Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
VOGLIONO ANCHE VENDERE CASERME E MONUMENTI AGLI ITALIANI COME TOTO’ CON LA FONTANA DI TREVI
La questione dell’enorme debito pubblico italiano viene affrontata da Luigi Di Maio e Matteo Salvini con la richiesta alla Banca centrale europea di Mario Draghi di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato: «La loro cancellazione vale 10 punti percentuali».
Di fatto il documento chiede a Mario Draghi di cancellare tutto il debito italiano che Francoforte ha acquistato negli ultimi tre anni nell’ambito del piano di allentamento monetario. Si dirà : un’ottima idea. Peccato non sia praticabile: si tratterebbe di un’aperta violazione dei Trattati europei che vietano il finanziamento monetario degli Stati.
Altra misura per ridurre il debito, la vendita agli italiani di caserme, monumenti e altri beni del patrimonio pubblico, attraverso una cartolarizzazione che dovrebbe andare anch’essa all’abbassamento del debito pubblico di altri dieci punti percentuali.
La pubblicazione della bozza-bomba dell’accordo tra Lega e M5S ha infatti fatto concentrare l’attenzione sulla questione dell’euro e del referendum sulla moneta unica che i leghisti avevano bocciato a più riprese sostenendo — a ragione — che avrebbe provocato un assalto agli sportelli.
Quella parte è stata però cancellata dal contratto per fare posto a una fumosa dichiarazione d’intenti che dovrebbe tranquillizzare i più
Ma, spiega oggi Il Sole 24 Ore, fonti Cinque Stelle confermano l’accordo sull’idea di chiedere alla BCE di cancellare 250 miliardi di titoli di Stato che l’istituto di Francoforte avrà in bilancio alla fine del Quantitative Easing (e che tecnicamente si trovano in pancia della Banca d’Italia).
L’ipotesi sarebbe stata elaborata dal Movimento e accolta dalla Lega, all’interno di una cura anti-debito che prevederebbe anche la costruzione di una sorta di fondo immobiliare con 200 miliardi di euro di patrimonio pubblico; le sue quote sarebbero vendute al mercato retail con l’obiettivo di «trasferire il risparmio degli italiani dal debito pubblico al patrimonio immobiliare».
Entrambe le mosse, che si accompagnano nella bozza alla vendita a Cdp di 70 miliardi di partecipazioni del Tesoro, promettono ovviamente di incendiare i rapporti con l’Europa.
Per cancellare i 250 miliardi di BTp comprati con il Quantitative Easing non ci sarebbe da convincere solo Mario Draghi, ma anche tutte le banche centrali che sono azioniste di Francoforte: un elenco che vede ai primi tre posti la Bundesbank, la Banca di Francia e Bankitalia, e prosegue con gli istituti centrali degli altri Stati membri.
In questo quadro, sempre secondo la bozza, si dovrebbe poi anche avviare un confronto con l’Unione europea per utilizzare una quota di fondi comunitari nel finanziamento del reddito di cittadinanza.
La richiesta ha anche altri punti di criticità : il regolamento della Banca Centrale Europea impone di avere collaterali (come sono, appunto, i titoli di Stato) a fronte di immissioni di moneta sul mercato.
Bisognerebbe quindi capire come la proposta di Lega e M5S andrebbe ad armonizzarsi con le leggi e come si vorrebbe eventualmente trovare il consenso necessario per cambiarlo.
E già qui siamo a livelli lunari.
È vero che pochi anni dopo la fine della II guerra mondiale venne cancellato il debito della Germania nei confronti degli altri Stati. Ma in quel caso i tedeschi uscivano dalla guerra: le condizioni non sembrano esattamente identiche.
Senza contare che una decisione del genere equivarrebbe a una monetizzazione del debito pubblico. Ovvero un default interno. Con tutte le conseguenze del caso.
Ma anche per questo non basta la volontà di un (o due, con la Grecia) paese. Ma ci vuole quello degli altri membri. Oppure si va alla rottura.
Con l’uscita dall’euro che rientrerebbe dalla finestra.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: economia | Commenta »
Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
DIBBA E’ UN NORMALE CITTADINO, A CHE TITOLO E’ ANDATO CON LA MOGLIE NEL SETTORE PIU’ ESCLUSIVO ?
Alessandro Di Battista sta per partire per gli Stati Uniti. L’ex deputato del MoVimento 5
Stelle ha annunciato su Facebook la data della partenza, che è stata fissata il 29 maggio.
Prima tappa San Francisco, poi fino a dicembre la famiglia Di Battista sarà in giro sulle strade d’America dalla California a Panama, rigorosamente con i mezzi pubblici. Non come quei politici che se ne vanno in giro con le auto blu e con la scorta!
Il Dibba non è più un cittadino-portavoce, non è più un deputato e non ricopre alcun ruolo ufficiale all’interno del MoVimento 5 Stelle.
Senza dubbio rimane un attivista pentastellato di spicco, e quando parla il popolo a 5 Stelle lo ascolta con attenzione.
Ma da qualche tempo Di Battista ha smesso di occuparsi di politica. Con la fine della campagna elettorale per le regionali l’ex deputato pentastellato ha iniziato una nuova fase e parla sempre meno delle vicende politiche del Paese.
L’ultima uscita risale addirittura al 7 maggio, ed era un post contro un eventuale governo tecnico o “neutrale”.
Poi però è successo che il MoVimento ha iniziato a trattare seriamente con la Lega per la nascita di un “governo del cambiamento”.
Non deve essere stato facile per Di Battista che nel novembre 2017 aveva detto: «Il giorno in cui il M5S, ma non succederà mai, si dovesse alleare con i partiti responsabili della distruzione dell’italia, io lascerei il M5S».
Non sappiamo se Di Battista lascerà il M5S, nel frattempo però — fa sapere Dagospia — sembra aver già iniziato a rinunciare ad alcune delle prerogative dei pentastellati.
Alessandro Di Battista è stato infatti visto, assieme alla compagna Sahra, agli Internazionali di Tennis di Roma.
A differenza dei comuni cittadini però Dibba e signora sono stati accompagnati in quello che è il settore più esclusivo dello Stadio Centrale del Foro Italico: la tribuna Autorità .
Il Messaggero ha pubblicato un lungo servizio fotografico dove si vede la coppia arrivare al Foro Italico scortata da un addetto al ricevimento delle personalità importanti.
Non è chiaro in base a quale criterio Di Battista sia stato inserito nella lista dei Vip visto che al momento è un semplice cittadino che di professione fa lo scrittore e — a breve — il viaggiatore.
Certamente la sua presenza in tribuna Autorità stride con l’atteggiamento pauperista più volte sfoggiato da Di Battista.
Anche perchè proprio mentre Dibba e compagna si godevano il match al Foro Italico i comuni mortali potevano godersi l’ex pentastellato mentre “asfaltava” Roberto Fico su La Nove.
Durante la puntata (registrata) di Accordi & Disaccordi ieri sera Di Battista ha invitato il Presidente della Camera a fare chiarezza sulla questione della colf in nero della compagna.
Del resto il povero Fico ha l’obbligo morale di spiegare e di chiarire, lui invece può fare quello che gli pare, anche godere dei privilegi della Ka$ta.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: la casta | Commenta »
Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
PER CHI AVESSE AVUTO DEI DUBBI SULLA “MASSIMA CONCENTRAZIONE” DEI GRILLINI SULLE POLTRONE, ARRIVA PURE L’INVITO AD ANALIZZARE L’ESPRESSIONE DEL CAPOGRUPPO
Guardate attentamente questa foto, perchè non si tratta di un normale scatto.
Il capogruppo alla Camera del MoVimento 5 Stelle Danilo Toninelli infatti l’ha postata su Instagram per dimostrare la “massima concentrazione” che i grillini riservano al tavolo attorno al quale stanno scrivendo “un contratto che possa dare vita ad un governo del cambiamento”.
Un tavolo che “procede bene”, ci informa il sempre attento Toninelli.
«Io sono onorato e orgoglioso di poter rappresentare non solo il M5S ma tutte quelle persone oneste che come me ambiscono ad un futuro migliore per i propri figli. Stateci vicini e sappiate che non molleremo di un millimetro», conclude il capogruppo. Concentrato, attento e pronto a intervenire come da fotografia d’epoca. Chissà se avrà lo spazio che merita nei libri di storia.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
“CON BERLUSCONI UN LEGHISTA ANDREBBE A PALAZZO CHIGI, CON I GRILLINI NON E’ POSSIBILE”
Matteo Salvini deve fare il leader del centrodestra e tornare il prima possibile al voto. Altro
che governo con il Movimento 5 stelle.
Parola del leghista Roberto Maroni che intervistato dal Foglio dà la sua lettura della situazione politica e del tentativo del leader del Carroccio di andare al governo con Luigi Di Maio.
Se Salvini vuole essere il capo del centrodestra allora deve governare con il centrodestra. Bisognerebbe dunque lasciar perdere i 5 stelle e Luigi Di Maio. Salvini dovrebbe tornare a votare, tessere la trama di un nuovo centrodestra a trazione leghista. Con Berlusconi. Che è tornato eleggibile. E che senza dubbio farà opposizione. Altro che “astensione benevola”, come è stato detto. Questo è il vero problema.
Sulla possibilità di vedere un leghista a Palazzo Chigi, Maroni spiega:
Così, con Di Maio, non mi pare possibile. Con il centrodestra invece diventerebbe l’unica opzione sul tappeto. E un leghista a capo del governo, per me che il partito l’ho visto nascere, sarebbe il compimento di un percorso iniziato trent’anni fa. E per la Lega di governo sarebbe un traguardo da incorniciare.
Sull’apparente intesa personale tra Salvini e Di Maio, l’ex presidente della Regione Lombardia commenta:
Questo non lo so. Però so che il M5s è poco affidabile. È evidente. Mettiamola così: i parlamentari della Lega rispondono a Salvini. Quelli del M5s invece a chi rispondono? A Di Maio? A Casaleggio? A Grillo? Alla rete? Imbarcarsi in un governo che potrebbe non durare cinque anni è rischioso. Mentre l’alternativa, cioè le elezioni e la leadership nel centrodestra, è un’ipotesi molto ragionevole.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Maroni | Commenta »
Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
TRA BUCHE, TOPI, ALBERI CHE CADONO E BUS IN FIAMME LA SINDACA RIVENDICA CHE “TRA SETTE MESI” FORSE ARRIVANO 78 BICI ELETTRICHE
Luca Bottura su Repubblica oggi ironizza nella sua rubrica “Marziani” a proposito del Grande Annuncio di Virginia Raggi ieri su Facebook: le 78 diconsi 78 siòre et siòri biciclette elettriche che dal prossimo anno arriveranno in città grazie a 700mila euro di fondi europei, attraverso il programma Horizon 2020, vinti con il progetto ELVITEN promosso dal Municipio IX.
Il Capitano, il Caporale e i loro funambolismi sul limitar del burrone, rischiano di mettere ingiustamente in secondo piano le mirabolanti avventure di Virginia Raggi e della Giunta più pazza del mondo.
Ieri la sindaca © ha festeggiato con un tweet il nuovo servizio di bici elettriche del Comune, che immaginerete parta domani. Sbagliato: parte nel 2019. E penserete sarà molto diffuso. Sbagliato: saranno 78.
Turisti esclusi, stiamo parlando di 0,000017906336088 bici pro capite. Esibite con una certa qual sicumera. Sette mesi prima di installarle.
Mentre si è appena insediata in città la pattuglia acrobatica dei topi di New York e il solo modo di sfuggire agli alberi che crollano è rifugiarsi in una buca nell’asfalto. Capirete perciò come il «Se ce la facciamo sarà una bomba» pronunciato ieri da Luigi Di Maio su Facebook faccia parte di un divertito distacco dalla realtà che non può essere casuale.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Maggio 16th, 2018 Riccardo Fucile
NESSUNO HA LE PALLE PER SGOMBERARE GLI ABUSIVI: “CI SI RITROVA 300 PERSONE CHE LO IMPEDISCONO”
Alla Romanina, quartiere nella periferia est della Capitale, sono diverse le ville sequestrate
o confiscate dallo Stato ai Casamonica.
Ma al loro interno risiedono ancora alcuni esponenti della famiglia accusata dai magistrati di essere al centro di numerose attività criminali.
“Qui gli sgomberi sono una faccenda molto complicata, in pochi minuti le forze dell’ordine si ritrovano davanti 200 o 300 persone e si arriva allo scontro – racconta una fonte anonima -. Lasciarli nelle ville è lo sbaglio più grande, dà il senso dell’inadeguatezza dello Stato ed è un segnale di debolezza di cui loro sono ben consapevoli”.
E così, come se niente fosse, i Casamonica continuano ad occupare le residenze ormai proprietà allo Stato.
E talvolta al danno si aggiunge la beffa, come in quei casi dove le spese di utenze e manutenzione vengono addirittura fatte gravare sui conti pubblici.
(da “La Repubblica”)
argomento: mafia | Commenta »
Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
I DUE DILETTANTI ALLO SBARAGLIO HANNO PORTATO GLI ITALIANI A RISCHIARE DI DOVER VOTARE IL 5 AGOSTO
Ritorna l’ombra del voto anticipato.
Anche al Quirinale, dove arrivano gli echi di una trattativa sul punto di franare. Perchè, col passare delle ore, è evidente che Salvini non la regge più. E sta cercando una exit strategy per sfilarsi.
Il Colle attende pazientemente l’esito di questo ennesimo negoziato, ma il “che fare” è già all’ordine del giorno.
In questa crisi infinita, in cui quasi quotidianamente si consumano scenari e ipotesi, anche le condizioni minime per un governo di “tregua” sembrano essere saltate. Perchè, molto semplicemente, non ci sono i numeri e il clima per varare una soluzione di qualche mese che consenta di evitare l’aumento dell’Iva e porti il paese al voto a fine anno in modo ordinato.
È un più prosaico governo “elettorale” l’ipotesi che si materializzerà in caso di fallimento di questo negoziato, perchè se c’è un punto fermo al Colle è che serve un governo neutro che accompagni il paese al voto, come ha spiegato il presidente nel suo discorso alla Vetrata.
Impensabile tornare alle urne con Gentiloni, espressione di un’altra legislatura e possibile bersaglio polemico dei competitor elettorali perchè comunque espressione di “una parte politica”.
È, oggettivamente, una situazione senza precedenti. Che pone problemi di non poco conto.
Perchè se è chiaro il “che cosa” — un governo che nasce su impulso del presidente per portare il paese al voto — è complicato il “come”.
Per comprendere, occorre scorrere il calendario.
Domanda: che cosa succede se un governo di questo tipo venisse bocciato a fine maggio?
Altra domanda: come è possibile, se venisse bocciato a fine maggio arrivare a votare a ottobre, con un governo che non ha mai ricevuto una fiducia e resta in carica mesi per l’ordinaria amministrazione?
È l’ennesimo unicum, in questa crisi dei record negativi: la prima volta, nella storia d’Italia, che non si riesce ad avviare la legislatura e la prima volta che, suo malgrado, il capo dello Stato non riesce a fare un governo con i partiti insensibili al suo richiamo alla responsabilità .
Le date, dicevamo. Tra scioglimento e voto devono passare sessanta giorni, il che concretizza questo scenario: se sarà bocciato il governo offerto dal presidente alle Camere, le alternative sono o il ritorno al voto nella prima domenica di agosto oppure va trovato un modo per mandare questo governo fino a luglio, per poi sciogliere e votare a settembre.
Ecco il punto, già presente nei ragionamenti che si fanno al Quirinale. Perchè il voto la prima domenica di agosto è davvero uno scenario classificabile alla voce “follia”, con mezzo paese al mare, le scuole chiuse, il caldo torrido.
C’è un motivo se, nella storia d’Italia, si è sempre seguita la regola che, quando sono aperti gli ombrelloni, le urne sono chiuse.
E allora ecco il punto. È necessario che si trovi un modo — almeno questo — per garantire un percorso lineare e, con esso, un minimo di logica e di buon senso.
Non è in discussione il ritorno al voto, ma la definizione di un percorso.
I partiti, ad esempio, potrebbero votare — assieme o separati — una mozione di fiducia “tecnica” consentirebbero al governo di passare indenne il primo passaggio parlamentare, fissando già nell’atto di nascita la fine di questo governo. O qualcuno potrebbe uscire dall’Aula.
Non una fiducia politica ma una, di fatto, una semplice richiesta di posticipare lo scioglimento per evitare le urne ad agosto ed arrivare a settembre.
Ci vuole tutta la fantasia politica e il buon senso per un passaggio del genere, perchè non è facile visti i tempi.
In parecchi penseranno che è una trappola per avviare il governo e, una volta avviato “chissà che succede”, altri magari — in piena eccitazione da ritorno al voto, si dichiareranno pronti anche alle urne il 5 agosto.
Tante cose mai viste sono accadute in questi mesi. E tante richieste di buon senso sono rimaste inascoltate.
Resta il quesito: che succede se bocciano anche questo governo elettorale?
Si può andare avanti un paio di mesi con un esecutivo che non ha incassato neanche una fiducia tecnica?
Almeno un escamotage, uno solo, tanto per evitare le urne vuote con le spiagge piene. Anche questo passaggio si annuncia come maledettamente complicato.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: elezioni | Commenta »
Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
SA SOLO FARE OPPOSIZIONE E SPARARE BALLE, HA PAURA DI GOVERNARE PERCHE’ FINIREBBE CHE GLI ITALIANI LO INSEGUIREBBERO COI FORCONI FINO AL CONFINE
“La battaglia con l’Ue è difficile. Per intraprenderla bisogna avere delle coperture, non dico
tanto ma almeno dagli alleati di governo! Se non è così, è meglio non partire, meglio lasciar perdere…”.
Mentre a Montecitorio procede il tavolo tecnico di Lega e Cinquestelle sul ‘contratto di governo’, un alto dirigente del Carroccio sfoga con Huffpost tutto il suo pessimismo sulle trattative in corso.
Un pessimismo diffuso in tutto lo stato maggiore della Lega in una giornata che sembra condita di tutti gli ingredienti necessari per favorire la rottura più che l’intesa. Matteo Salvini ormai la mette in conto: se per venerdì non ci sarà un accordo con Luigi Di Maio sul programma di governo, soprattutto sui punti caldi europei come conti pubblici e immigrazione, il leader della Lega è pronto a rompere.
E a quel punto verrebbe disdetta anche la consultazione della base nei gazebo convocati in piazza in tutt’Italia per il weekend.
Insomma, a sentire le fonti leghiste, alla consultazione popolare Salvini potrebbe anche non arrivarci.
Nel senso che il suo obiettivo è presentare un ‘contratto di governo’ soddisfacente, in modo da farselo approvare dall’elettorato. Se così non sarà , sarà lui il primo a dirlo. E niente gazebo.
Oggi non è per niente contento, come ieri al Quirinale, del resto. Ma oggi c’è di più. Sembra che a Bruxelles sia scattato il “monito ad orologeria”, dicono i suoi, sospettando degli avvertimenti lanciati quasi all’unisono dal commissario all’immigrazione Dimitris Avramopoulos e dal vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis.
Il primo spera che “col nuovo governo in Italia non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria”. Il secondo rinnova l’invito a “ridurre il debito”. “Avvertimenti che puntano a estrometterci dall’avventura di Palazzo Chigi…”, dicono i leghisti
Salvini non ha aspettato molto per rispondere. Il punto è che Di Maio non ha fatto altrettanto. Ed è questo il punto che incrina tutta l’impalcatura del governo gialloverde: si sta scolorendo sempre più, fino a scomparire come ipotesi.
I leghisti non si sorprendono dei moniti di Bruxelles. Troppo prevedibili. Sono invece rimasti sconcertati dall’approccio dei pentastellati sui temi europei ai tavoli tecnici. Pensavano di avere dei compagni di viaggio in sintonia con le loro battaglie e invece no. “Troppo morbidi sia sull’immigrazione che sulla necessità di sforare i parametri del deficit — ci dice un esponente del Carroccio — Siamo rimasti perplessi. E allora come vogliono farlo il reddito di cittadinanza? Se è così, mancano i presupposti per un’azione comune”.
Alcuni annusano aria brutta già dalla scorsa settimana, da quando hanno capito che il passo di lato di Silvio Berlusconi si sarebbe tradotto in opposizione: insostenibile per Salvini che ancora oggi non vuole rompere l’alleanza di centrodestra.
Per altri, tipo Giancarlo Giorgetti, plenipotenziario di Salvini e personalità di buona diplomazia nella Lega, la situazione ha cominciato a prendere una brutta piega nel weekend. Ma è stato poi l’incontro con Sergio Mattarella ieri al Colle a far crollare le speranze, a meno di miracoli dei prossimi giorni.
Con il presidente “non c’è feeling”, spiegano in anonimato i leghisti, “non gli piacciamo”.
E qui poi si fanno strada sospetti che nei ragionamenti del Carroccio diventano puntuti dati di realismo su cui si sta impostando la nuova linea: quella della exit strategy dal governo con i pentastellati.
La diffidenza di Mattarella nei confronti della Lega viene interpretata come il terminale dei no europei ad un esecutivo con Salvini ai posti di comando di dicasteri importanti come il Viminale, per dire, o con un esponente del Carroccio all’Economia. Lo stesso schema viene usato per spiegare i toni morbidi scelti da Di Maio: “Si è ritagliato il ruolo di garante della compatibilità di questo governo con l’Ue. Ma allora, se non si può cambiare, se non si possono chiudere i porti agli sbarchi di immigrati, meglio lasciare perdere”, la conclusione dei leghisti è sempre la stessa.
Lo dice chiaramente il responsabile economico del Carroccio, Claudio Borghi: “Se questa avventura parte è chiaro che parte in un ambiente ostile, che non avremo alleati”, quindi “devi essere sicuro che devi poter stare spalla a spalla. Se partiamo deve essere chiarissimo che abbiamo le risorse per fare le cose, che i soldi ci devono essere”.
E deve essere altrettanto chiaro “che i trattati Ue vanno ridiscussi”. Su questo la posizione del Movimento non combacia perfettamente “sennò – aggiunge – non avremmo punti rossi”, vale a dire i punti del contratto sui quali non c’è accordo e che vengono rimandati ad un nuovo confronto tra i leader.
“Ma deve essere chiaro che serve accordo anche sui metodi, e i metodi passano anche per la revisione dei trattati”, conclude Borghi.
Ed ecco il senatore Alberto Bagnai: “In una fase di lieve ripresa chiedere di raggiungere la parità di bilancio strutturale è fuori ogni logica. Noi non siamo disposti ad accettare più alcuna disparità di trattamento”.
Insomma, in questi giorni Salvini è impegnato ad alzare il tiro per capire quanto può incassare sulle questioni europee. Se può incassare.
“Gli italiani votandoci si sono espressi chiaramente sul tema immigrazione — dice il capogruppo al Senato Marco Centinaio – Non siamo intenzionati ad accettare alcun monito dall’Europa”
“Il punto è l’Europa: il potere sta lì, non nelle capitali. Quindi se non si fanno lì le battaglie, non ha senso…”, insiste Lorenzo Fontana, fresco di mandato a Strasburgo, appena eletto alla Camera.
Dunque, Salvini e Di Maio, che tanto si piacevano subito dopo il 4 marzo, stanno scoprendo di non essere fatti l’uno per l’altro.
Un flirt, nulla di più. In tutto questo caos, la questione del premier è scemata di pari passo con l’andamento negativo delle trattative sul programma. Più distanze ci sono, più è difficile trovare una personalità che si immoli per mediare: con quali assicurazioni di riuscita?
Se le attuali quotazioni basse del nuovo governo prevarranno, se ci sarà la rottura, la Lega si prepara all’opposizione di un governo del presidente, se Mattarella proverà con questa mossa.
Obiettivo: ritorno al voto insieme alla coalizione di centrodestra e un Berlusconi riabilitato, ricandidabile.
La scelta di alzare il tiro sui temi europei è già un annuncio di campagna elettorale e sa di sfida anche per l’alleato Silvio.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: governo | Commenta »
Maggio 15th, 2018 Riccardo Fucile
COMMENTI VOLGARI, PALPEGGIAMENTI, DONNE ACCERCHIATE E BLOCCATE DA AVVINAZZATI… MA QUI NON SONO IMMIGRATI E ALLORA MEGLIO METTERE TUTTO A TACERE E INSULTARE CHI HA DENUNCIATO IL FATTO
Durante il raduno degli alpini che si è svolto dall’11 al 13 maggio, molte donne hanno denunciato di essere state molestate: apostrofate con commenti volgari, palpeggiate, accerchiate e bloccate da gruppi di uomini.
Eppoi come una ciliegina sulla torta un invito a bagnare con la birra la “tua alpina preferita” (da notare il possessivo).
Una iniziativa che gli organizzatori hanno bollato come l’idea di un imbecille, peccato che il problema non fosse solo di quell’unico imbecille.
Al 91° raduno alpino è stata sdoganata la peggiore sottocultura machista che non vuole limiti per gli uomini ma ne impone sempre molti alle donne che, per esempio, non possono camminare per strada tranquille.
Il poco previdente sindaco Alessandro Andreatta aveva sospeso il divieto di bere e distribuire alcolici in strada senza preoccuparsi delle conseguenze.
In quei giorni in città è anche aumentato il giro della prostituzione, un fatto che è stato usato come argomento per tacitare le denunce delle molestie.
Le attiviste di Non una di meno sono state testimoni dirette delle aggressioni e hanno denunciato una “situazione istituzionalizzata” e condannato “una manifestazione di sessismo, machismo e virilismo” spacciata per festa.
Durante il raduno degli alpini si sono ripetuti episodi simili a quelli avvenuti a Colonia il 31 dicembre del 2016. Allora l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica si era concentrata sul problema degli uomini stranieri che portano la barbarie di civiltà arretrate nel cuore dell’Europa.
Nel caso di Trento la notizia delle molestie è stata ripresa da alcune testate ma con un basso profilo.
Dopo la pubblicazione del comunicato, la pagina fb di Nudm Trento è stata attaccata con ingiurie, scritte in buona parte da donne: nessuna sarebbe stata molestata “tutte zoccole che gradivano”.
La sottocultura arcaica ha inciso troppo a lungo e troppo in profondità e alcune si sono sentite in dovere di riassettare diligentemente per nascondere sotto al tappeto degli inviti al silenzio ciò che non doveva essere detto.
In questo caso le violazioni della libertà delle donne che hanno il sacrosanto diritto di attraversare le strade senza essere inseguite e trattate come prede, sono state negate e minimizzate.
Non c’è nulla di nuovo sotto il sole.
Nella differente valutazione della violenza contro le donne gioca sempre lo status sociale di aggressore e vittima in una infinita combinazione di variabili.
Ricordo che nel 2013 il mio centro antiviolenza Demetra condusse un gruppo di 15 donne di nazionalità differenti sul tema della sicurezza nelle strade. Si parlò anche del problema delle molestie e di come le donne percepiscono lo spazio pubblico come uno spazio maschile.
Fu un’esperienza interessante: quasi tutte raccontarono di essere state molestate in più di una occasione ma sempre da uomini di altra nazionalità .
Per le italiane i molestatori erano soprattutto uomini del nord Africa o dei Paesi dell’Est, per le donne del nord Africa i molestatori erano soprattutto italiani e uomini dell’est, e così via.
Alcune donne ebbero bisogno di tempo per capire che la consapevolezza della violazione dei propri diritti e del proprio spazio era condizionata dallo status sociale e dalla nazionalità dell’aggressore.
Dopo la condivisione emersero ben altre testimonianze su molestie e violenze commesse anche da connazionali.
Nell’interesse di una convivenza civile e tenendo bene a mente lo slogan femminista “Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano”, il primo cittadino di Trento dovrebbe aprire una riflessione pubblica per stigmatizzare e condannare i comportamenti che ledono la libertà delle donne.
Se fossero stati gruppi di immigrati a bere e a molestare probabilmente le reazioni sarebbero state diverse.
C’è una domanda ancora che vorrei fare alle donne e agli uomini che hanno aggredito la pagina Fb di Nudm con ingiurie: come spieghereste agli immigrati — che potrebbero essere stati testimoni di molestie commesse da italiani — che se le fanno loro sono il frutto avvelenato di una civiltà arretrata che non rispetta le donne (che in quel caso sono vittime certe) e quando le commettono italiani, magari con tanto di divisa, sono goliardate e le donne sono tutte “mignotte e bugiarde”?
Secondo voi che esempio è stato dato da Trento su una differente civiltà e cultura? Così, tanto per capire…
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: violenza sulle donne | Commenta »