Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
“PENSI A LAVORARE INVECE DI FAR VISITA AI FERITI”
Si chiama Massimo Mignano, ha 43 anni, è napoletano, di professione fa il postino e ieri ha
rifiutato la visita della sindaca Virginia Raggi dopo essere stato coinvolto nella caduta dell’albero a viale Mazzini.
Il Messaggero racconta perchè ha detto no alla passerella della sindaca davanti al ferito, un classico delle photo opportunities per chi pensa che la propaganda sia più importante dell’amministrazione dei beni pubblici:
«So di essere vivo per miracolo, devo ringraziare Dio. Certo,non si possono correre questi rischi, in una città come Roma, non mi sembra normale…».
Forse per questo ha rifiutato la visita della sindaca Raggi, che appena saputo dell’incidente a Prati, aveva contattato gli ospedali per informarsi sulle condizioni dei due feriti, offrendosi di venire per un saluto (ma anche al policlinico Umberto I non ha potuto parlare con l’altra vittima, in gravissime condizioni).
«Ho detto al primario che non c’era bisogno che la sindaca venisse — confida Massimo, il giubbotto delle Poste ancora indosso — tremavo dalla paura, mi sentivo sotto choc, non stavo bene e non avrei saputo cosa dirle. Non ce l’ho con nessuno, per carità , è stato anche un gesto carino. Ma l’ho detto pure al dottore: invece di venire qui, la sindaca faccia più manutenzione degli alberi, che hanno problemi da anni».
Alberi che «non dovrebbero venir giù così, per il vento, in una piazza frequentata da centinaia di persone ogni giorno».
L’altra vittima è Luigi Lambo, 52 anni, avvocato pugliese, docente della Luiss, padre di una bimba di 9, lotta per la vita nel reparto di rianimazione del Policlinico UmbertoI: è sedato, in ventilazione meccanica.
(da agenzie)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
ANALISI SWG: IL 41% SI E’ ASTENUTO, 18% A SOLINAS, 15% A ZEDDA
Hai voglia a dire che destra e sinistra non esistono o sono categorie superate: specialmente quando destra e sinistra si spartiscono i tuoi 300mila voti, come è successo al MoVimento 5 Stelle in Sardegna.
Il Messaggero pubblica oggi l’analisi dei flussi di voto:
Gli analisti della SWG intanto hanno calcolato le dimensioni dello schianto pentastellato. Eccole: il 41% di chi li aveva scelti alle politiche è tornato nel non voto; il 18% ha votato per Solinas e il 15% è tornato al centrosinistra.
E’ come se il M5S fosse finito in una immensa centrifuga. Ma la novità vera è la conferma, come già accaduto in Abruzzo, del ritorno alla sinistra di una parte dell’elettorato che aveva scelto i 5 Stelle forse proprio perchè accusavano il Pd di “tradimento” del suo ruolo di difensore dei più deboli.
Il Messaggero aggiunge un altro elemento interessante per l’analisi:
Un altro elemento che emerge dall’analisi dei flussi è che fra i due poli politici classici non ci sono passaggi di elettorato.
Infatti Solinas, il candidato alla presidenza del centrodestra, ha raccolto solo il 2% dei consensi di chi aveva votato centrosinistra e anche nell’elettorato di Zedda, il candidato del centrosinistra, è sono confluiti solo due elettori su cento che alle politiche avevano scelto la destra.
Quindi è il MoVimento 5 Stelle la terra di conquista di voti da parte di centrodestra e centrosinistra. Un effetto che presto si potrà ripercuotere nel resto d’Italia.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA MAGGIORANZA SI E ASTENUTA, GLI ALTRI SI SONO DIVISI TRA SOLINAS E ZEDDA
Il conto grossolano dice meno trecentomila voti. Erano 369.196 un anno fa – il 4 marzo, alle
elezioni politiche – gli elettori M5S nella Sardegna del 42%.
Ieri per le Regionali il conteggio dei voti per la lista del MoVimento 5 Stelle si è fermato intorno a quota 70 mila.
Quattro elettori su cinque hanno preferito altri candidati o hanno scelto di non votare, visto che l’affluenza era stata del 65,5% alle politiche e si è fermata, pur in crescita rispetto alla tornata precedente, al 53,7%.
Dove sono finiti tutti i voti del MoVimento 5 Stelle in Sardegna?
I flussi elaborati dall’Istituto Cattaneo, che ha confrontato le scelte degli elettori tra il 4 marzo e domenica scorsa, dicono che sono andati più a destra che a sinistra e hanno contribuito alla vittoria finale di Solinas e dell’alleato (di governo) Salvini.
Che ha convinto nell’occasione gli elettori grillini a sostenerlo, ma è da mesi, complessivamente, che si sta mangiando il consenso dei grillini un voto alla volta e sta svuotando il partito di Di Maio.
Di certo alcuni hanno scelto Massimo Zedda, che ha tenuto lontano il PD dalla campagna elettorale, e altri sono rimasti a casa.
E siccome si votava per il presidente della Regione Sardegna la decisione di non presentarsi alle urne non può certo essere spiegata con una semplice dimenticanza: anche quella era una forma di protesta nei confronti del governo Lega-M5S, o per meglio dire della partecipazione del M5S al governo con la Lega.
Rinaldo Vignati dell’Istituto Cattaneo spiega sul Corriere della Sera oggi che tra gli elettori M5S dominano i disillusi (quasi la metà a Sassari, il 65% a Cagliari).
Al contrario, i fedeli sono meno di un quinto e quelli che si spostano a destra sono più numerosi di quelli che vanno in direzione opposta (10 a 8 a Cagliari, 26 a 7 a Sassari): il voto abruzzese sembrava dare più speranze al centrosinistra di recuperare il voto grillino.
A pesare su questi flussi in uscita non è solo l’abituale debolezza dei 5Stelle nel voto locale: l’ampiezza dell’arretramento è tale da far pensare che pesi anche l’insoddisfazione di parte di questo elettorato per la loro performance di governo.
Il significato politico di questo risultato è anche nelle conseguenze che produrrà : è probabile che la leadership di Di Maio accuserà qualche colpo
La Stampa racconta anche di uno strano crollo dei grillini: lo scorso 4 marzo a Sarroch, paese ai confini della città metropolitana di Cagliari, i 5 Stelle fecero il pieno di voti, raggiungendo il 53,65%. Più di un elettore su due, terzo comune per consenso ai grillini di tutta l’isola. Domenica si è di nuovo rovesciato tutto.
E a Sarroch, paese di poco più di 5 mila abitanti, il M5S è sprofondato al 17%. Meglio della media regionale, certo, ma ha perso 1150 voti. E tanti di questi sono andati al candidato del centrosinistra Zedda e, soprattutto, al leghista e neo governatore Solinas.
Per capire la fuga dai grillini basta farsi un giro ai cancelli della raffineria Saras, la più grande d’Europa. Un polo industriale da 7,7 miliardi di fatturato. Sono circa 42 ettari di impianti petrolchimici situati nel lungomare dove, tra dipendenti diretti e in appalto, lavorano circa 45000 persone
Tra loro c’è Redentore Marcis, operaio specializzato di 62 anni. «Non abbiamo bisogno di elemosina e sussidi, ma di investimenti», dice con il caschetto giallo d’ordinanza in testa. «Parlano tanto di reddito di cittadinanza e quota 100, ma lo sa che io andrò in pensione con la vecchia legge Fornero?».
Ora, unite i puntini: perchè Tria ha detto che è necessaria la TAV ieri in tv scatenando l’ira dei grillini? Proprio perchè sono necessari gli investimenti, ha argomentato il ministro dell’Economia tracciando così una sottile linea di connessione tra Sarroch e via XX Settembre a Roma.
E infatti Di Maio voleva cacciare Tria ieri. Così come sta cacciando gli elettori dal suo partito.
Di Maio oggi varerà ufficialmente quella riorganizzazione che ha promesso nei giorni scorsi. Il Fatto Quotidiano fa sapere che saranno scelti una serie di responsabili regionali; tra questi Max Bugani in Emilia Romagna, la consigliera regionale Valentina Corrado nel Lazio (al posto della Lombardi che la prenderà benissimo…) e l’eurodeputato Ignazio Corrao in Sicilia. Poi ci sarà la segreteria, “senza membri dell’esecutivo ”, dicono. Potrebbe per questo rientrare in gioco Alessandro Di Battista?
Il Corriere intanto racconta una cena segreta di qualche giorno fa in un ristorante tra Camera e Senato con una decina di parlamentari del MoVimento 5 Stelle.
C’erano diversi presidenti di commissione e, tra una carbonara e una tagliata, il piatto forte è stata la comunicazione.
I commensali sono preoccupati e si sono trovati d’accordo su alcuni punti fermi: «Basta slogan, basta annunci, lavorare di più e andare meno in tv».
La riunione era nata per studiare una strategia di voto sui provvedimenti cari alla Lega, ma è diventata un processo agli «spin»del Movimento, che avrebbe un carattere più da opposizione che da partito di governo. I nomi nel mirino sarebbero quelli di Cristina Belotti, portavoce di Di Maio al ministero, e di Pietro Dettori, braccio destro e «ombra»del leader.
E qui, fanno sapere, un deputato che era alla cena lo descrive «solo, circondato da persone che gli vogliono male e che lo consigliano male».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
C’ERA UN ACCORDO PER LA SUA CANDIDATURA ALLE EUROPEE
Gianni Alemanno ieri è stato condannato a sei anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito nell’ambito del processo scaturito dalle indagini su Mafia Capitale.
Oggi l’ex sindaco di Roma ha rilasciato un’intervista al Messaggero in cui ha parlato della sua condanna autoaccusandosi di non aver controllato i personaggi che gli ruotavano attorno e sostenendo di essersi sentito un “utile idiota”:
«Questo è stato il mio limite, non controllare alcuni personaggi che mi ruotavano intorno. E che alle mie spalle tramavano con altri».*
Rileggendo le intercettazioni si è sentito un utile idiota?
«Non lo so, forse sì. Di sicuro sono stato schiacciato da un meccanismo incredibile».
Raggi e il M5S stanno commentando così: prima di noi c’era Mafia Capitale con Alemanno.
«Fossi in Raggi sarei cauto. La ruota gira e mi sembra che anche lei abbia avuto qualche problemino».
La parte più interessante dell’intervista è che Alemanno avrebbe dovuto essere candidato alle elezioni europee con la Lega ma lui stesso dice che ormai è tutto saltato:
Negli Anni ’80 Alemanno sfilava contro «i democristiani corrotti».
«Non me ne pento, io sono un uomo pulito, ho fatto la gavetta, conosco quanto la politica possa essere feroce. Due miei ex collaboratori nemmeno hanno voluto testimoniare per me».
Quali politici l’hanno chiamata in queste ore?
«Mi aspettavo più solidarietà . Ho sentito: Gasparri, Marsilio, Rampelli, La Russa. Ma non Berlusconi».
È saltata la sua candidatura alle Europee con la Lega.
«Avevamo un discorso aperto se fossi uscito pulito. Non avevo nemmeno accettato di patteggiare, tanto ero sicuro di uscirne indenne. Ma ormai…».
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL MICROCREDITO? MISTERO SUI PRESTITI
Da quando ha fatto il suo ingresso a Palazzo dei Normanni il Movimento 5 stelle ha già
restituito quasi 5 milioni di euro. E precisamente 4.890.254,72 euro, tra la scorsa e l’attuale legislatura. Attualmente i parlamentari regionali pentastellati sono i soli che restituiscono parte delle indennità .
I soldi che non trattengono dai propri stipendi vengono versati in un conto corrente intestato all’Associazione Movimento 5 stelle Sicilia e da lì vengono prelevati all’occorrenza per finanziare diverse iniziative.
Una scelta meritoria che non ha eguali nel panorama politico. Ma non mancano i dubbi.
Il mistero del microcredito
Qualcosa intanto sta cambiando nell’uso che i Cinquestelle fanno di questi soldi. Soldi che sono loro, comunque. Tra le prime cose realizzate ci fu il microcredito siciliano, per aiutare tutti quei giovani e meno giovani imprenditori dell’isola che avevano difficoltà ad accedere al credito tradizionale.
Ma qui, ecco il primo “mistero”. A chi vanno i soldi che i grillini mettono da parte per destinarli al fondo del microcredito? Questo non è possibile saperlo.
O almeno, chiedendo informazioni al Movimento, la risposta è che quei dati sono ignoti agli stessi Cinquestelle: regole bancarie impongono la segretezza per questo tipo di finanziamenti.
E allora: quali aziende beneficano dei soldi dei deputati?
Oltre al microcredito, ecco anche i finanziamenti per opere pubbliche, come la trazzera della Palermo-Catania, e le iniziative di solidarietà , come l’acquisto della casa per la famiglia Guarascio di Vittoria e le borse di studio per gli atleti disabili.
E altre iniziative sono in programma nei prossimi mesi. Una la anticipa il vicepresidente grillino dell’Ars, Giancarlo Cancelleri: “Stiamo pensando di finanziare i progetti di alcuni comuni con 20 mila euro ciascuno”. Un’iniziativa, però, che segna la differenza con il passato: non riguarderà tutti i comuni siciliani ma soltanto i comuni guidati da sindaci pentastellati, precisa il leader siciliano dei 5 Stelle.
Attualmente il microcredito è attivo soltanto a livello nazionale. Quello siciliano si è esaurito.
“Quello siciliano – precisa Cancelleri – si è rivelato troppo lento e farraginoso”. E soprattutto, si è esaurito il fondo di garanzia che consentiva a Banca Etica di effettuare prestiti “a chi non riesce ad accedere al credito tradizionale a causa di mancanza di garanzie reali”.
Ecco come funzionava: il Movimento 5 stelle aveva versato 1.300.000 euro alla Fondazione Comunità di Messina che aveva creato un fondo con cui finanziare “le micro, piccole e medie imprese con sede legale ed unità produttiva nel territorio della regione Sicilia”. I prestiti erano erogati poi, praticamente, da Banca Etica, ai tempi guidata a Palermo dall’attuale senatore del Movimento 5 stelle Steni Di Piazza. Attraverso un moltiplicatore furono erogati fino a 4.500.000 euro a soggetti selezionati dopo una pre-verifica dell’ammissibilità effettuata da Impact Hub Sicilia. La lista dei soggetti finanziati non è nota per via delle ragioni di privacy che regolano il settore bancario.
Però “molti soldi non sono ancora rientrati del tutto e attualmente il fondo si è esaurito e fino a che non rientreranno queste somme non si potrà ripartire. A meno che i deputati siciliani non decidano di rimpinguarlo”, spiega Di Piazza.
Ma Cancelleri chiarisce che questa eventualità non è nei piani dei venti pentastellati dell’Ars. Altre le direzioni che prenderanno questi soldi. “Le racconteremo presto”, annuncia il capogruppo all’Ars, Francesco Cappello.
Cresce lo stipendio “trattenuto”
Intanto, la rendicontazione dei parlamentari del Movimento 5 stelle è pubblica e consultabile sul sito Tirendiconto.it.
Due i dati che saltano all’occhio: il primo è che, con il cambio della legislatura, è aumentata la somma che i grillini trattengono dall’indennità : 3.250 euro invece di 2.500. Una decisione presa per allinearsi a quanto accade nel resto dei consigli regionali d’Italia. In secondo luogo, è evidente che la somma che, conti alla mano, i deputati M5s dell’Ars spendono per sè è molto più alta: ogni mese si aggira tra i sei e i sette mila euro.
I soldi per affitti, viaggi, pulizie e utenze di casa, trasporti, benzina e “altro”, infatti, vengono detratti dallo stipendio nella sua interezza.
Le spese al bar
Gianina Ciancio, per esempio, trattiene ogni mese una cifra attorno ai mille euro per l’alloggio, diviso equamente tra “affitto” e spese per “utenze/pulizie/manutenzione”. Anche i soldi per il “vitto”, pasti e consumazioni al bar, dentro e fuori da Palazzo dei Normanni, vengono conteggiati a parte.
Con qualche picco: la deputata Roberta Schillaci, per esempio, ha speso 2.680 euro tra bar e ristoranti nei soli mesi di agosto e settembre, mesi in cui l’attività del Parlamento è stata esigua: infatti, solo 110 euro sono stati spesi presso la mensa dell’Assemblea regionale siciliana.
Alberghi e benzina
I 20 deputati siciliani “scaricano” anche le spese per l’acquisto di tablet, smartphone e pc, diversi da quelli in dotazione negli uffici dell’Ars: Elena Pagana a luglio e agosto ha speso poco più di mille euro al mese per l’elettronica.
E le vacanze? Non sono, ovviamente, specificate, ma Giancarlo Cancelleri, ad agosto, mese di pausa dell’attività parlamentare, ha speso 2.250 euro per l’alloggio, di cui 1.750 euro alla voce “albergo/residence/B&B”.
Discorso a parte per i cosiddetti “rimborsi chilometrici”, che sfiorano cifre esorbitanti anche per i deputati che sono di Palermo e provincia o che, comunque, hanno preso casa a Palermo.
Il caso più eclatante è quello di Salvatore Siragusa, deputato questore, residente a Bagheria. Tra luglio e ottobre, ultimo mese rendicontato fino a ora, ha trattenuto dallo stipendio 5.760 euro (1.880 euro soltanto a settembre).
Si avvicina Sergio Tancredi, che però è residente a Mazara del Vallo, con 5.223 euro tra luglio e ottobre. Cifre molto alte anche per il deputato Matteo Mangiacavallo che a luglio ha rendicontato quasi 1.700 euro e 1.650 a ottobre.
Per Cancelleri 1.754 euro a ottobre e 1.542 a novembre, mentre Francesco Cappello, oggi capogruppo dei grillini, raramente scende sotto i mille euro. Anche per Valentina Zafarana rimborsi chilometrici ben sopra i mille euro nei mesi estivi: 1.849 euro a luglio e 1.156 euro ad agosto.
Eventi e consulenti
Le somme più alte, invece, Giampiero Trizzino le ha utilizzate per “attività ed eventi”: più di 5 mila euro per spese di organizzazione e partecipazione. Inoltre, ogni mese Trizzino trattiene 430 euro alla voce non specificata “altro”.
Hanno speso duemila euro ciascuno in “consulenze legali” ad agosto i deputati Valentina Palmeri e Sergio Tancredi. E tutti gli altri? Anche i deputati che non hanno picchi particolari, in fin dei conti hanno uno stipendio “totale” di circa seimila euro al mese.
(da “LiveSicilia“)
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