Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
“DAL 2012 NON C’E’ STATO NEL FN ALCUN RINNOVAMENTO DEL DISCORSO POLITICO”… “STA FACENDOSI STRADA L’IDEA DEL VOTO PERSO”
“La marcia trionfale di Marine Le Pen si è interrotta». Per il politologo Dominique Reyniè non ci sono dubbi: «I dirigenti Fn possono rigirare i dati come vogliono, ma dal loro punto di vista è un risultato deludente», spiega Reyniè, esperto di populismi e uno dei maggiori esperti del voto Fn.
Le Pen non vince più come prima?
«In termini assoluti si tratta del migliore risultato nella storia del Fn alle elezioni dipartimentali. Ma nella traiettoria vincente del partito è una frenata. Da quando Le Pen ha preso la leadership ha fatto il miglior risultato alle elezioni presidenziali del 2012, poi alle municipali del marzo 2014 e alle europee del giugno 2014. Questa volta, c’erano già i manifesti pronti con la scritta “primo partito di Francia”. Non è stato così».
È solo grazie al fatto che l’Ump si è alleato con i centristi?
«È quello che dicono i Le Pen, Marine e sua nipote Marion, ma mi sembrano argomenti da perdenti. La verità è che per il Fn c’è una narrazione che si è interrotta. Una sorta di usura dell’ideologia frontista. Dal 2012 non c’è stato alcun rinnovamento del discorso politico. Inoltre, sono convinto che nei potenziali elettori del Fn sia in corso una presa di coscienza».
Quale?
«L’esempio di Tsipras in Grecia sta mostrando che quando un partito anti-sistema vince le elezioni poi non riesce a governare. La retorica anti-Ue svanisce davanti alla dura realtà . Inoltre, il Fn si sta mettendo in un’impasse politica. Anche questa stavolta sarà al secondo turno in alcuni scrutini ma perderà : nell’elettorato si insinua il dubbio che un voto al Fn sia un voto perso».
Sarkozy è riuscito a risollevare le sorti della destra?
«Ha ripristinato l’alleanza con il centro, una strategia politica talvolta contestata. Rispetto al Fn, ha ribadito che non ci sarà nessuna alleanza con l’estrema destra. Sarkozy ha lanciato la sua dottrina in vista delle presidenziali del 2017. Se dovessi fare oggi un pronostico direi che tra due anni ci sarà un ballottaggio tra Ump e Fn».
Sarkozy fa bene a non dare indicazioni di voto per il secondo turno contro il Fn?
«Intanto il cosiddetto “fronte repubblicano” non sempre funziona, anzi. E poi chiedere agli elettori di votare per l’avversario politico, che sia il Ps o l’Ump, è politicamente nefasto. È come far scomparire l’opposizione tra i due principali partiti dell’alternanza, facendo di fatto esistere una sola opposizione, quella del Front National»
La sinistra è ormai fuori gioco?
«Dopo le municipali e le europee si conferma un’esplosione della gauche di governo, del suo apparato di eletti locali. La divisione elettorale della sinistra non è solo nelle urne: è dogmatica. Siamo davanti a un dato ormai strutturale. La sinistra non ha più un’unità ideologica e programmatica. Non c’è più possibilità di andare da Jean-Luc Melenchon (leader del Front de Gauche, ndr.) a Emmanuel Macron (attuale ministro dell’Economia, ndr.). Il risultato delle dipartimentali è la conferma di un processo di evaporazione della sinistra. Con un’altra sorpresa».
Una sorpresa?
«Il tracollo della sinistra del partito socialista. Di fronte al successo del Front National, si poteva prevedere un’ascesa di partiti di estrema sinistra come Tsipras o Podemos. E invece la gauche di protesta in Francia non esiste quasi più. Una parte ha anzi votato per il Front National».
(da “La Repubblica”)
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
DOPO LE ALLUSIONI SESSISTE CONTRO LA DI GIROLAMO: “BOCCASSINI? MANIACA SESSUALE”….”ALFANO FACCIA DA GECO”
Strali e insulti a profusione quelli pronunciati dalla deputata di Forza Italia, Alessandra Mussolini,
durante il suo intervento al convegno “Primavera italiana-Centrodestra, riprendiamoci il futuro”, tenutosi a Roma sabato scorso.
L’invettiva è balzata agli onori delle cronache politiche per le parole al vetriolo contro il capogruppo Ncd Nunzia De Girolamo e per le reazioni bipartisan delle colleghe su twitter: commenti in solidarietà all’alfaniana, a cui ieri la Mussolini ha replicato a ritmo febbricitante e serrato.
Su tutti spicca la risposta a Mara Carfagna, alla quale l’eurodeputata forzista ha twittato: “Brava, poi ti dico in privato cosa dice di te la De Girolamo”.
Il tweet poche ore dopo è stato rimosso dalla stessa europarlamentare.
Il monologo ‘incendiario’ della Mussolini si è svolto per crescente accumulazione di improperi indiscriminati, nell’intento di difendere Silvio Berlusconi dai “traditori” e dagli “incoerenti”.
Si spazia allora dal “dentice”, epiteto affibbiato al ministro Lorenzin, al “brutto, miracolato e faccia da geco”, appellativo riservato ad Angelino Alfano.
Nella filippica contro il Ncd, non viene risparmiato neppure Renato Schifani: “E’ un altro miracolato, prima stava ‘culo e cucchiara’ con Berlusconi e adesso lo ha lasciato, perchè sono diventati tutti statisti”.
Improperi anche contro il pm Ilda Boccassini, tra gli applausi scroscianti degli spettatori, alcuni dei quali addirittura si sono alzati in piedi: “Un’altra volta questa Ruby con ‘sti capelli lunghi e le olgettine. Basta, non se ne può più! Berlusconi è un tipo generoso. C’è la Boccassini che è un maniaco sessuale“.
Moniti pepati anche per il leader della Lega, Matteo Salvini: “Quant’è brutto con quell’orecchino, è sgradevole. E’ un LGBT. E’ un bugiardo, voglio vedere se canterà l’inno di Mameli con quell’orecchino”.
Non è gradito esteticamente neanche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, “quella faccia brutta e abboffato di cooperative rosse”.
Il resto del monologo della Mussolini rientra nei canoni tipici della vulgata dELLA becerodestra: dardi contro gli omosessuali, gli immigrati e la politica dell’Unione Europea.
L’epilogo poi si concretizza in un grido inneggiante al Cavaliere: “Viva Berlusconi, viva Forza Italia”. Ed è standing ovation in sala
Unica dimenticanza: guardare cosa accade a casa sua e le frequentazioni del marito.
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
IL VINCITORE: “LA MAFIA? NON CREDO ESISTA QUI, IO SONO AMICO DI TUTTI”
“La mafia? Non ne so parlare, non penso sia presente qui. Ad Agrigento ci sono disagio sociale e
microcriminalità , questo sì”. Parola di Silvio Alessi, il primo candidato di Forza Italia in grado di vincere le primarie del centro sinistra, riuscendo nello stesso tempo ad imbarazzare il segretario siciliano del Pd Fausto Raciti.
“Sono sicuro — replicava qualche giorno fa su Repubblica, Raciti — che Alessi sia pienamente consapevole della pericolosità del fenomeno mafioso e che avrà modo, al più presto, di chiarire la sua posizione”.
Adesso Alessi avrà tutto il tempo per spiegare cosa intende con microcriminalità dato che con più di duemila voti (2152) è stato designato candidato sindaco della coalizione Agrigento 2020: più del 50 per centodei quattromila elettori che ieri si sono recati ai gazebo per scegliere il pretendente alla fascia di primo cittadino della città dei templi.
Staccatissimi i concorrenti: 808 voti per Epifanio Bellini, unico candidato del Pd, 567 per Peppe Vita, il candidato della società civile, 534 per l’ex assessore regionale del Mpa Peppe Marchetta.
Solo che la vittoria di Alessi ha scatenato mille polemiche dato che si tratta del candidato appoggiato da Riccardo Gallo, numero due di Forza Italia in Sicilia e pupillo dell’ex senatore Marcello Dell’Utri.
Che ci fa uno con tali appoggi candidato sindaco del Partito Democratico?
“Io non sono amico di Forza Italia, sono amico di tutti: quei politici del Pd che attaccano il Patto del territorio sono solo dei politicanti che in questi anni hanno abbandonato la città di Agrigento e ora hanno il coraggio di parlare” dice lui, che si è guadagnato notorietà da presidente dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento in lotta per un posto in Lega Pro.
“ Le primarie stato un grande successo dei cittadini agrigentini, il grande afflusso di persone ci fa molto piacere. I cittadini hanno apprezzato il fatto che si è dato loro un meraviglioso strumento” continua Alessi, che è riuscito a fare piazzare un gazebo per il voto proprio di fronte lo stadio, dove ieri l’Akragas affrontava (e batteva) il Neapolis.
Dopo la partita i tifosi hanno fatto visita al gazebo delle primarie, dove svolazzava la bandiera del Pd insieme a quella di Forza Italia: e alla fine il voto degli ultras dell’Akragas è stato decisivo per eleggere Alessi.
Un’operazione voluta sia dal segretario Raciti, che dal presidente del Pd siciliano Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento con l’Udc e il Pdl.
Tanti invece i maldipancia all’interno del Pd regionale. “Ad Agrigento siamo alla cronaca di una morte annunciata, la morte della speranza di cambiare verso alla politica” dice il deputato Fabrizio Ferrandelli.
“Tutti sapevano dell’accordo con il Patto per il territorio. E’ lo stesso partito che appoggiò e fece vincere Marco Zambuto alle elezioni comunali del 2012: non capisco quale sia adesso l’obbiettivo di Ferrandelli” si lamenta invece il segretario del Pd agrigentino Peppe Zambito, regista dell’operazione che ha portato i democratici a candidare come sindaco un uomo di Forza Italia.
Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA SULLE SOVVENZIONI MASCHERATE DA FALSO SONDAGGIO
L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato rinviato a giudizio per la vicenda di un presunto finanziamento illecito ricevuto per le elezioni regionali del 2010 mascherato da un falso sondaggio.
Sotto processo, che comincerà il 5 luglio 2016, anche altri sette imputati, mentre Luca Ceriani ha patteggiato un anno di reclusione.
A disporre il rinvio a giudizio è stato il gup Flavia Costantini che ha accolto le richieste del pm Mario Palazzi.
Il processo riguarderà anche Fabio Ulissi, podologo e storico collaboratore dell’ex sindaco di Roma, Giuseppe Verardi, ex manager della società di consulenza Accenture, e i manager e funzionari Francesco Gadaleta, Roberto Sciortino, Massimo Alfonsi, Sharon Di Nepi e Angelo Italiano.
Questi ultimi avrebbero concorso nella predisposizione della provvista di 30 mila euro ritenuta illecita.
Secondo l’accusa il finanziamento, scaturito da false fatture, sarebbe stato impiegato per incaricare una società specializzata ad effettuare il falso sondaggio e portare a termine l’operazione di `telemarketing politico’ a favore del listino dell’ex presidente della Regione Lazio Polverini.
L’ex Governatrice del Lazio, indagata in un primo momento, è poi uscita dall’inchiesta con richiesta di archiviazione.
L’inchiesta prese le mosse da una denuncia presentata da Accenture dopo la scoperta di un giro di false fatturazioni.
(da “La Stampa”)
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
CRONACHE NAPOLETANE: TRA APPUNTAMENTI MANCATI E SALDI DI STAGIONE
Lo scorso dicembre, dopo una delusione parecchio cocente, fui invitato da un amico a ‪PiazzaBellini‬
per incontrare alcuni esponenti di quel che rimaneva di una certa ‪destracampana‬ e di alcuni giovani pseudo-rampanti.
L’idea era quella di ragionare – insieme – su un’ipotesi programmatica ed operativa sul territorio che potesse essere foriera di una nuova, auspicabile “storia” (una storia di ‪‎destra‬, ovviamente).
Quel giorno, però, con la scusa “ufficiale” della pioggia battente, non si presentò proprio nessuno, salvo un medico di indiscutibile valore professionale che, comunque, non ebbi modo di salutare (pare che fosse in zona, seduto in un caffè, ma non avendolo mai visto prima e non avendo il suo recapito telefonico, non ebbi modo di interagire con lui).
Quello che è successo dopo ha dato comunque un senso “al tutto”…
Altro che nuova storia da provare a scrivere: quasi tutti quegli “attori” sono attualmente impegnati nel sostenere il PD alle prossime “regionali” in Campania.
Il che è tristemente coerente, sia con chi è abituato a vendersi pur di avere un briciolo di potere, sia con chi sostiene l’indecente “motto” a tenore del quale basterebbe avere “uno di loro” nelle Istituzioni per avere un senso: le idee ed i “colori” sarebbero solo dei meri orpelli.
Insomma, tra venduti e pseudo-sofisticati scribacchini da salotto, anche quel poco che rimaneva è stato definitivamente annientato e dilaniato, svenduto al miglior offerente, in un caso, e alle ragioni del nulla, nell’altro…
Non smetterò mai di avere passione per la politica, ma lo farò sempre e soltanto a modo mio, da scugnizzo irriverente, idealista, imperituramente indisponibile ai compromessi perchè, almeno per quanto mi riguarda, vendersi al miglior offerente non sarà mai cosa ammissibile.
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra liberale
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
IL MILIARDO DI EURO CHE RENZI AVEVA PREVENTIVATO DI RISPARMIARE IN REALTà€ HA PROVOCATO CAOS E INCERTEZZA…. ALLA FINE PORTERà€ A UN ESBORSO PIÙ ALTO
Il problema più grave è come e dove ricollocare i dipendenti provinciali, schiacciati in un palleggio tra Comuni e governo centrale.
Inoltre la quotidianità impone di confrontarsi coi servizi sospesi, l’assistenza ai disabili cancellata, la manutenzione delle strade bloccate, i trasferimenti di personale impossibili per via di norme contraddittorie e inattuabili.
Il passaggio più facile è stato quello di abolirle, le Province.
Una medaglia sul petto di questo governo, sbandierata da Graziano Delrio ogni volta che le telecamere e i giornali glielo permettono.
Il problema non era l’abolizione. Quello era il passaggio più semplice.
A oggi niente è accaduto.
Troppe le norme contraddittorie che, tra la legge di Stabilità e la riforma di Graziano Delrio, avrebbero dovuto regolare la riorganizzazione delle funzioni e il ricollocamento del personale. Ma non solo.
Sono spariti, dalla sera alla mattina, una lunga serie di servizi.
L’assistenza ai disabili, demandata alle Asl, ma anche cose molto meno gravi, solo all’apparenza, come la gestione dell’ordine pubblico che non ha più un interlocutore fondamentale.
E allora caos. In tutte le salse.
Altro ostacolo è stata l’istituzione delle aree vaste che, in teoria, hanno iniziato dal primo gennaio scorso la loro missione, ma si trovano già sull’orlo del fallimento.
Così il governo, nella persona di Delrio, scarica sulle Regioni: “Con le leggi di riordino le Regioni devono riprendersi le competenze che non vogliono lasciare alle Province definendo le risorse: il personale e i costi finanziari. Le leggi di riordino sono state fatte da 12 regioni su 15, ma solo la Toscana l’ha fatta completamente”.
Il finale è che le aree metropolitane e le Province rimaste chiedono sempre più soldi, e il miliardo che il governo diceva di risparmiare costerà il doppio.
Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
“SO QUALI POLITICI DI SINISTRA E DI FORZA ITALIA HANNO PRESO SOLDI DI TELEKOM SERBIA”
“Se dovesse succedere qualcosa a me o ai miei familiari, verrebbero consegnati e pubblicati in Italia
i numeri dei conti correnti svizzeri sui quali sono state depositate le somme delle tangenti dell’affare Telekom Serbia a favore di componenti di sinistra. Ma so anche storie di politici di Forza Italia”.
Il latitante Amedeo Matacena, ex parlamentare di FI, da Dubai entra a gamba tesa su una delle vicende più controverse degli ultimi 15 anni.
Fuggito negli Emirati Arabi da una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e da un’inchiesta della Dda di Reggio Calabria (che ha portato all’arresto anche della moglie Chiara Rizzo e dell’ex ministro dell’Interno, Scajola), Matacena provoca un terremoto.
Lo fa prima con un’intervista all’Ansa che gli serve per lanciare messaggi, poi contattato su Skype dal Fatto, minaccia di fare i nomi dei politici che avrebbero intascato le mazzette e si scaglia con il parlamentare Davide Mattiello, componente della commissione antimafia che da mesi si sta battendo chiedendo al governo chiarezza sul perchè Matacena non rientra in Italia.
“Io mi domando per chi fa il ventriloquo — spiega il latitante — Perchè io devo capire. Se mi succede qualcosa ci saranno le condizioni perchè vengano consegnati i conti correnti svizzeri in cui sono stati incassate le tangenti di Telecom Serbia. So che quei numeri li hanno anche altre persone. A me li consegnò un broker amico mio che fece l’operazione per conto di tre soggetti della sinistra italiana di altissimo lignaggio”. Matacena fa capire di sapere molto di più di quanto è disposto a dire: “Questo broker è morto giovanissimo, non aveva neanche sessantanni quando fu colpito da uno strano infarto. Di altre morti strane io purtroppo ne ho già viste. Facevamo le vacanze nello stesso luogo quando, un anno dopo lo scandalo Telecom Serbia, mi consegno i numeri di quei conti correnti senza spiegarmi la storia delle tangenti”.
Matacena li ha conservati e al momento opportuno è disposto a tirarli fuori.
Getta ombre sull’impegno di Mattiello e lo collega alle confidenze ricevute dall’amico broker: “Se dice di essere preoccupato per la mia incolumità evidentemente qualcuno ha saputo dei conti correnti svizzeri”.
E mentre gli avvocati e la moglie del latitante prendono le distanze da Matacena sostenendo di non saperne nulla, l’ex parlamentare di Forza Italia ricorda che, stando “ai servizi segreti, questi soldi (diversi milioni di euro) sono stati portati in Svizzera con un aereo privato. Andate a chiedere a chi ha fatto le indagini”.
I nomi? “Si possono ricavare dalle indagini fatte a suo tempo. Cercate di capire perchè tante cose che riguardano la sinistra italiana sono state insabbiate nel corso degli anni. Non è successo niente nonostante fu istituita la commissione Mitrokin. Abbiamo avuto degli esponenti importanti della sinistra italiana, membri del Kgb che hanno fatto la spia in Italia, eppure non è mai stato aperto neanche un procedimento nei confronti di questa gente. So qual è la banca in cui sono state depositate le tangenti, ma al momento non lo rivelo. I servizi segreti sanno tutto. La cifra esatta della tangente non la dico ma è stata equamente divisa tra i tre politici della sinistra. Perchè ne parlo solo ora? Prima non c’erano problemi di incolumità . Ho tenuto quei numeri perchè avevo già una condizione difficile”.
Il componente dell’Antimafia Davide Mattiello non manda giù l’accusa di essere un ventriloquo.
“Di chi poi? — replica — Sono convinto che Amedeo Matacena abbia tante cose da dire. Che le dica. Personalmente non ho niente da difendere o da nascondere. Non è a me che spaventa dicendo quelle cose”.
E sull’affair Telecom Serbia: “Lui parla di conti in Svizzera — aggiunge Mattiello — Apprendiamo dal latitante Matacena che ci sarebbero tre conti di cui lui ha i numeri che riguardano delle tangenti. Benissimo, questa è una notizia criminis che va portata all’attenzione di una magistratura. Dal momento che il segreto bancario è da poco caduto, se è vero, la giustizia deve fare il suo corso. Se non è vero, è l’ennesimo comportamento intimidatorio di un uomo che, condannato per mafia, fa il latitante”. Il parlamentare Pd bacchetta anche il governo sui tentativi falliti per fare rientrare in Italia Matacena e fargli scontare la pena per mafia: “Penso che si potevano fare altre pressioni di natura politica per ottenere l’estradizione. Perchè questo non sia avvenuto è una domanda che rimane sul tavolo della commissione antimafia”.
Nel 2000 l’Italia e gli Emirati hanno sottoscritto la convenzione di Palermo sui crimini transnazionali che hanno a che fare con la criminalità organizzata.
“In quella convenzione c’è l’articolo 16 sull’estradizioni secondo cui, se non ci sono trattati specifici, si possono scambiare degli arrestati condannati in uno dei due paesi. Si sarebbe potuto fare appello a questa convenzione. Ma non è stato fatto”.
Lucio Musolino
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
IL PSOE NON HA ABBASTANZA SEGGI PER GOVERNARE DA SOLO…TRACOLLO DEL PARTIDO POPULAR, EXPLOIT DELLA NUOVA DESTRA DI CIUDADANOS
In Andalusia si conferma la storica egemonia del Partito socialista, ma in un quadro totalmente inedito.
Alle Regionali, infatti, fa irruzione Podemos, il partito degli “Indignados“, e in misura minore fa ingresso nella scena politica anche Ciudadanos, una sorta di “Podemos” di destra.
Gli exit poll di Tns per Canal Sur, alla chiusura dei seggi segnano la vittoria del Psoe, da 33 anni al governo della regione, ma con il peggiore risultato dal 1982, il 33,1% dei voti, rispetto al 39,5% del 2012, quando, pur essendo il secondo partito, ha governato in coalizione con Izquierda Unida.
Da 47 seggi scende a 44-41, rispetto ai 55 necessari per la maggioranza nel Parlamento andaluso: un risultato che obbliga la 40enne leader Susana Diaz a cercare alleanze, che potrebbero riproporsi anche nel resto del paese alle amministrative di maggio e alle politiche d’autunno.
Confermato il tracollo del Partido Popular, nel 2012 il partito più votato, con il 40,6% dei voti, scivolato ora al 26,9% (da 50 a 32-35 seggi), in una Camera andalusa molto più frammentata, con l’irruzione delle due nuove forze politiche.
Gli indignados di Podemos, con un exploit all’esordio sulla scena nazionale, conquistano il 17,5% (fra 19 e 22 seggi) mentre il partito centrista Ciudadanos, nato dieci anni fa in chiave unionista in Catalogna, si attesta come quarta forza politica, con l’8% dei voti (6-7 seggi), scalzando Izquierda Unida, che dall’11,3% dei suffragi si ferma al 7% (da 12 a 4 seggi).
Secondo molti analisti, quella di Susana Diaz è una vittoria a metà , dato che perde fra i 3 e i 6 seggi, rispetto ai 47 ottenuti dal predecessore Juan Antonio Grià±an tre anni fa. E potrebbe governare in minoranza solo se il PP, Podemos o Ciudadanos assieme a IU decidono di astenersi alla votazione alla Camera.
Bisognerà vedere se, come ha promesso in campagna elettorale, la leader socialista manterrà l’impegno elettorale di non scendere a patti nè con il PP nè con Podemos.
Il voto degli indecisi, quasi un terzo dell’elettorato, ha fatto la differenza, nella regione con il tasso record di disoccupazione del 34%, che supera il 60% fra i giovani. Per l’intera campagna, la candidata socialista ha fatto appello al malcontento per l’austerità e la disciplina fiscale imposta a livello nazionale dal governo del PP.
Ma l’appello alla mobilitazione e il voto di protesta è stato capitalizzato dalle nuove forze politiche, in particolare Podemos, in campo contro la ‘castà e la corruzione.
Le elezioni segnano la fine della tradizionale alternanza bipartitica fra Psoe e PP, che ha governato la Spagna nella storia della sua democrazia: se tre anni fa, in Andalusia Psoe e PP sommavano l’80% dei voti, oggi non superano il 60%.
La nuova tappa sarà segnata da alleanze inedite che, dal laboratorio andaluso potrebbero riprodursi a livello nazionale.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 23rd, 2015 Riccardo Fucile
ELETTI AL PRIMO TURNO 220 CANDIDATI UMP, 56 SOCIALISTI E SOLO 8 DEL FN…. E AI PROSSIMI BALLOTTAGGI SALKOZY ANNUNCIA: “NESSUN ACCORDO CON LA LE PEN”
Il partito neogollista dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, l’Ump, alleato con il partito di
centro Udi, ha bloccato l’avanzata dell’estrema destra del Front National in Francia, mentre i socialisti del presidente Hollande, al governo del paese, precipitano al terzo posto.
Secondo i dati quasi definitivi del voto dipartimentale di ieri l’Ump ha ottenuto il 29% dei voti, il Fn di Marine Le Pen il 25%, seguito dai socialisti con il 21,1%.
Secondo il ministero degli interni sono stati eletti al primo turno 220 candidati della destra, 56 candidati della sinistra, 8 del Front National e 6 di altre formazioni politiche.
L’astensione dalle urne ha toccato il 49,82% degli elettori.
Il Front National, che i sondaggi della vigilia davano favorito, si qualifica per il secondo turno in un cantone su due ma non ottiene l’exploit sperato.
La sinistra evita il crollo ma deve preoccuparsi di una pesante sconfitta, non soltanto nelle cifre ma anche politica.
Non è riuscita a compattarsi e lo score ipotetico del 36,2% se fosse unita (contro il 36,5% della destra) esiste soltanto sulla carta.
Il PS, che alle europee dell’anno scorso aveva raggiunto il minimo storico del 14%, ottiene il 21% ma le sue spaccature anche a livello locale con il Front de Gauche e con i Verdi (quasi spariti a livello nazionale, attorno al 2%) priveranno la gauche di un gran numero di seggi e presidenze di assemblee locali.
Sarkozy ha commentato: “Capisco l’esasperazione di chi ha votato per il Front National, ma questo partito non porterà alcuna soluzione ai problemi dei francesi anzi, al contrario, li aggraverà . Per quanto ci riguarda non ci sarà alcun accordo locale o nazionale con questo partito”.
Il Front National sarà presente comunque al secondo turno delle elezioni dipartimentali in oltre 1.100 cantoni, vale a dire oltre la metà del totale. In particolare l’estrema destra andrà al ballottaggio a due in 772 località , a tre in altre 297.
Il premier socialista ha invece definito “un errore morale e politico” la posizione dell’Ump, che esorterà gli elettori a non votare nè per il Front National di Marine Le Pen nè per i socialisti nel caso di uno scontro diretto fra i due partiti al secondo turno delle elezioni municipali in programma domenica prossima.
“Mi rammarico per la posizione di Nicolas Sarkozy e dell’Ump – ha detto il primo ministro, intervistato dalla radio Rtl – E’ un errore morale e politico. Quando si è trattato di scegliere tra un candidato repubblicano ed il Fn, non si deve esitare. La sinistra non esita”.
Valls aveva annunciato che in quelle circoscrizioni dove il candidato di sinistra non parteciperà al ballottaggio, il suo partito chiederà un voto contro il Fronte nazionale e quindi, in caso, anche per l’Ump.
Ma Sarkozy ha capito che una posizione autonoma paga elettoralmente: i risultati gli hanno dato ragione.
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