Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
CI TIENE TANTO ALLA “LOTTA AI CLANDESTINI” CHE PREFERISCE FARE CAMPAGNA ELETTORALE IN ITALIA
A Bruxelles si tiene il Consiglio europeo degli Affari Interni, l’organismo che riunisce i ministri
dell’Interno dei 27 paesi Ue.
L’appuntamento è di particolare rilevanza perchè si tratta dell’ultima riunione prima delle elezioni europee e dunque l’ultima occasione di sbloccare alcuni dossier rilevanti: all’ordine del giorno ci sono la riforma sistema di asilo per i rifugiati, quella della guardia costiera europea, l’aumento della cooperazione con i Paesi terzi in materia di immigrazione.
Tutti temi centrali per l’Italia, eppure il ministro Salvini non c’è.
Non è una novità : da quando si è insidiato al Viminale, solo una volta ha partecipato agli incontri con i suoi omologhi europei.
Stavolta a tenere lontano Salvini da Bruxelles non è un impegno istituzionale a Roma, ma il lancio della campagna elettorale della Lega per le elezioni regionali in Basilicata. “Qui oggi c’è il sottosegretario Molteni, che tra l’altro non ha nessuna delega sulle materie in questione”, protesta l’eurodeputato del Pd Daniele Viotti, uno dei più attivi a denunciare le assenze dei ministri del governo gialloverde ai vertici europei (lo contestò anche a Giuseppe Conte durante il recente intervento del premier al parlamento di Strasburgo).
Prosegue Viotti: “A Salvini questi argomenti servono solo per la campagna elettorale, ma poi nella pratica non fa niente”.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
LE VITTIME SONO MINORI CON DISABILITA’ INTELLETTIVA, HANNO 14, 12, 9 E 6 ANNI… ABUSI DA QUANDO IL PIU’ PICCOLO AVEVA 3 ANNI
Per anni avrebbe violentato i figli minori con il suo compagno e un amico di famiglia.
La mamma delle vittime e i due uomini, residenti in provincia di Taranto, sono stati arrestati da agenti della Squadra Mobile, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Giuseppe Tommasino su richiesta del sostituto procuratore Francesco Ciardo. Sono accusati di violenza sessuale continuata in concorso e maltrattamenti.
Le vittime sono minori con disabilità intellettiva che hanno 14, 12, 9 e 6 anni. Il più piccolo avrebbe subito abusi quando aveva 3 anni.
L’indagine della ‘Sezione specializzata reati familiari’ della Procura di Taranto è scaturita da segnalazioni arrivate nell’estate 2018 dai Servizi sociali del Comune in merito a presunti abusi sessuali subiti da due minori (che oggi hanno 14 e 9 anni), da parte della madre, dell’attuale compagno della stessa e di un altro uomo, inizialmente indicato dagli stessi minori con un nomignolo e successivamente identificato.
I particolari sono stati appresi dalle confidenze ricevute dai due minori (i quali avevano già riferito che degli abusi erano stati vittime gli altri due fratelli, oggi di 12 e 6 anni) a seguito del loro collocamento in una casa-famiglia e, successivamente, del loro affidamento temporaneo ad altre famiglie disposto dal Tribunale per i minorenni di Taranto nell’ottobre 2017, a causa dello stato di totale abbandono in cui gli stessi vivevano.
Sin dall’inizio del loro affidamento, i quattro minori avevano manifestato comportamenti anomali e “sessualizzati”.
L’indagine, che ha previsto anche l’ascolto protetto dei minorenni, col contributo di un consulente esperto in psicologia dell’infanzia, ha consentito di accertare gli abusi subiti da tutti e quattro i minori.
Alla mamma dei quattro ragazzini vittime di violenze sessuali e al suo compagno, entrambi arrestati assieme ad un loro amico pregiudicato, viene contestato anche il reato di maltrattamenti, avendo costretto i minori in un contesto di assoluto degrado, abbandonandoli all’interno dell’abitazione, impedendo loro di frequentare la scuola dell’obbligo, percuotendoli, non assicurando loro l’alimentazione quotidiana (costituita solo da patatine, pop corn e bevande gassate) e la minima igiene personale.
Le violenze sessuali – secondo l’accusa – sono state consumate nell’abitazione della coppia e in una casa di campagna di proprietà del pregiudicato. Si tratta di una casa colonica, ormai in disuso e diroccata, dotata di un terreno circostante, sul quale pascolano cavalli e mucche. Quest’ultimo luogo è stato individuato con certezza dal personale della Polizia di Stato sulla base di alcuni dettagli forniti dai minori, che oggi hanno 14, 12, 9 e 6 anni e sono affetti da deficit intellettivo.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
ARRESTATA A MILANO UNA MADRE ITALIANA CHE COSTRINGEVA LA FIGLIA A CONCEDERSI CON PERSONE FACOLTOSE E POLITICI
I carabinieri della stazione Milano Vigentino, durante un incontro in una scuola media sul
cyberbullismo dello scorso luglio, sono venuti a sapere da un insegnante di una ragazzina che le aveva chiesto “se fosse reato prostituirsi”.
I carabinieri hanno contattato la madre della 12enne, occupante abusiva di un appartamento in una periferia a sud di Milano, scoprendo che la donna vessava la figlia e portando alla luce una storia di pesanti maltrattamenti familiare.
La dodicenne era costretta dalla madre a fare le pulizie in casa, a portare carichi pesanti come casse d’acqua, e a consegnare soldi in un bar dove la 51enne giocava d’azzardo.
La madre aggrediva la figlia con insulti pesanti e la frustava con con un filo elettrico. Per costringerla a fare ciò che voleva, le diceva frequentemente “bastarda” e “puttana”. In diverse occasioni la donna avrebbe addirittura istigato la figlia a suicidarsi.
Indagando ulteriormente sulla famiglia, i carabinieri hanno anche scoperto che la sorella ventiduenne delle ragazzina era costretta a prostituirsi in night club del centro “con persone facoltose e politici”.
La madre pretendeva da lei la consegna dei proventi dell’attività di prostituzione e poi li spendeva in videopoker e altri giochi, arrivando a spendere alle macchinette anche 300 o 400 euro.
La donna è stata arrestata per maltrattamenti in famiglia e per sfruttamento della prostituzione della sorella maggiorenne. La bambina è stata trasferita in una comunità protetta. A coordinare l’indagine è stato il pubblico ministero Michela Benedetta Bordieri.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
BECCATI GRAZIE AI SOCIAL NETWORK
Tre stupratori italiani, latitanti nella Repubblica Dominicana, sono stati arrestati dalla Polizia e rientreranno in Italia grazie ad un’operazione condotta dagli agenti del Servizio centrale operativo, della Squadra mobile di Brescia e del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, con la collaborazione della polizia locale.
Il viaggio nella Repubblica Dominicana ha consentito ai poliziotti italiani di catturare anche altri due latitanti destinatari di condanne per reati contro il patrimonio.
Gli arresti rientrano nel progetto “Wanted 3”, promosso dalla Direzione centrale anticrimine per rintracciare latitati sia in Italia che all’estero
Salvatore Buonanno, 42 anni, di Caserta, era ricercato dal 2014 per una condanna a 8 anni e 6 mesi di reclusione per lesioni personali, violenza sessuale e violenza sessuale di gruppo in concorso, commessi nella sua provincia.
L’uomo, che gestiva una pizzeria nella città di Santiago, è stato catturato per strada a Costanza, a circa 30 Km da Santo Domingo, senza opporre alcuna resistenza: probabilmente era convinto che la Polizia italiana non l’avrebbe cercato fin là .
Lucio Galli, 72 anni, di Brescia, ricercato dal 2014 perchè deve espiare una pena di 8 anni e 10 mesi di reclusione per reati sessuali su minori, è stato catturato in località Valle Verde a La Romana.
L’indagine è stata coordinata dalla procura di Brescia e il latitante è stato rintracciato grazie ad una donna dominicana che aveva ricevuto una somma di denaro proveniente dall’Italia per conto di Galli.
Nonostante le disponibilità economiche, Galli conduceva uno stile di vita molto riservato, cambiando spesso casa e affittando appartamenti in zone degradate per non dare nell’occhio e accompagnandosi sempre con giovani donne.
Massimo Ferrari, 53 anni, di Milano, ricercato dal 2017 per una condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale, è stato catturato per strada, in Plaza Milano di Las Terrenas, nei pressi della pizzeria dove lavorava. Decisive per i poliziotti italiani le analisi sui social network usati dall’uomo che ha anche precedenti per rapina, lesioni personali, sequestro di persona ed estorsione.
Mauro Nadalin, 56 anni, di Pordenone, imprenditore ricercato dal 2016 per una condanna a 10 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, truffa ed appropriazione indebita, è stato catturato a Santo Domingo, dove lavorava come imbianchino, mostrando i suoi lavori sui profili Instagram e Facebook.
I poliziotti hanno organizzato un incontro con la scusa di eseguire lavori edili e l’hanno arrestato. Nadalin, in qualità di amministratore della Nadalin Colors, dichiarata fallita dal Tribunale di Pordenone, aveva distratto beni della società , non pagando i contributi dei dipendenti.
Abele Chiarolini, 78 anni, di Brescia, condannato a 10 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, imprenditore nel settore alberghiero, è stato catturato a Boca Chica, dove gestiva un hotel. Chiarolini,ha precedenti per reati di falso, ricettazione, riciclaggio e abuso d’ufficio.
(da Globalist)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
PRIMA GLI ITALIANI CHE DIFENDONO I “VALORI” ?
Quando una coppia della provincia di Palermo ha scoperto, tramite alcuni sms, che una delle due
figlie era lesbica, è andata a prelevarla a scuola, l’ha picchiata e poi l’ha rinchiusa nella sua cameretta.
Lei allora aveva solo 15 anni e sua madre le ha urlato contro: “Meglio una figlia morta che lesbica”. Il padre è arrivato a violentarla: “Tu queste cose devi guardare, non le donne”. Ora la ragazza ha 23 anni e ha trovato la forza di denunciare.
“Ho tentato il suicidio tre volte – racconta la ragazza, come riporta La Repubblica – ma dopo l’ennesimo abuso sessuale sono scappata e li ho denunciati, ero appena diventa maggiorenne”.
Maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori: sono le accuse formalizzate nella denuncia. I genitori contano sull’omertà dei compaesani. Le stesse persone che, quando la ragazza, ancora minorenne, provava a scappare di casa, avvertivano i genitori che correvano a picchiarla e a riportarla a casa.
“Mi tagliavo i capelli e vestivo maschile – prosegue nel racconto -. Quando hanno scoperto che ero lesbica, mi hanno picchiato in testa, sulle gambe, mi davano botte dappertutto”.
Dopo l’abuso da parte del padre, i genitori hanno mandato un sms identico a tutte le sue amiche: “Buttana, lascia stare mia figlia”. E poi hanno distrutto il telefonino.
“Ero ormai a un bivio – ammette la giovane – o la vita o la morte. E ho scelto di vivere e di denunciare i miei genitori”.
Per qualche tempo è stata trasferita in una comunità protetta. “Adesso – afferma – è importante raccontare questa storia, perchè tanta altre ragazze che vivono situazioni simili alla mia non si scoraggino, non pensino mai di farla finita. Racconto perchè anche loro trovino il coraggio di denunciare”.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
LE SUE TEORIE SAREBBERO APPREZZATE DAI FONDAMENTALISTI ISLAMICI
Ieri grazie alla Lega Salvini Premier di Crotone abbiamo potuto fare la conoscenza di Giancarlo Cerrelli, avvocato cassazionista, esperto in diritto di famiglia e della persona: il primo segretario del Carroccio in città (proprio il seggio che aveva inizialmente eletto Salvini in Parlamento).
Purtroppo, anche se non si interrompe un’emozione, il Carnevale di ridicolo generato dal volantino approntato per la festa della donna dal partito del vicepremier è stato cancellato insieme all’aggregazione dopo che il partito si è dissociato e Salvini l’ha platealmente scaricato. E così Cerrelli rischiava di tornare nell’oblio insieme a quel piccolo concentrato di Medioevo fai-da-te nel quale si scriveva che offende la dignità della donna, ad esempio, chi sostiene le quote rosa e le proposte di legge che parlano di Genitore 1 o Genitore 2.
Ma anche, e soprattutto, “chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna che suscita un sentimento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo”, e ci siamo capiti benissimo: chi la vuole autodeterminata non vuole bene alla donna, che sta bene a casa visto che è l’Angelo del Focolare.
Ma siccome non potevamo perderci questo piccolo capolavoro, con un’azione meritoria il Fatto Quotidiano ha intervistato con Ludovica Di Ridolfi proprio l’avvocato Cerrelli. Il risultato è straordinario:
Il ruolo naturale della donna è quello di madre. La riproduzione è un compito che spetta solo alle donne.
Le donne che non fanno figli sarebbero quindi “contro — natura ”?
Non dico che non siano naturali, ma il primo ruolo che una donna dovrebbe avere nella società è quello di madre. Prima la maternità era una cosa gioiosa, ora invece… Questo non significa che le donne non dovrebbero lavorare, ma dovrebbero pensare prima a sostenere e promuovere la vita e la famiglia, cosa che hanno sempre fatto nella storia. La nostra società è altrimenti destinata a finire. Purtroppo le lotte femministe hanno fatto credere cose sbagliate facendo nascere i “cosiddetti diritti delle donne”: e oggi c’è un’autodeterminazione della donna sfrenata che l’ha portata ad aggredire l’uomo.
Qual è il limite entro cui una donna si può autodeterminare, secondo lei?
La donna si deve autodeterminare ma in accordo con l’uomo. Non può prendere decisioni che ledono la vita altrui, come quella di abortire o affittare l’utero. Anche se la legge purtroppo prevede il diritto di abortire.
Dite la verità : non è meraviglioso?
(da “NextQuotidiano“)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA DI COLLABORATORE DI GIUSTIZIA SMENTITA DA ALTRI TRE DETENUTI, COMPRESO UN SOTTUFFICIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA… AL COLLABORATORE ERA STATA TOLTA LA PROTEZIONE, SCOMMETTIAMO CHE ORA GLI VERRA’ RIDATA?
Ieri e oggi i giornali italiani, sia nella versione online che in quella cartacea, sono pieni di titoli che
raccontano di Pamela Mastropietro e della seconda udienza davanti alla Corte d’Assise di Macerata nel processo a Innocent Oseghale, unico imputato per l’omicidio della diciottenne romana, commesso il 30 gennaio dell’anno scorso.
Il titolo è di solito un virgolettato che riporta infinite variazioni di questa formula: “Pamela Mastropietro fatta a pezzi viva”.
In tutti gli articoli si cita la testimonianza di Vincenzo Marino, affiliato al clan Vrenna-Bonaventura, fino al 2012 collaboratore di giustizia: a lui il nigeriano avrebbe confessato di aver violentato e ucciso la ragazza.
Insieme a un dettaglio di importanza fondamentale: quando Oseghale ha cominciato a fare a pezzi la ragazza questa avrebbe emesso un gemito, e quindi lui le avrebbe dato un’altra coltellata per finirla.
Il dettaglio aggiunge orrore a una storia già orribile, ma soprattutto è totalmente smentito da altri testi che si trovano nelle stesse condizioni di Marino — sono detenuti — ma a differenza di lui non hanno litigato con Oseghale in carcere: si tratta di Stefano Giardini, ex sottufficiale della Guardia di Finanza finito in carcere per reati finanziari, Stefano Re e Jentian Xhafa.
Tutti e tre sono stati sentiti ieri dal tribunale, tutti e tre hanno raccontato una storia diversa da quella così orribile di Marino.
«Non li ho mai visti parlare da soli, ma solo attraverso la cella e dopo che era rientrata l’aggressione del loro primo approccio», ha detto Giardini che mesi fa ha consegnato al procuratore Giovanni Giorgio due pagine di memorie di Oseghale scritte in inglese che il compagno di cella ha tradotto in italiano.
A Marino qualche giorno fa è stata tolta la protezione dei pentiti e lui stesso ha riferito di minacce alla moglie.
La questione di Pamela fatta a pezzi viva è importante dal punto di vista processuale perchè secondo la difesa Oseghale ha fatto a pezzi Pamela dopo che era morta e su questo punto i giudici dovranno prendere una decisione che si rifletterà poi sulla pena che riceverà l’uomo.
Ma qui, a parte la decisione dei giudici, interessa l’atteggiamento dei media: i quali non vedono l’ora, evidentemente, di raccontare dettagli raccapriccianti di una storia senza prima pesare se questi dettagli sono ben fondati oppure no; è evidente che lo fanno perchè così il racconto dei fatti è più pulp e ritengono che così interesserebbe di più il lettore.
Ma dando rilevanza a una testimonianza rispetto alle altre tre contribuiscono a creare un clima che poi rischia di ritorcersi, come spesso accade, sulla giustizia italiana se poi i giudici dovessero ritenere non fondate le affermazioni di Marino.
Prima si crea l’aspettativa basata su un possibile falso, poi ci si lamenta perchè i giudici non hanno fatto quello che vuole “il popolo”: come vedete il populismo non nasce mica in politica. E a differenza di Pamela, qui sono tutti colpevoli.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI CHE A PAROLE VOGLIONO DIFENDERE I SACRI CONFINI DELL’ECONOMIA ITALIANA ORA MENDICANO CAPITALI ARABI?
La rabbia fredda del sindaco Beppe Sala contro il sovrintendente della Scala Alexander Pereira. ‘Reo’ di aver parlato del dossier finanziamenti arabi quando l’ordine di scuderia era il silenzio, dicendo tra l’altro che “è stata la Lega a portare i Sauditi dentro la Scala, qualcuno vuole farmi fuori”.
Parole che, oltre a incrinare ulteriormente i rapporti con il sindaco, che del cda della Scala è presidente, mettono a serio rischio, se non mettono una pietra tombale, la finalizzazione dell’accordo da 15 milioni di euro in tre anni nelle casse del Piermarini.
Lo dice chiaro, Sala: “Certo è, per come si stanno mettendo le cose, ritengo non semplice, dal punto di vista politico, la finalizzazione dell’accordo”.
E’ rimasto di ghiaccio questa mattina Sala, perchè soltanto pochi giorni fa aveva scritto una lettera formale a tutti i soci del cda della Scala con quello che, a tutti gli effetti, era un ‘divieto’ del presidente: “Non commentare il caso del possibile finanziamento da parte di Saudi Arabia fino al consiglio di amministrazione già fissato per il 18 marzo”.
Cda in cui gli arabi sarebbero diventati soci, in base a una trattativa condotta direttamente dal sovrintendente Alexander Pereira.
Ma questa mattina è stato proprio il sovrintendente in una intervista alla Stampa, a rompere quel silenzio chiesto dal sindaco Beppe Sala. Che, subito, ha riscritto ai soci: “Forse nella precedente comunicazione non sono stato sufficientemente chiaro a proposito della necessità di non commentare il dossier, per cui ve lo ripeto: è assolutamente necessario che fino al consiglio del 18 nessuno rilasci dichiarazioni”.
Sarà ascoltato questa volta? Certo che è che quel riferimento netto di Pereira alla Lega mette sul tavolo di una partita già complicata anche uno scontro politico in atto su più fronti tra Sala e la Lega.
Sindaco e sovrintendente finora non si sono sentiti: bisognerà a questo punto capire cosa accadrà da qui al consiglio. E come si risolverà la questione – a questa punto anche diplomatica – con i Sauditi.
Ma che cosa ha dichiarato Pereira? “Il primo a parlarmi dell’accordo è stato Max Ferrari, un consigliere del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, dicendomi che l’Aramco, la compagnia petrolifera saudita, sarebbe stata felice di fare qualcosa con la Scala. Il 9 luglio scorso lo stesso Ferrari ne dette notizia su Arab News, il giornale saudita in inglese”, racconta il sovrintendente della Scala, “sorpreso”, dice, delle polemiche sorte intorno alla vicenda.
Pereira spiega che tutto è cominciato quando il principe Badr, titolare del ministero della Cultura saudita, ha letto l’articolo di Arab News manifestando interesse.
“Perciò l’ho invitato alla Prima del 7 dicembre. Prima dello spettacolo, abbiamo parlato per due ore e mezzo con i responsabili dell’Accademia della Scala. Il principe ha spiegato che il suo Paese è interessato a una partnership con la Scala sul modello di quella del Louvre con Abu Dhabi. In novembre, aveva anche incontrato a Pietroburgo il ministro Bonisoli, e ne aveva parlato anche con lui. Io sono andato in Arabia in gennaio. Da lì è nato il nostro progetto”.
Secondo il sovrintendente austriaco, dietro a questa polemica c’è qualcuno che vuol farlo fuori: “Credo che ci sia qualcuno che sta, come si dice in italiano, montando la panna? Se è un tentativo di farmi fuori, vuol dire che sono disperati. La mia riconferma non dipende da un singolo progetto”.
E ricorda che la Scala costa “circa 125 milioni, come gli altri grandi teatri europei, l’Opèra o la Staatsoper di Vienna o quella di Monaco. Solo che lì lo Stato copre il 75-80% del budget, a Milano meno di un terzo. Ogni anno la Scala deve quindi trovare almeno 45 milioni dai privati. Io li trovo”.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2019 Riccardo Fucile
VERTICE NOTTURNO DI 5 ORE, NESSUNA DECISIONE… CHIEDERANNO ALLA FRANCIA “UNA DIVERSA RIPARTIZIONE DEGLI ONERI”
Sì o No, non esiste il forse, aveva detto Matteo Salvini entrando a Palazzo Chigi per il vertice
notturno sulla Tav. È forse, invece, ancora, l’esito di cinque ore di confronto nel Governo sulla Torino-Lione, con le posizioni cristallizzate, con la Lega che vuole un Sì senza più rinvii, anche a costo di chiamare i cittadini piemontesi a pronunciarsi con un referendum o di far decidere a un voto del Parlamento, il M5s che vive quella per il No come la battaglia della ‘vita’ politica.
Forse, perchè, non c’è ancora una decisione nè sul “se”, nè sul “come” fare il treno ad alta velocità . Con un impatto devastante sui rapporti interni al Governo, sempre più logorati
La nota di Palazzo Chigi. “All’esito del confronto si è convenuto che l’analisi costi-benefici sin qui acquisita pone all’attenzione del Governo il tema del criterio di ripartizione dei finanziamenti del progetto tra Italia, Francia e Unione Europea”….
“A distanza di vari anni dalle analisi effettuate in precedenza e, in particolare, alla luce delle più recenti stime dei volumi di traffico su rotaia e del cambio modale che ne può derivare, sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali. Saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale”.
Il Governo prende tempo: quel tempo che non ha quasi più.
Perchè è tempo di decidere sui bandi della Torino Lione, perchè l’Europa fa trapelare che presto invierà una lettera molto dura, in cui segnalerà le violazioni dell’Italia, in caso di ritiro dal progetto Torino-Lione, e la perdita di circa 800 milioni di euro di finanziamenti.
L’idea è chiedere – riferiscono fonti di maggioranza – un approfondimento giuridico sui bandi di Telt e un confronto alla Francia, con possibile vertice bilaterale, sui criteri di finanziamento dell’opera. Perchè “a distanza di vari anni” sono emerse “criticità “, e va valutata “una diversa ripartizione degli oneri economici” proprio con il partner francese e con l’Ue.
Luigi Di Maio e Matteo Salvini, scrive l’Ansa in piena notte, lasciano Palazzo Chigi scuri in volto: la crisi di Governo viene evocata da entrambi i partiti, come esito estremo dell’irrigidirsi delle posizioni.
Giuseppe Conte, che ha promesso una decisione entro venerdì, per ora non parla. Anche se a vertice in corso fonti vicine al premier professano ottimismo: “ci riuscirà “, porterà a casa la mediazione che ad ora sembra lontanissima.
“Crisi di governo no. Ma vertice infruttuoso sì. Ci riproviamo oggi” risponde poi il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio ad Affaritaliani.it. “Come se ne esce? È tosta”.
Dal lato francese la ministra dei Trasporti, Elisabeth Borne, ai microfoni di Cnews, auspica che “gli italiani confermino che realizzeranno con noi questo tunnel”, perchè “è un progetto molto importante.
Attualmente solo l’8% del trasporto merci tra la Francia e l’Italia passa per le rotaie contro il 70% tra Italia e la Svizzera. L’obiettivo di questo tunnel è permettere di sviluppare il trasporto ferroviario e di ridurre il numero dei tir nelle vallate delle Alpi. Tutti aspettano” il Governo italiano, sottolinea Borne.
Nella notte a Palazzo Chigi hanno avuto luogo due riunioni: la prima affronta la parte tecnica del dossier e vede la presenza, oltre che di Conte, dei vice, e del ministro Danilo Toninelli, di due squadre di “prof” portate nella sede del Governo sia dal M5S che dalla Lega.
I tecnici riuniti sono undici e tra questi il Movimento porta due membri della commissione che ha bocciato l’opera con l’analisi costi-benefici.
La Lega “risponde” con una sua squadra in cui figura Pierluigi Coppola, l’unico di quella commissione a non firmare le conclusioni volute dal professor Marco Ponti. Dopo oltre tre ore i tecnici lasciano Palazzo Chigi.
Le bocche sono cucite, ma il confronto, a quanto si sottolinea, sarebbe stato costruttivo. Poi, però, il vertice entra nella sua fase più delicata, quella politica. Insieme a Conte, Di Maio, Salvini, Toninelli ci sono i due sottosegretari al Mit leghisti Armando Siri e Edoardo Rixi, il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli e il presidente della commissione Trasporti a Palazzo Madama Mauro Coltorti.
Al termine, il silenzio.
I comunicatori interrompono i contatti. I vicepremier vanno via senza parlare. Non si ha ad ora notizia neanche di un aggiornamento del vertice: Giuseppe Conte ha già diramato una sua agenda quotidiana molto fitta e alle 19.30 è convocato a Chigi un Consiglio dei ministri, che potrebbe essere nuova sede di confronto.
Le posizioni restano quelle diametralmente opposte registrate prima della riunione. Fughe in avanti, avvertono dall’una e dall’altra parte, rischiano di far cadere il governo. Sui bandi, al momento non ci sarebbe alcuna decisione: “aspettiamo le valutazioni giuridiche”, viene spiegato.
§Ma lunedì 11 marzo il cda di Telt dovrà dare il via libera ai bandi. In gioco, ricorda la commissione Ue, ci sono 800 milioni di euro che, in caso di mancato avvio delle gare, l’Italia potrebbe perdere.
(da “Huffingtonpost”)
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