Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE TAGLIARLE, ALLA FINE CHI PRENDE DI PENSIONE 5.000 EURO AL MESE CI GUADAGNA 1.674 EURO AL MESE: QUESTI SONO I “TAGLI” DEI DUE CIALTRONI
La Lega e il MoVimento 5 Stelle hanno annunciato di voler tagliare le cosiddette pensioni d’oro, ovvero
quelle sopra i 5 mila euro netti al mese, non giustificate dai contributi versati, e quindi pagate col sistema retributivo. Sono 30 mila.
Il contratto vuole eliminare la parte di pensione non corrispondente al valore dei contributi.
Repubblica, in un articolo a firma di Marco Ruffolo basato su dati di Tabula-Futuro e previdenza, spiega che il contratto giallo-verde, dopo aver sventolato la bandiera dell’equità sociale, finisce non per ridurre ma addirittura per aumentare le pensioni nette di quei privilegiati.
E non di poco.
A conti fatti, i pensionati più ricchi si metteranno in tasca circa il 30 % in più.
A spiegare questa clamorosa eterogenesi dei fini interviene un’altra misura chiave del contratto: la flat tax. Già , perchè i risparmi che otterranno i pensionati d’oro attraverso la tassa piatta (fatta in realtà da due aliquote molto basse), saranno di gran lunga più cospicui dei tagli che subiranno le loro pensioni.
Questo perchè più alte sono le pensioni, più si riduce lo squilibrio tra contributi pagati e pensione percepita, e così alla fine il taglio previsto non sarà così forte da annullare i vantaggi della tassa piatta.
Prendiamo ad esempio un pensionato che prende 10 mila euro lordi al mese, 5.837 netti.
Con il taglio del 5%, il suo assegno si riduce a 9.500 euro lordi, che con l’attuale tassazione equivalgono a 5.553 euro netti: dunque 284 euro in meno.
Ma con la flat tax quell’assegno netto risale di 1.958 euro.
Guadagno finale: 1.674 euro in più al mese nelle sue tasche, con un aumento della pensione del 29%.
Facciamo un esempio limite: il fortunato che ha una pensione di 40 mila euro al mese, da una parte avrà un taglio di 2 mila euro, dall’altra un risparmio fiscale di oltre 8 mila: 6 mila euro in più al mese.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
LA CONSULENZA DEL 14 MAGGIO INDIRIZZATA AL PREMIER CHE ORA SAREBBE LUI STESSO
Un parere pro veritate firmato il 14 maggio, quando i 5 Stelle lo avevano già indicato al presidente della Repubblica come loro papabile premier. Nulla di illegittimo, al massimo una questione di inopportunità .
Che Giuseppe Conte non ha giudicato tale, nonostante quella consulenza indichi al governo una condotta potenzialmente punibile dall’esecutivo che lo stesso avvocato — già all’epoca — sapeva di potersi trovare a guidare.
La storia — ricostruita da La Repubblica — riguarda l’incarico ricevuto da Conte da parte del finanziere Raffaele Mincione, che si sta battendo per il controllo della società Retelit, azienda che gestisce cavi in fibra ottica che collegano 9 grandi città italiane. Beni strategici, sui quali il governo può esercitare la “golden power”. Mincione attraverso Fiber 4.0 è azionista di minoranza con l’8,97%, ma contro di lui c’è un patto parasociale firmato da tre società Bousval, Axxion e SVM che controllano il 24,36% delle azioni e vogliono presentarsi all’assemblea del 27 aprile con una lista di maggioranza.
Così una settimana prima, il 20, Mincione segnala al governo quella che a suo avviso è un’omissione importante: la mancata comunicazione all’esecutivo di avere il controllo della società , grazie al patto parasociale.
Oltretutto, osserva Mincione, Bousval è una società libica, controllata dalla Lybian Post Telecommunications information Technology Company. Una delle società del patto parasociale, la SVM, in assemblea spiega che il cda ha già chiesto pareri a diversi legali sulla necessità di comunicare all’esecutivo il “controllo”.
Ma la Fiber di Mincione sollecita un parere pro veritate: spetta a Conte, che lo consegna il 14 maggio.
In quella data, il giurista, che è già papabile premier, scrive che l’obbligo di notifica a Palazzo Chigi c’era, a causa della libica Bousval: “In casi eccezionali di rischio (…) — sottolinea — il governo può opporsi, sulla base della stessa procedura, all’acquisto” di Retelit.
Lo stesso governo che in quella data Conte sa che potrebbe guidare di lì a qualche settimana.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
NON SOLO ABBELLIMENTI MA CURIOSE DIMENTICANZE: PERCHE’ NON HA SCRITTO CHE SIEDE NEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE DI LA PENINSULARE ASSICURAZIONI E GHMS SPA NEL CAMPO ENERGETICO?
Non solo abbellimenti ma anche curiose omissioni. 
Nel curriculum di Giuseppe Conte, racconta oggi Franco Bechis sul Tempo (giornalista apprezzato e ascoltato dai grillini), insieme a qualche onore smentito dalle università citate, c’è anche qualcosa che manca.
Il professor Conte di Volturara Appula siede infatti anche in due consigli di amministrazione.
Ovvero è consigliere di sorveglianza de La Peninsulare compagnia generale di assicurazione ed è consigliere di amministrazione ancora in carica (fino alla approvazione del bilancio al 31 dicembre 2017) della GHMS Venezia SPA, una delle società operative del gruppo Marseglia, attivo nelle energie alternative.
Il Tempo racconta che la carica in La Peninsulare è stata ottenuta il 20 dicembre 2016, quando la compagnia assicurativa era in liquidazione coatta amministrativa sotto gli occhi dell’organo di controllo — l’Isvass- presieduto dal direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi.
Più complicata la vicenda della GHMS Venezia SPA:
I Marseglia sono una delle più grandi famiglie di imprenditori pugliesi che oltre al core business energetico-turistico si erano ritagliati una piccola fetta del mercato della produzione delle olive e dell’olio. In quel settore sono pure incappati nel 2015 in una vicenda giudiziaria che inizialmente aveva coinvolto sei loro aziende, finite in mezzo a una inchiesta sul trasporto fuori zona di rami di ulivo infettati dalla xylella e sulla commercializzazione di olio di oliva tarocco (venivano spacciate per produzione locale olive in realtà prodotte in paesi del nord Africa).
Dalla vicenda il gruppo uscì dimostrando di avere comprato sì quei rami di ulivo infetti in violazione della legge, ma senza saperlo.
Quanto all’olio tarocco veniva prodotto da altri su terreni dei Marseglia affittati a terzi.
Curiosamente lo stesso gruppo Marseglia in cui è consigliere di amministrazione il professore Conte è più volte entrato nel mirino del Movimento 5 stelle in Puglia, che contestava la decisione del governatore Michele Emiliano di concedere a Monopoli il raddoppio del loro stabilimento per la produzione di biodiesel.
Salvatore Dama, che su Libero riporta la stessa notizia, sostiene che secondo le regole del contratto di governo il prof è in conflitto di interessi e potrebbe non essere idoneo a ricoprire l’incarico di premier.
Però a Di Maio ha già assicurato che, entrato a Palazzo Chigi, lascerà gli incarichi che possano stridere con l’ufficio pubblico.
Tutt’altro significato ha invece il giallo della casa ipotecata sollevato dall’Espresso, se non altro perchè la ricostruzione e la spiegazione fornita dal commercialista del presidente del Consiglio in pectore non spiega tutto: nel 2009 Conte ha ricevuto un’ipoteca di Equitalia per oltre 52 mila euro per un “importo capitale ”di26 mila di cui ad ora non si conoscono le origini.
Emiliano Fittipaldi ha sentito il commercialista di Conte, Gerardo Cimmino: “Il professore nel 2009 ha avuto una richiesta di documentazione inerente le sue dichiarazioni dei redditi. L’agenzia ha mandato le comunicazioni via posta, ma il portiere non c’è. La cartolina è stata smarrita. Quando il contribuente non si presenta, e non porta i giustificativi della dichiarazione, iscrive al ruolo tutto l’Irpef sulla dichiarazione non presentata. Quando il professore se ne è accorto, ha saldato tutto.
Non si sono aperte procedure penali, solo una questione fiscale”.
Ma perchè Conte, se aveva ragione, non ha fatto ricorso?
(da “NextQuotidiano“)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
BOCCIA SPRONA LA POLITICA A NON METTERE IN DISCUSSIONE LE RIFORME E LA PERMANENZA IN EUROPA
Va bene cambiare, ma senza distruggere. E’ il monito che Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, lancia alla platea di industriali, politici, sindati riuniti all’annuale assise dell’organizzazione imprenditoriale.
Un monito che più che alla platea degli invitati è diretta a chi oggi ha in mano le carte per formare il nuovo governo a cui chiede retoricamente se ha una politica industriale, mettendo anche in guardia: “Non è affatto chiaro dove si recuperano le risorse per realizzare i tanti obiettivi e promesse elettorali”.
Parole che i due leader che hanno in mano le carte non ascoltano. Sia Di Maio che Salvini non sono tra i presenti in sala.
Boccia sprona il mondo politico e istituzionale. “La politica – ha detto – deve riappropriarsi del suo ruolo, recuperando la sua vocazione alla sintesi, che matura attraverso il dialogo, il confronto e il sapiente bilanciamento degli interessi”.
E sbaglia, sottolinea il leader degli industriali, chi pensa che l’industria e i suoi temi siano superati. “Non ci può essere una politica forte senza un’economia forte” sottolinea, “se la politica pensa di essere forte creando le condizioni per indebolire l’economia lavora contro se stessa”.
Non può passare l’idea, e il messaggio è ai nuovi leader politici entrati sulla scena ma non solo, che “a ogni cambio di maggioranza politica si torna indietro su scelte strategiche”.
E’ il mondo dell’industria, delle sue difficoltà , del lavoro che cambia, il nucleo centrale del discorso del numero uno di viale dell’Astronomia, che non rinnega il ruolo del sindacato, anzi è con lui che vuole andare avanti e mette in guardia da qualunque ipotesi di un’uscita dall’euro.
Ma per arrivarci la politica deve avere uno sguardo lungo, non può accontentarsi di insguire i risultati elettorali, come fosse sempre in campagna elettorale. “L’industria e i suoi temi – è l’accusa, tutt’altro che velata – è uscita dall’agenda politica”. Un azzardo per una Paese che è comunque la seconda manifattura europea.
“Il contesto che viviamo inizia a preoccuparci – afferma Boccia – e ci chiede di intervenire con saggezza, buon senso e consapevolezza delle nostre responsabilità . Del senso del limite. Bisogna avere senso di comunità e consapevolezza del momento delicato della vita del Paese – aggiunge – Inquadrare nella cornice giusta e non avere una visione limitata di quanto sta accadendo, sapendo ben distinguere la questione italiana, ciò che dipende da noi, dalla questione europea, senza usare quest’ultima come alibi per non affrontare la prima”.
Troppa politica dal respiro breve, dunque, mentre le recenti elezioni “confermano che bisogna riprendere in mano il cantiere delle riforme istituzionali per garantire la governabilità “, osserva il presidente di Confindustria, che incalza “non possiamo continuare a navigare a vista anche perchè i nodi da sciogliere “sono ancora davanti a noi” e rischiamo di rimanere continuamente impigliati “nella sottocultura dei veti e dei blocchi anche di matrice territoriale”.
Deciso Boccia anche sulle grandi opere: nessun dietrofront sulle grandi opere: Tav, Tap e sul Terzo Valico.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“SPERAVO IN PODEMOS, CI RITROVIAMO CON ORBAN, MAI CON IL PARTITO RAZZISTA DI SALVINI”
Nicola Sguera da due anni è un Consigliere comunale di Benevento del movimento 5 Stelle, con cui è
stato eletto consigliere comunale nel 2016 ma la sua avventura amministrativa si concluderà domani.
“In consiglio comunale saluterò i miei colleghi e rassegnerò le dimissioni. Contestualmente lascerò, sempre domani, il movimento 5 Stelle”, conferma all’agenzia Dire.
La sua posizione è partorita all’indomani della scelta dei Pentastellati di incontrare il Carroccio per stilare insieme il contratto di governo.
“Ho chiarito sin dall’inizio che, se fosse andato in porto questo governo giallo-verde, avrei lasciato il movimento. La Lega – dice – per me è il peggio della politica italiana: è pericolosa e lesiva della dignità umana”.
L’accordo con il partito di Matteo Salvini può rappresentare “una svolta securitaria e xenofoba. Insieme alla Lega no, neanche sotto tortura”.
Nicola Sguera era stato uno dei primi a storcere il naso di fronte all’ipotesi di un contratto di governo che tenesse insieme Salvini e Di Maio: già all’inizio di maggio scriveva sul suo blog “not in my name” in riferimento all’alleanza e chiedeva a Beppe Grillo di intervenire.
“Mi chiedo – scriveva in una lettera aperta al comico – cosa c’entra quello che tu hai messo al centro della discussione politica (la giustizia sociale, la ritessitura del legame comunitario, la tutela dell’ambiente) con l’ideologia egoistica, protesa a tutelare l’individualismo proprietario, disinteressata alle grandi tematiche ecologiche della lega”.
Il timore del consigliere pentastellato “è che molte delle cose che stanno a cuore al movimento resteranno sulla casta mentre andranno in porto le riforme low cost della Lega, come i rimpatri forzati.
“Negli ultimi mesi – avverte Sguera parlando alla Dire – il movimento è cambiato molto. Speravo nello schema: populismo di sinistra (quello del movimento 5 stelle) contro il populismo di destra (la lega). Immaginavo l’m5s come l’elemento di riferimento di un’alleanza più ampia che andasse contro le destre. Speravo in Podemos, insomma, e invece ci troviamo Orban. Due milioni di voti persi dal Pd sono andati al movimento 5 stelle, i 5 Stelle butteranno a mare tutti quei voti”.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
“ALLA PRIMA RIUNIONE UE GLI DIRANNO DI SPOSTARSI CHE STA ARRIVANDO IL PREMIER ITALIANO”
Dovesse mai dare un «consiglio a Giuseppe Conte», investito del ruolo di candidato premier dai vertici di Lega e Movimento 5 Stelle, il sindaco di Parma e ex pentastellato, Federico Pizzarotti, gli direbbe: «scappa finchè puoi, a gambe levate». Così, ospite del programma di Rai Radio1 “Un Giorno da Pecora”, il primo cittadino di Parma inquadra la possibile guida dell’esecutivo da parte di Conte.
«Al primo consiglio europeo – osserva – penseranno che sia quello che anticipa il premier. Diranno: guardi, si sposti, che sta arrivando il premier italiano. E lui risponderà “sono io”… questo è il livello della sua conoscenza all’estero»
Quanto alla capacità del governo di resistere nel tempo, argomenta Pizzarotti, «M5S e Lega sono due partiti molto ‘quadratì, ora si difendono a vicenda dopo essersi detti di tutto. Direi che potrebbero anche durare»
Luigi Di Maio alla guida del dicastero del Lavoro? Gli viene chiesto. «Per uno che non ha mai lavorato…», replica il sindaco, mentre su Alessandro Di Battista, «lui è il Che Guevara del M5S, lui incita la ribellione e Di Maio è al caldo dietro lo schermo. Diciamo – conclude – che Dibba è il Che e Di Maio Fidel Castro, con la barba…».
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
CHISSA’ DOV’ERA LEI QUANDO HA INSEGUITO PER ANNI LA POLITICA RAZZISTA E FILO-RUSSA DELLA LEGA… SPERIAMO CHE SALVINI LE ABBIA ALMENO VERSATO I CONTRIBUTI
“Quello che sta per nascere è un governo a chiara trazione grillina, con l’aggravante di avere un
premier espressione del M5S che è un tecnico, quindi il Mario Monti di Luigi Di Maio, col cuore che batte a sinistra, amico della Boschi e di Napolitano”, dice – intervistata da Repubblica – la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Anche il leader leghista l’ha delusa:
“Salvini ha pensato solo agli interessi della Lega”. Quindi Fdi “non voterà la fiducia” e “se si andrà avanti con questo schema, il centrodestra così come l’abbiamo conosciuto non esisterà più. Andrà ricostruito per assecondare un sentimento che comunque in Italia è maggioritario. Rompendo però con gli schemi che abbiamo visto finora”.
Prosegue Meloni:
“Non farò mai parte di un esecutivo che non rispetta il mandato popolare, che vuol fare il contrario delle cose per cui sono stata votata. Non abbiamo seguito Berlusconi quando faceva gli accordi con Renzi, non seguiamo Salvini adesso che va con Di Maio. Ma se il governo farà bene, noi siamo pronti a sostenere i provvedimenti giusti”.
Il contratto?
“Hai voglia a dire che ci sono anche le proposte del centrodestra”, attacca. “Hanno scritto 40 pagine, solo a metterle in pratica tutte ci vorrebbero 20 anni!”.
Salvini “è caduto nella trappola grillina di farsi isolare e indebolire”, “sicuramente noi abbiamo trattato Matteo da capo della coalizione mentre lui ha trattato gli interessi della Lega”.
Salvini ha tradito il centrodestra? “È l’unico generale che conosco che, appena vinta la guerra, si consegna al nemico lasciando sul campo di battaglia una parte delle truppe”, conclude.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2018 Riccardo Fucile
LA PREOCCUPAZIONE NEI CONFRONTI DELL’ITALIA CRESCE
Ore 11.25. Torna a crescere lo spread, il dfferenziale tra Btp/Bund questa mattina è salito oltre i livelli visti ieri e fino a 194 punti, con il rendimento del titolo decennale italiano che ha toccato il 2,41%.
Le vendite colpiscono soprattutto i titoli bancari e quelli energetici, ieri positivi.
Piazza Affari, insieme a tutti gli altri listini europei, procede in calo in scia ai cali registrati ieri a Wall Street, con gli investitori ancora preoccupati per le tensioni commerciali con la Cina, nonostante alcune timide aperture registrate negli ultimi giorni, a partire dalla decisione di Pechino di ridurre i dazi sull’import di auto e ricambi. Milano è in ribasso pesante e cede l’1,64%, Londra lo 0,69%, Francoforte arretra dell’1,53% e Parigi dell’1,36%.
Da valutare poi gli effetti sulla Borsa Usa dell’ok della Camera alla revoca della stretta regolatoria sulle banche varata all’indomani della grande crisi di Wall Street nel 2008. La misura, che era stata approvata dal Senato lo scorso marzo, ora attende solo la firma del presidente Trump.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2018 Riccardo Fucile
IL GOVERNO TORNA IN ALTO MARE, MANCANO PRESUPPOSTI E CERTEZZE PER IL CONFERIMENTO DELL’INCARICO
Ventiquattr’ore dopo, il nome di Giuseppe Conte già vacilla. È il primo effetto della pausa di riflessione
imposta dal capo dello Stato al termine delle consultazioni di ieri. Perchè, nella pausa, il professor Conte, già debole come profilo in termini di “credibilità ” internazionale e di “legittimazione” politica si è indebolito ancora di più nella sua immagine complessiva.
Peraltro proprio sul terreno più caro si Cinque stelle, quello del rigore morale e della correttezza dei comportamenti.
C’è la vicenda del curriculum, diciamo così, un po’ pompato, che già rimbalza sui media internazionali. C’è la storia di stamina. C’è anche il giallo sulla sua casa ipotecata da Equitalia, scovato dall’Espresso.
Saranno anche peccati veniali, tipici dell’italica furbizia, ma certo non siamo di fronte al biglietto da visita che ci si aspetta da possibile presidente del Consiglio, il cui nome dovrebbe essere sinonimo di autorevolezza, senza nemmeno la necessità di spulciare un curriculum.
Bastano comunque a rendere più forti le perplessità del Quirinale, piuttosto sensibile al tema della rettitudine dei comportamenti.
Parliamoci chiaro, più in generale: l’intera operazione è partita male, con un contratto di governo che, a fronte di ingenti parametri di spesa certi offre coperture incerte, un nome del premier che, appena circolato, prima agita mercati e investitori poi si guadagna i titoli con un curriculum che sembra farlocco, da ultimo la proposta di nomi di ministri come Paolo Savona che annuncia tensione con l’Europa proprio sul tema della tenuta dei conti pubblici.
È l’intero contesto dell’operazione ad alimentare i dubbi di Sergio Mattarella, come hanno capito i presiedenti di Camera e Senato. Non solo la questione del curriculum. Anche se la domanda, in materia, nasce spontanea: in quale paese al mondo, dopo una giornata come questa, un premier indicato come volto di “un governo di cambiamento” non avrebbe sentito il dovere quantomeno di chiarire, per fugare dubbi sulla moralità della sua condotta?
E invece sono arrivate le minacce, con un socio del nuovo governo (vai alla voce: Matteo Salvini) che agita lo spettro del ritorno al voto se il Quirinale non dovesse comportarsi come una buca delle lettere della lista voluta dai partiti.
Due su tutti: Conte e Savona.
È per tutto questo insieme di motivi che non è affatto certa la convocazione di Conte per domani al Quirinale. Potrebbe slittare a giovedì.
Attenzione: convocazione non è sinonimo di “incarico”, questione ancora tutta aperta. È chiaro che agli occhi del capo dello Stato non può tenere un quadro che prevede un premier vissuto sin dall’inizio come debole, se non affiancato da una squadra che abbia un profilo autorevole e definito, in relazione agli asset fondamentali, dalla collocazione internazionale alle garanzie sulla gestione dei conti pubblici.
Già era difficile ipotizzare ieri come l’anonimo professore potesse avere la forza, richiesta a un premier, di essere non un mero esecutore altrui, ma il responsabile dell’indirizzo del governo.
Figuriamoci oggi, dopo una giornata che è diventato, nella percezione mediatica, “quello che si inventa il curriculum”.
Ecco, è difficile che possa reggere un equilibrio di governo del genere, perchè non è un equilibrio. E su queste basi mancano presupposti e certezze, al momento, per il conferimento dell’incarico.
Anche perchè se dovesse riaprirsi la questione di palazzo Chigi, magari con Di Maio, di conseguenza tornerebbe in ballo, per ragioni di compensazioni tra i partner di governo, anche la casella dell’Economia. È più di una suggestione. È un tentativo in atto . Chissà .
La crisi, semmai fosse finita, si è riaperta.
(da “Huffingtonpost”)
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