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LEGITTIMA DIFESA, ANM: “C’E’ IL PERICOLO DI LEGITTIMARE L’OMICIDIO, TESTO A RISCHIO INCOSTITUZIONALITA'”

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

“SI PRESTA A USI DISTORTI”: INFATTI E’ QUELLO CHE VOGLIONO I COMPLICI DEI PISTOLERI DELLA DOMENICA   … NON SI E’ MAI VISTO UN MINISTRO DEGLI INTERNI CHE INVECE CHE PERORARE L’INTERVENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE INVITA I CITTADINI A SPARARE

Ci sono norme nella riforma della legittima difesa che rischiano di “legittimare condotte illecite gravi, anche l’omicidio“. E alcuni aspetti del testo presentano il rischio di “profili di illegittimità  costituzionale“.
La valutazione sul provvedimento, cavallo di battaglia della Lega e indicato da Matteo Salvini come una delle priorità  di inizio anno, è del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, che ha parlato in audizione davanti alla commissione Giustizia della Camera che sta esaminando la proposta di legge già  approvata dal Senato.
La stessa commissione ha deciso poi lo slittamento alle ore 16 di venerdì del termine per la presentazione degli emendamenti: saranno esaminati a partire da mercoledì.Il pericolo di legittimare l’omicidio
Seppure con il nuovo testo sono venute meno alcune delle “perplessità ” già  espresse dell’Anm, anche quello attuale “comporta rischi e pericoli“, ha detto Minisci, che ha perciò espresso la “contrarietà ” del sindacato delle toghe alla riforma.
Tra le norme più “problematiche” e che rischiano di legittimare l’omicidio, Minisci ha indicato il nuovo comma 4 dell’articolo 52 del codice penale che, nell’ambito di una tutela rafforzata per chi reagisce a un’aggressione avvenuta nella sua casa o nel suo negozio, “introduce la presunzione della legittima difesa nella sua interezza anche se il fatto avvenga nelle immediate vicinanze dell’abitazione e del negozio nei confronti di chi agisce per introdursi” .
Vuol dire che “se dal balcone vedo un soggetto con armi che sta cercando di forzare il cancello, sparo e lo uccido prima che entri nel giardino e forzi il portone blindato di casa mia, c’è la presunzione di legittima difesa. Ed è una previsione che si presta a usi distorti“.
“La legittima difesa è un istituto imprescindibile, è un principio di civiltà  giuridica ineliminabile”, ha premesso Minisci in audizione in commissione Giustizia alla Camera. Ma, ha poi ammonito, “non si può abbandonare il principio di proporzionalità “.
Senza quest’ultimo il rischio è appunto quello di legittimare reati più gravi, ha sostenuto il presidente di Anm, come l’omicidio. Inoltre, ha evidenziato, “la tutela rafforzata all’interno di casa propria o nel proprio negozio ce l’abbiamo già  dal 2006, quando è stata introdotta la presunzione di proporzione.
Le maglie quindi sono state già  allargate“. “Si parla di schema alla francese, ma noi ammettiamo la soppressione della vita umana, in Francia si può sparare ma non uccidere”. Dunque, ha aggiunto, “spazi per ulteriori interventi non ve ne sono“.
I possibili profili di incostituzionalità 
Secondo il presidente dell’Anm, i profili di incostituzionalità  sono legati alla norma sull’eccesso colposo che viene escluso quando vi è un grave turbamento di chi reagisce e al patrocinio a spese dello Stato. Perchè sono interventi che riguardano solo la legittima difesa e non anche le altre scriminanti, cioè le altre cause di giustificazione di un reato, che hanno invece tutte “la medesima dignità “.
“Pochi procedimenti, quasi tutti archiviati”
“Nella maggioranza dei pochi casi di cui ci occupiamo, quasi il 100%, noi pm chiediamo l’archiviazione e il gip archivia. In questi casi non c’è alcun processo”, ha sottolineato Minisci, che insiste però sull’importanza che ci sia sempre “la valutazione del caso concreto da parte dell’autorità  giudiziaria” e che dunque non vi siano “automatismi“.
“Non può bastare la parola dell’aggredito per evitare che inizi un procedimento penale”, ha detto Minisci, spiegando come siano necessari una serie di accertamenti, a cominciare dalle perizie balistiche e dall’ascolto dei testimoni. Poi ha invitato i parlamentari che sostengono la riforma, a dire “pubblicamente che i procedimenti penali devono essere fatti”. E ha sostenuto che questo sarebbe il “primo passo di un messaggio giusto per i cittadini”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LEGITTIMA DIFESA, IL PROCURATORE ANTIMAFIA DE RAHO: “SICUREZZA SPETTA A FORZE DELL’ORDINE, GLI ORGANICI VANNO RIEMPITI”

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

E CANTONE RICORDA: “BASTA LA LEGGE ATTUALE IN TANTI CASI”

In vista del ritorno del provvedimento alla Camera per l’approvazione definitiva, la legittima difesa rischia già  di essere uno dei prossimi terreni di scontro tra Lega e M5s.
A margine della ricerca “La corruzione tra realtà  e percezione”, è stato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità  anticorruzione, ad avvertire: “Voglio vedere come sarà  alla fine il testo che sarà  approvato. Ma se il testo consentirà  uno spazio maggiore al privato, un eccesso di valutazione a favore del privato, questo rischia di farci tornare indietro. Il monopolio della forza negli Stati moderni deve spettare solo allo Stato”, ha rivendicato Cantone.
Per poi aggiungere: “Il privato la può utilizzare solo in extrema ratio, questo deve essere il paradigma da seguire”.
E ancora: “Molti dei casi che vengono utilizzati per richiamare la necessità  di una legge, in realtà  possono essere risolti anche con la legge attuale. Credo che nessuno sarà  mai condannato se durante la notte si sente aggredito e spara, ovviamente credo che nella propria abitazione non si possa sparare a qualcuno alle spalle con qualunque legge, perchè questo sarebbe contrario a ogni senso di umanità  e giustizia”.
Anche il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, ha sospeso il giudizio sul provvedimento, in attesa che venga licenziato il testo definitivo: “Rischi con il testo già  approvato in Senato e l’esclusione della punibilità  di chi ha agito in condizioni di grave turbamento? Questo lo verificheremo”, ha sottolineato, ma precisando che “spetta alle forze dell’ordine garantire la sicurezza”.
E ancora: “Per fare questo è necessario il controllo capillare del territorio e sotto questo aspetto gli organici di polizia, dei carabinieri vanno riempiti. Con un capillare controllo del territorio delle forze dell’ordine non ci sarà  spazio per la legittima difesa”

(da agenzie)

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ABBIAMO UN GOVERNO?

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

REDDITO, TAV, TRIVELLE, AUTONOMIA, LEGITTIMA DIFESA: FOSSERO D’ACCORDO SU QUALCOSA

Fino a giovedì mattina c’era ottimismo in casa 5 stelle. Il vertice notturno aveva visto prevalere la linea di Giuseppe Conte (e di Luigi Di Maio) sui migranti.
“Il mood sta cambiando, Salvini è in difficoltà , è un buon momento per noi”, ragionava quarantott’ore fa un esponente di governo del Movimento.
È bastato che si scavallasse la notte, ed ecco che nuove nubi si sono materializzate all’orizzonte. E promettono tempesta.
Perchè l’alleato leghista si è impuntato. Matteo Salvini è furioso per essere stato malamente scavalcato sulla linea dei porti chiusi e del no tout court all’accoglienza di nuovi migranti.
“Ce la sta facendo pagare”, spiega uno degli uomini più vicini a Di Maio.
Da un lato l’irrigidimento sui fondi per la disabilità  nel reddito di cittadinanza. Dall’altro quella che si annuncia una battaglia campale sul Tav. E poi ci sono le trivelle.
Il primo dossier, al di là  della sensibilità  della materia, è quello più puramente politico. Sia perchè il punto di caduta è a portata di mano, sia perchè il decreto che contiene il reddito è lo stesso che deve dare il via libera a quota100, e farlo impantanare costerebbe caro anche al Carroccio.
Ma il portafoglio su famiglia e disabilità  è in mano al potentissimo Lorenzo Fontana, tra i ministri il più vicino a Matteo Salvini, che sul tema aveva ricevuto e dato assicurazioni di ogni sorta.
Quando martedì è arrivato in pre Consiglio dei ministri, gli sherpa in camicia verde si sono accorti che i fondi non sarebbero bastati a coprire l’intera platea (circa 750mila) dei possibili beneficiari, ma solo un terzo.
A quel punto è stato avvertito il ministro, che ha dato mandato di formulare una serie di integrazioni al testo da portare al secondo pre Consiglio che si è tenuto nella giornata di mercoledì.
Ma nel frattempo era deflagrata la questione migranti. E il segretario della Lega ha alzato la posta: “Se non c’è quanto concordato per me salta tutto”, ha tuonato con i suoi. Il testo è attualmente al Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. E in casa 5 stelle l’irritazione è fortissima. Tutto rinviato alla prossima settimana.
“Ci hanno fatto saltare a sfregio l’evento che stavamo preparando, è una manfrina solo per farci male”, il pensiero della war room 5 stelle.
Che ha l’assoluta necessità  di riprendere ossigeno in vista delle europee, dopo mesi in cui Salvini l’ha comunicativamente sovrastata. E che mentre stringe accordi con forze demo-populiste in Europa, in Italia prova a recuperare slancio sulle battaglie di una vita. E se queste battaglie si chiamano ambiente, lo spostamento “a sinistra” è nelle cose. E non può di certo piacere all’alleato.
Ma un marcamento così a uomo Di Maio proprio non se lo aspettava.
“Questi Cinque stelle — è lo sfogo di Salvini raccolto da Huffpost — iniziano ad avere posizioni incomprensibili. Si stanno spostando a sinistra su tutto”. Racconta un leghista che, nonostante la narrazione del vertice tenutosi mercoledì in tarda serata parli di ritrovata armonia e condivisione, la nottata insonne abbia lasciato strascichi pesanti. Non è un caso che il segretario del Carroccio, al risveglio dopo poche ore di sonno, abbia bombardato il no al Tav.
Perchè — è il segreto di pulcinella dell’esecutivo – l’analisi costi-benefici sul tavolo di Danilo Toninelli ha stampigliato sulla copertina un gigantesco pollice verso.
E allora ecco il vicepremier: “È meglio andare avanti, perchè se c’è un’opera a metà  è meglio finirla che lasciarla a metà “. Che ha rilanciato il referendum, e poi sguinzagliato Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e storico esponente Sì Tav: “Sabato saremo in piazza con chi manifesta a favore”.
Non usa giri di parole Alberto Airola, 5 stelle torinese e pasdaran del No: “La Lega alla manifestazione pro-Tav? Una vergogna”.
Il senatore si dice “allibito dalla violazione del contratto di governo” che a suo avviso starebbe commettendo il Carroccio di Matteo Salvini e rincara la dose: “È vergognoso che facciano una manifestazione: così il governo non va da nessuna parte… quello è un punto nodale, lo sanno, farlo è una sfida. Sarà  una boutade? Non lo so… di sicuro è uno schiaffo in faccia al Movimento 5 Stelle”.
La battaglia tra Lega e M5s esonda dai tunnel e si riversa in mare.
Ecco che di sera si materializza il sottosegretario del Carroccio all’ambiente, Vannia Gava: “Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire “No” come quella che sta alla base dell’emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni”.
Altra botta, pesante. Corre a metterci una toppa Gianni Girotto, esperto stellato in materia: “L’abbandono delle fossili e lo sviluppo delle rinnovabili è esplicitamente previsto dal contratto di governo tra noi e la Lega”.
Lo scontro è campale, non c’è tema il cui filtro non raccolga delle scorie.
E all’orizzonte ci sono temi che scottano assai, dalle autonomie regionali alla legittima difesa, per non parlare della conversione del decreto Carige.
Nel tardo pomeriggio l’Adnkronos attribuisce a autorevoli fonti leghiste la possibilità  che la crisi di governo diventi realtà  prima delle europee.
L’ufficio stampa del Carroccio si affretta a smentire. “Chiunque governi è vittima o macellaio”, recitava un passo del Trono di Spade.
Ma cosa succede quando a governare sono in due?

(da “Huffingtonpost”)

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LA SCOSSA PRO VAX FA TREMARE IL M5S

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

DI MAIO SI INFURIA, LA MINISTRA GRILLO RISPONDE PICCATA, TAVERNA TACE… BASE E ONOREVOLI SPIAZZATI

La firma di Beppe Grillo accanto a quella di Matteo Renzi in calce a un documento di Roberto Burioni è quanto di più impensabile ci potesse essere.
Eppure è successo, facendo sbottare Luigi Di Maio e sprofondare il ministro della Salute Giulia Grillo in un silenzio assordante per poi concludere la giornata con una nota polemica.
La giornata si conclude con il fondatore che dà  dei “terrappiattisti” a chi lo critica. Ricostruendo i fatti è andata così.
All’insaputa di tutti e cogliendo di sorpresa anche i vertici, il fondatore del Movimento 5 Stelle abbandona i ‘no vax’, componente tradizionalmente molto forte tra gli elettori pentastellati e tra i parlamentari, e condivide un documento a favore della scienza, come valore universale, che impegna la politica a “governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati”.
Sul valore della scienza “siamo d’accordo”, avrebbe detto il capo politico sfogandosi con i suoi fedelissimi, ma “Burioni no”, riporta l’AdnKronos.
Per i grillini, che da anni contestano il medico che lotta contro la disinformazione scientifica, lo scossone è forte.
Anche perchè proprio Burioni da anni è protagonista di scontri scontro in tv e sui social contro il movimento noVax e conseguentemente contro i 5Stelle.
Non solo era stato corteggiato dall’ex premier Renzi per una candidatura nel Pd, che il noto virologo ha rifiutato.
Insomma per il grillini era il nemico, basti pensare che una volta Burioni rispose a Dino Giarrusso, che aveva sollevato dubbi sull’obbligatorietà  dei vaccini, dicendo che non avrebbe parlato con lui perchè non laureato.
Anche Beppe Grillo, in realtà , a più riprese sin dal 1998, contestò la validità  dei vaccini. Tutto sino a oggi, il giorno della svolta.
Scelta che ha esposto il fondatore a una bufera di accuse di “tradimento” da parte di attivisti ma anche dei suoi. E lui, in primo momento, travolto dagli insulti, ha provato a difendersi prendendo le distanze Burioni e in un P.S. in neretto ha aggiunto: “Ho ricevuto il presente appello dal Professor Guido Silvestri. Non conosco il Professor Roberto Burioni”.
Silvestri ha dato una mano al Movimento sui temi della salute e in particolare come esperto sui vaccini.
Ma tutto questo non basta a far calmare le acque. Anzi, Di Maio fa trapelare che la mossa del fondatore proprio non gli è andata giù e il ministro della Salute all’Ansa sottolinea che “la posizione pro-scienza è nel contratto di governo. Qualsiasi richiamo — dice piccata – appare retorico”.
Come se da parte del comico ci fosse un’invasione di campo e un forte richiamo nel momento in cui il ministero guidato da Giulia Grillo è sotto l’attacco delle opposizioni per la schedatura dei componenti dell’Istituto superiore di sanità .
Con il passare delle ore però non arriva alcun chiarimento.
Anzi Beppe Grillo soffia sul fuoco e tra le righe risponde anche a Di Maio riconoscendo questa volta il documento di Burioni: “Trovare stupefacente che io abbia sottoscritto questo patto richiede una mentalità  pari a quella dei terrapiattisti. Davvero io posso essere No-Vax? Per credere seriamente ad una cosa del genere bisogna avere un tipo di mentalità  da terrapiattista”.
Per Grillo “non c’è stata nessuna svolta, io critico l’obbligatorietà  dei vaccini che è questione politica; non i vaccini in sè, che quando sono sicuri ed efficaci rappresentano il frutto della scienza”, scrive spiegando che “il maremoto mediatico che ha seguito la sottoscrizione del patto per la scienza di Burioni e Silvestri costringe a riflettere”.
Sta di fatto che mentre il ministero tentenna sulla posizione da assumere delegando a un tavolo tecnico lo studio e il disegno di legge sui vaccini, contrario all’obbligatorietà , è arenato in commissione al Senato, a pochi mesi dalle Europee la svolta di Grillo scatena la rabbia di tutti e soprattutto uno spaesamento generale.
Basti pensare che i cinque punti del Patto, tra cui “non sostenere o tollerare l’anti-vaccinismo e le terapie non basate sulle prove scientifiche”, contraddicono anni di pensiero del comico che, in un suo spettacolo, fu capace di affermare che “la poliomielite e la difterite stavano scomparendo per affari loro”.

(da “Huffingtonpost”)

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LO STATO MAGGIORE LEGHISTA ASSEDIA SALVINI: “SIAMO CADUTI IN UNA TRAPPPOLA”

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

IL “PARTITO DI GIORGETTI E ZAIA” AVVERTE SALVINI: “COSI’ PERDIAMO CONSENSI”… SCONFITTO SUI PROFUGHI, FATTE AUMENTARE LE TASSE, GRANDI OPERE FERME, TAV BLOCCATA, CONTESTATO IN PIAZZA, MALUMORI AL NORD, LITI QUOTIDIANE DI GOVERNO: LE COSE SI METTONO MALE

Ci deve essere un motivo se tutti, da ieri pomeriggio, gli dicono: “Guarda che siamo caduti in trappola”.
Giorgetti, che da tempo non ne più, ma anche Molteni, Molinari, Fontana…
Zaia è stato tra i primi all’alba a ragionare sulla gravità  dell’accaduto. È sembrato un assedio, di telefonate, messaggi, incontri. E oggi gli hanno ripetuto: “Guarda che la trappola non riguarda solo i migranti, ci vogliono prosciugare le nostre fonti di consenso. Così non si va avanti”.
Matteo Salvini, che solitamente tende a placare i bollenti spiriti dei suoi, stavolta è apparso torvo, perchè i malumori del “partito di Giorgetti” non sono una novità , ma la sua capacità  di tenerli a bada finora stava nel fatto che, alla fine, con Di Maio si trovava sempre una soluzione accettabile
Eccolo, il “Capitano”, qualche chilo in più, molti sorrisi in meno, occhi grifagni, per la prima volta davvero colpito: “Questi Cinque stelle — è lo sfogo raccolto da parecchi — iniziano ad avere posizioni incomprensibili. Si stanno spostando a sinistra su tutto”. Immigrazione, ma anche trivelle, Tav.
È lungo l’elenco dei “nodi che stanno venendo al pettine”. Il matrimonio d’amore da tempo è diventato solo di (reciproco) interesse.
Adesso, in un governo sospeso tra propaganda (per le europee) e realtà , iniziano a cozzare gli interessi.
Per la prima volta Salvini è stato scavalcato, sul dossier che gli sta più a cuore, col premier di nome, il professor Giuseppe Conte, che ha avuto un sussulto da premier vero “grazie ai consigli di Scotti e Alpa e al gioco delle parti con Di Maio” dicono nell’inner circle del ministro dell’Interno, che finora è stato il vero premier di fatto.
È una manovra “molto democristiana” quella messa in atto sulla Sea Watch, col ministro dell’Interno che si è trovato scippato del proprio core business proprio il giorno in cui era all’estero, così come, proprio nel giorno in cui era in visita a Israele, era arrivato il siluro dei capigruppo pentastellati sui “fondi della Lega”.
E isolato nel governo, con il ministro degli Esteri e il ministro della Difesa che non hanno sentito l’obbligo di un confronto, ma hanno fatto quadrato con Conte, nell’ambito di una operazione che, non ci vuole tanta malizia per ipotizzarla, non è dispiaciuta al Quirinale che già  sul caso della Diciotti sollecitò una soluzione umanitaria.
La differenza rispetto ad allora, e non è un dettaglio, è che qualche mese fa l’iniziativa partì da Mattarella, la cui telefonata a Conte fu resa pubblica, stavolta è avvenuto tutto all’interno del governo.
E se è vero che i migranti non sbarcheranno nelle prossime ore, comunque la prossima settimana l’Italia ne prenderà  in carico 15 e li girerà  alla chiesa valdese.
Insomma, ha vinto Conte, in una situazione quasi paradossale in cui forse finalmente c’è un premier, ma il governo, se tale si può ancora chiamare, è diventato un’arena dei reciproci dispetti e del reciproco fastidio, per cui, per dirne una, il decreto sul reddito, slitta di una settimana non per ragioni contabili, ma politiche, perchè la Lega ha alzato il prezzo sulla questione delle pensioni di invalidità .
O per dirne un’altra, proprio dopo lo smacco della Sea Watch, Salvini ha benedetto la riapertura delle ostilità  sul dossier trivelle, col viceministro Dario Galli che ha chiesto di discutere lo “stop previsto nel dl Semplificazioni”.
È la campagna elettorale, bellezza. Che mette in conto certo non una crisi, ma una tensione su ogni dossier. Perchè non si può andare in guerra senz’armi, o regalando agli altri le proprie. È quel che rischia di accadere sulla Tav, perchè ormai è il segreto di Pulcinella che nella famosa analisi cost-benefici, consegnata dal professor Ponti a Toninelli, i costi superano i benefici e l’opera viene bocciata.
E tra il “non si farà ” di Di Maio e il “non mi oppongo al referendum” di Salvini a livello di opinione pubblica passa il concetto che l’opera è stata di fatto bloccata.
Ed è proprio per non lasciare la bandiera del Sì Tav a Chiamparino che il capogruppo Riccardo Molinari ha annunciato che la Lega parteciperà  al flash mob di sabato a piazza Castello.
Dicevamo, l’assedio a Salvini. Lo scippo sull’immigrazione, gli scarsi risultati sull’abbattimento delle tasse, il blocco delle grandi opere: non sono questioni di poco conto.
Si vota alle Europee, si vota in Piemonte e neanche il meta-leghismo di Salvini può permettersi di perdersi il Nord. Non è un caso che le associazioni di imprenditori ricevute al Viminale, dopo le manifestazioni di dicembre, stanno pensando una nuova iniziativa perchè da allora non hanno ricevuto nè una telefonata nè una risposta alle rassicurazioni chieste proprio su questi temi.
“Guarda che così siamo in trappola”, è questa la frase che Salvini si è sentito ripetere più volte in queste ore. Il governo non è in discussione, ma in un clima di “arriviamo alle europee, poi si vede”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA FLAT TAX DIVENTA FLOP TAX

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

LA PROMESSA DELLA LEGA RESTA SULLA CARTA

Lo choc fiscale che avrebbe dovuto rilanciare il Paese è rimasto sulla carta. Ridotto a poco più di una promessa per il futuro.
Nel decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio non c’è traccia di quella flat tax che avrebbe dovuto mettere nelle tasche degli italiani 300 euro in più al mese.
D’altra parte così come i 5 Stelle hanno dovuto digerire un reddito di cittadinanza senza coperture, allo stesso modo la Lega ha dovuto cedere sul mancato taglio delle tasse.
Di più. Nel 2019, con il rallentamento dell’economia e l’aumento delle imposte indirette, la pressione fiscale salirà  dal 42 al 42,5% del Pil.
In audizione alla Camera, il presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro, ha osservato che “negli anni successivi, se non considerate le clausole che valgono un punto e due, un punto e 5 in più, si arriva al 42,8% nel 2020 e al 42,5% nel 2021, ma sono numeri che vanno un po’ verificati. Il messaggio sostanziale e che c’è un leggero aumento che poi rimane stabile”.
D’altra parte la coperta resta corta e il sentiero stretto predicato dall’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non si è certo allargato.
E con un deficit al 2% del Pil, Lega e 5 Stelle hanno dovuto accontentarsi di provvedimenti in versione light pur di aver qualcosa da annunciare ai propri elettori. Così come il reddito di cittadinanza varato dal governo Conte non basterà  a soddisfare l’intera platea, così la flat tax (flop tax per il Movimento 5 Stelle) per il 2019 è lontana anni luce da quella promessa dalla Lega in campagna elettorale.
L’imposta sarà  effettivamente al 15%, ma solo per le partite Iva con redditi fino a 65mila euro e poi salirà  al 25% per quelli fino a 100mila euro.
Dal taglio delle imposte è escluso chi esercita la propria attività  nei confronti dei datori con i quali siano in essere rapporti di lavoro, o lo siano   stati nei due precedenti periodi d’imposta, e i soggetti che svolgono attività  autonoma o d’impresa nei confronti del proprio datore di lavoro o di un soggetto a esso riconducibile anche indirettamente.
Conte insiste nel dire che non si tratta di una “mini” flat tax, spiega che nel corso della legislatura la riforma verrà  completata.
Ancora una volta, però, i fatti smentiscono le parole.
All’indomani del voto, la Lega garantiva che la riforma sarebbe partita con l’nel 2019. Anche perchè la proposta di legge era già  pronta: fu proprio la Lega a presentarla il 15 giugno 2015. Da allora è rimasta parcheggiata in commissione finanza alla Camera.
Il problema sono sempre le coperture: il gettito Irpef ammonta a 151 miliardi di euro l’anno, la Lega è convinta che cancellando detrazioni (che vengono tolte dall’imposta) e deduzioni (che servono ad abbattere l’imponibile) gran parte del lavoro sia fatto. D’altra parte le spese fiscali italiana sono stimate in circa 300 miliardi di euro l’anno, ma a Palazzo Chigi non ne sembrano convinti.
Per rispettare la progressività , la Lega proponeva di mantenere la modulazione delle aliquote facendo variare il carico fiscale al variare del reddito e dei componenti famigliari. In questo modo la Lega prometteva di mettere nelle tasche degli italiani 48 miliardi di euro a fronte dei 10 arrivati da Renzi con gli 80 euro.
Le promesse, però, sono rimaste sulla carta, insieme al taglio graduale delle aliquote annunciato nel Def. E alla ripresa dell’economia.

(da “NextQuotidiano”)

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PERCHE’ TONINELLI NON FESTEGGIA LA BOCCIATURA ANNUNCIATA TAV DELL’ANALISI COSTI-BENEFICI

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

IL TENTATIVO DI SPOSTARE LA DECISIONE A DOPO LE ELEZIONI EUROPEE PER NON URTARE IL PROPRIO ELETTORATO… POI POTREBBE ESSERE UN SI’ CON QUALCHE MODIFICA DEL TRACCIATO PER SALVARE LA FACCIA

Doveva essere un momento di giubilo, roba da festeggiare sul balcone di Palazzo Chigi, e invece la consegna dell’analisi costi-benefici sulla TAV eseguita dal team guidato dal professor Marco Ponti non ha per niente eccitato gli animi del MoVimento 5 Stelle. Anzi.
È come se il M5S facesse di tutto per raffreddare la situazione, forse perchè in attesa di un colpo di scena.
«Non intendo rivelare le conclusioni del nostro lavoro – ha detto Ponti – perchè ho preso l’impegno con il ministro di tacere sull’argomento».
Il professore ha rivelato di aver consegnato il materiale intervenendo ad un dibattito televisivo a Sky con il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino.
Ma subito dopo in una nota il ministero di Toninelli ha voluto smorzare l’attesa sostenendo che quella consegnata ieri «è solamente una bozza preliminare di analisi che ora è allo studio della struttura di missione del Mit per un vaglio di conformità ». Successivamente, aggiunge la nota del ministero, «l’analisi di carattere tecnico-economico e la parallela analisi giuridica andranno doverosamente condivise con la Francia, la Commissione Ue e in seno al governo, prima della loro pubblicazione».
E sinceramente l’atteggiamento pare molto strano.
Essendo alfieri indiscussi della #trasparenzaquannocepare a Roma come altrove, non stupisce che i grillini non abbiano pubblicato i risultati dell’analisi costi-benefici ma è incredibile che sostengano che sia una bozza quando il professor Ponti dice invece che è conclusa.
O meglio: è credibile se si ammette che questa è una strategia per prendere tempo. E perchè i grillini hanno bisogno di tempo?
Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera racconta che dal punto di vista strettamente tecnico il completamento dell’opera, per la quale sono già  stati scavati 21 chilometri di gallerie su un tracciato complessivo di 270, viene considerato non vantaggioso, inopportuno.
Da scartare, insomma. Perchè? Il ragionamento è lungo ma la sostanza è che, secondo il gruppo di esperti, gli effetti in termini di miglioramento dei tempi di percorrenza, di abbattimento delle emissioni per lo spostamento del traffico dalla gomma alla rotaia, di crescita dell’economia per i cantieri della stessa opera non giustificherebbero la spesa prevista.
Più interessante, e forse in grado di fornirci più elementi riguardo il giallo, è invece il fatto che in parallelo all’analisi costi-benefici, in realtà , il governo dovrà  esaminare anche un secondo documento, l’analisi giuridica.
Ed è proprio questo, aggiunge il Corriere, il documento che potrebbe ribaltare lo stop suggerito dall’analisi costi-benefici.
Perchè qui entrerebbero in gioco le “penali” (che tecnicamente non lo sono), almeno 2 miliardi di euro, che l’Italia potrebbe essere costretta a pagare in caso di stop ai cantieri.
E allora come è possibile prevedere cosa succederà  con l’Alta Velocità ?
Per avere elementi sulle intenzioni del governo è sufficiente notare cosa si dice nelle indiscrezioni riguardo la data in cui verrà  presa una decisione.
Negli scorsi mesi era circolata l’ipotesi che il governo prendesse una decisione definitiva prima delle elezioni europee.
Adesso alcuni giornali, tra cui Repubblica, scrivono che l’obiettivo dichiarato dei 5 Stelle è di arrivare ad annunciare la decisione dopo le elezioni europee di maggio “in modo da non urtare la suscettibilità  del loro elettorato”.
Per questo, mentre Beppe Grillo si spende in prima persona per sostenere che la TAV non si farà , pare logico pensare che se il MoVimento 5 Stelle ha intenzione di annunciare la decisione sulla TAV prima delle elezioni europee è perchè quella decisione sarà  negativa e può essere spesa con un elettorato finora disorientato dai soldi alle banche, dall’ok al TAP e all’ILVA e dal “nulla da dichiarare” a proposito del MUOS.
Se la decisione verrà  annunciata dopo le elezioni europee, invece, sarà  perchè l’Alta Velocità  si fa e i grillini preferiscono, comprensibilmente, farlo sapere agli elettori a urne chiuse.
Una via di mezzo potrebbe essere invece la “soluzione diplomatica” a cui Lega e M5S stanno lavorando in silenzio e probabilmente all’insaputa degli stessi eletti grillini, che prevede lo scambio tra il via libera al tunnel di base della Torino-Lione con significative modifiche del tracciato.
E la ricerca di una soluzione amministrativa per poter far partire i 2 miliardi di gare senza perdere la faccia (e 75 milioni al mese).

(da “NextQuotidiano“)

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GRIDANO IDENTITA’ E ONESTA’, MORTIFICANDO IL SENSO NOBILE DELLA PRIMA E DIMOSTRANDO DI NON CONOSCERE IL CONTENUTO ETICO DELLA SECONDA

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

IL   GOVERNO DELL’ODIO ARRANCA SPARGENDO BUGIE

L’ennesimo “chiarimento” (?!?!?) nel “governo dello scambiamento” ha dato vita alla solita farsa.
Salvini ha continuato – e continua! – ad inventare ed a propinarci frottole condite da un linguaggio sempre più triviale e carico di rancore (rigorosamente elargite tra un pasto e l’altro).
DiMaio e Conte hanno completato – e completano! – “l’opera” mentendo un giorno si’ e quell’altro pure.
Questo governo sta facendo le stesse cose fatte da quelli che lo hanno preceduto ma, nel clima di “follia collettiva” che sempre più sembra caratterizzare questa fase, i suoi fan(s) fanno finta di nulla e fino al punto da credere anche alle più grottesche “falsificazioni concettuali e lessicali” così, di fatto, piegandosi alla mortificazione della cultura e della stessa dignità  delle persone…
Il governo giallo verde, arranca. Salva banche con soldi pubblici e, quindi, dei contribuenti. Elargisce mazzette elettorali a destra e a manca, dai condoni al reddito di cittadinanza. Grida identità  ed onestà , mortificando il senso nobile della prima e dimostrando di non conoscerlo nemmeno il contenuto etico della seconda.
Epura chi la pensa diversamente. Promette “certo” e viene meno “sicuro”…
Odio, rancore e pressappochismo non faranno mai grande nessun paese. Mai!
Sarebbe il caso di ricordarselo: “due denari”, i nostri problemi, non li risolveranno mai…

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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ANCHE L’ALA DURA DEI GILET GIALLI RISPONDE PICCHE A DI MAIO: “RIFIUTIAMO IL VOSTRO AIUTO” E NE HA ANCHE PER SALVINI: “UN DITTATORE”

Gennaio 10th, 2019 Riccardo Fucile

ERIC DROUET: “ABBIAMO INIZIATO DA SOLI E RESTIAMO SOLI”

Quelli moderati avevano risposto picche. E adesso anche l’ala più dura, quella rappresentata da Eric Drouet, hanno gentilmente messo alla porta l’emissario della piattaforma Rousseau travestito da capo politico grillino
“Signor Luigi Di Maio, i gilet gialli hanno iniziato un movimento apolitico fin dall’inizio, non saremmo quello che siamo senza questo”
Parole chiare e nette pubblicate sulla pagina Facebook de la France en Colère nella quale si ritrovano gli attivisti più radicali della protesta
Ha aggiunto Drouet a nome del gruppo: “Noi rifiuteremo tutti gli aiuti politici, poco importa da dove vengono. Noi rifiutiamo quindi il vostro aiuto. Abbiamo iniziato da soli e noi finiremo soli”
Drouet aveva fatto un FB Live in cui Salvini veniva chiamato “dittatore”.
Drouet il 3 gennaio scorso era stato arrestato perchè accusato di aver partecipato a una manifestazione non organizzata.
Come è noto Giggino da Avellino nei giorni scorsi aveva goffamente cercato di cavalcare la rivolta francese addirittura mettendo a disposizione dei Gilet Gialli la piattaforma della società  privata della Casaleggio Associati, in un improvvido tentativo di mettere nelle mani di una società  privata una protesta popolare
Se questo trucchetto è riuscito – al momento – in Italia, pensavano forse anche di ripeterlo in Francia, ovviamente dimenticando che le loro follie (visto che sono al governo) possono compromettere il ruolo e gli interessi dell’Italia non solo rispetto alla Francia ma anche all’interno della stessa Europa.
Il Pd intanto ha depositato un’interrogazione in Parlamento per avere informazioni per chiedere se “Lega e M5S, anche attraverso Fondazioni o associazioni, stanno finanziando le attività  dei gilet gialli in Francia?”.

(da agenzie)

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