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L’ENI ANNUNCIA MAXI SCOPERTA IN EGITTO: “IL PIU’ GRANDE GIACIMENTO NEL MEDITERRANEO”

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

DE SCALZI: “EVENTO CAMBIA SCENARIO ENERGETICO”

Se i rilievi saranno confermati, Eni potrebbe festeggiare la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo, che potrebbe diventare una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale.
Il colosso italiano dell’energia ha individuato infatti un giacimento nell’offshore egiziano del Mar Mediterraneo, presso il prospetto esplorativo denominato Zohr.
Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili, e dai dati acquisiti nel pozzo di scoperta, ci sarebbe un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un’estensione di circa 100 chilometri quadrati.
Un successo esplorativo che offrirà  un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni.
Il pozzo Zohr 1X, attraverso il quale è stata effettuata la scoperta, è situato a 1.450 metri di profondità  d’acqua, nel blocco Shorouk, siglato nel gennaio 2014 con il Ministero del Petrolio egiziano e con la Egyptian Natural Gas Holding Company (Egas) a seguito di una gara internazionale competitiva.
L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si è recato nelle scorse ore al Cairo per aggiornare il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, su questo successo, e per parlare della nuova scoperta con il Primo Ministro del paese, Ibrahim Mahlab, e con il Ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie, Sherif Ismail.
Descalzi ha commentato: “È un giorno davvero importante per la nostra società  e le persone di Eni. Questo importante risultato è la conferma delle nostre competenze e delle nostre capacità  di innovazione tecnologica con immediata applicazione operativa, e dimostra soprattutto lo spirito di forte collaborazione tra tutte le componenti aziendali che sono alla base di questi grandi successi. La strategia che ci ha portato a insistere nella ricerca nelle aree mature di paesi che conosciamo da decenni si è dimostrata vincente, a riprova che l’Egitto presenta ancora un grande potenziale. Questa scoperta storica sarà  in grado di trasformare lo scenario energetico di un intero paese, che ci accoglie da oltre 60 anni. L’esplorazione si conferma al centro della nostra strategia di crescita: negli ultimi 7 anni abbiamo scoperto 10 miliardi di barili di risorse e 300 milioni negli ultimi sei mesi, confermando così la posizione di Eni al top dell’industria. Questa scoperta assume un valore ancora maggiore poichè fatta in Egitto, paese strategico per Eni, dove possono essere sfruttate importanti sinergie con le istallazioni esistenti permettendoci una rapida messa in produzione”.
Eni, che è presente in Egitto dal 1954 ed è stata precursore nell’esplorazione e sfruttamento delle risorse gas nel Paese fin dalla scoperta del Campo di Abu Maadi nel 1967, svolgerà  ora le attività  di delineazione del giacimento per assicurare lo sviluppo accelerato della scoperta che sfrutti al meglio le infrastrutture già  esistenti, a mare e a terra.
Il pozzo Zohr 1X, che è stato perforato a 4.131 metri di profondità  complessiva, ha incontrato circa 630 metri di colonna di idrocarburi in una sequenza carbonatica di età  Miocenica con ottime proprietà  della roccia serbatoio.
La struttura di Zohr presenta anche un potenziale a maggiore profondità , che sarà  investigato in futuro attraverso un pozzo dedicato.

(da agenzie)

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JOE FORMAGGIO, LA GRUVIERA DI FRATELLI D’ITALIA E LA TASSA SUI GAY

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

L’ULTIMA SORTITA DEL SINDACO DI ALBETTONE, GIA’ INDAGATO PER ISTIGAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE: “FACCIAMO PAGARE UNA IMPOSTA AI GAY: NON FARANNO FIGLI, POI CHI LE PAGHERA’ LE TASSE?”

“Vedrei bene una tassa sugli omosessuali. Non potendo procreare non faranno figli, e allora mi chiedo: Chi porterà  avanti la nazione?”.
L’eufemismo non è cosa per Joe Formaggio, il sindaco di Albettone (Vicenza) che si vanta di dormire con “il fucile sotto il cuscino”, e che dopo le ‘sparate’ contro Rom e immigrati ha messo nel mirino gli omosessuali.
Persone da tassare – ha detto così ai microfoni dell’emittente ‘Antennatre’ – dal momento che, non potendo avere figli, non partecipano con la progenie al pagamento dei tributi all’Erario.
“Visto che una coppia gay – ha detto Formaggio – non avrà  mai dei figli, e che la nazione ha bisogno di nuovi bambini italiani, più coppie gay ci saranno e meno figli si avranno. In pratica la coppia gay si esaurisce con i due componenti, non ci saranno figli che continueranno a pagare le tasse “.
Joe Formaggio, che ha mancato l’elezione alle ultime regionali in Veneto – dove si era candidato con Fratelli d’Italia – non è del resto nuovo a dichiarazioni e iniziative plateali.
Che lo hanno portato spesso sulle pagine dei quotidiani azionali. Ma gli hanno anche attirato l’attenzione delle Procure.
Come quando nell’aprile scorso finì indagato a Vicenza per istigazione all’odio razziale (legge Mancino) dopo aver fatto affiggere nel paese cartelli di “divieto ai nomadi”.
Tolti subito dopo da Prefettura e Procura di Vicenza. Non volevano essere semplici divieti di sosta.
Ora la sparata sulle tasse ai gay: il partito gruviera che lo ha candidato sarà  pure pieno di buchi dove si insinuano in tanti, ma forse ci sarebbe anche un limite al cattivo gusto e alla stupidità .
O no?

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RENZI: “I NUMERI LI AVRO’, NON SERVE QUOTA 161”

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

RESA DEI CONTI NEL PD E DA SEL ARRIVERANNO RINFORZI

L’8 settembre, il giorno in cui si riunirà  la commissione Affari costituzionali del Senato, sarà  ricordato per un nuovo armistizio dopo quello di Cassibile?
Al momento non sembrerebbe, visto il clima tra minoranza Pd e renziani.
La riforma del Senato, attacca il renziano Andrea Marcucci, «è un obiettivo storico del centrosinistra, azzerarla ad un passo dell’approvazione sarebbe un capolavoro da Tafazzi».
Vannino Chiti, uno dei capi del dissenso interno a palazzo Madama, parla del Pd come di «un modello decisionale autoritario, fatto di cieca obbedienza ai capi» a paragone del quale sarebbe da «rimpiangere il centralismo democratico » del vecchio Pci.
Poi, contro Graziano Delrio, che alla festa dell’Unità  aveva agitato lo spettro della crisi di governo, Chiti risponde a muso duro: «Nessun ricatto ci farà  cambiare le convinzioni sulle riforme costituzionali ».
Il tema più divisivo è quello dell’elezione o meno dei futuri senatori.
La chiave di volta del progetto del governo è un Senato a costo zero, formato da consiglieri regionali e sindaci stipendiati dai propri enti. Un modello che la minoranza Pd rifiuta, forte dei suoi 25 dissidenti.
Al momento dunque non sembrano esserci spazi di mediazione ed effettivamente, ascoltando a taccuini chiusi i protagonisti, nessun tentativo di accordo è in corso.
Una telefonata intercorsa ieri tra il capogruppo Pd Zanda e il leghista Calderoli ha certificato lo stato dell’arte dei rapporti, vicini allo zero.
E Renzi cosa pensa di fare? Se lo chiedono tutti, ma al momento la parola d’ordine del premier è sempre la stessa: «Andiamo avanti con chi ci sta, la riforma sul quel punto non cambia. E i numeri arriveranno».
Una dichiarazione che potrebbe nascondere un artificio retorico in vista della trattativa oppure davvero la tentazione di procedere sfidando la sorte e fidando sul pallottoliere aggiornato da Luca Lotti per tutta l’estate.
Il fatto è che il capo del governo può contare su una soglia più bassa di voti della fatidica (e per ora irragiungibile) quota 161, non trattandosi della terza lettura. Basterebbero alcune assenze e qualche voto raggranellato qua e là  per far passare in aula la riforma.
Ed è proprio questa, al momento, la strategia perseguita.
Contando anche su qualche rinforzo che potrebbe arrivare dal gruppo Sel, dove è già  in uscita Dario Stefano.
La stessa minoranza Pd è consapevole che la sua forza potrebbe assottigliarsi, specie se il governo continuerà  a legare la riforma costituzionale al proseguimento della legislatura.
Ma, è questa la novità , dal gruppo dei bersaniani iniziano ad arrivare primi segnali distensivi.
«Gli elementi condivisi — osserva ad esempio Miguel Gotor — sono molti di più di quelli divisivi. E visto che l’articolo 2, quello sull’elettività  dei senatori, andrà  comunque votato in aula, non conviene trovare un accordo politico dentro il Pd per emendarlo?».
La risposta ufficiale di Renzi finora è stata negativa. Eppure potrebbe trattarsi di una mossa tattica, del resto il personaggio è capace di scarti repentini.
Proprio Delrio, che alla Festa dell’Unità  si era incaricato di svolgere il ruolo del poliziotto cattivo, ieri confidava: «Quello che per noi è inaccettabile è finire sotto tutela, ma non è che ci faccia piacere la crisi di governo. Io sono convinto che alla fine la ragionevolezza di tutti prevarrà , perchè c’è una sproporzione evidente tra il merito delle questioni e le conseguenze che potrebbero derivarne ».
Ovvero una crisi di governo al buio, in un momento in cui l’Italia è impegnata in una difficile trattativa per strappare a Bruxelles un po’ di flessibilità  in vista della legge di Stabilità .
E se si dovesse andare a elezioni anticipate si interromperebbe il cammino di tutte le riforme, con un danno d’immagine evidente anche per Renzi.
Per questo, prima dell’8 settembre si tratterà  e ancora si tratterà  prima dell’arrivo della riforma in aula, a costo di slittare a fine settembre- primi di ottobre.
Nemmeno la questione dell’emendabilità  dell’articolo 2 è infatti ancora risolta.
La patata bollente è nelle mani del presidente Grasso, che tuttavia appare ancora incerto sul da farsi.
Le voci di palazzo Madama dicono che la tentazione sia quella di rimettere la questione alla giunta del regolamento.
Ma il Pd è pronto a opporsi. La ragione è semplice.
In quella giunta, tolto il presidente Grasso (che non vota) su 13 componenti 7 sono dell’opposzione. E chiaramente si unirebbero per sancire la riapertura dell’articolo 2, il vaso di Pandora dell’elettività  del Senato.
Per Renzi se si torna a un Senato elettivo, giocoforza si dovrebbe tornare a un Senato che vota la fiducia. Stravolgendo completamente il modello.
«E invece no – obietta Gotor – perchè anche in Spagna la Camera alta è elettiva ma non vota la fiducia. Renzi deve decidere se impuntarsi o meno».
Per l’armistizio c’è ancora tempo.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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IL PENTITO RIVELA: “IL TESORO DEL RE DEGLI SCAFISTI E’ IN GERMANIA”

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

I VERBALI DELL’ERITREO CHE COLLABORA CON I PM: “GHERMAY E’ IN LIBIA, I SOLDI IN GERMANIA”

È una verità  scomoda, una verità  che adesso fa paura quella che va emergendo in una stanza blindata, dentro un carcere da qualche parte in Sicilia.
Un uomo parla e rivela che il cuore pulsante dell’ultimo esodo senza precedenti attraverso il mare non è nelle spiagge della Libia, e neanche dentro i barconi dove i disperati vengono caricati a frotte.
Il cuore pulsantedell’organizzazione più agguerrita dei trafficanti di uomini è in un tesoro. Che non sta in Africa, ma in Germania.
Lì — dice l’uomo che parla nella stanza più protetta del carcere- è nascosto il tesoro costruito sulla pelle dei migranti, quelli che pagano 1.500 anche 2.000 dollari per salire su un barcone.
Questo sta ripetendo ai pubblici ministeri di Palermo e ai poliziotti dello Sco un uomo che fino ad aprile era pure lui un trafficante di esseri umani, uno dei più esperti.
Dopo essere stato arrestato, è diventato il primo pentito della tratta.
Nuredin Wehabrebi Atta, nato ad Asmara, Eritrea, il 12 dicembre 1984. E questa è la sua verità : i soldi del signore dei trafficanti, Ermias Ghermay, sono nascosti nel cuore dell’Europa.
L’Europa che per tanto tempo ha fatto finta di non vedere l’esodo. L’Europa che ancora discute sul da farsi
Adesso, le parole di un uomo che racconta sottovoce di aver visto troppo orrore, troppo sangue, sono quasi un atto d’accusa contro l’Europa che non si è accorta, che non ha fermato i trafficanti.
Dice Atta: «Dovete cercarli in Germania tutti i soldi che Ermias guadagna». Aggiunge: «Lui resta in Libia per gestire gli affari, che a Tripoli vengono spartiti fra quattro gruppi. Lì non lo prenderete, perchè gode di protezioni nella polizia. Potete però cercare i suoi soldi, e dovete seguire la moglie, si chiama Mana Ibrahim ».
Il pentito la segnala «nella zona di Francoforte, dopo essere stata a Stoccolma».
E spiega il suo ruolo nell’organizzazione: «Raccoglie il denaro per conto del marito, attraverso il me- todo hawala ».
Ovvero, quel sistema di trasferimento di denaro fondato sulle legge islamica tradizionale che prevede una rete di mediatori a cui consegnare il denaro.
«Perchè soltanto il 5 per cento dei 1.500 dollari richiesto per il viaggio viene pagato in contanti dai migranti — chiarisce Atta — il resto arriva ad Ermias attraverso hawala , dentro una rete di fiducia che si sviluppa estero su estero».
Una rete attorno alla Germania, un’indicazione precisa che orienta le indagini e corregge le ipotesi fatte in questi mesi sui forzieri del superlatitante Ermias, ipotesi che parlavano di Svizzera e Israele.
Ma com’è costituita la rete finanziaria dei trafficanti?
Per il pool coordinato dal procuratore Franco Lo Voi e dall’aggiunto Maurizio Scalia è diventata la chiave dell’indagine, la chiave per tentare di fermare o indebolire, almeno questo, i trafficanti di uomini.
«Bisogna seguire i soldi, era il metodo del giudice Falcone», ha ribadito il pm Geri Ferrara nella sede dell’Aja di Eurojust, alla più grande riunione di coordinamento fra magistrati europei organizzata negli ultimi anni.
Cinquanta partecipanti provenienti da otto paesi. E dopo la plenaria, a luglio, si sono susseguiti incontri bilaterali fra i pm di Palermo e i colleghi di Norvegia, Svezia, Olanda, Gran Bretagna, Germania, Francia.
Le rivelazioni di Atta e le indagini del servizio centrale operativo della polizia diretto da Renato Cortese sono già  diventate spunto per tante altre inchieste in giro per l’Europa. Per stringere il cerchio attorno ai trafficanti.
Non è affatto facile. Chi ha ascoltato Atta dice però che i suoi verbali sono diventati molto di più di un documento giudiziario.
Sono come i verbali dei primi pentiti di mafia, molto di più di un’elencazione di nomi e fatti. Sono la chiave per comprendere un fenomeno sconosciuto.
Ora, il cittadino straniero più protetto d’Italia fornisce agli inquirenti il nome di un amico di Ermias che collabora con la moglie.

Salvo Palazzolo
(da “La Repubblica”)

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“GIUBILEO, VOGLIO MILLE EURO A PULMANN DI TURISTI”

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

PIU’ CHE TICKET UNA RAPINA… LA PROPOSTA DEL NEO-ASSESSORE ESPOSITO

L’assessore Sì-Tav, l’assessore «multitasking» (autodefinizione, visto l’attivismo sui social), l’assessore pendolare che vola tra Roma, dove lavora, e Torino, dove ha mantenuto famiglia e bacino elettorale.
Ma Stefano Esposito, classe ’69, nativo di Moncalieri, nella giunta del Campidoglio è soprattutto l’assessore che, in vista del Giubileo, ha dichiarato guerra ai pullman turistici
Ticket di mille euro per entrare in centro. È così?
«Sì, questa è la mia proposta che porterò alla giunta politica del 3 settembre».
Perchè questa decisione?
«Nel 2014 sono entrati 90 mila bus turistici. Per l’Anno Santo ne prevediamo circa 170 mila. E fargli pagare appena 200 euro al giorno, o 2.800 euro annuali, è un incentivo pazzesco che va eliminato».
Su con le tariffe, allora…
«Esatto. Mille euro per la zona centrale, 10-12 mila per l’abbonamento annuale».
Pagheranno i turisti: mille diviso 50 persone, la capienza di un bus, fa 20 euro a testa.
«Se è per questo ero partito dal divieto assoluto di entrare. Poi nel confronto politico e coi tecnici ho pensato che era meglio questa strada. Solo i cretini pensano di sapere tutto…».
Ticket anche per le auto?
«Nelle altre capitali europee c’è. Ma qui mi sembra prematuro. Per ora andiamo coi pullman: del resto se vuoi arrivare sotto il colonnato di San Pietro oppure al Colosseo è giusto che si paghi tanto. Ma qui a Roma, ma come un po’ in tutta Italia, c’è una mentalità  gommarola ».
Sarebbe?
«Abituata a pensare al trasporto pubblico quasi esclusivamente su gomma. Io voglio cambiare questa mentalità ».
Detto da uno che è noto per le sue posizioni per la Tav suona quasi come una minaccia…
«Vengo da una solida cultura del ferro contro la gomma. Chi è avversario dei treni, invece, ne è un sostenitore».
E tolti dal centro, dove andranno questi bus turistici?
«Abbiamo già  predisposto una serie di parcheggi subito fuori la cinta centrale, in posizioni comodissime, vicino alle stazioni ferroviarie o della metropolitana».
Tiburtina, ad esempio. Dove ogni sette minuti ci sarà  un treno per la stazione San Pietro?
«Esatto. Ma non posso dire tutto. Domani avrò la bozza di delibera».
Penserà  mica di collegare anche Termini con San Pietro via rotaia?
«Veramente è un’idea che mi è venuta. Ho fatto anche fare un’analisi tecnica agli uffici».
Risultato?
«Speravo di avere più “materiale” utilizzabile. Invece i binari, su quel tratto, sono stati tolti a fine anni 80 non so perchè. Per il Giubileo non faremmo in tempo, e poi serve un bell’investimento economico».
Progetto abortito?
«Per l’Anno Santo sì. Non possiamo aprire cantieri senza chiuderli. Ma nell’orizzonte temporale del 2018 è un obiettivo che si può tenere in considerazione».
E lei come fa avanti e indietro tra Roma e Torino?
«In aereo, anche due volte a settimana. Parto la sera alle 20, torno la mattina alle 6.50. E spesso la domenica sono nella Capitale».
Chi paga i suoi viaggi?
«Il Senato, come per tutti i senatori. Ma con me il Comune risparmia: faccio l’assessore a zero euro, ho anche sbarrato la riga sull’Iban nel modulo per i pagamenti che mi ha consegnato il Campidoglio…».

Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)

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VINCERE E VINCEREMO

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

LE ARMI SEGRETE DELLA CONTROGUERRIGLIA DA BAGNASCIUGA

Se il marziano Kunt, quello   di Ennio Flaiano, atterrasse   di nuovo a Roma e   desse un’occhiata ai principali   giornali italiani, scoprirebbe   che:
a) nel caso in cui leggesse la   stampa governativa, cioè quasi   tutta, la biblica migrazione di   persone in fuga dall’Africa e   dall’Asia verso le coste e le frontiere   italiane sta per essere risolta   una volta per tutte da un epocale   intervento della mitica   “Europa” che, convinta a viva forza dal giovane ed energico,   ginnico e scattante premier Matteo Renzi, si accinge a farsi   carico “pro quota” delle centinaia   di migliaia di profughi e   clandestini che si affacciano sul   nostro territorio, insomma il   Piano B della fase 2 del secondo tempo funziona alla grande;
b)   nel caso in cui s’imbattesse nelle prime pagine dei giornali di centrodestra,   dal Giornale a Libero,   la biblica migrazione eccetera è   in realtà  un’invasione in piena regola, favorita anzi voluta e sollecitata   da alcune quinte colonne   “buoniste”, “radical chic” e   “cattocomuniste” degli scafisti   libici e siriani, annidate nei palazzi   del governo e del Vaticano,   che ricoprono d’oro i nuovi arrivati,   quasi tutti iscritti all’Isis,   trasformandoli in nababbi   provvisti di ogni sorta di bendidio:   soldi a palate, gioielli, pietre   preziose, sei o sette pasti al giorno,   suite in hotel a 5 stelle con   piscina e Spa, moschee in ogni   angolo e naturalmente sesso   gratuito a ogni ora del giorno e   della notte (resta da capire perchè   mai questi fortunati africani   o asiatici, che hanno trovato in   Italia il Paese di Bengodi, si ostinino   pervicacemente a crepare   in mare o nelle celle frigorifere dei tir prima di assaporare   la cuccagna, o a tentare la fuga   dall’Italia verso i paesi del Nord   Europa, i quali —sempre secondo   gli house organ berlusleghisti   — li trattano doverosamente a   pesci in faccia, immuni come sono   dal contagio “buonista”, “radical   chic” e “cattocomunista”;   nè si comprende perchè mai gli   italiani non fuggano dall’inferno italiano verso le ubertose coste   libiche e siriane).   Cogliamo fior da fiore dagli   ultimi titoli di Libero.
“Ecco come   l’Italia regala permessi ai   clandestini. Invasione legalizzata”,   “Il governo regala l’8 per   mille ai profughi. Incentivi   all’invasione”, “Ai clandestini i   soldi dei disabili”, “in nome dell’accoglienza la Boldrini dichiara guerra a mezzo mondo”,   “Ho il diritto di odiare l’Islam”,   “Gli immigrati bloccano Milano:   schifano cibo e aiuti e rifiutano   le tende dove dormono i   soldati”, “L’invasione continua,   naufraga il buonismo”, “La Libia   è un inferno e noi progettiamo   interventini di pace”, “Clandestini   in poltrona, italiani e turisti   per terra. Il trattamento   privilegiato sui traghetti”.   L’accoglienza ‘benedetta’ ci   rende stranieri in casa nostra”,   “I vescovi se la prendono   anche con gli alpini: proibita   a messa la loro preghiera,   si temeva che gli immigrati si   offendessero”, “Maroni: il   Nord riempito di clandestini   per ripicca politica”, “La sinistra   europea mena gli immigrati,   quella italiana invece tace   e si fa invadere”, “Vaticano   vietato ai profughi” mentre “Papa e vescovi attaccano chi   non è disposto ad accogliere   tutti gli extracomunitari”,   “Rifiutano i clandestini: denunciati   10 sindaci. Accoglienza   a tutti i costi”, “Due   moschee a Milano, l’ulti mo   regalo di Pisapia”,“Violentata   da tre ‘profughi’”,“In galera ci   va la polizia”,“Più bikini meno   burqa: protesta anti-islam”,   “Fassino in Comune presta una   stanza per pregare Allah”,   “Perchè l’Italia è il bengodi dei   clandestini ”, “Risse, occupazioni,   censure: l’Italia in mano   agli immigrati”, “La satira che   fa paura a chi tifa invasione:   buonisti talebani”, e infine il   top dei top: “La sinistra uccide   10 immigrati al giorno. I disastri   dei buonisti”.   Ma ecco il Giornale di Sallusti   che, per non rimanere indietro   e non prender buchi, risponde   da par suo. “Fisco e   migranti: così l’accoglienza si   mangia Imu e Tasi”,“I n v a s i one   via terra”, “Il nemico tra i   banchi. Padova, la ragazzina   lascia la scuola per il Jihad”,   “Alfano usa i profughi come   u n’arma. Vendetta contro il   Nord”, “Immigrati violenti.   Stupro in spiaggia, caccia a un   ragazzo di colore”, “Bu o n ismo   da sacrestia”, “Il paradiso   degli stupratori”, “Gli amici   degli invasori: preti, attivisti   e lo zampino dell’Arci, ecco   chi aiuta i profughi a sbarcare   sulle nostre coste”,“L’u m a n itarismo   diventa complice degli   schiavisti”, “Mons. Galantino,   il piazzista del Papa”,   “Milano, il cocker eroe salva   la padrona dallo stupro di un   cin gales e”, “L’affare clandestino   delle coop cattoliche”,   “Il Pd mette Buddha al posto   del crocefisso”, “La strage   buonista di migranti: i morti   passati da 20 a 3500 all’anno”,   “Zingari sparano, evacuata   spiaggia. Allarme stupri, vietato   dire che i responsabili sono   stranieri”,“Isis, dieci indagati   in Italia. Spariti nel nulla   5 mila baby profughi”, “In Italia   ci sono 50 mila musulmani   che tifano per i tagliagole   dell’Isis”, “Il governo regala   l’Italia ai terroristi”, “Versilia   in mano ai delinquenti,   serve l’esercito sulle spiagge”.
A   questo proposito, sempre   sul Giornale, si segnala un   patriottico trattatello di alta   strategia militare firmato da   Stefano Zurlo sull’epica battaglia   ingaggiata dai vigili urbani   “contro i vu’ cumprà  di   Alassio” che “fanno concorrenza   sleale alle botteghe artigiane   del centro storico”.
“Il   comandante Francesco Parrella   ha deciso di aggiornare il   modus operandidel corpo… In   bermuda e maglietta. O addirittura   in costume da bagno.   Con tanto di tuffo in mare. Via   la divisa, basta con gli appuntamenti   (sic, ndr) tradizionali.   E con le solite tecniche. Cambia il nemico e si adeguano   pure loro: i vigili. Quest’estate   verrà  ricordata come   quella del cambiamento… Una   piccola rivoluzione”.
È la   svolta: “Pensa e ripensa, Parrella   ha trovato il modo di aggirare   i vu’ cumprà . Prendendoli   alle spalle… Come capitò   — ci si conceda il paragone — ai   soldati francesi che si credevano   protetti dalla linea Maginot   e furono sorpresi dalle   armate tedesche. A ciascuno   la sua guerra”.
Ecco dunque il   comandante Parrella, pancia   in dentro e petto in fuori, armato   dei migliori manuali di   arte militare, lanciare “l’assalto   alle bancarelle abusive”,   ma attenzione: esso “non parte   più da terra, ma dalla sabbia,   dalla spiaggia, se necessario   dal mare”.
Con mezzi anfibi   di ultima generazione, si   presume. “Ogni giorno due   pattuglie in versione balneare   camminano a ridosso degli   ombrelloni e al momento opportuno   intervengono”.
Zac!,   “più scattanti” che pria. “Chi   combatte questa guerra — dichiara   il sindaco Enzo Canepa   in tuta mimetica dal suo rifugio   antiatomico sotto le cabine   di un lido, poco prima del   coprifuoco — deve adattarsi   alla natura del territorio”.   Giusto.
Il comandante Parrella   svela perigliosamente una   delle tecniche di controguerriglia   da bagnasciuga: “Le nostre   pattuglie hanno imparato   a mimetizzarsi”.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MARTEDI’ RIAPRONO LE MATERNE STATALI, MA SENZA INSEGNANTI RISCHIO CAOS

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

I PASTICCI DI RENZI E I DIECIMILA PRECARI CHE PERDONO IL POSTO… LE SENTENZE EUROPEE INAPPLICATE

Martedì è il 1° settembre   e quindi   riaprono gli asili   statali. Cioè, forse.   Specialmente nelle grandi   città  c’è un problema non   piccolo che discende da una   scelta fatta dal governo nella   “Buona Scuola”: la legge, infatti,   esclude dalle assunzioni   i precari della scuola materna,   che tecnicamente è   pertinenza dei comuni e non   del ministero.
Per gli asili,   insomma, continuano a funzionare   le vecchie graduatorie:   per la fine della “supplentite”   (come la chiama il   presidente del Consiglio) se   ne riparla un’altra volta.   Solo che pure coprire i posti   da supplente è un problema:   oltre 10mila insegnanti   precari della materna infatti,   su circa 23mila, hanno già    avuto contratti a termine per   più di 36 mesi e quindi non   possono essere ulteriormente   prorogati, ma solo assunti.
Il problema si presenta   quest’anno perchè il mondo   della scuola, con una legge   del 2011, era stato escluso   dalla norma sulle stabilizzazioni   dopo tre anni di precarietà :   a novembre 2014, però,   una sentenza della Corte   di Giustizia europea ha bocciato   lo stato d’e ccezione   creato per la scuola con la   buona ragione che, se quegli   insegnati servono, vanno assunti   e non tenuti a bagnomaria.
A Roma, la battaglia è particolarmente   infuocata perchè   riguarda la metà  della   platea: circa 5mila insegnanti   precari delle materne che —   magari dopo supplenze reiterate   per un quindicennio —   ora rischiano di perdere il lavoro.
Un bando per coprire i   posti vacanti firmato dalla   Giunta il 14 agosto, infatti, escludeva   i cosiddetti precari   “+36”, ma ora il nuovo assessore Marco Rossi Doria ha   sospeso l’iter imponendo almeno   all’inizio dell’anno i   “turni unici” per maestri e   maestre di ruolo.
In alcuni istituti,   però, su una pianta   organica di 12 posti, ne risultano vacanti fino a 5: reggere   a lungo in questa situazione è   impossibile, senza contare   che nei nidi settembre è il delicato   mese del cosiddetto   “inserimento” dei bimbi.
La soluzione? Non c’è.
Per   ora i ministeri interessati si   sono rimpallati domande,   ma la via per uscirne non si   trova.
La prima, e più ovvia,   sarebbe che i Comuni assumano   le persone di cui hanno   bisogno, specialmente quelle   che — avendo avuto un decennio   di contratti a termine   — ne hanno diritto per legge (a   quello o a un risarcimento,   dicono le sentenze).
Gli enti   locali, però, com’è noto, sono   sottoposti ai rigori del Patto   di Stabilità  interno e non   hanno lo spazio finanziario   per assumere.
Ieri Il Sole 24 Ore parlava di una possibile   soluzione in due tempi: lunedì   31 agosto una circolare per chiarire il destino dei “+ 36   m es i” e poi, con la legge di   Stabilità , un intervento per   aiutare i comuni nelle assunzioni   (sempre che si trovino i   soldi).   Quanto al governo, con la   legge “La Buona Scuola” ha   già  detto che per ora non   metterà  le mani nella scuola   materna.
La cosa curiosa, e in   un certo senso paradossale, è   la seguente: le 102.734 assunzioni   previste e finanziate   dal governo per elementari e   medie (inferiori e superiori)   non saranno raggiunte. I   nuovi insegnanti saranno tra   gli 80 e i 90mila.
È successo che — analizzando   le 71.643 domande di   regolarizzazione arrivate — il   ministero si è accorto che per   vari motivi non sono coperti   alcuni profili: mancano docenti   abilitati all’insegnamento della matematica e, in misura minore, di altre materie   scientifiche e mancano   pure gli insegnanti di sostegno.
Per questi posti si dovrà    continuare ad affidarsi alle   supplenze annuali.
Un vero peccato che nasconde   un paradosso: le   71mila e dispari domande,   infatti, ne nascondono tremila   di docenti che nel frattempo   sono stati assunti e   quasi 15mila di insegnanti abilitati   nella scuola materna,   di cui però la legge Giannini-   Renzi ha scelto di non occuparsi.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL SACRIFICIO DA EROE DI ANATOLIJ CHE CI FA VERGOGNARE: ORA LO STATO FACCIA LO STATO

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

NEL PAESE DEL “FATTI I CAZZI TUOI”, UN EROE RIBELLE CI RICORDA CHE UNO STATO VIVE SE CI SONO REGOLE E CHE QUESTE VANNO FATTE RISPETTARE DA TUTTI

“Perchè non si è fatto gli affari suoi???… Se l’è cercata“. E’ il retropensiero che in molti fanno in queste ore leggendo la notizia dell’uccisione di Anatolij Korov, 38 anni, ucraino, operaio edile precario, che accortosi di una rapina non ci ha pensato su due volte ed è intervenuto con slancio, coraggio e in disprezzo del pericolo.
Aveva appena terminato di fare la spesa al supermarket vicino casa, insieme a sua figlia di quasi due anni: la più piccola dei suoi tre figli.
Ha notato i criminali puntare le pistole contro gli addetti alle casse, non ha esitato un attimo: ha lasciato la piccola e il carrello per tornare indietro e cercare di bloccare i malviventi.
E’ tragedia, orrore, dramma a Castello di Cisterna in provincia di Napoli. Anatolij Korov si è avventato su uno dei rapinatori.
Lo ha disarmato e bloccato a terra. Il complice è intervenuto nel modo più vigliacco, bastardo, criminale che si possa immaginare.
Pistola in pugno — a distanza ravvicinata — ha esploso contro un uomo disarmato numerosi proiettili. Anatolij Korov è stato centrato al petto e a una gamba.
Pochi istanti — privo di vita — stramazzato davanti alle casse, in una pozza di sangue. Un’esecuzione di morte avvenuta sotto lo sguardo della figlioletta, di alcuni clienti e del personale del discount. Qualcuno ha tentato di soccorrere e aiutare Korov ma è stato inutile.
Abitava da diversi anni a Castello di Cisterna, aveva un regolare permesso di soggiorno, lavorava come un mulo e amava la sua famiglia.
Questa era la vita che Anatolij Korov con la moglie avevano scelto lontano dal suo Paese.
Il suo sogno era vivere in Italia, a Castello di Cisterna per costruire un futuro diverso per i suoi tre figli. Allevarli nell’esempio di una vita vissuta nel rispetto delle regole contro le ingiustizie e nella solidarietà .
Speranze e propositi fermati con immane violenza a revolverate da due infami. Ma non solo da loro.
Mette i brividi il gesto altruistico di Korov. Uno straniero. Uno venuto a “rubare il lavoro” agli italiani dice certa vulgata razzista.
Un migrante. Uno che non conta niente.
Il sacrificio di Anatolij Korov ci fa sentire piccoli, piccoli, ci fa vergognare.
A noi professionisti del girare la faccia da un’altra parte, a noi esperti del far finta di niente e dell’omertà  di coscienza davvero non capiamo e non comprendiamo il suo slancio.
Noi stiamo dall’altra parte con quelli che sono fuggiti. E’ così.
I nostri sono comportamenti opportunistici, pur di salvare la pelle   meglio essere complici e conniventi con gli assassini-infami.
E sono chiacchiere di circostanza, sempre le solite scritte a cadavere caldo e comodamente con il sedere sulla sedia.
Ma cosa fare? Come fermare questa violenza inaudita?
Lo scrivo e lo riscrivo da sempre : se il meridione d’Italia resta abbandonato a se stesso non basteranno eroi civili come Anatolij Korov per salvarlo.
Qui è come ai tempi del terremoto: “Fate presto”.
Gli onesti anche i più ostinati, i più combattivi, quelli che non hanno il torcicollo: di fronte al sacrificio di Anatolij Korov e di tanti come lui in coro sussurreranno convinti anche loro: “Perchè non si è fatto i cazzi suoi???. Se l’è cercata”.
Occorrono segnali inequivocabili e di durezza di uno Stato che deve fare lo Stato fino in fondo.
Il pensiero corre alla tanto amata famiglia di Korov, non bisogna lasciarli soli.
E’ il minimo per ringraziare Anatolij Korov e lavarsi la coscienza.

Arnaldo Capezzuto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“ANATOLIJ UN EROE, LUTTO CITTADINO”: CASTELLO DI CISTERNA RENDE OMAGGIO ALL’UCRAINO UCCISO PER AVER SVENTATO UNA RAPINA

Agosto 30th, 2015 Riccardo Fucile

FUNERALI A CARICO DEL COMUNE, MALORE PER LA MOGLIE

Sarà  proclamato il lutto cittadino a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli,   in occasione dei funerali di Anatolij Korol, il 38enne ucraino ucciso sabato sera   per aver tentato di sventare una rapina in un supermercato.
Lo ha annunciato lo stesso sindaco, Clemente Sorrentino il quale ha sottolineato che si tratta di “un atto doveroso verso una persona che ha compiuto un gesto coraggioso quanto eroico”.
Sorrentino, in mattinata, ha voluto incontrare la moglie e i tre figli dell’uomo, e si è offerto di accompagnarle in obitorio. “Ma ho fatto un errore – ha spiegato – perchè è stata negata la visita e Nadiya è svenuta mentre tornavamo a casa
L’ho portata al pronto soccorso dove le hanno praticato una flebo per rimetterla in piedi”.
Il Comune, ha poi aggiunto, pagherà  i funerali del 38enne.
“La moglie – spiega il sindaco – ha espresso la volontà  di portare il corpo del marito in Ucraina, ma io spero che cambi idea, perchè vorremmo che questo uomo coraggioso rimanesse qui, dove ha compiuto il suo ultimo gesto eroico”.
Intanto proseguono le indagini dei carabinieri   per individuare gli autori del delitto.
Le riprese effettuate dalle telecamere di videosorveglianza sono ancora al vaglio dei militari.Secondo quanto si è appreso, i due malviventi sono giunti al supermercato con in testa un casco semintegrale, ed il volto completamente coperto da maschere.
I due erano armati di una sola pistola, usata da uno dei rapinatori per uccidere Korol, “colpevole” di aver bloccato l’altro malvivente.
Nel corso della colluttazione che ne è seguita, Korol è stato anche colpito e ferito di striscio al capo con un oggetto appuntito, oltre ad essere raggiunto dai proiettili esplosi da uno dei rapinatori.
Il 38enne era in compagnia della figlia di un anno e mezzo, ed aveva già  pagato il conto.
Uscito dal supermercato Piccolo in via Selva, si è imbattuto nei rapinatori ed ha deciso di lasciare la figlioletta nel carrello della spesa fuori del punto alimentare, avventandosi sui malviventi.
Nel corso della colluttazione che ne è seguita, Korol è stato anche colpito e ferito di striscio al capo con un oggetto appuntito, oltre ad essere raggiunto al petto e ad una gamba dai proiettili esplosi da uno dei rapinatori che sono poi fuggiti con un bottino di appena 300 euro.
Inutili i tentativi di aiutare l’uomo da parte del personale e di alcuni clienti del supermercato, i quali si sono resi quasi subito conto che non c’era più nulla da fare,
Anatolij   era un operaio edile, aveva un regolare permesso di soggiorno e viveva a Castello da diversi anni

(da “La Repubblica”)

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