Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
DE SCALZI: “EVENTO CAMBIA SCENARIO ENERGETICO”
Se i rilievi saranno confermati, Eni potrebbe festeggiare la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo, che potrebbe diventare una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale.
Il colosso italiano dell’energia ha individuato infatti un giacimento nell’offshore egiziano del Mar Mediterraneo, presso il prospetto esplorativo denominato Zohr.
Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili, e dai dati acquisiti nel pozzo di scoperta, ci sarebbe un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati.
Un successo esplorativo che offrirà un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni.
Il pozzo Zohr 1X, attraverso il quale è stata effettuata la scoperta, è situato a 1.450 metri di profondità d’acqua, nel blocco Shorouk, siglato nel gennaio 2014 con il Ministero del Petrolio egiziano e con la Egyptian Natural Gas Holding Company (Egas) a seguito di una gara internazionale competitiva.
L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si è recato nelle scorse ore al Cairo per aggiornare il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, su questo successo, e per parlare della nuova scoperta con il Primo Ministro del paese, Ibrahim Mahlab, e con il Ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie, Sherif Ismail.
Descalzi ha commentato: “È un giorno davvero importante per la nostra società e le persone di Eni. Questo importante risultato è la conferma delle nostre competenze e delle nostre capacità di innovazione tecnologica con immediata applicazione operativa, e dimostra soprattutto lo spirito di forte collaborazione tra tutte le componenti aziendali che sono alla base di questi grandi successi. La strategia che ci ha portato a insistere nella ricerca nelle aree mature di paesi che conosciamo da decenni si è dimostrata vincente, a riprova che l’Egitto presenta ancora un grande potenziale. Questa scoperta storica sarà in grado di trasformare lo scenario energetico di un intero paese, che ci accoglie da oltre 60 anni. L’esplorazione si conferma al centro della nostra strategia di crescita: negli ultimi 7 anni abbiamo scoperto 10 miliardi di barili di risorse e 300 milioni negli ultimi sei mesi, confermando così la posizione di Eni al top dell’industria. Questa scoperta assume un valore ancora maggiore poichè fatta in Egitto, paese strategico per Eni, dove possono essere sfruttate importanti sinergie con le istallazioni esistenti permettendoci una rapida messa in produzione”.
Eni, che è presente in Egitto dal 1954 ed è stata precursore nell’esplorazione e sfruttamento delle risorse gas nel Paese fin dalla scoperta del Campo di Abu Maadi nel 1967, svolgerà ora le attività di delineazione del giacimento per assicurare lo sviluppo accelerato della scoperta che sfrutti al meglio le infrastrutture già esistenti, a mare e a terra.
Il pozzo Zohr 1X, che è stato perforato a 4.131 metri di profondità complessiva, ha incontrato circa 630 metri di colonna di idrocarburi in una sequenza carbonatica di età Miocenica con ottime proprietà della roccia serbatoio.
La struttura di Zohr presenta anche un potenziale a maggiore profondità , che sarà investigato in futuro attraverso un pozzo dedicato.
(da agenzie)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
L’ULTIMA SORTITA DEL SINDACO DI ALBETTONE, GIA’ INDAGATO PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE: “FACCIAMO PAGARE UNA IMPOSTA AI GAY: NON FARANNO FIGLI, POI CHI LE PAGHERA’ LE TASSE?”
“Vedrei bene una tassa sugli omosessuali. Non potendo procreare non faranno figli, e allora
mi chiedo: Chi porterà avanti la nazione?”.
L’eufemismo non è cosa per Joe Formaggio, il sindaco di Albettone (Vicenza) che si vanta di dormire con “il fucile sotto il cuscino”, e che dopo le ‘sparate’ contro Rom e immigrati ha messo nel mirino gli omosessuali.
Persone da tassare – ha detto così ai microfoni dell’emittente ‘Antennatre’ – dal momento che, non potendo avere figli, non partecipano con la progenie al pagamento dei tributi all’Erario.
“Visto che una coppia gay – ha detto Formaggio – non avrà mai dei figli, e che la nazione ha bisogno di nuovi bambini italiani, più coppie gay ci saranno e meno figli si avranno. In pratica la coppia gay si esaurisce con i due componenti, non ci saranno figli che continueranno a pagare le tasse “.
Joe Formaggio, che ha mancato l’elezione alle ultime regionali in Veneto – dove si era candidato con Fratelli d’Italia – non è del resto nuovo a dichiarazioni e iniziative plateali.
Che lo hanno portato spesso sulle pagine dei quotidiani azionali. Ma gli hanno anche attirato l’attenzione delle Procure.
Come quando nell’aprile scorso finì indagato a Vicenza per istigazione all’odio razziale (legge Mancino) dopo aver fatto affiggere nel paese cartelli di “divieto ai nomadi”.
Tolti subito dopo da Prefettura e Procura di Vicenza. Non volevano essere semplici divieti di sosta.
Ora la sparata sulle tasse ai gay: il partito gruviera che lo ha candidato sarà pure pieno di buchi dove si insinuano in tanti, ma forse ci sarebbe anche un limite al cattivo gusto e alla stupidità .
O no?
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
RESA DEI CONTI NEL PD E DA SEL ARRIVERANNO RINFORZI
L’8 settembre, il giorno in cui si riunirà la commissione Affari costituzionali del Senato, sarà ricordato per un nuovo armistizio dopo quello di Cassibile?
Al momento non sembrerebbe, visto il clima tra minoranza Pd e renziani.
La riforma del Senato, attacca il renziano Andrea Marcucci, «è un obiettivo storico del centrosinistra, azzerarla ad un passo dell’approvazione sarebbe un capolavoro da Tafazzi».
Vannino Chiti, uno dei capi del dissenso interno a palazzo Madama, parla del Pd come di «un modello decisionale autoritario, fatto di cieca obbedienza ai capi» a paragone del quale sarebbe da «rimpiangere il centralismo democratico » del vecchio Pci.
Poi, contro Graziano Delrio, che alla festa dell’Unità aveva agitato lo spettro della crisi di governo, Chiti risponde a muso duro: «Nessun ricatto ci farà cambiare le convinzioni sulle riforme costituzionali ».
Il tema più divisivo è quello dell’elezione o meno dei futuri senatori.
La chiave di volta del progetto del governo è un Senato a costo zero, formato da consiglieri regionali e sindaci stipendiati dai propri enti. Un modello che la minoranza Pd rifiuta, forte dei suoi 25 dissidenti.
Al momento dunque non sembrano esserci spazi di mediazione ed effettivamente, ascoltando a taccuini chiusi i protagonisti, nessun tentativo di accordo è in corso.
Una telefonata intercorsa ieri tra il capogruppo Pd Zanda e il leghista Calderoli ha certificato lo stato dell’arte dei rapporti, vicini allo zero.
E Renzi cosa pensa di fare? Se lo chiedono tutti, ma al momento la parola d’ordine del premier è sempre la stessa: «Andiamo avanti con chi ci sta, la riforma sul quel punto non cambia. E i numeri arriveranno».
Una dichiarazione che potrebbe nascondere un artificio retorico in vista della trattativa oppure davvero la tentazione di procedere sfidando la sorte e fidando sul pallottoliere aggiornato da Luca Lotti per tutta l’estate.
Il fatto è che il capo del governo può contare su una soglia più bassa di voti della fatidica (e per ora irragiungibile) quota 161, non trattandosi della terza lettura. Basterebbero alcune assenze e qualche voto raggranellato qua e là per far passare in aula la riforma.
Ed è proprio questa, al momento, la strategia perseguita.
Contando anche su qualche rinforzo che potrebbe arrivare dal gruppo Sel, dove è già in uscita Dario Stefano.
La stessa minoranza Pd è consapevole che la sua forza potrebbe assottigliarsi, specie se il governo continuerà a legare la riforma costituzionale al proseguimento della legislatura.
Ma, è questa la novità , dal gruppo dei bersaniani iniziano ad arrivare primi segnali distensivi.
«Gli elementi condivisi — osserva ad esempio Miguel Gotor — sono molti di più di quelli divisivi. E visto che l’articolo 2, quello sull’elettività dei senatori, andrà comunque votato in aula, non conviene trovare un accordo politico dentro il Pd per emendarlo?».
La risposta ufficiale di Renzi finora è stata negativa. Eppure potrebbe trattarsi di una mossa tattica, del resto il personaggio è capace di scarti repentini.
Proprio Delrio, che alla Festa dell’Unità si era incaricato di svolgere il ruolo del poliziotto cattivo, ieri confidava: «Quello che per noi è inaccettabile è finire sotto tutela, ma non è che ci faccia piacere la crisi di governo. Io sono convinto che alla fine la ragionevolezza di tutti prevarrà , perchè c’è una sproporzione evidente tra il merito delle questioni e le conseguenze che potrebbero derivarne ».
Ovvero una crisi di governo al buio, in un momento in cui l’Italia è impegnata in una difficile trattativa per strappare a Bruxelles un po’ di flessibilità in vista della legge di Stabilità .
E se si dovesse andare a elezioni anticipate si interromperebbe il cammino di tutte le riforme, con un danno d’immagine evidente anche per Renzi.
Per questo, prima dell’8 settembre si tratterà e ancora si tratterà prima dell’arrivo della riforma in aula, a costo di slittare a fine settembre- primi di ottobre.
Nemmeno la questione dell’emendabilità dell’articolo 2 è infatti ancora risolta.
La patata bollente è nelle mani del presidente Grasso, che tuttavia appare ancora incerto sul da farsi.
Le voci di palazzo Madama dicono che la tentazione sia quella di rimettere la questione alla giunta del regolamento.
Ma il Pd è pronto a opporsi. La ragione è semplice.
In quella giunta, tolto il presidente Grasso (che non vota) su 13 componenti 7 sono dell’opposzione. E chiaramente si unirebbero per sancire la riapertura dell’articolo 2, il vaso di Pandora dell’elettività del Senato.
Per Renzi se si torna a un Senato elettivo, giocoforza si dovrebbe tornare a un Senato che vota la fiducia. Stravolgendo completamente il modello.
«E invece no – obietta Gotor – perchè anche in Spagna la Camera alta è elettiva ma non vota la fiducia. Renzi deve decidere se impuntarsi o meno».
Per l’armistizio c’è ancora tempo.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
I VERBALI DELL’ERITREO CHE COLLABORA CON I PM: “GHERMAY E’ IN LIBIA, I SOLDI IN GERMANIA”
È una verità scomoda, una verità che adesso fa paura quella che va emergendo in una stanza
blindata, dentro un carcere da qualche parte in Sicilia.
Un uomo parla e rivela che il cuore pulsante dell’ultimo esodo senza precedenti attraverso il mare non è nelle spiagge della Libia, e neanche dentro i barconi dove i disperati vengono caricati a frotte.
Il cuore pulsantedell’organizzazione più agguerrita dei trafficanti di uomini è in un tesoro. Che non sta in Africa, ma in Germania.
Lì — dice l’uomo che parla nella stanza più protetta del carcere- è nascosto il tesoro costruito sulla pelle dei migranti, quelli che pagano 1.500 anche 2.000 dollari per salire su un barcone.
Questo sta ripetendo ai pubblici ministeri di Palermo e ai poliziotti dello Sco un uomo che fino ad aprile era pure lui un trafficante di esseri umani, uno dei più esperti.
Dopo essere stato arrestato, è diventato il primo pentito della tratta.
Nuredin Wehabrebi Atta, nato ad Asmara, Eritrea, il 12 dicembre 1984. E questa è la sua verità : i soldi del signore dei trafficanti, Ermias Ghermay, sono nascosti nel cuore dell’Europa.
L’Europa che per tanto tempo ha fatto finta di non vedere l’esodo. L’Europa che ancora discute sul da farsi
Adesso, le parole di un uomo che racconta sottovoce di aver visto troppo orrore, troppo sangue, sono quasi un atto d’accusa contro l’Europa che non si è accorta, che non ha fermato i trafficanti.
Dice Atta: «Dovete cercarli in Germania tutti i soldi che Ermias guadagna». Aggiunge: «Lui resta in Libia per gestire gli affari, che a Tripoli vengono spartiti fra quattro gruppi. Lì non lo prenderete, perchè gode di protezioni nella polizia. Potete però cercare i suoi soldi, e dovete seguire la moglie, si chiama Mana Ibrahim ».
Il pentito la segnala «nella zona di Francoforte, dopo essere stata a Stoccolma».
E spiega il suo ruolo nell’organizzazione: «Raccoglie il denaro per conto del marito, attraverso il me- todo hawala ».
Ovvero, quel sistema di trasferimento di denaro fondato sulle legge islamica tradizionale che prevede una rete di mediatori a cui consegnare il denaro.
«Perchè soltanto il 5 per cento dei 1.500 dollari richiesto per il viaggio viene pagato in contanti dai migranti — chiarisce Atta — il resto arriva ad Ermias attraverso hawala , dentro una rete di fiducia che si sviluppa estero su estero».
Una rete attorno alla Germania, un’indicazione precisa che orienta le indagini e corregge le ipotesi fatte in questi mesi sui forzieri del superlatitante Ermias, ipotesi che parlavano di Svizzera e Israele.
Ma com’è costituita la rete finanziaria dei trafficanti?
Per il pool coordinato dal procuratore Franco Lo Voi e dall’aggiunto Maurizio Scalia è diventata la chiave dell’indagine, la chiave per tentare di fermare o indebolire, almeno questo, i trafficanti di uomini.
«Bisogna seguire i soldi, era il metodo del giudice Falcone», ha ribadito il pm Geri Ferrara nella sede dell’Aja di Eurojust, alla più grande riunione di coordinamento fra magistrati europei organizzata negli ultimi anni.
Cinquanta partecipanti provenienti da otto paesi. E dopo la plenaria, a luglio, si sono susseguiti incontri bilaterali fra i pm di Palermo e i colleghi di Norvegia, Svezia, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Francia.
Le rivelazioni di Atta e le indagini del servizio centrale operativo della polizia diretto da Renato Cortese sono già diventate spunto per tante altre inchieste in giro per l’Europa. Per stringere il cerchio attorno ai trafficanti.
Non è affatto facile. Chi ha ascoltato Atta dice però che i suoi verbali sono diventati molto di più di un documento giudiziario.
Sono come i verbali dei primi pentiti di mafia, molto di più di un’elencazione di nomi e fatti. Sono la chiave per comprendere un fenomeno sconosciuto.
Ora, il cittadino straniero più protetto d’Italia fornisce agli inquirenti il nome di un amico di Ermias che collabora con la moglie.
Salvo Palazzolo
(da “La Repubblica”)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
PIU’ CHE TICKET UNA RAPINA… LA PROPOSTA DEL NEO-ASSESSORE ESPOSITO
L’assessore Sì-Tav, l’assessore «multitasking» (autodefinizione, visto l’attivismo sui social), l’assessore pendolare che vola tra Roma, dove lavora, e Torino, dove ha mantenuto famiglia e bacino elettorale.
Ma Stefano Esposito, classe ’69, nativo di Moncalieri, nella giunta del Campidoglio è soprattutto l’assessore che, in vista del Giubileo, ha dichiarato guerra ai pullman turistici
Ticket di mille euro per entrare in centro. È così?
«Sì, questa è la mia proposta che porterò alla giunta politica del 3 settembre».
Perchè questa decisione?
«Nel 2014 sono entrati 90 mila bus turistici. Per l’Anno Santo ne prevediamo circa 170 mila. E fargli pagare appena 200 euro al giorno, o 2.800 euro annuali, è un incentivo pazzesco che va eliminato».
Su con le tariffe, allora…
«Esatto. Mille euro per la zona centrale, 10-12 mila per l’abbonamento annuale».
Pagheranno i turisti: mille diviso 50 persone, la capienza di un bus, fa 20 euro a testa.
«Se è per questo ero partito dal divieto assoluto di entrare. Poi nel confronto politico e coi tecnici ho pensato che era meglio questa strada. Solo i cretini pensano di sapere tutto…».
Ticket anche per le auto?
«Nelle altre capitali europee c’è. Ma qui mi sembra prematuro. Per ora andiamo coi pullman: del resto se vuoi arrivare sotto il colonnato di San Pietro oppure al Colosseo è giusto che si paghi tanto. Ma qui a Roma, ma come un po’ in tutta Italia, c’è una mentalità gommarola ».
Sarebbe?
«Abituata a pensare al trasporto pubblico quasi esclusivamente su gomma. Io voglio cambiare questa mentalità ».
Detto da uno che è noto per le sue posizioni per la Tav suona quasi come una minaccia…
«Vengo da una solida cultura del ferro contro la gomma. Chi è avversario dei treni, invece, ne è un sostenitore».
E tolti dal centro, dove andranno questi bus turistici?
«Abbiamo già predisposto una serie di parcheggi subito fuori la cinta centrale, in posizioni comodissime, vicino alle stazioni ferroviarie o della metropolitana».
Tiburtina, ad esempio. Dove ogni sette minuti ci sarà un treno per la stazione San Pietro?
«Esatto. Ma non posso dire tutto. Domani avrò la bozza di delibera».
Penserà mica di collegare anche Termini con San Pietro via rotaia?
«Veramente è un’idea che mi è venuta. Ho fatto anche fare un’analisi tecnica agli uffici».
Risultato?
«Speravo di avere più “materiale” utilizzabile. Invece i binari, su quel tratto, sono stati tolti a fine anni 80 non so perchè. Per il Giubileo non faremmo in tempo, e poi serve un bell’investimento economico».
Progetto abortito?
«Per l’Anno Santo sì. Non possiamo aprire cantieri senza chiuderli. Ma nell’orizzonte temporale del 2018 è un obiettivo che si può tenere in considerazione».
E lei come fa avanti e indietro tra Roma e Torino?
«In aereo, anche due volte a settimana. Parto la sera alle 20, torno la mattina alle 6.50. E spesso la domenica sono nella Capitale».
Chi paga i suoi viaggi?
«Il Senato, come per tutti i senatori. Ma con me il Comune risparmia: faccio l’assessore a zero euro, ho anche sbarrato la riga sull’Iban nel modulo per i pagamenti che mi ha consegnato il Campidoglio…».
Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
LE ARMI SEGRETE DELLA CONTROGUERRIGLIA DA BAGNASCIUGA
Se il marziano Kunt, quello di Ennio Flaiano, atterrasse di nuovo a Roma e desse
un’occhiata ai principali giornali italiani, scoprirebbe che:
a) nel caso in cui leggesse la stampa governativa, cioè quasi tutta, la biblica migrazione di persone in fuga dall’Africa e dall’Asia verso le coste e le frontiere italiane sta per essere risolta una volta per tutte da un epocale intervento della mitica “Europa” che, convinta a viva forza dal giovane ed energico, ginnico e scattante premier Matteo Renzi, si accinge a farsi carico “pro quota” delle centinaia di migliaia di profughi e clandestini che si affacciano sul nostro territorio, insomma il Piano B della fase 2 del secondo tempo funziona alla grande;
b) nel caso in cui s’imbattesse nelle prime pagine dei giornali di centrodestra, dal Giornale a Libero, la biblica migrazione eccetera è in realtà un’invasione in piena regola, favorita anzi voluta e sollecitata da alcune quinte colonne “buoniste”, “radical chic” e “cattocomuniste” degli scafisti libici e siriani, annidate nei palazzi del governo e del Vaticano, che ricoprono d’oro i nuovi arrivati, quasi tutti iscritti all’Isis, trasformandoli in nababbi provvisti di ogni sorta di bendidio: soldi a palate, gioielli, pietre preziose, sei o sette pasti al giorno, suite in hotel a 5 stelle con piscina e Spa, moschee in ogni angolo e naturalmente sesso gratuito a ogni ora del giorno e della notte (resta da capire perchè mai questi fortunati africani o asiatici, che hanno trovato in Italia il Paese di Bengodi, si ostinino pervicacemente a crepare in mare o nelle celle frigorifere dei tir prima di assaporare la cuccagna, o a tentare la fuga dall’Italia verso i paesi del Nord Europa, i quali —sempre secondo gli house organ berlusleghisti — li trattano doverosamente a pesci in faccia, immuni come sono dal contagio “buonista”, “radical chic” e “cattocomunista”; nè si comprende perchè mai gli italiani non fuggano dall’inferno italiano verso le ubertose coste libiche e siriane). Cogliamo fior da fiore dagli ultimi titoli di Libero.
“Ecco come l’Italia regala permessi ai clandestini. Invasione legalizzata”, “Il governo regala l’8 per mille ai profughi. Incentivi all’invasione”, “Ai clandestini i soldi dei disabili”, “in nome dell’accoglienza la Boldrini dichiara guerra a mezzo mondo”, “Ho il diritto di odiare l’Islam”, “Gli immigrati bloccano Milano: schifano cibo e aiuti e rifiutano le tende dove dormono i soldati”, “L’invasione continua, naufraga il buonismo”, “La Libia è un inferno e noi progettiamo interventini di pace”, “Clandestini in poltrona, italiani e turisti per terra. Il trattamento privilegiato sui traghetti”. L’accoglienza ‘benedetta’ ci rende stranieri in casa nostra”, “I vescovi se la prendono anche con gli alpini: proibita a messa la loro preghiera, si temeva che gli immigrati si offendessero”, “Maroni: il Nord riempito di clandestini per ripicca politica”, “La sinistra europea mena gli immigrati, quella italiana invece tace e si fa invadere”, “Vaticano vietato ai profughi” mentre “Papa e vescovi attaccano chi non è disposto ad accogliere tutti gli extracomunitari”, “Rifiutano i clandestini: denunciati 10 sindaci. Accoglienza a tutti i costi”, “Due moschee a Milano, l’ulti mo regalo di Pisapia”,“Violentata da tre ‘profughi’”,“In galera ci va la polizia”,“Più bikini meno burqa: protesta anti-islam”, “Fassino in Comune presta una stanza per pregare Allah”, “Perchè l’Italia è il bengodi dei clandestini ”, “Risse, occupazioni, censure: l’Italia in mano agli immigrati”, “La satira che fa paura a chi tifa invasione: buonisti talebani”, e infine il top dei top: “La sinistra uccide 10 immigrati al giorno. I disastri dei buonisti”. Ma ecco il Giornale di Sallusti che, per non rimanere indietro e non prender buchi, risponde da par suo. “Fisco e migranti: così l’accoglienza si mangia Imu e Tasi”,“I n v a s i one via terra”, “Il nemico tra i banchi. Padova, la ragazzina lascia la scuola per il Jihad”, “Alfano usa i profughi come u n’arma. Vendetta contro il Nord”, “Immigrati violenti. Stupro in spiaggia, caccia a un ragazzo di colore”, “Bu o n ismo da sacrestia”, “Il paradiso degli stupratori”, “Gli amici degli invasori: preti, attivisti e lo zampino dell’Arci, ecco chi aiuta i profughi a sbarcare sulle nostre coste”,“L’u m a n itarismo diventa complice degli schiavisti”, “Mons. Galantino, il piazzista del Papa”, “Milano, il cocker eroe salva la padrona dallo stupro di un cin gales e”, “L’affare clandestino delle coop cattoliche”, “Il Pd mette Buddha al posto del crocefisso”, “La strage buonista di migranti: i morti passati da 20 a 3500 all’anno”, “Zingari sparano, evacuata spiaggia. Allarme stupri, vietato dire che i responsabili sono stranieri”,“Isis, dieci indagati in Italia. Spariti nel nulla 5 mila baby profughi”, “In Italia ci sono 50 mila musulmani che tifano per i tagliagole dell’Isis”, “Il governo regala l’Italia ai terroristi”, “Versilia in mano ai delinquenti, serve l’esercito sulle spiagge”.
A questo proposito, sempre sul Giornale, si segnala un patriottico trattatello di alta strategia militare firmato da Stefano Zurlo sull’epica battaglia ingaggiata dai vigili urbani “contro i vu’ cumprà di Alassio” che “fanno concorrenza sleale alle botteghe artigiane del centro storico”.
“Il comandante Francesco Parrella ha deciso di aggiornare il modus operandidel corpo… In bermuda e maglietta. O addirittura in costume da bagno. Con tanto di tuffo in mare. Via la divisa, basta con gli appuntamenti (sic, ndr) tradizionali. E con le solite tecniche. Cambia il nemico e si adeguano pure loro: i vigili. Quest’estate verrà ricordata come quella del cambiamento… Una piccola rivoluzione”.
È la svolta: “Pensa e ripensa, Parrella ha trovato il modo di aggirare i vu’ cumprà . Prendendoli alle spalle… Come capitò — ci si conceda il paragone — ai soldati francesi che si credevano protetti dalla linea Maginot e furono sorpresi dalle armate tedesche. A ciascuno la sua guerra”.
Ecco dunque il comandante Parrella, pancia in dentro e petto in fuori, armato dei migliori manuali di arte militare, lanciare “l’assalto alle bancarelle abusive”, ma attenzione: esso “non parte più da terra, ma dalla sabbia, dalla spiaggia, se necessario dal mare”.
Con mezzi anfibi di ultima generazione, si presume. “Ogni giorno due pattuglie in versione balneare camminano a ridosso degli ombrelloni e al momento opportuno intervengono”.
Zac!, “più scattanti” che pria. “Chi combatte questa guerra — dichiara il sindaco Enzo Canepa in tuta mimetica dal suo rifugio antiatomico sotto le cabine di un lido, poco prima del coprifuoco — deve adattarsi alla natura del territorio”. Giusto.
Il comandante Parrella svela perigliosamente una delle tecniche di controguerriglia da bagnasciuga: “Le nostre pattuglie hanno imparato a mimetizzarsi”.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
I PASTICCI DI RENZI E I DIECIMILA PRECARI CHE PERDONO IL POSTO… LE SENTENZE EUROPEE INAPPLICATE
Martedì è il 1° settembre e quindi riaprono gli asili statali. Cioè, forse. Specialmente nelle grandi città c’è un problema non piccolo che discende da una scelta fatta dal governo nella “Buona Scuola”: la legge, infatti, esclude dalle assunzioni i precari della scuola materna, che tecnicamente è pertinenza dei comuni e non del ministero.
Per gli asili, insomma, continuano a funzionare le vecchie graduatorie: per la fine della “supplentite” (come la chiama il presidente del Consiglio) se ne riparla un’altra volta. Solo che pure coprire i posti da supplente è un problema: oltre 10mila insegnanti precari della materna infatti, su circa 23mila, hanno già avuto contratti a termine per più di 36 mesi e quindi non possono essere ulteriormente prorogati, ma solo assunti.
Il problema si presenta quest’anno perchè il mondo della scuola, con una legge del 2011, era stato escluso dalla norma sulle stabilizzazioni dopo tre anni di precarietà : a novembre 2014, però, una sentenza della Corte di Giustizia europea ha bocciato lo stato d’e ccezione creato per la scuola con la buona ragione che, se quegli insegnati servono, vanno assunti e non tenuti a bagnomaria.
A Roma, la battaglia è particolarmente infuocata perchè riguarda la metà della platea: circa 5mila insegnanti precari delle materne che — magari dopo supplenze reiterate per un quindicennio — ora rischiano di perdere il lavoro.
Un bando per coprire i posti vacanti firmato dalla Giunta il 14 agosto, infatti, escludeva i cosiddetti precari “+36”, ma ora il nuovo assessore Marco Rossi Doria ha sospeso l’iter imponendo almeno all’inizio dell’anno i “turni unici” per maestri e maestre di ruolo.
In alcuni istituti, però, su una pianta organica di 12 posti, ne risultano vacanti fino a 5: reggere a lungo in questa situazione è impossibile, senza contare che nei nidi settembre è il delicato mese del cosiddetto “inserimento” dei bimbi.
La soluzione? Non c’è.
Per ora i ministeri interessati si sono rimpallati domande, ma la via per uscirne non si trova.
La prima, e più ovvia, sarebbe che i Comuni assumano le persone di cui hanno bisogno, specialmente quelle che — avendo avuto un decennio di contratti a termine — ne hanno diritto per legge (a quello o a un risarcimento, dicono le sentenze).
Gli enti locali, però, com’è noto, sono sottoposti ai rigori del Patto di Stabilità interno e non hanno lo spazio finanziario per assumere.
Ieri Il Sole 24 Ore parlava di una possibile soluzione in due tempi: lunedì 31 agosto una circolare per chiarire il destino dei “+ 36 m es i” e poi, con la legge di Stabilità , un intervento per aiutare i comuni nelle assunzioni (sempre che si trovino i soldi). Quanto al governo, con la legge “La Buona Scuola” ha già detto che per ora non metterà le mani nella scuola materna.
La cosa curiosa, e in un certo senso paradossale, è la seguente: le 102.734 assunzioni previste e finanziate dal governo per elementari e medie (inferiori e superiori) non saranno raggiunte. I nuovi insegnanti saranno tra gli 80 e i 90mila.
È successo che — analizzando le 71.643 domande di regolarizzazione arrivate — il ministero si è accorto che per vari motivi non sono coperti alcuni profili: mancano docenti abilitati all’insegnamento della matematica e, in misura minore, di altre materie scientifiche e mancano pure gli insegnanti di sostegno.
Per questi posti si dovrà continuare ad affidarsi alle supplenze annuali.
Un vero peccato che nasconde un paradosso: le 71mila e dispari domande, infatti, ne nascondono tremila di docenti che nel frattempo sono stati assunti e quasi 15mila di insegnanti abilitati nella scuola materna, di cui però la legge Giannini- Renzi ha scelto di non occuparsi.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
NEL PAESE DEL “FATTI I CAZZI TUOI”, UN EROE RIBELLE CI RICORDA CHE UNO STATO VIVE SE CI SONO REGOLE E CHE QUESTE VANNO FATTE RISPETTARE DA TUTTI
“Perchè non si è fatto gli affari suoi???… Se l’è cercata“. E’ il retropensiero che in molti fanno
in queste ore leggendo la notizia dell’uccisione di Anatolij Korov, 38 anni, ucraino, operaio edile precario, che accortosi di una rapina non ci ha pensato su due volte ed è intervenuto con slancio, coraggio e in disprezzo del pericolo.
Aveva appena terminato di fare la spesa al supermarket vicino casa, insieme a sua figlia di quasi due anni: la più piccola dei suoi tre figli.
Ha notato i criminali puntare le pistole contro gli addetti alle casse, non ha esitato un attimo: ha lasciato la piccola e il carrello per tornare indietro e cercare di bloccare i malviventi.
E’ tragedia, orrore, dramma a Castello di Cisterna in provincia di Napoli. Anatolij Korov si è avventato su uno dei rapinatori.
Lo ha disarmato e bloccato a terra. Il complice è intervenuto nel modo più vigliacco, bastardo, criminale che si possa immaginare.
Pistola in pugno — a distanza ravvicinata — ha esploso contro un uomo disarmato numerosi proiettili. Anatolij Korov è stato centrato al petto e a una gamba.
Pochi istanti — privo di vita — stramazzato davanti alle casse, in una pozza di sangue. Un’esecuzione di morte avvenuta sotto lo sguardo della figlioletta, di alcuni clienti e del personale del discount. Qualcuno ha tentato di soccorrere e aiutare Korov ma è stato inutile.
Abitava da diversi anni a Castello di Cisterna, aveva un regolare permesso di soggiorno, lavorava come un mulo e amava la sua famiglia.
Questa era la vita che Anatolij Korov con la moglie avevano scelto lontano dal suo Paese.
Il suo sogno era vivere in Italia, a Castello di Cisterna per costruire un futuro diverso per i suoi tre figli. Allevarli nell’esempio di una vita vissuta nel rispetto delle regole contro le ingiustizie e nella solidarietà .
Speranze e propositi fermati con immane violenza a revolverate da due infami. Ma non solo da loro.
Mette i brividi il gesto altruistico di Korov. Uno straniero. Uno venuto a “rubare il lavoro” agli italiani dice certa vulgata razzista.
Un migrante. Uno che non conta niente.
Il sacrificio di Anatolij Korov ci fa sentire piccoli, piccoli, ci fa vergognare.
A noi professionisti del girare la faccia da un’altra parte, a noi esperti del far finta di niente e dell’omertà di coscienza davvero non capiamo e non comprendiamo il suo slancio.
Noi stiamo dall’altra parte con quelli che sono fuggiti. E’ così.
I nostri sono comportamenti opportunistici, pur di salvare la pelle meglio essere complici e conniventi con gli assassini-infami.
E sono chiacchiere di circostanza, sempre le solite scritte a cadavere caldo e comodamente con il sedere sulla sedia.
Ma cosa fare? Come fermare questa violenza inaudita?
Lo scrivo e lo riscrivo da sempre : se il meridione d’Italia resta abbandonato a se stesso non basteranno eroi civili come Anatolij Korov per salvarlo.
Qui è come ai tempi del terremoto: “Fate presto”.
Gli onesti anche i più ostinati, i più combattivi, quelli che non hanno il torcicollo: di fronte al sacrificio di Anatolij Korov e di tanti come lui in coro sussurreranno convinti anche loro: “Perchè non si è fatto i cazzi suoi???. Se l’è cercata”.
Occorrono segnali inequivocabili e di durezza di uno Stato che deve fare lo Stato fino in fondo.
Il pensiero corre alla tanto amata famiglia di Korov, non bisogna lasciarli soli.
E’ il minimo per ringraziare Anatolij Korov e lavarsi la coscienza.
Arnaldo Capezzuto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile
FUNERALI A CARICO DEL COMUNE, MALORE PER LA MOGLIE
Sarà proclamato il lutto cittadino a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli, in occasione dei funerali di Anatolij Korol, il 38enne ucraino ucciso sabato sera per aver tentato di sventare una rapina in un supermercato.
Lo ha annunciato lo stesso sindaco, Clemente Sorrentino il quale ha sottolineato che si tratta di “un atto doveroso verso una persona che ha compiuto un gesto coraggioso quanto eroico”.
Sorrentino, in mattinata, ha voluto incontrare la moglie e i tre figli dell’uomo, e si è offerto di accompagnarle in obitorio. “Ma ho fatto un errore – ha spiegato – perchè è stata negata la visita e Nadiya è svenuta mentre tornavamo a casa
L’ho portata al pronto soccorso dove le hanno praticato una flebo per rimetterla in piedi”.
Il Comune, ha poi aggiunto, pagherà i funerali del 38enne.
“La moglie – spiega il sindaco – ha espresso la volontà di portare il corpo del marito in Ucraina, ma io spero che cambi idea, perchè vorremmo che questo uomo coraggioso rimanesse qui, dove ha compiuto il suo ultimo gesto eroico”.
Intanto proseguono le indagini dei carabinieri per individuare gli autori del delitto.
Le riprese effettuate dalle telecamere di videosorveglianza sono ancora al vaglio dei militari.Secondo quanto si è appreso, i due malviventi sono giunti al supermercato con in testa un casco semintegrale, ed il volto completamente coperto da maschere.
I due erano armati di una sola pistola, usata da uno dei rapinatori per uccidere Korol, “colpevole” di aver bloccato l’altro malvivente.
Nel corso della colluttazione che ne è seguita, Korol è stato anche colpito e ferito di striscio al capo con un oggetto appuntito, oltre ad essere raggiunto dai proiettili esplosi da uno dei rapinatori.
Il 38enne era in compagnia della figlia di un anno e mezzo, ed aveva già pagato il conto.
Uscito dal supermercato Piccolo in via Selva, si è imbattuto nei rapinatori ed ha deciso di lasciare la figlioletta nel carrello della spesa fuori del punto alimentare, avventandosi sui malviventi.
Nel corso della colluttazione che ne è seguita, Korol è stato anche colpito e ferito di striscio al capo con un oggetto appuntito, oltre ad essere raggiunto al petto e ad una gamba dai proiettili esplosi da uno dei rapinatori che sono poi fuggiti con un bottino di appena 300 euro.
Inutili i tentativi di aiutare l’uomo da parte del personale e di alcuni clienti del supermercato, i quali si sono resi quasi subito conto che non c’era più nulla da fare,
Anatolij era un operaio edile, aveva un regolare permesso di soggiorno e viveva a Castello da diversi anni
(da “La Repubblica”)
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