Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
NEL TRAPANESE LE FORZE DELL’ORDINE IMPEGNATE NELL’EMERGENZA IMMIGRATI SONO ALLOGGIATI IN LOCALI INDECENTI
Un bene confiscato, un residence turistico, oggi chiuso al pubblico e utilizzato per fare alloggiare gli agenti impegnati nel fronteggiare l’emergenza immigrazione, ma tenuto in condizioni decadenti ben oltre il limite delle più decenti condizioni igienico sanitarie.
La denuncia arriva dal sindacato della Uil comparto Sicurezza. La struttura si trova in provincia di Trapani, a Valderice.
Il residence denominato Torre Xiare, confiscato ad un imprenditore condannato per mafia e ritenuto il “regista” nelle aggiudicazioni pilotate di appalti, da tempo è impiegato per dare accoglienza tra i 50 e gli 80 poliziotti, a secondo delle necessità , aggregati alla Questura di Trapani.
Le foto diffuse dal sindacato sono eloquenti circa le gravissime e pessime condizioni igienico sanitarie nelle quali sono costretti ad alloggiare e a consumare i pasti i poliziotti.
I responsabili del sindacato parlano di struttura fatiscente e con evidenti problemi igienico sanitari, con muffa alle pareti, umidità e soprattutto insetti e scarafaggi all’assalto della struttura.
La Uil Sicurezza ha inviato una lettera al Questore di Trapani Claudio Sanfilippo e al dirigente del reparto mobile.
«Per quanto apprezzabile è da parte degli organi preposti utilizzare una struttura sequestrata alla Mafia per farvi alloggiare i poliziotti impegnati temporaneamente nello scenario trapanese e provenienti da altre provincie è poco lodevole che si calpesti la dignità di quegli stessi operatori facendoli dormire e mangiare in locali in privi delle più elementari condizioni igienico sanitarie. È giusto sottolineare che queste e altre problematiche erano state rappresentate mesi addietro e sono rimaste inascoltate. Chiediamo pertanto a chi ne ha le responsabilità un intervento tempestivo che porti a trovare un’altra struttura idonea ad ospitare e far consumare i pasti al personale aggregato nei delicati servizi del territorio trapanese».
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“MA CHE TRE OFFERTE DI LAVORO, QUA NEL SULCIS NON NE ARRIVA UNA DA ANNI”
Si fa presto a dire Reddito di Cittadinanza e a magnificare le capacità dei navigator precari
che dovranno aiutare i disoccupati a trovare un lavoro.
Di Maio ha spiegato che “conviene accettare” la prima offerta di lavoro che arriverà , perchè le successive saranno per posti di lavoro oltre i 100 km di distanza da casa.
Ma cosa ne pensano quelli che il lavoro non ce l’hanno oggi?
Perchè sulla carta l’idea di ricevere tre proposte di lavoro è sicuramente allettante, soprattutto se si ha la possibilità di essere assunti vicino a casa, ma in certe zone del Paese anche ricevere una sola offerta di lavoro è considerato un miracolo.
Ad esempio ieri a Piazza Pulita Salvatore Gulisano ha intervistato gli operai dell’ex Alcoa di Portovesme ora di proprietà del gruppo svizzero Sider Alloys.
La settimana scorsa Di Maio è andato in Sardegna per il tour elettorale delle elezioni regionali e per i lavoratori che da anni sono in cassa integrazione il Reddito di Cittadinanza e la promessa di un nuovo posto di lavoro rimane un miraggio.
Non solo perchè non ci sono posti di lavoro ma soprattutto perchè stiamo parlando di persone che magari hanno superato i 50 anni. Troppo giovani per andare in pensione, troppo “anziani” per poter essere presi in considerazione altrove, magari dopo un processo di “riqualificazione”.
«Non è che noi siamo contrari al Reddito di Cittadinanza — ha spiegato uno dei lavoratori del presidio — siccome noi siamo da tempo senza posto di lavoro, io dico: dove sono le tre proposte di lavoro? Non ne abbiamo nemmeno una».
Non è certo colpa di Di Maio o del governo se nel Sulcis non c’è lavoro, ma davvero si può pensare di risolvere il problema di queste persone, uomini con famiglie a carico, minacciandoli di dover accettare una qualsiasi offerta di lavoro pena la deportazione in aree più ricche del Paese?
Che al Nord o all’estero ci sia più lavoro non è una scoperta, ma in che modo questo trasferimento di forza lavoro aiuta aree come quella del Sulcis a rialzarsi?
Se Alessandro Di Battista si fida ciecamente di Luigi gli operai non sono così propensi a dare fiducia.
Ricordano che quando Di Battista in campagna elettorale andò nel Sulcis disse che si poteva fare a meno dell’industria «anzi secondo lui bisognava raderle al suolo e metterci a fare quei mestieri antichi per attrarre i turisti, io credo che abbia una visione un po’ distorta della realtà » chiosa uno degli operai del presidio ex Alcoa.
Una dichiarazione in linea con le visioni profetiche dei Casaleggio (padre e figlio) sul futuro del lavoro.
A febbraio 2018 Di Battista disse che la Sardegna era «un’isola che potrebbe campare di turismo, enogastronomia ed energia rinnovabili tutto l’anno», nessuna parola per l’industria ma invece discorsi su posti di lavoro come camerieri in pizzerie.
Ma quante pizzerie ci possono mai essere ad Iglesias? Su queste premesse non sembra che il Reddito di Cittadinanza possa creare nuovi posti di lavoro.
Un altro lavoratore, operaio della EurAllumina altra azienda in crisi, è arrabbiato non tanto per i no al carbone del M5S quanto per la mancanza di soluzioni e proposte alternative.
Non è una lotta per l’uso del carbone, è una battaglia per la sopravvivenza dell’industria sarda. In fondo non è poi così strano che i lavoratori non vogliano diventare figuranti “di lavori antichi” in una sorta di parco a tema per turisti.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“UNA CONTRORIFORMA FURBESCA”
“Dedico quota 100 a Monti e Fornero” aveva detto Matteo Salvini durante il Cdm per presentare il decretone.
Proprio l’ex ministro del Lavoro risponde al vice premier dalle pagine de Il Foglio dove spiega come le pagine del Dl che interessano le pensioni sono una “controriforma furbesca”, un modo di estendere e ricercare il consenso facendo passi che sembrano cambiare tutto ma rimangono ancorati a qualcosa che “sa di antico”. Secondo Fornero sono tre i principi sui quali si regge il sistema pensionistico italiano, dettati dalla riforma Dini del 1995: Il “finanziamento”, dato dalla ripartizione dei contributi versati dai lavoratori; il “calcolo della pensione”, che consiste nel rapporto di interdipendenza tra età e pensione (a parità di contributi maggiore è l’età maggiore è la pensione); la “solidarietà “, contributi a carico generale per salvaguardare i lavoratori impiegati in attività usuranti.
I tre punti della riforma Dini si manifestarono “Coraggiosi nei principi ma timorosi nei fatti”. L’excursus storico della professoressa di economia arriva poi alla riforma del 2011 “Quella che porta il mio nome”
La riforma non era perfetta ma affrontava i problemi di lungo termine del nostro sistema previdenziale in modo coerente con la riforma del 1995, che venne infatti estesa a tutti i lavoratori, per le anzianità future.
§La riforma avrebbe dovuto essere comunicata in modo corretto , mettendo in evidenza i suoi principali punti strutturali, ossia la riduzione degli oneri caricati sulle spalle delle generazioni giovani e future(…) E non presentata soltanto in termini di austerità fine a se stessa e di blocco all’occupazione.
Elsa Fornero parla di una riforma perfettibile, qualcosa che poteva e doveva essere corretta e monitorata soprattutto per quello che lei stessa riconosce come “il problema pur grave degli esodati”, spiegando come la semplificazione della narrazione attorno alla riforma abbia creato un “capro espiatorio” facile e sia diventato soltanto un pretesto per fare campagna elettorale.
Era nell’interesse della politica, che pure approvò la riforma a larga maggioranza, parlarne male quasi subito dopo l’approvazione. E non era nelle possibilità di un ministro tecnico, senza l’appoggio di partiti o di sindacati, far arrivare una lettura con almeno qualche positività .
La nuova riforma è dunque figlia di quella strumentalizzazione e in quest’ottica si pone il quadro di “quota 100” in quanto secondo Fornero è “il ritorno della politica nella determinazione delle regole pensionistiche”.
Difendendo il suo operato, l’ex Ministro del lavoro ricorda come non è utile attaccare l’economia scindendola dalla politica pensando che il benessere sociale sia proprio solo della seconda piuttosto che della prima. “Ragionevole dare un po’ di flessibilità – dice la professoressa – ma si poteva continuare sulla strada dell’APE”
La controriforma è furbesca perchè viene offerta come grande opportunità mentre è contornata di condizioni che ne riducono fortemente la convenienza ma scalfiscono di poco il messaggio mediatico.
Intanto, essendo il metodo contributivo di calcolo delle pensioni in vigore dal primo gennaio 2012 ogni anno di anticipo del pensionamento rispetto alle regole della riforma Fornero comporta una perdita del 3-5 per cento anno
Inoltre, spiega Fornero, il blocco per le pensioni superiori a 1524 euro lordi faceva parte anche della precedente riforma, con la differenza che nel 2011 l’Italia versava in una situazione economica peggiore ed erano richiesti sacrifici alle classi più abbienti. Il ritorno al passato denunciato da Fornero termina con la definizione di “propaganda slegata da ogni visione strategica del futuro” per quella che è un’innovazione che “sa molto di antico”.
(da agenzie)
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Gennaio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“NON E’ PIU’ UNA PRIORITA’, ORA POSSIAMO CAMBIARE L’EUROPA DALL’INTERNO”… GIRAVOLTA DOPO LA SCONFITTA ALLE POLITICHE
Lei la svolta l’ha fatta prima di Salvini. E gli antieuro nostrani predissero un futuro grigio
per Marine Le Pen che non vedeva più l’uscita dall’euro tra le sue priorità sostenendo che lei sarebbe stata rovinata da quella scelta politica che qualche mese dopo anche il leader della Lega ha fatto.
E oggi la leader del Rassemblement National (che non è più un Front) spiega al Corriere le ragioni di questa scelta:
Alla prova dei fatti, l’interesse nazionale di un Paese sembra non poter coincidere con quello di un altro, difficile arrivare ad accordi concreti dove ci guadagnano tutti, «win-win», come direbbe Donald Trump. Ma questa è una questione successiva, da affrontare magari una volta raggiunta quell’Europa «dei popoli» dove «ogni Stato recupera sovranità e controllo del territorio». Intanto, sul modo per arrivare a quell’obiettivo, l’intesa con Salvini è totale.
A cominciare dalla questione dell’euro e della permanenza nell’Unione europea. Leader di lotta e (nelle sue speranze) di governo, Marine Le Pen dice che «siamo un partito pragmatico, non ideologico. Eravamo per l’uscita dall’euro e dall’Unione europea quando l’unica alternativa era tra la totale sottomissione a Bruxelles e l’abbandono della Ue».
La minaccia di un ritorno al franco, pur con molte ambiguità , alle presidenziali del 2017 è costata a Marine Le Pen i voti di molti francesi spaventati da una mossa che sembrava pericolosa.
E adesso? «Oggi le condizioni politiche sono totalmente cambiate. Le nostre idee avanzano ovunque in Europa, e in Italia sono al governo».
§E come ci ha rinunciato Salvini, che partecipò al congresso FN di Lione 2011 esibendo sul palco la maglietta «no euro», pure Marine Le Pen accantona il sogno di uscire dalla moneta unica e dall’Unione.
«Ora possiamo cambiare l’Europa dall’interno, uscire e adottare una nuova moneta non sono più le priorità . I trattati sono interpretabili a piacere, basti guardare cosa ha fatto la Bce con il quantitative easing. Quando il presidente della Commissione non sarà più Juncker ma una personalità espressione delle idee mie e di Salvini, la vita dei cittadini migliorerà ».
(da “NextQuotidiano“)
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