Destra di Popolo.net

QUANTI AUTOGOL DELLA MELONI A TRIESTE, CRONACA DI UNA GIORNATA DI GAFFE SOVRANISTE

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

E NELLA LEGA SALVINI SEMPRE PIU’ ISOLATO, SI ASPETTA IL FLOP ELETTORALE, BOSSI ATTACCA, MARONI LAVORA SOTTOTRACCIA, ZAIA ASPETTA IL MOMENTO… E BERLUSCONI SE LA RIDE

Un sabato bestiale per la destra sovranista, sempre più travolta da beghe interne e leader che tutto sono salvo che statisti con adeguato equilibrio politico.
Cominciamo da Giorgia Meloni che ha celebrato a Trieste la prima giornata del Congresso di partito tracciando le priorità  e delineando le proposte di Fdi: programma condiviso, clausola antinciucio e liste pulite.
1) Programma condiviso è un luogo comune: pare evidente che qualsiasi maggioranza, anche quella impegnata nella gestione di un condominio, debba averlo. Se dopo cinque anni di opposizione, a tre mesi dal voto, si deve ancora discutere sul programma siamo proprio alla frutta.
Poi diciamo la verità : del programma ai tre leader del centrodestra non frega una mazza, a loro interessano solo i voti, come anche nel M5S e nel Pd.
Morale: evitiamo di prendere per il culo il prossimo.
2) Clausola antinciucio: qui la novità  è data dal fatto che la Meloni non lo limita, come vorrebbe Salvini, solo a una futura intesa Forza Italia-Pd, ma lo estende anche a quella altrettanto reale Lega-M5S, di cui peraltro Giorgia è ben informata e non del tutto estranea fino a poche settimane fa
Ma onestà  vorrebbe che si dicesse che una clausola del genere è ridicola, stante l’attuale sistema elettorale dove le coalizioni sono uno specchietto per le allodole e il giorno dopo il voto ogni partito andrà  per la sua strada.
Privo di valore giuridico, senza alcun vincolo politico già  parlarne è sintomo di debolezza e di scarsa fiducia negli alleati.
Un autogol .
3) Liste pulite: ha ragione la Meloni quando dice che la pulizia spetta ai partiti e non ai magistrati.
Ma allora perchè non ha costretto il suo Musumeci a farla in Sicilia? Che credibilità  pensa di avere la Meloni quando nella maggioranza di Musumeci ci sono già  quattro indagati e/o arrestati?
E non si dica che erano in altre liste: Ernesto Calogero e Giuseppe Zitelli erano nella lista di “Sarà  bellissima” di Musumeci, non altrove.
E se Fdi non condivide la composizione della maggioranza di liste a sostegno di Musumeci perchè ha accettato un assessorato?
Non prendiamoci in giro.
4) Nel corso del suo intervento un’altra gaffe, quando per gettare veleno su Storace e Alemanno ha rimarcato “la strana alleanza tra indipendentisti e sovranisti”.
Ma se la Lega è indipendentista e quindi Storace e Alemanno, neosovranisti, si sono alleati con anti-italiani, che ci fa lei da anni a tenere lo strascico a Salvini?
La frase è rivelatrice della convinzione che il sovranismo della Lega sia solo una finzione, quindi lei si presta ad allearsi con un secessionista travestito, questo è la spiegazione della sua gaffe.
Ma se in Fdi c’e’ chi vorrebbe andare alle elezioni da soli, smarcandosi da Salvini, nella Lega l’insofferenza è ricambiata ed estesa a Berlusconi.
La temperatura politica in via Bellerio è altissima, tanto che in molti parlano di un Salvini fortemente indispettito tanto dalle mosse di Berlusconi tanto dalle ultime uscite della Meloni.
Nella Lega ci sono due minoranze che sono una spina nel fianco del leader.
Quella di Bossi e dell’assessore regionale lombardo Fava contesta la svolta nazionale e torna a rilanciare ogni giorno il verbo della Padania. Però il pericolo vero principale arriva da Roberto Maroni.
Sia sul caso degli skinhead di Como sia sul nome di Gallitelli, il Governatore lombardo ha preso le distanze dalla linea ufficiale della Lega.
E il timore dei salviniani è che il presidente della Lombardia – che comunque ha una strategia differente da quella del Senatùr – lavori per indebolire Salvini .
L’altro Governatore, il veneto Luca Zaia, resta defilato e in attesa. Una sua frase è emblematica e non lascia certo tranquillo Salvini: “tutto sta andando secondo copione e ne vedremo di tutti i colori”.
Da Arcore ovviamente Berlusconi se la ride.
Evviva il centrodestra unito.

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INFANGATA ARMA CARABINIERI: BANDIERA NAZISTA NELLA CASERMA DI FIRENZE

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

NELLA CASERMA BALDISSERA E’ ANCHE APPESO UN POSTER CON FOTOMONTAGGIO DI SALVINI CHE IMBRACCIA UN MITRA… L’ARMA PROMETTE CONTROLLI E PUNIZIONI

Una bandiera utilizzata in tutta Europa da gruppi neonazisti è apparsa in una camerata della caserma del VI battaglione carabinieri Toscana.
La notizia è stata postata in un video, pubblicato su ‘ilsitodifirenze’, ripreso dall’esterno della caserma Baldissera.
Nelle immagini, per un attimo, accanto alla bandiera appare anche un poster — forse un fotomontaggio — con un’immagine di Matteo Salvini con un mitra in mano e una sciarpa della Roma.
Subito dopo la pubblicazione il comando provinciale dei carabinieri ha avviato gli accertamenti del caso e individuato il proprietario della bandiera. Si tratta di un giovane che rischia ora pesanti conseguenze disciplinari. In corso anche valutazioniLa caserma Baldisserra che si trova sul lungarno Guglielmo Pecori Giraldi, non lontano dal centro storico di Firenze, ospita il VI Battaglione carabinieri Toscana e gli uffici del comando regionale.
Certamente, si tratterà  di un militare con idee di ultradestra che nulla hanno a che vedere con l’Arma, ma si pone un problema, quando in una caserma dei carabinieri vengono appesi alle pareti simboli utilizzati da chi inneggia al razzismo e all’antisemitismo. Soprattutto se si vedono da una pubblica via.
“Chiunque giura di essere militare lo fa dichiarando fedeltà  alla Repubblica, alle sue leggi e alla Costituzione. Chi espone una bandiera del Reich non può essere degno di far parte delle forze armate essendo venuto meno a quel giuramento. I carabinieri sono un simbolo della sicurezza della nostra comunità , l’Italia, che si basa su questi valori. Per questo è ancora più grave l’esposizione della bandiera nazifascista all’interno di una caserma dei carabinieri”, dichiara il ministro della Difesa Roberta Pinotti, annunciando di aver già  chiesto al Comandante generale dell’Arma “chiarimenti rapidi e provvedimenti rigorosi verso i responsabili di un gesto così vergognoso”.
La bandiera di guerra tedesca come quella appesa in caserma era di uso comune nella prima guerra mondiale: aveva i colori nazionali della Prussia in bianco e nero, l’aquila prussiana, la croce nordica, con il tricolore rosso bianco-nero imperiale tedesco nel cantone superiore con una croce di ferro. E’ il vessillo di guerra del Secondo Reich, precedente rispetto al nazismo ma molto usato dai militanti dell’estrema destra.

(da “NextQuotidiano”)

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L’INCONTRO SEGRETO TRA M5S E FINANZA SPECULATIVA: ESPLODE LA POLEMICA

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

I GRILLINI URLAVANO AL COMPLOTTO DELLA FINANZA INTERNAZIONALE, ORA DI MAIO DICHIARA CHE ANDRA’ A LONDRA E BERLINO PER CERCARE INVESTIMENTI STRANIERI, QUELLI DI BILDERBERG CHE FINO A IERI CONTESTAVANO

Il 13 novembre in Senato si è svolto un meeting inedito, soprattutto per chi urlava ogni due per tre al complotto della finanza internazionale: quello tra alcuni rappresentanti degli hedge fund, avanguardia del turbocapitalismo mondiale, e il MoVimento 5 Stelle nelle persone di Laura Bottici, Carlo Sibilia e Carla Ruocco.
Il meeting, rivela l’agenzia Bloomberg, aveva un elenco dei partecipanti di tutto rispetto: Brevan Howard Asset Management LLP, Moore Capital Management LP, Bank of America Corp., Wellington Management Group LLP e Amundi.
Grandi investitori in tutto che gestiscono un patrimonio di 5 mila miliardi di dollari.
E che di certo non vedevano l’ora di ascoltare dalla viva voce di Ruocco e Bottici quali sono le ricette del M5S per il governo dell’economia del paese.
«Gli investitori ci stanno trattando come una potenziale forza di governo», ha commentato a Bloomberg la parlamentare Carla Ruocco. «Questa è la prima volta che così tante persone della comunità  finanziaria sono venuti a conoscerci».
«Gli investitori — racconta ancora Ruocco — ci hanno chiesto principalmente come potremmo governare senza formare una coalizione, se abbandoneremmo l’Euro e come vogliamo cambiare l’Unione Europea».
Nessuna domanda, quindi, su quella volta che Sibilia, insieme a Paolo Bernini, dichiarò guerra ai Bilderberg presentandosi alla riunione annuale e finendo respinto dalla polizia.
Di certo però nemmeno uno streaming nè un comunicato stampa per raccontare cosa si sono detti i partecipanti all’incontro e come hanno reagito i capi degli hedge fund alle proposte economiche del MoVimento 5 Stelle.
E questo è francamente un peccato. Perchè adesso toccherà  leggere della vicenda sui giornali.
Tommaso Ciriaco la racconta così:
Stabilità , ecco l’assillo dei mega fondi. Fiutano un’Italia a Cinque Stelle e non capiscono come possa sopravvivere all’uscita dall’euro. Perchè se Grillo promette una consultazione per abbandonare la moneta unica, chi gestisce gli hedge fund lo prende sul serio. «Abbiamo detto che un referendum per uscire dall’euro è l’ultima risorsa – spiega Ruocco – Gli investitori ci trattano come un potenziale governo». Occhi negli occhi a Palazzo Madama, a dire il vero, le certezze si sgretolano. Come farete a governare il Paese senza stringere alleanze, domandano. «Accetteremmo il sostegno delle altre forze politiche sulle nostre misure – confida agli interlocutori la deputata – e lo faremo caso per caso».
Risposte elusive, sostiene Bloomberg. «Amichevoli e aperti – la sensazione di alcuni investitori – ma vaghi».
Facce stupite che diventano «allarmate» quando i tre grillini provano a spiegare come un governo della Casaleggio intenda coprire la spesa per finanziare il reddito di cittadinanza o modificare i trattati europei.
Finisce così, con un immenso “boh” di questa corazzata da cinque trilioni di dollari. Nulla, comunque, placherà  la caccia al consenso dell’establishment, nè la corte spietata agli Stati Uniti. E non è difficile comprendere il motivo di questa perplessità . L’assenza dello streaming, meno.
“Sì, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Laura Bottici hanno incontrato alcuni investitori stranieri: bene, dobbiamo andare a incontrare tutt – ha detto il candidato premier M5S, Luigi Di Maio, che ha aggiunto: “Io andrò a incontrare a Londra, Parigi, Berlino, investitori stranieri perchè voglio portarli a fare investimenti in Italia”.

(da “NextQuotidiano”)

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AZIENDA PADOVANA CERCA 70 DIPENDENTI DA ASSUMERE CON CONTRATTO INDETERMINATO DA 1590 EURO AL MESE, MA NON LI TROVA

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

“E’ INCREDIBILE CHE NON SI RIESCA A TROVARE NESSUNO”… ALTRO CHE PRIMA GLI ITALIANI, PRECEDENZA A CHI HA VOGLIA DI LAVORARE: DI FANCAZZISTI NE ABBIAMO GIA’ TROPPI IN PARLAMENTO

Una azienda di Campodarsego, la Antonio Carraro, cerca 70 dipendenti, tra operai, tecnici e ingegneri, proponendo un contratto a tempo indeterminato, ma la ricerca è risultata fino ad oggi vana.
Lo racconta la responsabile relazioni esterne, Liliana Carraro. “Offriamo un contratto base di terzo livello che fa riferimento al contratto nazionale del settore metalmeccanico – spiega dalle pagine del Gazzettino – con una retribuzione di 1.590 euro mensili”.
L’azienda, specializzata nella produzione di trattori compatti per agricoltura, ha effettuato grossi investimenti per inserire nuovi robot alla catena di montaggio e ha necessità  urgente di trovare manodopera specializzata che li faccia funzionare.
Pur di risolvere il problema, la Carraro ha pensato di organizzare il 16 dicembre una giornata “porte aperte” nella speranza che qualche giovane in cerca di lavoro varchi la loro soglia. Attualmente l’industria occupa 380 dipendenti.
“E’ incredibile che non si riesca a trovare nessuno – commenta Carraro – . Siamo una azienda sana, capitalizzata, sicura, con mensa e servizi per i lavoratori. Come è possibile che non ci siano persone interessate a far parte del nostro gruppo? Forse i giovani di oggi vogliono fare tutti il medico o l’avvocato, ma non credo che riusciranno a trovare pane per i loro denti nell’Italia in cui viviamo”
“Abbiamo una settantina di posizioni aperte da almeno sei mesi. In tutto questo tempo avrà  risposto sì e no una decina di persone delle quali solo tre idonee. Siamo al paradosso”.

(da agenzie)

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TORINO, IL CASO DEGLI ESTINTORI SCADUTI, IL CASO SI ALLARGA AI BUS

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

5500 LE BOMBOLE, 1200 NEI TUNNEL DEI TRENI… E UNA GARA AL RIBASSO DEL 53%

I tram, gli autobus, i depositi e le officine, gli uffici, ma anche le stazioni e i tunnel ferroviari della Torino-Ceres e della Canavesana.
Il caso degli estintori scaduti, sollevato sulle pagine del Corriere Torino, travalica i confini della metropolitana. E si allarga potenzialmente a tutti i «siti», come li definiscono i burocrati, del Gruppo torinese trasporti.
È difficile quantificare con esattezza il numero di bombole rosse irregolari. Di certo c’è che si tratta di centinaia, se non di migliaia di esemplari.
Tutti sottoposti al controllo delle stesse due aziende che si sono succedute nella fornitura nell’ultimo decennio.
E non è bastato l’esposto depositato ieri in procura da Gtt o l’inseguimento al ricambio dei pezzi scaduti, partito subito dopo la pubblicazione della notizia, a regolarizzare la situazione in tutti i luoghi di lavoro e su tutti i mezzi dell’azienda dei trasporti.
Le schede del registro antincendio dell’azienda raccolgono circa 5.500 presidi antincendio: manichette, estintori a polvere, schiumogeni e bombole ad anidride carbonica.
Elenchi all’apparenza infiniti che, in centinaia di casi, riportano una successione di caselline compilate, a lato di ogni singolo pezzo, con un numero a penna: 14.
Una convenzione interna tra l’azienda e il manutentore che, se si va a consultare la legenda, indica che quell’estintore è privo del libretto d’uso e manutenzione rilasciato dal costruttore.
Senza quel documento, che rappresenta la carta d’identità  di ogni singolo apparecchio, procedere con la revisione è impossibile. Nemmeno volendolo a tutti i costi.
Si tratta infatti di un apparecchio da considerare «fuori servizio». Così stabilisce la legge. L’unica strada è togliere l’estintore senza identità  e sostituirlo con uno nuovo di pacca. Ma ha un costo. Il prezzo di ogni singola bombola oscilla, a seconda dei ribassi proposti dai fornitori, attorno ai 30 euro. Non poco per un’azienda come Gtt, che attraversa da anni una profonda crisi finanziaria.
Venerdì mattina l’avvocato Giovanni Lageard ha depositato per conto dell’azienda di corso Turati un esposto alla procura della Repubblica.
La tesi è che le ditte di manutenzione a cui è stato affidato l’incarico di controllare e curare i presidi antincendio non hanno fatto fino in fondo il loro dovere. Comunicando nei loro report mensili che la situazione era sotto controllo.
Difficile, però, che i funzionari addetti alla sorveglianza antincendio di Gtt non si fossero resi conto di un quadro tanto problematico.
Tant’è che gli stessi responsabili dell’azienda di trasporti, al cambio di appalto nel 2015, chiedono al nuovo fornitore, la storica ditta torinese Mispa, di smontare e svuotare un’intera partita di bombole rosse sulle quali apparentemente non c’era nulla da eccepire, ma che in realtà , dopo controlli mirati, sono risultate da rottamare.
Le ditte che negli ultimi anni si sono avvicendate nei lavori di manutenzione degli estintori sono due. Fino al 2014 l’incarico era affidato alla Gielle di Altamura.
Poi è subentrata la torinese Mispa. E infine, con l’ultima gara d’appalto conclusa il 5 giugno di quest’anno, è rientrata sulla scena la ditta pugliese. Che si è aggiudicata la fornitura promettendo a Gtt uno sconto sulla base d’asta del 54 per cento.

(da “Il Corriere della Sera”)

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LA DENUNCIA DEI GOVERNI DEL NIGER E DELLA NIGERIA: “DATE TROPPI SOLDI A LIBIA E TURCHIA, MA I FLUSSI DEI PROFUGHI PASSANO DA NOI

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

“PAGATE I TRAFFICANTI DI UOMINI PERCHE’ BLOCCHINO I MIGRANTI”… IL MINISTRO DEL MALI: “STATE FINANZIANDO I CRIMINALI LIBICI, ORA BASTA”

Troppi soldi a Libia, Turchia, Etiopia e Somalia e pochi per altri Paesi altrettanto importanti per fermare i migranti in Africa.
È questo il messaggio sottotraccia dei rappresentanti dei Paesi africani riunitisi a Bruxelles per la Conferenza di Alto livello organizzata dal Parlamento europeo per discutere del partenariato con l’Africa che è stato ufficialmente lanciato ad Abidjan, in Costa d’Avorio, il 27 novembre. Un partenariato economico che ha tra i suoi obiettivi politici la creazione di posti di lavoro e il blocco del flusso dei migranti verso l’Europa.
“In Niger la situazione nell’ultimo anno è peggiorata”. “In Nigeria non ho ancora visto fondi europei ed italiani”.
A parlare sono Mohamed Anacko e Shehu Sani, rappresentanti di Niger e Nigeria presenti a Bruxelles. Anacko è presidente del Consiglio regionale di Agadez, la città  del Niger dalla quale transitano tutti i migranti che dall’Africa occidentale arrivano in Libia.
Sani, invece, è un senatore che si occupa di diritti umani per il governo della Nigeria, Paese da cui proviene la maggior parte dei migranti sbarcati in Italia nel 2017, quasi 18mila.
Ed è anche il Paese verso il quale l’Italia effettua più rimpatri forzati. Due versioni che mettono in discussione l’effettiva efficacia della cooperazione Europa-Africa sbandierata dall’emiciclo del Parlamento europeo.
“Le leggi volute dall’Unione europea contro il traffico di esseri umani colpiscono solo i giovani di Agadez”, aggiunge Anacko. Nella regione è in vigore dal 2015 una legge che vieta a chiunque di portare migranti oltreconfine. Ma il presidente del Consiglio di Agadez spiega che dall’undicesimo secolo nella zona si vive di commerci nel deserto.
“Fino a qualche anno fa, i giovani vivevano trasportando i turisti. Ora non ce ne sono più e non esistono alternative a quest’attività . Bisogna costruirne”, prosegue Anackdo.
Lo sforzo europeo, però, è giudicato insufficiente: il Niger è destinatario di 110 milioni di euro provenienti dal fondo fiduciario Europa-Africa, un contributo a tutto il continente che vale nel complesso tre miliardi di euro, il prezzo dell’accordo che Bruxelles ha fatto con la Turchia, sottolinea il politico.
L’obiettivo, come ripetuto anche dal presidente europeo Antonio Tajani in conferenza stampa, “è chiudere la rotta del Mediterraneo centrale”, così come è stato fatto con quella balcanica. Solo che in quel caso i Paesi coinvolti erano solo Grecia e Turchia, qui c’è praticamente tutta l’Africa che va dalla Nigeria alla Libia.
“La maggior parte dei soldi sono stati spesi per progetti nell’ambito della sicurezza, quelli per creare lavoro devono ancora partire, ad esempio nell’ambito dell’agricoltura”, precisa. “Temiamo che i nostri giovani possano essere attirati dalle organizzazioni terroristiche”: Boko Haram e gruppi che hanno giurato fedeltà  all’Isis.
In Nigeria, la situazione è ancora più complessa. Inserito nella lista dei Paesi prioritari con cui cooperare dal nostro Ministero degli esteri, è anche tra i destinatari del fondo fiduciario Europa-Africa, il Trust fund, come Paese nella regione di Sahel e Lago Chad.
Secondo l’ultimo rapporto riassuntivo dell’andamento del Trust fund, che risale a settembre, la Nigeria è tra i 14 Paesi che si contendono 106 milioni di euro per rinforzare il ruolo dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni per il rimpatrio assistito.
“La nostra agenzia contro il traffico di esseri umani è sottofinanziata e rischia la bancarotta. L’Italia le ha fornito mezzi anni fa, ma da allora non c’è stato più niente”, sostiene il senatore Sani.
“Dovremmo essere trattati con la stessa attenzione di Somalia ed Eritrea per poter raggiungere risultati concreti”. Il senatore stima in 300 milioni il bisogno economico della cooperazione Europa-Nigeria: 200 per creare opportunità  di lavoro, altri 100 per una campagna informativa nelle scuole per scoraggiare i potenziali migranti a partire.
I soldi, però, non si vedono. “Ormai l’Europa ha assunto questa strategia di pagare i vecchi trafficanti affinchè smettano di trafficare uomini, come in Nigeria — commenta — non può funzionare”.
Critiche all’atteggiamento europeo dal ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop, secondo cui vanno rimesse in discussione le grandi elargizioni fatte alla Libia: quello che sta succedendo ai migranti “è un crimine contro l’umanità ” per cui il Mali ha chiesto alla Corte penale internazionale di intervenire.
L’Unhcr ha già  condannato le politiche di detenzione e respingimento nei centri volute dall’Europa, quindi, prosegue il ministro maliano, “è importante che si possa rivedere quell’accordo, perchè non si può trattare con uno Stato che viola apertamente i diritti dell’uomo”.
Il messaggio è chiaro: basta soldi a Tripoli.

(da agenzie)

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NEL 2017 E’ BOOM DI COMUNI COMMISSARIATI PER MAFIA

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

GLI SCIOGLIMENTI PER INFILTRAZIONI SONO RADDOPPIATI

L’impennata nello scioglimento per mafia dei Comuni è evidente.
Parlano i numeri: 21 i municipi azzerati nel 2017, più di quanto fatto nei ventiquattro mesi tra 2015 e 2016
Dopo l’esame da parte delle prefetture, sono state azzerate tante amministrazioni locali, da Casavatore a Scafati, Bova Marina, Gioia Tauro, Castelvetrano, Isola di Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Ionica, Lamezia Terme, Cassano all’Ionio. Restando alle località  più note. La scure ha colpito soprattutto la Calabria (12 Comuni sciolti). Meno la Campania (4 Comuni), la Puglia e la Sicilia (2 Comuni ciascuna).
Se non hanno fatto gran notizia le infiltrazioni mafiose in storiche roccaforti della criminalità  organizzata, specie nella piana di Gioia Tauro, ha colpito lo scioglimento di Lavagna (Genova), dove è stato arrestato il sindaco: è dell’estate scorsa la prima condanna per Antonio Rodà  (14 anni e 8 mesi), uno dei boss calabresi insediati nel Levante ligure, accusato di associazione di stampo mafioso oltre che di spaccio di stupefacenti.
Ma non è certo il primo caso di scioglimento per mafia di un Comune al Nord e non sarà  l’ultimo. Ci sono i precedenti di Sedriano (provincia di Milano), Rivarolo Canavese e Leini (Torino). E di recente il ministero ha avviato gli accertamenti preliminari su Seregno (Monza)
«Come Commissione Antimafia – commentava qualche giorno fa la presidente Rosy Bindi – abbiamo compiuto due missioni in Liguria a distanza di due anni e devo dire che fra prima e seconda ho notato una maggiore consapevolezza dei rischi. Fummo accolti a Imperia come coloro che venivano a portare lo spauracchio della ‘ndrangheta, così non la seconda volta».
È stato un cruccio di questa commissione Antimafia, l’infiltrazione negli enti locali. Se ne sono occupati a più riprese. Nei prossimi giorni, per dire, torneranno a Ostia, dove il Municipio fu sciolto nell’agosto 2015 a seguito dell’operazione Mafia Capitale e dove si è votato solo qualche settimana fa.
Il Parlamento, intanto, si è molto interrogato sull’attualità  della legge del 1991 che regolamenta lo scioglimento dei Comuni infiltrati dalla mafia. Sempre Bindi aveva ipotizzato una «terza via» tra scioglimento degli organi politici e non-scioglimento con una «commissione di affiancamento» per accompagnare un ente locale nel suo percorso.
Infine la questione del personale amministrativo. Dal 2009 è possibile sospendere, trasferire e perfino licenziare un dipendente colluso, al termine di un procedimento disciplinare, ma solo nel caso di un Comune che sia stato sanzionato con lo scioglimento. Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aveva proposto in un suo ddl di prevedere un percorso simile anche a prescindere dallo scioglimento dell’ente, ma si è arenato al Senato.

(da “La Stampa”)

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BOSSI ATTACCA SALVINI SUI NAZISKIN: “LA LEGA NON CERCHI I VOTI DI QUEI MATTI”

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

“LA MIA FAMIGLIA E’ DI ANTIFASCISTI VERI, COMBATTENTI NON CHIACCHIERONI, MIA CUGINA E’ MORTA SUL MONTE ROSA”

“Il mondo è pieno di matti, diciamo che quei voti la Lega non deve cercarli”: lo ha detto il presidente della Lega, Umberto Bossi, interpellato sul caso degli skinheads di Como al suo arrivo alla riunione della minoranza del partito.
“Io – ha rivendicato Bossi – sono di una famiglia di antifascisti, combattenti non chiacchieroni: mia cugina è morta sul Monte Rosa. La penso come Spinelli, che considerava lo Stato Nazione il male assoluto anche se qualcosa di buono lo ha fatto come contenitore della democrazia”.
Martina, non voltiamoci dall’altra parte
“La manifestazione contro l’intolleranza proposta dal PD per sabato prossimo 9 dicembre si terrà  alle ore 11 presso il Monumento alla Resistenza europea” a Como. Ad annunciarlo con un post su Facebook il vicesegretario del Partito dem Martina.
“I nuovi fenomeni di intolleranza e razzismo che emergono nel paese ci preoccupano, non posso essere sottovalutati. Non possiamo tacere davanti a chi propone pericolose parole d’ordine xenofobe in risposta ai grandi temi globali del nostro tempo”.
“Le ragioni della tolleranza, del rispetto reciproco, del ripudio di ogni violenza, verbale o fisica, devono prevalere su chi semina odio e prevaricazione – continua il vicesegretario del Pd su Facebook – Perchè sicurezza, cittadinanza, legalità , libertà  e democrazia sono legati indissolubilmente”.

(da agenzie)

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IN RICORDO DI GIOVANNI DAVOLI, UOMO COERENTE E FIERO DEI SUOI IDEALI

Dicembre 2nd, 2017 Riccardo Fucile

MILITANTE MISSINO, RAUTIANO, DOCENTE UNIVERSITARIO ALLA FACOLTA’ DI ECONOMIA E COMMERCIO DI MESSINA, UNA VITA ALL’INSEGNA DELLA LEGALITA’

Addio, Giovanni. Anche tu sei andato via, improvvisamente. E subito riaffiorano, leggendo il tuo nome e rivedendo vecchie fotografie, i ricordi di un passato che non tornerà , con i suoi uomini e i loro ideali che mai furono traditi.
Anni lontani, fatti di impegni politici, di notti insonni, di lotte studentesche, di scontri non solo verbali, del “Boia chi molla”…
Anni di contestazione, di giovani che avrebbero voluto cambiare il mondo, di odi e di rancori che si sarebbero dissipati con il passare del tempo, quando a fare da paciere sarebbero intervenute la maturità  e la consapevolezza che tutto era dovuto al particolare momento storico, in cui a pagare erano solo i giovani…
E messe da parte le intransigenze tipiche dell’età , l’incontro con l’acerrimo, divenuto nel frattempo solo il vecchio avversario politico, diventava un saluto ed un sorriso, ricco di “Ti ricordi?” e di “Lo rifarei…”…
Ricordo ancora quella battaglia per la Camera dei Deputati del lontano 1972, 45 anni fa. Erano gli anni dell’università , e sentivamo che qualcosa stava cambiando…
Dopo le Regionali del 71, con la pioggia di consensi al MSI di Giorgio Almirante, assaporavamo già  la vittoria. Tu, giovane e fiducioso di un consenso che nessuno avrebbe osato negarti, buttasti il cuore oltre l’ostacolo, mettendoti al servizio del partito.
Speravi, in cuor tuo, che quella “folla oceanica” che si radunava in Piazza Università  per applaudire ed osannare il nostro Segretario; che quella Messina che il prof. D’Aquino ebbe la geniale intuizione di ribattezzare, in dialetto siciliano, MISSINA, patriottica e tricolore, potesse riversare su di te i voti della coerenza, della speranza, della necessità  di costruire, anche in Parlamento, una nuova classe politica fatta di giovani come te: onesti, preparati, decisi a tutto.
Non fu così, caro Giovanni. Ci trovammo a lottare, anche qui a Milazzo, per uno dei nostri… Il “numero 19” faceva parte delle combinazioni sui facsimili elettorali. Davamo per scontata l’elezione di “un giovane”, interprete dei noi tutti…
Ricordo il prodigioso recupero delle forze governative degli ultimi giorni. Ci rendemmo conto, in quella lunga notte elettorale, che non avremmo avuto quella vasta rappresentanza in Parlamento, e che lo nostra era solo illusione la nostra, carissimo Giovanni.
Poi vennero gli anni del tradimento, della scissione, dell’opportunismo.
Tu rimanesti fedele all’idea, all’uomo, ai principi che mai rinnegasti. E continuasti la tua battaglia, silenziosa ma coerente.
Fin quando nel 1981 si aprirono per te le porte dell’Assemblea Regionale, premiando la tua costanza e la preparazione politica. Non accettasti il seggio parlamentare rimasto vacante dopo la morte dell’on. Santagati… hai preferito la tua terra, la Sicilia, rimanendo alla Regione.
La delusione per la mancata conferma all’ARS è un capitolo chiuso trent’anni fa.
Una delusione che in molti vivemmo; ma non lasciammo quel partito che lottava per la sopravvivenza, in cui quel 4 per cento di voti in frigorifero, come amava definirli Almirante, era un patrimonio da non dissipare, frutto di impegno di uomini irriducibili, insensibili ai richiami del potere e delle proposte della maggioranza.
Infine, l’ultima battaglia, quella condotta per rappresentare la tua MESSINA, che dopo venti anni non era più la MISSINA di Saverio D’Aquino. Ti avremmo visto come primo cittadino, alla guida di una città  che sicuramente avrebbe potuto rinascere.
Non fu così… Nello scontro fra i contendenti, ti fu preferito un candidato che dovette soccombere al ballottaggio.
Era il 1994, più di venti anni fa. Avevi ancora 50 anni, e tanto da dire.
Hai preferito metterti da parte in silenzio, caro Giovanni. Hai preferito la tua famiglia, il lavoro, gli amici.
Hai preferito chiudere per sempre, convinto che la Seconda Repubblica appena nata non avrebbe fatto per te. Non sei stato il solo, carissimo amico… Con tutti i suoi difetti, siamo in molti a rimpiangere la Prima Repubblica, con i suoi uomini, i suoi partiti politici, le sue scelte. Le sue idee.
Noi siamo “quelli del 68”, della contestazione giovanile, delle lotte studentesche, dei “Boia chi molla”.
Noi siamo rimasti fieri dei nostri ideali. Addio, caro vecchio amico. Ci rivedremo… Riposa in pace…

Santino Medili
(da “TerminalMilazzo”)

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