Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
SUL CASO DEL GIORNO CHE VEDE COINVOLTI DUE SUOI UOMINI IN EMILIA NEANCHE UNA PAROLA… POI FA SAPERE CHE NON MOLLERA’ LA POLTRONA DI SEGRETARIO DEL PD E CHE “IL PIL SARA’ ZERO”
Nessuno glielo chiede e lui non dice una parola. Mentre la partita per la presidenza dell’Emilia Romagna
precipita nel caos più assoluto, il premier, nel salotto di Bruno Vespa, che lo ospita per una prima in grande stile, si guarda bene da affrontare il tema. Un silenzio che salta doppiamente agli occhi visto che il conduttore gli serve un piatto di tortellini.
“Faremo il patto del tortellino in Europa”, aveva scherzato il segretario-premier, circondato dai giovani leader del Pse domenica alla Festa dell’Unità di Bologna.
Una bella appropriazione del simbolo emilian-bersaniano. Ma evidentemente la situazione in quella Regione gli è del tutto sfuggita di mano.
Prima, con il tentativo (fallito) di trovare una “soluzione unitaria” sul nome di Daniele Manca, il sindaco di Imola, voluto da Errani.
Ora, con i due candidati di punta alle primarie, Matteo Richetti e Stefano Bonaccini indagati, il primo ritirato, e il secondo decisamente in bilico.
“Presidente, con Richetti e Bonaccini indagati cosa succederà per le primarie in Emilia-Romagna?”, gli chiedono i cronisti all’uscita dallo studio di Vespa.
“Buon lavoro”. Nessuna risposta.
A Porta a Porta il premier appare stanco, decisamente meno brillante del solito.
Si inceppa sui tecnicismi, come quando cerca di spiegare il pagamento dello stato dei debiti della Pa.
I fronti aperti sono tanti, e su tutti i piani. Non si fa mancare le promesse: “Penso e credo che nella legge di stabilità avremo un’ulteriore diminuzione delle tasse sul lavoro. Ci sono varie ipotesi sui modi e la finanziamo con la riduzione della spesa”.
In effetti, lo stesso ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan sabato scorso alla festa del Pd di Bologna aveva parlato della possibilità di ridurre le tasse per le imprese, l’obiettivo cui sono finalizzati i tagli nei ministeri.
Ma intanto lo Sblocca Italia non è ancora arrivato al Quirinale. E sono passati dieci giorni dal Cdm che lo ha teoricamente licenziato.
E ancora, sugli statali: “I denari per risolvere gli sblocchi dei salari e gli scatti, secondo i ministri già possono essere trovati”.
Annuncio quest’ultimo decisamente in contrasto con quanto dichiarato dal ministro per la Pa, Madia, che si era presa l’onere di far sapere del blocco agli stipendi degli statali. A proposito di pubbliche sconfessioni.
E al Colle non ci è arrivato nemmeno il decreto sulla giustizia civile.
A via Arenula erano certi che sarebbe stato sul tavolo del Colle già lunedì. Ma l’Anm è sul piede di guerra, la quadra non si trova.
Problemi, uno dopo l’altro. Non manca l’ammissione sul Pil: “Quest’anno balleremo intorno allo zero”.
La ripresa non c’è, la versione ufficiale dalle parti di Palazzo Chigi è che dipende da condizioni pregresse.
Ma a Renzi tocca rispondere alla critica: “Mi accusano di essere troppo sorridente. Dietro questo sorriso c’è tanta voglia di faticare e lavorare”.
Non si risparmia le battute e gli affondi neanche questa volta Renzi. Arrivano “i professionisti della tartina”. “C’è un sacco di gente che in 20 anni ha fatto tanti convegni, io li chiamo i professionisti della tartina, che dicono l’Italia non ce la fa e poi va in vacanza in Australia” (lui in una modesta suite a 1.000 euro al giorno…)
Però, nel frattempo, anche le riforme sono di là da venire.
Se è per l’Italicum in Senato, non è ancora stato incardinato neanche in Commissione Affari costituzionali.
Alla Camera l’approdo in Aula delle riforme arriverà non prima di 60 giorni, a occhio e croce. Anche lì, c’è prima la Commissione.
Si tratta a 360 gradi, con i bersaniani (e le minoranze in senso ampio) sul piede di guerra per un posto in segreteria.
E pronti al ricatto su tutto (dall’Emilia, alle riforme, passando per l’economia).
Per dirla con Miguel Gotor: “Noi ci stiamo a fare una segreteria unitaria, ma se c’è una vera condizione per lavorare insieme. Per ora non sembra così”.
Ha un bel dire Lorenzo Guerini che “ci sono le condizioni per una segreteria unitaria”. Per adesso, la situazione è in stallo. Direzione domani, con Renzi che comunque non ha nessuna intenzione di fare passi indietro nè per quel che lo riguarda: (“Dimettermi da segretario? Non ci penso proprio”), nè sulle questioni in campo.
In questo clima non manca neanche la battuta sul governo salta agli occhi: “Quanto durerà ? Certo meno di Porta a porta”.
Rimpasto in vista, modalità e nomi nel caos più totale.
Wanda Marra
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
DATI UE: NEL 2010 HANNO DEFINITO 2.834.000 CAUSE CIVILI CONTRO 1.793.000 DEI COLLEGHI FRANCESI E 1.586.000 DEI TEDESCHI…E 1.288.000 PROCESSI PENALI CONTRO I 600.000 DEI FRANCESI E GLI 804.000 DEI TEDESCHI…CON 8.221 POSTI SCOPERTI TRA I CANCELLIERI
Renzi che mangia il gelato. Renzi che si tira una secchiata d’acqua in testa. Renzi che brandisce una sciabola. Renzi che gioca a tennis. Renzi che va in bici. Renzi che inaugura cantieri immaginari col caschetto giallo. Renzi con la faccia da budino (immagine raccapricciante subito ritirata). Renzi che riceve Cottarelli dopo aver tagliato il tagliatore di sprechi al posto degli sprechi.
Fra i tanti selfie con cui ammorba il paesaggio italiano (si attendono con ansia quelli di Renzi a cavallo, Renzi al balcone e Renzi che trebbia il grano a torso nudo), il presidente del Consiglio dimentica curiosamente i due più interessanti: Renzi che incontra il pregiudicato Berlusconi nella sede del Pd o a Palazzo Chigi (in Parlamento l’interdetto non può metter piede) e Renzi che sigla con il delinquente il Patto del Nazareno, magari con una zoomata sul testo dell’ignoto papello.
Di queste scene-madre che inquinano da sei mesi la politica italiana all’insaputa degl’italiani, manca purtroppo qualunque documentazione visiva e cartacea.
Ci si accontenta dei risultati, che comunque dicono già molto.
La “riforma della giustizia”, che insieme agli affari tv è da 20 anni l’unica bussola di B., si divide in due parti: le norme che dovrebbero sveltire le cause civili entrano in vigore subito, per decreto, perchè B. non ha processi civili in corso (ne aveva in passato, glieli comprava Previti ); quelle sul processo penale, invece, non entreranno mai in vigore, ma per infinocchiare la gente il cosiddetto ministro Orlando le scrive lo stesso, sotto forma di disegni di legge che poi la maggioranza in Parlamento si incaricherà di insabbiare, perchè B. e diversi esponenti del Ncd hanno vari processi penali e prevedono di incrementarli quanto prima.
Nessuna urgenza per il falso in bilancio cancellato nel 2001, l’autoriciclaggio (imposto dalla convenzione di Strasburgo del 1999) e la prescrizione (che falcidia 150 mila processi all’anno e che l’Europa ci intima di bloccare da tempo immemorabile).
In compenso c’è la massima urgenza di punire i giudici e di accorciare quelle che i somari chiamano le loro “ferie”: tanto per dimostrare che, se i processi sono lenti, è colpa delle toghe che non lavorano, fanno la bella vita e vanno in vacanza un mese e mezzo.
La verità è che le ferie dei magistrati non coincidono affatto con il “periodo feriale”, che è solo una “sospensione dei termini processuali” e riguarda più gli avvocati che le toghe.
Come B. ben sa, essendo stato condannato il 1° agosto 2013 dalla sezione feriale della Cassazione, non è vero che i magistrati chiudono bottega dal 31 luglio al 15 settembre.
Giudici e pm non lavorano soltanto in ufficio (molti non ce l’hanno neppure): ma anche e soprattutto da casa, a studiare atti e a scrivere motivazioni.
Le loro ferie durano massimo un mese, semprechè ne usufruiscano, come per tutti i dipendenti pubblici: i primi 15 giorni sono dedicati al deposito delle motivazioni dei propri provvedimenti o dei ricorsi a quelli altrui.
La sospensione dei termini vale per gli avvocati e i loro clienti: non per i magistrati, che devono sempre depositare gli atti nei tempi stabiliti.
Sennò il detenuto viene scarcerato per decorrenza dei termini e la colpa ricade su di loro.
Secondo le statistiche del Cepej-Consiglio d’Europa, quei fannulloni dei magistrati italiani nel 2010 hanno definito 2.834.000 cause civili (i loro colleghi francesi 1.793.000 e i tedeschi 1.586.000) e 1.288.000 processi penali (600 mila in Francia e 804 mila in Germania), risultando primi in Europa nella classifica della produttività sul penale e secondi sul civile (alle spalle dei giudici russi, molto più numerosi dei nostri).
Se davvero volesse sveltire i processi, il governo — oltre a sbaraccare le procedure più bizantine del mondo — dovrebbe riempire i vuoti d’organico che, solo per il personale di cancelleria, ammontano a 8.221 posti scoperti su un totale teorico di 44.110 (il 18,64%).
Ma sappiamo benissimo che l’obiettivo non è questo: è quello immortalato nel selfie che non vedremo mai.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 10th, 2014 Riccardo Fucile
LE ANALISI HANNO ESCLUSO CHE LA PAZIENTE FOSSE AFFETTA DAL VIRUS: SI TRATTA DI SEMPLICE MALARIA
Aveva febbre alta, dolori muscolari, nausea e vomito e proveniva da un paese a rischio, la Nigeria. Ma non era
stata contagia da Ebola, era affetta da malaria.
Si sciolgono i dubbi, nelle Marche, per una donna nigeriana di 42 anni, che aveva mostrato sintomi compatibili con l’esordio della malattia causata dal virus Ebola.
Si è subito messo in campo il protocollo di allerta per la verifica di casi sospetti attivato dalla Regione, poi è arrivato il risultato delle analisi effettuate nell’Ospedale di Torrette e reso noto dalla Direzione Sanitaria degli Ospedali Riuniti.
Gli accertamenti effettuati ad Ancona hanno evidenziato una infezione da plasmodio della malaria in corso, per la quale è stata iniziata la specifica terapia.
La donna per cui è scattata l’allerta, non ha figli, si è presentata questa mattina al pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova Marche (Macerata), dove risiede da anni, e da qui trasferita nella Divisione di malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona, identificata come punto unico di ricovero regionale in casi di questo genere.
La 42enne è partita per la Nigeria a fine agosto, per rivedere i parenti nelle città di Lagos e Benincity, ma anche per sottoporsi a un piccolo intervento chirurgico.
È tornata in Italia sei giorni fa, quindi da meno di 21 giorni, periodo massimo di incubazione, motivo per cui è scattato il protocollo d’allerta.
Lunedì ha cominciato ad accusare i primi disturbi.
Ai sanitari che l’hanno presa in cura ha detto di non aver avuto contatti con persone malate.
«La notizia è una di quelle che non vorresti mai sentire e tantomeno trovarti a gestire», ha ammesso in prima battuta l’assessore regionale alla Salute Almerino Mezzolani, ribadendo questa mattina che si tratta però solo di un caso «sospetto» e che le procedure attivate dal Gruppo Operativo Regionale Emergenze Sanitarie (Gores), seguono le linee guida nazionali.
«Il caso è venuto fuori – ha sottolineato – proprio perchè da noi c’è un protocollo rigoroso».
A ruota sono arrivate anche le rassicurazioni del ministero della Salute: le procedure attivate «mirano alla tutela, oltre che del personale sanitario che pratica l’assistenza diretta al paziente, della collettività e alla migliore gestione clinica del caso, con criteri di sicurezza ambientale, nonchè alla sorveglianza di eventuali contatti».
Negli ultimi due mesi, peraltro, fa notare ancora il ministero, sono stati segnalati casi sospetti, da diverse regioni, in base ai criteri indicati da OMS ed ECDC (il centro europeo per il controllo delle malattie) quali l’insorgenza di alcuni sintomi e la provenienza geografica da aree affette. Tutti questi casi sono poi risultati negativi ai test di laboratorio per virus Ebola.
Intanto, la lotta all’epidemia ha visto oggi il governo degli Stati Uniti stanziare altri 10 milioni di dollari per aiutare i paesi africani colpiti, mentre il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon ha chiamato il presidente americano Barack Obama per discutere la necessità di incrementare gli sforzi occidentali.
In Liberia intanto sono 160 gli operatori sanitari che hanno contratto il virus e 80 sono i morti.
(da “La Stampa“)
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