Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
COME FUNZIONA LA DEMOCRAZIA DIRETTA DA BEPPE GRILLO
Come sapete, in Italia vige oggi una democrazia diretta di tipo particolare: quella diretta da Beppe Grillo.
La questione, che doveva essere chiarissima già all’epoca del caso Cassimatis, continua però ad essere sconosciuta per una buona parte di attivisti M5S, equamente divisi tra i duri di comprendonio e quelli che pensano di partecipare alle Parlamentarie.
Per illustrare con la necessaria precisione come funziona la democrazia diretta da Beppe Grillo in Italia si può però fare riferimento al nuovo Statuto del MoVimento 5 Stelle, quello che il 30 dicembre scorso ha preso il posto di un altro statuto votato dagli iscritti. In particolare si può dare un’occhiata al ruolo del Garante (che incidentalmente è oggi Beppe Grillo) che l’assemblea gli iscritti qualcuno che passava di lì per caso e certo non pensava di fare male ha attribuito nel MoVimento 5 Stelle.
L’articolo 8 del Nuovo Statuto infatti comincia spiegando che al Garante è attribuito il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme dello Statuto.
Come da regole di base della democrazia diretta da Beppe Grillo, infatti, quello che decide Beppe Grillo è legge a prescindere, come del resto succede in tutti i sistemi pienamente democratici dai tempi del Faraone d’Egitto a quelli del Re Sole in Francia.
Il Garante viene eletto, è questo il sale della democrazia diretta!, mediante consultazione in rete.
Si può candidare chiunque? Eh, ve piacerebbe.
No, i nomi li propone il Comitato di Garanzia, attualmente composto da Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri.
E chi ha scelto il Comitato di Garanzia? Sempre Beppe Grillo, che domande.
Che c’è, non vi fidate? Se non vi fidate quella è la porta.
In ogni caso, dicevamo, il Garante può essere eletto e questo è sintomo di democrazia. Solo che c’è un problema: attualmente il garante c’è e il suo incarico, come nelle dinastie degli INCAS, nell’Impero Romano e ai bei tempi di Serse — tutti non a caso alfieri ante litteram della Democrazia Diretta da Beppe Grillo — è a tempo indeterminato.
Quindi nessuna scadenza, il Garante è Beppe Grillo finchè Beppe Grillo lo vorrà , come d’abitudine nelle democrazie dirette di un certo livello come l’Impero Assiro-Babilonese o il culto di Quetzalcà³atl .
E se il Garante a un certo punto impazzisce e — poniamo il caso — comincia a chiedere un curriculum a Di Maio, un ragionamento concreto a Di Battista o un bando corretto alla Giunta Raggi?
Nessun problema, in quel caso il Garante si può revocare. Solo che c’è un però: affinchè il voto per cacciare il garante sia valido debbono partecipare la metà più uno degli iscritti, altrimenti il Comitato di Garanzia si deve dimettere.
Ora, ragioniamo. Sapete quanti sono gli iscritti al M5S? Secondo Casaleggio sono 150mila.
Sapete quanti sono andati a votare nella consultazione che ha ratificato Di Maio come premier del M5S? Trentasettemila e spiccioli.
Il candidato quindi adesso dica, sapendo che per un voto importante come quello per Giggetto è andato a votare meno di un quarto degli iscritti, quante possibilità ci sono che si raggiunga il quorum necessario in un ipotetico voto per far fuori il Garante, che oggi incidentalmente è Beppe Grillo.
Se ci azzecca, è pronta per lui una laurea in democrazia diretta da Beppe Grillo all’Università della Strada.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
UN PICCOLO PASSO PER L’ECOLOGIA, UN GRANDE ESBORSO PER GLI ITALIANI
Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori ed inventori. Ma soprattutto di creduloni. 
In molti infatti immaginano che dietro alla storia dei sacchetti biodegradabili ci sia un grande disegno del governo e del Partito Democratico per spremere gli italiani come arance.
Dal 1 gennaio i sacchetti per la frutta saranno biodegradabili e sarà obbligatorio indicare sullo scontrino il prezzo della busta. Non si tratta di un esborso eccessivo, mediamente siamo intorno ai due centesimi di euro a sacchetto ma per molti nostri connazionali si tratta di un costo inaccettabile.
Sembra quasi che prima i sacchetti fossero gratuiti, e molti ingenui oggi scoprono che anche il costo dei sacchetti “del vecchio conio”, quelli in plastica, veniva scaricato sull’acquirente (come è giusto che sia).
Le nuove disposizioni di legge vanno a recepire la direttiva (UE) 2015/720 del Parlamento europeo che a sua volta aveva modificato la direttiva 94/62/CE.
L’articolo 9-bis della legge di conversione n. 123 del 3 agosto 2017 (il Decreto Legge Mezzogiorno) stabilisce che «le borse di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite».
Non è quindi Renzi che si arricchisce con i sacchetti biodegradabili perchè una legge del genere l’avrebbe dovuta varare anche un governo di un altro colore politico per non incorrere in una procedura d’infrazione che sarebbe senza dubbio più costosa di 0,02 euro a busta.
Il tipico genio italiano si è messo subito all’opera per trovare un modo per non pagare due centesimi di euro per ogni spesa.
C’è chi ha fatto il calcoli e ha scoperto che mediamente l’incremento medio a famiglia nell’arco di un anno è intorno ai 5-7 euro.
Se una persona ad esempio utilizza tre sacchetti al giorno per cinque giorni a settimana spenderà la “bella cifra” di 60 centesimi al mese.
Insomma non si tratta di un esborso esorbitante, tenuto conto che in gioco c’è la riduzione del consumo di materiali inquinanti a favore di quelli biodegradabili.
Una delle soluzioni più gettonate è quella di pesare ed etichettare singolarmente la frutta (mele, banane, arance e così via) in modo da non dover pagare il sacchetto. In questo modo alla cassa l’operatore stornerà il prezzo dello shopper non utilizzato e si avrà anche la soddisfazione di averla messa in quel posto a Renzi e al PD (e alla casta!!).
Una trovata ineccepibile dal punto di vista tecnico ma difficilmente applicabile su larga scala. Immaginate di dover acquistare dell’insalata, magari della rucola, come fare ad etichettare il prodotto senza il sacchetto? E per le noci vendute sfuse?
Sicuramente chi avrà tempo da perdere si divertirà a pesarle una per una. Gli altri si renderanno conto che sarà molto più semplice pagare quei due centesimi.
C’è chi ci spiega che i sacchetti biodegradabili della frutta potranno essere riutilizzati, ma come?
In teoria la legge — il Ministero della Salute — vieta di poterli riutilizzare per fare la spesa. Alcune associazioni di categoria hanno però fatto richiesta al Ministero di poter derogare a quest’ultima norma.
Dal punto di vista teorico sarebbe possibile fare la spesa utilizzato sacchetti portati da casa. La procedura però è più complicata perchè prevede che il cliente pesi la merce senza sacchetto per poi imbustarla in un secondo momento in quelli da casa.
Una volta alla cassa (per quelle automatiche sarà necessario chiedere l’intervento di un addetto) il cassiere eseguirà lo storno del prezzo del sacchetto (sempre 0,02 euro). Naturalmente si dovrà insegnare al personale come “riconoscere” i sacchetti provenienti dall’esterno.
E in ogni caso dovrà essere adeguata la legge che per ora non consente l’utilizzo di sacchetti portati da casa.
Un altro vantaggio dei sacchetti biodegradabili è che potranno essere utilizzati per la spazzatura, in particolare per l’umido.
Nelle città dove non è attivo il servizio di raccolta porta a porta dell’immondizia i sacchetti per l’umido infatti non vengono forniti “gratuitamente” (in realtà il loro costo è compreso nella tassa sui rifiuti) dall’azienda dei rifiuti.
Quindi il sacchetto della spesa da due centesimi potrebbe tornare utile per buttare via la frazione umida dell’immondizia.
Se non fosse che al momento l’etichetta con il prezzo — che deve essere appiccicata al sacchetto — non è biodegradabile. Una soluzione sarebbe quella di utilizzare materiale compostabile anche per l’etichettatura, ma per il momento è solo un’ipotesi. Se non altro (etichetta a parte) potranno essere smaltiti più facilmente.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 3rd, 2018 Riccardo Fucile
PER IL CONGO E’ CITTADINO ITALIANO, L’ITALIA DEI VILI DISCRIMINA UN RAGAZZINO DI 13 ANNI
Per lo Stato italiano è un extracomunitario. Per il Congo, paese di origine di suo padre, è un cittadino italiano.
Anche se ha solo 13 anni, Nelson Munanga stava aspettando che il Parlamento approvasse la legge sullo Ius Soli ma la legislatura si è chiusa e, nonostante le belle parole, la politica non ha fatto nulla per gli stranieri nati in Italia e considerati “senza cittadinanza”.
Nelson continuerà a giocare nei giovanissimi della Reggina “in quota extracomunitari” ma lui è nato a Reggio Calabria, non è mai stato in Congo e conosce solo la lingua italiana e il dialetto calabrese.
“Mi sento italiano perchè sono nato qui e frequento la scuola a Reggio” dice sconfortato: “Di extracomunitario non ho nulla. Forse il colore della pelle”.
“Il partito che aveva la maggioranza non ha avuto il coraggio di affrontare lo Ius Soli come ha fatto per la questione del biotestamento — è lo sfogo di suo padre, Valentino Munanga -. Con lo Ius Soli non ci sarebbe stata discriminazione tra i bambini. È giusto che i bambini nati in Italia si sentano italiani. La politica non deve fare i giochetti con i sentimenti dei bambini. È una cosa bruttissima. Qualcuno ha preso in giro dicendo che lo Ius Soli riguardava gli immigrati arrivati adesso. Dire che l’Italia è un paese razzista non è vero. Una parte della classe politica lo è. I politici devono riflettere. Come si sentirebbero se qualcuno discriminasse i loro figli?”
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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