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LE CONDIZIONI DI ALFANO: “CAMBIAMO L’ITALICUM”

Febbraio 16th, 2014 Riccardo Fucile

NCD VUOLE CHE VENGA ABBASSATA LA SOGLIA DI COALIZIONE DEL 12%, VERDINI SI OPPONE

È l’Italicum la posta in gioco nascosta dietro la trattativa sul nuovo governo. E Renzi sa di dover giocare una partita doppia.
Pressato da Berlusconi e Verdini da una parte, strattonato dall’altra da Alfano e dall’Ncd. L’ultima telefonata tra il segretario del Pd e il Cavaliere, raccontano nell’entourage di Berlusconi, risale a venerdì scorso.
Un colloquio breve, voluto dal leader di Forza Italia per sincerarsi che l’accordo sulle riforme tenesse ancora. «Per me si deve andare avanti su quello che abbiamo stabilito», ha confermato Renzi dall’altro capo del filo.
Una garanzia che è stata ribadita anche a Denis Verdini dal segretario dem in persona (con il quale i contatti sono ormai costanti e quasi quotidiani) e dai suoi sherpa.
Il patto del Nazareno sembra tenere e Berlusconi, davanti alle telecamere, l’ha voluto mettere nero su bianco appena uscito dallo studio alla Vetrata: «Forza Italia si impegna a mantenere gli accordi intervenuti sulla legge elettorale e le riforme».
Una precisazione necessaria visto il timore circolato ad Arcore sulle reali intenzioni di Renzi riguardo all’Italicum.
Aver spostato le lancette della legislatura fino al 2018 cozzava infatti con l’idea di approvare in fretta e furia la nuova legge elettorale. «Non è che con la scusa della crisi di governo — si è chiesto Berlusconi — adesso Renzi rimette nel cassetto l’intesa con noi?».
Dubbio fugato, appunto, dai contatti diretti intervenuti negli ultimi due giorni tra i due partiti. Certo, qualche slittamento sarà  inevitabile.
«Finchè è aperta la crisi — spiega il renziano Roberto Giachetti — la Camera può approvare solo i decreti in scadenza. Ma i tempi della riforma elettorale sono già  contingentati e in tre giorni e mezzo di lavoro la si approva. Diciamo ai primi di marzo ».
Che Renzi possa rinunciare all’Italicum, sacrificando sull’altare della stabilità  di governo il suo successo più spettacolare, è un’ipotesi che nessun renziano di stretta osservanza è disposto a prendere in considerazione.
Eppure la volontà  del segretario di procedere sui binari stabiliti cozza con la disperata resistenza di Alfano e dell’Ncd. In ballo c’è la sopravvivenza politica di un partito.
«Per noi — chiarisce il capogruppo Enrico Costa — il prossimo governo deve essere Renzi-Alfano. Annacquarci in un governo del Pd sarebbe la fine».
Dunque calma e gesso, l’onda alta del renzismo deve scaricarsi ancora un po’.
Un punto che è stato messo sul tavolo senza reticenza dagli alfaniani durante il colloquio di ieri al Quirinale. Trovando un interlocutore comprensivo nel capo dello Stato, che infatti avrebbe in mente di ritardare fino a domani il conferimento dell’incarico.
Scesi dal Colle, Alfano e i capigruppo Ncd si sono convinti che anche Napolitano non abbia tutta questa fretta di mandare Renzi davanti alle Camere per la fiducia.
Anzi, visto che il leader democratico punta a un governo di legislatura, è chiaro che la stesura di un programma così vasto non potrà  che comportare, secondo il giudizio del Presidente, «tempi adeguati».
Sicuri di aver trovato una sponda nel capo dello Stato, gli alfaniani si apprestano a dettare condizioni anche sull’altra partita, quella che più sta a loro a cuore: le modifiche all’Italicum.
Chi tratta la materia per conto di Alfano fissa il traguardo del negoziato: «Se Renzi non vuole che alle prossime elezioni ci schieriamo con Berlusconi e lo facciamo vincere, allora ci deve venire incontro abbassando la soglia del 12% per le coalizioni».
Un punto dirimente, che potrebbe consentire ad Alfano di costruire un polo di centrodestra alternativo a Forza Italia, grazie anche all’apporto di Casini, Mauro e tutta la galassia centrista e ciellina.
È un disegno di lungo periodo, che richiede almeno un anno, un anno e mezzo per realizzarsi.
E proprio per questo Verdini e Berlusconi, intuito il pericolo, hanno già  iniziato a lavorare ai fianchi il Nuovo centrodestra.
La dove fa più male: a palazzo Madama. Insinuandosi nelle divisioni del nemico — le truppe calabresi puntano alla nomina di Gaetano Quagliariello coordinatore, i siciliani vorrebbe Renato Schifani — Verdini ha fatto sapere di avere le porte aperte per quei senatori che volessero tornare a casa.
«Ma sia chiaro — ha fatto sapere il coordinatore forzista — che non accettiamo singoli transfughi. Dovrete costituire un gruppo e staccarvi tutti insieme da Alfano».
Per questo le voci di un aiuto organizzato da Verdini e Berlusconi alla nascita del governo Renzi — con l’arrivo di senatori cosentiniani e fittiani a rimpiazzare gli alfaniani — vengono derubricate a piazza in Lucina, sede di Forza Italia, come polpette avvelenate messe in giro dall’Ncd.
«Sono stanco — taglia corto il redivivo Nicola Cosentino — di essere tirato in ballo per cose destituite di fondamento».

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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GELIDO INCONTRO AL COLLE: BERLUSCONI COSTRETTO A FARE ANTICAMERA

Febbraio 16th, 2014 Riccardo Fucile

IL CAPO DELLO STATO ASCOLTA 15 MINUTI IL CAVALIERE SENZA NEANCHE GUARDARLO NEGLI OCCHI

Il capo dello Stato con poche e asciutte parole frappone un iceberg tra lui e il segretario generale Marra e la triade di ospite.
Tutto vogliono al Colle, meno che questo passaggio istituzionale si trasformi in una resa dei conti su presunti “golpe”, “tradimenti”, “persecuzioni giudiziarie” denunciati dal leader forziste fino al giorno prima in Sardegna.
Figurarsi se c’è voglia e clima per una battuta dell’ospite, una delle sue per rompere con un sorriso i rigori del protocollo, del tipo: «Eccomi, sono il pregiudicato».
Il Grande Freddo del resto si materializza già  nell’anticamera dello studio alla Vetrata. Nei lunghi minuti di inusuale attesa ai quali il Cavaliere è costretto, benchè arrivato puntuale all’appuntamento al Quirinale.
Motivazione ufficiale: una lunga telefonata che ha tenuto impegnato il presidente.
Un arrivo non esattamente in stile “Smart” renziano per la delegazione: sono quattro auto blindate, una delle quali è il Van con artiglieria pesante a bordo, nascosta dai vetri oscurati, che accompagna e protegge da sempre l’ex premier.
Lui e i capigruppo nell’Audi di ordinanza. Fuori, tenuti a debita distanza, non sono più di una decina i militanti del “Popolo viola” del solito Gianfranco Mascia che urlano «vergogna», ce l’hanno con Napolitano e con il «pregiudicato», al cui indirizzo viene lanciato qualche pomodoro e mandarino, com’era già  avvenuto davanti al Nazareno il giorno del faccia a faccia Berlusconi-Renzi.
Il presidente Giorgio Napolitano si prende tutto il tempo necessario prima di aprire quella porta e consentire l’accesso del leader di Forza Italia e dei due capigruppo. Perchè non è solo un leader come gli altri ricevuti, colui che dal 27 novembre è decaduto dal Parlamento, dal primo agosto condannato in via definitiva, dal prossimo 10 aprile vincolato ai servizi sociali o ai domiciliari.
E dura non più di un quarto d’ora il colloquio, comunque meno rispetto a quello con le delegazioni dei grandi partiti.
In realtà  neanche Berlusconi ha voglia di imbastire una guerriglia lì, lo fa come di consueto fuori, possibilmente dalle tribune dei comizi.
Anche se era andato con l’intenzione di far notare come avesse ragione lui sulle politiche del rigore non più sostenibili, nè quelle di Monti nè di Letta. Alla fine ha preferito dar retta agli inviti alla prudenza di Gianni Letta che per tutto il giorno lo ha catechizzato col linguaggio più congeniale all’ex premier, quello calcistico: «Ricordati che i calci di rigore non si tirano se l’arbitro non ha fischiato. Pena: l’espulsione o l’annullamento del gol».
Dentro, Napolitano parla pochissimo e poco guarda negli occhi il suo interlocutore principale, raccontano. Preferisce ascoltare.
A lui, Berlusconi conferma che Forza Italia resterà  all’opposizione ma sarà  «responsabile ».
A cominciare dalle riforme, come dirà  fuori nei due minuti coi giornalisti: «Noi manteniamo gli accordi intervenuti sulla legge elettorale e le riforme». Quanto al resto, dirà  all’inquilino del Quirinale con una sorta di apertura, «ancora non conosciamo i punti del programma, valuteremo di volta in volta».
Allo stesso tempo ribadisce lo «sconcerto e lo sgomento» per le modalità  con cui è precipitata la situazione.
Dirà  fuori di aver «espresso preoccupazione e stupore per una crisi opaca nata fuori dal Parlamento».
In ogni caso, nella lettura di Daniela Santanchè, un successo, una rivincita, quelle consultazioni: «Ho visto Berlusconi fra due carabinieri. Non ci sono manette: sono sull’attenti e salutano. Il tempo è galantuomo. Faremo opposizione patriottica».
Quando lascerà  il palazzo col corteo di auto e lampeggianti alle 19,10, il leader dirà  ai dirigenti forzisti che lo chiamano di aver «dimostrato per l’ennesima volta la nostra responsabilità  ».
Ma la soddisfazione non cela la preoccupazione che sta prendendo campo.
Confessa anche quella, il Cavaliere, ai fedelissimi sentiti prima di prendere il volo alla volta di Milano. Non c’è più alcuna certezza che il cammino a tappe forzate sull’Italicum venga rispettato, dopo le minacce e i paletti di Alfano.
«Temo che Renzi, una volta approdato al governo, col pretesto dei decreti in scadenza da far approvare in Parlamento faccia saltare tutto».
“Angelino” ormai è acerrimo nemico, ieri il ministro gli ha dato perfino del rancoroso, in pubblico. Per Berlusconi è solo un «traditore» che sta cercando di «avvelenare i pozzi» del dialogo sulle riforme. Altro che alleanza di centrodestra.
Ma il voto del resto potrebbe essere molto più lontano.

Lopapa e Rosso
(da “La Repubblica“)

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RENZI PEDALA A VUOTO: “TOTALE DISINTERESSE PER LA CICLABILITA'”

Febbraio 16th, 2014 Riccardo Fucile

IL SINDACO SI VENDE L’IMMAGINE IN SELLA ALLA ECOLOGICA BICI, POI NELLA REALTA’ CANCELLA SERVIZI COME “MILLEUNABICI”

Gli ultimi giorni dell’iconografia Renzi sono stati segnati dai movimenti romani a bordo di una scalcagnata Smart (nomen omen), ma il vero marchio di fabbrica del premier in pectore è un altro: l’ecologica bicicletta.
Della mobilità  sostenibile ha fatto un totem nel suo mandato di sindaco a Firenze, firmando anche un Patto per la bicicletta promosso dall’associazione FirenzeInBici per sostenerne l’uso in città .
Da allora le sue apparizioni mediatiche si sono moltiplicate a ritmo vertiginoso.
Adesso che l’ormai ex-sindaco si appresta ad appendere anticipatamente al chiodo le vesti di amministratore comunale per indossare quelle molto più pesanti di eroe nazionale è d’interessante osservare che Renzi non ha lasciato un ottimo ricordo del suo passaggio negli amici ciclisti fiorentini, nonostante abbia portato nella città  del Fiore i mondiali di ciclismo.
«Totale disinteresse per la ciclabilità : questo esprime l’amministrazione comunale». Le parole sono sparate oggi proprio dalla Onlus Fiab FirenzeInBici, che — «denuncia lo scandalo di un’amministrazione che si fa bella di interventi presso il Ministero a favore delle modifiche al codice della strada, peraltro appropriandosi di suggerimenti presentati proprio da Fiab, e non fa nulla di concreto in città . Anzi, cancella servizi utili che forse non sono in grado di sostenersi da soli ma che pesano per cifre irrisorie sul il bilancio comunale. Il servizio andava semmai potenziato e ristrutturato».
Il riferimento esplicito è quello a MilleUnaBici, servizio di noleggio gestito dalla cooperativa Ulisse (nata nel lontano 1998) in collaborazione con l’amministrazione comunale. Un servizio che risulta da tempo sospeso.
«Disinteresse è un eufemismo — rincara la dose Francesco Baroncini, consigliere di Fiab FirenzeInBici —   visto che il bando che assegnava ad Ulisse il servizio scadeva lo scorso settembre ed era stato prorogato a fine gennaio. In questi mesi, pur sollecitata da più parti, l’amministrazione non ha minimamente pensato a un modo di garantire il servizio nè a come riassegnarlo, se proroghe non erano davvero possibili. Questo dà  la precisa sensazione di quanto poco in realtà  all’amministrazione comunale in genere interessi il tema della ciclabilità ».
Il giudizio finale è però lapidario.
«Un disastro — conclude Baroncini — Per risparmiare 100mila euro, cifra irrisoria per il bilancio comunale, si cancella un servizio utile alla comunità  e si toglie lavoro a persone, per di più con disagi di varia natura, che avrebbero potuto consolidare una professionalità  utile per il futuro, meglio, per il futuribile servizio di bike sharing». Dietro l’immagine del sindaco in bici si nasconde dunque più di una delusione, proprio sul versante della mobilità .
Ma Renzi ha ormai abituato tutti col suo motto: «Il meglio deve ancora venire».
Forse perchè a Firenze il peggio lo hanno già  visto

(da “Greenreport.it)

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