Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile
TRA ARTE, GASTRONOMIA E CULTURA
Kyiv è l’ortografia corretta del nome della città che meglio riflette la diretta traslitterazione dal suo nome ucraino, e non Kiev che è una trascrizione diretta della grafia russa. E’ online un nuovo sito in inglese su cosa fare e vedere a Kyiv in tutte le stagioni, il sito è completo e aggiornatissimo ed è l’ideale per organizzare ogni tipo di attività in città : www.visitkyiv.travel/en.
La capitale dell’Ucraina è una città tutta da scoprire, oltre a essere l’anima del paese è uno dei luoghi più accoglienti e affascinanti d’Europa.
La metropoli ha cambiato aspetto negli ultimi anni: la crescita economica e la rivoluzione culturale ha fatto si che la città si sia affermata come capitale del lusso e della moda e ha sviluppato un fascino e un carattere unico.
Secondo la classifica di dicembre 2018 della Lonely Planet, Kyiv è al terzo posto fra le dieci capitali europee dello shopping, come dimostra anche lo straordinario Lavina Mall, un centro commerciale di lusso di ben 179.000 metri quadrati.
Kyiv ha visto molti caffè di tendenza aprirsi nelle sue affollate vie del centro, in cortili nascosti o all’interno di centri d’arte come al Pinchuk Art Centre, dove si trova il One Love Espresso Bar, uno dei caffè più in voga della città , situato al sesto piano del Museo, famoso per la sua sorprendente vista panoramica della città e il suo design minimalista.
Il Pinchuk Art Centre, inaugurato nel 2006, possiede una considerevole collezione privata ed è uno dei più grandi e dinamici centri d’arte contemporanea d’Europa.
Le sue gallerie espositive, fino al 7 di aprile di quest’anno, offrono la mostra di ventuno artisti provenienti dai cinque continenti e selezionati per la quinta edizione del Future Generation Art Prize 2019, premio nato nel 2009 per promuovere l’arte contemporanea e gli artisti under 35. In Italia li vedremo in mostra a Venezia durante la prossima Biennale dal 9 maggio all’1 agosto. La mostra intende indagare sulle relazioni che intercorrono tra le tradizioni e le realtà attuale in un mondo globalizzato.
Il posto ideale per un tour enogastronomico tra i sapori ucraini è il Bessarabsky Rynok, il più grande e famoso dei mercati della città , situato in un imponente ed elegante edificio in stile Liberty.
Il mercato è il punto di riferimento per fare acquisti nel centro di Kyiv e al suo interno ci sono alcuni tra i più famosi ristoranti e caffetterie del paese, come il Vyetnamskiy Privet, uno sfizioso ristorante orientale o la Prosciutteria Wine & Deli, un raffinato ristorante che serve prodotti locali ucraini ispirati alla tradizione culinaria italiana.
I più golosi potranno assaporare il cioccolato Roshen in vendita in tutti i migliori bar e negozi della città . La gamma di cioccolato Roshen è una combinazione di eccellenti ricette dei maà®tres chocolatiers della maison che garantiscono un prodotto finito di alta qualità .
Per chi invece è alla ricerca di uno shopping tradizionale e raffinato l’Andriyivsky Uzviz, letteralmente “discesa”, è il quartiere giusto.
Luogo tra i più affascinanti e pittoreschi della città , questo quartiere del centro, consente di passeggiare alla scoperta di antichi caffè, ristoranti tradizionali, gallerie d’arte e numerose botteghe di artigiani dove è possibile acquistare prodotti locali. Si tratta di una ripida strada acciottolata che culmina in cima alla collina dove si erge la splendida Cattedrale di Sant’Andrea con le sue cupole blu e oro che donano allo spettatore un immediato senso di bellezza e magnificenza che rinviano a quel barocco policrono, unico e singolare, dell’architetto italiano Bartolomeo Rastrelli, lo stesso che a San Pietroburgo realizzò il Palazzo d’Inverno, a PuÅ¡kin il Palazzo di Caterina e a Peterhof la Reggia di Pietro.
Kyiv è famosa per i suoi maestosi luoghi di culto iscritti nel patrimonio mondiale UNESCO, di questi certamente da non perdere sono la Cattedrale di Santa Sofia caratterizzata dalle cupole verdi e dorate e il Pechersk Lavra, conosciuto come il Monastero delle Grotte.
La città offre diverse possibilità di soggiorno in strutture di lusso dotate di ogni comfort come, ad esempio, l’Eleven Mirrors Design Hotel che gode di una posizione ideale nel cuore dell’antica e dinamica Kyiv, sulla via Bohdana Khmelnytskog.
Ogni stanza è unica e arredata con uno stile minimalista e raffinato, uno staff eccellente assicura un soggiorno indimenticabile agli ospiti che desiderano rilassarsi e trovare un’oasi di relax fuori dall’intensa vita della metropoli. Il Premier Palace Hotel, costruito all’inizio del XX secolo nel cuore del centro di Kyiv, è l’unico hotel storico tra gli alberghi della città diventato il primo albergo a cinque stelle dell’Ucraina.
Gli ospiti possono godere della sua atmosfera elegante grazie al design sofisticato, al comfort e al lusso unito all’accoglienza tradizionale ucraina.
L’hà’tellerie a Kyiv offre un’ampia scelta: dal lusso più sfrenato alle soluzioni più convenienti la capitale si distingue per l’ottimo rapporto qualità -prezzo delle sue strutture.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile
IL MERCANTILE CHE FA ROTTA SU MALTA NON FA CHE RISPETTARE LA LEGGE, SOLO L’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE RAZZISTA PUO’ AUSPICARE IL RESPINGIMENTO
Il mercantile “El Hiblu 1” che aveva soccorso un gruppo di 108 migranti che avevano fatto naufragio
nel Mediterraneo, in zona Sar libica e li stava riportando a Tripoli, ha invertito la rotta e sta puntando verso Malta.
Mediterranea Saving Humans sta monitorando, minuto per minuto, il caso della nave petroliera “El Hiblu 1”, battente bandiera turca, che ha fatto rotta verso Nord dopo aver salvato in mare 108 persone fuggite dai campi di concentramento libici. “L’articolo 33 della Convenzione di Ginevra – scrive la Ong italiana – parla chiaro: ‘Nessuno Stato contraente espellerà o respingerà in qualsiasi modo un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate’. I governi che si oppongono a questo salvataggio e pretendono che la nave consegni i naufraghi in un porto libico, compiono un reato oltre che un atto disumano. Facciamo appello alle istituzioni europee perchè non voltino la testa da un altra parte ed aiutino le persone in fuga dai campi di concentramento libici”.
Alla “El Hiblu 1”, sostiene Mediterranea, “deve essere immediatamente assegnato un porto sicuro in un Paese europeo dove alle persone salvate siano garantiti i diritti umani fondamentali. Queste persone non possono nè devono essere trattate come pirati o criminali, ma come richiedenti asilo in fuga dall’inferno dei campi di detenzione libici”.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile
I NOMI SONO EVIDENTI: SALVINI E TONINELLI…. L’IMPUNITA’ NON E’ ETERNA, LA GIUSTIZIA FARA’ IL SUO CORSO… ANCHE I BOIA SERBI PENSAVANO DI ESSERE IMPUNITI E SONO FINITI ALL’ERGASTOLO, IN ALTRI PAESI HANNO ANCHE FATTO UNA FINE PEGGIORE
La pacchia è finita.
Anche per il caso della Sea Watch la Procura di Roma ipotizza il reato di sequestro di persona. I Pm hanno inviato il fascicolo, al momento contro ignoti ai colleghi della Procura di Siracusa che ora avranno il compito di esaminare gli atti e valutare se esistono profili di competenza del tribunale dei ministri di Catania.
Il procedimento — coordinato dal sostituto procuratore Sergio Colaiocco — era stato avviato in seguito ad un esposto presentato ad inizio febbraio che ipotizzava il reato di omissione di atti di ufficio.
Dopo aver effettuato gli accertamenti di rito — affidasti alla Guardia Costiera — i magistrati ritengono che la vicenda della nave della Ong tedesca battente bandiera olandese cui il governo ha negato il permesso di sbarcare in Italia sia sovrapponibile a quella della nave Diciotti e che quindi il reato più grave è quello di sequestro di persona e ciò radica il procedimento nel luogo in cui sarebbe avvenuta la limitazione della libertà personale. Per questo motivo gli atti sono stati inviati a Siracusa.
L’esposto che ha dato l’avvio al procedimento non è quello annunciato in Aula al Senato dal senatore PD Francesco Verducci il 29 gennaio scorso ma quello presentato dal gruppo di avvocati dell’associazione torinese “Lasciateci entrare”.
Tra i firmatari, scriveva Repubblica di Torino, figurava anche l’europarlamentare Eleonora Forenza. Solo il 31 gennaio l’imbarcazione, che aveva a bordo 47 migranti tra cui quindici minorenni, aveva potuto attraccare al porto di Catania.
Per 12 giorni il governo, con in testa il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, impedì lo sbarco dei migranti.
In particolare Toninelli si rese protagonista di una serie di manipolazioni mediatiche come quando definì il vascello come uno yacht di lusso per miliardari.
Dopo i soliti annunci di Salvini sui porti chiusi a bordo venne avviata un’ispezione della Guarda Costiera durante la quale vennero riscontrate “irregolarità ” (come prontamente annunciato da Salvini) che però riguardavano la sicurezza della navigazione e la tutela dell’ambiente marino.
La Sea Watch fu anche oggetto di un’indagine condotta dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che però smentì subito le fantasiose ipotesi del duo Salvini-Toninelli dichiarando in un comunicato che «dalle risultanze investigative non è emerso, pertanto, alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3».
Insomma non c’era alcun rischio che a bordo ci fossero pericolosi criminali o terroristi infiltrati, solo persone mezze morte di freddo come capita sempre in questi casi.
Essendo stato chiarito quell’aspetto sarà difficile questa volta far valere il principio della difesa della sicurezza nazionale. Anche perchè proprio Zuccaro ha messo nero su bianco che «la situazione di ‘distress’ giustificava il soccorso da parte di Sea Watch 3» e soprattutto che la questione relativa al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e «avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l’intervento di una motovedetta delle autorità libiche, responsabili dell’Area Sar in cui stava operando, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica è intervenuta in quella zona»
Chi potrebbero essere gli indagati?
A questo punto ci si può divertire ad ipotizzare chi potrebbe essere indagato per sequestro di persona. La Procura di Catania ha già aperto un fascicolo di inchiesta sull’ordine — che non esiste — di chiusura dei porti. Ma questa nuova indagine per sequestro di persona potrebbe tornare nuovamente a sconvolgere le acque della maggioranza gialloverde.
Nell’elenco degli indagati questa volta assieme a Salvini potrebbe finirci anche Toninelli, che all’epoca aveva sfoggiato un inquietante attivismo a base di fake-news.
La differenza sostanziale è che all’epoca Salvini ancora dichiarava di volersi fare processare. Oggi pare aver cambiato idea e ha scelto di rifugiarsi dietro lo scudo dell’immunità parlamentare.
La posizione più grave però rimarrebbe quella di Salvini che in quanto ministro dell’Interno ha il potere di negare l’approdo.
Anche questa volta il governo tenterà di dire che si tratta di una decisione collegiale.
E di nuovo dovrà dimostrare durante quale Consiglio dei Ministri (non quelli del 10, 17, 24, 28 o 31 gennaio) sia stata formalmente presa la decisione. Sono discorsi di poco conto alla luce del salvataggio di Salvini da parte del M5S ma la nostra democrazia è fatta anche di regole e atti formali.
Per la cronaca sulla vicenda risulta esserci solo un comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 28 gennaio 2019 in cui si tenta di far passare la Tunisia per un porto sicuro e si denuncia la strategia “mediatica” della ONG.
A differenza del caso di Nave Diciotti c’è anche la questione dei minori non accompagnati. Otto dei minori a bordo della Sea Watch 3 erano non accompagnati e quindi a norma di legge non potevano essere respinti come invece ha tentato di fare Salvini.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI ROMA INVIA GLI ATTI A SIRACUSA CHE LI GIRERA’ A CATANIA… QUESTIONE DI TEMPO: LA RUOTA GIRA, QUALCUNO FINIRA’ I SUOI GIORNI A SAN VITTORE, SE CI ARRIVERA’
La Sea Watch come la Diciotti. Trattenere per giorni a bordo di una nave migranti soccorsi
configura il reato di sequestro di persona.
Gli atti sugli avvenimenti che hanno preceduto lo sbarco della Sea Watch il 31 gennaio scorso nel capoluogo etneo saranno trasmessi domani alla Procura di Catania: erano stati inviati ieri a Siracusa dalla Procura di Roma.
Il procuratore reggente di Siracusa, Fabio Scavone, ha spiegato che spetta alla Procura distrettuale del capoluogo etneo valutare se esistono profili penali di competenza del Tribunale dei ministri di Catania.
A sposare la tesi dei giudici del tribunale dei ministri di Catania ( che avrebbero voluto processare Matteo Salvini per questo reato se il Senato non avesse negato l’autorizzazione a procedere) era stata la Procura di Roma che, esaminando un esposto sul recente caso della Sea Watch, la nave umanitaria tedesca bloccata per dodici giorni al largo della costa di Siracusa, aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura di Siracusa proprio per valutare l’ipotesi di reato e l’iscrizione di eventuali nomi nel registro degli indagati o la sua trasmissione di nuovo al tribunae dei ministri di Catania. Il fascicolo al momento è infatti contro ignoti.
Come già avvenuto nel caso Diciotti, anche per la Sea Watch non c’è alcuna comunicazione ufficiale scritta che stabilisca la responsabilità di chi ordinò il fermo della nave che aveva soccorso 47 migranti ( tra cui 15 minori non accompagnati) in zona Sar libica e si era poi diretta verso la Sicilia per cercare di riparo contro un vero e proprio ciclone mediterraneo.
Ma è del tutto evidente che la decisione di non assegnare un porto sicuro alla nave, a cui venne consentito solo l’ingresso in acque territoriali e poi un punto di fonda al largo della costa di Siracusa, fu adottata dal Viminale.
Che poi, dopo aver acconsentito dopo diversi giorni a far attraccare la nave, decise però di indirizzarla al porto di Catania.
Lì, dopo appena 48 ore, fu il procuratore Carmelo Zuccaro ( non proprio tenero con le Ong) ad accertare che la Sea Watch non aveva commesso alcuna irregolarità nelle modalità del soccorso e nel decidere di riparare verso l’Italia per sfuggire al maltempo. La nave fu poi fermata dalla Capitaneria di porto per una serie di accertamenti di ordine tecnico.
Ma a fronte di un’archiviazione dell’inchiesta a carico della Ong, si apre il nuovo filone nei confronti di chi ordinò lo stop alla Sea Watch.
Il pm di Roma Sergio Colaiocco aveva aperto un procedimento il primo febbraio scorso a seguito di un esposto in cui si chiedeva di indagare per omissione in atti d’ufficio.
La procura della capitale, che aveva affidato alla Guardia Costiera i primi accertamenti, ha ritenuto che nei confronti dei profughi della Sea Watch ci sia stata una limitazione della liberta’ personale al pari dei migranti che erano a bordo della nave Diciotti.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2019 Riccardo Fucile
CESSATE ESIGENZE PROBATORIE, SALVINI SI ATTACCA AL TRAM ANCHE QUESTA VOLTA
A dieci giorni dallo sbarco a Lampedusa delle 50 persone soccorse nel Mediterraneo, in zona Sar libica, dalla Mare Jonio della Ong italiana Mediterranea, la Procura di Agrigento decide per il dissequestro della nave che era stata sequestrata dalla Guardia di finanza al suo arrivo in porto.
Il procuratore aggiunto Salvatore Vella questa mattina ha firmato il provvedimento di dissequestro per cessate esigenze probatorie dopo le acquisizioni di documenti fatte a bordo in questi giorni dalla Finanza su delega della stessa procura.
Il sequestro della nave è infatti solo un sequestro probatorio.
Il provvedimento è stato notificato al comandante della nave Pietro Marrone, che in questi giorni è sempre rimasto a Lampedusa con l’equipaggio, e al capomissione Luca Casarini appena sbarcato sull’isola.
“Vorrei che la Mare Jonio potesse tornare presto in mare a salvare vite, è questa la nostra missione”, ha detto Casarini che martedì della prossima settimana tornerà ad essere interrogato dai pm di Agrigento da indagato, così come il comandante, per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto di un ordine proveniente da una nave militare, con riferimento all’alt che era stato intimato alla Mare Jonio da una motovedetta della Guardia di finanza all’arrivo dell’imbarcazione al limite delle acque territoriali italiane.
Il dissequestro della nave è indubbiamente un punto a favore della Ong e una sonora sconfitta per Salvini e i suoi compagni di merenda
(da agenzie)
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