Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
LA ISOARDI SAREBBE STATA COINVOLTA IN QUANTO “ESPERTA DI VIALE MAZZINI” E AVREBBE SUGGERITO I NOMI PER LA DIREZIONE DI RETE E DEL TG
Di questa notizia dà conto La Stampa. Notizia di una gravità assoluta.
Elisa Isoardi, fidanzata di Matteo Salvini e che da settembre prenderà il posto di Antonella Clerici nella conduzione de La Prova del Cuoco, sarebbe stata coinvolta nella discussione sulle nomine dei vertici Rai.
Scrive La Stampa: “Una riunione tra i vertici gialloverdi di una settimana fa per parlare di nomine, alla presenza della fidanzata sovranista. “Chi suggerisci tu Elisa?” le hanno chiesto i governanti (tra cui il compagno). E lei qualche nome lo ha fatto: per la direzione di una rete, un famoso giornalista di Raiuno; e per la direzione di un tg ha confermato come “ottima” la scelta del buon Alberto Matano, già nel portfolio del M5S”.
Isoardi avrebbe anche tentato di sostenere la candidatura del suo amico Fabrizio Del Noce, l’ex direttore di rete autore dell’epurazione di Enzo Biagi che Gianni Letta per conto di Silvio Berlusconi avrebbe proposto ai leghisti come presidente a Viale Mazzini.
“La Isoardi lo avrebbe sostenuto, ma i 5 Stelle pensando a uno scherzo hanno accolto l’idea con una fragorosa risata”.
(da Globalist)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
CERCANO DI DIMOSTRARE CHE L’EX PREMIER L’HA USATO, MA SI SMENTISCONO DA SOLI, SI TRATTA DEL MODELLO A319CJ USATO ANCHE DA CONTE
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato di voler “rottamare” l’Airbus A340-500
I-TALY soprannominato “Air Force Renzi”. I ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli si sono recati nell’hangar di Fiumicino per mostrare al popolo italiano lo spreco di fondi pubblici voluto per il “capriccio personale” dell’ex Premier.
Ministri, sottosegretari, parlamentari e attivisti del MoVimento 5 Stelle hanno iniziato a twittare e a postare la notizia della nuova grande vittoria contro la casta.
Come per tutte le vicende che riguardano il M5S (e la politica in generale) una cosa sono gli annunci, un’altra i dati di fatto.
Al momento infatti è solo stato dato l’annuncio della “rottamazione” dell’aereo in servizio nella flotta dell’Aeronautica Militare dal 2016 .
Sull’effettivo risparmio dell’operazione Conte però ci sono diversi dubbi, soprattutto per quanto riguarda l’affermazione che non ci saranno penali da pagare.
Ma è un dettaglio che passa in secondo piano perchè finalmente un governo eletto dal popolo (è risaputo che Lega e M5S si fossero presentati assieme alle elezioni…) ha iniziato a smantellare tutto quanto fatto dal premier non eletto dal popolo Matteo Renzi (non chiedeteci però in quale collegio è stato eletto Conte).
In questo tripudio di post vittoriosi c’è però una notizia falsa che continua a circolare. Quella secondo la quale Matteo Renzi avrebbe utilizzato il “suo” Air Force Renzi. Andiamo con ordine: l’Airbus I-TALY di proprietà di Ethiad dal 2006 entrò nelle disponibilità del governo italiano nel 2016.
L’A340-500 fece il suo primo volo “addestrativo” nel luglio del 2016.
In diverse occasioni, l’ultima su Twitter ha specificato che quell’aereo non era “di Renzi” ma nelle disponibilità della Repubblica Italiana per voli di Stato.
L’ex premier ha anche ribadito di non essere mai salito a bordo dell’Airbus preso in leasing sotto il suo governo.
Ed in effetti risulta che il primo (e unico) presidente del Consiglio a farne uso sia stato Paolo Gentiloni.
Del resto se il volo “addestrativo” risale al luglio del 2016 e già Renzi era stato oggetto di furiose polemiche sul “suo” aereo l’idea di usarlo proprio nel pieno della campagna referendaria sulla Riforma Renzi-Boschi — mentre Di Battista girava lo Stivale in scooter — sarebbe stata una scelta suicida.
Non che Renzi non abbia fatto scelte suicide, una su tutte quella di far diventare la consultazione un voto sulla sua persona.
Perchè le foto di Renzi dall’aereo non sono dell’Air Force Renzi?
Diversi utenti di Twitter hanno scoperto però che l’ex premier sta mentendo. Hanno infatti scovato foto di Renzi che scende dalla scaletta di un aereo con scritto “REPUBBLICA ITALIANA”. Bingo. Eccola lì la prova che Renzi ha usato l’Air Force Renzi e ha mentito al popolo italiano.
Di foto di Renzi che scende dall’aereo ce ne sono molte, si tratta quindi di diverse occasioni. E quel manigolo di Renzi invece ci dice che non l’ha mai usato. Vergogna! Però la foto ritrae l’arrivo di Renzi negli USA il 18 ottobre 2016.
È stata quella la famosa visita di Stato con cena alla Casa Bianca assieme all’allora presidente Barack Obama cui presero parte diverse personalità della cultura e dello sport italiano tra cui ad esempio Bebe Vio.
Dalle foto si vede chiaramente che quello è un bimotore, mentre l’Air Force Renzi è un quadrimotore.
Quindi anche se Renzi aveva in quel periodo a disposizione l’Airbus di Ethiad ha preferito usare un “vecchio” A319CJ.
Quell’aereo infatti non è l’Airbus A340-500. Lo si evince semplicemente dalla posizione della scritta sulla fusoliera. L’aereo inquadrato in quelle foto è uno dei tre Airbus A319-CJ in dotazione del 31° Stormo dell’Aeronautica Militare.
Sì, è un aereo utilizzato per i voli di Stato. Ed è lo stesso (o uno dei due simili) utilizzato da Giuseppe Conte per andare al G7 in Canada.
Non serve fare un gran lavoro per scoprirlo, basta confrontare le foto diffuse dalla propaganda pentastellata.
Ad esempio un tweet del ministro Toninelli mentre stringe la mano a Di Maio davanti all’Air Force Renzi. Si tratta di due aerei diversi, come si evince anche dalla foto di copertina dell’articolo del Fatto Quotidiano.
E Renzi ha utilizzato uno di quelli entrati in servizio a partire dal biennio 1997-99 (per inciso fu Enrico Letta a mettere in vendita uno dei tre ma le aste andarono deserte)
Gli “sbufalatori” si sbugiardano da soli
Si può naturalmente discutere se il leasing sia stata una scelta conveniente e se ci fosse davvero bisogno di quell’aereo. Sul fatto che non sia stato usato abbastanza pesano però anche tutte le bufale sulla megalomania di Renzi.
Particolarmente interessante è il caso di una foto che ritrae Renzi mentre scende la scaletta di un volo di Stato, prontamente identificato come Air Force Renzi. L’ex premier è in compagnia della moglie Agnese Landini e sulla scaletta si legge G20 Brisbane 2014.
Ora a meno che l’Air Force Renzi non fosse equipaggiato per i viaggi nel tempo è impossibile che Renzi abbia usato l’A340-500 per andare ad un meeting due anni prima dell’acquisto dell’aereo incriminato.
Nel video dell’Agenzia Vista che lo sbufalatore allega alla sua segnalazione si vede chiaramente che è uno degli A319CJ del 31° Stormo.
La descrizione del video è inequivocabile: «AUSTRALIA, 14 Novembre 2014 — Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi arriva in Australia per il G20, accompagnato da sua moglie Agnese».
La posizione della scritta “Repubblica Italiana” è del resto differente da quella dell’A340-500 e in un piccolo frame della superficie alare del velivolo dove si riesce a capire che si tratta — di nuovo — di un bimotore.
E non poteva del resto essere altrimenti.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
IL COMMISSARIO PER LA TAV GLI SCRIVE QUATTRO VOLTE MA IL MINISTRO NON HA NEANCHE L’EDUCAZIONE DI RISPONDERGLI
Dopo quello che non le legge, abbiamo anche il ministro che non risponde alle email nel governo gialloverde che tremare il mondo domani farà , mentre oggi è impegnato a piazzare gente in posti strategici come la RAI.
Sul banco degli imputati — si fa per dire — c’è Danilo Toninelli, responsabile delle Infrastrutture e intento a riscrivere la TAV, mentre ad accusare è Paolo Foietta, commissario straordinario per la TAV Torino-Lione.
La mail risale al 6 giugno scorso, racconta oggi Marco Imarisio sul Corriere della Sera, e il testo era questo: «Gentile ministro, con la presente vorrei ribadire la mia completa disponibilità ad informarla, nelle modalità che lei riterrà opportune, in merito alle attività condotte nell’ambito del mio incarico».
Foietta l’ha mandata anche al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, che gli ha subito risposto.
Nessuna notizia invece da Toninelli.
Passano i giorni, scanditi dai suoi post su Facebook nei quali fa sapere di essere molto concentrato sullo studio dei dossier sui costi e sui benefici dell’opera. All’Osservatorio si chiedono a quali studi possa rifarsi il ministro, visto che nessuno di essi proviene da fonti ufficiali.
La struttura tecnica di missione sulle grandi opere, istituita dall’ex ministro Graziano Delrio all’interno delle Infrastrutture e incaricata proprio di queste valutazioni, è stata lasciata decadere.
Era composta da alcuni tra i più importanti economisti italiani in materia di trasporti, ma dopo il cambio della guardia seguito alle elezioni, è stato spogliato di ogni competenza.
L’unica persona incaricata in via ufficiosa di lavorare sul rapporto costi/benefici della Tav è il nuovo capo della segreteria tecnica, Dimitri Dello Buono, esperto di tecnologie e immagini satellitari.
La lettera viene inviata per altre tre volte senza alcuna risposta, e allora lui ne manda un’altra in cui chiede di poter fornire numeri utili al dossier che Toninelli a suo dire sta redigendo sulla TAV. Nessuna risposta anche stavolta.
Il ministro delle Infrastrutture non risponde all’Osservatorio istituzionale, e non lo farà neppure stavolta.
Nel frattempo, all’insaputa del suo diretto interlocutore, tiene riunioni tecniche sulla Tav come quella del 5 luglio, dove a intrattenere Dello Buono c’era una delegazione di esponenti dei Cinquestelle ,tra i quali la consigliera regionale Francesca Frediani, pasdaran NoTav che chiede a gran voce la cacciata di Foietta, accompagnata da due docenti del Politecnico di Torino, da sempre contrari all’opera, membri del comitato per il No alla Tav creato dalla sindaca di Torino Chiara Appendino.
Alla fine Foietta scopre che i numeri citati da Toninelli arrivano dritti da un ente che ha tra i suoi esponenti anche alcuni tra più importanti ideologi del movimento No Tav. E si prepara a essere defenestrato, come è successo a Mazzoncini e succederà ad altri.
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
BEN SVEGLIATO, VELISTA
Andrea Mura si sente usato e scaricato dal M5S. E lo dice su Facebook, dove addirittura riesce nel
capolavoro di accusare i grillini di “non aver verificato i fatti”, ovvero di non aver fatto quello che il MoVimento 5 Stelle non ha mai fatto dalla sua nascita (ben svegliato, velista!).
“Il Movimento ha usato la mia popolarità di sportivo e di velista internazionale per vincere la campagna elettorale uninominale contro un avversario fortissimo: l’ex governatore della Sardegna Cappellacci di Forza Italia. A fronte di un’accusa gravissima e totalmente falsa dello stesso Cappellacci — l’avversario politico da me pesantemente battuto alle elezioni — il Movimento non solo non mi ha difeso ma non mi ha nemmeno consultato, scaricandomi in meno di due ore. Ho assunto e portato avanti il mandato di parlamentare con la massima serietà e nel pieno rispetto delle istituzioni. Ho partecipato alla stragrande maggioranza delle sedute della Camera. Sono mancato ad alcune sedute per lavorare sul territorio. Ad esempio, per risolvere i problemi burocratici che hanno bloccato l’apertura della base nautica di Cagliari, scelta da Luna Rossa per la prossima sfida di Coppa America. Un evento importantissimo, non solo per lo sport ma per l’economia italiana e della Sardegna”.
Mura insomma ha scoperto che il MoVimento 5 Stelle è esattamente come lo descrivono i giornali: peccato che non abbia controllato prima.
Per questo piccola dimenticanza ha vinto un posto in Parlamento.
E come lui tanti altri che si sveglieranno soltanto quando toccherà a loro.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
SALVA GRAZIE ALL’INTERVENTO DELLA BADANTE BIELORUSSA
Un telo cerato appoggiato sul naso e sulla bocca della suocera e nell’altra mano un cellulare con il cronometro attivo.
«E’ una tecnica innovativa sconosciuta anche ai medici», ha detto un 56enne di Codevigo dopo essere stato sorpreso a cercare di uccidere l’anziana donna.
L’uomo, preoccupato di dover sostenere le spese per le cure mediche, ha tentato di soffocarla ed è stato arrestato.
A lanciare prontamente l’allarme ai carabinieri sono stati i medici in servizio in quel momento, allertati dalla badante della anziana, una cittadina bielorussa.
L’uomo che abita a Codevigo, si è recato all’ospedale di Chioggia dove era ricoverata la suocera di 83 anni a causa di un’ischemia cerebrale che aveva compromesso gravemente le capacità cognitive e annullato quelle motorie.
Il 56enne, quando è arrivato, ha approfittato di un breve momento di assenza della badante e ha cercato di soffocarla, premendo il telo sul suo volto. Quando la badante ha visto la scena ha urlato aiuto e ha allertato una infermiera, che a sua volta ha chiamato i carabinieri.
A quel punto l’uomo ha inventato una balla colossale davanti ai medici che erano accorsi nella stanza: ha spiegato di aver messo in atto una tecnica del tutto innovativa che avrebbe dovuto stimolare una reazione nell’anziana.
Per avvalorare questa tesi ha finto di fare una telefonata, asserendo di aver provato questa pratica e che sarebbe tornato il giorno successivo per riprovarci.
Nel frattempo la suocera si è ripresa e il personale sanitario ha avvisato i carabinieri di Chioggia, che hanno avviato un’indagine al termine della quale il genero omicida è stato arrestato.
(da Globalist)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO 19ENNE RICHIEDENTE ASILO LAVORAVA IN UN BAR QUANDO E’ STATO AGGREDITO DA UN GRUPPO DI RAZZISTI… NESSUN POST DI CONDANNA DEL MINISTRO DEGLI INTERNI, DEVE FARE IL BAGNO IN ROMAGNA
Il vento del Cambiamento con l’arrivo al potere dei razzisti e xenofi dichiarati: un giovane
senegalese di 19 anni, richiedente asilo, è stato aggredito e offeso con insulti razzisti a Partinico (Pa) mentre lavorava servendo ai tavoli in un bar in piazza Caterina
Il giovane, da due anni ospite di una comunità , ha presentato una denunciai ai carabinieri della compagnia dopo che un gruppo di ragazzi lo ha aggredito sul posto di lavoro provocandogli ferite al labbro e alle orecchie guaribili in sette giorni.
Il ragazzo sarebbe stato insultato e poi preso a pugni e calci, mentre il gruppo gli urlava: “Vattene via sporco negro”.
“Non ho reagito perchè non alzo le mani – ha raccontato il senegalese – Mi potevo difendere, ma gli educatori della comunità mi hanno insegnato che non si alzano le mani”.
Il senegalese, arrivato nel giugno del 2016 ancora minorenne con uno dei tanti barconi della speranza, stava facendo una pausa dal suo impiego come cameriere ai tavoli in un bar in piazza Caterina. Il giovane, da due anni ospite della comunità Sympatheia. I carabinieri di Partinico stanno indagando per risalire all’identità dei quattro aggressori, tutti a quanto pare del posto sui 35-40 anni.
(da agenzie)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
UN COLLEGA: “DA UN GIORNO ALL’ALTRO E’ DIVENTATO UN SOVRANISTA PUTINIANO”… OTTIMO, NEL SOLCO DELLA PATACCA DEL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO
Il giorno dopo l’annuncio di Marcello Foa presidente della Rai è quello dei segnali di guerra.
Tra i ritratti più interessanti dell’ex inviato del Giornale poi passato a fare l’amministratore delegato del Corriere del Ticino e oggi approdato sulla poltrona di garanzia di viale Mazzini ci sono le poche righe che gli dedica un collega citato dalla Stampa:
«Da un giorno all’altro, non l’ho più riconosciuto: era diventato un sovranista putiniano fatto e finito», racconta una collega italiana. «Ci crede davvero o ha fiutato che il vento soffiava in quella direzione? Non lo so. Di certo, l’ha capito prima di altri», chiosa un collega svizzero.
E in effetti la storia professionale di Marcello Foa dimostra di essere “erede di quella tradizione di giornalismo indipendente e conservatore che oggi difficilmente si riconoscerebbe nei sovranisti, ma anche assiduo frequentatore dei convegni dell’associazione di Alberto Bagnai, a/Simmetrie, di cui ora è vicepresidente, incubatore culturale di quel movimento anti-euro che poi la Lega ha assorbito”, come scrive Stefano Feltri oggi sul Fatto.
Che poi ricorda un suo attacco a Report di qualche tempo fa:
Chissà che presidente sarà in Rai. Nel suo blog Foa se n’è occupato di rado. A novembre 2017 se la prende per esempio con Repor t di Sigfrido Ranucci, per un twe et di lancio della puntata: “Affermare che la soluzione ai mali italiani è la costituzione degli Stati Uniti d’Europa, non ha nulla dell’inchiesta, è opinione; e forte, molto forte. Che sia pane per un quotidiano come Repubblica o il Fatto Quotidiano, ci sta. Che lo facciate voi è in accettabile”. Ora potrà discuterne con Ranucci e con gli altri giornalisti Rai dalla poltrona della presidenza.
Marcello Foa attualmente è in vacanza in Grecia con moglie figli ma certo rientrerà in Italia prima di mercoledì primo agosto quando la commissione di vigilanza Rai, se ci saranno i 27 voti necessari su 40, lo autorizzerà a salire nell’ufficio presidenziale del settimo piano di viale Mazzini.
La differenza la faranno i 7 consiglieri di Forza Italia tra i quali c’è anche il portavoce dei parlamentari azzurri, Giorgio Mulè, che ha lavorato per anni con Foa al Giornale: «Dicono che Forza Italia non mi voterà ? Non so niente, sono completamente fuori da queste dinamiche. Ho sempre fatto gli Esteri, non mi sono mai occupato di politica italiana».
Foa finisce oggi anche nel mirino di Roberto Burioni per le sue parole sui vaccini, per una serie di dichiarazioni rilasciate per il video “MANIPOLAZIONE INFORMAZIONE SANITARIA MARCELLO FOA” del canale Crescere Informandosi:
Il neo-presidente della RAI, Marcello Foa, in questa intervista inanella — parlando di vaccini — una serie di menzogne inqualificabili. In Svizzera la gente non si vaccina ma sta ugualmente bene, il morbillo è una sciocchezza, dodici vaccini sono troppi (gliel’ha detto un suo amico), fanno venire le allergie, provocano uno shock, danneggiano l’equilibrio del sistema immunitario. Insomma il repertorio solito dei cavernicoli antivaccinisti, che hanno fatto dell’ignoranza e dell’egoismo la loro regola di vita.
Dopo avere sparato questa serie incredibile di falsità , dice che in molti stati la gente si vaccina spontaneamente. Certo, lo fa perchè è informata correttamente.
Se questo signore si crede di potere fare disinformazione mortale con i soldi del nostro canone, magari affidando la comunicazione su questi temi delicatissimi ai cialtroni che gli hanno detto queste baggianate (alle quali lui, giornalista, ha avuto la colpa di credere, visto che le fonti dovrebbe saperle distinguere), si sbaglia.
La nomina in mano a Forza Italia
Ma proprio il fatto che le dichiarazioni di Mulè (“Giudicheremo dai fatti”) siano piuttosto morbide fa pensare che l’accordo con Forza Italia sul nome di Foa sia arrivato prima dell’annuncio di ieri.
Proprio per questo non ci saranno molti problemi prima di vedere il primo sovranista alla presidenza della RAI.
Fratelli d’Italia invece fa sapere di non essere stata coinvolta nella nomina, a dimostrazione del fatto che ormai il partito della Meloni è sempre più staccato dalla Lega, che ha individuato come il suo primo e più importante concorrente sul mercato dei voti.
Intanto i gialloverdi sfogliano la margherita delle altre nomine. Repubblica scrive che in ballo per il TG1 c’è Gennaro Sangiuliano, giornalista e saggista (è autore, tra le altre, delle biografie di Putin e di Trump), 56 anni, vicedirettore dal 2009.
Dal 1996 al 2001 ha diretto il quotidiano Roma, nel 2002 è stato vice di Vittorio Feltri a Libero. Entrato in Rai nel 2003 con Augusto Minzolini, è stato inviato su diversi fronti di guerra.
Un altro nome in corsa è Alberto Matano: giornalista e uno dei volti noti del Tg 1 delle 20, 45 anni, conduce anche su RaiTre la trasmissione «Sono innocente». Amico di Vincenzo Spadafora, il sottosegretario M5S alla presidenza del Consiglio molto vicino a Luigi Di Maio, è considerato tra gli emergenti della nuova Rai.
In pole pure Mario Giordano, giornalista e autore di diversi saggi di successo, 52 anni, è stato direttore di Studio Aperto dal 2004 al 2007 e del Tg4 dal 2014 al 2018. In passato ha anche guidato II Giornale.
Tra le possibili sorprese c’è Alessandro Giuli, giornalista con studi filosofici alle spalle, 42 anni, che ha iniziato la carriera professionale al Foglio di Giuliano Ferrara nel 2004 come redattore politico. Nel 2008 è diventato vicedirettore mentre dal febbraio 2015 al gennaio 2017 è stato condirettore.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
PROCESSO DI GENOVA, LA LEGA CAMBIA ROTTA: COSI’ AGGRAVA LA POSIZIONE DELL’EX TESORIERE CHE POTREBBE ANCHE AVERSENE A MALE E FARE ALTRE RIVELAZIONI
Il colpo di scena ieri mattina. Quando l’avvocato Roberto Zingari che rappresenta la Lega e in
mano ha un mandato firmato dal segretario (e ministro dell’Interno) Matteo Salvini, si presenta in Procura a Genova. E deposita una denuncia per appropriazione indebita nei confronti dell’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito.
Un gesto per certi versi a sorpresa, inatteso – la Lega fino a oggi è sempre rimasta fuori come parte civile da tutti i vari processi- che rischia, però, di avere conseguenze importanti non solo dal punto di vista giudiziario ma anche politico e simbolico.
Spieghiamo meglio. A Genova lo scorso 16 luglio, il processo d’appello per lo scandalo degli investimenti tra Cipro e la Tanzania e la truffa ai danni dello Stato per circa 50 milioni di euro a Belsito, Umberto Bossi e altri ex revisori contabili del partito si è interrotto.
Per il procuratore generale Enrico Zucca che sciorina le richieste di condanna per tutti gli altri imputati, non è possibile farlo per Belsito. Perchè la legge nel frattempo è cambiata.
E il reato di appropriazione indebita che fino a oggi era perseguibile anche d’ufficio necessita di una querela della parte lesa. Dunque mancando la denuncia della Lega non c’è reato e l’accusa per l’ex sottosegretario decade.
Belsito (che in primo grado è stato condannato a 4 anni e 10 mesi) senza querela può solo venire accusato di truffa. E dunque avere una richiesta di condanna minore.
Il procuratore generale nella sua requisitoria mette nero su bianco questo aspetto. E chiede al presidente di aspettare i canonici novanta giorni per capire se la Lega abbia intenzione di presentare denuncia. La situazione si sblocca ieri.
Quando il partito del Carroccio presenta querela formale. Immediata conseguenza è l’aggravarsi del quadro giudiziario per Belsito. Che ora rischia una condanna ben più pesante. Dal momento che sarà imputato di truffa e appropriazione indebita.
Ma questa mossa – a sorpresa – del partito di Salvini può avere riflessi anche sul filone che interessa la “caccia” della Procura ai 49 milioni di euro oggetto della truffa al Parlamento.
Il 5 settembre il tribunale del Riesame – dovrebbe trattarsi di poco più di una formalità – dovrebbe dare l’ok ai sequestri «di tutti i conti della Lega» come stabilito dalla Cassazione. Dalla federazione centrale fino alle sezioni regionali, chiamate nel gergo del Carroccio, Nazioni.
A questo punto, però, accusando formalmente Belsito di essere l’autore materiale della maxi appropriazione indebita, non si può escludere che la Lega “dirotti” per certi versi i sequestri della Finanza sull’ex tesoriere. O al tempo stesso possa chiedergliene conto. Ma non solo.
In questa decisione della Lega viene visto un significato anche e soprattutto politico. Dal momento che il partito, che fino ad oggi è rimasto sostanzialmente distante dall’indagini e anzi ha aperto un vero e proprio “braccio di ferro” con i magistrati genovesi nell’ambito dei sequestri, ora invece si schiera per certi versi a fianco di quegli stessi magistrati che cercano di sequestrare i propri conti correnti e indagano anche per riciclaggio.
Sempre a Genova, infatti, è aperto un fascicolo – se ne occupano i pubblici ministeri Francesco Pinto e Paola Calleri – nel quale si ipotizza, sulla base di una segnalazione anonima arrivata dal Lussemburgo, che la Lega attraverso la banca altotesina Sparkasse abbia portato all’estero una decina di milioni di euro proprio con lo scopo di sottrarli al rischio di sequestro dovuto all’entrata nel vivo del processo agli ex vertici del partito.
Insomma, una mossa che in Procura non si attendevano di certo.
Da ambienti vicini al partito, invece, trapela che si è trattato di un atto dovuto. Dal momento che in precedenza la querela per appropriazione indebita seguiva una strada autonoma e ora, invece, deve necessariamente essere supportata dalla parte lesa. Non c’è invece alcuna possibilità che il partito possa entrare nel processo dal momento che è in corso il secondo grado.
(da “il Secolo XIX”)
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Luglio 28th, 2018 Riccardo Fucile
LA STORIA DI VALERIA, 35 ANNI, DUE BAMBINI, DAL 2014 ALL’ANPAL SERVIZI… “DOPO DUE ANNI PER LE NUOVE NORME IL MIO CONTRATTO NON VERRA’ RINNOVATO”
È di una mamma una delle prime storie che arrivano sul decreto Dignità . “Mio figlio è nato 2 settimane fa e ne ho un’altra di 3 anni. Ma adesso ho paura per il futuro”, dice Valeria, 35enne romana che ha raggiunto i 24 mesi previsti come tetto massimo per i contratti a tempo determinato.
Era arrivata prima al bando che le ha permesso di lavorare con Anpal servizi, azienda che fornisce operatori all’Agenzia per le politiche attive del lavoro utilizzando fondi nazionali ed europei.
Ma, invece dell’orgoglio sente che su di lei si è abbattuta una “profonda ingiustizia” e preferisce non essere fotografata perchè esponendosi teme di non trovare un nuovo impiego. A ferirla è anche il fatto che a una donna e neomamma “venga fatto capire che era meglio rimanessi a casa invece di essere stabilizzata”.
Il motivo ufficiale con cui a Valeria è stato detto che non avrebbe più lavorato, attraverso una chiamata e con soli 5 giorni di preavviso, è proprio l’impossibilità dell’azienda di prorogare il contratto, a causa delle nuove regole previste dal dl Dignità .
Per l’Anpal servizi Valeria, laureata in Scienze politiche internazionale alla Sapienza, si occupava di selezionare le aziende che potevano accedere ai finanziamenti previsti per chi attiva contratti di apprendistato o l’alternanza scuola – lavoro.
E per il braccio operativo dell’agenzia nazionale che si occupa di politiche attive (e dunque di trovare un impiego a chi è disoccupato), lavorava dal 2014 con un contratto a progetto prima e con il tempo determinato da agosto 2016. Ma ecco raggiunto il periodo massimo di 24 mesi. Dopo, il nulla.
Proprio pochi giorni fa, durante un’audizione al Senato, l’amministratore unico di Anpal servizi Maurizio Del Conte aveva solidarizzato con il Coordinamento nazionale dei precari dell’azienda stessa che avevano protestato per le condizioni di lavoro incerte.
Un paradosso diffuso, quello dei precari che devono occuparsi al meglio di politiche attive: sono 800 su 1200 gli operatori che sul territorio nazionale lavorano per Anpal servizi. “Vorrei insegnare ai miei bambini che l’autonomia è un valore” dice infine Valeria. “Anche se a me l’hanno appena tolta”
(da “La Repubblica”)
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