Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
IL FRATELLO DEL VICEPRESIDENTE ATTACCA MORALES: “MI VERGOGNO PER QUELLO CHE HA FATTO”… GIURIDICAMENTE LA BOLIVIA NON POTEVA CONSEGNARE BATTISTI ALL’ITALIA SENZA UN ITER PREVISTO DALLE NORME VIGENTI
La Bolivia si divide dopo l’arresto e l’immediata consegna di Cesare Battisti all’Italia. Sulla cattura
dell’ex terrorista dei Pac — sostengono diversi politici, giornalisti e intellettuali — il governo di La Paz avrebbe dovuto agire in maniera diversa.
“Oggi, per la prima volta, questo processo di cambiamento si sviluppa in maniera controrivoluzionaria, gli interessi dello Stato hanno sovrastato la morale rivoluzionaria”, ha scritto Raul Garcia Linera, fratello del vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera, su Facebook.
“Per la prima volta mi vergogno e sono deluso dall’azione del governo, contraria alla morale rivoluzionaria. E con tutta la mia anima grido che questa azione è ingiusta, codarda e reazionaria“, ha aggiunto Linera, in passato arruolato in un gruppo irregolare e per questo incarcerato, dopo l’arresto avvenuto nella notte tra sabato e domenica a Santa Cruz, grazie alla cooperazione tra agenti dell’Interpol e la polizia boliviana.
Per Hugo Moldiz, avvocato ed ex sottosegretario alla presidenza, la colpa di quanto avvenuto è della Commissione nazionale dei rifugiati (Conare), poichè — sostiene — non ha fornito una risposta ufficiale alla richiesta d’asilo presentata da Battisti: “La Conare viola i diritti di Cesare Battisti consegnandolo al Brasile o all’Italia, il costo politico per il governo boliviano sarà alto”, ha twittato.
L’Ombudsman (Difensore del popolo), David Tezanos Pinto, ha invece dichiarato all’agenzia di stampa Anf che “la procedura adottata per l”uscita obbligatoria’ di Battisti della Bolivia ha violato la Convenzione sullo Statuto dei rifugiati, la giurisprudenza della Corte interamericana dei diritti umani e la Legge di protezione per le persone rifugiate, colpendo i principi di ‘non devoluzione’ e ‘non espulsione’”. Anche il suo predecessore alla guida dell’Ufficio dell’Ombudsman, Rolando Villena, ha assicurato che alla luce di quanto accaduto, “la funzione dell’organismo è stata così palesemente snaturata e subordinata alla volontà del governo da consigliarne la chiusura”.
Contro la consegna alle autorità italiane del pluriomicida da parte del governo si schiera anche il giornalista Pablo Stefanoni, sottolineando i rapporti tra il presidente Morales e Jair Bolsonaro: “Il presidente Evo Morales ha discusso il tema Battisti nel suo viaggio per l’insediamento del ‘fratello’ Bolsonaro? La consegna in 24 ore sembra un metodo usato nell’Operazione Condor, non la decisione di un governo del popolo. Ancor di più se è vero che” Battisti “aveva chiesto asilo”.
Per la politologa Susanna Bejanaro, volto noto della tv boliviana, l’arresto e l’estradizione sono “un regalo” alla “rete dell’estrema destra mondiale”. “Dov’è finita la nostra sovranità ? E la solidarietà ? E l’ideologia?”, si chiede.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
NOTO PER LE SUE IDEE LIBERALI, ERA UN LEADER DELL’OPPOSIZIONE AL PARTITO XENOFOBO CHE GOVERNA LA POLONIA
Il sindaco della città polacca di Danzica, il 53enne Pawel Adamowicz, è morto in ospedale per le coltellate ricevute domenica sera durante un evento di beneficenza. Ad ucciderlo è stato un 27enne, Stefan W., che era da poco uscito dal carcere dopo una condanna per rapina.
Adamowicz, primo cittadino di Danzica da vent’anni, noto per le sue idee liberali e per l’opposizione al partito di governo nazionale Diritto e giustizia, è stato colpito al petto e alla pancia e ha perso troppo sangue.
Le pugnalate hanno trafitto il cuore e altri organi. Dopo essere stato rianimato sul posto, era stato sottoposto a un intervento durato cinque ore. La trasfusione di 15 litri di sangue, con i cittadini della città portuale polacca in fila per donare, non è stata sufficiente.
Secondo il portavoce della polizia, l’aggressore ha agito da solo.
Le indagini stanno cercando di spiegare come l’uomo, che era appena uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna per rapina a mano armata in una banca a Danzica, sia entrato in possesso di un pass per la stampa che ha usato per accedere al palco.
Dopo aver accoltellato il sindaco, l’uomo ha preso un microfono e ha dichiarato di aver agito per vendicare “detenzione e torture subite ingiustamente“. Secondo i testimoni, l’assassino è sembrato felice del suo gesto.
L’evento di raccolta fondi di domenica faceva parte di una popolare iniziativa nazionale annuale per l’acquisto di attrezzature mediche per bambini e caratterizzato da una scenografia teatrale colorata tra cui luci, fumo e articoli pirotecnici. L’editorialista Jaroslaw Kurski, nel commentare sul sito del quotidiano Gazeta Wyborcza l’accoltellamento, ha parlato di “delitto politico”: secondo Kurski, il gesto è nato nel clima d’odio che da tempo viene alimentato in Polonia e la cui responsabilità peserebbe gravemente su chi attualmente detiene il potere nel paese.
“Il seme dell’odio prima o poi porta i suoi frutti”, ha scritto ancora. Intanto stasera in diverse città sono state organizzate marce spontanee contro la violenza. Il presidente polacco Duda vuole promuovere una marcia ufficiale “contro odio e violenza” domani.
Adamowicz si era unito durante il liceo a Solidarnosc, il sindacato libero di Lech Walesa, partecipando alle distribuzione di volantini e stampa clandestina.
Dopo la laurea in legge aveva insegnato all’università ed era arrivato in politica all’epoca del crollo del regime, schierandosi apertamente con i liberali e difendendo i diritti delle comunità come quella LGBT e poi quelli dei migranti, invitandoli a venire nella sua città : «Danzica è un porto, deve sempre essere un rifugio per chi arriva dal mare».
Era anche un convinto europeista. Poi è stato ucciso dall’odio.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
DEFINI’ “ORANGO” LA MINISTRA CECILE KYENGE… LA VERGOGNA DI UNO STATO DOVE QUESTO SOGGETTO SIEDE ANCORA IN PARLAMENTO
È stato condannato in primo grado a un anno e sei mesi dal tribunale di Bergamo, che ha
riconosciuto l’aggravante razziale, il senatore della Lega Roberto Calderoli, a processo a Bergamo – dove vive – per aver dato dell’orango a Cecile Kyenge all’epoca esponente del governo Letta.
L’ex minsitra – che ha scelto di non costituirsi parte civile – commenta: “Abbiamo vinto un’altra volta. Evviva evviva evviva. Il razzismo la paga cara”.
Era il luglio 2013, Calderoli si trovava alla festa della Lega Nord di Treviglio, e quelle dichiarazioni scatenarono un vero e proprio putiferio con il Colle, all’epoca il presidente della Repubblica era Napolitano, che si disse “colpito e indignato”.
E con Calderoli che cercò, viste le polemiche, di difendersi affermando che la sua era soltanto “una battuta simpatica”.
La questione finì anche al Senato, l’Aula diede l’autorizzazione a procedere per il reato di diffamazione escludendo però l’aggravante razziale.
Ma il Tribunale di Bergamo fece ricorso alla Consulta che, infine, diede ragione ai magistrati lombardi: quell’accusa aveva un sottofondo razzista.
Visto che l’ex ministra non si è costituita parte civile, non sono previsti risarcimenti di natura economica.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA COALIZIONE SI SPACCA MENTRE LA LEGA IMBARCA RICICLATI E PONE IL VETO SU DUE DEMOCRISTIANISSIMI… E’ UNA DESTRA DI IMBROGLIONI
Sembra quasi uno sciolingua: il centrodestra in Abruzzo ha già perso il centro.
La storia è un classico intreccio di familismo, veti e gelosie.
E doppia morale, con la Lega che imbarca riciclati, ma mette il veto su quelli altrui.
E pure di un candidato presidente che non riesce a tenere unita la coalizione, il giorno in cui si depositano le liste in Corte D’Appello.
Figuriamoci, ironizza qualcuno anche di quelli che lo sostengono, che combinerà , nel caso, sugli atti di governo.
Partiamo dall’inizio.
In Abruzzo — vedrete quante indicazioni nazionali darà il voto del 10 febbraio — a sostegno del candidato Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, oltre a Lega, Forza Italia e Fdi, c’è un rassemblement centrista, formato dall’Udc di Lorenzo Cesa, la Dc di Rotondi e Idea di Gaetano Quagliariello.
Comunque la si pensi, sono bei voti, in una regione storicamente moderata in cui in parecchi rimpiangono ancora Zio Remo (Gaspari, ovviamente).
Questa coalizione è stata formalizzata. Per intenderci, sui manifesti ci sono i simboli a sostegno del presidente, anche quello dell’Udc. E ci saranno nelle urne, anche quello dell’Udc. Elemento non banale.
Perchè al momento della formazione delle liste è successo il patatrac. E il candidato Marco Marsilio ha ufficialmente dichiarato, ovunque, che “l’Udc non farà parte della coalizione e della futura maggioranza”.
Fatto senza precedenti, perchè giuridicamente la coalizione esiste e, a questo punto, non puoi tornare indietro: dopo il passaggio in corte d’Appello, un alleato lo puoi maledire, ma non ti ci puoi più separare. E, chi vota Udc vota comunque Marsilio. Insomma, capite il pasticcio. E l’imbroglio.
Proseguiamo sul patatrac: La Lega, che in Abruzzo ha prosciugato Forza Italia e soprattutto l’Msi dei tempi d’oro (a proposito dei riciclati della Lega, l’HuffPost farà un’altra puntata), pone il veto su due nomi pesanti di quel rassemblement.
Uno è Andrea Gerosolimo: avvocato 45enne di Sulmona, giovane rampante, che viene dal mondo della Coldiretti, democristianissimo di una famiglia democristiana, col nonno che, ai tempi, ospitò il podestà locale.
Uno da cinquemila preferenza che odia le carte, la scrivania e non stai mai fermo.
Allo scorso giro era assessore della giunta di centrosinistra di Luciano D’Alfonso, ma da un anno aveva iniziato a costruire la sua marcia di avvicinamento “civico” al centrodestra.
L’altro è Mario Olivieri, democristiano di Vasto e amico di Zio Remo (Gaspari ovviamente), presidente uscente della Commissione Sanità , da un anno non più in maggioranza col centrosinistra, e in avvicinamento, anche in questo caso “civico” al centrodestra.
A questo punto, la Lega pone il veto perchè non si possono candidare i “riciclati” che sono stati nel centrosinistra.
Si narra di una discussione molto maschia al tavolo delle candidature. Di questo tenore: “Ma perchè i riciclati miei non vanno bene e i tuoi sì?”.
Perchè la Lega candida, per fare qualche nome, nelle sue liste Camillo Sulpizio, già assessore di D’Alfonso (provenienza Italia dei Valori) o la signora Nicoletta Verì che, dopo tanti cambi di casacca, si candidò al Senato con la Lista Monti, già proprio così: Monti, quello della Fornero.
Per superare il veto insormontabile, la mossa.
Al posto di Olivieri, un suo socio politico. Al posto di Gerosolimo, i centristi propongono un altro nome: Marianna Scoccia, sindaco di Prezza, un comune in provincia dell’Aquila. Moglie di Gerosolimo.
Sulla mossa c’è il via libera, in un primo momento, sia di Marsilio sia di Tajani, che lo comunicano a Cesa prima di depositare le liste.
Perchè sarà anche la “moglie di” ma è comunque un sindaco di un comune di centrodestra. Nuovo veto della Lega, anche sulla signora Scoccia, sindaco di Prezza.
E quasi una rissa in corte d’Appello, con nomi depennati, reinseriti. E il segretario Lorenzo Cesa che, a telefono, quasi urla: “Io ho una dignità , non mi faccio piegare da questi quattro fascistelli che stanno nella Lega”.
Nelle liste, alla fine, c’è la Scoccia, prima sostituita col consenso di Marsilio “perchè sennò con la Lega saltava tutto” poi re-inserita da Cesa. E, a questo punto, è saltato tutto.
A voler tirare le somme sul senso politico di questo casino, ci sono tre elementi. Primo: un candidato presidente che non sa gestire il rapporto con gli alleati.
Due: l’imbroglio di coalizione che non c’è più ma non si può rompere formalmente. Un gioco strano della Lega, che fa venire spontanea una domanda: ma Salvini gioca a vincere come coalizione o a fare il pieno dei voti della sua lista, e poi “arrivederci e grazie”?.
Benvenuti in Abruzzo. Questa è la destra che si candida a governare da quelle parti.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA LETTERA AL GOVERNO DI GIUSEPPE FIORONI PER RIPORTARE IL TERRORISTA DAL NICARAGUA…SEI ERGASTOLI, MAI UN GIORNO DI CARCERE, MA “STRANAMENTE” LO STATO ITALIANO SE NE E’ DIMENTICATO
Ora “estradare” Alessio Casimirri. Questa mattina, nelle stesse ore in cui a Ciampino sbarcava
Cesare Battisti dalla Bolivia, il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla strage di via Fani (fino al marzo 2018) Giuseppe Fioroni ha formulato al Governo la richiesta di riportare in Italia il terrorista, per arrivare alla verità sul sequestro e sull’omicidio di Aldo Moro.
Fioroni ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al vicepresidente e Ministro dell’Interno Matteo Salvini, al vicepresidente Luigi Di Maio, ai ministri degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e della Giustizia Alfonso Bonafede per sollecitare la consegna alla giustizia italiana di Casimirri che non solo è l’unico latitante del sequestro Moro che non ha fatto un solo giorno di carcere e che è stato condannato in maniera definitiva a sei ergastoli, anche per altri gravi atti di terrorismo tra cui l’assassinio del giudice Tartaglione.
È anche un responsabile e un testimone diretto del delitto delle Brigate Rosse che ha cambiato il corso della storia italiana.
Casimirri, romano, 1951, nome di battaglia “Camillo”, è il figlio di Luciano, ex numero due dell’ufficio stampa dell’Osservatore Romano e della sala stampa Vaticana, sotto tre Pontefici ( Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI), e di Maria Ermanzia Labella, una cittadina dello Stato Pontificio.
Alessio faceva parte del gruppo di fuoco dell’agguato di via Fani del 16 marzo 1978, costato la vita ai cinque agenti della scorta di Moro, sequestrato e ritrovato cadavere 55 giorni dopo nel bagagliaio di una Renault 4 in via Caetani.
Nella voce “Cristiani d’Italia” dell’Enciclopedia Treccani lo storico Miguel Gotor (che è stato anche componente della Commissione presieduta da Fioroni) ipotizza che le “protezioni” italiane in favore di Casimirri (Gotor scrive di un “salvacondotto”) siano avvenute anche a causa dell’esistenza della “trattativa vaticana” per salvare Moro e “degli imbarazzanti segreti di cui comunque era venuto a conoscenza (durante il caso Moro, ndr) e in forza dei suoi rapporti privilegiati con le più alte sfere del Vaticano” dell’epoca.
Scrive Fioroni:
“Nell’esprimere un sincero apprezzamento per i grandi sforzi posti in essere per porre termine alla latitanza di Cesare Battisti e per il successo recentemente conseguito, che chiude una pagina offensiva per le vittime del terrorismo e per lo Stato italiano, desidero richiamare la Loro attenzione su un’altra vicenda di non minore gravità , che ho avuto modo di affrontare in quanto Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro”.
Dopo aver riepilogato tutti i termini della vicenda, Fioroni aggiunge:
“Torno dunque a sollecitare il più grande impegno al fine di sollevare con la massima forza, sia nell’ambito dei rapporti con il Nicaragua sia in ambito multilaterale, la questione della estradizione di Casimirri e al fine di svolgere tutte le attività di polizia eventualmente necessarie ad ottenere la cattura del latitante”…
“La questione riveste infatti una straordinaria importanza, non solo per una doverosa esigenza di certezza della pena, ma anche per chiarire gli aspetti ancora oscuri del sequestro Moro e del terrorismo italiano”…
“Alla luce di quanto a suo tempo accertato dalla Commissione la vicenda della fuga e della latitanza di Casimirri non sembra riconducibile solo alle protezioni che gli sono state accordate dal governo sandinista. Si evidenzia infatti la costante e ripetuta protezione nel nostro Paese, di cui Casimirri potè godere in molte fasi della sua vita, con modalità e intensità diverse ed in molteplici ambiti. Protezioni che possono essere fondate su elementi familistici, ma non escludono, alla luce dei comportamenti posti in essere da soggetti diversi, elementi di collaborazione, più o meno ufficiale, con strutture dello Stato”.
Già nell’ottobre 2017, il presidente della Commissione Moro2, al termine dei lavori dell’organismo parlamentare aveva inviato una lettera all’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai ministri dell’epoca (Minniti, Orlando e Alfano) nella quale chiedeva al Governo di ottenere risultati dalle autorità di Managua per l’estradizione di Casimirri. Lo scioglimento delle Camere e la formazione del nuovo governo, hanno “fermato” la procedura.
Va ricordato che solo su proposta della Commissione Moro2 per la prima volta in modo formalmente corretto, e quindi efficace, è stata chiesta dal governo italiano la consegna del latitante. Negli anni passati ci sono stati due tentativi. Uno che non è andato a buon fine e l’altro che non è stato nemmeno avviato.
Casimirri da quando a metà degli anni Ottanta si è trasferito in Nicaragua ha ottenuto la “protezione ” dei governi sandinisti ed in particolare dall’attuale presidente, Daniel Ortega, di cui, secondo le cronache locali, avrebbe salvato la vita al figlio, scampato ad un agguato.
Ha ottenuto la cittadinanza nicaraguense, ma essa sarebbe, secondo l’opposizione ai sandinisti, “illecita ed illegale”. I legami con il regime sono stretti. La figlia di Casimirri, Valeria, sarebbe alla testa della Gioventù sandinista nelle manifestazioni di piazza contro l’opposizione.
Nei tumulti che hanno insanguinato il paese centroamericano ad opera delle milizie sandiniste, a partire dalla scorsa primavera, sono rimaste uccise oltre trecento persone, con attacchi e violenze anche alla Chiesa cattolica ed ad alcuni vescovi.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMMENTO IRONICO: “NON AGGIUNGO ALTRO, HA GIA DETTO TUTTO IL MINISTRO SALVINI”
Mentre Cesare Battisti sta per atterrare a Ciampino e il fratello commenta ironicamente all’AdnKronos la vicenda: “Che vuole che le dica. Tra poco in aereo rientra a Roma Cesare, mio fratello, e così abbiamo risolto tutti i problemi dell’Italia, le pensioni, il debito, tutto risolto con Battisti…”.
La famiglia resterà accanto a Battisti.
Lo ha sottolineato anche il nipote, Antonio, sentito dall’AdnKronos: “Non c’è molto da dire. Vediamo cosa succede, come evolve la situazione e poi decideremo cosa fare. Ma quasi sicuramente qualcuno di noi, della famiglia, andrà lì (in aeroporto, ndr)”. Antonio ha affermato di aver avuto l’ultimo contatto con lo zio più di due mesi prima della cattura: “Comunque, non lo abbiamo abbandonato finora e non lo faremo ora”.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
IN UN MONDO DI MACERIE SPIRITUALI, PER FORTUNA C’E’ CHI ANCORA INSEGUE SOGNI E IDEALI
Il fratello di un mio compagno di Università si è arruolato nelle milizie curde dell’YPG ed è
caduto combattendo per la libertà di quel popolo. Aveva 50 anni e dei figli. Perchè l’ha fatto?
Se uno legge il bel libro “Il Combattente” di Karim Franceschi o scorre le strisce di ZeroCalcare, Kobane Calling, capisce che la guerra contro l’Isis ha motivazioni profonde e dovrebbe scuotere più profondamente gli animi assopiti e ormai ottusi di noi occidentali.
I Giovani lo capiscono più di noi adulti. Un mio studente d’Informatica è andato a Erbil. Non mi ha mai detto il perchè, ma suppongo che anche lui sia andato per aiutare la causa del popolo curdo.
Eppure la giustezza della causa, non spiega fino in fondo perchè un 50-enne decida di dare un taglio alla vita comoda ed andare a combattere.
Forse la motivazione di questo gesto me l’ha data, inconsapevolmente, un mio laureato in Filosofia.
Mi ha chiesto un mio parere: deve scegliere fra un periodo di cooperazione a Curacao (Caraibi) e uno stage presso Ernst&Young e non sa che fare. Lo stage serve per trovare lavoro, il periodo di cooperazione serve per sè stessi.
È il confronto fra avere (in questo caso un lavoro) ed essere.
Se il giovane sceglierà Curacao, a 30 anni forse penserà che lo stage gli avrebbe reso l’ inserimento nel lavoro più facile.
Se il giovane sceglierà Ernst&Young, sicuramente a 60 avrà il rimpianto di non essere stato capace di “essere” giovane quando l’età glielo permetteva.
Io credo che il fratello del mio compagno di studi abbia sentito un richiamo profondo all’essere nel senso più profondo del termine.
Siamo fatti della stessa materia dei sogni, siamo fatti per seguire vertute e canoscenza… e la società attuale non offre più sogni ed ideali da seguire.
Rimangono solo macerie, materiali e spirituali.. È naturale, è umano non accettare il declino di una società decadente.
Si cerca tutti una sfida, una ragione per vivere e per non vegetare… Il mio amico ha scelto di farlo andando a combattere (e morire) per i diritti di un popolo, come un eroe di altri tempi…
Onore e la mia sincera ammirazione al mio amico.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
LO SPIEGA IACOPO MELIO, 26 ANNI, GIORNALISTA E SCRITTORE, FONDATORE DELLA ONLUS #VORREIPRENDEREILTRENO
Iacopo Melio, 26 anni, giornalista e scrittore, fondatore della onlus #vorreiprendereiltreno che pochi giorni fa è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica dal presidente Mattarella, spiega in una lettera a Repubblica perchè la manovra del popolo non pensa ai disabili:
Caro direttore, ho deciso di scrivere questo articolo, dati ufficiali alla mano, per chiarire cosa comporterà realmente la “manovra del popolo” per un disabile: un’illusoria chimera.
A partire dalle pensioni. Nella legge di Bilancio non viene espressamente indicato che l’introduzione delle pensioni di cittadinanza riguarderà anche le provvidenze assistenziali riservate agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordi.
Quand’anche si volesse, paradossalmente, destinare l’intera dotazione del Fondo (6,1 miliardi al netto del miliardo per i centri per l’impiego) all’aumento a 780 euro di tutte le pensioni di invalidità civile e le pensioni sociali, quella somma non sarebbe sufficiente: basta dire che al 31 dicembre 2017 le pensioni e gli assegni di invalidità , cecità e sordità , di importo pari a 280 euro circa, erano poco più 1 milione (1.072.000).
Se si moltiplica tale cifra per 500 euro e per 13 mensilità si comprende che il Fondo non può affatto garantire questa, pur encomiabile, soluzione.
Ciò comporta che qualsiasi intervento sulle pensioni assistenziali escluderà buona parte degli attuali titolari di pensione di invalidità civile.
Pertanto gli unici aumenti previsti saranno quelli contenuti nella circolare Inps n.122/2018: una media di 3 euro mensili a pensione!
Stesso discorso per la scuola.
Per gli interventi di integrazione scolastica, incluse le spese del personale (docenti di sostegno), la legge di Bilancio prevede per l’istruzione di primo ciclo 3,49 miliardi nel 2019, riducendo di circa 70 milioni la previsione approvata dalla precedente manovra. Per l’istruzione di secondo ciclo, sempre per il 2019, sono stanziati 1,45 miliardi. Nella compilazione delle relative tabelle, a questa voce, è prevista una spesa via via in diminuzione (fino ad un miliardo di meno nel 2021).
Nell’ultimo anno scolastico a fronte di 248 mila studenti con disabilità , 71 mila sono rimasti senza insegnanti di sostegno e i docenti assegnati sono stati nel 36% dei casi insegnanti curricolari precari e non specializzati.
Non sfugga che un terzo di fondi in meno significa tradotto in cifre oltre 40 mila insegnanti di sostegno specializzati in meno e milioni di ore di sostegno negate agli alunni con disabilità .
Se poi andiamo a vedere il Fondo non autosufficienze, la dotazione (finora 450 milioni di euro) ammonterà a 573 milioni per il 2019, 571 per il 2020 e 569 nel 2021. Il Comitato 16 Novembre, da anni “sentinella” del Fondo e, in generale, dell’impegno delle istituzioni nei confronti della non autosufficienza, il 6 novembre 2018, precisava con la presidente Mariangela Lamanna: “Il governo sa perfettamente che il fondo non autosufficienza ha bisogno di almeno 1 miliardo”.
Cifre irrisorie anche sul Fondo per il dopo di noi.
Viene riportato, per il 2019, alla cifra originale, quindi 56,1 milioni di euro: in pratica, un solo incremento di 5 milioni, assolutamente non sufficiente ed irrisorio.
La dotazione per il Fondo per l’accessibilità , poi, è di soli 5 milioni di euro per il 2019.
Ricordiamo che una misura prevista dal governo Gentiloni prevedeva lo stanziamento di 180 milioni spalmati in quattro anni (20 milioni per il 2017, 60 milioni per il 2018, 40 milioni per il 2019 e 60 milioni per il 2020).
Quindi anche se la cifra di 5 milioni per uno “speciale fondo” fosse ipoteticamente destinata all’abbattimento delle barriere architettoniche, sarebbe comunque irrisoria a confronto dei reali bisogni che nemmeno con i precedenti 180 milioni siamo riusciti a sanare.
Per concludere, quando si ha a che fare con la disabilità non ci si rapporta con un enorme contenitore di persone con apposta un’etichetta definita, ma con cittadini che hanno esigenze diverse.
Per questo servono misure personali e personalizzate: tutto il resto è propaganda.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 14th, 2019 Riccardo Fucile
IMBARAZZO DEI CINQUESTELLE DOPO IL TENTATO COLPO DI APPROPRIARSI DELLE MONETINE DI FONTANA DI TREVI DESTINATE AI POVERI
L’immagine plastica di Virginia Raggi che si rivolge a Virginia Raggi per chiederle cosa è
successo in occasione della decisione sui soldi della Fontana di Trevi (e al Fontanone del Gianicolo e alla Barcaccia di Piazza di Spagna) “scippati” alla Caritas è altamente poetica.
La sindaca “chiederà chiarimenti”, ha annunciato l’altroieri cominciando a prospettare un dietrofront rispetto alla decisione di affidare la raccolta delle monetine ad Acea e poi dividerle (una parte verrebbero reimpiegate per il restauro dei monumenti, l’altra per fini sociali bypassando, però, la Caritas).
Ma è la sua amministrazione che ha preso la decisione, e c’è di più: il progetto risale all’ottobre 2017 e l’anno scorso, a marzo, c’è stata la stessa identica sceneggiata: proposta di togliere i soldi alla Caritas e successiva marcia indietro dopo le proteste. Oltre alla sindaca e al suo doppio c’è anche il senso del dejà -vù.
Mentre per quanto riguarda Virginia, è sempre più evidente che sia una che passava di lì per caso, stava aspettando l’autobus e adesso fa la sindaca.
E la sensazione viene confermata dall’altra vicenda di cui si parla in Campidoglio: la difesa dell’avvocatura capitolina nei processi sul manto stradale ammalorato: «Va valutato il concorso colposo, le buche sono ‘cose inerti’».
Oggi il Messaggero ci fa sapere che la sindaca è molto arrabbiata con i togati: il responsabile del settore è il legale Andrea Magnanelli e dovrà spiegare perchè ha azzardato un paragone così preciso (‘cosa inerte’) tra le buche e l’amministrazione M5S a Roma. No, non è vero: secondo il quotidiano l’avvocato dovrà difendersi dalle accuse di Raggi che ha trovato inopportuna la difesa.
L’organo, tra l’altro, risponde direttamente al sindaco. Quindi la Raggi avrebbe potuto evitare tutto questo.
L’altra Raggi, mica questa.
(da “NextQuotidiano”)
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