Aprile 15th, 2016 Riccardo Fucile
PD 33,1%, M5S 25,4%, LEGA 13,8%, FORZA ITALIA 9,9%, SINISTRA ITALIANA 6,1%, FDI 4%, NCD 2,9%
Ancora non è chiaro cosa avverrà nella dirigenza del Movimento 5 Stelle dopo la morte di
Gianroberto Casaleggio.
Per un sondaggio Ixè per Agorà , tuttavia, due elettori M5s su 3 sostengono che Luigi Di Maio è il “più indicato” come nuovo leader.
Il vicepresidente della Camera — che viene scelto dal 67 per cento di chi si ritiene un elettore Cinquestelle — distacca di parecchio Alessandro Di Battista (11 per cento), Federico Pizzarotti (4), Virginia Raggi (3).
Per il 12 per cento, invece, Casaleggio è insostituibile. Per la quasi totalità dei simpatizzanti M5s (il 96 per cento) il Movimento non subirà scossoni dopo la scomparsa del “guru”, ma “manterrà la sua compattezza e fisionomia”.
Nelle rilevazioni Ixè sui partiti le variazioni sono poco significative.
La tendenza è che calano tutti le forze politiche principali. Il Pd passa dal 33,5% al 33,1, il M5s dal 25,8 al 25,4 e la Lega Nord dal 14 al 13,8.
Sotto il 10 Forza Italia, ferma al 9,9%.
Se si votasse oggi, l’affluenza sarebbe al 59 in netta ripresa probabilmente per un minimo effetto del referendum sulle trivelle alle porte.
Tra i partiti che riuscirebbero a entrare in Parlamento ci sono Fratelli d’Italia più o meno stabile al 4 e Sinistra Italiana che registra il balzo più significativo in avanti (+0,8) raggiungendo il 6,1%, un aumento probabilmente dovuto al dibattito sul referendum sulle trivelle, il quale attiva le simpatie ecologiste.
Resta a rischio, infine, Area Popolare di Angelino Alfano, al 2,9.
Ininfluenti tutti gli altri: Rifondazione, Verdi, Scelta Civica, Italia dei Valori.
La fiducia nel presidente del Consiglio Matteo Renzi è stabile al 32%, mentre scende di un punto (al 30) quella nel governo.
Al comando, tra i leader politici, resta il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si attesta al 58%.
Più in alto di tutti, come al solito, Papa Francesco, con l’81% di fiducia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 15th, 2016 Riccardo Fucile
OGGI IL CANDIDATO DEMOCRATICO A ROMA: “VINCERO’ CON ILARY E POI BATTERO’ TRUMP”
“Sarò felice di incontrare il Papa, se questo sarà possibile. E di discutere i temi sociali, economici e ambientali che propongo da decenni e sui quali ho molte similarità con lui. Poi tornerò negli Stati Uniti. Martedì ci sono le primarie di New York, una battaglia importante con Hillary Clinton per la nomination democratica. Se alla fine vincerò, come penso, affronterò poi la sfida con il repubblicano Donald Trump per arrivare alla Casa Bianca”.
È l’uomo nuovo della politica americana. Non ha paura a definirsi “un socialista”. E vuole rovesciare il sistema economico e politico, risanandolo.
Per questo ha file di ammiratori e di detrattori. Il senatore Bernard Sanders, Bernie per tutti, è l’incognita variabile delle elezioni presidenziali di novembre. Se vince, sarà una sorpresa. Se perde, la sua influenza andrà oltre le presidenziali del 2016.
In ogni caso un successo, come testimoniano i risultati già raggiunti che fanno tremare Hillary.
Oggi pomeriggio il senatore del Vermont, nato a New York 74 anni fa, parlerà in Vaticano a un convegno per i 25 anni dell’Enciclica sociale di Giovanni Paolo
II “Centesimus annus” organizzato dalla Pontificia accademia delle Scienze sociali. Ci saranno diversi leader della sinistra latinoamericana: dal presidente ecuadoregno Correa al capo di Stato boliviano Morales. E poi l’economista Jeffrey Sachs e il cardinale honduregno Oscar Andres Rodriguez Maradiaga.
Una riunione insolita dentro le Mura vaticane. Sanders ne parla volentieri in questa intervista esclusiva con Repubblica.
Senatore, come ha ricevuto l’invito a partecipare al convegno in Vaticano? Lei ha addirittura sospeso la sua campagna elettorale in un momento decisivo, il confronto di New York. Felice di varcare le porte della Santa Sede?
“Sono molto felice e orgoglioso di partecipare a questo convegno. Ho ricevuto l’invito dal Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, al quale esprimo i miei ringraziamenti. La squadra di relatori è di alto livello ed è concentrata sulle questioni che studio e propongo da decenni: i temi della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale, tutte questioni fondamentali per la ripresa dell’economia mondiale”.
Incontrerà Papa Francesco?
“Sarò molto felice di vederlo, se me ne verrà data l’opportunità “.
E se lei lo incontrasse di quali questioni vorrebbe discutere?
“Di come le leggi negli Stati Uniti possono giocare un ruolo importante nel cambiare l’economia attuale, sia sotto il profilo morale sia sotto quello globale. Vorrei discutere con lui di idee e di programmi. Questo è un Papa che affronta anche il tema dei cambiamenti climatici, un’altra questione per la quale mi batto”.
Il suo intervento si intitola “L’urgenza di un’economia morale”: quali sono i temi principali?
“Affronterò soprattutto la distribuzione delle risorse globali, le diseguaglianze nella sanità e i cambiamenti climatici. Non trovo accettabile da un punto di vista morale, economico o ambientale che così poche persone abbiamo così tanto e che l’avidità stia dilagando ovunque”.
Quali similitudini trova allora fra le cose che lei propone e la visione del mondo e dell’economia di Jorge Bergoglio?
“Guardi, io penso che la ragione per la quale sono stato invitato a partecipare a questo convegno sia che molti degli argomenti che il Papa affronta sono simili ai miei. Sono un grandissimo sostenitore del Pontefice, anche se ho opinioni diverse dalle sue su alcuni temi, a partire dalla legalizzazione delle coppie omosessuali. Ma penso che Francesco sia una figura carismatica che sta aiutando l’opinione pubblica a prendere coscienza delle diseguaglianze di reddito e ricchezza che vediamo in tutto il mondo”.
Lei ha sicuramente visto le polemiche per il suo viaggio lampo in Vaticano. Pensa di avere l’appoggio della Santa Sede per la campagna elettorale?
“No, non è così. Il Vaticano non è coinvolto in questo. E il convegno in programma non è un evento politico”.
Proprio sulla campagna elettorale, quali sono le sue sensazioni fino ad ora?
“Stiamo cavalcando un grande momento. Tra la fine dei caucus e le primarie stiamo colmando il gap che c’era, e abbiamo ancora molta energia da spendere. Vedo che ogni giorno migliaia di persone arrivano dalla nostra parte. Io sono determinato a vincere la nomination e poi ad affrontare Donald Trump”.
Lei ha molti giovani dalla sua parte. Ma il voto dei neri?
“Abbiamo la metà della comunità afro-americana con noi. Ma, certo, c’è ancora molto lavoro da fare. E sono sicuro che supereremo le difficoltà che restano”.
Pensa di avere delle possibilità di battere la senatrice Clinton?
“Lo penso, sì. In questo i segnali dei caucus e delle primarie mi stanno confortando. Stiamo andando bene. Otterrò la nomination”.
E nel caso poi di un confronto diretto con Trump, ritiene che gli americani si schiereranno con lei?
“Lo credo fortemente. Vedo ogni sondaggio che riguarda Trump e sono confortato. Sono certo che in ultimo lo batterò nella corsa alla Casa Bianca”.
Ma non sarà imbarazzato, lei, un socialista dichiarato, nel varcare oggi le porte della Santa Sede?
“Non credo proprio. La Chiesa oggi parla anche di donne e di omosessuali. Il Papa vuole riparare la società dalle ingiustizie sociali. E in questo sono perfettamente con lui”.
Marco Ansaldo
(da “La Repubblica”)
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Aprile 15th, 2016 Riccardo Fucile
SOVRAFFOLLAMENTO E DIRITTI VIOLATI, MANCANO I FUNZIONARI E LE REGOLE SALTANO
Sul muro d’ingresso qualcuno ha scritto: «Nessuno è illegale».
Davanti al cancello chiuso, l’avvocato Emmanouil Chatzichalkias sta discutendo con i militari di guardia: «Ma scusate – dice – come faccio ad avere il foglio firmato dal mio assistito, se non mi fate entrare per farglielo firmare? Vi rendete conto che è assurdo?». Sono le 9.40 del mattino.
Un poliziotto arriva giù a passo spedito, tirando per il braccio un giornalista. «Era fra gli ulivi!», urla agli altri. «Stava fotografando dal sentiero!».
Gli prendono i documenti e il telefono. Cancellano ogni singola fotografia, prima di dire: «Se ti vediamo un’altra volta nei paraggi, ti arrestiamo».
Questo è il nuovo «Detention Center» di Moria, sulla collina dolce dell’isola di Lesbo.
E proprio qui, dove oggi nessuno riesce ad entrare, sabato mattina si presenterà Papa Francesco.
Verrà a mangiare con i migranti che stanno oltre il filo spinato. Lo vedi scintillare al sole – nuovo di zecca – lungo tutto il perimetro. E chissà se lasceranno quella scritta sul muro. Chissà se la situazione sarà ancora così com’è oggi: tende sull’asfalto e fra i container, persone che dormono per terra, anche bambini.
I posti sono 2500, i migranti oltre 3 mila. La burocrazia va sempre più lenta dei nuovi arrivi. Anche se il flusso si è molto ridotto: martedì sono sbarcate in tutto 75 persone. E la settimana precedente, la settimana dei primi respingenti decisi con il nuovo accordo fra Unione Europea e Turchia, c’è stato un giorno in cui per la prima volta in 15 mesi non è sbarcato nessuno.
Difficile dire se sia un dato indicativo. Il mare era molto mosso. Ma è certo che la rotta Balcanica ormai è praticamente chiusa.
Adesso esiste questa nuova ineludibile frontiera d’Europa, il centro di Moria.
Chiunque arrivi, deve passare da qui. Ma poi, una volta entrato, cosa succede?
«Sono indignato» spiega l’avvocato Chatzichalkias. «Per adesso non viene rispettata la legge. Faccio un esempio. I pakistani stavano da una parte, al chiuso. Senza informazioni. Come se non potessero neanche provare a chiedere asilo politico: tagliati fuori. Ho dovuto insistere per poterli incontrare».
Ed ecco un altro esempio dell’avvocato Chatzichalkias: «Sono venuto per conto di Reporters Sans Frontiers ad incontrare una giornalista afghana di nome Sonia Azizi. So che è detenuta all’interno, ma non la trovano. Per forza: ho verificato che spesso i nomi vengono registrati con lettere sbagliate. Mi occupo di un ragazzo che si chiama Said, ma il suo nome era registrato come Saeed. Non c’è organizzazione. Non c’è trasparenza. Non sono garantiti i diritti fondamentali. Là dentro ho visto anche un anziano in sedia a rotelle».
Di notte qualcuno scappa da un buco nella rete, poi ritorna prima dell’alba.
L’idea che tutti dovessero per forza stare dentro al centro – definito di «detenzione» proprio per questo motivo – si sta scontrando con il problema concreto dello spazio.
Ecco perchè, forse pensando all’arrivo di Papa Francesco, alcune famiglie siriane, già registrate, sono state trasferite in un campo aperto.
Si chiama Karatepe, e faceva parte del precedente regime d’accoglienza. È tutto molto aleatorio. Lungo il filo spinato, le pecore spesso sono le uniche testimoni delle proteste che vanno in scena per motivi vari: uscire, poter telefonare, mangiare cibo diverso da quello che viene servito.
Franà§ois Bienfait è qui per noi, per tutti noi. Mandato dall’Europa a controllare che vengano rispettate le domande di asilo politico.
«Che il caso di ogni singolo migrante sia trattato individualmente», dice per spiegare qual è la sua missione. Purtroppo fino ad adesso non sembra che stia succedendo.
«Siamo in 60 dell’agenzia Easo – spiega Bienfait – ci occupiamo di supportare le richieste di protezione internazionale. Lavoriamo in stretto contatto con il governo greco. Ma abbiamo bisogno di rinforzi. Presto saremo in 120. E poi di più. L’obiettivo è dare una risposta a tutti entro due settimane».
Ci sono 25 gradi, qualcuno fa il bagno.
Stanno sgomberando il piccolo aeroporto di Mytilini. Per ragioni di sicurezza, nessun’auto può sostare nella zona. Stanno preparando l’arrivo del pontefice. Ci sarà il premier Alexis Tsipras ad accoglierlo.
Andranno a deporre corone di fiori per i migranti annegati, nel tratto di mare in cui la Turchia si vede ad occhio nudo.
Poi Papa Francesco varcherà il cancello del «detention center» di Moria, per verificare di persona come funziona questa nuova idea di Europa.
Niccolò Zancan
(da “La Stampa”)
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