’incontro portano ragionevolmente ad escludere pericoli per l’incolumità dei cittadini’ per il fatto che la vulnerabilità degli edifici dipende dai fattori sopra esposti non interamente noti in mancanza di valutazioni tecniche puntuali e qualificate”.
Ma come dicono gli inglesi The show must go on.
Gennarino Tozzi di Autostrade, in prima linea nella difesa della grande opera non ha dubbi: “E’ un’opera che va conclusa subito. Nella vecchia autostrada del sole l’incidentalità è in fase crescente e la sua capacità di traffico è ai limiti”.
E se il monitoraggio darà esiti negativi, preoccupanti, l’opera si fermeranno i lavori? “Sono sicuro che non darà esito negativo”, ha risposto oggi ai giornalisti.
Autostrade, per bocca dello stesso Tozzi, si è detta oggi disponibile e già attiva per dare tutti i rimborsi necessari o per ristrutturare le case che dovessero venire danneggiate “Abbiamo già messo in campo circa 900 mila euro”.
Secondo l’intesa trovata oggi, ogni metro di scavo sarà preceduto da un controllo degli edifici.
“Verranno monitorate tutte le case con la loro capacità di resistere ai movimenti prevedibili. Quelle che non ce la dovessero fare verranno rinforzate. A garanzia di tutto poi ci sarebbero le delocalizzazioni”.
Cioè nuovi sgomberi, ma solo provvisori secondo Ricceri.
Per il già citato ingegnere capo dell’osservatorio ambientale infatti, “finite quelle opere questi movimenti andranno attenuandosi fino a scomparire e il paese resterà dov’è”. Diverso il parere del comitato dei cittadini secondo cui, come ha spiegato in un nostro precedente servizio l’ingegnere di Ripoli, Marco Ricci, “ci sono dei movimenti franosi ancora in atto iniziati con la costruzione dell’attuale Autosole diversi decenni fa”.
A proposito del comitato: loro, oggi, al vertice non sono stati invitati.
I cittadini della piccola frazione di San Benedetto Val di Sambro, 400 abitanti abbarbicati nell’appennino bolognese, ieri avevano hanno inviato una lettera al prefetto di Bologna per dire: “Quelli che incontrerà domani, compresi gli enti locali, non ci rappresentano”, anzi, sono conniventi con Autostrade e “del tutto allineati alle posizioni e alle richieste della Società Autostrade per l’Italia”.
La lettera al prefetto, Angelo Tranfaglia, racconta della leggerezza nell’affrontare un’opera così complessa e di forte impatto ambientale: “In corrispondenza dell’abitato di Santa Maria Maddalena per circa 500 metri non era stato eseguito ante operam alcun sondaggio, e solo a seguito della campagna di indagini integrative eseguite a partire dalla scorsa primavera (…) i progettisti hanno finalmente riconosciuto l’esistenza dell’enorme frana quiescente su cui da sempre sorge il paese e che pure era (…) segnalata sulla cartografia tematica”.
Fino a pochi mesi fa infatti la frana e i pericoli per Ripoli non erano stati presi in considerazione e solo a gennaio scorso il sindaco di San Benedetto Val di Sambro, Gianluca Stefanini, aveva chiesto che Autostrade monitorasse quello che stava avvenendo a Ripoli. Ciononostante i lavori di scavo dell’imbocco nord della galleria erano andati avanti fino a poche settimane fa, quando sono stati sospesi dalla Cmb, l’azienda che sta lavorando all’imbocco nord.
Una sospensione che era stata attuata anche sull’onda del clamore che le case evacuate e le crepe decimetriche che attraversano il paese stanno creando.
I movimenti di questo mostro franoso da due milioni di metri cubi di terra starebbero poi intaccando lo stesso lavoro della galleria (cosa che oggi Tozzi ha decisamente smentito). Secondo quanto scritto dal comitato nella lettera di ieri a Tranfaglia infatti, “gli spostamenti franosi attivatisi stanno coinvolgendo la stessa galleria in costruzione con valori di deformazione dei rivestimenti definitivi di ordine centimetrico per gli avanzamenti da nord (impresa CMB) e decimetrico per gli avanzamenti da sud (impresa Toto) e con diffuse fessurazioni nelle murature”.
Nella lettera del comitato, l’accusa ad Autostrade è di essere passata sopra la vita dei cittadini pur di finire al più presto: “L’ unico scopo della Società Autostrade per l’Italia è palesemente quello di pervenire nel più breve tempo possibile al completamento dei lavori (…) indipendentemente dalle pesantissime ripercussioni che si sono prodotte a partire già dall’avvio dei lavori, nel 2007, in tutta le porzioni di versante sino ad ora interessate dagli scavi per la galleria Val di Sambro, con il progressivo danneggiamento anche totale di tutte le abitazioni sino ad oggi incontrate, delle strade, delle reti di distribuzione (elettricità e gas)”.
Il comitato Autosole-Ripoli, guidato dalla combattiva famiglia Ricci ci tiene a non passare per un comitato che non vuole la Variante di Valico.
Il problema per Dino Ricci, un geometra in pensione che in passato costruiva autostrade, è quello di questa galleria, che potrebbe avere, se Autostrade volesse, un tracciato alternativo.
Ma Tozzi non ne vuole sentire parlare: “L’idea di pensare a una variazione del tracciato comporterebbe difficoltà tecniche, economiche e di tempistica assolutamente onerose per l’intera economia del Paese che rischierebbe di non risolvere l’attuale problema dell’attraversamento appenninico non prima di ulteriori 5-10 anni.
Oggi il prefetto ha anche detto che incontrerà il comitato. “Società Autostrade ci ha fatto un resoconto. Dagli elementi che ci ha portato emerge che allo stato pericoli per la pubblica e privata incolumità non ne esistono, sicuramente non ne esistono con urgenza, ma nemmeno allo stato dell’avanzamento dei lavori in maniera prevedibile. I cittadini si fidino delle istituzioni”.
Intanto l’inchiesta della magistratura per disastro colposo, prosegue.
Questa è l’Italia…
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Ambiente, Costume, economia, emergenza, Giustizia, governo, Lavoro | Commenta »
Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile
SULLE TV PESA LA SCONFITTA POLITICA DEL PREMIER E LA FINE DELLE LEGGI AD AZIENDAM… NEL TERZO TRIMESTRE I PROFITTI RIDOTTI A SOLI 2,2 MILIONI E PUBBLICITA’ IN CALO
Nel giorno più duro per i Btp, i mercati hanno affossato anche i titoli targati Berlusconi. Le quotazioni di Mediaset, più volte sospesa per eccesso di ribasso, sono precipitate perdendo oltre il 12 per cento.
Per gli investitori le fortune delle tv del Biscione si è strettamente legate al destino politico del premier-azionista. Se Berlusconi affonda, allora anche il suo gruppo, finora protetto dal governo, rischia grosso.
E poi c’è la questione dei conti, che ormai da mesi non vanno affatto bene in casa Mediaset.
Andiamo con ordine.
La relazione trimestrale presentata ieri conferma che l’azienda televisiva viaggia con il motore ingolfato.
Gli utili sono scesi al livello più basso degli ultimi dieci anni.
Le cose vanno peggio rispetto al 2009, ai tempi della recessione e anche in confronto al 2001, dopo l’attentato alle torri gemelle.
Nei tre mesi chiusi a settembre i profitti di Mediaset si sono ridotti al lumicino, solo 2,2 milioni di euro, e da gennaio il risultato netto del gruppo si è ristretto del 13,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010.
Aumentano i debiti (1,8 miliardi a settembre contro 1,6 miliardi di fine 2010), mentre i ricavi non crescono più: fermi a poco di 3 miliardi, proprio come nei primi nove mesi dell’anno scorso.
Tutta colpa del mercato degli spot che rallenta il passo.
Le difficoltà dell’economia si fanno sentire sugli inserzionisti grandi e piccoli che tirano il freno.
E così la raccolta pubblicitaria in Italia perde il 3 per cento rispetto al periodo tra gennaio e settembre del 2010. Sono risultati a dir poco deludenti anche se la Rai, con un calo ben superiore al 5 per cento della raccolta, riesce a fare molto peggio del suo principale concorrente.
Per i vertici di Mediaset non è una gran consolazione battere la tv pubblica.
Succede sempre così: quando il mercato tira, il gruppo berlusconiano cresce più del colosso pubblico.
Se invece la pubblicità perde quota, ecco che i risultati della televisione di stato si sgonfiano più in fretta di quelli dell’azienda presieduta da Fedele Confalonieri.
Questo è lo scenario degli ultimi dieci anni, con Berlusconi al governo (salvo la breve parentesi di Romano Prodi) che controlla Media-set e sceglie i manager delle reti di Stato. L’era del conflitto d’interessi sembra però molto vicina alla fine ed è proprio questo che preoccupa i vertici delle tv berlusconiane.
Che succede se una prossima maggioranza di centrosinistra provvederà a smantellare l’impalcatura di leggi e leggine “ad aziendam”, a cominciare dalla famigerata Gasparri, che hanno fin qui garantito il predominio di Mediaset sul mercato televisivo?
Se cambierà il vento della politica che ne sarà dei grassi utili del gruppo con base a Cologno Monzese?
Non è da escludere, ragionano gli analisti, neppure una legge che fissi nuovi tetti alla raccolta pubblicitaria, rimettendo ordine su un mercato squilibrato a favore del concorrente privato.
Un provvedimento come questo potrebbe trasformarsi in una vera mazzata per i bilanci delle televisioni berlusconiane.
Gli investitori in giro per il mondo temono il peggio ed è soprattutto per questo motivo che negli ultimi 12 mesi, in coincidenza con le crescenti difficoltà politiche di Berlusconi, la quotazione delle sue tv ha perso oltre il 50 per cento.
Nei mesi scorsi, in agosto e in settembre, la capogruppo Fininvest e poi anche la Holding italiana seconda controllata direttamente da Berlusconi, hanno approfittato dei prezzi di saldo per comprare in Borsa titoli Mediaset per un valore di circa 25 milioni.
Questi acquisti però non sono di certo sufficienti per rilanciare la quotazione.
Anche perchè, nei ragionamenti degli investitori, sul futuro del gruppo gravano, oltre a quelle politiche, anche le incognite legate agli equilibri tra i due figli di primo letto del premier, cioè Marina e Piersilvio entrambi già attivi nelle aziende paterne, e i tre eredi (Barbara, Eleonora e Luigi) nati dal matrimonio con Veronica Lario.
La trattativa sul divorzio si sta trasformando in una battaglia legale dagli esiti imprevedibili.
Un aspetto tutt’altro che secondario nel confronto tra i legali delle due parti riguarda le garanzie patrimoniali che la madre ha chiesto per i tre figli più giovani del Cavaliere.
Per un gruppo che naviga a vista tra incertezze di ogni tipo non è proprio il massimo non sapere neppure chi comanderà nei prossimi anni.
argomento: Berlusconi, economia | Commenta »