Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
LA DIREZIONE DEL MUSEO PRESENTA DENUNCIA: NON ESISTE UN CENTRALINISTA UOMO, CHI ERA QUELLO FATTO PASSARE PER TALE DAL LEGHISTA?
Qualche giorno fa ha postato su Facebook un video in cui telefona al museo per protestare per gli sconti agli arabi. Ma il museo ha risposto che la telefonata sembra un falso e ha promesso un esposto alla magistratura
Andrea Crippa è assistente di Matteo Salvini a Bruxelles e l’allievo non può che mettersi sulla scia del maestro: per questo cinque giorni fa sulla sua pagina Facebook ha postato un video in cui telefona al Museo Egizio di Torino per chiedere conto dello sconto che la fondazione ha deciso di elargire ai visitatori di nazionalità araba.
Il salviniano prima chiede chiarimenti e poi sbotta: «Ma a lei pare normale? E gli italiani che fanno, pagano il biglietto intero?». Proprio così.
Il tutto con il numero di telefono dell’Egizio in sovraimpressione e un chiaro invito a tutti: «Facciamogli sentire cosa ne pensiamo».
Ma ci sono due problemi.
Il primo è che dal giorno della pubblicazione del video un sacco di geniacci ha deciso di imitare Andrea Crippa e telefonare al Museo Egizio per lamentarsi degli sconti e prendere a male parole le malcapitate centraliniste.
Il secondo è proprio il problema delle centraliniste: il museo dice che tutte le persone che lavorano in quel ruolo nella struttura sono donne, mentre dall’altra parte del filo nella telefonata di Crippa si sente la voce di un uomo.
Per questo i responsabili della struttura hanno depositato un esposto in cui chiedono di indagare sull’autenticità della telefonata.
Il Museo Egizio, sulla base degli elementi disponibili e degli accertamenti effettuati, ritiene che la voce maschile del presunto operatore dell’Ufficio Prenotazioni sia quella di un soggetto estraneo all’organigramma della società che gestisce le prenotazioni telefoniche posto che tutte le operatrici sono di sesso femminile.
Inoltre si fa presente che le dichiarazioni sulle attività promozionali contenute nel video postato su Facebook sono inesatte.
Dunque vi sono plurimi motivi per ritenere che il video in questione sia una montatura mirata a denigrare Il Museo Egizio che si riserva ogni opportuna azione legale all’esito delle indagini che saranno svolte dalla autorità competenti.
Ma i guai per Crippa non finiscono qui.
L’eurodeputata Isabella De Monte ha inviato infatti una lettera al presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani per un altro video dell’assistente di Salvini in cui chiede «che venga accertata la conformità o meno di tale comportamento con il Codice di buona condotta a cui sono sottoposti gli assistenti del Parlamento Europeo» in relazione a un videoreportage considerato denigratorio.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
PER ANNI SONO STATI FUNZIONALI ALLA FORMAZIONE DEL CONSENSO M5S… COME MAI SONO FINITI TRA I FORNELLI?
C’erano una volta due siti di riferimento della narrativa pentastellata “prima maniera”. 
Questi due siti erano TzeTze e La Fucina, entrambi creazioni della Casaleggio Associati che continua a gestirli ancora oggi. Qualcosa però è cambiato.
Ed è iniziato a cambiare dopo che qualcuno si è accorto che i contenuti pubblicati da TzeTze e La Fucina potevano essere associati ai grillini e nuocere.
Tant’è che la pagina di Grillo, che per anni ha condiviso post dei due siti della Casaleggio, ha smesso di farlo dopo l’inchiesta di Buzzfeed del novembre 2016.
Il legame tra Grillo, la Fucina e TzeTze era già stato “scoperto” nel 2014 da Sebastiano Messina che su Repubblica parlava dei legami tra i due blog aziendali della Casaleggio e l’house organ del MoVimento.
Scriveva all’epoca Messina: «Per il M5S giornali e televisioni sono “trombettieri del sistema”. Ma il blog del leader e i siti di Casaleggio padre e figlio costruiscono una realtà a senso unico: dove i pentastellati vincono sempre e il cancro si combatte con sale e canapa».
La Fucina e TzeTze erano al tempo due siti famosi per l’utilizzo massiccio del clickbaiting e spesso dediti a spacciare bufale scientifiche mediche o a rilanciare notizie “INCREDIBILI, SENSAZIONALI, CHE NESSUNO VI DIRà€ MAI”. Non c’è mai stato alcun legame ufficiale con il MoVimento 5 Stelle.
Gli unici punti di contatto erano il blog di Grillo e il fatto che i siti siano di proprietà della Casaleggio. La stessa società che fino a qualche giorno fa gestiva il blog e si occupava della raccolta pubblicitaria del sito di Grillo.
Prendiamo ad esempio La Fucina, il sito di clickbaiting della galassia Casaleggio.
Fino a poco tempo fa veniva rebloggato da Grillo sulla sua pagina Facebook: sul sito venivano spesso ospitati interventi del dottor Giuseppe Di Bella.
Di Bella è figlio del medico inventore del Metodo Di Bella che ogni tanto ci spiega che “la chemioterapia non funziona” e che qualche anno fa metteva in dubbio la reale efficacia dei vaccini:
Vale la pena ricordare che Di Bella è uno dei medici “di riferimento” di Grillo e che il MDB e altre cure per il cancro che non fanno guadagnare Big Pharma sono spesso state al centro dei suoi spettacoli teatrali.
Il sito è ancora online e ora si occupa prevalentemente di alimentazione e diete. Ad essere scomparsi sono la pagina Facebook e l’account Twitter che risultano entrambi disattivati.
Il canale YouTube che si raggiunge dalla home page de La Fucina invece è “Prevenzione a Tavola” che è però collegato ad un altro sito (prevenzioneatavola.it) ed ospita numerosi interventi del Prof. Franco Berrino.
Nel 2016 la Fucina diede vita, assieme a Berrino, al corso di cucina online dal titolo “Prevenzione a Tavola” dal costo di 95 euro.
Ora sulla Fucina non troviamo più i video di Di Bella ma interessantissimi tutorial su come sbucciare una melagrana in meno di un minuto o come pulire i cardi.
Oppure ci sono interessanti disamine sulle proprietà dei grani antichi e delle arance.
Anche TzeTze è rimasto vittima del cambiamento del MoVimento e della strategia di comunicazione a 5 Stelle.
Il sito e la pagina Facebook (esiste ancora) sono passati dal condividere contenuti legati al MoVimento 5 Stelle, come gli interventi televisivi dei parlamentari a 5 Stelle a parlare di ricette di cucina.
La cosa curiosa è che mentre il sito di TzeTze continua ad essere un aggregatore di notizie dove troviamo argomenti d’attualità e di cultura la pagina Facebook sembra aver perso completamente la sua vocazione a fare politica o anche solo a rilanciare notizie eclatanti e incredibili.
La maggior parte dei post su Facebook riguarda alimenti “sani e buoni” oppure spiegazioni su come “disintossicarsi” con frullati e tisane.
Inoltre la pagina non linka quasi mai contenuti presenti sul sito come se sito e pagina Facebook avessero preso strade separate. Alcuni contenuti della pagina sono condivisioni dalla pagina Facebook di “Prevenzione a Tavola” che evidentemente è diventato il prodotto sul quale si è deciso di puntare
Cosa è successo?
a Casaleggio ha quindi deciso di mandare definitivamente in pensione i suoi “trombettieri del sistema” che agli albori del M5S erano stati molto utili anche nella creazione del consenso politico del partito e nella “diffusione di fake news” e notizie “bomba” a carattere pseudoscientifico, come aveva scritto all’epoca Buzzfeed.
E di cambiare quindi radicalmente la linea editoriale dei due siti.
Puntando su tutt’altro e lasciando perdere i contenuti potenzialmente in grado di nuocere al MoVimento 5 Stelle a causa della gestione comune.
Coincidenze? A Voyager direbbero proprio di no.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER IL RE DELLE SLOT CORALLO E LABOCCETTA
La Procura di Roma vuole il processo, per il reato di riciclaggio, a carico dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, della sua compagna Elisabetta Tulliani, degli altri familiari di quest’ultima (dal fratello Giancarlo al padre Sergio) coinvolti in una serie di operazioni finanziarie a cominciare da quella legata all’appartamento di Montecarlo (che una contessa aveva lasciato in eredità ad An) che Giancarlo Tulliani avrebbe acquistato con i soldi di Francesco Corallo, il ‘re delle slot’, attraverso la creazione di due società off-shore, la Printemps e la Timara: una spesa di poco superiore ai 300mila euro nel 2008 quando la cessione dell’immobile nel 2015 fruttò un milione e 360mila dollari.
Un’operazione di compravendita che Fini avrebbe autorizzato senza sapere (così si è giustificato davanti agli inquirenti) che dietro c’era suo cognato.
I magistrati di piazzale Clodio hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio che coinvolge complessivamente dieci persone, tra cui lo stesso Corallo e l’ex parlamentare di An Amedeo Laboccetta, deputato napoletano di Forza Italia nonchè vice coordinatore campano azzurro, che rispondono, con altri quattro, di associazione per delinquere.
Secondo l’ipotesi dei pm, al fine di commettere “una serie di reati di peculato, riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e appropriandosi di ingenti somme di denaro (oltre 85 milioni di euro) corrispondenti al mancato pagamento dei tributi erariali, dovuti dalla società concessionaria Atlantis World Group of Companies per l’attivazione e la conduzione operativa della rete, per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento o intrattenimento”, il sodalizio avrebbe “trasferito tra il 2004 e il 2007 la liquidità così illecitamente accumulata (oltre 50 milioni di euro) dai conti correnti della concessionaria (stabile organizzazione in Italia di Atlantis/BPlus) verso conti correnti esteri olandesi, ed inglesi di altre società del Gruppo Corallo, e successivamente, verso un conto corrente di società offshore acceso a Saint Maarten (Antille Olandesi), sempre riconducibile al promotore e capo dell’associazione, Francesco Corallo, in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa e di poterla definitivamente impiegare in acquisizioni immobiliari ed attività economiche e finanziarie”.
Quanto a Fini e ai suoi familiari, la Procura resta convinta, al di là del recente interrogatorio reso a piazzale Clodio dall’ex leader di An, che Giancarlo ed Elisabetta Tulliani, titolari delle società offshore Printemps Ltd, Timara Ltd e Jayden Holding Ltd, abbiano “messo a disposizione i conti correnti di tali società per ricevere ingenti somme di denaro dal conto corrente acceso presso la First Carribean International Bank e intestato alla Dawn Properties, riconducibile a Corallo con cui Fini aveva stretto intesa, e su cui era delegato ad operare in qualità di director Rudolf Baetsen, con la consapevolezza della provenienza delittuosa, consentendo la realizzazione del segmento finale del flusso di denaro tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia”.
Oltre a questo, i magistrati romani hanno attribuito a Fini altri tre episodi di riciclaggio più uno di impiego di denaro di provenienza illecita assieme alla compagna Elisabetta e a Giancarlo Tulliani: le somme di denaro ricevute dal conto acceso presso la FCIB e poi bonificate da Baetsen, sarebbero state destinate “all’acquisto dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di An, di cui erano divenuti i proprietari occulti. E dopo che, l’immobile era stato rivenduto, il 15 ottobre del 2015 dalla Timara Ltd, compivano ulteriori transazioni bancarie con le quali impiegavano, sostituivano e trasferivano la somma di denaro pari a 1,2 milioni di euro, derivata dalla compravendita, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa, utilizzando diversi conti correnti anche esteri”.
I pm ritengono poi che Giancarlo Tulliani abbia ricevuto sul proprio conto corrente presso la Caisse d’Epargne-Costa Azzurra, filiale francese di Beausoleil, il 5 novembre 2015, un bonifico di 1,2 milioni di euro, disposto da uno studio notarile, in merito a una vendita immobiliare.
E che, successivamente, da tale rapporto avrebbe trasferito sul proprio conto corrente italiano Mps la somma di 140mila euro (l’11 novembre 2015), di 145mila (il 20 novembre) e 560mila (il 9 settembre 2016).
Elisabetta Tulliani, dal canto suo, tra il 24 novembre e il 10 dicembre 2015, avrebbe ricevuto sul conto corrente acceso presso Mps 290mila euro e poi 449mila euro, bonificate dal fratello, con la causale ‘prestito infruttifero’, dal conto Mps di Giancarlo che era alimentato esclusivamente, fin dalla sua apertura, dal conto Caisse d’Epargne”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
DIBBA HA CONSEGNATO UNA LISTA CON LE PROFESSIONI DEI PENTASTELLATI, DIMENTICANDOSI DI SEGNALARE QUALI FOSSERO I REDDITI PERCEPITI DA MOLTI ELETTI PRIMA DI ENTRARE IN PARLAMENTO
La settimana scorsa il Giornale e Silvio Berlusconi sono andati all’attacco del
MoVimento 5 Stelle dicendo che 8 candidati su 10 del partito di Grillo non lavorano.
Si tratta chiaramente di una balla, perchè non è possibile che Berlusconi o il Giornale fossero a conoscenza delle attività professionali dei diecimila “candidabili” tra i quali il MoVimento ha scelto i candidati per le politiche 2018.
Però se andiamo a guardare i redditi e le professioni degli attuali deputati scopriamo che sono in molti che grazie al MoVimento 5 Stelle hanno trovato un lavoro e un reddito di cittadinanza
Ieri Alessandro Di Battista, ospite a Domenica Live da Barbara D’Urso, è tornato sull’argomento.
Una delle “tre verità ” che Di Battista ha regalato alla conduttrice di Canale 5 è stata la lista delle professioni e dei mestieri dei deputati e senatori del MoVimento 5 Stelle.
Un tema che sta senza dubbio molto a cuore ai pentastellati visto che venerdì avevano fatto recapitare a Palazzo Grazioli la stessa lista per dimostrare a Berlusconi che tra le fila del MoVimento ci sono fior fiore di professionisti, avvocati, ingegneri e così via.
E senza dubbio ce ne sono.
Peccato però che in quella stessa lista Luigi Di Maio figuri come “studente”, che non è una professione dal momento che non dà reddito.
Come Di Maio altri 11 parlamentari a 5 Stelle esercitano la professione di studente. Curiosamente sul sito della Camera Di Maio si definisce “giornalista pubblicista”.
E senza dubbio di disoccupati nel M5S ce ne sono (ad esempio la senatrice Vilma Moronese), ma per Di Battista “se ci sono cittadini disoccupati è colpa dei partiti”.
Perchè è sempre colpa dei partiti. Ed è per questo che forse la Moronese fece assumere il compagno come assistente parlamentare.
I nodi vengono al pettine però se andiamo a leggere le dichiarazioni dei redditi pubblicate per legge sul sito della Camera.
Partiamo proprio da Di Battista, che si è definito giornalista anche se non è iscritto all’albo e non ha il tesserino.
Il Dibba prima di entrare in Parlamento dichiarava un reddito annuo pari a 3.176 euro. Di sicuro non era disoccupato ma non aveva certo uno stipendio con il quale potersi mantenere.
Nel 2014 Di Battista ha dichiarato un reddito pari a 78mila euro, ovvero ventisei volte superiore a quello precedente.
Anche Roberto Fico, che nella lista viene definito “comunicatore” nel 2013 ha presentato una dichiarazione dei redditi da 0 euro mentre nel 2014, dopo l’ingresso in Parlamento ha dichiarato 78mila euro.
Come Fico e Di Maio anche la deputata Giulia Sarti, l’onorevole Donatella Agostinelli e l’ex pentastellata Giulia Di Vita hanno dichiarato un reddito pari a zero.
Stando al sito della Camera anche l’esperto di microchip e ambientalismo militante Paolo Bernini nel 2013 non ha dichiarato redditi.
Oggi oltre a guadagnare una bella cifra si trova nella spiacevole posizione di doversi difendere in una causa intentata da un suo ex assistente che lo accusa di non aver versato stipendio e contributi.
Ci sono poi quelli che un lavoro ce l’avevano ma non percepivano certo un reddito dignitoso.
La deputata Federica Daga, che sul sito della Camera scrive di essere un’impiegata — quindi non figura tra i disoccupati — nel 2013 aveva invece dichiarato un reddito pari a 6.512 euro.
Il doppio di Di Battista ma senza dubbio non un reddito sufficiente per campare.
Anche il senatore Alberto Airola, che di lavoro fa l’operatore di ripresa telecinematografica, nel 2013 aveva dichiarato un reddito da fame: appena 6.525 euro di imponibile.
Di Battista ha ribadito che nel M5S ci sono molti liberi professionisti: uno di questi è Alessio Mattia Villarosa, imprenditore nel commercio che nel 2013 aveva dichiarato un reddito imponibile pari a 3.463 euro.
Un’altra invece è l’architetto Paola Nugnes, che da architetto libero professionista nel 2013 dichiarava un reddito lordo di poco più di 9mila euro e che nel 2016 ne ha dichiarati poco meno di 100mila (99.854).
Tra coloro che facevano un lavoro dipendente invece se la cava meglio Arianna Spessotto, che quando è arrivata in Parlamento guadagnava poco più di diecimila euro e che stando all’ultima dichiarazione ne ha guadagnati 98mila.
Il senatore Carlo Martelli, docente universitario (a contratto) di matematica, è passato invece da un reddito pari a 2.842 euro del 2013 a poco più di 100mila.
Tutto questo però Alessandro Di Battista, così ansioso di raccontare la verità in modo trasparente non l’ha detto.
Strano no?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
DI BATTISTA ELOGIA LA CONDUTTRICE CHE GLI HA PERMESSO UN MONOLOGO SENZA DOMANDE INCISIVE… QUANDO MASTRANGELI FU CACCIATO PER AVER PARTECIPATO
Il pensiero è andato subito al “povero” Marino Mastrangeli: lui per una comparsata da Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque venne cacciato con un voto dell’assemblea dei parlamentari poi confermato sul blog di Beppe Grillo (erano altri tempi, ancora si votava qualcosa).
Alessandro Di Battista invece ieri da Barbara D’Urso è andato in totale tranquillità , a dimostrazione che i tempi cambiano e le idee del MoVimento 5 Stelle pure.
Dopo l’intervista Di Battista ha regalato parole di elogio alla conduttrice: «Ve lo dico onestamente, sono riuscito ad esprimere le nostre idee senza essere interrotto ogni 5 secondi cosa che mi capita in altre trasmissione. La conduzione è stata molto corretta. Mi auguro che in tanti abbiano capito che non siamo nessuna “setta pericolosa” ma una comunità di cittadini che si stanno impegnando ogni giorno per rendere il nostro Paese un paese normale».
Ma qualcuno a cui la comparsata non è andata giù è spuntato lo stesso.
Ovviamente ha protesta chi, per un motivo o per un altro, non ha nulla da perdere. Come Giulia Di Vita, sospesa e poi reintegrata nel M5S Sicilia per la vicenda delle firme false, ma che ha deciso, a differenza di Chiara Di Benedetto — soltanto sfiorata dall’inchiesta — di non ricandidarsi. E guarda caso oggi si lamenta di Di Battista dalla D’Urso.
Protesta anche Vega Colonnese, non a caso anche lei non ricandidata:
Entrambe nei commenti però si beccano i rimbrotti dei followers che fanno notare come la domenica pomeriggio sia strategica per arrivare a fette di elettorato che non conosce o non segue i 5 Stelle su Internet o nei programmi dove vanno ospiti.
Insomma, se Parigi val bene una messa figurati se Palazzo Chigi non vale una D’Urso.
Il problema è: se poi perdono lo stesso?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
SE RECUPERA I 48 MILIONI CHE LA LEGA SI E’ FREGATA, MAGARI RIESCE A PAGARE QUALCHE AEREO PER I PAESI DI ORIGINE.. SEMPRE CHE LO STATO NON APPLICHI PRIMA LA LEGGE E LO PORTI A SAN VITTORE
Nonostante Berlusconi avesse intimato a Salvini di farlo tacere perchè “questo ci fa
perdere le elezioni”, anche stamane Attilio Fontana, candidato governatore sovranista in Lombardia, si è svegliato male.
“Il mio problema è che sono partito poco conosciuto” ha dichiarato in una intervista a Libero.
Affermazione che già fa sganasciare dalle risate visto come ha posto subito rimedio a questo problema.
Invece di rappresentare l’intera coalizione “moderata”, ha pensato bene di dare sfogo al più vergognoso sentimento razzista tratteggiando una difesa della razza bianca degna del Ku Klux Klan.
Poi aveva fatto una mezza marcia indietro, anche alla luce del crollo dei sondaggi che avevano visto dimezzare il vantaggio del centrodestra di Maroni rispetto a Gori.
Ma oggi ricomincia il delirio, falsificando pure i sondaggi e sostenendo che i consensi per lui sono aumentati dopo le sue frasi con cui “ho risolto in un secondo il problema di farmi conoscere”.
Poi sbulacca ancora: “Se sarò eletto, la prima cosa che farò è espellere i 100 mila clandestini che ci sono in Lombardia e che destano l’allarme dei cittadini”
Peccato che un governatore non abbia alcuna competenza nell’espellere le persone, essendo questa materia del Viminale e regolata da un iter giudiziario ben preciso.
Quindi la sua promessa è una sonora cazzata.
Non solo: per le pratiche di rimpatrio occorre non solo una sentenza della magistratura e la presa in carico della Questura, ma l’accettazione del Paese di origine e la disponibilità finanziaria per organizzare il reimpatrio, nonchè uomini e mezzi per porlo in atto.
In ultimo una barcata di milioni per organizzare i voli.
Se Fontana si facesse parte diligente e facesse restituire alla Lega i 48 milioni che si sono fottuti per spese personali i suoi dirigenti (come da sentenza esecutiva) magari dieci aerei riuscirebbe anche a organizzarli per rimandare a casa 500 “clandestini” come li chiama lui.
Dimenticavamo la chiosa finale di Fontana nell’intervista, dove definisce Gori “un fighetto che vive in una villona”.
Detto da un uno che ha sicuramente l’aspetto del mitico guerriero ariano e che gira in Porsche è la ciliegina finale.
Forza Fontana, avanti così !
Dopo aver fatto perdere alla Lega il comune di Varese, chissà che non riesci a fare altrettanto con la Regione Lombardia.
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
RIENTRA NELL’ELENCO DEL VIMINALE DEI 74 STABILI OCCUPATI ABUSIVAMENTE… ORA LA DESTRA CHE VUOLE CACCIARE TUTTI GLI ABUSIVI PUO’ FESTEGGIARE… TUTTO RIMANDATO A DOPO LE ELEZIONI
Anche l’immobile occupato da Casapound in via Napoleone III a Roma è nella lista degli sgomberi del Viminale.
Nel foglio di convocazione del comitato metropolitano che si svolgerà questa mattina nella sede della Prefettura di Roma, racconta oggi Simone Canettieri sul Messaggero, ci sono tre palazzi occupati da sgomberare. Tre priorità .
Nei primi due casi si tratta «dell’esecuzione del sequestro preventivo degli immobili in via del Policlinico e in via Vittorio Amedeo II».
Ovvero: l’applicazione di sentenze che danno ragione ai legittimi proprietari che vogliono liberare i locali dove da tempo vivono migranti e attivisti dei movimenti per la casa.
Nel terzo caso, si legge nella lettera firmata dal prefetto della Capitale, Paola Basilone, e dal sindaco Virginia Raggi, c’è scritto: «Sgombero immobile di proprietà dello Stato in via Napoleone III».
E cioè la sede di Casapound, nel cuore del quartiere Esquilino.
Fonti di Palazzo Valentini spiegano però che «non sono all’ordine del giorno azioni di forza». Soprattutto in campagna elettorale.
Fino a dopo il 4 marzo quindi sono tutti salvi perchè gli sgomberi portano contestazioni e nessuno vuole rischiarle in un momento in cui ogni voto conta e pesa. E dopo? Dopo chissà :
Al momento fa fede la lista lasciata dall’ex commissario del Campidoglio, Francesco Paolo Tronca, nella quale si fa l’elenco degli stabili occupati: 74 in tutto.
Tra questi c’è anche quello di Casapound, che finora non era mai rientrato nelle priorità (la cosiddetta «lista ristretta», della quale fanno parte soltanto 16 indirizzi). Ora su input della magistratura sono mutate le esigenze.
E la sede del movimento neofascista è entrata nel mirino, così come gli altri due immobili citati nella lettera di convocazione inviata dal prefetto alla sindaca Raggi e al governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.
Oggi il tavolo dovrà dare una risposta sul metodo ma soprattutto anche nel merito dei tre singoli casi. La rappresentante del Governo si aspetta che Comune e Regione propongano un percorso condiviso e rapido per liberare i tre immobili.
Una vicenda che, a 40 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo, rischia di essere esplosiva.
E soprattutto, di finire per essere utilizzata in campagna elettorale.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
UNO SU CINQUE DEGLI USCENTI POTREBBE SALTARE… A RISCHIO BERLINI, SORIAL E SCIBONA, GIA’ FUORI DEL GROSSO, SCAGLIUSI, COTTI E CARIELLO
In un tripudio di riconferme, il MoVimento 5 Stelle ieri ha ufficializzato i candidati nel
listino proporzionale: tutti riconfermati i big ma qualche sorpresa è riservata nella composizione dei collegi plurinominali.
Perchè la lista comunicata mette a rischio la rielezione di alcuni deputati e senatori.
E così un parlamentare su cinque tra quelli che si sono riproposti per il bis potrebbe essere costretto a restare a casa, a meno di una affermazione poderosa il 4 marzo per il MoVimento 5 Stelle.
In caso contrario presto molti potrebbero andare a fare compagnia a Francesco Cariello e Roberto Cotti, esclusi dalla corsa a causa del “filtro qualità ” in capo a Beppe Grillo e Luigi Di Maio.
Cariello è stato escluso per una condanna per rivelazione di segreto: ha rivelato nel 2015 al giornalista del Fatto Quotidiano Francesco De Palo informazioni secretate, ovvero i contenuti dell’audizione in Commissione del dottor Rocco Antonio Burdo, funzionario dell’Ufficio Intelligence della Direzione Centrale Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sul tema del contrasto della contraffazione relativamente agli oli d’oliva.
Cariello, che ha chiesto il rito abbreviato, si è beccato dal giudice Chiara Gallo del Tribunale di Roma una condanna a 2 mesi e 20 giorni, comminata nell’ottobre 2017 con i doppi benefici della legge, ovvero la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziale.
Mistero invece intorno all’esclusione di Cotti, che non ha mai voluto rivelare le motivazioni e a Pescara è fuggito di corsa da chi gli chiedeva lumi.
Poi ci sono quelli a rischio.
Spiega oggi Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera che la maggior parte di loro è collocata in posizioni marginali nelle liste e tra loro ci sono molti che appartengono o appartenevano all’ala ortodossa o alla base storica del MoVimento, dalla quale ormai il partito di Di Maio e Grillo si sta smarcando:
Si va dall’animalista Paolo Bernini, diventato celebre per le teorie sui microchip sottopelle negli Usa e sul «complotto dell’11 settembre» (riserva in Emilia Romagna) a Giorgio Sorial, che nel 2014 diede del boia a Giorgio Napolitano, all’epoca capo dello Stato, terzo in Lombardia.
C’è il senatore No Tav Marco Scibona o la sua collega Elisa Bulgarelli, che si lamentò per i «cerchi magici» nel Movimento.
L’elenco degli onorevoli a rischio comprende anche la nutiana Chiara Di Benedetto ( il suo compagno Mauro Giulivi ha fatto causa ai Cinque Stelle per l’esclusione alle Regionali in Sicilia) o l’ex capogruppo a Palazzo Madama Andrea Cioffi.
E poi ancora: fuori l’abruzzese Daniele Del Grosso e il pugliese Emanuele Scagliusi, in bilico il lombardo Cosimo Petraroli, il siciliano Francesco D’Uva o il campano Salvatore Micillo. Il deputato critico Andrea Colletti, terzo in Abruzzo dietro Gianluca Vacca e Daniela Torto non ammaina le speranze: «Grazie a tutti coloro che mi hanno voluto ridare fiducia durante queste Parlamentarie. Per il 4 marzo sarà una battaglia».
Insieme all’esclusione di alcuni parlamentari uscenti i militanti hanno deciso di dare la loro preferenza ai candidati «vip» (Elio Lannutti, Gregorio De Falco e Gianluigi Paragone: tutti capilista).
Certo, molti di loro non hanno fatto una grande militanza nei 5 Stelle — De Falco sfotteva anche Di Maio e Di Battista — ma ormai questo è un dettaglio.
Diversi i parlamentari uscenti che sono a serio rischio, complice la regola dell’alternanza di genere, di restare fuori alla prossima legislatura essendo finiti terzi o quarti nelle liste per i plurinominali.
Al Senato, ad esempio Daniela Donno, terza nel collegio Puglia 2, Sara Paglini, terza nel collegio Toscana 3, e Ornella Bertolotta, quarta nel collegio Sicilia 2.
Alla Camera rischia anche Federica Dieni, terza nel collegio Calabria 1 e non molte chance ha Daniele Pesco, secondo nel collegio Lombardia 2.
Tutti, comunque, potrebbero essere “ripescati” agli uninominali per avere anche una chance nello scontro diretto.
Hanno scommesso bene invece — non ricandidandosi rispettivamente come sindaco di Mira e come consigliere a Trieste — Alvise Maniero e Stefano Patuanelli: adesso sono candidati alle politiche.
Meno fortunato Stefano Buffagni, consigliere regionale uscente in Lombardia, finito nel suo collegio dopo la deputata Paola Carinelli (ora compagna del senatore riconfermato Vito Crimi).
Non sono ancora stati pubblicati i risultati delle preferenze e nemmeno il numero di voti totali su Rousseau: dopo gli appena trentasettemila votanti nelle Gigginarie che hanno incoronato Di Maio il dato rimane un mistero.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI, DOPO LA MANFRINA SU PIROZZI, RESTA CON CERINO IN MANO
A spuntarla, almeno secondo l’anticipazione de La Stampa, sarà Giorgia Meloni: con assoluta probabilità il candidato governatore del Lazio sarà il deputato romano Fabio Rampelli, big di Fratelli d’Italia.
Chiesto dalla Meloni, Forza Italia non ha posto veti.
Tramonta così l’ipotesi Gasparri, mentre Pirozzi, fedele al suo ruolo, continua ad affermare di non voler mollare, minando così le possibilità del centrodestra.
La scelta di Rampelli in Lazio, però, ha già spinto Forza Italia a chiedere una contropartita: quando si voterà in Friuli, “toccherà a noi”, hanno affermato. Ovvero, lì, il candidato sarà azzurro e si aprirà un nuovo conflitto perchè sul Friuli c’era in origine la candidatura del leghista Fedriga.
I sondaggi comunque davano Gasparri staccato di 15-20 punti dal governatore uscente Zingaretti, quindi la candidatura di Rampelli è giusto di bandiera e motivata dal fatto di non darla vinta a Pirozzi accusato di essere al servizio del Pd.
Resta con il cerino in mano Salvini che ora deve decidere se appoggiaare Rampelli o Pirozzi.
La farsa non è ancora finita.
(da agenzie)
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