Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
RINALDO VERI E’ UNO DEI NOMI “QUALIFICATI” PRESENTATI DA DI MAIO MA A TERMINI DI REGOLAMENTO SAREBBE INCANDIDABILE
Rinaldo Veri, ammiraglio di squadra della Marina militare: ex comandante delle forze marine
della Nato, poi presidente del centro Alti studi per la difesa a Roma, è stato il primo candidato all’uninominale presentato da Luigi Di Maio oggi al tempio di Adriano. Forse l’ammiraglio Veri ha preso troppo alla lettera la celebre frase del comandante Gregorio De Falco, anche lui candidato con il MoVimento.
Appena sei mesi fa infatti Veri correva per la poltrona di sindaco di Ortona con una lista civica sostenuta dal Partito Democratico.
L’ammiraglio Veri correrà alla Camera nella circoscrizione Lazio 1 nel collegio 10 di Roma — Quartiere Gianicolense.
Come detto però Veri ha corso per la poltrona di primo cittadino di Ortona alle elezioni del giugno 2017. Veri era sostenuto dal Partito Democratico e da alcune liste civiche e ha conquistato il 18% dei voti.
Nel suo discorso di presentazione Veri ha detto di non essere un politico e che il M5S è l’unica forza in grado di vincere le elezioni. L’ammiraglio ha deciso di candidarsi con il MoVimento perchè non bisogna parlare politichese ma fare per il futuro dei giovani e che la politica ha deluso gli italiani: “Non sono un politico, mi sono candidato con il M5S perchè amo l’Italia e credo che ogni cittadino ha necessità di vedere un Paese migliore. È un voto di protesta? E chissene frega”.
Più o meno lo stesso genere di dichiarazione che fece a febbraio 2017 quando accettò di candidarsi per il Partito Democratico.
La cosa davvero interessante è che l’ammiraglio Veri è stato eletto consigliere comunale ad Ortona e risulta ancora essere consigliere comunale. Lo era fino a fine novembre 2017 e lo è ancora oggi. A confermarlo telefonicamente e su Facebook anche Matteo Bonfante, segretario del Partito Democratico di Ortona.
Alle scorse amministrative il M5S infatti non riuscì a certificare una lista. A quanto pare il meetup era spaccato ed erano emerse due candidature.
Una di quelle considerate “vicine” (ma non certificate) al M5S, quella di Tiziano Torzi, si presentò con una lista civica che arrivò ultima.
Per le regole del M5S non possono essere candidate persone che hanno partecipato ad elezioni contro un candidato del MoVimento. In teoria quindi Veri può candidarsi.
Il problema è che è ancora consigliere comunale eletto con il sostegno di una forza politica avversaria del partito di Di Maio.
Veri è stato eletto da candidato sindaco di una coalizione di centrosinistra, guidata dal PD. Come sia stato possibile che questo piccolo particolare sia sfuggito al vaglio dello Staff di Rousseau e di Luigi Di Maio è al momento un mistero.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
SECONDO “REPUBBLICA” L’ACCORDO E’ STATO STRETTO A BRUXELLES CON JUNCKER E IL PRESIDENTE PPE WEBER
E’ andato a Bruxelles a incontrare Jean-Claude Juncker e Manfred Weber e ha assicurato loro che la Lega non sarà al governo. E nemmeno i 5 stelle.
E’ un “patto segreto” quello che, secondo La Repubblica, Silvio Berlusconi ha siglato la settimana scorsa con le istituzioni Ue.
Un accordo di cui il presidente della Commissione si fa garante nei confronti del Partito Popolare Europeo, di cui Weber è il capogruppo e che non ha mai potuto soffrire troppo l’ex Cavaliere.
Un patto, prosegue il quotidiano di largo Fochetti, che ha avuto finora un effetto tranquillizzante sui mercati, nonostante quello del 4 marzo sia un appuntamento elettorale dagli esiti fortemente incerti, e prefigura per l’Italia uno scenario solo: quello delle larghe intese.
“Escludo la possibilità di una grande coalizione, non c’è nessuna possibilità che accada, avremo la maggioranza alla Camera e al Senato”, assicurava il 23 gennaio l’ex premier in conferenza stampa nella sede del Ppe.
Nelle stesse ore, mentre andava in scena divergenza con Matteo Salvini (l’ex Cav a Bruxelles assicurava il rispetto della regola del 3% del deficit e il leader del Carroccio in Italia ribadiva che per lui “non esiste”), maturava il patto con le alte sfere dell’Unione.
La prova, scrive La Repubblica, “la si è avuta lo stesso giorno dei colloqui: in serata, infatti, improvvisamente lo spread tra Bto e BUnd tedeschi è sceso di tre punti a quota 135 per poi subire ulteriori limature fino ad arrivare giovedì a 131”.
Gli operatori non credono allo scenario dell’ingovernabilità , quindi, e scommettono su una rottura della fragile alleanza tra Berlusconi e Salvini, divisi in questa campagna elettorale su una molteplicità di temi.
Berlusconi, da parte sua, non fa mistero con i suoi dell’insofferenza che nutre verso l’alleato: “Ma vi pare che io, a questa età , possa aver voglia di mettermi a discutere con Salvini di come si governa il Paese? Gli italiani ci permetteranno di trovare altre soluzioni“, avrebbe detto sabato ai colonnelli riuniti ad Arcore.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
“IPOTESI SOTTOVALUTATA IN ITALIA”… SUL NOSTRO BLOG DENUNCIAMO L’INCIUCIO TRA CASALEGGIO E SALVINI DA DUE ANNI, ORA QUALCUNO SI E’ ACCORTO DOVE SI ANDRA’ A PARARE…. “ITALIA A RISCHIO, RIPRESA DEBOLE”
“La minaccia politica italiana alla Ue”, è il titolo che campeggia a pagina 9 nell’edizione
internazionale del Financial Times a firma di Wolfgang Munchau, convinto che “qualunque cosa accada il 4 marzo in Italia, le tensioni fra il nuovo governo e l’Ue saranno assicurate”.
Nel suo editoriale Munchau prevede uno “stallo” in Parlamento con la possibilità che il presidente Mattarella “riconfermi Gentiloni”, ma non esclude allo stesso tempo una vittoria del centrodestra.
Munchau evoca però una terza possibilità , “ampiamente sottovalutata al di fuori dell’Italia”, cioè “un’alleanza tra M5S e Lega Nord”. I due partiti sono “populisti”, di “natura diversa” ma con “molto in comune”, in quanto “sono euroscettici”, anche se in “misura diversa”.
Inoltre “vogliono migliorare i rapporti con Putin” e mirano a “tagli fiscali su base ampia”.
“Un’alleanza M5S/Lega causerebbe quasi certamente un infarto collettivo tra gli investitori internazionali”, anche se “la realtà sarà probabilmente meno estrema”, spiega perchè “hanno attenuato la loro retorica sull’euro”.
“Tra tutti i potenziali governi, una coalizione M5S/Lega si sentirebbe meno vincolata dagli obiettivi” Ue, prosegue, anche se “nessuno dei partiti più grandi intende soddisfarli tutti”.
Munchau cita Renzi che “continua a lamentarsi del fiscal compact”, e “l’impegno di Berlusconi a rispettare le regole fiscali” che a suo dire “è in evidente contrasto con le sue politiche fiscali”.
Dunque sottolinea il giornalista “qualunque cosa accada il 4 marzo, le tensioni tra il nuovo governo e l’Ue sono assicurate”.
Inoltre “nessuno dei grandi partiti offre un programma di riforme”, “manca una profonda discussione sulla produttività e il basso tasso di partecipazione alla forza lavoro” e allo stesso tempo “nessun partito propone politiche per affrontare la persistente debolezza del settore bancario, che è stato un freno alla crescita economica negli ultimi 10 anni”.
Quindi, sebbene “sia vero che anche l’Italia si sta godendo una ripresa economica”, ma “molto più debole che altrove nella zona euro”, Munchau conclude, “non si può essere compiacenti con l’Italia”, per “i suoi alti livelli di debito e la mancanza di discussioni serie sulle riforme”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
BENEVENTO INSORGE E CHIEDE IL LICENZIAMENTO DI QUEL RIFIUTO UMANO… LA LEZIONE DI STILE DEL RAGAZZO: “MAGARI ERA STANCA, VORREI RIVEDERLA PER GUARDARLA NEGLI OCCHI”
Lo sfogo per l’insulto razzista su Facebook e lo stupore per la solidarietà . Così Musah Awudu, mediatore culturale che collabora con la Caritas di Benevento, decide di porgere l’altra guancia alla donna che lo aveva insultato e le chiede di incontrarsi per mostrarle che non porta rancore.
Il post appare su Facebook sabato scorso.
Musah Awudu, 37 anni, ha avuto un banale incidente domestico ed è al pronto soccorso dell’Ospedale civile per farsi medicare. “L’infermiera di turno non si sta preoccupando della mia salute, è molto infastidita dalla mia presenza, quindi mi chiede perchè sono venuto in italia. Io: “Chiedimi del mio problema, per favore”. Lei: “No no, questo è il mio paese e se non ti piace torna in Africa”. Awudu osserva: “E comunque ha la croce e il quadro di padre Pio appesi dapertutto, glielo faccio notare, sfidando la sua fede e la sua professionalità . Si infastidisce ancora di più: “Viva Salvini, viva l’Italia”, esclama. Io sono ancora in fila per vedere il medico”.
In pochi minuti il post è condiviso 160 volte, i commenti indignati chiedono il licenziamento per l’infermiera, c’è chi conferma il racconto di Awudu perchè si trovava lì, chi osserva che la maleducazione regna sovrana nei pronto soccorso e i bianchi non ricevono trattamenti migliori.
C’è anche chi condivide un post di Salvini in cui il leader della Lega se la prende con i meridionali, chiedendosi che ne pensa l’infermiera.
Sono tante le attestazioni di stima per Awudu, che a Benevento vive da anni ed è molto conosciuto e apprezzato per il suo lavoro e il suo stile di vita.
Il mediatore culturale però è frastornato dal clamore che il suo messaggio ha creato in città , perchè non si aspettava di finire sotto i riflettori: “Sto parlando con i miei amici per chiedere consiglio, davvero ho bisogno di riflettere – dice – Il post è stato una reazione a caldo, non mi aspettavo davvero tutta questa pubblicità “.
Subito dopo l’accaduto aveva detto che avrebbe voluto incontrare l’infermiera, sta cercando di farlo? Al telefono, Awudu è davvero laconico: “Lasciatemi tempo, non ho risposto a nessuno per due giorni, devo riflettere”.
Intanto chi lo conosce bene assicura che il suo stupore è autentico, che tutto avrebbe voluto fuorchè trovarsi sotto i riflettori: “Ma glielo abbiamo detto – racconta un’amica – tu sei il nostro Musah, come potevi pensare che la città non sarebbe insorta?”
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
DALLA SICILIA AL FRIULI IN CAMPO ASSISTENTI E MEMBRI DELLO STAFF
Sono ovunque. Assistenti di parlamentari europei, collaboratori di gruppi in Parlamento o in
Regione, membri a vario titolo dello staff. Promossi nelle liste del MoVimento 5 Stelle e contati oggi da Emanuele Lauria su Repubblica:
La Sicilia è un caso emblematico: gli unici due capilista che non appartengono alla schiera dei deputati uscenti sono Adriano Varrica e Antonio Lombardo. Il primo a più riprese assistente parlamentare a Bruxelles, il secondo già collaboratore di una deputata grillina dell’Ars. Entrambi molto vicini all’eurodeputato Ignazio Corrao, uno dei big in Sicilia di 5Stelle, scelto da Di Maio come coordinatore dei venti referenti regionali per la formazione delle liste.
“Varrica e Lombardo? Garantisco io, saranno ottimi deputati — dice Corrao — Hanno lavorato con me sul territorio però il posto se lo sono guadagnati da soli…».
Non è che dall’altro capo dello Stivale, in Piemonte, i criteri siano diversi: capolista, nel collegio 2/02 della Camera, ecco Jessica Costanzo, collaboratrice del gruppo di M5S in Regione, seguita da Luca Carabetta, portaborse del deputato uscente Ivan della Valle (che non si ricandida).
E al Senato, però fra le riserve, compare Raffaella Violino, altra attivista messa sotto contratto dai 5Stelle a Palazzo Lascaris.
Naturalmente non finisce qui
In Friuli Venezia Giulia la capolista alla Camera è Sabrina De Carlo, responsabile della comunicazione in Regione.
E ha un posto assicurato a Montecitorio anche Francesco Berti, capolista in un collegio toscano, 27enne livornese che ha collaborato con l’eurodeputata Isabella Adinolfi.
Nel Lazio, collegio della Camera numero 2, figura al secondo posto Ilaria Fontana, assistente del gruppo pentastellato in Regione.
Nella stessa lista, guidata dal deputato uscente Luca Frusone, c’è l’ex assistente alla Camera Enrica Segneri.
A Genova, in corsa per un posto a Montecitorio, ecco Fabio Romano, assistente dell’eurodeputata Tiziana Beghin.
In Campania, seppure al quarto posto nella lista per la Camera guidata da Carlo Sibilia, c’è Mirella De Benedictis, componente dello staff di Piernicola Pedicini, altro parlamentare a Strasburgo.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
DOPO AVERLA INSULTATA PER ANNI SABATO IL MIRACOLO: HA SCOPERTO CHE ANDARE A “OTTO E MEZZO” E’ UN’ESPERIENZA PIACEVOLE
Finalmente Elio Lannutti ce l’ha fatta.
Dopo anni spesi a sputare veleno su Facebook contro Lilli Gruber il candidato del MoVimento 5 Stelle è stato ospite ad Otto e Mezzo.
Un evento, come ha scritto Lannutti su Facebook : «Dopo 30 anni di lotte con Adusbef, andare in TV per il M5S un onore ed una rinnovata emozione. Grazie al M5S, ai militanti, a Beppe, Davide,Luigi». Ci è voluta la candidatura nel M5S per poter far andare il presidente di Adusbef in televisione per il MoVimento. Lapalissiano.
Il candidato Lannutti, già eletto senatore in Veneto nella XVI Legislatura per l’Italia dei Valori (dal 2008 al 2012 e poi passato al Misto), correrà in Lazio per un seggio al Senato e ha potuto così parlare di sanità , delle liste d’attesa troppo lunghe per fare una mammografia (le stesse che secondo Beppe Grillo sono inutili e fanno ingrassare Big Pharma) e del progetto a 5 Stelle per risolvere i problemi della sanità italiana. Lannutti ha difeso il sistema sanitario pubblico contro le strutture private convenzionate. Un confronto pacato, senza urla e a tratti assai soporifero con Federico Gelli, responsabile sanità del Partito Democratico.
Un piccolo sussulto lo abbiamo avuto quando la Gruber ha chiesto a Lannutti se lui è un no vax o meno visto che in passato ha attaccato il Dottor Roberto Burioni accusandolo di essere iscritto alla massoneria. Curiosamente Lannutti ha glissato sull’argomento e ha risposto “ma quando mai”. Eppure avrebbe potuto utilizzare la trasmissione televisiva de La 7 per dire finalmente la verità agli italiani
Lannutti ha detto di non essere anti-vax e di “non essere anti scienza ma”. Ma ha notato che «quando c’è l’obbligo di fare determinate cose, quegli obblighi coincidono con gli interessi guardacaso delle società farmaceutiche che guardacaso finanziano alcuni partiti».
La Gruber ha chiesto quindi se il PD è finanziato dalle case farmaceutiche, Lannutti incredibilmente ha ricordato di aver detto alcuni partiti. Non è detto quindi che quei partiti abbiano votato la legge Lorenzin, e Lannutti non ci vuole dire quali sono.
Rimarremo con il dubbio, ma c’è un’altra cosa molto interessante. Ed è quello che negli ultimi anni Lannutti ha detto e scritto sulla Gruber e su Otto e Mezzo. Il Presidente di Adusbef e candidato pentastellato ha infatti l’abitudine di chiamare la conduttrice “Lilly Bilderberg”.
Dal suo osservatorio privilegiato (si suppone il salotto di casa) Lannutti non ha quasi mai perso l’occasione per attaccare la Gruber accusandola di far parte della mega cospirazione mondiale (nonchè bufala) del Gruppo Bilderberg. Lannutti ha spesso rilevato come la trasmissione de La 7 sia terribilmente faziosa nei confronti dei 5 Stelle. In che modo? Quando invita qualcuno che non sta con i 5 Stelle lascia spazio per le critiche al partito di Grillo&Casaleggio.
Non si capisce poi come mai Lannutti si ostini a sbagliare il nome della Gruber, che è Lilli (diminutivo di Dietlinde) e non Lilly.
In altre occasioni Lannutti ha definito la Gruber “Lilly Botox”. Strano che ieri non abbia preso il coraggio a due mani e glielo abbia detto in faccia. E non è chiaro il motivo per cui Lannutti non ha chiesto alla Gruber, già che c’era, se sta tramando qualcosa assieme a massoni e rettiliani. Laggente devono sapere!!
Insomma a Lannutti Otto e Mezzo non piace. La Gruber “non si regge” ed è una “maestrina” ovviamente “renziana”. La trasmissione invita “saccenti, arroganti saputelli” e Striscia la Notizia è sicuramente molto meglio di Otto e Mezzo.
Il candidato del M5S a quanto pare guarda sempre Otto e Mezzo ma solo per invitare i suoi a cambiare canale perchè non si può certo guardare una trasmissione che — quando non invita esponenti del 5 Stelle — concede spazio a chi critica il MoVimento.
Quando invece in studio o in collegamento ci sono Travaglio o altri simpatizzanti del M5S Otto e Mezzo si può guardare.
Sabato sera la svolta: Elio Lannutti era onorato di essere ospite a Otto e Mezzo.
Ospite della “maestrina” Lilly Bilderberg? Ma come è possibile? Cosa non si è disposti a dire e fare pur di tornare in Parlamento.
E ora chi glielo dice ai 5 Stelle che Lannutti è uno di quei parlamentari ai quali è rimasto il vitalizio, essendo stato in Parlamento prima della riforma che li ha aboliti.
Ci ha rinunciato?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
DEPENNATO SENZA UNA SPIEGAZIONE, NON SI CAPISCE QUALE SIA IL PROBLEMA
Mario Corfiati, l’attivista più votato a Torino durante le parlamentarie online, prima è finito,
blindatissimo, al secondo posto nel listino dei candidati per la Camera, e poi– l’altro ieri – è stato fatto fuori con un tratto di penna finendo nella lista degli epurati senza spiegazioni ulteriori.
Il Corriere della Sera Torino però pubblica un articolo a firma di Gabriele Guccione in cui parla di “foto su siti di incontri”.
Solo una vaga giustificazione è filtrata dai vertici nazionali dei Cinque Stelle e accenna al rischio per il Movimento di un possibile «danno d’immagine» che, adetta loro, li ha condotti ad annullare la candidatura del giovane aspirante deputato. Voci riferiscono che qualcuno si sia preso la briga di segnalare a Milano l’esistenza di vecchie tracce delle attività di Corfiati sul web.
C’è chi ha subito ipotizzato, dunque, che il giovane di 36 anni, molisano d’origine, ma trapiantato a Torino per motivi di studio, potesse essere un haters,cioè un odiatore seriale di quelli che Di Maio ha detto di voler escludere.
Ma scorrendo il profilo Facebook di Mario Corfiati non emergono frasi violente o d’istigazione all’odio.
L’unica traccia che affiora dal mare grande della rete è un’altra: su alcuni siti d’incontri appaiono annunci con foto che potrebbero appartenere a lui, immagini a prima vista molto simili a quelle che si ritrovano anche sui suoi profili social pubblici.
La scelta appare in ogni caso incomprensibile: se Corfiati nel suo passato ha pubblicato foto su siti d’incontri, bastava farle rimuovere. E in ogni caso che male ci sarebbe? Molto più scorretto nei suoi confronti escluderlo e poi lasciar circolare voci non chiare sulla sua esclusione:
Quale sia la «colpa» di Corfiati, insomma, nessuno vuole rivelarlo. Ma il silenzio sui motivi della sua esclusione, la sera prima che il luogotenente di Di Maio in Piemonte, Davide Bono, accompagnato dalla capogruppo M5S in Comune, Chiara Giacosa e dal consigliere Antonio Fornari si presentassero all’ufficio elettorale della Corte d’Appello per depositare, ieri, le liste piemontesi dei Cinque Stelle, rischia di far piombare nell’imbarazzo Palazzo Civico e la sindaca Chiara Appendino.
Non solo: Corfiati è anche vicepresidente dell’ISMEL, nominato dal Comune di Torino. Se è inopportuna la sua candidatura, la sua nomina è ok?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
LA PERCENTUALE DI ASTENUTI POTREBBE PASSARE DAL 25% AL 33%… IL 48% DEGLI ITALIANI RITIENE CHE VOTARE SIA INUTILE
Nell’ultima tornata elettorale nazionale (2013) per le elezioni politiche si è toccato il picco più elevato delle astensioni: un elettore su quattro (25,1%) non è andato alle urne perchè non si sentiva rappresentato da nessuno.
Oggi il rischio è che quella percentuale salga e raggiunga il 33%, visto che già oggi, e lo certifica un sondaggio LaST di Community Media Research pubblicato oggi da La Stampa, il 30% degli italiani dice che non non c’è un partito in cui si identifica, mentre il 13% sostiene che nessuno si avvicini alle sue idee mentre il 6,8% dice che i partiti e i movimenti sono tutti uguali e il 2,4% che non servono.
Già oggi il 43% degli italiani non si identifica tra destra e sinistra mentre il 30% rispetto alle prossime elezioni politiche è attualmente indeciso.
Sono indecise più le donne che gli uomini, più quelli con un livello di studio medio, più i disoccupati e i dirigenti (una strana coppia) rispetto alle altre categorie economiche.
La percentuale di quelli che pensano che votare è inutile è drammaticamente aumentata in 5 anni (dal 27 al 48%) e rappresentano la motivazione più alta di gran lunga: visto che questa legislatura ha visto al governo il centrosinistra, è facile indovinare come la pensi la maggioranza di coloro che non andrà a votare e chi soffrirà di più dalla disaffezione al voto.
Infine, la Stampa nota:
È il segno emblematico dell’affievolimento delle appartenenze tradizionali, cui ancora nessuna cultura politica si è sostituita. Infatti, se analizziamo questo risultato con la dichiarazione di collocazione nei tradizionali schieramenti politici degli interpellati, possiamo evidenziare dove siano le aree di elettorato più critiche per l’arena politica.
Se l’elettore di centro-sinistra è fra quelli più identificati con un partito (ma solo il 20,8%) o si sente vicino ad esso (39,4%), sono gli elettori cosiddetti moderati (di centro: 61,2%) a esprimere un atteggiamento di gran lunga negoziale.
D’altro canto, chi non ritiene di collocarsi in alcuna delle famiglie politiche, manifesta un forte distacco dalla politica (43,8%).
Quindi, moderati e quanti non si riconoscono nelle tradizionali culture politiche costituiscono per i partiti i bacini elettorali cui attingere.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
LA SPERANZA DI RIENTRARE IN GIOCO PER UN GOVERNO DEL PRESIDENTE
Il 5 marzo costituirà il redde rationem per Matteo Renzi e il “suo” Partito Democratico, fiaccato
dalle liti sulle candidature e pronto a chiedere la sua testa in caso di risultati deludenti.
Ma anche il segretario del PD ha in mente un “suo” scenario nel quale il partito potrebbe tornare a essere protagonista della politica italiana anche senza vincere le elezioni. E tutto dipenderà dal Quirinale.
Ci sono tre scenari che potrebbero essere valutati da Mattarella dopo le elezioni.
Il primo è quello più probabile: il centrodestra è la coalizione che arriva prima ed esprime più parlamentari pur non raggiungendo la maggioranza in una o in entrambe le Camere: il Quirinale, valutata la situazione, conferisce un incarico esplorativo a una personalità indicata da Berlusconi, Salvini e Meloni che tenterà di rimediare voti per arrivare al magic number.
In quel caso per il Partito Democratico c’è l’alto rischio che eletti nel maggioritario o anche nelle liste diano l’aiutino necessario a varare un governo. E la colpa ricadrà su chi ha fatto le liste.
Il secondo scenario prevede invece che l’incarico esplorativo sia dato al partito di maggioranza e in questo caso sarà il MoVimento 5 Stelle di Luigi Di Maio ad arrivare al Quirinale. In questo caso ogni ipotesi sta in piedi e tutto dipenderà dai risultati delle elezioni, che oggi non si possono prevedere con esattezza: se ci saranno i numeri — che oggi non ci sono — si potrebbe varare un governo che preveda un’alleanza (improbabile) con Liberi e Uguali, oppure i grillini potrebbero volgere lo sguardo a destra e coinvolgere Lega e Fratelli d’Italia nel Patto di Neanderthal. Ma la Meloni ha già detto no a un governo con i grillini e la Lega da sola potrebbe non farcela a fornire i numeri necessari.
Il terzo scenario è quello che descrive oggi Goffredo De Marchis su Repubblica: può salire al Colle, con un suo candidato premier, il partito che non arriva primo ma esprime il gruppo parlamentare, alla Camera e al Senato, più numeroso, grazie al successo nei collegi maggioritari.
Questa è la scommessa di Renzi. Anche per questo ha voluto fare la voce grossa nella scelta dei possibili eletti, lasciando sul campo esclusi, bocciati, malumori e sospetti. C’è bisogno di un gruppo che lo segua nella difficile partita post elettorale, che dia il via libera alle decisioni del segretario senza troppe polemiche.
Ovviamente, un candidato del Partito democratico (lo stesso Renzi’?) andrebbe a cercare i voti di Forza Italia, dei centristi e anche di Liberi e uguali se dovessero servire.
In questa ottica si comprende la scelta di candidare tanti fedelissimi: perchè devono essere tutti disposti a seguire il leader ovunque, anche alla ricerca di un nuovo patto con Berlusconi e Bersani, ovvero i più odiati — attualmente — tra gli iscritti e i sostenitori del PD (più il secondo del primo).
E un incarico che non arriverà comunque a Matteo Renzi, nonostante le ipotesi dell’articolo di Repubblica, perchè Silvio Berlusconi non accetterebbe mai di dare il via libera a un governo in cui a Palazzo Chigi sieda uno del PD.
C’è però anche un quarto scenario. Ed è quello che si basa su un’emorragia di voti drammatica per il Partito Democratico a guida di Matteo Renzi e sulla riscossa delle minoranze.
Che a questo punto potrebbero aggregare anche chi ha appoggiato il segretario pure nell’esperienza devastante di candidare i suoi fedelissimi. In quel caso la partita si giocherebbe in direzione, magari mentre il paese va allegramente verso un governo Berlusconi-Salvini-Meloni o Di Maio.
E potrebbe costituire davvero la resa dei conti per Renzi e per una strategia che potrebbe rivelarsi fallimentare alla chiusura delle urne.
È uno scenario più complicato. Ma l’inizio della campagna elettorale del Partito Democratico impone di tenerne conto.
(da “NextQuotidiano”)
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