Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
PRONTA “L’ITALIA PER LE LIBERTA'” CON LUPI, QUAGLIARIELLO, ZANETTI, FITTO …. MA I DEMOCRISTIANI POTREBBERO SMARCARSI
C’è un punto fermo nel composito universo di sigle, simboli, partitini – per l’esattezza sono 22 – che sospinti dal vento in poppa nei sondaggi spiegano le proprie vele verso il centrodestra.
La “quarta gamba” nascerà , aspettando la Dc, o meglio il simbolo dello scudo crociato di Lorenzo Cesa.
Paolo Cirino Pomicino, indimenticato ‘o ministro ai tempi della Prima Repubblica, lo dice con una battuta: “Amico mio, qua siamo tutti zoppi… Spero che dopo le varie fratture nelle gambe di qualcuno, ci sia la riabilitazione e se ne faccia una e vera. Ripeto: una e vera”.
Al momento ce ne sono due. Al momento.
Circolano già una serie di bozzetti e di statuti per il contenitore che metterà assieme i movimenti di Enrico Costa, Raffaele Fitto, Enrico Zanetti, Saverio Romano, Gaetano Quagliariello, Flavio Tosi, i pensionati di Fatuzzo, i liberali di De Luca, e quella parte di Alternativa Popolare che ha deciso di seguire Maurizio Lupi.
Il nome su cui si sta ragionando, al termine di un infinito brain storming, è Italia per le Libertà , scritto su sfondo azzurro e con una pennellata tricolore: “Lo annunciamo martedì se tutto va come deve andare – racconta uno dei protagonisti – anche se eravamo pronti prima. Ma si doveva aspettare che si consumasse la separazione di Ap e questi giorni serviranno a Lupi per un ultimo giro di incontri. A partire da quello con Cesa che non vuole rinunciare al simbolo dello scudo crociato”.
Dunque, la quarta gamba nascerà , accanto alle altre tre.
Il che è già una notizia, considerate la quotidiane intemerate di Salvini su riciclati, trasformisti, e “traditori” che tornano e su cui la Lega non sarà mai d’accordo.
I maliziosi che ben sanno distinguere la politica dalla propaganda fanno notare come bersagli dei suoi strali non siano mai, tanto per fare due nomi, i lombardi Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, con cui il Carroccio condivise responsabilità di giunta, ma resti sempre su un piano generico.
Chiacchiere, insomma: “Salvini – dicono dentro Forza Italia vuole scaricare su Berlusconi il prezzo d’immagine, ma quelli che arrivano sono voti anche per lui, non metterà alcun veto sostanziale. Lui non regge Alfano o Verdini, ma gli altri…”
Tra gli altri c’è una fitta trama di manovre, incontri, in un universo di sigle che pare un rompicapo.
E a questo punto occorre fare un passo indietro per comprendere dove nasce l’operazione e perchè.
L’idea è nata nella testa dell’avvocato Niccolò Ghedini. Ed è stata “sondata” dall’infallibile Alessandra Ghisleri.
Prevede due liste, una tutta “laica” e l’altra tutta cattolica (con lo scudo crociato nel simbolo), per portare il centrodestra dal 36-38 che può raggiungere con gli attuali partiti al 38-40, senza imbarcare nelle liste di Forza Italia il ceto politico protagonista delle peregrinazioni di questi anni.
Poi si è mescolato tutto, tra chi vuole una lista unica, chi ne vuole due, chi, come il grosso dei protagonisti di questa storia, prima cerca un collegio e poi ci costruisce una teoria sopra.
Il perchè è semplice: una lista che non prende il tre per cento porta voti alla coalizione ma non elegge parlamentari, dunque “per entrare” è necessario essere garantiti nei collegi sicuri.
Il che è una scommessa, più che una certezza. E non è un caso che tra gli azzurri circoli più di qualche malumore sulle nuove bocche da sfamare.
Assieme ai bozzetti di Italia per la Libertà , gira anche una stima di voti, divisa regione per regione. Per fare il tre per cento, occorrono, a occhio, tra un 800mila e un milione di voti.
Non è un obiettivo impossibile: Fitto ne porta più di 100mila in Puglia, in Lombardia Lupi e gli altri ne portano 90 mila, in Sicilia se arrivasse l’altro corteggiato, il neo governatore Musumeci, 200mila sono alla portata. E così via.
Clemente Mastella, che ha partecipato a parecchie riunioni, dice: “Una formazione cattolica, aperta anche ai laici, al sud può essere la seconda forza. Bisogna costruire un arcipelago con tutte le isole”.
Un’isola si è già staccata. Ecco Gianfranco Rotondi, fedele a Berlusconi con la sua Rivoluzione cristiana sin dai tempi della scissione di Buttiglione: “È giusto rafforzare il centro ma dico no a operazione trasformistiche che disorientano i nostri elettori e puniscono chi è rimasto con Berlusconi in questi anni di traversata del deserto”.
A proposito, come presidente dell’arcipelago laico si dà per scontato che sarà uno tra Fitto e Lupi, ma molto prosaicamente spiegano da quelle parti: “Il punto non sono le cariche, sono i collegi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
SI SPERA NELLA “RIABILITAZIONE” DI BERLUSCONI E NELL’EFFETTO TRAINO DELL’ELECTION DAY CON LE REGIONALI IN LOMBARDIA, LAZIO E FRIULI
Una data unica, un vantaggio duplice. Il centrodestra si appresta ad ufficializzare la
richiesta dell’election day per accorpare le elezioni politiche del 2018 con le Regionali e le amministrative.
Il prossimo anno è zeppo di appuntamenti elettorali: le elezioni per il rinnovo del Parlamento, quelle per i sindaci di circa 700 Comuni e, circostanza non da poco, quattro elezioni Regionali, in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Lazio e Molise.
La tornata elettorale, insomma, fa particolarmente gola alla rinata coalizione che tutti gli istituti demoscopici danno in netto vantaggio sugli altri competitor. Sul Pd in particolare.
In una riunione a cui hanno partecipato i rappresentanti di punta dei tre partiti (c’erano Brunetta, Romani, Matteoli per Forza Italia, Giorgetti, Calderoli e Fedriga per la Lega, La Russa, Rampelli e Lollobrigida per Fratelli d’Italia) “il centrodestra unitariamente ha deciso di chiedere l’election day politiche-regionali”.
La ragione ufficiale è che “si tratterà di un test elettorale molto impegnativo, a cui il centrodestra unito guarda con grande impegno con l’intento non solo di confermare i nostri presidenti regionali e sindaci uscenti ma di conquistare anche altre importanti amministrazioni locali”.
Ma il vantaggio, come detto, è duplice.
Non è un mistero, infatti, che il centrodestra punti a posticipare il più possibile la data delle elezioni politiche, che tutti i rumors di Palazzo fanno cadere tra il 4 e il 18 marzo 2018.
E non solo per guadagnare tempo in attesa che la Corte di Strasburgo si esprima sul ricorso presentato dall’ex Cav contro la sua decadenza per effetto della Legge Severino e della sua condanna definitiva per frode fiscale.
L’ex premier spera di potersi giocare, invece, l’altra carta che gli consentirebbe di poter correre in campagna elettorale con maggiore smalto: la richiesta di “riabilitazione”. Secondo l’articolo 179 del codice penale, trascorsi tre anni dall’estinzione della pena il condannato può chiedere la riabilitazione. E può ottenerla qualora “abbia dato prove effettive e costanti di buona condotta”.
Buona condotta legata non tanto allo stile di vita del condannato (a carico di Berlusconi nel frattempo si è aperta un’indagine per corruzione in atti giudiziari nel Ruby Ter e si è riaperto il fascicolo sulle stragi per mafia del 1993) quanto al suo comportamento nello sconto della pena per frode fiscale.
L’obiettivo è quindi “scavallare” il mese di marzo per le elezioni, perchè è l’8 marzo che saranno trascorsi i tre anni dall’estinzione della pena.
Da quel momento i legali di Berlusconi potranno presentare istanza al tribunale di sorveglianza. Certo, i tempi per avere una decisione del giudice non saranno immediati, nè è scontato che la risposta sia positiva.
Ma battersi in campagna elettorale dopo aver aperto il capitolo della “riabilitazione”, presentandosi come un “candidato con riserva” consentirebbe all’ex Cav di avere un ruolo e un peso politico maggiori. Andare alle urne ad aprile sarebbe già un notevole passo avanti, a maggio un desiderio impronunciabile.
L’altro vantaggio di un election day è facilmente intuibile.
La risalita nei sondaggi della coalizione fa sperare nell’effetto traino sulle elezioni regionali e può affrettare gli accordi nelle candidature.
Se la partita in Lombardia, da sempre bacino di voti per la destra, sembra a portata di mano, in Lazio e in Friuli manca ancora un’intesa tra i maggiorenti delle “tre gambe” del centrodestra.
E poi, una data unica per le elezioni consentirebbe comunque un risparmio per le casse dello Stato, argomento questo che ha sempre presa sull’elettorato, figuriamoci in una campagna elettorale infuocata come quella che si sta aprendo.
Per il Pd, ovviamente, non se ne parla.
Interpellati sul punto, sia il sindaco di Milano Beppe Sala che quello di Bergamo Giorgio Gori hanno bocciato l’idea di un’unica tornata elettorale.
E dal Nazareno è già trapelata la netta contrarietà all’election day. A ben vedere, il Pd ha ben poco da guadagnarci.
La destra si prepara a lanciare la sua offensiva che al momento difficilmente lascia presagire una buona riuscita.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
SALVINI: “MAI PARLATO DI 3 MINISTRI ALLA LEGA”… BERLUSCONI OGGI CONFERMA: “A ME HA DETTO CHE E’ D’ACCORDO”
A parole grande stima, massima fiducia e aperture di credito incondizionate. Dietro le quinte, dubbi e sospetti.
E’ lo stato del Centrodestra mentre inizia la difficile trattativa sul programma e sulle candidature comuni nei collegi uninominali.
In settimana si riunisce il tavolo B, ovvero quello di secondo livello composto da Giorgetti, Romani, Brunetta, La Russa e Rampelli e altri.
Silvio Berlusconi non vuol nemmeno sentire parlare di firmare patti anti-inciucio tenendosi così le mani libere per eventuali accordi post-voto con il Pd (ufficialmente sempre negati).
Allo stesso modo Matteo Salvini non chiude completamente la strada all’ipotesi di un’intesa con i 5 Stelle.
Ma per il momento bisogna trovare un accordo elettorale e politico per cercare di non sperperare il mood positivo evidenziato da tutti i sondaggi.
Il problema è che su molti temi le divisioni sono profonde.
Ad esempio la flat tax, che per Forza Italia deve essere al 25% mentre la Lega la vorrebbe al 15. Per non parlare delle pensioni. L’ex Cavaliere vorrebbe innalzare le minime per tutti ad a 1.000 euro mentre il Carroccio punta sullo stop all’innalzamento dell’età . Insomma, l’unità è un percorso lungo e difficile.
Tanto che alla fine il patto di coalizione si baserà su 4 o massimo 5 punti sintetici evitando accuratamente di entrare nel dettaglio.
Poi ogni partito avrà il proprio programma elettorale.
Intesa di massima solo su alcuni principi come la revisione della Legge Fornero, l’abbassamento delle tasse, il controllo dell’immigrazione clandestina e maggiore peso in Europa.
Per quanto riguarda le candidature nei collegi il timore nel Centrodestra è quello di aprire un nuovo fronte di scontro.
La Lega aveva accettato di basarsi sui sondaggi ma due mesi fa Salvini era due punti sopra Berlusconi. Ora invece Forza Italia ha superato il Carroccio e anche Fratelli d’Italia, oltre il 5%, sta alzando la testa (e quindi la voce).
Che fare? Basarsi sulle ultime Regionali? O sui sondaggi? Tutto in alto mare.
E infine c’è il delicato capitolo ‘quarta gamba’ del Centrodestra. Salvini non vuole assolutamente imbarcare gli scissionisti di Alternativa Popolare che rifiutano l’alleanza con il Pd di Renzi, ma Berlusconi avrebbe già un’intesa per ospitare nelle sue liste alcune figure di spicco come Roberto Formigoni e Maurizio Lupi.
Insomma, a parole grande stima e massima fiducia, dietro le quinte dubbi e sospetti.
(da “Affari Italiani”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
POTREBBE CANDIDARSI CON UNA LISTA CIVICA E MANDARE ALL’ARIA IL PASSAGGIO DI TESTIMONE CON UN ALTRO CINQUESTELLE
Fabio Fucci, sindaco M5S di Pomezia, ha attaccato spesso la regola dei due mandati
che non gli permetterà di correre di nuovo con il MoVimento 5 Stelle per essere confermato come primo cittadino.
Complice forse anche la sua forsennata sponsorizzazione di Valentina Corrado, uscita perdente nelle Regionarie del Lazio contro Roberta Lombardi e Davide Barillari, alla fine però non è stato molto ascoltato anche perchè i grillini hanno scelto come prossimo candidato sindaco il presidente del Consiglio comunale Adriano Zuccalà .
Ma a quanto pare Fucci non ha tanta voglia di rassegnarsi.
E così, su Facebook, a chi si rammarica per il fatto che non potrà più correre con il M5S, ha deciso di ricordare che in teoria lui potrebbe tranquillamente ricandidarsi per un secondo mandato. Ovviamente senza l’appoggio del MoVimento 5 Stelle
E a chi gli fa notare che sarebbe necessario rivedere lo Statuto, Fucci conferma che sarebbe in effetti “opportuno, ragionevole e strategicamente vincente”.
Insomma, Fabio Fucci sta puntualizzando quanto già si sa, ma è curioso che non ci sia cenno sulla sua pagina nè nei commenti alla prossima candidatura di Zuccalà .
Anzi: quello che scrive sembra far pensare che possa addirittura ricandidarsi come ha fatto Federico Pizzarotti a Parma a capo di una lista civica con il suo nome, per sfidare a quel punto anche il MoVimento 5 Stelle.
Se questo succedesse i cittadini di Pomezia potrebbero trovarsi nella non facile posizione tra dover scegliere tra un’appartenenza politica e l’esperienza già vissuta al governo della città .
Con buone probabilità , vista la notorietà superiore riservata a qualunque primo cittadino rispetto al presidente del Consiglio comunale, che alla fine vinca quest’ultima.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
SI STUDIA UNA DEROGA PER LE AREE METROPOLITANE: CHI PRENDE PIU’ VOTI, SCEGLI DOVE CORRERE
La campagna elettorale – o meglio «il rally» come l’ha ribattezzata Luigi Di Maio – è partita, i collegi elettorali sono stati definiti e le Parlamentarie (la selezione Cinque Stelle per i candidati da presentare in lista) si avvicinano: un cocktail di eventi che nel Movimento sta già creando qualche grattacapo.
Tra i parlamentari uscenti, infatti, si registra qualche preoccupazione e qualche malumore.
Ci sono aree dove la sfida elettorale interna si presenta come serrata tra riconferme, volti nuovi e (in alcuni casi) attriti con i militanti a livello locale.
I nodi
I nodi riguardano soprattutto circoscrizioni e aree metropolitane: Milano, Roma, Napoli anzitutto. Zone in cui le sfide «fratricide» tra deputati e senatori pentastellati rischiano di concretizzarsi (anche per via del Rosatellum e dei nuovi collegi).
Nel Lazio l’ingorgo coinvolge diversi big: da Paola Taverna a Carla Ruocco, da Stefano Vignaroli a Massimo Baroni oltre a qualche possibile new entry come l’ex consigliere regionale Gianluca Perilli.
Stesso copione in Lombardia, dove tra gli uscenti – in una folta pattuglia di esponenti dell’ala ortodossa (che però non vedrà più la presenza di Dino Alberti e Vincenzo Caso)– ci sono anche Paola Carinelli, che fa parte del collegio dei probiviri M5S e Manlio Di Stefano, spesso in prima linea per le questioni di politica estera del Movimento.
In Campania non ci dovrebbero essere problemi per la rielezione di due big come Roberto Fico e Di Maio, ma a rischiare il seggio per via delle nuove norme (o a contendersi un posto in lista) – sarebbero soprattutto le seconde linee.
C’è chi come Vega Colonnese ha già annunciato che non si candiderà e farà la mamma.
Le altre regioni
Ma il tema ricandidature sta creando frizioni anche in altre regioni. In Puglia e in Piemonte è la base storica a contestare qualche eletto e il voto locale potrebbe riservare delle sorprese.
In Trentino Alto Adige le due anime Cinque Stelle che fanno a capo al consigliere regionale Filippo Degasperi e al fedelissimo di Di Maio, Riccardo Fraccaro, si stanno scontrando e a farne le spese potrebbe essere proprio quest’ultimo.
Nel 2013 solo Fraccaro venne eletto per i Cinque Stelle in tutta la Regione. Di segno opposto i problemi in Friuli Venezia Giulia: i tre eletti di cinque anni fa hanno tutti lasciato il Movimento.
L’ipotesi
Proprio per ovviare a dispute interne – oltre a far saltare il tetto dei 40 anni per la Camera – nel Movimento, in primo luogo tra i parlamentari uscenti, si sta caldeggiando un compromesso, una soluzione che permetterebbe in parte di evitare sfide fratricide ma che suona anche come una deroga ad uno dei principi cardine dei pentastellati: ancorare l’elezione al luogo di residenza.
L’idea allo studio è quella per le aree metropolitane principali (che presentano sia confini elettorali più ravvicinati sia un maggior numero di conflitti potenziali nel Movimento) di far scegliere dove correre in base al numero di preferenze raccolte alle Parlamentarie.
In pratica, chi prende più voti decide. Poi, a seguire, scelgono quelli meglio piazzati. L’ipotesi trova sopratutto a sorpresa il consenso dei falchi, ma non è ancora stato stabilito se verrà inserita nelle nuove norme.
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
TASSO OCCUPAZIONE FINO A 35 ANNI CALATO DEL 10%
Sempre più occupati a termine, tanto che nel secondo trimestre si è toccato il
massimo storico di 2,7 milioni. E oltre 500mila lavoratori “somministrati“, che lavorano nel 95% dei casi con contratti brevi. O brevissimi.
Il dato medio è di 12 giorni, ma il 58% viene chiamato in servizio per meno di sei giorni e il 33,4% (era il 30,5% nel 2012) addirittura per una sola giornata.
E’ il quadro di un mercato del lavoro sempre più precario, a dispetto del Jobs Act, quello che emerge dal primo rapporto annuale sull’occupazione in Italia: a prepararlo sono stati, insieme, il ministero guidato da Giuliano Poletti, l’Istat, l’Inps, l’Inail e l’Anpal. Con l’obiettivo di “rispondere alla crescente domanda di una lettura integrata” dei dati sull’occupazione, visto che le diffusioni mensili e trimestrali da parte di fonti diverse tendono ad aumentare la confusione invece che far chiarezza.
La premessa spiega che le diverse analisi “convergono nel descrivere un quadro di miglioramento”, in cui “fattori di fondo — demografici e sociali dal lato dell’offerta di lavoro, di selezione interna e risposte ai mutamenti tecnologici e della globalizzazione dal lato delle imprese — e fattori di più breve periodo (espansione ciclica mondiale e politiche economiche) concorrono a una ripresa economica caratterizzata da una elevata intensità occupazionale”.
I numeri però dipingono un quadro in chiaroscuro: il numero degli occupati “si avvicina ai livelli del 2008“, poco meno di 23 milioni, ma “in termini di ore lavorate il divario è ancora rilevante”: quasi il 6% in meno.
Conseguenza diretta del calo dell’attività produttiva e dell’incremento dei posti a tempo parziale.
E il tanto rivendicato “effetto Jobs Act“?
Nel 2015 e 2016 gli sgravi contributivi per le assunzioni stabili — che peraltro non sono parte della riforma del lavoro, l’hanno solo accompagnata — hanno fatto “crescere significativamente” l’occupazione a tempo indeterminato, ma non tanto da riportarla al massimo storico fatto segnare prima della crisi.
Come emerso da tempo, poi, la ripresa occupazionale ha beneficiato soprattutto i lavoratori senior: il tasso di occupazione dei 15-34enni risulta tuttora del 10,4% più basso rispetto al livello del 2008, a fronte di un aumento di 16 punti per i 55-64enni e di 1,5 punti per i 65-69enni.
“Negli ultimi due anni, tuttavia”, si legge nel documento, “la condizione dei giovani mostra segnali di miglioramento: dopo otto anni di calo, il tasso di occupazione dei 15-34enni torna a crescere nel 2015 e soprattutto nel 2016 (+0,1 e +0,7 punti), in particolare per 25-29enni”.
Nel frattempo però sono progressivamente aumentati i rapporti di lavoro in somministrazione, gli ex interinali.
Assunti dalle Agenzie per il lavoro, che li inviano “in missione” nelle aziende che richiedono i loro servizi. I loro contratti, mettono nero su bianco ministero, Inps e Istat, sono sempre più brevi. “L’incidenza dei contratti di breve durata sul complesso risulta in crescita”, si legge, “dal 56% del 2012 al 58% del 2016. La loro durata media prevista è progressivamente diminuita passando da 13,8 giorni nel 2012 a 11,7 giorni nel 2016. Più dettagliatamente, se nel 2012 le attivazioni con durata prevista inferiore ai 6 giorni erano pari al 55,2% del totale delle attivazioni brevi, nel 2016 passano al 58,5%“.
Una crescita “quasi totalmente imputabile alle attivazioni che prevedono una sola giornata, la cui incidenza cresce di quasi 3 punti percentuali dal 30,5% al 33,4%”. Al contempo, “si comprime sensibilmente la quota di attivazioni di breve durata che superano le 31 giornate previste: dal 16,2% al 12,7%”. Si noti che non si tratta (più) solo di giovani alle prime armi: se gli under 25 e i 35-44enni sono i più numerosi, “nel corso del quinquennio è cresciuta l’incidenza relativa degli individui con più di 45 anni” ed è “più che raddoppiato il numero di lavoratori over 55 interessati da contratti di somministrazione di breve durata”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
DATI EUROSTAT: IN EUROPA CIRCA 79 MILIONI DI PERSONE VIVONO IN POVERTA’, 10 MILIONI SONO ITALIANI
L’Italia è il Paese che ha più poveri in Europa. Sono loro quelli ad avere maggiori difficoltà a far fronte a spese impreviste, a garantire che la propria casa sia sempre adeguatamente riscaldata, a far sì di avere almeno due paia di scarpe (estive e invernali), o ancora evitare di finire in arretrato con l’affitto o sostituire abiti lisi con capi più nuovi. Tutti indici di quelle che vengono definite «privazioni sociali e materiali», ma che al netto di espressioni politicamente corrette rilevano il grado di povertà delle famiglie.
A livello europeo e nazionale il fenomeno si sta riducendo, ma nell’Ue ci sono ancora 78,5 milioni di persone che vivono stentatamente, e più di dieci milioni di loro sono italiani.
I dati Eurostat diffusi oggi e relativi al 2016 indicano il tasso di privazioni sociali e sociali.
Cifre percentuali che lette così come presentate vedrebbero l’Italia undicesima in questa graduatoria. Romania (49,7%) e Bulgaria (47,9%) sono gli Stati membri in condizioni più problematiche, dove praticamente una persona su due ha difficoltà economiche.
Ma in termini assoluti, il 17,2% italiano indica più di 10,4 milioni di persone (10.457.600) alle prese coi sintomi di povertà .
Letti in quest’altro modo i numeri mostrano un’altra Europa, con l’Italia, sempre pronta a rivendicare la sua grandezze economica, a fare più fatica di tutti.
Gli italiani soffrono anche più dei romeni (9,8 milioni) che pure in termini percentuali si trovano davanti a tutti quanto a privazioni.
Salta all’occhio, in questa classifica, anche il dato francese. I cittadini d’oltralpe sono i terzi più in difficoltà a livello Ue (8,4 milioni, dietro Italia e Romania).
Dati alla mano non c’è da stare allegri, ma ci sono comunque motivi per guardare la situazione con spirito ottimistico.
La buona notizia è che tutto questo, seppure a fatica, si sta invertendo.
A livello europeo il tasso di persone con privazioni sociali e materiali si sta riducendo, e questo vale anche per l’Italia.
Tra il 2015 e il 2016 si sono contati nel territorio dell’Unione europea circa 8,9 milioni di persone con difficoltà economiche in meno.
Nello Stivale l’indice si è contratto del 4,4%, un dato che si traduce in 2,6 milioni in meno di cittadini alle prese con ristrettezze economiche. Un segnale che mostra come la ripresina per qualcuno c’è stata, ma che per qualcun altro deve ancora arrivare.
(da agenzie)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
AL SECONDO PIANO DEGLI UFFICI APPARE L’EFFIGIE DEL PUGNO CHIUSO SU SFONDO ROSSO DELLA FORMAZIONE DI SOFRI
Dietro la scrivania del funzionario di polizia, una donna, in un ufficio al secondo
piano della questura di Pisa, un pugno chiuso su sfondo rosso “saluta” tutti coloro che entrano nella stanza.
E’ il simbolo di Lotta Continua, la formazione extraparlamentare che negli anni Settanta polarizzò parte della sinistra di orientamento operaista e rivoluzionario e fece lavorare non poco la Digos.
In quell’ufficio della questura, il simbolo di Lotta Continua è stato incorniciato in primaria evidenza, accanto a un gagliardetto del Pisa Calcio e del crocifisso.
Che cosa ci sta a fare?
«E’ un cimelio di una quarantina d’anni — rispondono fonti della Questura — nessun poliziotto lo ha appeso in quanto simpatizzante o nostalgico di quegli anni. E’ solo storia».
Resta il fatto che qualcuno quel cimelio, un po’ atipico per abbellire un ufficio della questura, lo ha fotografato e lo ha spedito ad alcuni siti e quotidiani. E la notizia in poco tempo ha fatto il giro della Rete.
Anche perchè Pisa è storicamente legata alla formazione extraparlamentare di cui leader è stato Adriano Sofri, accusato e condannato per l’omicidio del commissario Calabresi, delitto del quale Sofri si è sempre proclamato innocente.
Così, dopo le polemiche sulla bandiera del Secondo Reich appesa in una camerata nella caserma dei carabinieri di Firenze, ecco il Pugno Chiuso della questura di Pisa.
Sarebbe quasi un derby se non ci fossero dubbi sull’opportunità e qualche sospetto (per il caso di Firenze) di simpatie.
(da “il Corriere della Sera”)
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Dicembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
IL FIGLIO MAGGIORE DEL SENATUR DI NUOVO NEI GUAI GIUDIZIARI PER TRUFFA
Sceglie due moto d’acqua, le va a provare sul litorale di Caorle, poi le acquista per conto di una società novarese (che in realtà era all’oscuro di tutto) e alla fine non paga il conto. Il figlio maggiore di Umberto Bossi sarà processato a Novara per truffa.
In questi giorni Riccardo Bossi, 39 anni, di Gallarate, da poco condannato a Varese sempre per aver acquistato merce costosa senza pagare, ha ricevuto una citazione diretta a giudizio per l’udienza del 18 settembre 2018.
Con lui comparirà in tribunale anche Calogero Plantera, 57 anni, catanese ora residente a Gravellona Toce.
A mandarlo a processo il pm Ciro Caramore.
Secondo l’accusa, nel settembre 2014 Bossi aveva allacciato dei rapporti con la darsena di Porto Santa Margherita, nel litorale veneto, e in particolare con la società «Marina 4». Aveva messo gli occhi su una moto d’acqua super accessoriata, la SeaDoo Rxt X260 Rs. Uno dei modelli migliori.
Non gliene bastava una, ne voleva due. Conto finale: 33.630 euro.
Per l’acquisto, secondo quanto denunciato dall’amministratore della società veneta, Bossi aveva detto di essere il delegato di un’impresa novarese, la Carpenteria M.L. Metal che ha sede a Castelletto Ticino e magazzini a Oleggio.
A tale ditta, aveva comunicato in darsena, doveva essere intestata la fattura.
Peccato che in carpenteria nessuno sapeva nulla. Il titolare, infatti, non aveva mai conferito a Bossi alcun mandato di acquisto, nè emesso ordini che potessero autorizzare l’emissione di fatture.
Anzi, quando le moto d’acqua erano arrivate da Porto Santa Margherita, l’imprenditore della M.L. Metal non era nemmeno presente.
C’era l’anziano padre, raggirato con una scusa: le moto venivano scaricate lì solo per comodità , per poter utilizzare il carroponte dell’impresa, ma l’acquisto non riguardava la carpenteria.
I mezzi erano stati poi caricati su un furgone, partito subito dopo.
Calogero Plantera, secondo quanto emerso dalle indagini, alla presenza di Riccardo Bossi aveva consegnato al fornitore l’assegno da oltre 33 mila euro, che poggiava sul conto della Plantera Edile, ditta a lui riconducibile.
Peccato che il conto era stato estinto qualche mese prima dell’acquisto.
Quando il rappresentante della Marina 4 era andato in banca a ritirare la somma, aveva scoperto la truffa. I soldi non c’erano. E anche le moto erano scomparse.
Si è cercato di rintracciarle senza successo: la pista d’indagine seguita si è poi bloccata nel Sud Italia. Ecco perchè la società della darsena si costituirà parte civile per chiedere il risarcimento dei danni.
Una truffa più o meno simile a quella per cui il figlio del «senatùr» è stato condannato qualche giorno fa a Varese a 9 mesi di reclusione: aveva comprato un impianto di illuminazione, pneumatici e benzina da alcuni commercianti senza poi pagare nulla.
(da “la Stampa”)
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