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L’INDIA CENSURA IL FILM SHOCK SUGLI STUPRI: UN PAESE VERGOGNA DEL MONDO

Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile

“NON DOVEVA REAGIRE, LE BRAVE RAGAZZE NON ESCONO LA SERA”: LE PAROLE DELLA MERDA UMANA… E IN PARLAMENTO PARLANO DI “COSPIRAZIONE CONTRO IL NOSTRO PAESE”… LA MADRE DELLA VITTIMA: “A MORTE L’ASSASSINO”

Le donne devono stare a casa e si ha il diritto di violentarle se escono la sera.
Davanti a una telecamera della Bbc non ha usato parole diverse da queste uno dei quattro assassini della giovane indiana stuprata nel dicembre del 2012 a bordo di un bus nelle strade del centro di Delhi.
Non è un caso se ora il documentario anticipato dalla rete inglese con la cinica e spavalda testimonianza dell’autista di quella notte brava, Mukesh Singh, sta sollevando in India un’ondata emotiva paragonabile solo a quella del giorno del delitto.
Il governo ha subito vietato a ogni tv di mandare in onda «in India e all’estero» il trailer e il film intitolato Figlia d’India , realizzati dalla regista Leslee Udwin, «profondamente rattristata» dai tentativi di bloccare la sua opera in uscita l’8 marzo per la festa della donna, quando sarà  trasmessa in parecchi Paesi seguita da una campagna globale per i diritti femminili e la solidarietà  di star del cinema internazionale come Meryl Streep e Freida Pinto.
Intanto la magistratura sta indagando per il reato di «oltraggio alla modestia femminile» e «disturbo della quiete pubblica» causato dalle parole del detenuto, mentre i responsabili del carcere di Tihar che hanno permesso l’intervista, sotto pressione dal governo, accusano la tv di aver violato gli accordi.
Il ministro dell’Interno non è riuscito a capacitarsi di «come sia potuto accadere», e ha annunciato che da ora in poi sarà  vietato l’ingresso nelle prigioni a qualsiasi troupe. Un altro ministro si è spinto a definire il documentario «una cospirazione contro l’India ».
Molti però si sono detti sconvolti dalle censure di dichiarazioni che fanno in fondo «emergere una mentalità  malata e senza rimorso », come si è espressa ieri la madre della giovane studentessa di medicina.
Gli autori si sono anche rivolti al premier Modi perchè, in nome della libertà  di informazione, faccia conoscere a tutti le frasi sconvolgenti pronunciate dall’imputato: «Non avrebbe dovuto reagire, e accettare ciò che le facevamo – aveva dichiarato tra l’altro Mukesh – Avevamo il diritto di dargli una lezione, una brava ragazza non va in giro alle 9 di sera».
E ancora: «Una ragazza è molto più responsabile dello stupro di un ragazzo. Ragazzo e ragazza non sono uguali. I lavori di casa e le pulizie sono per le ragazze, non girare in discoteche e bar di notte a fare cose sbagliate, con addosso vestiti sbagliati».
Frasi folli dette fuori e dentro l’India, dove però la mentalità  dell’autista stupratore è piuttosto comune e gli stessi partiti politici trattano con cautela le frange estreme che portano voti.
La madre della vittima, dopo aver ascoltato le parole del killer, ha voluto condannare la lunghezza del processo.
«Queste persone sono una minaccia per la società  – ha detto – e si deve eseguire la loro pena di morte e renderci giustizia. Vogliamo giustizia e la sicurezza delle donne». Ma per la decisione di trasmettere o meno il documentario si è rimessa alla scelta del governo.
Di certo la polemica non si placherà  presto perchè, secondo giornali e commentatori, il caso dello stupro sul bus ha messo allo scoperto una volta per tutte lo scontro finora represso tra le due anime dell’India, divise sul ruolo della donna e sui suoi diritti. Santoni venerati da milioni di fedeli ed esponenti del partito ultrareligioso al potere, il Bjp, avevano usato più o meno le stesse parole dell’autista violentatore all’indomani dello stupro di Nirbhaya – vero nome Jyoty – e uno di loro giunse a dire che la ragazza avrebbe dovuto lasciarsi prendere e chiedere solo a Dio di aiutarla: «Così avrebbe salvato la vita».

Raimondo Buldrini
(da “La Repubblica”)

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VOLI DI STATO COME TAXI, L’ULTIMO GRANDE SEGRETO

Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile

ALTRO CHE TRASPARENZA: CHI CONTROLLA RENZI E’ LO STESSO RENZI

Un dato sensibile, come se fosse nascosto da segreto di Stato.
A poco sono servite le interrogazioni parlamentari, le richieste di chiarimento, gli appelli alla cosiddetta trasparenza: i taxi con le ali restano coperti da un grande segreto.
E non si capisce quali siano i motivi di sicurezza, visto che per quello che riguarda alcuni ministri, successivamente, l’ufficio voli provvede a pubblicare l’elenco.
Ma solo per alcuni di loro.
Poco si può sapere, anche a volo avvenuto, su dove, quando e perchè si sia recato il presidente del Consiglio dei ministri o quello della Repubblica. Questione di sicurezza. E di interpretazione del regolamento.
Il Fatto Quotidiano, attraverso l’Icsa, fondazione guidata dall’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, il generale Leonardo Tricarico, è riuscito comunque a ricostruire, dal 2010 a oggi, quante ore hanno volato gli aerei di Stato gestiti dal 31 esimo stormo.
Così scopriamo che nel 2010, l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ben aiutato da uno staff di ministri, ha volato 10.640 ore.
L’anno successivo, in piena decadenza politica e con le foto che fecero il giro d’Europa di lui che arrivava a Olbia con l’Airbus accompagnato da ragazze e cantanti di corte, scese a 8.540.
Ma ormai era la fine di quello che è considerato un benefit e, come ha detto Tricarico al Fatto, poco ha a che vedere con la sicurezza.
E per volare, nonostante i tagli, le leggi sugli esodati, la spending review, la sobrietà  in loden, le 6.069 ore di volo le fece anche il governo guidato dal senatore a vita Mario Monti.
Il presidente del Consiglio preferiva il treno, i suoi ministri no.
L’unico che ne ha fatto un uso parsimonioso è stato Enrico Letta, nella sua breve parentesi (1.877 ore di volo in un anno).
Poi è arrivato Matteo Renzi e le ore di volo sono tornate ai livelli dei governi Berlusconi: il 2014 si è chiuso con 6.141 ore di volo, in questo caso moltissime sue, poco lasciato ai ministri e con un 2015 che è iniziato ben oltre la media.
C’è qualche viaggio a lungo raggio del ministro della Sanità  Beatrice Lorenzin prima di scoprire di essere in dolce attesa di due gemelli e pochi altri.
Vola soprattutto lui, l’ex sindaco di Firenze.
E vola ovunque: va in vacanza, si fa accompagnare a casa a Firenze in elicottero, lo vanno a riprendere, va a sciare e, come accaduto per le elezioni europee, anche a fare comizi in giro per l’Italia. Lui non se ne cura.
Dice che il protocollo di sicurezza va rispettato. E, in passato, erano avanzate proposte di riduzione della flotta, ma è rimasta una promessa: gli aerei sono tutti negli hangar. E costano milioni di euro. 53 milioni nel 2010, 42 milioni e 700 mila euro l’anno successivo, 31 milioni nel 2012, 19 milioni e 300 mila euro nel 2013 per tornare ai 40 milioni nel corso del 2014.
Anche il protocollo di sicurezza in realtà  non esiste.
Lo dicono i servizi segreti, ogni sei mesi, cosa è opportuno fare.
Mentre Berlusconi volava in Sardegna, il suo rivale storico, Romano Prodi, preferiva spostarsi in treno tra Bologna e Roma. Tutte le settimane.
Il treno, spesso e volentieri, lo usava per le sue visite anche il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Cosa che invece non ha fatto il suo successore, Giorgio Napolitano.
Eppure, a essere fiscali, il regolamento parla molto chiaro. “Il trasporto aereo di Stato”, si legge nella direttiva del 23 settembre 2011, “concorre alla protezione di soggetti sottoposti a minaccia”. Inoltre è sottolineato come l’uso del volo blu sia alternativo, e soprattutto “non è ammessa la concessione del trasporto aereo di Stato per le tratte sulle quali sia presente il trasporto ferroviario”.
Ma chi controlla sull’applicazione della direttiva? La presidenza del consiglio. Dunque è Renzi che controlla se stesso.
Deve chiedersi l’autorizzazione. È un paradosso, ma funziona così.
Così sale chiunque abbia un incarico di governo, anche l’ultimo dei sottosegretari. Quando nel 1984 a Padova morì Enrico Berlinguer, l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini volle riportare a casa la bara con l’aereo di Stato.
Ma nel Pci ci fu un ampio dibattito, la segreteria era contraria.
Pertini la spuntò quando disse “lo riporto a casa come un amico fraterno, come un figlio”.
Altri tempi. Diverse epoche.

Emiliano Liuzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“CACASOTTO” SALVINI TENDE LA MANO A TOSI: “TROVEREMO UN ACCORDO, LA LEGA NON E’ UNA CASERMA”

Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile

SALVINI NON PUO’ PERMETTERSI UNA SCONFITTA DI ZAIA IN VENETO E CERCA UN’INTESA… GLI UNICI A NON CAPIRE CHE E’ QUESTO IL MOMENTO PER RIDIMENSIONARLO SONO I VERTICI DI FORZA ITALIA

“Penso che con Tosi un accordo di buon senso si troverà . Noi non siamo una caserma ognuno ha diverse sensibilità  ma l’obiettivo è proseguire con l’esperienza di Luca Zaia”.
Lo dice il segretario della Lega Nord Matteo Salvini che ha partecipato questa mattina a Omnibus su La7.
“Ho ben chiaro qual è la strada per continuare con il buongoverno di Luca Zaia, sono disposto a cedere qualcosina, ma la Lega non è una caserma”.
Timide aperture in vista dell’incontro con Flavio Tosi di oggi, il sindaco di Verona che ha minacciato lo strappo nei giorni scorsi e contro il quale, appena qualche giorno fa, erano state lanciate durissime accuse.
I due, a quanto sembra, si sederanno al tavolo in un clima più disteso rispetto a quanto successo appena ieri, quando in Regione i tosiani hanno consumato lo strappo costituendo un gruppo autonomo.
Salvini ha dismesso i toni da bullo e cerca un accordo perchè non può permettersi una sconfitta di Zaia in Veneto, da cui deriverebbe una sua messa in discussione.
Se Forza Italia avesse un minimo di lucidità  politica si sarebbe già  accordata con Tosi per mettere su un cartello alternativo alla deriva estremista della Lega: una occasione unica per ridimensionare Salvini e ritornare al centro della scena politica.
Ma è chiedere troppo a chi pensa solo alla poltrona locale.

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“PORTARE A CASA UN RISULTATO”: LA NUOVA STRATEGIA DI GRILLO

Marzo 5th, 2015 Riccardo Fucile

DIALOGO PER RILANCIARE IL PROGRAMMA DEI CINQUESTELLE IN VISTA DELLE REGIONALI

“Caro Renzi, serve un reddito di cittadinanza per chi è rimasto indietro o ai margini”. Non sono le parole di un esponente del Movimento 5 stelle, ma quelle di Gianni Cuperlo, in una lettera aperta pubblicata sul sito di SinistraDem la scorsa settimana. “Ho letto la lettera di Cuperlo a Renzi — si affrettò a twittare Beppe Grillo – Ora in Aula al più presto un disegno di legge M5S sul reddito di cittadinanza”.
Poi ci sono quelle di Roberto Fico, intervistato su queste pagine: “Sulla riforma della Rai noi ci stiamo, siamo disponibili, mi appello a Grasso e alla Boldrini perchè pensino a una corsia preferenziale per portare avanti la discussione”.
Apertura confermata il giorno dopo dal capo politico del Movimento, che innescarono un valzer di dichiarazioni.
“Trovo molto interessante l’apertura di Grillo sulla Rai — spiegò Renzi – Non dimentico che lui dalla Rai fu cacciato. Se c’è un argomento sul quale lo ascolterei, è proprio questo”.
“Dialogo al 100 per cento — rispose ancora Fico – anche con il Pd. Dialoghiamo fino a ultimo giorno disponibile, dialogo a oltranza”.
Reddito e Rai, Rai e reddito. Prove tecniche di dialogo.
Proprio i due temi, guarda caso, sui quali l’ex comico ha aperto, con i suoi modi un po’ guasconi, con un’intervista al Corriere della Sera.
Sul fronte dell’assegno universale il tentativo è quello di fare sponda con la minoranza del Pd cogliendo l’apertura di Cuperlo (seguito oggi da Roberto Speranza e Pippo Civati, tra gli altri), anche se dagli ambienti renziani iniziano a filtrare segnali d’interesse.
L’asse sulla Rai, invece, guarda direttamente a Palazzo Chigi.
I due temi si mescolano e si intersecano, ma i binari sui quali andranno avanti hanno diverse direzioni e diverse velocità .
Gli uomini di Grillo in Parlamento ne sono consapevoli, ma non importa.
Perchè quello che è importante è cambiare lo schema di gioco. Lo dice uno dei fedelissimi: “La strategia della rottura non ha pagato, proviamo a portare a casa qualcosa di importante, e per farlo dobbiamo aprire più tavoli”.
Daniele Del Grosso è diretto: “La verità  è che è ora di ottenere qualcosa di pesante”. Massimo Baroni: “Ci siamo accorti dell’apertura di Cuperlo, vogliamo coglierla”.
Il punto è tutto politico.
A maggio ci sono le elezioni regionali, e un’altra Caporetto mediatica rischia di indebolire ulteriormente l’incidenza parlamentare dei 5 stelle.
Oltre a questo, dopo l’elezioni di Sergio Mattarella si è preso consapevolezza che il pericolo dell’irrilevanza è dietro l’angolo.
Per questo qualcosa deve cambiare. Si ritorna in tv, ci si appella al presidente della Repubblica sempre e comunque (anche ieri gli europarlamentari stellati hanno chiesto, tramite Giulia Moi, che “si faccia garante presso Martin Schulz dei diritti delle opposizioni a Bruxelles”), e, in ultimo ci si prova a sedere ai tavoli là  dove si decide qualcosa.
Al punto che, nel corso della giornata, arriva un’altra pesantissima apertura: “”Rispetto al reclutamento dei docenti siamo pronti alla collaborazione con le altre forze politiche, al fine di rendere celere l’iter parlamentare”.
Portare a casa qualcosa, dimostrare alla propria gente che il tanto lavoro fatto in questi mesi, spesso a vuoto, può incidere sul futuro del paese.
I custodi dell’ortodossia spiegano che nulla è cambiato “Grillo apre al Pd? Quando siamo entrati in Parlamento il nostro primo comandamento era: valuteremo nel merito la bontà  di ogni proposta, nostra o altrui — scrive su Facebook Danilo Toninelli – L’interesse collettivo è il nostro obiettivo unico. La stessa cosa vale oggi”.
“Ci sono i presupposti per collaborare — riconosce Luigi Di Maio – se si parlamentarizza il dialogo. L’importante è stare in Parlamento e trovare una proposta di mediazione valida”.
Ai microfoni di RadioRadio, emittente romana, ha aggiunto: “Noi abbiamo un programma elettorale, annunciato prima delle elezioni, e lo vogliamo realizzare in questa legislatura, nonostante oggi siamo all’opposizione”.
Si sa che nel M5s le stagioni politiche si aprono e si chiudono in un batter d’occhi.
Ma mai come oggi il leader era intervenuto per spargere miele sulla strada che separa i suoi uomini da quelli di Matteo Renzi.
Al punto che il fedelissimo del premier, Michele Anzaldi, esperto di servizio pubblico, ha accolto in un battibaleno l’apertura sulla riforma della Rai.
E che i parlamentari del Pd della commissione di Vigilanza stanno valutando di organizzare un momento di confronto con Fico, per valutare le rispettive posizioni e i punti di contatto.
Portare a casa qualcosa, portarlo a casa subito.
Quanto la linea tenga nel medio periodo non è dato saperlo. Qualora non evaporasse, saremmo in presenza da quel definitivo scongelamento prefigurato, in epoca politicamente preistorica, da Enrico Letta.

(da “Huffingtonpost”)

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FACEBOOK CACCIA BUONANNO, DELIRIO LEGHISTA: “SOSPETTO CHE ZUCKERBERG SIA DI ORIGINI ROM”

Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile

BLOCCATO PER 24 ORE, IL NUOVO ALLEATO DEGLI EX AN PERDE LA TESTA…. “E’ COME IL CALIFFO, HA EMESSO UNA FATWA”: MA I TSO LI HANNO ELIMINATI?

“Facebook ha emesso una vera e propria Fatwa nei miei confronti. Hanno rimosso il video su quello che penso dei rom e degli zingari da piazza pulita e mi hanno impedito l’accesso per 24 ore”.
Lo ha riferito Gianluca Buonanno, parlamentare europeo della Lega Nord a La Zanzara su Radio 24, annunciando la presentazione di un’interrogazione urgente a Bruxelles, al Parlamento Europeo.
“Zuckerberg è come il Califfo – ha accusato Buonanno – e la cosa è talmente ridicola e assurda che il video di Piazza Pulita si può vedere praticamente su ogni sito di informazione. Mi viene il sospetto che Zuckerberg sia di origine rom”.
“Intanto trentamila persone non possono ricevere i miei post mentre sono in partenza per la Libia, unico deputato europeo. E non posso comunicare nulla attraverso un mezzo importante come Facebook. Adesso le multinazionali decidono pure chi deve parlare e cosa deve dire”.
Nel suo intervento a Piazza Pulita l’europarlamentare leghista ha definito i rom “feccia della società “, innescando una valanga di polemiche.
Per il video postato sulla sua bacheca Facebook Buonanno sarebbe stato bloccato dal social network.

(da “Huffingtonpost”)

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DIJANA PAVLOVIC: “BUONANNO? MI FA SCHIFO, L’HO DENUNCIATO PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE”

Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile

L’ATTRICE: “NON GLI HO STRETTO LA MANO PERCHE’ NON VOLEVO SPORCARGLIELA, LUI E’ UNO SPLENDIDO ESEMPIO DI ARIANO ALTO, BIONDO, COLTO E INTELLIGENTE”

“Buonanno? Sinceramente mi fa schifo e mi fa paura quello che esprime. L’ho denunciato per istigazione all’odio razziale, che in questo Paese è reato”.
Sono le parole di Dijana Pavlovic, attrice e responsabile della ‘Fondazione Rom-Sinti Insieme’, a proposito dello scontro di cui è stata protagonista con l’europarlamentare leghista, Gianluca Buonanno, a Piazzapulita (La7).
Ospite de La Zanzara, su Radio24, alla domanda del conduttore Giuseppe Cruciani, che le chiede la ragione per cui ha negato la stretta di mano all’esponente del Carroccio, l’attivista politica risponde: “Non so per chi mi abbia preso lei. Devo stringere la mano a uno che dice che sono la feccia della società ? In realtà , non volevo sporcargli la mano, visto che lui è un esemplare fantastico di maschio ariano biondo, alto, con gli occhi azzurri, molto colto e intelligente. E io sono solo una sporca zingara“.
E spiega: “Buonanno ha utilizzato un linguaggio che si usava nella Germania nazista. Non ha offeso me personalmente, anche perchè, se la prendo sul personale, non mi può offendere un personaggio del genere. Ha offeso 500mila persone morte nei campi di concentramento proprio per quella ideologia nazista”.
“Non può esistere — continua — una persona normale e sana di mente che può dire che un popolo è la feccia. Io sono certamente più colta e più istruita di lui. Basta sentirlo parlare”.
La Pavlovic poi osserva: “Buonanno esprime molto bene il cuore della Lega, Salvini è come lui. Basti ricordare i suoi cori razzisti contro i napoletani, e ora cerca a Napoli i voti. Quello è sciacallaggio politico, una cosa vergognosa, volgare, veramente brutta. Forse Buonanno è meno prudente nell’esprimere le proprie opinioni. Ma è certo che la Lega istiga l’odio razziale e se la prende vigliaccamente coi più deboli”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A PANSA: “NON PUO’ ESSERE SALVINI IL FUTURO DEL CENTRODESTRA, A ROMA HA FATTO UN BUCO NELL’ACQUA”

Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile

“UN COMIZIO BANALE SENZA PROPOSTE”… “LA DESTRA IN ITALIA AVREBBE LA BENZINA DELLA RABBIA DEI NON PROTETTI, MA MANCANO AUTO E PILOTA”… “E’ RENZI OGGI A RAPPRESENTARE I MODERATI”

Gianpaolo Pansa, che ha scritto da poco “La Destra siamo noi”, divide la questione della rappresentanza politica della destra in due: da un lato i contenuti – «il carburante» – che, sostiene, ci sono; dall’altro il leader – «il pilota» – che viceversa «manca».
Iniziamo dal carburante
«Adesso è la rabbia. Per le tasse, la burocrazia e lo strapotere del sistema dei partiti che, in questa fase storica, coincide con il centrosinistra, con il Pd. E poi c’è una base potenziale: la grande massa delle persone comuni, quelle che non hanno protezione, che tutta questa ripresa di cui parla il governo Renzi nella loro vita di tutti i giorni proprio non la vedono, non sanno dove sia»
E il leader?
«Quello invece non c’è. Non basta che ci sia un’onda di destra, come in altri Paesi d’Europa. Ci vuole anche qualcuno che sia in grado di mettersi alla guida. Qui non c’è la signora Le Pen, che da sola vale dieci uomini».
L’ultimo libro di Giampaolo Pansa, a cominciare dal titolo, racconta di una destra italiana storicamente maggioritaria nel Paese, interprete, spesso senza saperlo, della sua natura più profonda, eppure in costante condizione di inferiorità  rispetto alla sinistra
Cosa tiene insieme la destra adesso?
«A questo punto lo devono scoprire di nuovo. Una fase è finita e non c’è molto tempo. Berlusconi, che ha un anno meno di me, è alla fine della sua vita politica, la sua figura è usurata e ha fatto anche tanti errori. Ma il suo erede non può essere Matteo Salvini»
Il leader della Lega però è in crescita di consensi.
«La manifestazione di Roma, per me, è stata un buco nell’acqua. Ho seguito il comizio e l’ho trovato banale, francamente mi aspettavo di più. Salvini ha fatto un discorso come se fossimo in campagna elettorale, ma domani mica si vota. Non c’erano proposte. Oppure sono irrealizzabili. Le tasse al 15%, per esempio. A chi non piacerebbe? Ma Matteo Salvini non ha spiegato nulla delle coperture, dove si prendono i soldi per finanziare una riforma di quel tipo? Per un moderato, per il ceto medio che si vuole opporre alla sinistra, c’è bisogno di parecchio di più. Così non basta».
Quella piazza però ha apprezzato .
«Quell’entusiasmo era basato su un’illusione: che possa essere lui a trainare il carro. Una coalizione di centrodestra è una macchina complessa. E per battere Renzi devono prevalere le posizioni moderate».
C’era CasaPound in forze.
«L’intesa con loro non mi scandalizza e liquidarli come fascisti è sommario. Tuttavia, e non voglio mancare di rispetto alle loro idee – mi hanno pure difeso per i miei libri revisionisti sulla Resistenza –, mi pare contino poco. Insomma, secondo me, vedendo il comizio di sabato scorso nella Capitale, nell’entourage del presidente del Consiglio si fregavano le mani».
Perchè i moderati se li prende il Pd?
«Con un’ opposizione fatta così Renzi ha davanti un ciclo. Lui è sicuro di sè, ha anche una gran faccia di tolla e in questo momento può dire tutto e il contrario di tutto. Certo poi può sempre succedere l’imponderabile…».
Ha scritto un libro che racconta varie fasi, leader e personaggi, della destra italiana: da Giovanni Guareschi a Mario Scelba, da Indro Montanelli a Giorgio Almirante. Ma questa nuova aggregazione di Salvini a cosa assomiglia?
«Mi ricorda un po’ l’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini. Ma il parallelo, se lo raccontiamo a Salvini, penserà  che porti iella. Quel movimento – che aveva nel simbolo un italiano, l’italiano medio, schiacciato da un torchio – ebbe un boom impressionante alla fine degli anni Quaranta, ma poi altrettanto rapidamente si sgonfiò fino a sparire».
Non pare il caso della Lega.
«Anche quel partito non è immune da liti assassine. Del resto nemmeno la restante parte del centrodestra sta dando una splendida prova di sè…».
Quindi il paradosso di una destra potenzialmente maggioranza ma che resta minoranza, come sostiene nel libro, è destinato a perpetuarsi?
«A questo paradosso forse adesso una soluzione c’è: Matteo Renzi è di sinistra o di destra?».
Secondo lei?
«Secondo me molti moderati ora stanno con lui».

Massimo Rebotti
(da “il Corriere della Sera“)

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CHI E’ MARCELLO FIORI: I SEI MILIONI DI POMPEI E I CLUB FORZA SILVIO

Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile

POMPEI, SEQUESTRO DI BENI PER SEI MILIONI ALL’EX COMMISSARIO DEGLI SCAVI … IN CARICA FINO AL 2010, VENNE RICOLLOCATO DA BERLUSCONI ALLA GUIDA DEI CIRCOLI

Nelle 52 pagine del decreto della Procura della Corte dei Conti di Napoli che ordina il sequestro preventivo di beni per circa 6 milioni di euro all’ex commissario straordinario dell’emergenza archeologica di Pompei Marcello Fiori, c’è la storia di uno spreco, quello dei lavori di restauro del Teatro Grande.
Lavori che furono realizzati nel 2010 in fretta e furia, con spese alle stelle perchè bisognava fare in tempo con l’appuntamento del cartellone estivo del San Carlo che sarebbe andato in scena all’interno degli scavi.
Secondo il sostituto procuratore della Corte dei conti Donato Luciano, coadiuvato dalle indagini del Comando Gruppo della Finanza di Torre Annunziata agli ordini del tenente colonello Carmine Virno, quei lavori erano “esorbitanti rispetto all’obiettivo di messa in sicurezza, conservazione e restauro del patrimonio del sito archeologico”.
Ovvero: perchè spendere tanto per opere funzionali a un cartellone di spettacoli mentre gli Scavi cadevano a pezzi?
Nell’indagine erariale sono coinvolti altri nove “alti dirigenti”, componenti a vario titolo della commissione ministeriale di indirizzo e coordinamento che aveva il compito di approvare il piano degli interventi e di assicurarne, si legge in una nota diffusa dagli inquirenti, “la congruità  rispetto all’obiettivo della messa in sicurezza e salvaguardia dell’area”.
Si tratta di Salvatore Nastasi (direttore della direzione Spettacolo del Mibac), Giuseppe Proietti (attuale sindaco di Tivoli), Stefano De Caro (Direttore Generale del Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali), Raffaele Tamiozzo (Avvocato dello Stato), Maria Grazia Falciatore, Roberto Cecchi (ex sottosegretario del Mibac nel governo Monti), Jeannette Papadopoulos (ex Direttore Generale dell’Archeologia del Mibac), Bruno De Maria (docente dell’Università  di Napoli) e Maria Pezzullo (avvocato).
La Falciatore è Aurorità  di Audit in Regione Campania. L’ha nominata il Governatore Stefano Caldoro.
Sono destinatari di un invito a dedurre — cioè a presentare documentazione — ma nei loro confronti non è stato applicato alcun provvedimento.
E’ una nuova tegola per Marcello Fiori, ricollocato da Silvio Berlusconi a coordinatore nazionale dei club ‘Forza Silvio’ e come tale alfiere dello scacchiere dove si decidono candidature e carriere in Forza Italia.
Fiori fu nominato commissario straordinario di Pompei nel 2008: ministro della Cultura Sandro Bondi, governo di Silvio Berlusconi.
E’ il periodo delle ‘emergenze’, e delle relative strutture commissariali.
Organismi che in nome di uno ‘stato di emergenza’ dichiarato a tavolino, consentivano ai commissari di fare il bello e il cattivo tempo nella gestione degli appalti.
Questo almeno sostengono le risultanze delle inchieste giudiziarie che hanno spulciato i conti dei commissariati straordinari per i rifiuti in Campania, la ricostruzione all’Aquila, i lavori alla Maddalena.
E gli Scavi di Pompei, dove Fiori è sotto processo a Torre Annunziata, rinviato a giudizio nel giugno scorso su richiesta della Procura guidata da Alessandro Pennasilico insieme ad altri cinque imputati. Per accuse relative proprio ai lavori di restauro del Teatro Grande.
Il commissariato dell’emergenza di Pompei è rimasto in piedi fino al 30 giugno 2010. Il 6 novembre successivo un paio di giorni di pioggia furono sufficienti a radere al suolo la Domus dei Gladiatori.
Un disastro di risonanza mondiale, che fece fremere di indignazione Giorgio Napolitano. Teatro Grande e crolli nel sito archeologico sono due vicende correlate.
Perchè spiegano in che modo venivano spese le risorse: in interventi di immagine e di promozione che mettevano in secondo piano, se non addirittura in pericolo, la manutenzione del sito.
Secondo la Procura, dei 79 milioni di euro stanziati per la protezione di Pompei, solo una minima parte sarebbe stata destinata ad impedire il degrado degli Scavi. Fiori ribatte affermando di averne utilizzati circa 65. Il processo chiarirà .
Nel frattempo Fiori ha assunto la guida dei ‘club Forza Silvio’. Con l’obiettivo di aprirne almeno 10.000. Per il momento, sarebbero di poco oltre il migliaio.
Appena insediato, Fiori dichiarò quale doveva essere una delle mission dei circoli: “Dovete censire sul territorio tutti i casi di malagiustizia del nostro Paese, che sono numerosissimi”.
Ed era già  sotto inchiesta.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano“)

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SI SPACCA LA LEGA IN VENETO: IN REGIONE NUOVO GRUPPO DI CONSIGLIERI VICINI A TOSI

Marzo 4th, 2015 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA LIGA VENETA BAGGIO: “LA DERIVA A DESTRA DI SALVINI NON CI PIACE, HO ADERITO ALLA LEGA PER IL FEDERALISMO NON PER ALTRO”

Il presidente della Liga Veneta, Luca Baggio, ha creato un nuovo gruppo nel consiglio regionale del Veneto.
Dopo la calma apparente grazie al voto favorevole di Flavio Tosi alla ricandidatura di Luca Zaia alla presidenza della Regione, ritorna il rischio scissione nel Carroccio.
“La deriva a destra di Salvini non mi piace. Sono con Tosi”, ha spiegato Baggio.
Al nuovo gruppo, che si chiamerà  “Impegno veneto“, ha aderito anche il leghista Matteo Toscano e un consigliere del gruppo misto, Francesco Piccolo.
L’annuncio arriva il giorno prima del consiglio nazionale (regionale nel lessico leghista), a Padova, e 48 ore dopo quello federale, che ha deciso per la destituzione di Tosi alla guida della Liga Veneta, sostituito da un commissario ad acta, Giampaolo Dozzo, che occuperà  quel ruolo fino alle elezioni di maggio.
Il suo compito sarà  quello di far convergere le posizioni del sindaco di Verona, che aveva insistito per candidarsi a governatore, con quelle di Salvini e Zaia, candidato ufficiale del Carroccio.
La nascita del nuovo gruppo consiliare non aiuterà  di certo a ricucire lo strappo.
“Impegno Veneto” sosterrà  le liste civiche per le regionali e aprirà  a un ragionamento moderato nella Liga Veneta, dove si guarda al consiglio nazionale di a Padova e alle decisioni che prenderà  Tosi.
“Il fatto di ragionare con consiglieri di area moderata — ha spiegato Baggio — assume un significato particolare in un momento in cui la Lega si sta posizionando verso destra, cosa che a me non piace. Ho un passato culturale e familiare che nulla ha a che vedere con l’estrema destra. E da oltre 20 anni sono un militante della Lega, sono entrato perchè credevo nei valori del federalismo e dell’identità  dei territori. Il consiglio nazionale dovrà  ribadire l’autonomia delle scelte, così come prevede lo statuto federale della Lega Nord e l’autonomia della Liga Veneta. Sono con Tosi in segreteria nazionale e condivido le sue posizioni, è un amico“.
(da “il Fatto Quotidiano”)

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