Destra di Popolo.net

IN BARELLA PER 27 ORE: “MI DICEVANO: SE TI ALZI PERDI IL POSTO”

Aprile 5th, 2016 Riccardo Fucile

CASSINO: NIENTE VISITE E ANALISI NONOSTANTE UN QUADRO CLINICO MOLTO SERIO…HA FIRMATO E SE N’E’ ANDATO, ORA E’ ALL’OSPEDALE DI FROSINONE

Ventisette ore. Sdraiato su una barella lungo il corridoio del Pronto soccorso.
Intorno infermieri che passano, medici che parlano ma lo ignorano, barellieri che fanno su e giù.
Ventisette ore in attesa all’ospedale di Cassino (Frosinone). Aspettando analisi, controlli, diagnosi. Una giornata senza sapere cosa non funziona. E poi ancora una notte intera. E nessuno che si preoccupi di quel ragazzo sulla barella e dall’aspetto malato.
«Non ti alzare da lì – anzi gli dicono -, altrimenti non ti resta neanche più quella perchè la prende qualcun altro».
Da lì non si è mosso, quindi. Ventisette ore.
Dalla mattina di venerdì primo aprile al mezzogiorno di sabato 2.
Vittima è un 27enne, elettricista di Pontecorvo, cuore della Ciociaria con 14 mila abitanti, arrivato all’ospedale Santa Scolastica di Cassino con una «situazione epatica non proprio tranquilla».
Lui ha aspettato, paziente e speranzoso, «prima o poi qualcuno mi dirà  qualcosa».
Invece nessuno si è fermato da lui. Nonostante le chiamate di assessori locali, medici amici. E allora la decisione, allo scadere della ventisettesima ora: firmare e uscire, nonostante un quadro clinico molto serio.
I genitori allora lo hanno preso a portato via, di corsa a Frosinone, all’ospedale Spaziani, dove oggi è ancora ricoverato.
«Una storia incredibile»
«Quel ragazzo era in uno stato tale che giustificava un ricovero immediato, invece lo hanno ignorato per tutto quel tempo». Così Anselmo Rotondo, sindaco di Pontecorvo, farmacista del paese e soprattutto amico della famiglia dell’elettricista, ha deciso di rendere pubblica l’odissea del 27enne.
«Si è sentito male la sera del giovedì – racconta -, la sua pelle era diventata tutta gialla; allora venerdì mattina è andato alla Casa della Salute qui a Pontecorvo: ma lì vengono trattati solo i codici verdi e gialli e non c’è un laboratorio di analisi».
Lo mandano allora a Cassino, appena 15 chilometri di distanza.
«Lì – continua il sindaco Rotondo – avrebbero potuto e dovuto fargli tutte le analisi necessarie, avrebbero capito immediatamente cosa stava succedendo al suo fisico». Invece, è stato «parcheggiato» in corridoio, sulla barella. E da lì non s’è più mosso.
«I genitori erano preoccupatissimi, mi hanno chiamato – dice ancora Rotondo – e io ho cercato di intervenire come potevo, ho fatto chiamare l’ospedale anche dal mio assessore alla sanità  (Gianluca Narducci, ndr ), ma non è servito a nulla, ho telefonato anche io». Inutile.
Dopo 27 ore la «fuga» verso Frosinone e il ricovero. La diagnosi ancora riservata.
Ma intanto, il sindaco Rotondo ha scritto una nota ufficiale in cui chiede spiegazioni per quanto successo al suo concittadino: «L’ho inviata al commissario della Asl di Frosinone Luigi Macchitella, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin: dovranno darmi delle risposte».

Claudia Voltattorni
(da “il Corriere della Sera”)

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“IO ROVINATO PER AVER FATTO IL MIO DOVERE, RACCONTANDO I VELENI DEL PETROLIO IN BASILICATA”

Aprile 5th, 2016 Riccardo Fucile

LO SFOGO DI GIUSEPPE DI BELLO, TENENTE DI POLIZIA PROVINCIALE, ORA SPEDITO A FARE IL CUSTODE PRESSO IL MUSEO DI POTENZA A CAUSA DELLE SUE DENUNCE

“Mi chiamo Giuseppe Di Bello, sono tenente della polizia provinciale ma attualmente faccio il custode del Museo di Potenza.
Da sei anni sono stato messo alla guardia dei muri, trasferito per punizione perchè ho disonorato la divisa che porto. L’ho disonorata nel gennaio del 2010 quando mi accorgo che la ghiaia dell’invaso del Pertusillo si tinge di un colore opaco. Da bianca che era la ritrovo marrone. Affiora qualche pesciolino morto. L’invaso disseta la Puglia e irriga i campi della Lucania.
Decido, nel mio giorno di riposo dal lavoro, di procedere con le analisi chimiche. Evito di far fare i prelievi all’Arpab, l’azienda regionale che tutela la salute, perchè non ho fiducia nel suo operato. Dichiara sempre che tutto è lindo, che i parametri sono rispettati e io so che non è così.
L’Eni pompa petrolio nelle proprie tasche, e lascia a noi lucani i suoi veleni.
Chiedo la consulenza di un centro che sia terzo e abbia tecnologia affidabile e validata. Pago con soldi miei. Infatti le analisi confermano i miei sospetti.
C’è traccia robusta di bario, c’è una enorme concentrazione di metalli pesanti, tutti derivati da idrocarburi.
E’ in gioco la salute di tutti e scelgo di non attendere, temo che quei documenti in mano alla burocrazia vadano sotterrati, perduti, nascosti.
Perciò le analisi le affido a Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, affinchè le divulghi subito. Tutti devono sapere, e prima possibile!
Decido di denunciare i fatti alla magistratura accludendo le analisi che ho fatto insieme a quelle precedenti e ufficiali dell’Arpab molto più ottimistiche e tranquillizzanti ma comunque anch’esse costrette a rilevare delle anomalie.
Alla magistratura si rivolge anche l’assessore regionale all’Ambiente che mi denuncia per procurato allarme.
Il presidente della Regione, l’attuale sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, dichiara pubblicamente che serve il pugno duro. Infatti così sarà .
I giudici perquisiscono l’abitazione di Bolognetti alla ricerca delle analisi, che divengono corpo di reato. Io vengo denunciato per violazione del segreto d’ufficio, sospeso immediatamente dall’incarico e dallo stipendio (il prefetto mi revocherà  per “disonore” anche la qualifica di agente di pubblica sicurezza) mentre l’invaso del Pertusillo si colora improvvisamente di rosso, con una morìa di pesci impensabile e incredibile.
Al termine dei due mesi di sospensione vengo obbligato a consumare le ferie. Parte il procedimento disciplinare, mi contestano la lesione dell’immagine dell’ente pubblico e mi pongono davanti a un’alternativa: andare a fare l’addetto alla sicurezza del museo o attendere a casa la conclusione del processo.
E’ un decreto di umiliazione pubblica. Ma non mi conoscono e non sanno cosa farò.
Infatti accetto l’imposizione, vado al museo a osservare il nulla, ma nel tempo libero continuo a fare quel che facevo prima.
Costituisco un’associazione insieme a una geologa, una biologa e a un ingegnere ambientale e procedo nelle verifiche volontarie.
Vado col canotto sotto al costone che ospita il pozzo naturale dove l’Eni inietta le acque di scarto delle estrazioni petrolifere. In linea d’aria sono cento metri di dislivello.
Facciamo le analisi dei sedimenti, la radiografia di quel che giunge sul letto dell’invaso.
Troviamo l’impossibile! Idrocarburi pari a 559 milligrammi per chilo, alluminio pari a 14500 milligrammi per chilo. E poi manganese, piombo, nichel, cadmio.
E’ evidente che il pozzo dove l’Eni inietta i rifiuti non è impermeabile. Anzi, a volerla dire tutta è un colabrodo!
La striscia di contaminazione giunge fino a Pisticci, novanta chilometri a est, e tracce di radioattività  molto superiori al normale e molto pericolose sono rintracciate nei pozzi rurali da dove i contadini traggono l’acqua per i campi, per dissetare gli animali quando non proprio loro stessi.
La risposta delle istituzioni è la sentenza con la quale vengo condannato a due mesi e venti giorni di reclusione, che in appello sono aumentati a tre mesi tondi.
Decido di candidarmi alle regionali, scelgo il Movimento Cinquestelle. Sono il più votato nella consultazione della base, ma Grillo mi depenna perchè sono stato condannato, ho infangato la divisa, sporcato l’immagine della Basilicata.
La Cassazione annulla la sentenza (anche se con rinvio, quindi mi attende un nuovo processo).
Il procuratore generale mi stringe la mano davanti a tutti. La magistratura lucana ora si accorge del disastro ambientale, adesso sigilla il Costa Molina.
Nessuno che chieda a chi doveva vedere e non ha visto, chi doveva sapere e ha taciuto: e in quest’anni dove eravate?
Cosa facevate?”

Antonello Caporale
(da “il Fatto Quotidiano)

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IL GIORNO PIU’ DURO DI MARIA ELENA: I RETROSCENA

Aprile 5th, 2016 Riccardo Fucile

IL PC DELLE TOGHE SI ROMPE. POI UNA RAFFICA DI DOMANDE

È stata la giornata più lunga e difficile da quando Maria Elena Boschi è ministro.
Una giornata cominciata con un funerale e finita, solo paradossalmente, con una festa. Una giornata in cui Boschi non ha mai tirato il fiato, ha mangiato da sola nel suo ufficio, affrontato da sola un’audizione davanti a tre magistrati, senza nessuna rete nè memorie scritte, per poi andare alla direzione Pd (luogo di notori amiconi, a dispetto di tanti attestati e pacche sulle spalle) e, a sera, all’ambasciata brasiliana – una cena che era organizzata da tempo, e alla quale lei non ha voluto mancare; quasi come a dire sì, sono stati giorni difficili e un lunedì pieno di pressione psicologica, ma io sono Maria Elena Boschi e sono ancora in piedi.
È un tratto caratteriale che fa dire a qualche suo avversario «Maria Elena è una macchina».
Immagine che dà  un’idea parziale. Ma non si può dire che non ci fosse tensione, nella sua combattività .
Il ministro Boschi, capendo ovviamente dove stava andando a parare – soprattutto dal punto di vista degli effetti politici e di comunicazione – la vicenda dell’indagine sul compagno di Federica Guidi, nel weekend ha telefonato al procuratore aggiunto di Potenza, informandolo di essere disponibilissima a essere sentita quando lo ritenessero.
E si è resa libera, anche il prima possibile, se i pm avessero ritenuto.
Nella serata di domenica è stata informata su dove e quando sarebbe avvenuta l’audizione – non l’interrogatorio, viene sentita solo come persona informata dei fatti. Non è certo stata una passeggiata; un po’ tutto, compreso il fatto che – rientrata ieri mattina a Roma dalla Toscana – la ministra abbia passato la tarda mattinata in San Saturnino Martire, ai funerali del giornalista Fabrizio Forquet, scomparso l’altro giorno, a 49 anni, ai quali s’è recata accompagnata dalla collega Marianna Madia.
Occhiali scuri, tailleur pantaloni nero, giacca nera e scarpe con tacco medio, Boschi è poi rientrata al ministero, nel suo ufficio al terzo piano di largo Chigi; una breve riunione sugli aspetti giuridici della sua audizione, un boccone take away, sempre mangiato in ufficio, anche qui da sola, e poi l’audizione.
L’incontro coi magistrati è durato in tutto un’ora e mezza (la parte reale molto meno, considerando arrivo e convenevoli).
La ministra ha risposto a tutte le domande. C’è stato però un incidente che non è il massimo, quando si è sotto una pressione psicologica: il computer dei magistrati s’è rotto, era impossibile accedere ai file e c’è voluta più di mezz’ora di sospensione prima di iniziare.
Pensate se vi fosse successa una cosa del genere prima di un esame in geometria analitica all’università . A quasi tutti verrebbe l’ansia.
Nell’audizione si è certo parlato dell’emendamento, e delle citazioni del nome della Boschi nelle intercettazioni della ministra dimissionaria Federica Guidi.
I magistrati sono interessati a capire se Boschi abbia mai saputo dell’esistenza e degli interessi di Gianluca Gemelli, il compagno della Guidi, e se abbia mai ricevuto segni di un particolare interessamento della Guidi, o altre pressioni esterne (per esempio da Total e Shell) per quell’emendamento. Cosa che lei nega.
Insomma, un aiuto a ricostruire il quadro di tutta la storia, e l’eventuale retrostoria, dell’emendamento (il “fatto” giuridico su cui il ministro è “informato”).
La sua tesi della totale buonafede si poggia sul fatto che lei è convinta che, una volta rispettata la legge e le procedure parlamentari nell’emanare il provvedimento, non sta a un ministro effettuare un controllo preventivo sugli atti del governo per stabilire se esista qualcuno che possa, direttamente o indirettamente giovarsene. Nessuno può sostituirsi in questo agli stessi giudici.
La Boschi non ha consegnato – come qualcuno andava dicendo – una memoria scritta, perchè non doveva difendersi; ma era sola, coi giudici che hanno stilato un resoconto, e dunque tutto riposava sulla capacità  di memoria del ministro: altro peso, essere totalmente nelle mani di se stessi, senza rete.
Alla fine è uscita ostentando un sorriso largo, forse anche troppo, alle telecamere.
È andata alla direzione del Pd, tante pacche sulle spalle e dichiarazioni di sostegno, ma il discorso di replica di Renzi l’ha sentito da sola, seduta in ultima fila, silente.
Alla fine era attesa all’ambasciata brasiliana per una cena di festa organizzata per lei, da tempo. Più che una samba, forse, un Caetano Veloso, per la sua giornata più lunga.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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BOSCHI, I VERBALI: “MAI SUBITO PRESSIONI, VOLEVO SOLO OPERE PIU’ VELOCI”

Aprile 5th, 2016 Riccardo Fucile

“LA PRIORITA’ DEL GOVERNO ERANO I POSTI DI LAVORO”… SPUNTA UNA NUOVA INTRCETTAZIONE IN CUI LA GUIDI PIANGE E DICE AL COMPAGNO: “MI STAI UTILIZZANDO”

Le spiegazioni del ministro Maria Elena Boschi: “Nessuna pressione, ho presentato quell’emendamento perchè si trattava della volontà  politica del Governo”.
E le lacrime, al telefono, dell’ex ministro Federica Guidi con il compagno Gianluca Gemelli quando si è accorta che la cricca stava utilizzando il suo ruolo per altri affari.
La storia delle due donne del Governo Renzi ha preso ieri, definitivamente, due strade diverse: la Boschi è stata ascoltata come persona informata dei fatti a Palazzo Chigi, davanti al procuratore Luigi Gay, i sostituti Francesco Basentini e Laura Triassi, la pm della Procura nazionale antimafia, Elisabetta Pugliese, e il capo della squadra Mobile, Carlo Pagano.
La Guidi invece verrà  interrogata, probabilmente in settimana, a Potenza.
Sempre come testimone ma potrà  anche avvalersi della facoltà  di non rispondere in quanto convivente di un indagato. Gianluca Gemelli è infatti il centro di questa inchiesta che, come dimostra il filone sul porto di Augusta, non è affatto finito.
Ma nelle ultime ore può diventare più delicata la posizione della Guidi che, dalla lettura di alcune telefonate, sembra a un certo punto accorgersi che il fidanzato aveva messo la sua posizione a disposizione di altri interessi.
Tanto da scoppiare in lacrime in un colloquio con il compagno, registrato dalla Polizia di Potenza.
Di questo e di altro – gli incontri con la Total alla vigilia dell’inserimento nella lista delle aziende fornitrici da parte delle società  di Gemelli, le pressioni per l’emendamento – verrà  chiesto conto all’ex ministro qualora decidesse di rendersi disponibile ai quesiti dei magistrati.
Ha risposto invece a tutte le domande ieri Maria Elena Boschi in una conversazione con i magistrati che è durata, formalità  a parte, non più di un quarto d’ora.
Al centro dell’incontro l’ormai famosa intercettazione nella quale la Guidi diceva a Gemelli: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se… è d’accordo anche “Mariaelena”. Qell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte…! Rimetterlo dentro alla legge di stabilità  e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa… ehm… dall’altra parte si muove tutto!”.
“Non essendo stato possibile farlo “passare” nel testo del decreto “Sblocca Italia” il Governo (per iniziativa del ministro Guidi con l’intesa del ministro Boschi) lo aveva sostanzialmente riproposto nel testo del disegno della Legge di Stabilità “, spiegava il gip nell’ordinanza di custodia per spiegare il senso di quella conversazione.
Di quell'”intesa” si è chiesto conto ieri alla Boschi che ha in qualche modo rivendicato, come fatto già  pubblicamente da Renzi, la responsabilità  di quell’emendamento.
Sostenendo di non aver subito però alcuna pressione: così come dimostra l’iter parlamentare, ha detto il ministro, dopo che l’emendamento era stato ritenuto inammissibile in commissione in Legge di stabilità , ha deciso di riproporlo a nome di tutto il Governo perchè ritenevano cruciale il progetto Tempa Rossa.
E ritenevano fosse necessario accelerare il più possibile i tempi per la sua realizzazione: trattandosi di opera strategica per le politiche energetiche nazionali, ha detto la Boschi in sintesi, era normale che l’iter autorizzatorio passasse in capo direttamente al ministero qualora le Regioni avessero fatto melina senza esprimere un parere.
Mai, ha detto il Ministro, nessuno le aveva però detto che il compagno della collega Guidi avesse in qualche maniera affari con le compagnie petrolifere interessate alla norma.
Il verbale è stato secretato. Dagli inquirenti filtra, comunque, soddisfazione per l’incontro avvenuto in tempi record e in un clima, tutto sommato, sereno nonostante le polemiche di ultime ore.
D’altronde la Procura non ha mai avuto alcuna intenzione di mettere in discussione le scelte politiche attorno a questa decisione. Quanto, piuttosto, il sistema di affari che si è sviluppato attorno al provvedimento, come, secondo l’accusa, dimostrano le telefonate registrate principalmente sull’utenza di Gemelli.
I magistrati continuano a essere convinti, infatti, del ruolo di primo piano del compagno dell’ex ministro Guidi, indagato per associazione a delinquere, traffico di influenze e corruzione, tanto che si apprestano a richiederne l’arresto al tribunale del Riesame dopo il rigetto del gip.
“Parlerò – dice dalla sua casa di Augusta – soltanto dopo aver chiarito la mia posizione con le autorità  competenti. L’unica cortesia è di lasciare in pace i miei familiari”.

Giuliano Foschini
(da “La Repubblica”)

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