Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
OLTRE 140 PARTECIPANTI A BOBBIO PELLICE…”INOPPORTUNO? NOI SIAMO FEDELI AI FATTI STORICI”
Seduto su una sedia, un cartello in mano su cui sono scritte le motivazioni del sequestro, il generale statunitense James Lee Dozier ha lo squadro rassegnato.
Dietro di lui una bandiera rossa con sopra la stella a cinque punte e la sigla «Br».
Non siamo nel 1982, però, e la location di questa scena non è Padova, dove il militare statunitense venne realmente segregato, ma Bobbio Pellice.
Anche i «combattenti proletari» che circondano il finto generale, coperti da un passamontagna e con in mano armi da fuoco, non sono giovani terroristi ma giovani «giocatori».
Sì, perchè nel mese di ottobre gli Anni di Piombo, incarnati in uno degli episodi più noti che hanno visto in azione le Brigate Rosse, sono diventati un gioco di ruolo dal vivo intitolato «L’ultimo covo».
A organizzare l’evento (che si è diviso in due partite di tre giorni ciascuna con 140 partecipanti) è stata l’associazione Terre Spezzate, specializzata in questo tipo di intrattenimento per adulti.
IL GIOCO
«Il gioco di ruolo dal vivo è un evento in cui i partecipanti interpretano un ruolo in uno scenario corale e sviluppano il personaggio che gli è stato assegnato – spiega Francesco Preglias, 35 anni, uno degli ideatori -. Organizziamo scenari di tutti i tipi: dalle battaglie fantasy alla fantascienza».
Questa volta, però, la trama del gioco era storica: in un paesino in cui i giocatori possono spostarsi liberamente si fronteggiano polizia, industriali, militanti di sinistra, missini e brigatisti.
Nessuno, a parte i ragazzi che si calano nelle loro vesti, è a conoscenza dell’identità dei membri della colonna Br e di dove tengano il generale rapito.
«È stato un evento emotivamente impegnativo – continua l’organizzatore -. C’è una notevole differenza tra interpretare elfi e orchi e indossare gli abiti di terroristi e uomini dello Stato». E durante le azioni, vedendo i video che documentano le partite, succede proprio di tutto: comprese scene di tortura a cui i sospettati vengono sottoposti in Questura.
L’ADERENZA STORICA
All’obiezione di chi potrebbe ritenere fuori luogo organizzare eventi simili, basati su fatti tragici e ancora vivi nella memoria di tanti, gli organizzatori rispondono così: «Come per ogni opera d’arte gli autori scrivono lo svolgimento del gioco seguendo la loro sensibilità ma in questo caso mantenendosi anche fedeli agli eventi storici». I partecipanti hanno in media tra 20 e 30 anni, generazioni distanti da quelle che hanno vissuto il terrorismo: «Io conoscevo bene questo episodio ma tanti altri partecipanti hanno dovuto studiare per viverlo al meglio – racconta Francesca Cicetti, studentessa di 24 anni che giocava nei panni di una brigatista -. Io prediligo questi eventi che si basano su fatti storici ma ci sono anche tante persone che partecipano per divertirsi e preferiscono vivere in modo più distaccato il rapporto con il proprio personaggio. In certi casi si scoprono cose nuove e punti di vista diversi».
(da “La Stampa”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
DI PILLO (M5S) 30,25%, PICCA (CDX) 26,68%… GRILLINI PERDONO 14 PUNTI RISPETTO ALLE COMUNALI DEL 2015… IL PARADOSSO: I DEM FARANNO VOTARE LA CANDIDATA DELLA MELONI CHE NON CERCA I VOTI DI CASAPOUND
Primo posto e ballottaggio per il M5S a Ostia. Ma anche 20mila voti persi per strada nel
giro di un anno e mezzo, dato che non può non rappresentare un problema nel municipio di Roma sciolto per mafia.
Specie perchè al ballottaggio la vittoria contro il centrodestra guidato dalla pupilla di Giorgia Meloni è tutt’altro che scontata.
Si confermano i timori della vigilia per il Movimento e per Virginia Raggi, che almeno in questa “prima manche” devono accontentarsi un bicchiere mezzo vuoto.
Le elezioni del Municipio X di Roma Capitale, quello sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2015 all’indomani della seconda tornata di arresti nell’ambito dell’inchiesta sul Mondo di Mezzo confermano alcune delle sensazioni della vigilia, ma si caratterizzano soprattutto per la bassissima affluenza alle urne, appena il 36.15%, cosa che di fatto ha drogato i risultati finali ma che più di tutti ha sembrato danneggiare il M5S.
Quando manca un sola sezione da scrutinare, questi i risultati: al ballottaggio vanno dunque la candidata del M5S, Giuliana Di Pillo, con il 30.25%, e quella del centrodestra, Monica Picca, con il 26.68%. Terzo classificato Athos De Luca per il Pd, 13.62%, poi Luca Marsella di Casapound con il 9.04%, Franco De Donno, civico di sinistra con l’8.57% e l’autonomista Andrea Bozzi con il 5.53%.
EMORRAGIA DI CONSENSI
Salta subito agli occhi il crollo percentuale — ma soprattutto di consensi — del M5S rispetto alle amministrative 2016. Di Pillo, la candidata che si occupa del litorale da un anno in qualità di dipendente del Gabinetto della sindaca Raggi, ha trascinato alle urne circa 20mila persone, mentre per la stessa prima cittadina nel giugno del 2016 erano andati a votare ben 42.538 elettori, il 43% (ben 13 punti percentuali in meno).
Certo, in proporzione agli altri non è che siano andati meglio: Meloni e Marchini lo scorso anno collezionarono insieme 27.000 voti, mentre la candidata unitaria del centrodestra stavolta ne ha raccolti 10mila di meno, anche se la percentuale è indubbiamente cresciuta (26% contro il 21%); così come il Pd regge — è vero — con un onorevole 13,6%, nonostante il disastro sul territorio generato dall’arresto del suo presidente municipale Andrea Tassone.
Ma il “kamikaze” Athos De Luca colleziona comunque 7.000 voti in meno rispetto al candidato sindaco Roberto Giachetti.
L’altro grande tema di queste elezioni era la possibile affermazione dei neo-fascisti per Casapound. Va detto che gli oltre 5.000 voti collezionati da Luca Marsella rispetto ai 187.000 aventi diritto sembrano davvero poca cosa; in democrazia, tuttavia, decide chi partecipa e i numeri dicono che oggi il movimento fondato da Gianluca Iannone sfiora il 10% . “Siamo pronti per entrare in Parlamento”, ha ripetuto come un mantra Marsella, mentre nell’unica sezione del quartiere popolare di Nuova Ostia, fortino del potente clan Spada, Casapound ha superato addirittura il 21 per cento.
IL PD VINCE IL DERBY E SOGNA IL “DISPETTO” AL M5S
Sfida nella sfida era il “derby” nel centrosinistra fra il Partito Democratico, guidato dal candidato di lungo corso Athos De Luca, e la sinistra “alternativa” che, con una lista civica, sosteneva il sacerdote rosso Franco De Donno.
Alla fine, nonostante le previsioni catastrofiche, i Dem sono riusciti a non scendere sotto il 10-12%. “Il Pd in questo territorio rischiava di scomparire — ha spiegato l’ex consigliere capitolino — e invece ha dimostrato di riuscire ad attrarre ancora consenso quando si rimette in gioco”.
L’astensionismo “avrebbe potuto ucciderci, invece ha danneggiato il Movimento 5 Stelle — attacca ancora De Luca — sintomo che il loro effetto si sta sgonfiando”. In fondo “qui avevano arrestato il nostro presidente, non era facile ripartire”.
E ora, al ballottaggio, chi voterà ? La sensazione è che da queste parti più di qualcuno potrebbe turarsi il naso e andare a votare, al secondo turno, la candidata di Giorgia Meloni. “Sono fascisti? Sono più fascisti quelli del M5S”, azzardano alcuni giovani militanti del partito renziano, lasciando intendere che il nemico attuale non è più quello di un tempo.
A DESTRA DA SEPARATI IN CASA
Surreale, infine, il clima che si respira nel centrodestra. Anche qui, la piccola Ostia sembra rispecchiare appieno altri livelli istituzionali. Il comitato elettorale di Monica Picca di via Dante Vaglieri la notte dello spoglio appariva in pratica come una sezione di Fratelli d’Italia, mentre gli esponenti di Forza Italia hanno preferito seguire presso il loro comitato, distante poche centinaia di metri.
Sorrisi e applausi per la candidata meloniana, ma anche riflessioni sul futuro.
“In Sicilia uniti si vince, a Ostia uniti si vince, ma poi nei vertici politici si parla di Milan…”, azzarda qualche ben informato nell’intento di raccogliere i voti in arrivo dai rappresentanti di lista.
Così, vincere il municipio è diventato soprattutto un fatto campanilistico che interessa a Fratelli d’Italia: “Monica è andata bene? Sì, ma ora speriamo nei voti di lista”, ripetono nervosamente alcuni dirigenti nazionali.
Certo, per battere il M5S servirebbe il 10% di Casapound, “ma noi non ci parliamo, siamo cose diverse, da sempre”.
Difficile, allo stato attuale, un apparentamento con i neo-fascisti, anche perchè a sostenerli c’erano Francesco Storace e Gianni Alemanno, già esclusi dalla coalizione al momento di scrivere le liste: “Noi parleremo con i cittadini”, dice il capogruppo alla Camera, Fabio Rampelli.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
MICARI SOTTO IL 20%, AFFLUENZA AL 46,76%
È testa a testa tra Giancarlo Cancelleri e Nello Musumeci secondo le proiezioni dopo l’inizio dello scrutinio.
Il candidato del centrodestra ha una forbice di vantaggio tra l’1 e il 2 per cento, stando ai calcoli delll’Istituto Piepoli-Noto ed Emg.
Si profila quindi uno scrutinio fino all’ultimo voto, anche se secondo l’Istituto Piepoli “la vittoria di Musumeci è molto probabile”.
Decisamente staccati Fabrizio Micari (Pd-Ap) e Claudio Fava, sostenuto da Mdp: il rettore dell’università di Palermo si aggira attorno al 20%, mentre il deputato e membro della commissione Antimafia non arriva al 10 per cento.
Una batosta per il Pd — la cui lista, secondo Piepoli-Rai, ha raccolto l’11% dei voti — che ha provocato subito la reazione scomposta di Davide Faraone. Domenica sera, subito dopo gli exit-poll, il sottosegretario se l’è presa con il presidente del Senato Piero Grasso: “Micari ha avuto il coraggio che Grasso non ha avuto”, ha detto.
La prima risposta è arrivata lunedì mattina dal governatore toscano Enrico Rossi, Mdp: “In Sicilia un’altra sconfitta per il Pd, come accade regolarmente ormai dal 2015 in tutta Italia. Stupefacente che perdono loro e bastonano noi e Grasso”.
Secondo un retroscena del Corriere della Sera, il segretario del Pd Matteo Renzi avrebbe detto ai dirigenti dem: “Tutto come previsto, il risultato è quello che ci aspettavamo. Sapevamo che sarebbe finita così”.
Nel corso della notte le urne sono state guardate a vista per tutta la notte nei seggi elettorali siciliani, dopo la chiusura delle urne alle 22 di ieri. Polizia, carabinieri e finanzieri hanno controllato le urne contenenti le schede elettorali degli oltre due milioni su 4,5 milioni di siciliani andati ieri al voto.
*Il dato sull’affluenza si è attestato, infatti, sul 46,76%, in leggero calo rispetto a cinque anni fa, quando fu del 47,41%.
LE COALIZIONI E IL VOTO DISGIUNTO
Secondo la proiezione ‘Istituto Piepoli e Noto sondaggi per Rai’ la coalizione di centrodestra è al 38,6%, percentuale superiore a quella del suo candidato di riferimento Nello Musumeci al 36%.
Primi effetti del voto disgiunto: Giancarlo Cancelleri è al 34% e raccoglie più consensi del M5s al 27,2%. Al contrario, il candidato di centrosinistra Fabrizio Micari è al 19,5%, meno di quanto incassa la coalizione che lo sostiene al 25,9%.
Per quanto riguarda il candidato della Sinistra Claudio Fava è al 9% mentre la sua coalizione al 7,3%.
(da agenzie)
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