Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
NEL CURRICULUM CONTE AVEVA SOSTENUTO DI AVER APERTO CON IL PROF. ALPA IL NUOVO STUDIO LEGALE… IN REALTA’ ERA UN SEMPLICE COLLABORATORE
Nel curriculum di Giuseppe Conte c’è ancora qualcosa che non torna.
Si tratta dello studio legale Alpa, uno dei più prestigiosi di Roma.
Il candidato premier del governo giallorosso, nota il Foglio, sostiene di “aver aperto dal 2002 con il prof. avvocato Guido Alpa un nuovo studio legale, ma lo studio lo smentisce e rimuove il nome di Conte dal sito.
Si legge infatti sul sito della Camera che pubblica il suo cv ufficiale: “Dal 2002 ha aperto con il prof. avv. Guido Alpa un nuovo studio legale dedicandosi al diritto civile, al diritto societario e fallimentare”.
Ma, secondo quanto riferisce al Foglio lo studio legale Alpa, “questo non è uno studio di associati”.
Alpa ha avuto per molti anni come socio storico Tomaso Galletto (studio legale Alpa-Galletto), ma “nel 2012 i due partners dello Studio hanno deciso di porre fine alla associazione professionale e di proseguire l’attività singolarmente in reciproca autonomia”.
Conte, insomma, era un semplice collaboratore.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
E IL VIGILE: “SE VOLETE ANDARE AL MANICOMIO VI ACCOMPAGNO IO”
Pronti via e già si torna ai box. Giuseppe Conte, il supercandidato a premier di Di Maio e Salvini ha
subito bucato, colpa del suo curriculum, in cui sono contenute più balle che verità .
Un millantatore, insomma, dall’ego smisurato e incontrollato, dovrebbe prendere in mano il Paese.
Le battute si sprecano: Conte per un giorno, il falso Conte, il Conte non torna. E mezzo mondo giù a ridere – basta dare uno sguardo ai siti dei più importanti quotidiani europei e americani – di questi dilettanti allo sbaraglio che si atteggiano a statistiMani di falsari che stanno provocando grande imbarazzo anche al presidente della Repubblica
Un candidato premier (Giuseppe Conte) falsario, un candidato ministro del Lavoro (Di Maio) che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, un candidato ministro degli Interni (Salvini) che voleva abolire le prefetture (cioè se stesso), un ministro dell’Economia che non si trova, una candidata ministra delle Infrastrutture (la No Tav Laura Castelli) contraria alle grandi opere, un avvocato fallito (Alfonso Bonafede) candidato ministro della Giustizia.
Ma si può? Ma per quanto ancora deve continuare questa ridicola farsa? «
Siamo pronti», continuano a ripetere Di Maio e Salvini che ogni giorno di più assomigliano a Totò e Peppino nella memorabile scena in piazza Duomo a Milano nel film della Malafemmina: «Noio volevam… volevam savoir – chiedono a un esterrefatto vigile – dove dobbiamo andare per andare dove dobbiamo andare». Ricordate la risposta del vigile? «Se volete andare al manicomio vi accompagno io», frase che immaginiamo Mattarella ripeterebbe volentieri se solo il protocollo glielo permettesse.
Spettacolo puro.
(da “il Giornale”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE UN PAIO DI CARTOLINE SMARRITE, GLI IMPORTI EVASI COPRONO 11 ANNI… MANCATI VERSAMENTI DI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E DI MATERNITA’, IRPEF, IRAP, IVA, INAIL, CONTRAVVENZIONI DEL COMUNE DI ROMA
Nuovi dettagli emergono dalle carte dell’Agenzia delle Entrate su Giuseppe Conte. Dai documenti che Libero ha potuto vedere risultano due ipoteche da parte di Equitalia sull’appartamento di proprietà del presidente del Consiglio in pectore, 130 metri quadri coperti in via Giulia, nel cuore della Capitale.
Si tratta di due ipoteche relative a tasse non versate pari a 26mila euro del 2009 e 24mila nel 2011.
Molto più che un paio di cartoline smarrite, come ha dichiarato il commercialista di Conte, Gerardo Cimmino.
Un quadro non proprio edificante per il primo ministro del cambiamento firmato Di Maio-Salvini.
Gli importi evasi coprono infatti un periodo rilevante, ben 11 anni, che vanno dal 1997 al 2008.
Dagli estratti del ruolo risultano mancati versamenti dei contributi previdenziali e di maternità per oltre 8.600 euro, lungo un periodo che copre praticamente tutto il decennio.
Più di mille euro di contravvenzioni non pagate al comune di Roma dal 2003 al 2005. Mancati versamenti Irpef, Irap, Iva, addizionali regionali e locali per un valore di 18mila euro tra il 2001 e il 2003 e ancora 17mila euro di omesse ritenute e Iva nel 2006 e mancato versamento Inail nel 2006 e 2007.
Conte ha estinto tutti gli addebiti nel novembre 2011, dopo l’arrivo della seconda ipoteca, quando a quel punto era chiaro che Equitalia faceva sul serio e rischiava seriamente che gli portasse via la casa.
A questo punto, l’ipoteca più grande, resta quella sulla credibilità di Giuseppe Conte
(da “Libero Quotidiano”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
TRA PADRE PIO E GREMBIULINI: AI DUE SFACCENDATI POSSONO GARANTIRE L’ACCESSO AI SALOTTI E ALLE CASSEFORTI BUONE
A quanto mi è dato di sapere, nell’attuale ricostruzione della lunga vita di relazione del professor Paolo
Savona — ad oggi ancora in corsa per una poltrona ministeriale in quota Matteo Salvini — resta tuttora aperto un piccolo buco nero, che va dal 1976 al 1980.
Infatti, questo quadriennio corrisponde al periodo in cui il noto personaggio ricoprì la carica di direttore generale della Confindustria; alla corte di Guido Carli, che se lo era portato dietro, provenendo da Bankitalia, quando venne chiamato a fungere da commissario, seppure con “greche presidenziali”, dell’organizzazione di rappresentanza industriale.
Dopo le mattane di chi lo aveva preceduto: quell’avvocato Gianni Agnelli afflitto da noia congenita e quindi portato a strappi pirotecnici — così, per vincere lo spleen — come l’accordo sul punto unico di contingenza con Luciano Lama, presupponendo scenari economici che non si sarebbero mai presentati.
Il robotico Carli fece il suo mestiere di normalizzatore al servizio dell’establishment e poi venne liquidato dai padroni.
E Savona? Lui cercò con le unghie e con i denti di mantenere la carica nel cubo nero di viale dell’Astronomia all’Eur, ma venne rapidamente messo alla porta.
Come premio di consolazione gli venne successivamente assicurata una cattedra in LUISS, Libera Università degli Studi Sociali “Guido Carli”.
E qui troviamo una prima simmetria con il percorso esistenziale dell’altro professore dell’ipotetica compagine ministeriale gialloverde con sfumature di nero: anche l’aspirante premier Giuseppe Conte (in versione “re travicello”) ha insegnato in un’altra istituzione universitaria la cui denominazione è aggettivata “libera”: la LUMSA, Libera universitas Maria Ss Assumpta.
L’una laica, l’altra clerical-papista, ma sempre istituti le cui strutture didattiche e la missione sottostante lasciano trapelare una coltivazione indefessa dei valori gerarchico/autoritario/tradizionalisti dei potentati in penombra di questa Italia del capitalismo relazionale e delle ragnatele ecclesiastiche.
Sedi che attirano come il miele questi personaggi provenienti dalle estreme periferie del Paese, intenzionati a far carriera mettendosi al servizio dei principi legge&ordine di lorsignori, in attesa di ricavarne benemerenze e premi adeguati a questa loro servitù volontaria.
Difatti i curricula, taroccati o meno, sia di Conte che di Savona parlano chiaramente di tali scelte di vita consacrate all’establishment: l’uno — magari — con il di più della devozione a Padre Pio, l’altro — probabilmente — l’antico sospetto di fratellanze massoniche che si porta appresso.
La capitale è zeppa di personaggi di tal fatta, dagli spicciafaccende ai sedicenti grand commis; sempre in carriera.
E questi dovrebbero rappresentare l’antitesi di quel mondo nuovo (rivoluzionario?) che i dioscuri dichiarano di voler promuovere.
Forse pensano di poterli utilizzare come chiavi d’accesso ad ambienti dove stentano a essere accolti; una sorta di “diletta guida Virgilio” nei gironi infernali del potere?
O forse si tratta soltanto del fascino che il parvenu subisce nella Roma generona; delle damazze di princisbecco scambiate per gentildonne a 24 carati?
(da “il Fatto Quiotidiano”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
SOTTOLINEO “SEDICENTE”: I “FASCISTI” NON MANDANO MESSAGGI MAFIOSI, LA MAFIA LA COMBATTONO COME BORSELLINO… CONTRO GLI INFAMI DI QUALSIASI COLORE, ANCHE QUELLI CHE A OSTIA CERCAVANO I VOTI DEI CLAN
La pastiglia deve avere fatto effetto.
Il prode Vittorio Di Battista, qualche ora fa aveva scritto un post su Facebook nel quale minacciava il presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non meglio precisate prese della Bastiglia all’indirizzo del Quirinale da parte del “popolo incazzato”: “Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue. Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate”, scriveva, chiudendo poi così: “Forza, mister Allegria (Mattarella, ndr), fai il tuo dovere e non avrai seccature”.
Una volta letto ad alcuni è venuto in mente che forse più di presa della Bastiglia ci si dovesse preoccupare della necessaria presa di una pastiglia.
Ma siccome un poeta molto apprezzato dalla destra diceva che “Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui”, Vittorio Di Battista ha cancellato il post.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
TRE ANNI FA VOLEVA DISTRUGGERE SALVINI, ORA IL SEDICENTE FASCISTA DA AVANSPETTACOLO E’ DIVENTATO IL LECCACULO DELLA LEGA
Le colpe dei padri non dovrebbero mai ricadere sui figli. Quindi non è colpa del figlio di Alessandro Di
Battista se papà tre anni fa voleva distruggere Salvini e oggi – per interposto Di Maio – ci fa il governo insieme.
Per usare le parole di Roberto Saviano, non è che paraculus pater, paraculus filius.
A maggior ragione, se quel sedicente “vecchio fascistone” del padre di Alessandro, Vittorio, scrive su Facebook che gli italiani dovrebbero assaltare il Quirinale (“Se il popolo dovesse assaltarlo, altro che mattoni”), minaccia Mattarella con consigli da rapinatore di banche (“Fai il tuo dovere ed eviterai seccature”), vede una lobby ebraica dietro le notizie sul cv di Giuseppe Conte (le “fianate”), caccia palle sulla legge elettorale (con questi voti, nessuna legge elettorale anche decente avrebbe decretato un vincitore, tolto l’orrendo Italicum), dà del poveretto all’uomo che sta cercando di tenere la barra dritta in questo indicibile caos… tutto questo non è colpa di Alessandro Di Battista.
Che però dovrebbe almeno togliere al babbo le credenziali di accesso.
Resta un dato: sui social, fior di sostenitori grillini hanno condiviso esultando il post/pizzino.
Dibba da sempre sostiene di aver votato a sinistra e di essere un sincero democratico: ecco, qualche domanda su cosa avete seminato, me la farei.
A patto, forse, che risponda il Di Battista di tre anni fa.
Figlio, mi raccomando.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
NEL CONTRATTO CANCELLATE TUTTE LE BATTAGLIE DEL M5S, SPAZIO ALLE OPERE INUTILI CHE PIACCIONO ALLA LEGA… SI CONTINUA CON LA ULTRADECENNALE PORCHERIA ORGANICA AL CARROCCIO DI SPOLPARE LE CASSE DELLO STATO
Cinquanta giorni fa avevamo avanzato il timore che il “parliamo di programmi e solo dopo di persone” nascondesse un rischio: belle parole generiche avrebbero assunto con i nomi dei ministri una concretezza tutta da scoprire.
L’esempio scelto era quello del ministero delle Infrastrutture: ci andrà un pentastellato rigorosamente schierato contro le grandi opere inutili o un leghista amico del cemento? La domanda era mal posta.
Se nascerà il governo pentaleghista non ci sarà bisogno di attendere il nome del ministro.
Basta leggere il “Contratto per il governo del cambiamento” sottoscritto da Luigi Di Maio e Matteo Salvini: il partito del cemento ha già trionfato.
Il capitolo 27 (“Trasporti, infrastrutture e telecomunicazioni”) è dedicato per metà ai mezzi di trasporto privato e alla promozione di auto ibride e elettriche, car sharing e piste ciclabili. Ottimo.
Ma non si parla di grandi opere, quelle contro cui il M5S ha combattuto per anni le sue battaglie.
Non si parla della rendita delle concessionarie autostradali, anzi la parola autostrada non compare mai. L’unica opera nominata è il Tav Torino-Lione.
Dopo anni di opposizione dura, il M5S consegna alla storia questo grido di battaglia: “Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.
C’è da sperare che chi ha prodotto la formula sappia esattamente quali spazi di ridiscussione integrale consenta l’accordo tra Italia e Francia.
Colpisce comunque che un programma di governo che propugna la “ridiscussione dei Trattati dell’Ue” consideri intoccabile l’accordo bilaterale per un’opera inutile.
Il sospetto che gli interessi cementizi abbiano trovato ospitalità nel “contratto” si fa più forte leggendo le poche ambigue righe dedicate, senza nominarlo, al Terzo valico, la ferrovia che dovrebbe collegare il porto di Genova alla città di Voghera.
Costo previsto per i contribuenti: 6,2 miliardi di euro per 56 chilometri.
Il contratto Di Maio-Salvini contiene un inno alla più inutile delle opere inutili, come il M5S l’ha sempre definita.
Promemoria: parliamo di un’opera talmente inutile che per 20 (venti) anni Intesa Sanpaolo non ha avuto il coraggio di finanziarla.
Appena il capo della banca Corrado Passera è diventato ministro ha mollato il conto da pagare allo Stato: è stata la prima decisione del governo Monti, addirittura precedente alla legge Fornero.
Uno scandalo che il governo pentaleghista perdonerà .
Il curriculum del Terzo valico non è brillante. Il direttore dei lavori Stefano Perotti è stato arrestato nel 2015, ha preso il suo posto Giandomenico Monorchio che è stato arrestato nel 2016 insieme a Michele Longo, uomo Salini Impregilo e presidente del consorzio costruttore Cociv.
Saranno tutti innocenti, per carità , ma è difficile credere che in quei cantieri miliardari regni la trasparenza.
A tutto questo il “contratto” dà la sua risposta a pagina 49: “Senza un’adeguata rete di trasporto ad alta capacità non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader della logistica in Europa e nel Mediterraneo. È necessario inoltre favorire lo switch intermodale da gomma a ferro nel trasporto merci investendo nel collegamento ferroviario dei porti italiani”.
Sembra la propaganda del Berlusconi con la lavagna da Bruno Vespa.
È esattamente la retorica del ferro con cui da decenni il partito del cemento assalta e spolpa le casse dello Stato.
Una pluridecennale porcheria alla quale la Lega ha partecipato organicamente mentre il M5S protestava.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
DI BATTISTA E DI MAIO SONO DUE CONSUMATI CARATTERISTI DEI PALCOSCENICI DI PROVINCIA … PRENDERE PER I FONDELLI IL PUBBLICO E’ IL LORO MESTIERE
La gestione della comunicazione nel Movimento 5 Stelle non è mai lasciata al caso e molte delle
fortune elettorali di questo partito sono legate proprio alle eccellenti doti di organizzazione dei messaggi che piovono sui vari media.
In questo, vi piacciano a no, Casaleggio, Casalino e la loro squadra si sono dimostrati negli anni i più abili costruttori di narrazione in circolazione (il caso Salvini è infatti piuttosto diverso).
Per questo sono sinceramente affascinato da una “trappola” in cui caschiamo regolarmente tutti.
La trappola più vecchia del mondo e che, per semplicità , chiamerò “poliziotto buono e poliziotto cattivo”.
Un po’ come succede negli interrogatori dei film americani, di fronte al criminale che viene torchiato, i due agenti interpretano un ruolo a tavolino: uno fa il violento aggressivo e intimorisce il sospettato. L’altro cerca di essergli amico, di difenderlo dal collega, di carpirne la simpatia per ottenere la confessione che cerca.
Se togli il poliziotto buono, la strategia di quello cattivo si rivela inutile. E viceversa.
Ecco, negli ultimi tempi il Movimento 5 Stelle ha applicato una strategia simile nei confronti del suo elettorato.
I due poliziotti sono Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, il “criminale” è ovviamente l’elettore e, ancora di più, la base. Ora, definire tra Di Maio e Dibba quale sia il buono e il cattivo è un po’ una questione di punti di vista.
In ogni caso, ogni volta che il Movimento si sta un po’ impaludando in “lungaggini” politiche o dibattiti non troppo graditi alla base più ruspante, e quando i commenti sui social ricominciano a farsi aggressivi, interviene il poliziotto Alessandro Di Battista. Lo fa ad esempio ricordando che Silvio Berlusconi è il male assoluto (poco conta che sia il suo editore) o, notizia dell’ultima ora, per esortare Mattarella a “non difendere cause perse” e convocare al Quirinale Giuseppe Conte.
Un messaggio, rilasciato chiaramente su Facebook, piuttosto aggressivo e irrituale (ma, come ho spiegato ieri, i riti e le cortesie istituzionali sono una delle cose che meno interessano, anzi) con l’unico intento di tranquillizzare a base, fare vedere agli elettori che i 5 Stelle sono sempre gli stessi del primo giorno.
Una frase che però viene fatta dire sempre al poliziotto “cattivo” Dibba mentre al poliziotto “buono” Di Maio o ai suoi più stretti collaboratori si chiede di fare l’altro, quello istituzionale e tranquillo.
Ad esempio la capogruppo 5 Stelle Giulia Grillo, che insieme a Toninelli è la spalla di Di Maio, appena ieri sera aveva detto: «È normale e fisiologico che il capo dello Stato decida i suoi tempi: sono tutte cose che già conosciamo».
Il risultato di “poliziotto buono e poliziotto cattivo”, ce lo insegnano i film americani, è sempre lo stesso: il sospettato (in questo caso l’elettore) ci casca sempre e finisce per cantare e fare quello che vogliono i due “sbirri”.
La strategia per tenere insieme la base senza “compromettere” con dichiarazioni eccessive le figure istituzionali funziona alla perfezione.
Basta cascarci
(da “L’Espresso”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“UN CONTO SONO LE PROMESSE, ALTRA COSA LA REALTA’, I NUMERI DI M5S E LEGA SONO SBALLATI, ALTRO CHE 5 MILIARDI”
La riforma dei requisiti pensionistici che hanno in mente Lega e Movimento 5 Stelle rischia di costare molto più caro di quanto immaginato.
È l’avvertimento che lancia il presidente dell’Inps Tito Boeri.
Per andare in pensione con quota 100 tra età e contributi o 41 anni di contributi a qualsiasi età così come previsto dal contratto di governo tra Lega e M5s – secondo Boeri – si avrebbe “un costo immediato di 15 miliardi all’anno” per salire poi a regime a 20 miliardi.
Il debito implicito sarebbe di 120 miliardi di euro.
Sul contratto di governo – ha spiegato Boeri a proposito della quota 100 per l’accesso alla pensione – c’è una cifra diversa, 5 miliardi. Per arrivare a questa cifra ci sarebbe bisogno di inserire finestre che impongano un ritardo di 15 mesi”.
Di fatto quindi con questa quota superiore a 101 si potrebbero “ridurre i costi a 7 miliardi per il primo anno e a 13 miliardi a regime”.
Si potrebbe poi, ha spiegato Boeri, inserire una previsione secondo la quale potrebbero non essere considerati per il calcolo degli anni dei contributi quelli figurativi o i riscatti.
“Bisognerebbe essere – ha avvertito parlando ad un convegno sui ‘dati amministrativi per le analisi socio-economiche e la valutazione delle politiche pubbliche’ – molto espliciti, avere l’onestà intellettuale di dire cosa vogliono fare e che cosa c’è e cosa non c’è esattamente in quota 100”.
Discorso analogo per il reddito cosiddetto di cittadinanza.
I costi sono “nettamente superiori a quelli stimati”, ha detto Boeri parlando a un convegno sull’utilizzo dei dati amministrativi per la valutazione delle politiche pubbliche spiegando che in questi casi l’indagine campionaria non basta per dare un quadro completo sulla situazione di coloro che potrebbero accedere al beneficio. Questo è proprio uno di quei casi in cui andrebbero utilizzati i dati amministrativi per la valutazione delle politiche da mettere in atto.
(da agenzie)
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