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LA MERKEL NON CE LA FA, SALTA L’ACCORDO PER IL GOVERNO TEDESCO

Novembre 20th, 2017 Riccardo Fucile

I LIBERALI STACCANO LA SPINA ALLA TRATTATIVA

C’era una volta Angela Merkel, la Cancelliera che agli occhi del mondo garantiva stabilità  ad una Germania egemone in Europa.
Oggi, a due mesi dalle elezioni federali, quei vecchi equilibri sembrano un ricordo lontano. Dopo giorni di incessanti trattative con i suoi alleati bavaresi della Csu e i rappresentanti del partito dei Verdi e quello dei Liberali, la Mutti non è riuscita a formare una coalizione di governo.
La nascita di un cosiddetto ‘governo Jamaica’ (che avrebbe preso il nome dai colori dei suoi protagonisti) è definitivamente naufragata nel cuore della notte quando la delegazione dei Liberali ha abbandonato il tavolo delle trattative dicendo per bocca del suo leader Christian Lindner che non ci sono “nè le basi nè la fiducia per formare un governo”.
La Merkel ha annunciato la capitolazione definendo quello odierno come “il giorno del profondo ripensamento del futuro della Germania. Nelle prossime settimane definiremo un percorso che oggi non possiamo descrivere con precisione”.
Le ipotetiche alternative al governo giamaicano sono tre: il ritorno alle urne con lo scioglimento del relativo parlamento, la formazione di un governo di minoranza o la riedizione della Grande Coalizione.
A prescindere da quale sarà  l’esito finale emerge fin da subito un dato incontrovertibile.
Colei che era considerata la donna più potente del mondo non è riuscita a imporre la sua volontà  a due partitini entrati a malapena in parlamento (i Verdi con il 4,7%, i Liberali con il 7,3%).
La storia della Germania e dell’Europa vive pertanto una nuova fase di incertezza che segna chiaramente la fine di una stagione politica in cui sembrava che il potere della Cancelliera potesse fugare ogni debolezza e instabilità .
Già  fin dal giorno dopo le elezioni dello scorso settembre molti analisti concordano sul fatto di stare entrando in una nuova fase di incertezze a prescindere da ogni ipotetica formazione di governo.
“Il merkelismo per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi è finito” ha detto Gian Enrico Rusconi intervistato da Huffington Post spiegando che l’egemonia tedesca in Europa era tale perchè la Merkel riusciva a fornire stabilità  su uno scacchiere internazionale spesso instabile.
Difficilmente ciò sopravviverà  se la Cancelliera dovrà , come sta già  facendo, scendere ad accordi e rendersi ricattabile da due imprevedibili partiti di minoranza che propongono visioni esistenziali antitetiche l’uno rispetto all’altro.
Neanche la mediazione della potente Cancelliera e riuscita a conciliare le esigenze dei suoi piccoli alleati che hanno compromesso la formazione del governo del Paese leader in Europa.
I punti di incomprensione tra Unione, Verdi e Liberali che hanno condotto all-attuale situazione di stallo sono profondi, sia pratici che esistenziali.
Il principale pomo della discordia è la gestione dell’emergenza migratoria.
Fin da settembre tutti gli osservatori si sono chiesti come la Merkel avrebbe potuto, in caso di governo giamaicano, sintetizzare l’intransigenza dei Verdi con quella dei suoi alleati della Csu.
I primi credono nella società  multiculturale e fanno dell’accoglienza e dell’abbattimento delle frontiere europee un cavallo di battaglia.
I bavaresi, invece, da tempo criticano le politiche sull’immigrazione della Cancelliera arrivando addirittura a sfidarla apertamente.
Nel 2015, a seguito dell’abbattimento dei confini, invitarono in Baviera il presidente ungherese Viktor Orban ricevendolo con tutti gli onori ed esaltandone le politiche di respingimento dei flussi.
Da allora i leader della Csu non hanno mai smesso di esaltare l’intransigenza della vicina Austria nel barricare i confini con la Slovenia e lungo in Brennero, manifestando la volontà  di voler agire indipendentemente da Berlino.
Durante le trattative il litigio sull’immigrazione è incentrato sulla possibilità  di permettere il ricongiungimento famigliare ai profughi titolari di una protezione sussidiaria entrati nel Paese a partire dal 2015.
I Verdi sono voluti scendere a compromessi. “Abbiamo già  concesso molto, siamo arrivati al limite del dolore” ha commentato il verde Jurgen Trittin definendo le posizioni della Csu come “disumane”.
Anche i bavaresi, infatti, sono rimasti intransigenti rifiutando ogni apertura verso politiche migratorie più flessibili.
L’affermazione elettorale della destra di Alternative fuer Deutschland anche in Baviera, dove la Csu ha avuto per decenni il monopolio del voto conservatore, stanno spingendo il partito sempre più verso destra e con lui anche la Cdu che in sede di trattativa non si è quasi mai allontanato dalle posizione degli alleati. Il tentativo di mediazione dei liberali non e stato abbastanza efficace.
Un secondo ma non meno importante terreno di battaglia ha riguardato la questione finanziaria e il ruolo della Germania in Europa e nel mondo.
Su questo fronte il Liberali hanno superato a destra la Csu chiedendo l’approvazione di un piano finanziario strategico che preveda la puntuale riscossione dei crediti delle banche tedesche con i debitori stranieri.
Una strategia, questa, che avrebbe voluto confermare il ruolo egemone di Berlino nel del mercato unico europeo e la Germania come leader e garante di stabilità  al suo interno.
I Verdi, invece, non solo hanno chiesto maggiore flessibilità  ma hanno anche contestato la funzione egemone di Berlino negli equilibri europei in particolare per quanto riguarda il rapporto privilegiato che la Merkel ha instaurato negli ultimi anni con Putin.
Nonostante l’approvazione delle sanzioni anti-russe, infatti, il governo tedesco è riuscito ad ottenere l’attenzione e il rispetto di tutti i più importanti partner mondiali. E’ stata la Merkel, di fatto, a trattare a nome dell’Europa in occasione dei trattati di Minsk ed è sempre lei ad essere considerata da Mosca (come da Washington) come l’elemento di stabilità  in Europa.
I Verdi, però, chiedono che la politica estera tedesca non chiuda più gli occhi sulle violazioni dei diritti umani che avverrebbero nel Paese di Putin. Cosa che raffredderebbe i rapporti con Mosca e minaccerebbe gli importanti accordi sugli idrocarburi che rendono la Germania il vero broker del gas russo nel Vecchio Continente.
Oltre a questi vi sono altri terreni di battaglia che riguardano incomprensioni legate a un ipotetico rinnovamento del sistema pensionistico (le cui spese sono cresciute di ben 63 miliardi in un solo anno a seguito dell’invecchiamento della popolazione) e di quello fiscale (abolizione del cosiddetto programma “Soli”) oltre diverse vedute sulla gestione dei cambiamenti climatici.
Di fronte al fallimento del governo Giamaica ci si chiede ora quali alternative ci possano essere.
Il primo a esprimersi è stato il leader della socialdemocrazia Martin Schulz. “Gli elettori hanno bocciato la Grande Coalizione, la Spd si è presa a carico una responsabilità  politica e di Stato per questa repubblica” ha detto.
I socialdemocratici confermano ufficialmente la scelta di volersi svincolare dalla Merkel e sperano che si torni presto alle urne.
Ufficiosamente, pero, l’ufficio centrale del partito e gia stato contattato dai rappresentanti della Merkel per sondare una nuova possibilita di alleanza.
Pare pero che la linea vincente sia quella di non farsi fagocitare dai ‘neri’ della Cdu. Dopo aver ottenuto il peggior risultato della propria storia in occasione delle ultime elezioni la Spd ha dovuto riconoscere che l’alleanza con la Cdu-Csu non premia in termini elettorali e rischiava invece di trasformare il partito in una mera ala sinistra minoritaria della coalizione guidata dalla Cancelliera.
Per salvare la propria identità  politica e non diventare ulteriormente marginali hanno iniziato a rivendicare una nuova idnipendenza.
Un ipotetico ritorno al voto potrebbe rimettere in carreggiata i ‘rossi’ che, pur non potendo ambire al primo posto, potrebbero recuperare alcuni punti e affermarsi come grande polo di opposizione spostando così il baricentro politico nazionale verso sinistra.
Anche la formazione di un governo di minoranza presenta non pochi punti interrogativi.
La Merkel non ha portato a casa il risultato a causa dell’opposione di due partitini, come potrebbe riuscire a mandare avanti un Paese quando in parlamento avrebbe di fronte due opposizioni forti e potenzialmente molto determinate come la sinistra socialdemocratica e la destra di Alternative fuer Deutschland?
Un ritorno alle urne, invece, rimischierebbe totalmente le carte in tavola e non è assolutamente detto che la Cancelliera ne esca rafforzata.
Le trattative sono tuttora in corso, le certezze ancora poche, le tempistiche ancora lunghe. Ciò che è già  sicuro è che gli equilibri politici interni alla Germania stanno venendo ridisegnati.
A prescindere da quale sarà  la via che verrà  imboccata sembra essere ormai assodato il fatto che i vecchi rapporti di forza si stanno estinguendo. E che la nuova stagione politica che molti prevedevano è già  iniziata.
Per la Germania e, di conseguenza, per tutta l’Europa.

(da “Huffingtonpost”)

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L’ASTENSIONISMO SALVA LA RAGGI

Novembre 20th, 2017 Riccardo Fucile

IL CENTRODESTRA “UNITO” HA FATTO UN BUCO NELL’ACQUA

Con un sonoro 60 a 40 Giuliana Di Pillo, candidata del M5S, ha vinto su Monica Picca, sostenuta dal centrodestra.
Dopo due anni di commissariamento per mafia, uno dei municipi più popolosi della capitale – il mare di Roma — finalmente torna alla normalità  democratica. O almeno così si spera visto che la campagna elettorale è stata un vero campionario di orrori e accuse reciproche.
Qualche flash? Il candidato di Casapound fotografato con il picchiatore della famiglia Spada, lo stesso Spada che tempo prima inneggiava ad Alessandro Di Battista, con grande sdegno del Pd.
Quel Pd che annoverava nei suoi ranghi l’ultimo presidente eletto di Ostia, agli arresti per l’inchiesta su Mafia Capitale.
E un altro Spada, cugino del picchiatore, finito in una foto a braccetto con Giorgia Meloni.
Poi ovviamente le aggressioni ai giornalisti, le marce, i seggi militarizzati. E la presidente dell’Antimafia che, a poche ore dall’apertura delle urne, già  preannuncia inchieste per voto di scambio. Ecco, il quadro è questo ed è desolante. Non stupisce che due terzi degli elettori se ne siano rimasti a casa.
Ma se queste considerazioni riguardano più che altro i poveri abitanti di Ostia, alle prese da questa mattina con i problemi di sempre (chissà  quanti di loro ricorderanno quei cento folli giorni di Pannella presidente al principio dei Novanta, quando sembrava davvero che una rinascita fosse possibile) non è inutile provare a trarre qualche lezione nazionale dal ballottaggio di ieri.
La candidata sconfitta del centrodestra, Monica Picca, appartiene infatti a Fratelli d’Italia ed era sostenuta da Berlusconi e Salvini.
Dunque lo schema di gioco è stato identico a quello siciliano: un candidato di destra-destra, sostenuto in un ruolo ancillare dai moderati, contro un candidato grillino.
A populista, populista e mezzo.
Un format vincente a Palermo e comunque in partita fino all’ultimo a Ostia, in contesti molto diversi tra loro e con sistemi elettorali diversissimi.
Sarà  dunque questo quello che ci aspetta per la campagna elettorale nazionale? Ovviamente azzardare paragoni è improprio, la legge elettorale appena approvata non prevede candidati premier.
Inoltre il centrosinistra, che in Sicilia si presentava debolissimo, per le Politiche sarà  riuscito a mettere in piedi un’alleanza «da Casini a Pisapia».
Quello che si può dire è che a Ostia gli elettori di centrosinistra con il secondo turno hanno scelto la candidata meno distante, nonostante gli appelli al non voto lanciati dal Pd.
Per un cinquestelle è più facile attrarre voti da sinistra se lo sfidante dall’altra parte è di destra-destra. Ma alle Politiche non ci sarà  questo vantaggio, il turno è unico.
L’altra considerazione riguarda la vittoria di Giuliana Di Pillo.
Un anno e mezzo fa il Movimento cinque stelle a Ostia non si limitò a vincere: dilagò con un 43,6% al primo turno (contro il 35,2% preso a Roma città ) e uno stellare 76,1 al ballottaggio.
È chiaro che Virginia Raggi attendeva il voto di ieri come un esame sui suoi 17 mesi da prima cittadina. Ma soprattutto lo attendevano con preoccupazione crescente i vertici dei Cinque Stelle, non a caso fermi nell’imporre alla arcinemica Lombardi una tregua nelle ostilità .
E decisi a schierare tutta la prima linea, a partire dal riempi-piazze Di Battista, nella battaglia per la vittoria. Il movimento romano compatto e schierato, il movimento nazionale in supporto, la giunta capitolina in soccorso.
Lo sforzo ha prodotto un buon risultato, offuscato soltanto dall’astensionismo record. Può tirare un sospiro di sollievo Virginia Raggi, ma soprattutto può gioire Luigi Di Maio. La vittoria sul litorale laziale gli consente di scrollarsi di dosso la polvere della sconfitta siciliana, la prima battuta d’arresto da quando è stato incoronato a Rimini capo e candidato premier del Movimento.
Di Maio può rifiatare, adesso da qui alle Politiche non ci saranno altre prove elettorali per interposta persona.

(da “La Stampa”)

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ALTRO CHE EFFETTO RAGGI, IN UN ANNO I VOTI A OSTIA DEL M5S SONO PASSATI DA 69.869 A 35.000

Novembre 20th, 2017 Riccardo Fucile

DIMEZZATI I CONSENSI DEL M5S… E LA GENTE NON VA PIU’ A VOTARE

Come da pronostici, Giuliana Di Pillo del MoVimento 5 Stelle vince a Ostia contro Monica Picca e diventa presidente del X Municipio. Alla fine si presenta a votare un terzo degli aventi diritto e 35691 scelgono la candidata M5S, mentre quella del centrodestra raccoglie 24196 voti.
Il M5S rispetto al voto dell’Effetto Raggi è passato dai 38.622 voti di giugno del 2016 ai 19.136 del primo turno.
Nel 2016 al primo turno Virginia Raggi a Ostia prese addirittura 42.538 preferenze, più di quelle prese da Giuliana Di Pillo al ballottaggio.
In termini percentuali il M5S è passato invece dal 43,82 al 30,28%. Il centrodestra ha invece tenuto.
Le liste a sostegno di Giorgia Meloni, candidata a sindaco di Roma nel 2016, arrivarono a 14.869 voti, rispetto ai 16.815 presi da Monica Picca.
Il centrodestra però nel 2016 non andò unito, e Forza Italia sostenne Alfio Marchini ottenendo 4.925 voti.
Al ballottaggio invece Raggi prese 69869 voti e una percentuale del 76%. Giuliana Di Pillo ha preso il 48% dei voti in meno rispetto a Virginia Raggi il 19 giugno 2016. Inutile confrontare i dati del centrodestra perchè al ballottaggio andò il centrosinistra. Ma questa emorragia di voti si spiega perfettamente con l’astensionismo: al voto sono andati un terzo degli aventi diritto e 4mila in meno rispetto al primo turno: al ballottaggio nel 2016 i voti validi furono 90mila, ieri sono stati sessantamila.
A risultato acquisito il MoVimento 5 Stelle parla di vittoria “dei cittadini” e di “effetto Raggi positivo”, con scarso senso della realtà  per un partito che puntava al voto degli astenuti.
La vittoria, netta e prevedibile, del M5S a Ostia è invece oggi frutto soprattutto del meccanismo del ballottaggio che al secondo turno ha portato gli elettori di sinistra a scegliere Giuliana Di Pillo rispetto a Monica Picca.
Un aiuto è arrivato anche dai voti di Franco De Donno e dal meccanismo che dava più consiglieri ad alcune liste rispetto ad altre in caso di vittoria del M5S.
Anche l’accusa di Monica Picca — “Il 5 Stelle vince per i voti di Spada e Casapound” — pare abbastanza fantasiosa e preparata a priori per giustificare la sconfitta.
La verità  è che il meccanismo del ballottaggio favorisce chi si propone come terzo tra i due poli.
Un meccanismo che non esiste alle elezioni politiche nazionali. O meglio, c’era: era nell’Italicum.
Proprio quel sistema elettorale che il M5S ha sempre combattuto.

(da “NextQuotidiano“)

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OSTIA, VINCONO I CINQUESTELLE NEL DESERTO DEL VOTO

Novembre 20th, 2017 Riccardo Fucile

DI PILLO AL 60%… PICCA ACCUSA: “HANNO VINTO COI VOTI DI SPADA E DI CASAPOUND, ALL’IDROSCALO HANNO GUADAGNATO MILLE VOTI”

I grillini conquistano Ostia, finisce l’era del commissariamento.
Giuliana Di Pillo 55 anni, diplomata Isef e insegnante di sostegno all’Istituto Fanelli, raggiunge il 59.7% delle preferenze e sbaraglia la candidata di FdI Monica Picca.
“È La vittoria di tutti i cittadini e della voglia di rinascita. Da domani inizierò a rimboccarmi le maniche per dare fiducia a tutti quei cittadini che ora sono disamorati”.Grazie di cuore! #decimoriparte”, scrive su Twitter la neo presidente del decimo Municipio.
Esulta la sindaca di Roma Virginia Raggi: “Cittadini tornano protagonisti. i romani sono con noi e per il cambiamento #decimoriparte”.
Festeggia anche il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che twitta: “I cittadini del X municipio di Roma hanno affidato a Giuliana Di Pillo il Governo del loro territorio. In bocca al lupo Giuliana! L’effetto Raggi esiste ed è positivo: a Roma continuiamo a vincere e anche contro la coalizione di 5 liste del centrodestra”.
Virginia Raggi è arrivata in nottata   nella sala stampa nell’ex colonia Vittorio Emanuele III, ha abbracciato Giuliana Di Pillo e ha detto: “Stiamo tra i cittadini e sentiamo che sono con noi per il cambiamento”, ha risposto la sindaca alla domanda se questa vittoria rafforzi anche lei.
La neopresidente e la sindaca Raggi hanno festeggiato la vittoria in un bar sul litorale, insieme con i neoconsiglieri municipali e alcuni membri della già  annunciata giunta. Acclamata la sindaca Raggi che si è lasciata fotografare con gli attivisti prima di salutare tutti e andare via. Entusiasta la presidente in pectore Di Pillo che si è intrattenuta a lungo a chiacchierare con gli attivisti. “Non so se riuscirò a dormire stanotte”.
PICCA: “VITTORIA COI VOTI DI SPADA E CASAPOUND”
Ma per Monica Picca, la candidata di Fdi sconfitta al ballottaggio, quella appena terminata è stata una campagna elettorale con toni da fiction e una vittoria guadagnata grazie ai voti di CasaPound e degli Spada.
“All’idroscalo, dove sono rappresentati i voti di Casapound, noi abbiamo perso e loro hanno guadagnato circa mille voti”.
Il voto degli Spada è andato alla Di Pillo? – chiede un giornalista. “Penso proprio di sì” risponde Picca che aggiunge   “Un pochino di delusione c’è. Faccio gli auguri alla Di Pillo – continua -. Ora finalmente dovrà  confrontarsi in consiglio dove io farò un’opposizione ferrea. Il confronto che non c’è stato in campagna elettorale ci sarà  ora in aula consiliare. Il mio obiettivo sarà  fare il bene del Decimo Municipio”
“Questa campagna elettorale ha preso una piega diversa. Mentre al primo turno c’è stata una competizione dai toni giusti e democratici, nella seconda parte ha assunto i toni di una fiction. Questo non ha fatto comprendere ai cittadini quali erano i giusti contenuti e i giusti programmi”.
IL NUOVO CONSIGLIO DEL DECIMO
Con la vittoria di Giuliana di Pillo, il nuovo Consiglio del municipio X avrà  una maggioranza di 15 consiglieri pentastellati. Nove i consiglieri di opposizione, così suddivisi: 2 a Fratelli d’Italia, 2 a Forza Italia, 2 al Pd, uno a Casapound, uno alla lista civica Bozzi presidente e uno a Laboratorio civico X.
VINCE L’ASTENSIONISMO
Solo il   33,6%   degli aventi diritto si è recato a votare per l’elezione della nuova minisindaca del X Municipio che comprende Ostia, Dragona, Axa, Casal Palocco, Casal Bernocchi e il resto dell’hinterland,
Il dato è in calo rispetto a due settimane fa: al primo turno aveva votato il 36,1% degli aventi diritto. In totale i votanti sono stati 62.378 Su 185.661 Iscritti.
Nella sezione di Tor De Cenci per esempio ci sono stati due soli votanti su 988 iscritti. È la fotografia estrema dell’astensionismo oltre i due terzi degli aventi diritto nelle elezioni del Decimo Municipio di Roma, scattata con l’affluenza delle ore 19 nella sezione 1560 in via Santi Savarino, a Tor de Cenci. In realtà  il seggio si trova nel Nono Municipio, quello che comprende l’Eur, ma è stata messa a disposizione perchè al confine con il Municipio X, ovvero di Ostia. A votare, per la cronaca, secondo gli uffici elettorali del Comune, erano stati nella sezione 1560 alle 19 un uomo e una donna.

(da “La Repubblica”)

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