Destra di Popolo.net

MICCICHE’ DETTA L’AGENDA: “RIVEDERE L’ANTIMAFIA, NO AI TAGLI DEGLI STIPENDI, DELL’UTRI IN CELLA UNA CATTIVERIA”

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

LA SICILIA CHE “SARA’ BELLISSIMA” ILLUSTRATA ALL’ARS DA CHI NON VOLEVA TITOLARE L’AEROPORTO DI PUNTA RAISI A FALCONE E BORSELLINO

La detenzione di Marcello Dell’Utri è “inaudita cattiveria”, la commissione Antimafia regionale va rivista, gli stipendi dei dipendenti dell’Ars non si toccano chè “il marxismo ha fallito”.
Così Gianfranco Miccichè, deus ex machina dell’elezione di Nello Musumeci e plenipotenziario di Forza Italia in Sicilia, ha salutato la sua elezione a presidente dell’assemblea regionale, arrivata dopo una prima giornata di votazioni andata a vuoto e la seconda aperta dal caos in aula per il gesto di un deputato dell’Udc che ha mostrato la sua scheda già  votata all’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone.
Neanche il tempo di ringraziare i 39 deputati che lo hanno votato, quattro dei quali del Pd, e Miccichè ha dettato l’agenda dalla poltrona sulla quale si era già  accomodato nel 2006, quando il governatore era Totò Cuffaro.
Se cinque anni fa, da candidato presidente, aveva detto che era un errore intitolare l’aeroporto di Punta Raisi a Falcone e Borsellino, ai quali bisognava preferire “Archimede o altre figure della scienza, figure positive”, adesso uno degli obiettivi è “modificare” la commissione regionale Antimafia, guidata fino a poche settimane fa proprio da Musumeci, perchè “così com’è non va”, ha spiegato annunciando di aver già  chiesto a Claudio Fava la disponibilità  a confrontarsi.
Poi ha pregato i giornalisti di non “rovinare” la sua “giornata di felicità ” con domande su Marcello Dell’Utri, difeso a spada tratta: “Nei suoi confronti c’è stata una cattiveria infinita. Sono stato zitto, perchè mi hanno detto che dovevo essere votato ma ora parlo”, afferma Miccichè.
A suo avviso c’è stata “inaudita cattiveria” da parte “di qualcuno che si arroga il diritto di essere Dio” lasciando in carcere il fondatore di Forza Italia.
“Una cosa insopportabile, non umanamente ma istituzionalmente”, aggiunge augurandosi che “questo Paese reagisca ma mi pare difficile”.
Il tutto a neanche ventiquattr’ore dalla requisitoria dei magistrati nel processo Trattativa durante il quale i pm hanno spiegato che “Dell’Utri andò dai boss prima di creare Forza Italia”.
Prima della lunga parentesi sul fondatore del suo partito, che sta scontando una condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, Miccichè ha parlato di tagli e sprechi che “dovremo continuare ad eliminare, senza inseguire la demagogia“.
Ma i dipendenti dell’Ars possono dormire sonni tranquilli:   “Nessuno mi chieda di tagliare gli stipendi”, ha tagliato corto. Il motivo? “Il mondo ha dichiarato da tempo l’insuccesso del marxismo: stipendi tutti uguali non ce ne possono essere, chi merita di più deve guadagnare di più”.
Parlare di criteri di merito all’Ars è un’ottima battuta umoristica.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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CASO IGOR, LA FIGLIA DI VERRI: “COSA C’E’ DA FESTEGGIARE? I CARABINIERI CI AVEVANO DETTO CHE NON POTEVA ESSERE ALL’ESTERO E INVECE ERA IN SPAGNA”

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

LA FIGLIA DELLA GUARDIA AMBIENTALE DENUNCIA LE BALLE DI MINNITI E COMPANY

«Vedo in televisione uomini in divisa e magistrati italiani che si stringono la mano e sorridono. Cosa c’è da festeggiare? Igor ha fatto altri morti. I carabinieri avevano detto alla mia famiglia che non poteva essere andato all’estero e invece era in Spagna»: mentre Minniti e Pinotti si complimentano con le forze dell’ordine italiane perchè quelle spagnole hanno preso Igor il Russo, le parole dette a Repubblica da Francesca Verri, figlia di Valerio, la guardia ambientale uccisa l’8 aprile scorso da Norbert Feher, riportano un po’ di realtà  nel surreale di questa storia.
Igor, seminascosto lungo la strada provinciale A-226 che collega Mirambel e Cantavieja, due paesini di poche centinaia di anime della comarca di Maestrazgo, era ricercato dalla Guardia Civil per una rapina a un casolare di campagna che risale a dieci giorni fa.
Solo grazie alle impronte digitali, è stato possibile accertare che si trattava proprio di quello stesso “Igor el Ruso” che la stampa spagnola ha definito in queste ore come “l’uomo più ricercato d’Italia dopo i capi della mafia”.
Che Igor il Russo si trovasse in Spagna era un’intuizione non impossibile da avere, visto che ci era stato in altre due occasioni e sembrava conoscere la lingua.
Igor però è stato cercato anche in Croazia, in Austria, in Serbia e in altri paesi: qualche tempo fa la procura di Bologna era stata proprio a Vienna.
Spiega oggi Repubblica:
Per eludere i controlli avrebbe attraversato l’Austria, la Germania e la Francia, un percorso a tappe fino alla Spagna. Un viaggio in autostrada, fatto forse sfruttando la solidarietà  di camionisti serbi o slavi, inconsapevoli di quel carico di morte che si sono portati in cabina.
Il Corriere della Sera, in un articolo firmato da Giusi Fasano, racconta che secondo un informatore Igor il Russo aveva preso uno dei pullman che portavano a Lourdes o Medjugorie.
Da una parte gli inquirenti hanno dovuto soprattutto ‘gestire’ la rabbia dei familiari delle vittime. La moglie del barista Davide Fabbri, oltre ad aver lanciato la ‘taglia’ sul killer, è pronta a chiedere i danni allo Stato per il fatto che lo straniero, espulso dal territorio nazionale nel 2015, dopo una condanna per rapine, era ancora in Italia, libero di uccidere. I figli della guardia ecologica Valerio Verri hanno sempre sostenuto, anche con un esposto in Procura, che al padre non doveva essere permesso di pattugliare una zona che il giorno dopo il delitto è stata interdetta.
Non dimentichiamo il tema della collaborazione tra le forze dell’ordine. Che è mancata, sempre secondo i figli di Verri, che hanno citato in questi mesi una nota con cui la Questura di Ferrara diceva di essere stata informata tardi, cioè dopo i due omicidi, che il responsabile potesse essere la stessa persona, cioè il pregiudicato.
Poi c’è la questione della fuga dell’8 aprile: dopo aver ucciso per la seconda volta, Feher fece perdere le proprie tracce scappando a piedi, dopo aver incrociato tre carabinieri in borghese che gli intimarono di fermarsi, ma non fecero ricorso alle armi.
Sul tema è stato aperto un fascicolo, conoscitivo da parte della Procura militare di Verona. Una decisione presa dopo gli articoli che riportavano il verbale dell’intervento dei militari.
La Procura militare di Verona qualche tempo fa ha aperto un fascicolo di indagine per accertare eventuali responsabilità  in quanto accaduto alle le 19.45 dell’8 aprile, quando tre militari si trovarono faccia a faccia con Norbert Feher alias Igor Vaclavic:
I tre carabinieri vedono sopraggiungere un mezzo, simile a un Fiorino, corrispondente alla descrizione del furgone del killer. Lo seguono e allertano la centrale operativa di Molinella, con cui rimangono costantemente in contatto. Gli si accostano in una strada di campagna e gli ordinano di scendere dall’auto e di mostrare le mani. Igor, però, mette la retromarcia, percorre 150 metri e si ferma a ridosso del boschetto vicino alla strada. Con tutta calma si dirige nella vegetazione, per poi tornare indietro per prendere uno zaino dimenticato nel furgoncino. Dopodichè si allontana definitivamente. I carabinieri comunicano che “non sembra armato“. E i superiori, per motivazioni che ora la Procura militare vuole chiarire, ordinano ai militari di mantenere la calma, limitarsi a osservare i movimenti del soggetto e aspettare i rinforzi che da lì a poco sarebbero arrivati. Erano le 19.45: secondo quanto riporta Il Giornale i rinforzi sarebbero arrivati solo un’ora e mezza dopo, alle 21.15. Da quella volta Igor non è mai più stato individuato.

(da “NextQuotidiano”)

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PENSIONI D’ORO, I DODICI MILIARDI DI DI MAIO E I CONTI ANCORA SBAGLIATI

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

COME FARE POLITICA SPARANDO CIFRE A CASACCIO, TANTO C’E’ SEMPRE QUALCUNO CHE CI CREDE

Si possono risparmiare 12 miliardi di euro tagliando le pensioni sopra i 5000 euro come ha detto il vice presidente della Camera Luigi Di Maio ieri a Radio Anch’io?
Sì. A patto di azzerare, cioè eliminare completamente, oltre 151 mila assegni da almeno 5000 euro lordi, poco meno di 3000 euro netti.
Con un risparmio di circa 12,8 miliardi di euro.
I numeri arrivano dai dati 2015 del casellario centrale dei pensionati, inseriti in un rapporto pubblicato da Itinerari Previdenziali, e mettono in evidenza come l’idea di ottenere un risparmio permanente come quello ipotizzato da Di Maio rischierebbe di coinvolgere una platea di pensionati che proprio “d’oro” non sono.
Non a caso, meno di 24 ore dopo il Movimento 5 Stelle ha puntualizzato che il risparmio “si riferisce a più anni” e “quando parliamo di pensioni d’oro ci riferiamo a pensioni sopra i 5 mila euro nette”.
La pezza dei pentastellati, però, è peggio del buco.
Come mostrano i dati del casellario, il numero di pensioni che si trovano sopra la fascia dei 5000 euro netti, circa 8500 euro lordi, assicurerebbe risparmi di molto inferiori ai 12 miliardi di euro, meno 1,9 miliardi di euro se si sommano gli importi mensili che si trovano sopra gli 8532 euro mensili lordi.
Per un totale di poco meno di 13 mila assegni, quasi l’equivalente di 13 mila persone visto che in questa fascia pochi possono vantare più di una pensione di questo importo.
In meno di sei anni, più di una legislatura, si otterebbe quanto promesso da Di Maio.
Per ottenere questi risparmi non bisognerebbe però portare le pensioni considerate d’oro a un livello considerato accettabile dal Movimento 5 Stelle, quindi al massimo 5000 euro netti, ma addirittura cancellare integralmente l’importo.
Vorrebbe dire non dare più nemmeno un euro a chi incassa queste pensioni.
Inoltre, c’è una differenza sostanziale, ammesso e non concesso di non scontrarsi con la Corte Costituzionale su questo tema –   tra immaginare un risparmio annuale e parlare di “più anni”. Significa che il taglio delle pensioni immaginato dai Cinque Stelle sarebbe temporaneo e non permanente.
Così come, di conseguenza, la eventuali nuove misure di spesa ad esso associate.

(da “La Repubblica”)

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IL DEPUTATO M5S CHE PENSA CHE CARLO CALENDA SIA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

CALENDA GLI RICORDA CHE LUI E’ MINISTRO DELLO SVILUPPO E PAOLO ROMANO CANCELLA IL TWEET

Oggi su Twitter è andato in scena uno scontro divertente tra Paolo Romano, deputato del MoVimento 5 Stelle, e il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda.
Comincia Romano, che richiama Calenda perchè ha chiesto “ad Alitalia di informarsi sui contributi dati a Ryanair! Forse si è dimenticato che lui è il Ministro dell’Economia. Da anni chiediamo trasparenza sui contributi dati a Ryanair, c’è anche una legge che lo prevede, disattesa proprio dal suo governo“.
Il deputato Romano non si è accorto che Calenda non è ministro dell’Economia, e fa riferimento a una dichiarazione dello stesso ministro a L’Aria che tira di ieri: “Ho chiesto ai commissari di Alitalia di aprire una richiesta di informazioni su tutti i contributi che Ryanair prende dalle regioni. Se prende soldi pubblici deve rispettare le regole, altrimenti si comporta, come ho già  detto, in modo indecente”.
Calenda ha subito replicato a Romano segnalandogli che lui non è il ministro dell’Economia e ricordandogli che i contributi sono regionali e non è il governo a erogarli.
A questo punto, in nome dell’onestà  intellettuale, Romano ha cancellato il tweet e ne ha pubblicato un altro senza fare cenno minimo all’errore precedente, chiamandolo ministro dello Sviluppo ma tornando ad accusare il governo di averla disattesa.

(da “NextQuotidiano”)

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IL MILLENNIAL VOLUTO DA RENZI IN DIREZIONE PD PERDE LA TESTA PER UN RIGORE NEGATO E PICCHIA L’ARBITRO

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

DUE ANNI DI SQUALIFICA, 500 EURO DI MULTA E DIMISSIONI

Matteo Renzi lo aveva inserito come rappresentante delle Marche tra i 20 millennial da inserire nella Direzione nazionale del Pd.
Il pesarese Gianluca Vichi, 21 anni, è però anche dirigente sportivo di una squadra di calcio iscritta al campionato juniores ed è stato squalificato per due anni e multato di 500 euro per aver picchiato un arbitro.
Durante una partita in trasferta della sua squadra, scrive il Resto del Carlino, gli è stato negato un rigore e non ci ha visto più.
Gianluca si è alzato dalla panchina e avrebbe colpito con una ginocchiata all’addome l’arbitro Simone Giacomucci. “Mi dispiace, anche se a dire il vero non ho colpito l’arbitro con un calcio alla pancia ma con una ginocchiata alle costole – ha precisato Vichi —. Riconosco di avere sbagliato e chiedo scusa a tutti, compreso il partito”.
Poi le dimissioni dalla Direzione Pd.
“In questi giorni il mio nome è apparso sulla stampa nazionale e locale per un gesto brutto che ho commesso in un campo di calcio di provincia durante una partita di calcio. Visto che sono gesti che non mi appartengono, da subito mi sono reso conto dell’errore e ho ammesso le mie colpe scusandomi umilmente con arbitro, società  e partito. Pensavo che il caso potesse finire con le scuse, invece la stampa ha aperto un caso politico e un accanimento a mio avviso eccessivo che mi hanno fatto passare giorni pesanti soprattutto dal punto di vista umano. Gli errori servono per crescere e sono sicuro che questa vicenda mi aiuterà  a gestire ogni tipo di situazione che si presenterà  davanti a me” ha dichiarato Gianluca Vichi

(da “Huffingtonpost”)

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FUCCI SI CANDIDA A POMEZIA SENZA IL M5S

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

“IL M5S SI STA PRIVANDO DI ME”… GLI ATTIVISTI LOCALI HANNO GIA’ VOTATO UN ALTRO CANDIDATO SINDACO

Il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, sfida direttamente i vertici pentastellati e si candida con una lista civica.
Come aveva anticipato sulla sua pagina Facebook, Fucci ha dichiarato la sua volontà  di provarci senza i grillini durante un convegno con la senatrice Elena Fattori e la consigliera regionale Valentina Corrado, di cui aveva accompagnato la corsa, fallita, a candidata governatrice durante le Regionarie del Lazio. Il Messaggero ha raccolto le sue dichiarazioni:
«Ho governato bene, mi ricandido per un terzo mandato», dice sicuro Fucci. Il quale si è creato in questi anni, e a ora ancora di più, molte sponde all’interno del movimento dei 5 stelle e a più livelli. Non solo livelli locali. Ieri era a un convegno con la senatrice Elena Fattori e la consigliera regionale Valentina Corrado.
Per la prima volta, dunque, un eletto non elemosina il simbolo e in virtù dell’esperienza acquisita proverà  a correre con una sua lista civica, come Pizzarotti.
«Fino a ieri ero portato come esempio a Rimini, oggi vengo gettato alle ortiche e avanti il prossimo nonostante la mia formula abbia funzionato», dice Fucci.
E quindi, bye bye Movimento.
La teoria del sindaco è questa: «È il M5S che si sta privando di me — dice al Messaggero- Non ho chiesto di stravolgere la regola, ma di applicarla con ragionevolezza. Il mio primo mandato da consigliere è durato poco più di un anno,quindi non è completo».
I vertici per ora tacciono perchè gli riconoscono dei meriti. In questo momento il M5S sta cercando disperatamente di valorizzare competenze ed esperienze acquisite sul campo.
I grillini locali hanno scelto come prossimo candidato sindaco il presidente del Consiglio comunale Adriano Zuccalà . Con la candidatura di Fucci il rischio è che finisca come a Parma, ovvero con una lista che ruba voti all’altra. Magari però stavolta favorendo gli altri candidati.

(da “NetxQuotidiano”)

argomento: Grillo | Commenta »

GINO STRADA: “EUROPA MESCHINA E GRETTA, NON GLIENE FREGA NULLA DELLE VIOLENZE AI PROFUGHI”

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

“CI VOLEVA LA GRANDE INTELLIGENZA POLITICA DI MINNITI PER PENSARE DI FERMARE COSI’ L’IMMIGRAZIONE”… “CRIMINALE E’ CHI NON VUOLE SALVARE UN ESSERE UMANO, NON LE ONG”

“Liberi e Uguali? Queste due parole fanno parte della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Non c’è nessun copyright da parte di nessuno. Anzi, le usassero più persone, più organizzazioni, più istituzioni: se la ricordassero questa cosa di liberi e uguali in dignità  e in diritti“.
Sono le parole del fondatore di Emergency, Gino Strada, ospite di Propaganda Live, su La7.
Il medico risponde a una domanda del conduttore Diego Bianchi circa la somiglianza del simbolo della coalizione di sinistra capeggiata da Pietro Grasso e la campagna di Emergency del 2012: “Non c’è nessun plagio. La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo è uno dei più alti punti del pensiero nella storia dell’umanità ”.
Sulla legge sul biotestamento, osserva: “Era ora. In Italia purtroppo siamo abituati a far passare per delle conquiste epocali delle cose che sono veramente il minimo indispensabile“.
Inevitabile il tema dei migranti e delle Ong: “Ho trovato una uniformità  di pensiero deprimente da parte di tutte le forze politiche. Riguardo alla politica del ministero dell’Interno, noi di Emergency l’abbiamo definita ‘un atto di guerra contro i migranti’, perchè è davvero un atto di guerra. Poi ovviamente si costruiscono ulteriori bugie, come l’esprimere soddisfazione per i risultati straordinari raggiunti. E quale sarebbe il risultato straordinario? Il fatto che siano arrivati meno migranti”.
E rincara: “Sarebbe questo il grande risultato? A prescindere dal fatto che queste persone stiano bene o siano state massacrate o stuprate o imprigionate? L’interesse di questa Europa gretta e meschina è che non arrivino più i migranti. L’interesse non è che muoiano o che soffrano, ma che non ci rompano più le palle. Noi, nella nostra grandissima intelligenza politica alla Minniti, pensiamo di poter fermare l’immigrazione. Ecco, direi di alzare il tiro: facciamo in modo che il sole non sorga più per due mesi. Questi sono pazzi”.
Strada chiosa: “C’è stata una campagna diffamatoria contro le Ong, campagna in cui si vuole criminalizzare le organizzazioni semplicemente perchè vogliono salvare qualcuno. Ma il criminale è chi non vuole salvare qualcuno”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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CORTEO PACIFICO “INSIEME SENZA CONFINI”: SFILANO A ROMA 25.000 IMMIGRATI PER DIRITTI ED ESCLUSI

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

SE QUALCUNO SPERAVA IN INCIDENTI GLI E’ ANDATA MALE

Migranti in piazza oggi a Roma per chiedere ‘diritti senza confini’. Un corteo colorato e pacifico che ha attraversato il centro storico.
“Siamo quelli che vengono confinati in centri di accoglienza e nelle periferie. Siamo disoccupati e senza casa – hanno detto al megafono gli organizzatori – Siamo uomini e donne colpiti in questi anni da leggi infami. E’ la nostra giornata. E’ la giornata degli esclusi, degli invisibili – hanno aggiunto – Sfiliamo per le strade di Roma per riprenderci la nostra dignità . Abbiamo sete di diritti e libertà  “.
A scendere in piazza tanti migranti, provenienti soprattutto dai Paesi dell’Africa centrale, e poi dai movimenti per la casa, agli studenti, dai centri sociali all’Usb.
Il corteo nazionale è partito da piazza della Repubblica ed è arrivato a piazza del Popolo scortato dalle forze dell’ordine.
L’area della manifestazione era super presidiata. Nei giorni scorsi gli investigatori avevano ipotizzato il rischio che tra i manifestanti potessero infiltrarsi violenti, anche provenienti da altre città , con l’obiettivo di creare disordini.
Il corteo è invece stato pacifico e di questo il questore di Roma, Guido Marino, ha ringraziato, oltre che le forze dell’ordine, anche gli organizzatori per la collaborazione.
“Siamo circa 25mila persone” hanno detto i promotori all’ arrivo in piazza del Popolo. Lungo il percorso sono stati esposti striscioni con scritto ‘Ius omnibus’ , ‘Uniamo le lotte’ e ‘schiavi mai'”.
Alcuni indossavano pettorine rosse con la frase “Diritti senza confini”, altri sventolavano bandiere “Stop sfratti e sgomberi” e “No tav”.
“Oggi è la giornata degli invisibili, di tutti quelli che sono stati confinati nelle periferie, nelle campagne, di tutti quelli che sono stati colpiti dalle norme repressive – ha detto Abdoul, uno dei tanti migranti presenti – Ma è la giornata soprattutto per dire che chiediamo giustizia sociale, libertà  di circolazione e diritti”. “E’ la nostra giornata – ha aggiunto il giovane che viene dal Senegal – Ci siamo tutti in piazza.
Gli organizzatori hanno sottolineato di aver chiesto un incontro al ministro Minniti. “Non vogliamo intermediazione – ha detto Aboubakar Soumahoro, del coordinamento ‘Diritti senza Confini’ – Vogliamo sapere da lui cosa vuole fare con noi invisibili”

(da “Huffingtonpost”)

argomento: Diritti civili | Commenta »

NUOVO CONTRATTO PER GLI STATALI, SCATTO DI 85 EURO

Dicembre 16th, 2017 Riccardo Fucile

PREVISTI ANCHE LICENZIAMENTI PER MOLESTIE E PREMI PER UFFICI VIRTUOSI

Gli statali presto avranno nuove regole di lavoro e una busta paga un po’ più pesante. La trattativa per il rinnovo dei contratti è alla volata finale, dopo quasi dieci anni di attesa. Una tappa preceduta dalla sentenza della Corte Costituzionale da tre manovre (per un totale di 2,8 miliardi di euro) e dalla riforma Madia.
Ecco allora le principali direttrici del nuovo contratto.
Per il quadro finale bisogna però aspettare l’incontro di mercoledì, quando i sindacati si ritroveranno all’Aran, l’agenzia che rappresenta il Governo, per tentare l’accordo.
Ma la partita si chiuderà  completamente solo quando saranno toccati tutti i settori (dalla scuola alla sanità ) e i ‘soldi’ entreranno nelle tasche dei travet (entro marzo).
Un complicato meccanismo assicurerà  un aumento medio di 85 euro mensili lordi. Questo per il complesso dei dipendenti delle funzioni centrali, ovvero gli statali in senso stretto (247 mila ‘teste’).
L’adeguamento inoltre punterà  ad accorciare la forbice retributiva. Applicando a tutti la percentuale di rialzo, stabilita in manovra (+3,48%), chi ha di più avrebbe ancora di più. Si applicherà  quindi una ‘scala’ che permetta scatti più omogenei.
Le organizzazioni dei lavoratori non saranno più solo informate delle decisioni prese dall’amministrazione, ma si darà  vita a un confronto (una sorta di concertazione nella versione 2.0) nelle materie che hanno riflessi sul lavoro.
In ballo ci sono anche turni e straordinari. I bonus di produttività  non ricadranno più nella stessa proporzione su tutti ma saranno tarati sulla produttività  sia del singolo che della squadra di cui fa parte, ovvero dell’ufficio.
Si ipotizza che il 20% delle risorse vada ai dipendenti dei servizi che si aggiudicano le performance migliori.
Il contratto a tempo determinato non potrà  superare i 36 mesi, prorogabili di altri 12 ma solo se in via eccezionale. Come nel privato, il numero dei dipendenti a termine non potrà  andare oltre il 20% del totale. Superate le soglie non si potrà  essere assunti (si entra solo per concorso) ma l’esperienza maturata farà  punteggio.
Vengono esplicitate e rafforzate le sanzioni da infliggere in questi casi: in prima battuta il molestatore incappa in una sospensione (fino a un massimo di 6 mesi). Ma se il comportamento viene replicato scatterà  l’espulsione definitiva.
Via anche chi chiede regali sopra i 150 euro come scambio di favori.
Si rimarrà  fuori dall’ufficio e senza stipendio fino a due assenze ingiustificate in continuità  con le giornate festive. La stessa sanzione è prevista per ingiustificate assenze di massa (l’esempio più eclatante è il Capodanno dei vigili urbani della Capitale). Se la condotta si ripete si passa al licenziamento. E non si scappa, visto che tutto sarà  registrato in un ‘fascicolo personale’.
La Pubblica Amministrazione apre le porte all’orario di lavoro ‘elastico’, con fasce di tolleranza in entrata e in uscita. Viene anche potenziata la possibilità  di passare al part time. Un capitolo è poi dedicato al telelavoro.
Le unioni civili valgono come i matrimoni su permessi e congedi. I conviventi potranno così godere dei 15 giorni di stop retribuito riconosciuti per le nozze. Anche nella P.a il lavoratore potrà  cedere ad un altro dipendente, che abbia necessità  familiari o di salute, la parte che eccede le settimane di ferie obbligatorie.
Di norma i permessi previsti dalla legge sulla disabilità  andranno inseriti in una programmazione mensile e solo in caso di “documentata necessita” la domanda potrà  essere presentata nelle 24 ore precedenti. Intanto le tutele previste per le terapie salvavita vengono estese anche ai giorni di assenza dovuti agli effetti collaterali dei trattamenti. Arrivano inoltre i permessi ad hoc per viste specialistiche.

(da agenzie)

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